Tag Archives: scelta
Società di San Vincenzo De Paoli vicina ai giovani: ScegliAmo Bene cresce e arriva in nuove scuole italiane
Il progetto ScegliAmo Bene, promosso dal Settore Carcere e Devianza della Federaziona Nazionale Italiana Società di San Vincenzo de Paoli ODV, amplia il proprio raggio d’azione: dopo i primi laboratori di successo, coinvolgerà nuove realtà come Bologna, Oderzo, Cagliari, con la prossima tappa prevista a marzo a Comacchio. L’iniziativa punta a promuovere la cultura della legalità tra studenti e società civile, trasformando il concetto di responsabilità personale in esperienza concreta.
A commentare la crescita del progetto è Antonella Caldart, responsabile del Settore Carcere e Devianza della Società di San Vincenzo De Paoli: “L’Associazione è oggi in un momento di grande trasformazione. Con la fiducia e l’impegno di tutti, può affermarsi come modello innovativo nel panorama del Terzo Settore contribuendo a costruire comunità più responsabili, consapevoli e inclusive”.
Partire dai giovani diventa fondamentale per accompagnarli a riconoscere che la libertà non è assenza di vincoli, ma assunzione di responsabilità. Che il futuro prende forma attraverso decisioni consapevoli e che ogni scelta merita di essere custodita, pensata ed educata perché incide sulla propria vita e su quella degli altri.
“Molti giovani vivono immersi in un panorama dominato da rumore e solitudine, informazioni contraddittorie e modelli effimeri che offrono gratificazioni rapide ma vuote. In questo contesto, trovare valori concreti su cui costruire le proprie scelte diventa difficile. ScegliAmo Bene trasforma il vuoto in possibilità, proponendo esperienze concrete di responsabilità e impegno sociale” – afferma la Caldart.
Gli incontri sono basati sull’interazione tra educatori e studenti e sul coinvolgimento attivo di mente e corpo e puntano a generare partecipazione, energia e riflessioni profonde sulla responsabilità personale. “Gli elaborati e i pensieri prodotti sinora sono stati riconosciuti come particolarmente significativi anche dai docenti presenti” – spiega Caldart.
Di recente, ScegliAmo Bene è approdato a Vittorio Veneto, coinvolgendo quattro istituti della Scuola Secondaria di II grado. Per l’occasione gli studenti hanno incontrato Raffaele Mantegazza, Professore di Scienze Pedagogiche all’Università Milano-Bicocca, che ha evidenziato i risultati più significativi:
“Grazie ai lavori svolti sono emersi temi importanti come la necessità di non giudicare, di comprendere le conseguenze delle proprie scelte e di riuscire a entrare in sintonia con l’altro. I ragazzi hanno mostrato apertura e capacità di mettersi in gioco, lavorando con entusiasmo e curiosità. È stato evidente come, anche attraverso attività pratiche e creative, possano interiorizzare concetti complessi come responsabilità e cooperazione”.
I percorsi hanno dimostrato come sia possibile imparare al di là di schemi tradizionali, combinando creatività, partecipazione attiva e momenti di confronto diretto. Gli studenti non solo acquisiscono conoscenze, ma sperimentano concretamente come le proprie scelte possano avere un impatto sugli altri, trasformando la teoria della responsabilità in esperienza vissuta.
Tra gli istituti superiori di Vittorio Veneto c’è stato grande coinvolgimento: “Attraverso il teatro ci siamo soffermati sull’importanza delle scelte e delle conseguenze sperimentando situazioni reali che hanno mostrato come anche piccoli gesti hanno un peso e possono influenzare gli altri” – afferma Lorenzo, 16 anni.
Nei primi laboratori sono stati proprio gli studenti considerati ‘più difficili’ a mostrare i cambiamenti più evidenti: barriere difensive cadute, aggressività ridimensionata, dinamiche di bullismo rilette alla luce delle conseguenze delle proprie azioni: “Guardando al futuro, che tipo di impatto sociale vi augurate che ‘ScegliAmo Bene’ possa avere non solo sugli studenti coinvolti, ma anche sulle comunità locali e sul lavoro della Società di San Vincenzo De Paoli nei territori?”
“Non sarà ScegliAmo Bene a stravolgere intere comunità, ma il progetto può seminare piccoli semi che, se coltivati con cura, daranno frutti positivi. Entrare in contatto con i giovani significa creare relazioni durature: chi sperimenta personalmente il valore delle proprie scelte è in grado di trasmetterlo e coinvolgere altri ragazzi, generando un effetto a catena.
Perché questo avvenga, è fondamentale avere operatori e volontari preparati, capaci di dialogare con i giovani senza rifugiarsi nei modelli educativi del passato. E’ necessario essere disponibili ad apprendere, adattare e sperimentare nuovi modelli comunicativi ed educativi, in linea con i tempi e con le esigenze dei ragazzi”, conclude Antonella Caldart.
Con il progetto ScegliAmo Bene, la Società di San Vincenzo De Paoli conferma il suo impegno e la sua attenzione verso la società civile mostrando la vicinanza alle giovani generazioni offrendo occasioni per crescere, riflettere e prepararsi a diventare cittadini consapevoli e attivi. Con l’espansione in nuove città italiane, il progetto si afferma come un modello replicabile e innovativo di educazione civica e partecipazione sociale.
È possibile visualizzare il video documentario realizzato negli Istituti della Scuola Secondaria di II Grado di Vittorio Veneto al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=PNnE-R-oR5U&feature=youtu.be
Uomo del presente, costruttore di futuro: l’Azione Cattolica Italiana ricorda Vittorio Bachelet a 100 anni dalla nascita
A 100 anni dalla nascita di Vittorio Bachelet, la Sapienza Università di Roma, l’Azione cattolica italiana e l’Istituto per lo studio dei problemi sociali e politici ‘Vittorio Bachelet’ promuovono il XLVI Convegno Bachelet, in programma a Roma venerdì 20 e sabato 21 febbraio, per riflettere sull’eredità scientifica, civile e spirituale di una delle figure più alte del cattolicesimo democratico italiano, alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
‘Per costruire ci vuole la speranza’: in questa espressione è racchiusa la cifra della sua testimonianza. Giurista rigoroso, servitore dello Stato, protagonista dell’attuazione del Concilio Vaticano II e della Costituzione repubblicana, Vittorio Bachelet ha attraversato una stagione segnata da profonde trasformazioni ecclesiali e istituzionali, offrendo una lezione di riformismo mite, dialogante e profondamente radicato nella centralità della persona.
