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Papa Leone XIV: il battesimo è la porta del cielo

“Il mio pensiero si rivolge a quanto sta accadendo in questi giorni in Medio Oriente, in particolare in Iran e in Siria, dove persistenti tensioni stanno provocando la morte di molte persone. Auspico e prego che si coltivi con pazienza il dialogo e la pace, perseguendo il bene comune dell’intera società. In Ucraina nuovi attacchi, particolarmente gravi, indirizzati soprattutto a infrastrutture energetiche, proprio mentre il freddo si fa più duro, colpiscono pesantemente la popolazione civile. Prego per chi soffre e rinnovo l’appello a cessare le violenze e a intensificare gli sforzi per arrivare alla pace”: al termine della recita dell’Angelus della domenica del battesimo di Gesù papa Leone XIV ha invitato a pregare per la pace in Medio Oriente, soprattutto per Siria ed Iran, e per la popolazione ucraina.

Ed ha riferito che ha battezzato alcuni neonati dei dipendenti della Santa Sede, estendendo la sua benedizione a tutti i bambini: “Ora vorrei estendere la mia benedizione a tutti i bambini che hanno ricevuto o riceveranno il Battesimo in questi giorni, a Roma e nel mondo intero, affidandoli alla materna protezione della Vergine Maria. In modo particolare prego per i bimbi nati in condizioni più difficili, sia di salute sia per i pericoli esterni. La grazia del Battesimo, che li unisce al mistero pasquale di Cristo, agisca efficacemente in loro e nei loro familiari”.

Prima della recita dell’Angelus il papa ha sottolineato il motivo per cui Dio si è fatto uomo: “Carissimi, Dio non guarda il mondo da lontano, senza toccare la nostra vita, i nostri mali e le nostre attese! Egli viene in mezzo a noi con la sapienza del suo Verbo fatto carne, coinvolgendoci in un sorprendente progetto d’amore per l’intera umanità”.

Il battesimo di Gesù mostra la misericordia di Dio: “Sì, nella sua santità il Signore si fa battezzare come tutti i peccatori, per rivelare l’infinita misericordia di Dio. Il Figlio Unigenito, nel quale siamo fratelli e sorelle, viene infatti per servire e non per dominare, per salvare e non per condannare. Egli è il Cristo redentore: prende su di sé quello che è nostro, compreso il peccato, e ci dona quello che è suo, cioè la grazia di una vita nuova ed eterna”.

E’ stato un invito a ricordare il giorno del proprio battesimo: “Il sacramento del Battesimo realizza quest’evento in ogni tempo e in ogni luogo, introducendo ciascuno di noi nella Chiesa, che è il popolo di Dio, formato da uomini e donne di ogni nazione e cultura, rigenerati dal suo Spirito. Dedichiamo allora questo giorno a fare memoria del grande dono ricevuto, impegnandoci a testimoniarlo con gioia e con coerenza…

Il primo dei Sacramenti è un segno sacro, che ci accompagna per sempre. Nelle ore buie, il Battesimo è luce; nei conflitti della vita, il Battesimo è riconciliazione; nell’ora della morte, il Battesimo è porta del cielo”.

Anche nell’omelia per la festa del battesimo di Gesù il papa ha sottolineato che il battesimo trasforma in ‘creature’ nuove: “I figli, che ora tenete in braccio, sono trasformati in creature nuove. Come da voi genitori hanno ricevuto la vita, così ora ricevono il senso per viverla: la fede. Quando sappiamo che un bene è essenziale, subito lo cerchiamo per coloro che amiamo. Chi di noi, infatti, lascerebbe i neonati senza vestiti o senza nutrimento, nell’attesa che scelgano da grandi come vestirsi e che cosa mangiare? Carissimi, se il cibo e il vestito sono necessari per vivere, la fede è più che necessaria, perché con Dio la vita trova salvezza”.

Nella breve  omelia il papa ha detto che il battesimo ci fa partecipe della Chiesa: “Il suo amore provvidente si manifesta in terra attraverso di voi, mamme e papà che chiedete la fede per i vostri figli. Certo, verrà il giorno in cui diventeranno pesanti da tenere in braccio; e verrà anche il giorno in cui saranno loro a sostenere voi. Il Battesimo, che ci unisce nell’unica famiglia della Chiesa, santifichi in ogni tempo tutte le vostre famiglie, donando forza e costanza all’affetto che vi unisce”.

Ed i gesti battesimali sono testimonianza della bellezza della vita nella Chiesa: “I gesti che tra poco compiremo ne sono bellissime testimonianze: l’acqua del fonte è il lavacro nello Spirito, che purifica da ogni peccato; la veste bianca è l’abito nuovo, che Dio Padre ci dona per l’eterna festa del suo Regno; la candela accesa al cero pasquale è la luce di Cristo risorto, che illumina il nostro cammino. Vi auguro di continuarlo con gioia lungo l’anno appena iniziato e per tutta la vita, certi che il Signore accompagnerà sempre i vostri passi”.

(Foto: Santa Sede)

Mons. Claudio Giuliodori: Università Cattolica porta per l’educazione

“Quello che stiamo compiendo è un gesto molto significativo per ciascuno di noi e per la comunità dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Abbiamo accolto l’invito, formulato nella Bolla di indizione, a vivere il Giubileo come occasione di conversione e di rinnovamento sia a livello personale sia come comunità accademica”: queste sono le parole iniziali dell’omelia di mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica, pronunciate  nella celebrazione eucaristica a san Pietro al termine del pellegrinaggio della comunità accademica, nei giorni del Giubileo del mondo educativo.

