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Domenica delle Palme: ‘Benedetto colui che viene nel nome del Signore’
La Domenica delle Palme unisce insieme il trionfo regale di Cristo Gesù, che a Gerusalemme viene accolto dalla folla osannante con rami di ulivo e palme al grido profetico: ‘Benedetto colui che viene, il re d’Israele, nel nome del Signore’ ed il racconto drammatico della passione e morte di Gesù in croce, dopo avere subito un duplice processo: quello religioso, presieduto dal Sommo Sacerdote, e quello politico presieduto dal governatore romano Ponzio Pilato.
Gesù entra a Gerusalemme mentre la folla osannante stende i mantelli a terra, agita rami di ulivo in segno di gioia, di pace, d’amore; gli Apostoli pregustano la gioia pasquale mentre lieti si stringono al maestro dicendo: Gesù, vedi la folla come ti vuol bene. Gesù non si illude e risponde agli Apostoli: ancora pochi giorni e questa stessa folla griderà: crocifiggilo, non abbiamo altro re che Cesare.
Non passerà una generazione, dirà Gesù con le lacrime negli occhi, e di questa città non resterà una pietra sull’altra: tutto sarà distrutto. (La predizione si avvera nell’anno 70 d.C. quando i romani metteranno Gerusalemme a ferro e fuoco, il Tempio sarà distrutto e troveranno la morte, dice lo storico Giuseppe Flavio, più di 800.000 mila ebrei).
La folla aveva assistito alla guarigione del cieco nato, alla risurrezione di Lazzaro morto e seppellito da quattro giorni, ed intravedeva in Gesù, a ragione, il Messia predetto dai Profeti. Gesù però non si illude, piange sulla città. Questo popolo oggi grida ‘Osanna’, ancora pochi giorni e griderà davanti a Ponzio Pilato. ‘Crocifiggilo, libera Barabba, che era un omicida; non abbiamo altro re che Cesare’. La lettura biblica della passione e morte di Gesù evidenzia due processi: uno religioso dove Gesù è accusato di essersi proclamato ‘Figlio di Dio’; ma Gesù ribadisce: se non credete alle mie parole, credete alle opere; esse testimoniano di me.
Ma il Sommo Sacerdote si strappa le vesti dicendo: ‘ha bestemmiato’ ed a lui fanno eco i componenti del Sinedrio dicendo: ‘è reo di morte’. Una sentenza di morte però non poteva avere seguito senza la convalida del Governatore Romano, da qui il secondo processo davanti a Ponzio Pilato. L’accusa ora non può essere a carattere religioso ma politico; davanti a Pilato l’accusa contro Gesù è diversa: ‘dice di essere re! Noi non abbiamo altro re che Cesare; tu, governatore romano, devi punirlo con la condanna morte perché Gesù è contro Cesare’.
Pilato si accorge che le accuse erano tutte fasulle ed interroga Gesù: ‘Sei tu re del Giudei?’; Gesù non negò, confermò dicendo: ‘Sono re, ma il mio regno non è di questo mondo!’. Pilato si accorge che tutto il processo era una farsa e, volendo liberare Gesù, fa una proposta: in occasione della pasqua ho sempre liberato un prigioniero; chi volete che io vi liberi: Gesù o Barabba, che era in carcere per omicidio. La folla, aizzata, grida: ‘Barabba, e crocifiggi Gesù’.
Nel racconto del Vangelo due particolari: un pentimento e un suicidio: il pentimento di Pietro, che aveva rinnegato Gesù davanti alla portinaia; Gesù lo guarda, Pietro esce fuori e piange amaramente il suo peccato. Il suicidio di Giuda: dopo avere tradito Gesù ed averlo venduto per trenta denari, si accorge del suo gravissimo peccato, uscì fuori ed andò ad impiccarsi; Gesù l’aveva chiamato: ‘Amico, con un bacio mi tradisci?’ Pilato, temendo di essere accusato a Cesare, si lava le mani e, da giudice inetto, consegna Gesù ai suoi crocifissori.
I soldati intrecciarono subito una corona di spine per deridere il re dei Giudei. Pilato stesso scriverà la motivazione della condanna: ‘I. N. R. I. – Gesù nazareno re dei Giudei’. Roma così, la tutrice del Diritto, la Città chiamata a dare la legge a tutti i popoli civili, si macchia di un delitto nefando ed atroce calpestando “il Diritto”, mentre il giudice se ne lava le mani. Oggi, carissimi amici, è una giornata assai triste ma Gesù l’ha permesso per essere la vittima pura, santa ed immacolata che ha aperto a noi le porte del Regno dei Cieli.