Il convegno mette a fuoco l’attualità del suo pensiero in un tempo attraversato da nuove tensioni democratiche e da rigurgiti autocratici. Per Vittorio Bachelet, la democrazia era una ‘conquista e vittoria quotidiana contro la sopraffazione’, non la via più lunga ma ‘l’unica via’ per una società più giusta. La sua opera scientifica, volta a legare indissolubilmente l’amministrazione alla Costituzione, e il suo servizio come vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura testimoniano una fedeltà esigente alle istituzioni, un profondo senso dello Stato e una straordinaria capacità di mediazione e dialogo.
Accanto all’impegno civile, il ruolo svolto nell’Azione Cattolica (di cui Vittorio Bachelet è stato presidente dal 1964 al 1973) resta decisivo per comprendere la stagione post-conciliare della Chiesa italiana. La ‘scelta religiosa’, da lui promossa, non fu fuga dalla storia ma rinnovata immersione in essa: un modo di sottrarre la fede a ogni strumentalizzazione ideologica e di restituirla alla centralità dell’annuncio cristiano. Una santità laica vissuta nella responsabilità quotidiana e nella fedeltà alla coscienza, sino al giorno del suo martirio, avvenuto per mano delle Brigate rosse il 12 febbraio del 1980.
Il convegno sarà così articolato: venerdì 20 febbraio, alle ore 15.30, presso l’Aula magna del Rettorato della Sapienza Università di Roma, i saluti istituzionali della rettrice, prof.ssa Antonella Polimeni, del presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, prof. Giuseppe Notarstefano, e del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Fabio Pinelli.
La sessione di apertura dei lavori approfondirà il profilo accademico, politico ed ecclesiale di Vittorio Bachelet con le relazioni del prof. Stefano Ceccanti, docente di Diritto pubblico comparato presso la Sapienza Università di Roma; di Rosy Bindi, già ministra della Repubblica; della prof.ssa Marta Margotti, docente di Storia contemporanea presso l’Università degli studi di Torino, coordinati dal prof. Matteo Truffelli, presidente del consiglio scientifico dell’Istituto ‘Vittorio Bachelet’.
Dopo la cerimonia di Primo annullo filatelico del francobollo ordinario dedicato a Vittorio Bachelet nel centenario della sua nascita, seguirà una tavola rotonda dedicata al rapporto tra Vittorio Bachelet e le giovani generazioni, nel solco dell’invito a ‘costruire nel presente l’avvenire’, con Emanuela Gitto, vicepresidente nazionale dell’Azione cattolica italiana per il Settore giovani, Alessio Dimo, presidente nazionale della Fuci, e Giovanni Bachelet, già docente di Fisica presso la Sapienza Università di Roma.
La giornata si concluderà alle ore 19.00, presso la Cappella universitaria della Sapienza, con la Santa Messa in memoria di Vittorio Bachelet nel centenario dalla sua nascita, presieduta dal cardinale Baldassare Reina, vicario generale di papa Leone XIV per la diocesi di Roma, concelebrata da mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico dell’Azione Cattolica Italiana e don Gabriele Vecchione, cappellano della Sapienza.
Sabato 21 febbraio, dalle ore 9.00, presso la Domus Mariae, la tavola rotonda ‘Amare Dio e amare gli uomini: Bachelet e i molti volti di un unico impegno sempre attuale’ con gli interventi del prof. Gian Candido De Martin, docente emerito di Istituzioni di diritto pubblico presso la LUISS, del prof. Renato Balduzzi, docente di Diritto costituzionale e di Diritto pubblico comparato presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, Maria Grazia Vergari, già vicepresidente nazionale dell’Azione cattolica italiana per il Settore adulti, ed Ilaria Vellani, già direttore dell’Istituto ‘Vittorio Bachelet’, coordinati da Agatino Lanzafame, direttore dell’Istituto ‘Vittorio Bachelet’.
La relazione conclusiva sarà affidata al presidente nazionale Giuseppe Notarstefano, che approfondirà il significato ecclesiale e civile del centenario dedicato a Vittorio Bachelet, tra memoria, attualità e sfide, a cui seguirà la consegna del Premio ‘Vittorio Bachelet’ per tesi di laurea, edizione 2025.
Nella ‘Nostra scelta fondamentale’ nel 1970 Vittorio Bachelet scriveva: “La realtà umana in cui siamo chiamati a vivere e ad operare è una realtà straordinariamente ricca; ma, come in tutte le fasi di passaggio, si presenta come radicalmente ambigua, aperta ad ogni speranza ed insieme ad ogni timore. Noi sentiamo oscuramente di essere impari al compito che è nostro in questa svolta della storia umana che conclude una fase della sua civiltà aprendone una nuova, ancora neppure abbozzata, ma del cui parto l’umanità già soffre il travaglio.
Eppure a noi, a queste nostre generazioni, è affidato il compito di trasformare le possibilità in realtà, di allontanare i pericoli, di trasformare l’incerto destino in destino di speranza. Sappiamo ormai che lo sviluppo tecnico e quello economico, culturale, sociale non bastano a garantire questa speranza: essi sono necessari per gli uomini, e via via che si realizzano rendono più evidenti le ingiustizie, più assurde le guerre, più incomprensibili le ragioni di pura forza, più urgenti le profonde trasformazioni che consentano a tutti gli uomini di tutte le razze, di tutte le condizioni, di tutte le classi, di tutti i continenti, di vivere una vita umana e di essere corresponsabili del proprio destino”.