Nell’omelia il presule si è soffermato sul concetto di porta nella sua valenza simbolica e spirituale: “Con questo Spirito ci siamo messi anche noi in cammino come pellegrini di speranza e abbiamo attraversato la Porta Santa nella consapevolezza che c’è ‘bisogno anche di momenti forti per nutrire e irrobustire la speranza, insostituibile compagna che fa intravedere la meta: l’incontro con il Signore Gesù’. Viviamo questo evento di grazia con il vigore che ci infonde san Paolo, disposto addirittura ad essere separato da Cristo (anàtema) pur di vedere i fratelli di sangue ebrei entrare per la porta della salvezza”.

Ed attraversare la Porta acquista diversi significati: “Quello di attraversare la Porta Santa è un gesto semplice ma è carico di grandi significati se pensiamo che è il segno dell’incontro con la persona stessa di Gesù che si prende cura delle sue pecore…

Questo gesto ci ricorda che attraversando l’unica porta che conduce alla verità e alla pienezza della vita in Cristo, possiamo dare senso compiuto a tutte le porte che ogni giorno attraversiamo nella nostra vita, sapendo scegliere quelle strette della carità e del servizio. In esse possiamo riconoscere i tanti passaggi che nel percorso della nostra vita e nell’esperienza di ogni giorno ci fanno sperimentare la fatica e la bellezza di dimorare in Dio. Sono infatti molte le porte che siamo chiamati ad attraversare ogni giorno con il Signore”.

Eppoi c’è la ‘porta del cuore’, che conduce ad avere ‘gli stessi sentimenti’ di Gesù : “C’è la porta del cuore che ci consente di aprire il nostro intimo al Signore e di sviluppare quei sentimenti che ci fanno gustare la bellezza di stare con il Signore e di abitare il mistero del suo amore… Sono sentimenti che nascono da una profonda conversione del cuore e si traducono in atteggiamenti concreti e profetici come quelli ampiamente descritti dall’apostolo delle genti nella lettera ai Romani…

Quanto è difficile vivere con questi sentimenti in una società segnata dall’individualismo e dall’egoismo! Per questo abbiamo bisogno di una continua conversione, di un permanente stile giubilare ricordandoci delle parole del Signore che risuonano nell’Apocalisse: Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”.

Un’altra porta è quella degli affetti: “C’è poi la porta degli affetti e dei legami attraverso cui si esprime il senso profondo della nostra esistenza. Molteplici e diversi sono le relazioni che danno forma alla nostra vita: da quelli più profondi maturati nella realtà familiare a quelli più diversi che si manifestano nelle amicizie fino ai tanti rapporti sociali che ci vedono impegnati nella costruzione del bene comune”.

Quindi porte in cui ognuno è chiamato a passare: “Porte esistenziali che attraversiamo ogni giorno, cariche di aspettative e speranze ma segnate anche da delusioni, amarezze e sofferenze. Siamo qui per ripensare anche alla bellezza e alla fatica di tenere le porte aperte anche di fronte alla tentazione di chiuderle. Essere pellegrini di speranza significa, da una parte, aprire sempre con coraggio e decisione la porta al bene e, dall’altra, di chiuderla con fermezza al male secondo il monito dell’Angelo alla Chiesa di Filadelfia”.

Poi la riflessione omilitica si è soffermata sulla porta universitaria: “In terzo luogo, per noi oggi è utile anche riflettere sulla porta dell’Ateneo. E’ l’ambiente dove il Signore ci ha chiamato concretamente a fare esperienza del suo amore e del suo disegno di salvezza, ciascuno secondo il proprio ruolo, professori, studenti e personale tecnico-amministrativo. E’ bello ritrovarci qui assieme dopo aver attraversato la Porta Santa e aver ascoltato il successore di Pietro nel contesto del Giubileo del mondo dell’educazione, mentre celebriamo il 60° della Dichiarazione conciliare Gravissimum educationis”.

Questa porta ‘universitaria’ è molto importante per la ricerca della verità: “Molte porte si sono aperte per la nostra Università, in oltre cento anni di storia, grazie alla fede, all’intelligenza e alla passione di tutti coloro che, a partire dai nostri fondatori, p. Agostino Gemelli e la beata Armida Barelli, fino ai nostri giorni, hanno tenuta spalancata con fede e coraggio la porta di Cristo sulla ricerca costante della verità, sul servizio allo sviluppo sociale nei diversi campi del sapere e dell’agire umano, sulla sfida educativa per dare in ogni stagione alle nuove generazione gli strumenti utili  per essere protagonisti di una società più giusta, accogliente e pacifica”.

Ed ha ricordato il fondamentale documento del Concilio Vaticano II sull’educazione alla luce della lettera apostolica ‘Disegnare nuove mappe di speranza’ di papa Leone XIV: “Oggi qui, sulla Cattedra di San Pietro, rinvigoriamo la nostra speranza e rinnoviamo il nostro impegno per rendere l’Ateneo dei cattolici italiani uno strumento sapiente ed efficace per la missione della Chiesa nel nostro tempo. Facciamo nostro lo Spirito e lo stile indicato da papa Leone nella lettera apostolica per il 60° della ‘Gravissimum Educationis’… Perché questo si realizzi abbiamo bisogno di essere continuamente e profondamente risanati, come evidenziato anche nel Vangelo odierno”.