Se noi siamo cristiani, il nuovo popolo di Dio, è grazie al sacrificio di Gesù in croce che il mondo si è riconciliato con Dio, la terra con il cielo. Purtroppo siamo tutti figli del peccato, ma le scelte sono due: o quella di Giuda, che andò ad impiccarsi, o quella di Pietro che pianse il suo peccato e Gesù risorto lo riabilitò dicendo: ‘Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle’.
Su Pietro pentito, su questa Pietra è nata la Chiesa di Cristo, che è ‘Una, Santa, Cattolica ed Apostolica’. Di questa Chiesa, grazie al Battesimo che abbiamo ricevuto, siamo tutti parte integrante. La Fede in Dio, la Speranza del Regno e la Carità: l’amore verso Dio e i fratelli, deve sempre unirci ed affratellarci. Allora e solo allora è veramente Pasqua di risurrezione.
Un anno dall’addio a Mario Nanni, giornalista parlamentare e cronista del “processo del secolo”
L’ultima apparizione pubblica di Mario Nanni (1945-2025), giornalista parlamentare di lungo corso, già caporedattore del servizio politico dell’Ansa scomparso lo scorso 2 aprile dopo una coraggiosa battaglia contro il cancro, risale al 20 marzo 2025, giusto un anno fa.
Si trattava di un’occasione speciale per presentare, nella suggestiva cornice della Sala Zuccari del Senato, il suo ultimo libro, Il caso Becciu. (In)Giustizia in Vaticano (Media & Books, 2024), e ricevere il Premio Giornalisti Italia alla carriera, consegnatogli dal senatore Maurizio Gasparri, capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama, davanti a una platea di colleghi e amici che lo hanno a lungo applaudito.
Non credo che la coincidenza di quest’ultimo atto pubblico con la presentazione del suo ultimo saggio dedicato al “processo del secolo”, così definito per la lunghezza e complessità (86 udienze, un record tra le mura vaticane), oltre che per il fatto che per la prima volta sieda sul banco degli imputati un cardinale, Giovanni Angelo Becciu, sia un evento da far scorrere via. Tanto più che il “caso Becciu” è ancora – purtroppo – di attualità sui media nazionali e internazionali nonostante la Corte vaticana abbia dichiarato inammissibile l’impugnazione della sentenza di primo grado presentata dal “promotore di Giustizia” nella terza udienza del processo di appello per la gestione dei fondi della Santa Sede (25 settembre 2025). Con tale ordinanza, che per gli imputati Becciu e gli allora presidente e direttore dell’AIF (attuale ASIF-Autorità di Supervisione e Informazione Finanziaria) Reneé Brüllhart e Tommaso Di Ruzza è stata confermata l’assoluzione del primo grado perché «il fatto non sussiste» o «non costituisce reato», non ha infatti esaurito il “processo del secolo”, non avendo interessato tutte le assoluzioni decise in primo grado, il 16 dicembre 2023.
La Corte d’Appello sta quindi proseguendo con gli appelli proposti dalle parti alle condanne che potranno essere quindi ancora teoricamente confermate o modificate. Il fatto però che Leone XIV abbia voluto ricevere il 27 maggio 2025, a pochi giorni cioè dalla sua elezione a Pontefice, il card. Becciu in Vaticano, costituisce senz’altro un gesto simbolico di apertura e di fiducia nei confronti del prefetto emerito del Dicastero delle Cause dei Santi, dopo le tante sofferenze e gogne mediatiche che ha dovuto subire.
Della sua storia, come detto, si è occupato magistralmente come ultimo frutto di una passione civile incontenibile Mario Nanni, un giornalista non precisamente cattolico, in quanto «di simpatie socialiste e credente in Dio». Un cronista, però, che ha sempre evitato la narrazione retroscenista e il sensazionalismo, «non amava i titoli urlati e cercava una consequenzialità tra parole e gesti» muovendosinegli ultimi anni dopo il pensionamento dall’Ansa «con la libertà nuova offerta dalla misura di un libro, nel solco del miglior giornalismo d’inchiesta» (Pino Pisicchio, Addio Mario Nanni. Ricordo di un giornalista vero, Formiche.net, 4 aprile 2025).