Card. Pizzaballa: a Betlemme Dio entra nella storia
“Il Vangelo che abbiamo appena ascoltato si apre con parole sobrie e precise: ‘In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra’. Luca colloca la nascita di Gesù dentro la grande storia del mondo, segnata da decisioni politiche, da equilibri di potere, da logiche che sembrano governare il corso degli eventi. Come allora, anche oggi la storia è segnata da decreti, decisioni politiche, equilibri di potere che spesso sembrano determinare il destino dei popoli. La Terra Santa ne è testimone: le scelte dei potenti hanno conseguenze concrete sulla vita di milioni di persone”: il patriarca latino di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa, ha presieduto la messa della notte di Natale nella basilica della Natività di Betlemme, gremita di fedeli, invitando riscoprire la solidarietà per superare le logiche del potere.
Infatti la lettura del Vangelo è un invito a prendere ‘posizione’: “Il Natale, tuttavia, ci invita a guardare oltre la logica del dominio, per riscoprire la forza dell’amore, della solidarietà e della giustizia. Non è un racconto sospeso fuori dal tempo, ma un avvenimento che accade mentre la storia procede secondo strade che non sempre comprendiamo e che spesso non scegliamo”.
E’’ un racconto della scelta di Dio: “L’incipit del brano evangelico non è un semplice dettaglio cronachistico, ma una scelta profondamente teologica. L’evangelista Luca ci dice che Dio non ha paura della storia umana, nemmeno quando essa appare confusa, segnata da ingiustizie, violenza e dominio. Dio non crea una storia parallela, non entra nel mondo quando tutto è finalmente ordinato e pacificato. Entra nella storia reale, concreta, talvolta dura, e la assume dall’interno”.
Nel Vangelo lucano Dio entra nella storia umana per ‘abitarci’: “Il decreto di Cesare sembra dominare la scena: l’imperatore che conta, registra, organizza, governa. Tutto appare sotto controllo, tutto sembra obbedire a una logica di potere che decide per i popoli. Eppure, senza saperlo, proprio quel decreto diventa strumento di un disegno più grande. La storia che pretende di bastare a se stessa diventa il luogo in cui Dio compie la sua promessa.
Questo è uno dei grandi annunci del Natale: Dio non aspetta che la storia migliori per entrarvi. Entra mentre la storia è quella che è. Così ci insegna che nessun tempo è definitivamente perduto e che nessuna situazione è troppo oscura perché Dio vi possa abitare”.
Dio si fa uomo attraverso un censimento: “Per questo il Vangelo non comincia con un miracolo clamoroso, ma con un atto amministrativo; non con un canto di angeli, ma con un censimento. E’ lì che Dio si fa vicino. Giuseppe e Maria si mettono in cammino non per un progetto scelto da loro, ma per obbedienza a un ordine che viene dall’alto. Si muovono dentro una storia che non controllano, dentro decisioni prese altrove. E proprio attraversando queste circostanze, apparentemente estranee alla promessa, Dio porta a compimento la sua Parola”.
E si incarna nel mondo per amarlo:“A Natale Dio non si arrende al mondo, come a Pasqua Cristo non è sconfitto dal male. A Natale Dio ama il mondo fino in fondo, lo assume, lo prende su di sé. Potremmo dire che Dio, facendosi uomo, ‘sposa’ il reale. Tutto ciò che è umano, per Lui, non ha cessato di essere degno di essere abitato. Il peccato ha certamente sfigurato la nostra somiglianza con Dio, ma non ha cancellato la Sua immagine in noi e nella creazione. Per questo il mondo resta benedetto, anche quando il canto di lode per la sua bellezza si trasforma in grido di salvezza”.
Entra nella storia per dare speranza: “L’Eterno, entrando nel tempo, lo ha reso gravido di speranza e di futuro. Ha spezzato il ciclo sterile di una cronaca che si ripete, spesso amaramente, e ha trasformato le nostre vite fragili, i nostri momenti difficili, in luoghi di storia di salvezza. Da quel momento, la storia merita sempre di essere vissuta, perché in essa è stato deposto un seme invincibile di pace.
Il Figlio di Dio, facendosi neonato e scegliendo di percorrere tutto il cammino umano dalla nascita alla morte, ci dice che vale la pena essere uomini e donne, oggi e sempre, perché la vita umana, fatta propria dal Verbo eterno, è diventata il luogo santo in cui Dio continua a compiere le sue meraviglie”.
Con questa nascita Dio cambia la logica del mondo: “La nascita di Gesù avviene nella notte. Non solo nella notte cronologica, ma nella notte dell’umanità: il tempo del limite, dell’incertezza, della paura. Eppure, è proprio in questa notte che la luce viene donata. Una luce che non elimina la notte, ma vince le tenebre che l’accompagnano. La luce di Dio non abbaglia, né impone: illumina il cammino e rende possibile continuare a camminare.
Nel racconto di Luca emerge un contrasto decisivo: da una parte l’imperatore che dispone dei popoli, dall’altra un bambino che nasce senza potere. L’impero emana decreti, Dio dona un Figlio. Mentre la storia segue la logica della forza, Dio agisce nella discrezione e compie le sue promesse attraverso eventi ordinari”.
Seconda questa logica il Vangelo chiama alla responsabilità: “Il Natale, infatti, non è un rifugio spirituale che ci sottrae alla fatica del tempo presente. E’ una scuola di responsabilità. Ci insegna che la pienezza del tempo non è una condizione ideale da attendere, ma una realtà da accogliere. E’ Cristo stesso che rende pieno il tempo. Egli non aspetta che le circostanze siano favorevoli: le abita e le trasfigura”.
La responsabilità richiama la pace: “Anche la pace annunciata dagli angeli va compresa in questa luce. Non è un semplice equilibrio, né il risultato di accordi fragili. E’ il frutto della presenza di Dio nella storia. E’ una pace che viene dall’alto, ma che non si impone. E’ donata, ma anche affidata. Dio fa la sua parte fino in fondo: entra nella storia, si fa Bambino, condivide la nostra condizione. Ma non sostituisce la libertà dell’uomo. La pace diventa reale solo se trova cuori disponibili ad accoglierla e mani pronte a custodirla”.