Questo è lo ‘sguardo nuovo’ necessario: “Gesù smaschera l’ipocrisia dei Farisei, ma soprattutto vuole ricordare a tutti i credenti che abbiamo bisogno della sua grazia per essere guariti. E nel campo della formazione accademica serve una grazia speciale… Per avere una visione così ampia dobbiamo alzare lo sguardo, cambiare il nostro punto di vista, assumere un’altra prospettiva, operazione che solo la fede può consentire”.

Infine un invito a non ‘perdere di vista’ la porta fondamentale per generare le ‘mappe’ della speranza: “C’è, infine, un’ultima porta, la più importante che non dobbiamo mai perdere di vista; è quella del Cielo, da cui le cose si vedono in modo diverso e sempre nuovo… Non stanchiamoci allora di attraversare con Cristo le tante porte dell’esistenza lasciandoci illuminare dalla luce che già filtra dalla porta ultima e definitiva. E mentre come veri pellegrini alziamo gli occhi al cielo lavoriamo insieme, intensamente e in modo creativo, per tracciare ogni giorno quelle ‘mappe di speranza’ indicate da papa Leone”.

(Foto: Università Cattolica del Sacro Cuore)

XXI domenica del Tempo Ordinario: la porta stretta è la vera porta della salvezza!

Dio vuole tutti salvi; due sono le porte: una larga, l’altra stretta; ci si salva attraverso la porta stretta. A Gesù era stata posta una domanda: ‘Signore, sono pochi quelli che si salvano?’ Gesù non soddisfa la curiosità ma risponde sul ‘come ci si salva’. Gesù colloca la risposta sul piano della responsabilità: non è questione di numero,  nè il Regno di Dio è a numero chiuso. E’ necessario attraversare la porta giusta. Si entra solo attraverso la porta stretta. E’ detta stretta perché ha delle esigenze specifiche: l’amore è esigente e richiede sempre impegno, sforzo, perseveranza.

Le statistiche non servono a nulla, è necessario decidersi ed imboccare la via idonea con  fede vera e amore verso Dio e il prossimo perché Dio è amore. Il Signore ci riconosce come suoi non per titoli acquisiti ma solo per la nostra vita umile di fede che si traduce in  opere di amore verso Dio e il prossimo. Questa scelta non è la più comoda per l’uomo spesso superbo, egoista ed orgoglioso. Da qui le parole del Vangelo: il Padrone di casa, chiusa la porta stretta, a quanti bussano mostrando titoli, raccomandazioni ed altro dirà: andate, non vi riconosco.

Davanti a Dio non ci sarà ricco o povero, ebreo o pagano, ignorante o dotto ma c’è l’uomo, creato ad immagine di Dio per il quale Cristo Gesù è morto in croce. La salvezza è dono di Dio e ci si affida a Lui con umiltà e mansuetudine; con la consapevolezza della propria indegnità e con la fiducia nell’opera salvifica di Gesù. Fede e Amore concreto sono le uniche armi di difesa che ci permettono di attraversare la porta stretta.

Il Padre ci riconoscerà come suoi dalla comunione viva con Gesù, che alimenta ogni giorno la nostra fede, rafforza la carità, ravviva la speranza. La Madonna disse subito il suo ‘sì’ all’Angelo; gli Apostoli lasciarono subito tutto e lo seguirono: Seguire Cristo Gesù, essere dei suoi significa dire il nostro “sì” fermo e costante a Dio e vivere da veri figli di Dio. E’ necessario non farsi illusioni: ciò che immette nella strada della salvezza è la nostra decisione personale, sorretta dalla grazia di Dio.

Due sono le vie, due sono le strade, due sono le porte: alla via della ‘vita’ appartiene la fede e l’amore verso Dio e i fratelli: cioè osservare i comandamenti di Dio e il discorso della montagna. Alla via della morte appartiene tutto il resto, anche la nostra libertà trasformata in libertinaggio: violenza, ipocrisia, odio, vendetta, lussuria e ogni maldicenza. La via stretta all’inizio appare stretta ma, con la grazia del cielo, presto diventa via regia, via sicura che dà senso e gioia a tutta la vita.

La via larga appare bella all’inizio ma presto finisce con l’essere un vero vicolo cieco e diventa amara: esempio per tutti vale quello di Giuda che andò ad impiccarsi.  Nel regno di Dio non esistono Santi musoni, tristi o angosciati: l’amico di Dio scopre sempre di essere nella via della bontà, della giustizia e dell’amore. Nella via stretta si è confortati dalla grazia di Dio, alimentati dall’Eucaristia (vero pane di vita vera), dall’amore di Dio che non viene mai meno.

Ci aiuti e ci sostenga sempre l’intercessione della Vergine Maria, madre di Gesù e nostra, ad attraversare la ‘porta stretta’ e a vivere  con fede profonda e amore sincero. Vergine Immacolata, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi. Maria, tu sei passata per la porta stretta, che è Gesù; lo hai accolto con tutto il cuore e lo hai seguito sino al sacrificio della morte in croce per noi e Gesù ci ha consegnato a te,  Maria, sua madre, come madre nostra. Allora: oculos tuos ad nos converte!

(Foto: Movimento Apostolico)

Santità, canonizzazioni, culto dei santi; e non solo per Carlo Acutis

Chi santifica è lo Spirito Santo mentre il papa canonizza ossia riconosce canonicamente la santità di un determinato cristiano così da essere venerato pubblicamente. L’inizio del processo di canonizzazione è una decisione umana/ecclesiale in cui vi sono diverse motivazioni e scopi non sempre raggiunti.