Il caso Becciu, quindi, costituisce il suo libro più importante, destinato probabilmente a divenire un libro “storico” una volta che la vicenda giudiziaria del cardinale e degli altri imputati del “processo del secolo” avrà finalmente termine. Si tratta di un’indagine certosina condotta su migliaia di carte processuali, sulla verifica di fatti e circostanze in chiaroscuro, mossa dal desiderio di rimuovere il velo opaco di omissioni e posture fuori misura che ha contraddistinto il processo, da lui accostato addirittura all’affaire Dreyfuss o al “caso Tortora”.
Il 25 giugno 2025 un gruppo di amici ha dedicato al giornalista salentino un convegno alla LUMSA, organizzato dalla Media & Books, significativamente intitolato “Mario Nanni, una vita per il giornalismo”. Nell’occasione è stato presentato e regalato ai partecipanti un volume in memoriam, firmato dall’editore Santo Strati, suo amico da decenni.
Fra i lasciti che ne sono emersi merita di essere menzionata la signorilità con cui, nell’ultima intervista rilasciata prima della morte, dichiarò che Il caso Becciu non costituiva un libro “contro” Papa Francesco che, «anzi, non per vanagloria rendo noto che mi ha scritto una lettera di ringraziamento» [cit. in “Il caso Becciu. (In)giustizia in Vaticano”, il libro di Mario Nenni sul cardinale «azzoppato perché correva da Papa», Il Messaggero, 21 marzo 2025].
Nella stessa occasione Nanni ha racchiuso anni di ricerca e studio in una frase chiara e coincisa tipica del suo modo di essere: «leggendo e studiando le carte mi sono convinto che Angelo Becciu è stato la vera vittima di un processo pieno di misteri, anomalie, per cui il libro è su una linea dichiaratamente innocentista, ma non per pregiudizio iniziale» (art. cit.).
Papa Leone XIV alla Rota Romana: nei giudizi cercare equilibrio tra verità e carità
“In questo nostro primo incontro vorrei anzitutto esprimere il mio apprezzamento per il vostro lavoro, che è un servizio prezioso alla funzione giudiziaria universale che compete al Papa e di cui il Signore vi ha chiamato ad essere partecipi. ‘Veritatem facientes in caritate’: ecco un’espressione che può essere applicata alla vostra missione quotidiana nell’amministrazione della giustizia”: con questa citazione papa Leone XIV ha ricevuto i prelati del Tribunale della Rota Romana per l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario, chiedendo di orientare l’attività giudiziale secondo i criteri di verità e carità.
Perciò ha ripreso questo importante punto già affrontato dai papi precedente, che riguarda l’esercizio della giustizia secondo la verità: “Si tratta del rapporto della vostra attività con la verità che è insita nella giustizia. In questa occasione intendo proporvi alcune riflessioni sullo stretto nesso che intercorre tra la verità della giustizia e la virtù della carità. Non si tratta di due principi contrapposti, né di valori da bilanciare secondo criteri puramente pragmatici, ma di due dimensioni intrinsecamente unite, che trovano la loro armonia più profonda nel mistero stesso di Dio, che è Amore e Verità”.
Per questo il papa ha evidenziato il rischio di relativizzazione: “Tale correlazione postula una costante e accurata esegesi critica, poiché, nell’esercizio dell’attività giurisdizionale, emerge non di rado una tensione dialettica tra le istanze della verità oggettiva e le premure della carità. Si ravvisa, talvolta, il rischio che un’eccessiva immedesimazione nelle vicissitudini, spesso travagliate, dei fedeli possa condurre a una pericolosa relativizzazione della verità.
Infatti, una malintesa compassione, pur apparentemente mossa da zelo pastorale, rischia di offuscare la necessaria dimensione di accertamento della verità propria dell’ufficio giudiziale. Ciò può accadere, oltre che nell’ambito delle cause di nullità matrimoniale, ove potrebbe indurre a deliberazioni di sapore pastorale prive di un solido fondamento oggettivo, anche in qualunque tipo di procedimento, inficiandone il rigore e l’equità”.
Di contro può accadere che si eserciti anche una giustizia troppo rigida: “D’altro lato, può a volte darsi un’affermazione fredda e distaccata della verità che non tiene conto di tutto ciò che esige l’amore alle persone, omettendo quelle sollecitudini dettate dal rispetto e dalla misericordia, che devono essere presenti in tutte le fasi di un processo”.