Questa è la responsabilità consegnata da Dio: “Ogni gesto di riconciliazione, ogni parola che non alimenta l’odio, ogni scelta che mette al centro la dignità dell’altro diventa il luogo in cui la pace di Dio prende carne. Il Natale non ci allontana dalla storia, ma ci coinvolge profondamente. Non ci rende neutrali, ma partecipi”.
Ciò si avverte in particolare a Betlemme: “Celebrare il Natale a Betlemme significa riconoscere che Dio ha scelto una terra reale, segnata da ferite e da attese. La santità dei luoghi convive con ferite ancora aperte. Veniamo da anni durissimi, in cui guerra, violenza, fame e distruzione hanno segnato profondamente la vita di tanti, soprattutto dei più piccoli. Troppo pesante è diventata la situazione, troppo conflittuali i rapporti, troppo faticoso ricominciare e ricostruire. La storia ha mostrato in questi anni tutte le sue contraddizioni, la realtà ci è venuta incontro con il suo lato pesante, complicato, triste”.
Quindi celebrare Natale a Betlemme è un richiamo al mondo alla responsabilità: “Quello che per noi è evidenza concreta e dolorosa si percepisce però anche altrove nel mondo. C’è un diffuso desiderio di fuga dalla realtà. Si fugge da responsabilità troppo pesanti, si fugge dalla cura per il bene comune, per ritirarsi nel proprio interesse privato, si fugge da legami troppo impegnativi, per passare da una distrazione all’altra, in un clima di generale disimpegno. Un po’ ovunque, insomma, si percepisce grande disagio, a volte anche spirituale, incapaci come siamo di comprendere il perché di tutta questa violenza, e della cultura che la alimenta o che la ignora”.
E ciò dipende da scelte politiche: “Le situazioni così difficili di questo tempo non sono il frutto del destino, ma di scelte politiche, di responsabilità umane, di decisioni che spesso mettono gli interessi di pochi davanti al bene di tutti. La Terra Santa, crocevia di popoli e di fedi, continua a essere teatro di tensioni e conflitti che chiamano in causa la responsabilità dei leader locali, della comunità internazionale, ma anche delle autorità religiose e morali”.
Ma a Betlemme Natale ha il significato di una rinascita: “In ogni parte della nostra Diocesi, le sfide non mancano. Nonostante la cessazione della guerra, a Gaza la sofferenza è ancora presente, le famiglie vivono tra le macerie, il futuro appare fragile e incerto. Le ferite sono profonde, eppure anche qui, proprio qui, risuona l’annuncio del Natale. Incontrandoli, sono rimasto colpito dalla forza e dal desiderio di ricominciare, dalla capacità di gioire ancora, dalla determinazione di ricostruire daccapo la loro vita devastata.
Penso che in questo momento stiano davvero vivendo un loro Natale speciale, di nuova nascita e di vita. Sono per noi oggi una bella testimonianza. Ci ricordano come anche noi siamo chiamati a stare dentro la nostra storia. Ci interpellano chiedere con forza percorsi di giustizia e riconciliazione, di ascolto del grido dei poveri, affinché la pace non sia solo un sogno, ma un impegno concreto e una responsabilità per tutti”.
Quindi per cambiare la storia occorre lasciarsi cambiare dalla ‘luce’ di Betlemme: “La storia non cambia tutta in una notte. Ma può cambiare direzione quando uomini e donne si lasciano illuminare da una luce più grande di loro. Il Vangelo di questa notte interpella anche noi qui presenti, provenienti da paesi, culture e storie diverse.
Ci chiede di non restare neutrali. Di non fuggire dalla complessità del presente, ma di attraversarla alla luce del Bambino. La notte del mondo può essere profonda, ma non è definitiva. La luce di Betlemme non abbaglia: illumina il cammino. Passa di cuore in cuore, attraverso gesti umili, parole riconciliate, scelte quotidiane di pace di uomini e donne che lasciano che il Vangelo prenda carne nella vita”.
Per questo il card. Pizzaballa ha affermato che Dio non abbandona il popolo: “In questa notte santa, la Chiesa proclama che la speranza non è stata delusa. Dio è entrato nella nostra storia e non se n’è più andato. Ha scelto di abitare il tempo degli uomini perché nessuno si senta escluso, nessuna vita scartata, nessuna notte senza luce. Che il Bambino nato a Betlemme benedica questa terra e tutti i suoi popoli. Benedica ogni famiglia provata, ogni bambino ferito, ogni uomo e ogni donna stanchi per il peso del presente. In questa notte santa proclamiamo con gioia: la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. A Dio che si è fatto vicino, che ha scelto la povertà di una mangiatoia per abitare la nostra storia, sia gloria nei secoli”.
(Foto: Patriarcato di Gerusalemme)
Papa Leone XIV invita a fare la scelta di santa Chiara di Assisi
“Nel testo biblico appena letto, l’Evangelista nota che alcune persone, dopo aver ascoltato Gesù, lo deridevano. Sembrava loro assurdo il suo discorso sulla povertà. Più precisamente, si sentivano toccati sul vivo per il loro attaccamento al denaro”: nell’udienza giubilare odierna papa Leone XIV ha spiegato come da una scelta si può giungere a sperare sull’esempio di santa Chiara di Assisi.
Ed il Giubileo è un tempo di speranza: “Cari amici, siete venuti come pellegrini di speranza, e il Giubileo è un tempo di speranza concreta, in cui il nostro cuore può trovare perdono e misericordia, affinché tutto possa ricominciare in modo nuovo. Il Giubileo apre anche alla speranza di una diversa distribuzione delle ricchezze, alla possibilità che la terra sia di tutti, perché in realtà non è così. In questo anno dobbiamo scegliere chi servire, se la giustizia o l’ingiustizia, se Dio o il denaro”.
Quindi la speranza implica una scelta: “Questo significa almeno due cose. Quella più evidente è che il mondo cambia se noi cambiamo. Il pellegrinaggio si fa per questo, è una scelta. La Porta Santa si attraversa per entrare in un tempo nuovo. Il secondo significato è più profondo e sottile: sperare è scegliere perché chi non sceglie si dispera. Una delle conseguenze più comuni della tristezza spirituale, cioè dell’accidia, è non scegliere niente. Allora chi la prova è preso da una pigrizia interiore che è peggio della morte. Sperare, invece, è scegliere”.