Alcune comunità religiose sperano che dalla beatificazione e poi canonizzazione dei fondatori ne derivi una crescita vocazionale, esito che pure ad una valutazione veloce sembra rimanere frustrato. Così che possa determinare una vitalità ecclesiale: diocesi che investono energie non solo economiche per canonizzare un fedele e nel frattempo si estinguono.

Quindi riconoscere modelli di santità e non altri è una scelta ecclesiale, o almeno così dovrebbe essere perché purtroppo a volte è di gruppi autoreferenziali e con finalità non sempre le più encomiabili.

Attualmente l’espressione santi della porta accanto sta creando problemi dovuto al fraintendimento tra chiamata universale alla santità  (Lumen Gentium n. 5) – che papa Francesco ha denominato santi della porta accanto non canonizzabili (Gaudete et exultate, n. 6-9) – e santità canonizzabile che richiede le virtù eroiche (Gaudete et exultate, n. 5).

Un intervento chiarificatore in cui si riafferma che la santità canonizzabile comporta non un ordinario esercizio ma l’eroicità delle virtù che deve emergere dalla vita e non dagli scritti – da giovani, negli scritti siamo tutti santi e mistici – è riporto nel sito stesso del Dicastero per i santi: Padre-Maurizio-FAGGIONI—Santita-canonizzabile.pdf. E naturalmente gli scritti vanno raccolti tutti in modo scientifico e valutati nell’insieme, non per singoli brani.

Poi c’è da distinguere la santità certificata dalla Chiesa mediante un iter perfezionato nei secoli e l’uso che si fa del culto dei santi o come si manifesta. Se in certi periodi storici lo smembramento dei resti mortali era diffuso oggi suscita perplessità. E la canonizzazione di un determinato cristiano non significa consacrarne gli scritti e il pensiero neppure le azioni che sono pur sempre condizionate dal periodo storico.

San Francesco d’Assisi andava a Messa per vedere l’Eucarestia e poche volte per comunicarsi; secoli dopo san Pio X incoraggiava la comunione quotidiana. Questo mostra che nessun santo esaurisce e ha in sé tutti i carismi; anche in questo vale quanto espresse Hans Urs von Balthasar ossia che la verità è sinfonica.

Quindi anche circa le canonizzazioni nonché il culto dei santi ci vuole nei fedeli e nei pastori sapienza per distinguere onde non confondere; e a volte anche qualche indicazione delle competenti autorità per dire che per certi possibili candidati non è il caso non solo di procedere ma neppure d’iniziare.

(Tratto da Il Cattolico)

A Rondine Cittadella della Pace la Cappellina del borgo, Chiesa giubilare nel segno dell’accoglienza e della fratellanza

L’ultima porta del Giubileo non si apre, si spalanca di scatto sul mondo. “Quando siamo arrivati in questa chiesa era crollato il tetto e si vedeva il cielo” racconta Franco Vaccari, il presidente di Rondine. Giovedì sera quella navata semplice della Cittadella ha raccolto oltre cento persone, tutte le autorità dal Questore al Prefetto al Consiglio regionale e la Provincia, fino ai vertici delle forze dell’ordine, e ben quattro religioni.

‘Non disperate della misericordia di Allah! In verità, Allah perdona tutti i peccati’: è l’unico Rito giubilare che si apre con un versetto del Corano, a leggerlo è Hamza, bosniaco, laureato in teologia islamica e uno degli studenti di Rondine. Il Rito infatti è stato introdotto da una premessa laica, nell’insegna dell’inclusività, dando voce alle diverse scritture religiose. E nella direzione della speranza portano il loro contributo a ruota Noam per il mondo ebraico, Djordje dalla Bosnia per i cristiano ortodossi, Bernadette dal Mali per i cattolici. Davanti al vescovo Andrea Migliavacca, che prima ascolta i contributi di tutti, poi fa scorrere il tavolo di pietra, che scivolando sui binari diventa un altare.

Rondine è l’ultimo dei luoghi giubilari ad aprire l’Anno Santo: ‘E’ stata la grande scommessa del Vescovo e noi lo ringraziamo di cuore’ ripete Vaccari. La scommessa di una sede giubilare nella quale si incrociano storie e spiritualità diverse. E che trovano in quella chiesa un punto di riferimento. La Chiesa giubilare è la Cappellina a fianco ma la folla si raccoglie nella chiesa. Intorno al ‘tavolo del nemico’, il luogo fisico dove palestinesi e israeliani, russi e ucraini si scoprono amici, che diventa una mensa comune.

Religioni diverse, lo stesso afflato alla spiritualità: nel rito tanti momenti portano all’abbraccio, alla stretta di mano, alla preghiera per il papa ma anche per i patriarchi e i vertici delle varie fedi. Davanti ai rappresentanti della Verna e di Camaldoli. Da La Verna un frate porta la Lampada del Giubileo, custodita fino a quel momento nella Cappella delle Reliquie del Santuario. Una cesta bianca raccoglie le letture, le poesie e le testimonianze dei ragazzi, minuti di silenzio consentono a tutti di pregare secondo la propria tradizione.

‘Abbiamo anche noi cristiani un messaggio da portare al mondo di oggi’ riparte il Vescovo Andrea Migliavacca. Domanda e risponde, mette al centro il messaggio della speranza e della fraternità, sulla linea del Giubileo e sulla linea di quell’ultima Porta santa aperta nella diocesi: ‘Devo sparare

alla persona che ho abbracciato ieri?’. Adelina è kosovara, legge una poesia elaborata insieme agli altri ragazzi, si stringe al colore di quella felpa che accomuna chiunque arrivi dai quattro angoli del mondo. Ora l’ultima porta è aperta, Rondine aspetta quanti vorranno attraversarla, per scoprire o per pregare nelle religioni più diverse.