Quindi nell’orientarsi occorre tener conto delle parole dell’apostolo Paolo per un’azione secondo verità: “Veritatem facientes in caritate: non si tratta solo di adeguarsi a una verità speculativa ma di ‘fare la verità’, cioè una verità che deve illuminare tutto l’agire. E ciò deve essere compiuto ‘nella carità’, che è il grande motore che porta a fare giustizia vera…
Il vostro agire, pertanto, sia mosso sempre da quel vero amore al prossimo che cerca al di sopra di tutto la sua salvezza eterna in Cristo e nella Chiesa, che comporta l’adesione alla verità del Vangelo. Troviamo dunque l’orizzonte in cui va collocata tutta l’attività giuridica ecclesiale: la salus animarum quale suprema legge nella Chiesa. In questo modo, il vostro servizio alla verità della giustizia è un contributo d’amore alla salvezza delle anime”.
Alla luce di ciò l’azione deve essere impostata per adempiere ad una giusta sentenza: “Anzitutto, l’agire dei vari protagonisti del processo deve essere interamente improntato dal desiderio fattivo di contribuire a far luce sulla sentenza giusta cui pervenire, con una rigorosa onestà intellettuale, una competenza tecnica e una coscienza retta…
Lo scopo che accomuna tutti gli operatori nei processi, ciascuno nella fedeltà al proprio ruolo, è la ricerca della verità, che non si riduce all’adempimento professionale, ma è da intendersi come espressione diretta della responsabilità morale. A ciò muove in primo luogo la carità, sapendo però andare oltre le esigenze della sola giustizia, per servire nella misura del possibile il bene integrale delle persone, senza stravolgere la propria funzione ma esercitandola con pieno senso ecclesiale”.
Ecco lo scopo per cui è necessario trovare la verità nella carità: “Il servizio alla verità nella carità deve risplendere in tutto l’operato dei tribunali ecclesiastici. Ciò deve poter essere apprezzato da tutta la comunità ecclesiale e specialmente dai fedeli coinvolti: da coloro che chiedono il giudizio sulla loro unione matrimoniale, da chi è accusato di aver commesso un delitto canonico, da chi si considera vittima di una grave ingiustizia, da chi rivendica un diritto. I processi canonici devono ispirare quella fiducia che proviene dalla serietà professionale, dal lavoro intenso e premuroso, dalla dedizione convinta a ciò che può e deve essere percepito come una vera vocazione professionale”.
Per questo è necessaria la tempestività nei processi: “I fedeli e l’intera comunità ecclesiale hanno diritto a un retto e tempestivo esercizio delle funzioni processuali, perché è un cammino che incide sulle coscienze e sulle vite… In questo senso, uno stile ispirato alla deontologia deve permeare anche il lavoro degli avvocati quando essi assistono i fedeli nella difesa dei loro diritti, tutelando gli interessi di parte senza mai oltrepassare quanto in coscienza si ritiene giusto e conforme alla legge.
I promotori di giustizia e i difensori del vincolo sono cardini nell’amministrazione della giustizia, chiamati per la loro missione a tutelare il bene pubblico. Un approccio meramente burocratico in un ruolo di tale importanza recherebbe un pregiudizio evidente alla ricerca della verità”.
Per il papa il processo è un discernimento: “Il processo non è di per sé una tensione tra interessi contrastanti, come a volte viene frainteso, ma è lo strumento indispensabile per discernere la verità e la giustizia nel caso. Il contradittorio nel processo giudiziale, di conseguenza, è un metodo dialogico per l’accertamento del vero. La concretezza del caso, infatti, richiede sempre che siano appurati i fatti e confrontate le ragioni e le prove a favore delle varie posizioni, sulla base delle presunzioni di validità del matrimonio e di innocenza dell’indagato, fino a prova contraria.
L’esperienza giuridica maturata testimonia il ruolo imprescindibile del contraddittorio e l’importanza decisiva della fase istruttoria. Il giudice, mantenendo l’indipendenza e l’imparzialità, dovrà dirimere la controversia secondo gli elementi e gli argomenti emersi nel processo”.
E’ un invito a non abbandonare lo studio per una missione esigente: “Si rivela quindi fondamentale che si continui a studiare e applicare il diritto matrimoniale canonico con serietà scientifica e fedeltà al Magistero. Questa scienza è indispensabile per risolvere le cause seguendo i criteri stabiliti dalla legge e dalla giurisprudenza della Rota Romana, i quali, nella maggioranza dei casi, non fanno altro che dichiarare le esigenze del diritto naturale.
Cari amici, la vostra missione è alta ed esigente. Siete chiamati a custodire la verità con rigore ma senza rigidità e a esercitare la carità senza omissione. In questo equilibrio, che è in realtà una profonda unità, si deve manifestare la vera sapienza giuridica cristiana”.
