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A Specchia festa dedicata alla Madonna del Passo

La Parrocchia Presentazione della Vergine Maria e il Comitato Festeggiamenti, con il Patrocinio del Comune di Specchia, in collaborazione con la Pro Loco comunicano che nei giorni: 7 e 8 Settembre prossimi si svolgerà la Festa della Madonna del Passo, un momento importante per la devozione e per la conservazione della cultura locale che unisce la comunità in un’esperienza collettiva, rafforzando il legame tra le persone e il territorio, dove la tradizione e la fede si incontrano in un legame che va oltre il tempo e lo spazio.

Festeggiamenti che quest’anno avranno un significativo valore per tutta la comunità, sarà l’occasione per conoscere la sua più antica immagine, una tavola, dimensioni 25 x 20 cm, raffigurante la Madonna con Bambino benedicente, che secondo l’iconografia bizantina significa: ‘colei che indica la Via’, come scrive lo storico locale, prof. Giovanni Perdicchia. Le analisi stilistiche e scientifiche, insieme al recente restauro, hanno permesso di determinare la sua realizzazione alla fine del ‘500, eleggendola a testimonianza artistica più antica di Specchia. Secondo le ricostruzioni storiche, la tavola era originariamente collocata al centro della nicchia dell’altare maggiore della cripta della Madonna del Passo. Nel corso dell’Ottocento, a seguito di interventi di ristrutturazione e decorazione, l’icona fu rimossa e sostituita da un nuovo dipinto su tela, oggi purtroppo trafugato, che riprendeva la composizione originaria ma con uno stile più aggiornato.

I due giorni di festa  inizieranno alle ore 18.00 di Domenica 7 settembre con l’esibizione della “Zagor Street Band”, che suonerà fino alle ore 20.30 in Piazza del Popolo. Formata nel 2015, la band propone con la propria musica l’innovativo progetto di mescolare il suono tradizione delle band pugliesi con le rumbe balcaniche. Il suono degli ottoni, mixato a quello dei sassofoni e delle percussioni.

Allo stesso modo, dalle ore 18.30, altri momenti di spettacolo per le vie principali del paese, grazie agli Artisti di Strada Puglia, che si concluderanno alle ore 22.00 in Piazza del Popolo.  Dalle ore 20.00 in Piazza del Popolo sarà possibile ammirare l’ “Infiorata” dedicata alla Madonna, grandezza di 5 x 5 metri, con la stessa tecnica del noto evento del Capo di Leuca, grazie alla disponibilità Gruppo Volontari Infiorata Patù e Parrocchia Patù, coordinati da don Carmine Peluso, che, per il terzo anno consecutivo, hanno raccolto l’invito del Comitato organizzatore specchiese. Alle ore 20.30 in Piazza del Popolo, divertimento per i più piccoli con i Transformers Show New Edition, uno spettacolo in esclusiva per il Sud Italia.

Alle ore 21.30 di Domenica 7 Settembre, in Piazza del Popolo, a Specchia, si potrà assistere al Concerto de “I Calanti”, un gruppo di cinque giovani musicisti e due coppie di ballerini quasi tutti appartenenti alla Famiglia Colitti di Ugento, che rinnovano una tradizione musicale di famiglia nella quale la passione per la cultura e le tradizioni popolari del Salento hanno creato questo gruppo, che nel 2018 ha celebrato vent’ anni di attività, sempre con la parola magica che unisce le varie generazioni dei Colitti: “pizzica”.

Nella mattinata dell’8 Settembre, nei pressi della cripta dedicata alla Madonna del Passo, si svolgerà la Fiera – mercato d’istituzione secolare. Fino a quella data, all’esterno del luogo sacro, alle ore 19.00, verrà celebrata la Novena dedicata alla Madonna. Al termine della Santa Messa dell’8 settembre, prenderà avvio la processione, che sarà aperta dal Gruppo “Zzi Banda” di Alezio Bassa Musica, composto da soli 5 elementi.

La processione attraverserà le strade principali di Specchia con i balconi delle abitazioni addobbati con festoni e luci e all’avvio del rito sacro, al quale parteciperanno le autorità civili e militari, sarà possibile assistere ai fuochi pirotecnici della “Fireworks Salento” da Corsano.