(Foto: Rondine – Cittadella della Pace)

Papa Francesco ribadisce la necessità della pace

Questa notte si è rinnovato il mistero che non cessa di stupirci e di commuoverci: la Vergine Maria ha dato alla luce Gesù, il Figlio di Dio, lo ha avvolto in fasce e lo ha deposto in una mangiatoia. Così lo hanno trovato i pastori di Betlemme, pieni di gioia, mentre gli angeli cantavano: ‘Gloria a Dio e pace agli uomini’. Pace agli uomini”: nella benedizione natalizia ‘Urbi et Orbi’ papa Francesco ha di nuovo sottolineato la necessità di riconciliazione e di pace, dopo aver aperto, ieri, la Porta santa.

Lo ha fatto ribadendo la necessità del perdono, che si rinnova grazie alla nascita di Gesù: “Sì, questo avvenimento, accaduto più di duemila anni fa, si rinnova per opera dello Spirito Santo, lo stesso Spirito d’Amore e di Vita che fecondò il grembo di Maria e dalla sua carne umana formò Gesù. E così oggi, nel travaglio di questo nostro tempo, si incarna nuovamente e realmente la Parola eterna di salvezza, che dice ad ogni uomo e ogni donna, che dice al mondo intero (questo è il messaggio): ‘Io ti amo, io ti perdono, ritorna a me, la porta del mio cuore è aperta per te!’

Sorelle, fratelli, la porta del cuore di Dio è sempre aperta, ritorniamo a Lui! Ritorniamo al cuore che ci ama e ci perdona! Lasciamoci perdonare da Lui, lasciamoci riconciliare con Lui! Dio perdona sempre! Dio perdona tutto. Lasciamoci perdonare da Lui”.

L’appello è stato quello di non avere paura, quello stesso che ad inizio pontificato ‘gridò’ san Giovanni Paolo II: “Questo significa la Porta Santa del Giubileo, che ieri sera ho aperto qui a San Pietro: rappresenta Gesù, Porta di salvezza aperta per tutti. Gesù è la Porta; è la Porta che il Padre misericordioso ha aperto in mezzo al mondo, in mezzo alla storia, perché tutti possiamo ritornare a Lui. Tutti siamo come pecore smarrite e abbiamo bisogno di un Pastore e di una Porta per ritornare alla casa del Padre. Gesù è il Pastore, Gesù è la Porta. Fratelli, sorelle, non abbiate paura!”

E’ stato un invito a ‘lasciarsi’ riconciliare: “La Porta è aperta, la Porta è spalancata! Non è necessario bussare alla Porta. E’ aperta. Venite! Lasciamoci riconciliare con Dio, e allora saremo riconciliati con noi stessi e potremo riconciliarci tra di noi, anche con i nostri nemici. La misericordia di Dio può tutto, scioglie ogni nodo, abbatte ogni muro di divisione, la misericordia di Dio dissolve l’odio e lo spirito di vendetta. Venite! Gesù è la Porta della pace”.

Chiaramente è stato invito alla pace: “Spesso noi ci fermiamo solo sulla soglia; non abbiamo il coraggio di oltrepassarla, perché ci mette in discussione. Entrare per la Porta richiede il sacrificio di fare un passo (piccolo sacrificio; fare un passo per una cosa così grande), richiede di lasciarsi alle spalle contese e divisioni, per abbandonarsi alle braccia aperte del Bambino che è il Principe della pace. In questo Natale, inizio dell’Anno giubilare, invito ogni persona, ogni popolo e nazione ad avere il coraggio di varcare la Porta, a farsi pellegrini di speranza, a far tacere le armi e a superare le divisioni!”

Ed ha chiesto pace per quei luoghi martoriati dall guerra: “Tacciano le armi nella martoriata Ucraina! Si abbia l’audacia di aprire la porta al negoziato e a gesti di dialogo e d’incontro, per arrivare a una pace giusta e duratura. Tacciano le armi in Medio Oriente! Con gli occhi fissi sulla culla di Betlemme, rivolgo il pensiero alle comunità cristiane in Palestina e in Israele, e in particolare alla cara comunità di Gaza, dove la situazione umanitaria è gravissima”.

Dopo le inutili polemiche dei giorni scorsi papa Francesco ha ribadito la linea del Vaticano per la pace in Medio Oriente, ricordando anche la ‘dimenticata’ Libia: “Cessi il fuoco, si liberino gli ostaggi e si aiuti la popolazione stremata dalla fame e dalla guerra. Sono vicino anche alla comunità cristiana in Libano, soprattutto al sud, e a quella di Siria, in questo momento così delicato. Si aprano le porte del dialogo e della pace in tutta la regione, lacerata dal conflitto. E voglio ricordare qui anche il popolo libico, incoraggiando a cercare soluzioni che consentano la riconciliazione nazionale”.

Ed ha chiesto pace nel continente africano, sempre più terra depredata: “Possa la nascita del Salvatore portare un tempo di speranza alle famiglie di migliaia di bambini che stanno morendo per un’epidemia di morbillo nella Repubblica Democratica del Congo, come pure alle popolazioni dell’Est di quel Paese e a quelle del Burkina Faso, del Mali, del Niger e del Mozambico. La crisi umanitaria che le colpisce è causata principalmente dai conflitti armati e dalla piaga del terrorismo ed è aggravata dagli effetti devastanti del cambiamento climatico, che provocano la perdita di vite umane e lo sfollamento di milioni di persone.