Come ha scelto santa Chiara di Assisi: “Una ragazza coraggiosa e controcorrente: Chiara di Assisi. E sono contento di parlare di lei proprio nel giorno della festa di San Francesco. Sappiamo che Francesco, scegliendo la povertà evangelica, dovette rompere con la propria famiglia. Era però un uomo: lo scandalo ci fu, ma fu minore. La scelta di Chiara risultò ancora più impressionante: una ragazza che voleva essere come Francesco, che voleva vivere, da donna, libera come quei fratelli!”
La santa assisiate ha compreso in pieno la vita in quanto ha scelto di vivere il Vangelo: “Chiara ha capito che cosa chiede il Vangelo. Ma anche in una città che si crede cristiana, il Vangelo preso sul serio può apparire una rivoluzione. Allora, come oggi, bisogna scegliere! Chiara ha scelto, e questo ci dà una grande speranza.
Vediamo infatti due conseguenze del suo coraggio nel seguire quel desiderio: la prima è che molte altre ragazze di quel territorio trovarono lo stesso coraggio e scelsero la povertà di Gesù, la vita delle Beatitudini; la seconda conseguenza è che quella scelta non fu come un fuoco di paglia, ma dura nel tempo, fino a noi. La scelta di Chiara ha ispirato scelte vocazionali in tutto il mondo e così continua a fare fino a oggi”.
La sua è stata una scelta radicale per non vivere da ‘fotocopie’: “Gesù dice: non si possono servire due padroni. Così la Chiesa è giovane e attira i giovani. Chiara di Assisi ci ricorda che il Vangelo piace ai giovani. E’ ancora così: ai giovani piacciono le persone che hanno scelto e portano le conseguenze delle loro scelte.
E questo fa venire voglia ad altri di scegliere. E’ una santa imitazione: non si diventa ‘fotocopie’, ma ognuno (quando sceglie il Vangelo) sceglie sé stesso. Perde sé stesso e trova sé stesso. L’esperienza lo dimostra: succede così”.
Per questo il papa ha chiesto di pregare per i giovani: “Preghiamo dunque per i giovani; e preghiamo per essere una Chiesa che non serve il denaro o sé stessa, ma il Regno di Dio e la sua giustizia. Una Chiesa che, come santa Chiara di Assisi, ha il coraggio di abitare diversamente la città. Questo dà speranza!”
Inoltre in questo giorno in cui la Chiesa celebra san Francesco di Assisi papa Leone XIV ha firmato la sua prima esortazione apostolica, ‘Dilexi Te’, che sarà presentato giovedì 9 ottobre.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV invita ad usare con giudizio la ricchezza
“Mi rivolgo anzitutto ai rappresentanti di diverse associazioni cattoliche, impegnate nella solidarietà con la popolazione della Striscia di Gaza. Carissimi, apprezzo la vostra iniziativa e molte altre che in tutta la Chiesa esprimono vicinanza ai fratelli e alle sorelle che soffrono in quella terra martoriata. Con voi e con i Pastori delle Chiese in Terra Santa ripeto: non c’è futuro basato sulla violenza, sull’esilio forzato, sulla vendetta. I popoli hanno bisogno di pace: chi li ama veramente, lavora per la pace”: anche oggi al termine della recita dell’Angelus papa Leone XIV ha rivolto ancora un appello per la pace in Terra Santa con un pensiero per le associazioni che sostengono con aiuti umanitari il popolo di Gaza.
Prima della recita dell’Angelus il papa ha riflettuto sulla parabola della buona amministrazione: “Nel racconto vediamo che un amministratore viene chiamato dal padrone a ‘rendere conto’. Si tratta di un’immagine che ci comunica qualcosa di importante: noi non siamo padroni della nostra vita né dei beni di cui godiamo; tutto ci è stato dato in dono dal Signore e Lui ha affidato questo patrimonio alla nostra cura, alla nostra libertà e responsabilità. Un giorno saremo chiamati a rendere conto di come abbiamo amministrato noi stessi, i nostri beni e le risorse della terra, sia davanti a Dio sia davanti agli uomini, alla società e soprattutto a chi verrà dopo di noi”.
Il papa ha sottolineato l’interesse dell’amministratore: “L’amministratore della parabola ha cercato semplicemente il proprio guadagno e, quando arriva il giorno in cui deve rendere conto e l’amministrazione gli viene tolta, deve pensare a che cosa fare per il suo futuro. In questa situazione difficile, egli comprende che non è l’accumulo dei beni materiali il valore più importante, perché le ricchezze di questo mondo passano; e, allora, si fa venire un’idea brillante: chiama i debitori e ‘taglia’ i loro debiti, rinunciando quindi alla parte che sarebbe spettata proprio a lui. In questo modo, perde la ricchezza materiale ma guadagna degli amici, che saranno pronti ad aiutarlo e a sostenerlo”.
Infatti l’intento di tale amministratore era quello di farsi gli amici: “Infatti, l’amministratore della parabola, pur nella gestione della disonesta ricchezza di questo mondo, riesce a trovare un modo per farsi degli amici, uscendo dalla solitudine del proprio egoismo; tanto più noi, che siamo discepoli e viviamo nella luce del Vangelo, dobbiamo usare i beni del mondo e la nostra stessa vita pensando alla ricchezza vera, che è l’amicizia con il Signore e con i fratelli”.
Quindi questa parabola è interessante per i cristiani, che possono scegliere tra due strade: “Possiamo seguire il criterio dell’egoismo, mettendo la ricchezza al primo posto e pensando solo a noi stessi; ma questo ci isola dagli altri e sparge il veleno di una competizione che spesso genera conflitti. Oppure possiamo riconoscere tutto ciò che abbiamo come dono di Dio da amministrare, e usarlo come strumento di condivisione, per creare reti di amicizia e solidarietà, per edificare il bene, per costruire un mondo più giusto, più equo e più fraterno”.