Il simulacro sarà accompagnato da varie rappresentanze di associazioni di militari in pensione, in ricordo delle madri e mogli specchiesi che a lei si rivolsero nei momenti particolarmente drammatici della II° Guerra Mondiale, quando le donne, con il cuore colmo di fede, si recavano alla cripta, alcune camminando sulle ginocchia, implorando la Madonna del Passo di far tornare incolumi i figli e i mariti dal terribile conflitto, in quanto, dopo l’8 settembre 1943, a seguito dell’ annuncio dell’armistizio, le truppe naziste occuparono il Nord Italia, considerando nemici anche i militari italiani che non passavano dalla loro parte, diventando, purtroppo, soggetti per rappresaglie e cruenti ritorsioni, con grande spargimento di sangue ne numerose vittime.

Per tutta la giornata dell’8 settembre, anche in  serata in Piazza del Popolo e per la processione, presterà servizio con le sue note musicali il Gran Concerto Bandistico “A. Reino” Città di Veglie, diretto dal Maestro Cosimo Costa.

Nelle due serate dell’evento Piazza del Popolo e le strade circostanti, saranno illuminate dalla Ditta “Luminarie Santoro” da Alessano, mentre l’addobbo della Chiesa Madre sarà curato dalla Ditta “Aventaggiato Addobbi” da Castrignano dei Greci. Sarà possibile acquistare dal Mercatino Artigianale, curato dalle Associazioni: “Crazy Art Group. Informale” e “Artigianato che piace Zarathustra”, inoltre, grazie a “SelfieFun, coloro che raggiungeranno l’evento, avranno la possibilità di fotografarsi gratuitamente per avere un ricordo della festa, mentre i bambini potranno divertirsi nel Piccolo Luna park, collocato in Piazza S. Oronzo e i più grandi il parco dei divertimenti lo troveranno nei pressi dell’Ex Convento dei Francescani Neri.

Solennità del Corpus Domini. prendete e mangiate: questo è il mio corpo!

La solennità del Corpus Domini corona tutte le feste dell’anno liturgico, è un giorno particolare perché il popolo santo di Dio ringrazia Gesù che mantiene la promessa: “Non vi lascerò orfani, prendete e mangiate, questo è il mio corpo, prendete e bevete: questo è il mio sangue; fate questo in memoria di me”. Resta con noi, Gesù, facci dono di te e dacci quel pane che ci nutre per la vita eterna; libera il mondo dal veleno del male, della violenza, dell’odio, della guerra. La processione, che segue la celebrazione della messa, non è la solita processione nella quale si porta in giro una immagine di un Santo o della Croce; oggi nella processione è Gesù, vivo e vero, che attraversa le strade per benedire il suo popolo: piccoli e grandi, ricchi e poveri, deboli e fragili.

Questa festa è stata istituita nell’anno 1264 da papa Urbano IV come festa della Chiesa. Fu celebrata per la prima volta ad Orvieto dove si conserva ancora il corporale intriso di sangue con le tracce del miracolo di Bolsena. La festa di oggi ci pone di fronte Cristo Gesù, unico ed eterno sacerdote sacrificato sull’altare, come cibo e nutrimento dell’anima: ‘Prendete e mangiate. questo è il mio corpo … Questo è il mio sangue’; queste parole risuonano con potenza oggi, solennità del Corpus Domini. Esse ci conducono idealmente nel cenacolo e ci fanno rivivere il clima di quella notte, quando Gesù istituendo l’Eucaristia anticipò quasi il sacrificio della croce, che si sarebbe svolto tra poche ore. 

Con l’espressione: ‘sangue della Nuova Alleanza’ rende manifesto il piano divino: Gesù costituisce un’alleanza con l’uomo basata sulla fedeltà e sull’amore infinito di Cristo, che si è fatto uomo per salvare l’umanità; muore in Croce per sancire l’Alleanza con il prezzo del suo sangue: una morte accettata per amore. L’antica Alleanza, sancita sul monte Sinai con il rito sacrificale di animali, era stata subito violata dal popolo di Dio con la costruzione di un vitello d’oro; quel popolo non si dimostrò mai fedele al patto sancito tra Dio e il suo popolo.

Oggi noi, riuniti attorno all’altare, vogliamo ribadire la nostra fedeltà all’amore di Cristo Gesù, morto in croce e risorto. L‘Eucaristia è il sacramento dell’umano pellegrinaggio; la nostra vita è infatti un cammino verso la grande meta: il cielo. Gesù stesso ci invita oggi a prendere parte con fede e amore a questo convito, consapevoli che siamo deboli, e fragili: ‘Siete stanchi, affaticati, oppressi, venite a me ed io vi ristorerò’; questo è l’invito del Signore. Il nostro camminare insieme a Gesù ha uno scopo ben preciso: raggiungere la propria pienezza. Gesù, tu sei la via che ci conduce al Padre; tu ci guidi nel quotidiano pellegrinaggio.