Penso pure alle popolazioni dei Paesi del Corno d’Africa per le quali imploro i doni della pace, della concordia e della fratellanza. Il Figlio dell’Altissimo sostenga l’impegno della comunità internazionale nel favorire l’accesso agli aiuti umanitari per la popolazione civile del Sudan e nell’avviare nuovi negoziati in vista di un cessate-il-fuoco”.

Ha chiesto che si arrivi a soluzione di pace e di giustizia anche nel Myanmar e nell’America centrale: “L’annuncio del Natale rechi conforto agli abitanti del Myanmar, che, a causa dei continui scontri armati, patiscono gravi sofferenze e sono costretti a fuggire dalle proprie case. Il Bambino Gesù ispiri le autorità politiche e tutte le persone di buona volontà nel continente americano, affinché si trovino al più presto soluzioni efficaci nella verità e nella giustizia, per promuovere l’armonia sociale, in particolare penso ad Haiti, in Venezuela, Colombia e Nicaragua, e ci si adoperi, specialmente in quest’Anno giubilare, per edificare il bene comune e riscoprire la dignità di ogni persona, superando le divisioni politiche”.

Ha auspicato che il Giubileo possa essere occasione per abbattere i troppi muri ancora esistenti: “Il Giubileo sia l’occasione per abbattere tutti i muri di separazione: quelli ideologici, che tante volte segnano la vita politica, e anche quelli fisici, come la divisione che interessa da ormai 50 anni l’isola di Cipro e che ne ha lacerato il tessuto umano e sociale. Auspico che si possa giungere a una soluzione condivisa, una soluzione che ponga fine alla divisione nel pieno rispetto dei diritti e della dignità di tutte le comunità cipriote”.

Quindi ha ribadito la sacralità della vita con un pensiero ai bambini: “Gesù, il Verbo eterno di Dio fatto uomo, è la Porta spalancata; è la Porta spalancata che siamo invitati ad attraversare per riscoprire il senso della nostra esistenza e la sacralità di ogni vita (ogni vita è sacra), e per recuperare i valori fondanti della famiglia umana. Egli ci attende sulla soglia.

Attende ciascuno di noi, specialmente i più fragili: attende i bambini, tutti i bambini che soffrono per la guerra e soffrono per la fame; attende gli anziani, costretti spesso a vivere in condizioni di solitudine e abbandono; attende quanti hanno perso la propria casa o fuggono dalla propria terra, nel tentativo di trovare un rifugio sicuro; attende quanti hanno perso o non trovano un lavoro; attende i carcerati che, nonostante tutto, rimangono figli di Dio, sempre figli di Dio; attende quanti sono perseguitati per la propria fede. Ce ne sono tanti”.

Inoltre ha ricordato gli operatori della pace: “In questo giorno di festa, non manchi la nostra gratitudine verso chi si prodiga per il bene in modo silenzioso e fedele: penso ai genitori, agli educatori, agli insegnanti, che hanno la grande responsabilità di formare le generazioni future; penso agli operatori sanitari, alle forze dell’ordine, a quanti sono impegnati in opere di carità, specialmente ai missionari sparsi nel mondo, che portano luce e conforto a tante persone in difficoltà. A tutti loro vogliamo dire: grazie!”

Infine ha chiesto la remissione dei debiti: “Fratelli e sorelle, il Giubileo sia l’occasione per rimettere i debiti, specialmente quelli che gravano sui Paesi più poveri. Ciascuno è chiamato a perdonare le offese ricevute, perché il Figlio di Dio, che è nato nel freddo e nel buio della notte, rimette ogni nostro debito. Egli è venuto per guarirci e perdonarci. Pellegrini di speranza, andiamogli incontro! Apriamogli le porte del nostro cuore. Apriamogli le porte del nostro cuore, come Lui ci ha spalancato la porta del suo Cuore”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Francesco: i santi vivono accanto a noi

“Esprimo la mia vicinanza al popolo del Ciad, in particolare alle famiglie delle vittime del grave attentato terroristico di alcuni giorni fa, come pure a quanti sono stati colpiti dalle alluvioni. E a proposito di queste catastrofi ambientali, preghiamo per le popolazioni della penisola iberica, specialmente della comunità valenciana, travolte dalla tempesta ‘DANA’: per i defunti e i loro cari, e per tutte le famiglie danneggiate. Il Signore sostenga chi soffre e chi porta soccorso. La nostra vicinanza al popolo di Valencia”: al termine della recita dell’Angelus papa Francesco ha invitato a pregare per coloro che sono stati colpiti dalle alluvioni in Spagna e nel Ciad”.

Poi ha salutato i partecipanti alla ‘Corsa dei Santi’, che si sono impegnati alla costruzione di un centro sportivo in Ucraina: “E saluto i partecipanti alla “Corsa dei Santi”, organizzata dalla Fondazione Missioni Don Bosco. Cari amici, anche quest’anno ci ricordate che la vita cristiana è una corsa, ma non come corre il mondo, no! E’ la corsa di un cuore che ama! E grazie del vostro sostegno alla costruzione di un centro sportivo in Ucraina”.

Quindi ha invitato a pregare per la pace nei Paesi martoriati dalla guerra: “Preghiamo per la martoriata Ucraina, preghiamo per la Palestina, Israele, il Libano, il Myanmar, il Sudan, e per tutti i popoli che soffrono per le guerre. Fratelli e sorelle, la guerra è sempre una sconfitta, sempre! Ed è ignobile, perché è il trionfo della menzogna, della falsità: si cerca il massimo interesse per sé e il massimo danno per l’avversario, calpestando vite umane, ambiente, infrastrutture, tutto; e tutto mascherato di menzogne. E soffrono gli innocenti! Penso alle 153 donne e bambini massacrati, nei giorni scorsi a Gaza”.