Prima della recita dell’Angelus papa Leone XIV ha celebrato la messa nella parrocchia ‘Sant’Anna’, affidata agli agostiniani: “A proposito, il Vangelo che è stato appena proclamato ci provoca a esaminare con attenzione il nostro legame con il Signore e, quindi, fra di noi. Gesù pone un’alternativa nettissima tra Dio e la ricchezza, chiedendoci di prendere una chiara e coerente posizione..
Non si tratta di una scelta contingente, come tante altre, né di una opzione rivedibile nel corso del tempo, a seconda delle situazioni. Occorre decidere un vero e proprio stile di vita. Si tratta di scegliere dove porre il nostro cuore, di chiarire chi sinceramente amiamo, chi serviamo con dedizione e qual è davvero il nostro bene”.
Così Gesù invita a fare una scelta di vita: “La sete di ricchezza rischia di prendere il posto di Dio nel nostro cuore, quando riteniamo che sia essa a salvare la nostra vita, come pensa l’amministratore disonesto della parabola. La tentazione è questa: pensare che senza Dio potremmo comunque vivere bene, mentre senza ricchezza saremmo tristi e afflitti da mille necessità.
Davanti alla prova del bisogno ci sentiamo minacciati, ma invece di chiedere aiuto con fiducia e di condividere con fraternità, siamo portati a calcolare, ad accumulare, diventando sospettosi e diffidenti verso gli altri”.
Però non contrappone il ricco al povero, ma ad operare una scelta: “La parola del Signore, infatti, non contrappone gli uomini in classi rivali, ma sprona tutti a una rivoluzione interiore, una conversione che inizia dal cuore. Allora si apriranno le nostre mani: per donare, non per arraffare. Allora si apriranno le nostre menti: per progettare una società migliore, non per scovare affari al miglior prezzo”.
Ed ha sottolineato che la Chiesa chiede ai governanti il buon uso della ricchezza: “Oggi, in particolare, la Chiesa prega perché i governanti delle nazioni siano liberi dalla tentazione di usare la ricchezza contro l’uomo, trasformandola in armi che distruggono i popoli e in monopoli che umiliano i lavoratori. Chi serve Dio diventa libero dalla ricchezza, ma chi serve la ricchezza ne resta schiavo! Chi cerca la giustizia trasforma la ricchezza in bene comune; chi cerca il dominio trasforma il bene comune nella preda della propria avidità”.
(Foto: Santa Sede)
Mons. Lorefice: santa Rosalia invita a compiere scelte coraggiose
“Le sono grato per l’invito a partecipare alla celebrazione dell’Eucaristia, presieduta dal Cardinale Parolin, in occasione del quarto Centenario del ritrovamento delle reliquie di Santa Rosalia… Come Sua Santità Francesco ha ricordato, Santa Rosalia è donna di speranza, che ha operato una scelta controcorrente. Una scelta, vorrei aggiungere, quasi di scandalo per i criteri della società in cui Santa Rosalia viveva e ancor più per quelli della società di oggi. Speranza e scelte coraggiose, fuori dalle convenienze: sono gli elementi di cui avvertiamo, con sempre maggiore urgenza, grande bisogno, nella speranza che le celebrazioni del Festino inducano a praticarle”: in occasione del Festino di santa Rosalia il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ha scritto all’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, in occasione del Giubileo Rosaliano.
Ed oggi l’arcivescovo di Palermo ha celebrato una messa per la Casa comunale, invitando le Istituzioni a far ‘fiorire’ la città: “Rosalia è fiorita e fiorisce, qui a Palermo, come un giglio profumato e come una rosa fulgida, perché è stata pervasa dall’amore di Dio. Dio trasfigura la vita di noi umani, di noi creature! Rosalia siamo noi! A maggior ragione se siamo stati rigenerati dalle acque battesimali, se portiamo nel nostro DNA umano il DNA divino di Cristo Gesù”.
Ed ha ripetuto il messaggio di papa Francesco, fatto alcuni giorni fa, con l’invito ad aprirsi alla speranza: “Siamo di fronte ad una scelta epocale. Il Giubileo di Rosalia ce la mette davanti. I giorni che verranno potranno essere giorni di grazia, in cui fasciare le piaghe dei cuori spezzati, proclamare la libertà degli schiavi, consolare tutti gli afflitti annunziare la gioia dell’alba di un mondo nuovo. Per farlo però dobbiamo avere il coraggio di abitare nella notte e di stare accanto alla sentinella di Isaia, chiedendole incessantemente, tutti insieme: ‘Sentinella, quanto resta della notte?’ Rosalia è la sentinella della nostra Palermo”.
E’ un invito a prestare attenzione alle domande di chi ha bisogno: “Dobbiamo ripetere all’infinito la nostra domanda e quella che sale dalla Città, affiancando i disperati, i senza luce, tutti coloro che in carcere o sulle nostre strade sempre più insicure e accidentate gridano senza voce il loro desiderio di vita, di riscatto e di liberazione; gli scoraggiati e gli abbandonati nelle nostre case, negli ospedali e nelle case di riposo per anziani; ascoltando il lamento che sale dai vicoli e dalle piazze del centro storico segnati da violenza, furti e aggressioni, dallo spaccio a viso aperto delle nuove devastanti droghe che travolgono i nostri giovani”.
A queste domande si deve dare voce, nel ricordo della strage in cui persero la vita Borsellino e gli agenti della scorta: “Dobbiamo levare noi la nostra voce, per tutti i dimenticati, per quelli che restano all’ombra del dolore: nella nostra Palermo bella, tormentata e tormentosa. Nella nostra Palermo che si appresta a fare memoria di un suo illustre cittadino, il giudice Paolo Borsellino e degli uomini e donne della sua scorta barbaramente uccisi dalla mafia, strage che attende ancora (non senza connivenze, silenzi e depistaggi) verità e giustizia”.