Prima dell’incontro con il papa mons. Edgar Peña Parra, sostituto della Segreteria di Stato, nell’omelia della messa per l’inaugurazione dell’Anno giudiziario del Tribunale della Rota Romana aveva invitato i prelati uditori, gli officiali e i collaboratori del Tribunale a non far mancare mai ‘carità e prudenza’ nel loro servizio, che li porta spesso ad esprimersi ‘su situazioni personali, matrimoniali e canoniche anche molto dolorose’.
(Foto: Santa Sede)
‘Opera Aperta’: la Santa Sede alla Biennale di Architettura per tessere le relazioni
Nei giorni scorsi è stato presentato alla Sala stampa vaticana il Padiglione ‘Opera Aperta’, che segna la terza partecipazione del Dicastero per la cultura e l’educazione alla Mostra Internazionale di Architettura, giunta alla 19^ edizione, in svolgimento dal 10 maggio al 23 novembre sul tema ‘Intelligens. Natural. Artificial. Collective’, introdotto dall’architetto Carlo Ratti, curatore della Biennale Architettura: “Per affrontare un mondo in fiamme, l’architettura deve riuscire a sfruttare tutta l’intelligenza che ci circonda”.
Per questo Giovanna Zabotti, curatrice del Padiglione della Santa Sede 2025, ha illustrato il Padiglione allestito dalla Santa Sede: “In una Biennale guidata da Carlo Ratti, dove il tema è Intelligens, il nostro Padiglione propone l’idea di un’intelligenza comunitaria. Ci siamo chiesti come poter rispondere a quelle che sono la missione e la filosofia che il Padiglione vuole esprimere… Questo sforzo congiunto vuole recuperare non solo un edificio, ma anche una connessione sociale…
Il Padiglione della Santa Sede è un vero cantiere, dove architetti, comunità, associazioni e visitatori della Biennale sono posti a sistema… L’intervento coinvolge un complesso di edifici rimasti vuoti per anni. Cerchiamo di restituire senso a questo silenzio, attraverso un linguaggio architettonico fatto di ascolto e di recupero. Non si tratta tanto di un Padiglione da visitare, ma da abitare”.
‘Opera Aperta’ è un “processo collaborativo che coinvolge un team internazionale e collettivi locali”, ha commentato Marina Otero Verzier, altra curatrice del Padiglione della Santa Sede che si è collegata da remoto alla conferenza stampa, mentre il card. José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, ha spiegato che l’idea è nata dall’applicazione dell’enciclica ‘Laudato sì’:
“10 anni fa, papa Francesco pubblicava la Lettera Enciclica ‘Laudato sì’, che rappresenta una pietra miliare sia nel Magistero del Santo Padre, sia nella comprensione crescente che la contemporaneità è chiamata a costruire sul nostro essere tutti abitanti di una stessa casa comune. Ma non solo; la ‘Laudato sì’ è anche un punto di riferimento nella consapevolezza che è da qui che dobbiamo partire per maturare una nuova visione culturale”.
Quindi da questa enciclica è necessaria una ‘revisione’ dei modelli di sviluppo in grado di tessere relazioni: “Oggi abbiamo bisogno di tessitori di relazioni, che credono nel valore della riparazione e della cura. Abbiamo bisogno di trovare nuove razionalità che osino pratiche sociali collaborative e rischino paradigmi più efficaci di restituzione. Tanto è che la proposta di papa Francesco, che fiduciosamente trova alleati in geografie religiose e culturali diverse, insiste sull’importanza del capire che tutto ciò che esiste si trova in relazione sistemica. ‘Tutto è collegato’, dice il papa. La situazione dell’essere umano non può dunque essere considerata senza che si tenga in conto la situazione della casa di tutti che è il pianeta”.
Ed ha presentato il padiglione della Santa Sede a Venezia: “Sarà un padiglione-parabola. Il titolo di ‘Opera Aperta’ lo presenta come un cantiere, come un processo in corso al quale tutti sono invitati a collaborare: architetti, pensatori, abitanti del sestiere, associazioni e persino, i visitatori della Biennale… Il nostro desiderio è che questo padiglione-parabola possa essere una espressione concreta, nel campo dell’architettura, delle intuizioni profetiche contenute nella ‘Laudato sì’ e diventare un laboratorio attivo di intelligenza umana collettiva, mettendo in comune: ragione e affetto, professionalità e convivialità, ricerca e vita ordinaria”.