L’Eucaristia è la fonte e il culmine della nostra vita perché Cristo Gesù si è fatto nutrimento del suo popolo. Quanti ci nutriamo del corpo e sangue di Gesù siamo riuniti dallo Spirito Santo in un solo corpo per formare il popolo santo di Dio. Diceva sant’Agostino: come diversi chicchi di grano formano il pane, e diversi acini di uva formano lo stesso vino, così popoli diversi per cultura, nazionalità, carismi e talenti costituiscono, grazie a Gesù, il popolo santo di Dio. Il Vangelo oggi ci presenta l’episodio della moltiplicazione dei pani; l’Eucaristia è il pane per coloro che sono al buio, che hanno bisogno per nutrirsi: Gesù ebbe compassione del popolo affamato e quando uno offrì cinque pani, sfamò una moltitudine di ben cinque mila persone.

 Consapevoli di essere fragili, deboli, pentiti dai peccati, nutriti di questo pane vivo disceso dal cielo, dimostriamo il nostro amore a Cristo Gesù testimoniando nella città, nel campo del lavoro, nei rapporti sociali l’amore di Dio con una carità vera, autentica, facendo della nostra vita ‘pane spezzato per tutti’. La Madonna ci aiuti ad essere solidali e solleciti verso tutti; questa è la carità di cui ci parla Gesù; questo ci insegna la festa di oggi.

Card. Pizzaballa: Gerusalemme casa di preghiera per tutti i popoli

“Oggi tutta la nostra diocesi, la Chiesa di Gerusalemme, è unita con noi e prega con noi. Da Gaza fino a Nazareth; da Betlemme fino a Jenin. Tutta la Giordania e Cipro pregano con noi e idealmente sono entrati con noi nella città Santa, Gerusalemme. E saluto in particolare voi, cristiani di Gerusalemme, per questo giorno che è dedicato a voi, che è soprattutto vostro, poiché voi siete coloro che qui a Gerusalemme tengono viva la fiamma della fede cristiana, e tenete viva la presenza di Cristo in mezzo a noi”: con queste parole il patriarca di Gerusalemme dei Latini, card. Pierbattista Pizzaballa, ha aperto la processione della Domenica delle Palme, che introduce alla Settimana Santa, a Gerusalemme.

Anche se ha sottolineato che questo momento è molto difficile, ha rivolto l’invito a non perdere la speranza: “Ma non possiamo e non vogliamo fermarci solo a dire quanto duri siano questi tempi. Oggi dobbiamo ricordarci di altro, di ciò che più conta. Noi siamo qui oggi, cristiani locali e pellegrini, tutti insieme, per dire con forza che non abbiamo paura. Siamo i figli della luce e della risurrezione, della vita. Noi speriamo e crediamo nell’amore che vince su tutto.

Stiamo per entrare nella settimana di passione. Vivremo negli stessi Luoghi in cui sono accaduti, i momenti della passione di Gesù. E unendoci a lui, ci uniremo anche a tutti coloro che oggi vivono qui in mezzo a noi e nel mondo la loro passione”.

Però la Passione apre alla Resurrezione: “Ma noi sappiamo anche che la Passione di Gesù non è l’ultima parola di Dio sul mondo. Il Risorto è la Sua ultima parola, e noi siamo qui per dire e riaffermarla ancora. Noi lo abbiamo incontrato. E siamo qui per gridarlo, con forza, con fiducia, e con tutto l’amore possibile, che nessuno potrà mai estinguere. Nessuno ci separerà dall’amore per Gesù. E lo vogliamo testimoniare innanzitutto con l’unità tra noi, amandoci e sostenendoci gli uni gli altri, perdonandoci a vicenda”. 

In questa Domenica delle Palme il patriarca di Gerusalemme ha invitato a ‘deporre ai piedi di Gesù’ tutte le preoccupazioni e le angosce: “Al suo passaggio, le folle stesero i propri mantelli ai piedi di Gesù e lo accolsero con quei pochi rami di ulivo e palme che riuscirono a trovare.

Poniamo anche noi di fronte al nostro Messia quel poco che abbiamo, le nostre preghiere, il nostro pianto, la nostra sete di Lui e della Sua parola di consolazione. E qui, oggi, nonostante tutto, alle porte della Sua e nostra città, ancora una volta dichiariamo di volerlo accogliere davvero come nostro Re e Messia, e di seguirlo nel Suo cammino verso il Suo trono, la croce, che non è simbolo di morte, ma di amore”.