Perciò la testimonianza di vita di Paolo Borsellino non deve essere persa: “Rosalia ci annuncia oggi che la parola in cui è racchiusa la speranza non è l’odio ma l’amore, l’unica vera forza trasformante la convivenza umana. I tanti martiri della giustizia e della fede della nostra città ce lo confermano. Il 20 giugno 1992 Paolo Borsellino, facendo memoria del suo fraterno amico Giovanni trucidato insieme alla scorta a Capaci disse: ‘Perché non si è turbato; perché è stato sempre pronto a rispondere a chiunque della speranza che era in lui? Per amore!’ Chi ama Dio ama la città. Spera per e con la Città”.
E’ n invito agli amministratori locali di ‘servire’ la città per amore: “Questi hanno contribuito alla liberazione e alla trasfigurazione di Palermo amandola perdutamente: ‘amore urbis meae’. Amministratori di questa nostra Città il Giubileo Rosaliano vi chiede, vi ordina di amare questa Città! Chiede e ordina a tutti noi di amarla, con tutto il nostro essere, il nostro cuore, le nostre forze. Dimentichi di noi stessi, senza la ben minima ombra di un interesse personale o di parte. Disinteressatamente. Solo per amore”.
Infine leggendo il messaggio inviatogli al presidente Mattarella l’arcivescovo ha invitato i cittadini a compiere scelte ‘coraggiose’: “Rosalia ha vegliato e veglia su questa Città, ma veglierà anche su come saremo autenticamente capaci di praticare ‘scelte coraggiose, fuori dalle convenienze’ per dare gambe alla speranza di quanti la abitano come Casa Comune. Perseveriamo nell’amore, perché Palermo ha bisogno di chi la ami con i fatti e non solo a parole. Santa Rosalia, prega e veglia su questa tua Città”.
Mentre ieri l’arcivescovo di Palermo ha aperto le porte del palazzo arcivescovile per dialogare con i rappresentanti di tutti i popoli e religioni presenti in città: “Ci ritroviamo stamattina per innalzare il vessillo della diversità come benedizione, come preziosa risorsa. Per dire che la convivenza è possibile, che l’inimicizia non è scritta nel DNA della storia, che la guerra non è il destino del mondo. Lo diciamo sommessamente nella preghiera che ci unisce in quanto anelito, in quanto sospiro dell’umano levato verso l’altro, verso l’oltre, in tutte le lingue e in tutti i modi possibili.
Ma lo gridiamo anche, in questa ‘casa delle genti’, così come nella piazza di Palermo (simbolo di ogni piazza del mondo), perché non possiamo rassegnarci a una Terra violentata dalla perversa logica economica della massimizzazione del profitto, divisa e ferita dall’ingiustizia e dal sopruso, in cui i poveri, i piccoli vengono calpestati, annientati, trattati da escrementi della storia da parte di chi non sa che il loro esserci è il fango, l’adamà della vita”.
Ed ha narrato la storia di come fu ritrovato il corpo di santa Rosalia grazie ad una donna, Girolama La Gattuta: “Girolama trova il corpo di una donna che sarà la salvezza di Palermo dalla peste. E’ molto bello che stamattina ci ritroviamo per ricordare assieme questa scena così emozionante, 400 anni dopo. E’ Girolama, è una donna a essere scelta per riportare a Palermo il corpo di Rosalia. E’ un dato su cui riflettere. In una società come quella del XVII secolo, in un contesto storico in cui nulla era concesso alle donne del popolo, Rosalia ha scelto una donna come Girolama, in qualità di ‘apostola’ della sua memoria e della sua carne, così come Gesù di Nazareth scelse in quel mattino di Pasqua di farsi incontrare e annunciare dai soggetti meno credibili e considerati nella tradizione culturale del suo tempo: un manipolo di povere donne intrepide e amanti”.
E spesso le donne sono portatrici di ‘belle’ notizie: “Si parla tanto oggi della questione femminile, del divario di genere, della violenza sulle donne, piaghe di un mondo che fatica a riconoscere i nuovi soggetti, a fare spazio a chi non ne ha o non ne ha mai avuto. In questo contesto, il rinvenimento di Girolama ha il valore di una profezia. Il cammino di manifestazione della potenza e della bellezza del femminile è iniziato, nel racconto del Vangelo di cui oggi io sono testimone in mezzo a voi, [è iniziato] il mattino di Pasqua, si è rinnovato ogni volta che una donna ha offerto la propria testimonianza viva dell’euanghelion fino alla morte, ha attraversato popoli e culture. È stato il cammino di Sarah e di Rachele, di Ester e di Ruth, di Maria di Nazareth e di Maria di Magdala, di Mahapajapati Gotami e di Fatima al-Fihri, di Caterina da Siena e di Ildegarda di Bingen, di Rosalia Sinibaldi e Sarada Devi, di Etty Hillesum e di Nadia Murab”.
(Foto: Arcidiocesi di Palermo)
Kantiere Kairos, è online l’e-book ‘Diario di Quaresima’
“Il popolo sa bene di quale esodo Dio parli: l’esperienza della schiavitù è ancora impressa nella sua carne. Riceve le dieci parole nel deserto come via di libertà. Noi li chiamiamo “comandamenti”, accentuando la forza d’amore con cui Dio educa il suo popolo. E’ infatti una chiamata vigorosa, quella alla libertà. Non si esaurisce in un singolo evento, perché matura in un cammino”.
Dal messaggio di papa Francesco per la quaresima per la pop-rock band di musica cristiana Kantiere Kairòs, si apre una straordinaria sinergia: è online l’e-book ‘Diario di Quaresima (in cammino fra la polvere)’, uno straordinario mix di parole, illustrazioni e musica, che contiene le meditazioni del frate cappuccino p. Onofrio Farinola, le illustrazioni e la grafica di Alumera, la play list del gruppo insieme all’inedito ‘te o Me’ ‘che nasce da una domanda: scegli di guardare il male o scegli di guardare Me?’
Presentando questo cammino quaresimale Jo e Gabriele Di Nardo, fondatori della band calabrese, hanno spiegato il motivo di questa pubblicazione: “Un cammino che trova il senso solo se metti insieme i sensi: una Parola da gustare, una musica da ascoltare, un miracolo da vedere, polvere da toccare. Il deserto è il tempo per ritrovarsi e ritrovare. Ed è in questo tempo che si riscopre la bellezza dell’amore: l’amore nasce sempre nel deserto. Noi in questi giorni lo abbiamo sperimentato sulla nostra carne. Ci credevamo solitari erranti nel deserto e ci siamo ritrovati fratelli in cammino. Ed è proprio vero che ‘dove due o tre sono riuniti in Lui, Lui ci sarà’.