(Foto: Vatican Media)
Il Sinodo apre con un nuovo cammino
Lo scorso 11 marzo scorso papa Francesco dal policlinico Gemelli ha approvato il processo di accompagnamento e valutazione della fase attuativa del Sinodo, intitolato ‘Per una Chiesa sinodale. Comunione, partecipazione, missione’, come ha scritto in una lettera il card. Mario Grech, segretario generale del Sinodo dei Vescovi, un itinerario che culminerà in un’Assemblea ecclesiale che si terrà nell’ottobre 2028 in Vaticano e che sarà scandito da alcune precise tappe, con un appuntamento a fine ottobre con il Giubileo delle équipe sinodali e degli organismi di partecipazione.
Riprendendo la nota del documento conclusivo del Sinodo il card. Grech ha evidenziato il carattere processuale del cammino: “Alla luce di queste indicazioni, perciò, la fase attuativa del Sinodo va intesa non come una semplice ‘applicazione’ di direttive provenienti dall’alto, ma piuttosto come un processo di ‘recezione’ degli orientamenti espressi dal Documento finale in maniera adeguata alle culture locali e ai bisogni delle comunità. Al contempo, è necessario procedere insieme come Chiesa tutta, armonizzando la recezione nei diversi contesti ecclesiali. Questo è il motivo del processo di accompagnamento e valutazione, che nulla toglie alla responsabilità di ogni Chiesa”.
Tale percorso permetterà di ‘tastare’ la creatività delle chiese locali: “Il percorso costituirà, inoltre, un’occasione per valutare insieme le scelte effettuate a livello locale e riconoscere i progressi compiuti in termini di sinodalità. Grazie a questo percorso, il Santo Padre potrà ascoltare e confermare gli orientamenti ritenuti validi per la Chiesa tutta. Infine, questo processo costituisce la cornice al cui interno situare le molte e diverse iniziative di attuazione degli orientamenti del Sinodo, in particolare i risultati dei lavori dei Gruppi di Studio e i contributi della Commissione canonistica”.
La lettera è anche un invito ad ampliare il coinvolgimento delle persone: “E’ di fondamentale importanza assicurare che la fase attuativa sia l’occasione per coinvolgere nuovamente le persone che hanno dato il loro contributo e restituire i frutti dell’ascolto di tutte le Chiese e del discernimento dei Pastori nell’Assemblea sinodale: proseguirà così il dialogo già avviato nella fase dell’ascolto… Questo processo offrirà anche alle Diocesi che finora hanno investito meno sul cammino sinodale un’opportunità di recuperare i passi non ancora compiuti e di formare a loro volta équipe sinodali”.
Quindi ecco il calendario delle prossime tappe sinodali fino all’Assemblea sinodale del 2028: “marzo 2025: annuncio del percorso di accompagnamento e valutazione; maggio 2025: pubblicazione del Documento di sostegno per la fase attuativa con le indicazioni per il suo svolgimento; giugno 2025 – dicembre 2026: percorsi di attuazione nelle Chiese locali e loro raggruppamenti; 24-26 ottobre 2025: Giubileo delle équipe sinodali e degli organismi di partecipazione; primo semestre 2027: Assemblee di valutazione nelle Diocesi ed Eparchie; secondo semestre 2027: Assemblee di valutazione nelle Conferenze episcopali nazionali e internazionali, nelle Strutture gerarchiche orientali e in altri raggruppamenti di Chiese; primo semestre 2028: Assemblee continentali di valutazione; giugno 2028: pubblicazione dell’Instrumentum laboris per i lavori dell’Assemblea ecclesiale di ottobre 2028; ottobre 2028: celebrazione dell’Assemblea ecclesiale in Vaticano”.
Infatti in un’intervista a Vatican News a cura di Andrea Tornielli il card. Grech ha spiegato lo scopo del percorso: “L’obiettivo è che l’attuazione non avvenga in modo isolato, come se ogni diocesi o eparchia fosse un’entità a sé stante, ma che si rafforzino i legami tra le Chiese a livello nazionale, regionale e continentale.
Allo stesso tempo, questi momenti di confronto permetteranno un autentico ‘camminare insieme’, offrendo l’opportunità di valutare, in uno spirito di corresponsabilità, le scelte compiute… L’attuazione e la valutazione devono procedere insieme, intrecciandosi in un processo dinamico e condiviso: è proprio questa la cultura del rendiconto evocata dal Documento finale”.