E’ stato un invito a non avere paura di chi fomenta le ostilità: “Non dobbiamo avere paura di quanti vogliono dividere, di quanti vogliono escludere o vogliono impossessarsi dell’anima di questa Città Santa, perché da sempre e per sempre Gerusalemme resterà casa di preghiera per tutti i popoli, e nessuno la potrà possedere.

Come continuo a ripetere, noi apparteniamo a questa città e nessuno ci può separare dal nostro amore alla Città Santa, così come nessuno ci può separare dall’amore di Cristo. Chi appartiene a Gesù continuerà sempre ad essere tra coloro che costruiscono e non che abbattono, che sanno rispondere all’odio con l’amore e l’unità, e al rifiuto oppongono accoglienza”.

Quindi ‘non avere paura’ significa ribadire la propria vocazione nella costruzione della speranza: “Perché Gerusalemme è il luogo della morte e risurrezione di Cristo, il luogo della riconciliazione, di un amore che salva e che supera i confini di dolore e di morte. E questa è la nostra vocazione oggi: costruire, unire, abbattere barriere, sperare contro ogni speranza. Questa è e resta la nostra forza e questa sarà sempre la nostra testimonianza, nonostante i nostri tanti limiti.

Non scoraggiamoci, dunque. Non perdiamoci d’animo. Non perdiamo la speranza. E non abbiamo paura, ma alziamo lo sguardo con fiducia e rinnoviamo ancora una volta il nostro impegno sincero e concreto di pace e di unità, con salda fiducia nella potenza dell’amore di Cristo!”    

Mentre nell’omelia della celebrazione eucaristica ha sottolineato il compimento dell’attesa nelle sacre Scritture: “Il puledro su cui Gesù sale, inoltre, offre un riferimento evidente alla profezia di Zaccaria, che racconta della fine dell’attesa di questo mite re di pace, che infine giunge, seduto proprio su un puledro d’asina.

Le attese del popolo, tuttavia, si concentravano soprattutto sulle profezie che annunciavano un Messia trionfante, vincitore, forte. La profezia di un re Messia che cavalca un puledro, invece, era una profezia scomoda, lontana dai criteri di attesa del popolo.

Il puledro che Gesù manda a slegare, nessuno mai era ancora salito. La storia non aveva mai ancora visto la venuta di un re capace di pagare con la propria vita il prezzo della pace del suo popolo. Ora tutto questo accade, e una folla di poveri esulta”.

Ecco la profezia che si realizza in Gesù: “Ma anche nel momento in cui il Signore vuole entrare nella vita del suo popolo, e portarvi la salvezza, c’è sempre qualcosa che tenta di impedirlo: i farisei, di fronte a tutto questo entusiasmo, chiedono a Gesù di far tacere i suoi discepoli…  

L’uomo potrà sempre accoglierla o rifiutarla, ma Gesù prosegue con la sua missione di salvezza: la profezia è slegata e quel puledro, su cui nessuno era ancora salito, ha finalmente trovato il re capace di cavalcarlo”.

(Foto: Custodia di Terra Santa)

Nella solennità del Corpus Domini l’VIII edizione dell’infiorata di Patù

La parrocchia San Michele Arcangelo comunica che sabato 10 giugno e domenica 11 giugno in via Principe di Napoli a Patù, per una lunghezza di circa 247 metri, sarà possibile ammirare la VIII edizione dell’ ‘Infiorata’.

A Messa senza green pass

Nella scorsa settimana, dopo qualche inutile polemica estiva, la Cei ha inviato una lettera ai vescovi, in vista della programmazione delle attività, avvertendo che non ci sarà la necessità di una richiesta del green pass per le celebrazioni eucaristiche, le processioni e le attività all’aperto; però la certificazione anti-Covid servirà per attività che le parrocchie promuovono: dagli incontri al chiuso alle iniziative sportive, dagli spettacoli al bar dell’oratorio.

Nella Chiesa del Sacro Cuore di Tolentino la tovaglia della Passione

Durante la Settimana Santa a Tolentino ha luogo la ‘tradizionale’ processione del Venerdì Santo, con la statua lignea del Cristo ‘morto’ e la statua della ‘Madonna Addolorata’ con la partecipazione delle confraternite cittadine e dell’Arci Confraternita del ‘Sacro Cuore di Gesù’, detta dei ‘Sacconi’ per le vesti di rozzo tessuto che i ‘confratelli incappucciati’, ancora oggi, indossano nella ‘Processione del Venerdì Santo’, la cui omonima chiesa è stata restaurata dopo il terremoto del 2016 dal governo ungherese e riaperta al Culto il 9 dicembre 2017.

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