Conclusi gli esercizi spirituali: Dio è presente tutti i giorni

In mattinata si sono conclusi gli esercizi spirituali per la Curia Romana ad Ariccia, predicati da p. Pietro Bovati, seguiti dal papa dal Vaticano, sul tema ‘La presenza di Dio’, che è il mandato dato da Gesù ai discepoli, dicendo: ‘Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei tempi’.

Ispirandosi a letture tratte dal capitolo 33 del libro dell’Esodo, dal Vangelo di Matteo e dal salmo 90, il predicatore ha esordito sottolineando che ‘il Signore è presente nella nostra vita, è l’Emmanuele per noi, e ci accompagna nel nostro cammino’; questa presenza è stata capita da Mosè.

In proposito p. Bovati ha affermato che “Gesù ha raccomandato di pregare nel segreto senza esibizione; la preghiera non deve mai diventare spettacolo e men che meno autocelebrazione”, facendo notare che “essere un esempio luminoso è un dovere… questa esemplarità è veritiera quando non ha di mira il plauso fatto all’uomo, ma al contrario, l’adorazione di Dio”.

Ritornando alla storia di Mosè ha sottolineato il linguaggio tra Dio e Mosè attraverso l’uso dell’imperativo, che “può essere fastidioso solo se è pensato semplicemente come la volontà di un altro; ma quando il comando è promulgato dalla bocca dell’amico, dal Dio di amore, se viene compreso nella sua verità, illumina, rende sapienti, incoraggia, promuove la vita del credente, perché è come una strada spalancata, una porta che si apre sul mistero dell’amore”.

Un ulteriore elemento individuato dal segretario della Pontificia commissione biblica rimanda al fatto che Mosè non domanda al Signore “ricompense, né segni, né promesse, ma chiede solo di essere strumento. E’ come un profeta che ogni volta deve essere istruito dal Signore per compiere giorno dopo giorno la sua missione”.

In questo il pastore ha il dovere di “saper riconoscere e promuovere nel comune ministero le persone che Dio ha eletto e consacrato, ha inviato; così da essere poi lui a scegliere chi è stato scelto da Dio e poter consacrare chi è stato santificato da Dio, cioè dotato dello Spirito per il ministero…

Mosè ha fin dall’inizio compreso la necessità di avere collaboratori per andare dal faraone deve essere accompagnato da Aronne; per celebrare il trionfo del Signore sul mare deve coinvolgere la voce e i tamburelli di Miriam.

Per vincere Amalek deve attivare Giosuè, ma anche Aronne e Cur per sostenere le sue mani, e per amministrare la giustizia, con le sue innumerevoli esigenze, deve fare ricorso a un collegio di giudici, così che nella suddivisione dei compiti sia possibile portare il peso di tanta responsabilità e attivare anche una sinodalità, cioè un’unità di intenti, una collaborazione verso il medesimo obiettivo”.

In queste situazione è importante il discernimento: “Non sono certo i criteri mondani di amicizia, simpatia, affinità culturale o quant’altro, né una semplice considerazione di qualità oggettive nel campo intellettuale o pratico che assicurano competenza, efficienza, affidabilità…

Tutto ciò va sottoposto a un’intuizione spirituale di ordine profetico che sappia riconoscere ciò che Dio vuole, ciò che Dio ha già posto in una determinata persona, magari anche a sua insaputa, perché sia  preparata al compito che il Signore le affiderà”.

Attualizzando la riflessione, il predicatore ha parlato del percorso che il pastore  deve seguire per portare le greggi ai ‘pascoli eterni’: “In un tempo di cambiamenti, di difficoltà, di incertezze come quello odierno è quanto mai necessario saper trovare la via adatta a ciò che Dio vuole oggi”.  

Il discernimento è pratico perché ha “quella capacità sapienziale di natura profetica di riconoscere nel concreto, nelle circostanze complicate della storia, nell’oggi, nella varietà delle persone, dei momenti, le priorità da seguire; riconoscere quindi in ogni realtà ciò che Dio vuole”.

Quindi “non basta la conoscenza teorica o una competenza nelle scienze teologiche. E’ necessario un dono spirituale, non comunicato una volta per sempre, ma  ‘distillato’ giorno dopo giorno per aiutare le persone a scegliere la via che è stata indicata, per aiutare il pastore a condurre sulle vie buone”.

Concludendo p. Bovati ha esortato a meditare gli ultimi versetti del capitolo 28 del Vangelo di Matteo, dedicati all’incontro di Gesù Risorto con i suoi apostoli, perché ‘Cristo ha sparso il suo sangue per la moltitudine’.

Mentre nella meditazione pomeridiana di ieri il gesuita aveva riflettuto sul significato di intercessione: “In un tempo di cambiamenti, di difficoltà, di incertezze come quello odierno è quanto mai necessario saper trovare la via adatta a ciò che Dio vuole oggi.

Con una certezza: che la via giusta è quella tracciata dai comandamenti, che sono come pietre miliari, delineano il sentiero, illuminano il percorso, proprio come Mosè che ha ricevuto la Torah, l’ha anche scritta, poi l’ha comunicata e spiegata al popolo dopo essere stato ripetutamente all’ascolto del Signore sulla santa montagna”.

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