Mentre prima della recita dell’Angelus il papa ha sottolineato che le ‘Beatitudini’ sono la ‘carta d’identità’ del cristiano, come ha scritto nell’esortazione apostolica ‘Gaudete et exsultate’: “Gesù proclama la carta d’identità del cristiano. E qual è la carta d’identità del cristiano? Le Beatitudini.

E’ una carta di identità nostra, e anche la via della santità. Gesù ci mostra un cammino, quello dell’amore, che Lui stesso ha percorso per primo facendosi uomo, e che per noi è ad un tempo dono di Dio e nostra risposta. Dono e risposta”.

La santità è un dono di Dio, come è stato espresso nell’enciclica ‘Dilexit nos’: “E’ dono di Dio, perché, come dice San Paolo, è Lui che santifica. E per questo è prima di tutto al Signore che noi chiediamo di farci santi, di rendere il nostro cuore simile al suo. Con la sua grazia Lui ci guarisce e ci libera da tutto ciò che ci impedisce di amare come Lui ci ama, così che in noi, come diceva il Beato Carlo Acutis, ci sia sempre ‘meno io per lasciare spazio a Dio’”.

Però la santità aspetta una nostra risposta: “E questo ci porta al secondo punto: la nostra risposta. Il Padre dei cieli, infatti, ci offre la sua santità, ma non ce la impone. La semina in noi, ce ne fa sentire il gusto e vedere la bellezza, ma poi aspetta la nostra risposta. Lascia a noi la libertà di seguire le sue buone ispirazioni, di lasciarci coinvolgere dai suoi progetti, di fare nostri i suoi sentimenti, mettendoci, come Lui ci ha insegnato, al servizio degli altri, con una carità sempre più universale, aperta e rivolta a tutti, al mondo intero”.

Ed i santi non sono eroi, ma semplici persone che vivono quotidianamente la vita: “Tutto questo lo vediamo nella vita dei santi, anche nel nostro tempo. Pensiamo, ad esempio, a san Massimiliano Kolbe, che ad Auschwitz chiese di prendere il posto di un padre di famiglia condannato a morte; o a santa Teresa di Calcutta, che spese la sua esistenza al servizio dei più poveri tra i poveri; o al vescovo sant’Oscar Romero, assassinato sull’altare per aver difeso i diritti degli ultimi contro i soprusi dei prepotenti.

E così possiamo fare la lista di tanti santi, tanti: quelli che veneriamo sugli altari e altri, che a me piace chiamare i santi ‘della porta accanto’, quelli di tutti i giorni, nascosti, che portano avanti la loro vita cristiana quotidiana. Fratelli e sorelle, quanta santità nascosta c’è nella Chiesa!”

Ecco i santi descritti da papa Francesco: “Riconosciamo tanti fratelli e sorelle plasmati dalle Beatitudini: poveri, miti, misericordiosi, affamati e assetati di giustizia, operatori di pace. Sono persone “piene di Dio”, incapaci di restare indifferenti ai bisogni del prossimo; sono testimoni di cammini luminosi, possibili anche per noi”.

Papa Francesco invita a costruire la pace

“Ci siamo! Ci siamo! E’ iniziata l’avventura della GMB, la Giornata Mondiale dei Bambini. Ci siamo radunati qui allo Stadio Olimpico, per dare il ‘calcio d’inizio’ a un movimento di bambine e bambini che vogliono costruire un mondo di pace, dove siamo tutti fratelli, un mondo che ha un futuro, perché vogliamo prenderci cura dell’ambiente che ci circonda. ‘Bello mondo’, dice il vostro canto. Grazie di questo!”

Entrando allo stadio Olimpico davanti a 50.000 persone papa Francesco ha ribadito la necessità di costruire la pace, partendo dai bambini: “In voi, bambini, tutto parla di vita, di futuro. E la Chiesa, che è madre, vi accoglie, vi accompagna con tenerezza e con speranza. Lo scorso 6 novembre ho avuto la gioia di accogliere in Vaticano alcune migliaia di bambini di tante parti del mondo. Quel giorno avete portato un’ondata di gioia; e mi avete manifestato le vostre domande sul futuro.

Quell’incontro ha lasciato un’impronta nel mio cuore e ho capito che quella conversazione con voi doveva continuare, doveva allargarsi a tanti altri bambini e ragazzi. Ed è per questo che oggi siamo qui: per continuare a dialogare, a porci domande e risposte”.

E prima di rispondere alle domande papa Francesco ha spiegato il motto della giornata: “Sentite bene. Voi sapete qual è il motto di questa Giornata Mondiale dei Bambini? Sapete qual è il motto? Il motto è una frase presa dalla Bibbia: ‘Ecco io faccio nuove tutte le cose’… Questo è il motto. E’ bellissimo. Pensate: Dio vuole questo, tutto ciò che non è nuovo passa. Dio è novità. Sempre il Signore ci dà la novità”.