Inoltre ha ricordato il pellegrinaggio sinodale del prossimo ottobre: “Il Giubileo è strettamente associato al pellegrinaggio. La Chiesa sinodale è Chiesa pellegrina, che si rende evidente nel ‘camminare insieme’ del Popolo di Dio verso il compimento del Regno. Il giubileo delle équipe sinodali e degli organi di partecipazione (perché anche queste strutture offrono spazi di vita sinodale nelle Chiese locali) vuol essere il momento celebrativo nel quale questa dimensione sinodale della Chiesa si rende manifesta nel cammino del Popolo di Dio alla tomba di Pietro, raccogliendosi al contempo intorno al Successore di Pietro, principio della comunione di tutti i battezzati, di tutte le Chiese, di tutti i vescovi.
Anche in questo caso, in pellegrinaggio dovrebbe esserci tutta la Chiesa. Abbiamo pensato di convocare le équipe sinodali, perché sono formate da persone che hanno messo il loro tempo e le loro energie a servizio del processo sinodale. Abbiamo chiesto la loro riattivazione perché saranno ‘punta avanzata’ in questo percorso di attuazione”.
Papa Francesco lancia il ‘Family Global Compact’
“Nell’Esortazione apostolica ‘Amoris laetitia’ ho sottolineato che ‘il bene della famiglia è decisivo per il futuro del mondo e della Chiesa’. Con questo convincimento desidero sostenere il Family Global Compact, un programma condiviso di azioni volto a mettere in dialogo la pastorale familiare con i centri di studio e ricerca sulla famiglia presenti nelle Università cattoliche di tutto il mondo. Si tratta di un’iniziativa del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e della Pontificia Accademia per le Scienze Sociali, nata a partire da studi e ricerche sulla rilevanza culturale e antropologica della famiglia e sulle nuove sfide che essa si trova a fronteggiare”.
Domenica delle palme o della Passione: Benedetto colui che viene nel nome del Signore
La Domenica delle palme unisce insieme in trionfo regale di Cristo Gesù, che a Gerusalemme viene accolto dalla folla osannante con rami di ulivo e palme al grido profetico: ‘Benedetto colui che viene, il re d’Israele, nel nome del Signore’ ed il racconto drammatico della passione e morte di Gesù in croce, dopo avere subito un duplice processo: quello religioso, presieduto dal Sommo Sacerdote, e quello politico presieduto dal governatore romano Ponzio Pilato.
Papa Francesco: non disgiungere misericordia e giustizia
Sabato scorso papa Francesco ha inaugurato il 94^ 94º anno giudiziario del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano alla presenza anche del ministro della Giustizia italiano, Carlo Nordio, e del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio italiano, Alfredo Mantovano, affermando che la giustizia è anche una virtù, richiamando all’anelito di giustizia, che non può essere disgiunto alla pace:
A Specchia il seminario ‘Usura fenomeno diffuso, reato sommerso’
La Fondazione ‘Mons. Vito De Grisantis’, organismo della Diocesi di Ugento – S. Maria di Leuca, comunica che oggi venerdì 21 ottobre, dalle ore 16.00, a Specchia, presso l’Ex Convento dei Francescani Neri, sito in via F. M. Perrone, si svolge il seminario dal tema: ‘Usura fenomeno diffuso, reato sommerso’.
L’avv. Bellafiore spiega la nullità matrimoniale nelle coppie seguite dal gruppo ‘buon Pastore’
Domenica 25 settembre nell’arcidiocesi di Palermo prende avvio il percorso pastorale/canonico per le coppie di fedeli divorziati e separati, organizzati dal gruppo diocesano ‘Il buon pastore’ (sezione dell’Ufficio Pastorale familiare, http://www.pastoralefamiliare.arcidiocesi.palermo.it/il-buon-pastore), secondo le indicazioni del capitolo 8 dell’esortazione apostolica ‘Amoris Laetitia’:
“Si tratta di integrare tutti, si deve aiutare ciascuno a trovare il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale, perché si senta oggetto di una misericordia ‘immeritata, incondizionata e gratuita’. Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo! Non mi riferisco solo ai divorziati che vivono una nuova unione, ma a tutti, in qualunque situazione si trovino”.
Partendo da questo assunto abbiamo contattato Sergio Bellafiore, avvocato civilista e patrocinatore canonico nei tribunali ecclesiastici per chiedere quali vizi di nullità ha riscontrato nei matrimoni canonici delle coppie seguite dal gruppo diocesano ‘Il buon Pastore’ di Palermo:
“Le cause di nullità matrimoniale introdotte presso il Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Siculo di Palermo (TEIS) hanno riguardato: l’esclusione della sacramentalità ed, in subordine, dell’indissolubilità del vincolo matrimoniale (can. 1101 §2 del C.D.C.) ; l’esclusione della sola indissolubilità del vincolo; il grave difetto di discrezione di giudizio (can. 1095 n.2 C.D.C.); la mancanza di dispensa nei casi di matrimoni tra consanguinei (can. 1091 C.D.C.), caso quest’ultimo ormai molto raro a verificarsi. Questi i casi e le cause che, quale avvocato canonista con patrocinio ecclesiastico su tutto il territorio italiano, ho personalmente introdotto presso il TEIS”.