‘Kantiere Kairòs’è una pop/rock band di musica cristiana, fondata nel 2008 dai fratelli Jo e Gabriele Di Nardo e composta anche da Antonello Armieri, voce e chitarra acustica, e dal bassista Davide Capitano, per raccontare il loro cammino di fede, l’amore per la Santa Trinità, la piena fiducia in quell’unica Madre e Vergine che indica la strada verso il Figlio Salvatore, Maria.
Quindi da Antonello Armieri, autore dei brani di’Kantiere Kairòs’ ci facciamo raccontare la genesi di questo e-book: “Da un’idea di Alumera. Per una bellissima coincidenza, Alumera ha ascoltato il nostro nuovo brano, appunto ‘te o Me’, e ci ha proposto di associare alle meditazioni di p. Onofrio Farinola le nostre canzoni, fino a stilare una vera e propria playlist inserita poi nel suo bellissimo Diario di Quaresima”.
Perché la scelta tra ‘te o Me’?
“Soprattutto nel tempo di Quaresima siamo portati a mettere in discussione il rapporto che abbiamo (o non abbiamo) con Dio. Di che natura è la nostra relazione con Lui? Siamo certi di abbandonarci al Suo amore nonostante la nostra sporcizia, nonostante la nostra umanità inquinata, nonostante le nostre ipocrisie? Quale voce ascoltiamo in questo deserto, la nostra o la Sua? Abbiamo trascritto il Suo richiamo in prima persona, per ricordarci che la Sua voce è sempre in noi”.
Cosa è il deserto?
“Il mio personale concetto di deserto è quello espresso qualche giorno fa alla stessa Alumera. Deserto per me è essere abitato dalla sensazione di assenza: assenza di stupore, di interesse, di gioia, in qualche modo anche assenza di sete, quasi apatia e rassegnazione. Convincermi che Dio si sia allontanato da me e che io non sia stato abbastanza in gamba per fare quello che mi aveva chiesto al primo incontro. Deserto è dubitare, è assenza di fiducia nel Signore che mi aveva promesso la sua vicinanza, sempre”.
In quale modo Dio guida alla libertà attraverso il deserto?
“Sulla base delle parole bibliche commentate da papa Francesco, sappiamo che è Dio a liberare Israele, a commuoversi, e non è Israele a chiederlo. Così anche noi, se crediamo nell’amore protettivo e sanificante del Signore, non dobbiamo temere i deserti che la vita ci chiama ad attraversare. Siamo certi che Lui provvederà e ci porterà alla libertà, se glielo permetteremo, fidandoci e affidandoci”.
In quale modo è possibile riconoscere Gesù?
“Nelle mie scelte personali, e quindi nel mio personale discernimento, riconosco Gesù nella pace, nella libertà che una determinata scelta regala al mio cuore. Rispondere semplicemente alla domanda ‘in questo caso, cosa avrebbe fatto Gesù?’ è già una strada essenziale per riconoscerLo, in modo molto pratico. ‘Nel deserto delle voci’ invece, quando regna la confusione e sono stanco e demoralizzato, mi affido al Rosario, perché Maria mi riporta amorevolmente a riconoscere Suo Figlio, sempre”.
Come è il cammino tra la polvere?
“Se parliamo di concretezza, in questo tempo quaresimale è fatto di creazione di più spazi per Dio nella mia vita. Avere più tempo per Lui, meditare la Parola, provare a non farmi distrarre troppo da ciò che fa rumore nel mondo e offrire qualche digiuno in più a pane e acqua, perché, nonostante possa sembrare arcaico per qualcuno, sono fermamente convinto che il digiuno alimentare è quello più efficace e pratico.
Oltretutto ho l’impressione che anche nell’ambito ecclesiale si tenda un po’ a raggirarlo per preferirgli altri tipi di digiuni (assolutamente leciti e sani). Ma a mio avviso toccare l’uomo nei suoi punti vitali ed essenziali è qualcosa che smuove concretamente il cammino interiore”.
(Tratto da Aci Stampa)
Giornata contro lo spreco alimentare: Italia ‘sprecona’
‘Make the difference. Stop #foodwaste’ è il tema della 11^ Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare in calendario oggi per ricordare la necessità di moltiplicare le buone pratiche quotidiane ed ad ogni livello (cittadini, enti pubblici, imprese, associazioni, scuole), che punta a focalizzare sulla filiera di produzione, distribuzione e commercio del cibo. L’iniziativa è promossa dalla campagna ‘Spreco Zero’ di Last Minute Market con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, del Ministero degli Affari Esteri e dell’ANCI e di RAI per la sostenibilità, media partner Radio1 RAI e Radio2 RAI con FNSI – Unagra e Tele Ambiente.
Online ‘te o Me’, inedito del Kantiere Kairòs
Per la pop-rock band di musica cristiana Kantiere Kairòs, il mese di febbraio si apre con una straordinaria sinergia: è on line l’e-book ‘Diario di Quaresima (in cammino fra la polvere)’, uno straordinario mix di parole, illustrazioni e musica. Contiene infatti le meditazioni del frate cappuccino padre Onofrio Farinola, le illustrazioni e la grafica di Alumera, la play list del gruppo insieme all’inedito ‘te o Me’ “che nasce da una domanda: scegli di guardare il male o scegli di guardare Me?”
Difficile, benefica alterità…
Nei miei anni di studio a Friburgo o a Parigi capitava spesso di trovarsi di fronte ad un bivio, ad una difficoltà, per scegliere un argomento, una materia, un indirizzo… Avevo persone amiche accanto per dirmi ‘fai come ti senti!’ e ‘fa quello che ti pare meglio’. Quale dannosa terapia! Si era portati a prendere la via più breve, il percorso più piacevole o il soggetto più amato.




























