Papa Francesco: il malato è una persona

In mattinata papa Francesco ha ricevuto in udienza i membri i medici, gli infermieri il personale amministrativo e i dirigenti del Gruppo ‘Villa Maria care and research’, sollecitandoli ad allargare il raggio di azione con l’acquisizione o la creazione di nuove strutture e l’ampliamento delle infrastrutture, necessari per la degenza dei malati e per la loro guarigione:

“L’evoluzione tecnologica e gli stessi mutamenti di natura sociale, economica e politica hanno cambiato il tessuto su cui poggia la vita degli ospedali e delle strutture sanitarie. Da qui la necessità di una nuova cultura, specialmente nella preparazione tecnica e morale degli operatori sanitari a tutti i livelli”.

Inoltre li ha esortati a considerare il malato una persona: “Il malato non è un numero: è una persona che ha bisogno di umanità. A tale proposito, è necessario stimolare la collaborazione di tutti, per venire incontro alle esigenze dei malati con spirito di servizio e atteggiamento di generosità e di sensibilità. Questo non è facile, perché il malato è ammalato, e perde la pazienza e tante volte è ‘fuori di sé’. Non è facile, ma si deve fare”.

Ha consigliato al personale di farsi prossimo al malato per ‘umanizzare’ la medicina: “Ho detto una parola, prossimità: Non dobbiamo dimenticarla. Anche la prossimità è il metodo che ha usato Dio per salvarci. Già al popolo ebreo diceva: ‘Dimmi tu, quale popolo ha i suoi dei così vicini, così prossimi come tu hai me?’. Il Dio della prossimità si è fatto prossimo in Gesù Cristo: uno di noi. La prossimità è la chiave dell’umanità e del cristianesimo”.

Rivolgendosi in particolare a coloro che credono ha sottolineato il valore del servizio secondo le parole di Gesù: “Qui si trova il fondamento evangelico del servizio al prossimo. Così i malati e i sofferenti diventano per chi ha fede segni viventi della presenza di Cristo, il Figlio di Dio, venuto per sanare e guarire, assumendo su di sé la nostra fragilità, la nostra debolezza. Prendersi cura del fratello che soffre, significherà, in questo senso, fare posto al Signore.

Dai luoghi di cura e di dolore viene anche un messaggio per la vita di tutti; una grande lezione che nessun’altra cattedra può impartire. L’uomo che soffre, infatti, comprende di più il bisogno e il valore del dono divino della redenzione e della fede, e aiuta anche quanti gli sono accanto ad apprezzare e ricercare tale dono”.

Dopo aver espresso vicinanza ai malati ricoverati, il papa ha chiesto al Signore per loro “i doni della pazienza e della fiducia, insieme a tanta forza di sopportazione, per essere sempre docili alla volontà di Dio, confidando nella sua bontà paterna e provvidente”.

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