E’ stato utile per le cause l’atto istruttorio di collegamento pastorale-canonico, elaborato dal tutor prof. Francesco Trombetta, unico in giurisprudenza?
“Il Motu Proprio di papa Francesco ‘Mitis Judex Dominus Iesus’ (MIDI) prevede, all’art 3 delle regole procedurali per la trattazione, che le diocesi possano costituire strutture stabili per assicurare una consulenza previa ai fedeli. Il Gruppo Pastorale Canonico coordinato, con la guida spirituale del parroco, p. Cesare Rattoballi, dal prof. Francesco Trombetta e dalla moglie Marcella Varia, non solo fornisce alle coppie divorziate e risposate una consulenza giuridica, un percorso pastorale ed il discernimento in foro interno, ma anche un patrocinio canonistico circa la possibilità di introdurre una causa di nullità matrimoniale presso il Tribunale Ecclesiastico competente.
In tal senso il documento ideato e redatto dal prof. Trombetta, giurista, depositato in allegato assieme al libello introduttivo della causa di nullità matrimoniale, è stato certamente utile, perché certifica il percorso pastorale posto in essere dalla coppia nell’ambito di una struttura diocesana presso la parrocchia ‘Annunciazione del Signore’ di Palermo, evidenziando, altresì, un ‘dubbio’ giuridico-canonista circa la validità del matrimonio”.
Quali sono i profili pastorali nel processo di nullità matrimoniale?
“Come ricordato da tutti i provvedimenti e nelle norme canoniche e, da ultimo, nel MIDI, il processo canonico di nullità matrimoniale è un processo volto precipuamente alla cura delle anime dei fedeli ed a riconciliare gli stessi con la Chiesa ed i sacramenti.
Il processo stesso è uno strumento pastorale per verificare la effettiva sacramentalità delle celebrazione e – nel caso si accerti che uno degli elementi giuridici previsti dal diritto canonico per il sacramento del matrimonio non sia presente – dichiarare la nullità del matrimonio stesso per un vizio di nullità o la presenza di un impedimento non dispensato o non dispensabile. In tal modo il processo è finalizzato a riconoscere ai fedeli lo stato di libero e riaccostarli pienamente ai sacramenti, completando un iter pastorale iniziato con il riavvicinamento alla Chiesa ed alle sue strutture pastorali e di consulenza”.
Le coppie seguite dal vostro gruppo scelgono le cause di divorzio o quelle di nullità? Quali sono le loro motivazioni?
“La celebrazione di un matrimonio cd concordatario (dai concordati lateranensi tra Stato Italiano e Chiesa Cattolica, cfr. art. 82 Accordo di Villa Madama, art. 2 Legge n. 218/95 e successive modifiche ed integrazioni Sent. C.A. Perugia n. 11/2015, artt. 796, 797 CPC) comporta la celebrazione di due distinti matrimoni con un unico rito. Dopo la celebrazione, tuttavia, la disciplina giuridica dei due matrimoni celebrati diverge: il matrimonio civile e quello cattolico vengono regolati rispettivamente dal diritto civile dello stato Italiano e dal diritto canonico della Chiesa.
Questo momento di scissione può trovare un nuovo punto di incontro con il procedimento di delibazione (adottato dalla competente Corte d’Appello) con il quale lo Stato Italiano può accogliere la sentenza di nullità matrimoniale esitata dai tribunali ecclesiastici e riconoscere la nullità del matrimonio anche in sede civile, efficace anche per lo Stato Italiano. In tali casi la delibazione ben potrebbe sostituire il divorzio civile che non sarebbe più necessario ( fatte salve le doverose eccezioni).
Molte coppie e molti avvocati civilisti forse non conoscono tale diversa possibilità rispetto al divorzio, per cui il divorzio ( sempre preceduto da una sentenza di separazione coniugale del competente Tribunale civile) è ancora molto praticato ed il gruppo pastorale si occupa in generale di tutte le coppie con problemi familiari, comprese quelle conviventi, ma precipuamente delle coppie divorziate e risposate civilmente”.




