Dopo gli intermezzi musicali papa Francesco ha risposto alle loro domande sulla pace: “La pace è sempre possibile, ma come si fa la pace? Pensiamo per esempio nella scuola: Io ho un problema con un altro bambino… [un bambino dice: domando scusa…] Ma guarda… dillo tu vieni, vieni… Come devo fare quando io ho un problema con un altro bambino? Dillo qui… [Il bambino risponde: Perdonare e chiedere scusa] Chiedere scusa e perdonare… e chiedendo… Vieni, vieni, vieni…dillo, dillo qui, forte! Cosa dobbiamo fare? Dillo, dillo… [Risponde il bambino: fare la pace] Fare la pace… Nel nostro quartiere quando noi giochiamo con i bambini nella scuola delle volte c’è qualche cosa, qualche lotta, si o no? [Rispondono: sì] Sì… E è importante andare avanti con la lotta? [Rispondono: no] Non capisco… [Rispondono: no] Cosa dobbiamo fare? [Rispondono: dobbiamo fare pace] E come si fa la pace? [Rispondono: Perdonando e chiedendo scusa] Dice: perdonando e chiedendo scusa, ma io vi farò vedere un gesto di pace. Guardate bene, guardate bene, dammi la mano… questo è un gesto di pace”.

E quindi tutti possono collaborare per la pace: “La domanda è cosa posso fare io perché il mondo sia migliore. Voi rispondete alle domande che io farò. State attenti. Cosa posso fare io perché il mondo sia migliore? Litigare? [I bambini rispondono]: “No!”. Non sento. Litigare? [I bambini rispondono]: “No!”. Parlarci amabilmente? [I bambini rispondono]: “Sì!”. Giocare insieme? [I bambini rispondono]: “Sì!”. Aiutare gli altri? [I bambini rispondono]: “Sì!”. Facendo queste cose, il mondo sarà migliore. Avanti e coraggio. Brava, ragazza. Che il Signore ti benedica”.

Mentre Luis Gabriel ha domandato sulla necessità di un lavoro e di una casa per tutti: “E’ una domanda molto reale. È una domanda non facile a cui rispondere. Perché ci sono persone che non hanno casa e lavoro? Io domando a voi: questo, che ci siano persone che non hanno casa e lavoro, è giusto? [I bambini rispondono]: ‘No!’ Non capisco. È giusto? [I bambini rispondono]: ‘No!’ Questa è un’ingiustizia e purtroppo c’è tanta gente che non ha lavoro, non ha casa, abita nelle tende. Tante volte non ha da mangiare. Noi oggi siamo contenti, ma questo amico nostro, Luis Gabriel ci fa la domanda: ‘Perché? Perché?’. Questo è il frutto della malizia, questo è il frutto dell’egoismo. E questo è il frutto della guerra”.

E’ stato un invito ad essere bambini di pace: “Tanta gente, tanti Paesi spendono soldi per comprare armi per distruggere e c’è gente che non ha da mangiare. Bambini e bambine pensate a questo. Ci sono bambini che non hanno da mangiare, c’è gente che non ha lavoro e questo è una colpa dell’umanità. Io vi chiedo un favore: che tutti i giorni, quando fate le preghiere, pregate per i bambini che soffrono questa ingiustizia.

Oggi Luis Gabriel ci ha toccato il cuore. Facciamo un poco di silenzio, tutti in silenzio, un po’ più di silenzio. Non ascolto il silenzio, più silenzio, più silenzio. E adesso in questo silenzio, ognuno pensi ai bambini e alle bambine che non hanno da mangiare. In silenzio, ognuno pensa. E preghiamo il Signore perché aiuti a risolvere questa ingiustizia della quale tutti abbiamo qualcosa di colpa”.

Ed allora ha spiegato come aiutarli: “. Ci sono bambini che non hanno il necessario… dobbiamo essere tutti uguali, ma non è così. Perché accade questo? Questo accade per l’egoismo, per l’ingiustizia… è per quello che tu hai fatto la domanda… Questo accade perché la gente è egoista, perché la gente è ingiusta. Grazie Federico e spetta a tutti noi cercare di essere più giusti e lavorare perché non ci siano tante ingiustizie nel mondo. Siamo tutti uguali, ma questo purtroppo non sempre accade”.

E non è mancata una domanda sui nonni: “E tu cosa pensi? È giusto o non è giusto? Cosa pensi? [Risponde: è sbagliato] è sbagliato, brava! Grazie! Prendi la caramella… voi sapete che ci sono tanti anziani che hanno dato la vita, hanno fatto una famiglia, hanno educato i figli, hanno educato i nipotini e adesso si trovano soli, abbandonati in una casa di riposo. Domando a tutti voi: è giusto o non è giusto? [Rispondono: Non è giusto] non sento… Si o no? [Rispondono: no] Non è giusto, per questo noi dobbiamo visitare i nonni, andare a trovarli, se sono in casa, andare a trovarli e se qualcuno è da un’altra parte, andare a trovarli”.

Infine una domanda: se i bambini sono capaci di aprire il cuore dei giovani: “La domanda è una domanda intelligente. Lei nel film ci ha fatto vedere come è stata commossa dalla povertà della gente povera che dorme sulla strada. Il suo cuore si è aperto. E lei ha una domanda: ma c’è tanta gente con il cuore chiuso, con il cuore duro, con il cuore che sembra un muro. Come si fa a aprire il cuore dei grandi?

Non è facile questo… Voi dovete bussare alla porta dei grandi: papà, mamma, perché ci sono bambini che non hanno da mangiare? Papà, mamma, perché c’è gente che dorme sulla strada? Papà, mamma, perché c’è gente che non ha lavoro? Voi dovete fare queste domande e, anzi, dovete farle a Dio! Dio, perché questo? Che il Signore ci aiuti. Voi bambini potete fare una vera rivoluzione con queste domande e con queste inquietudini”.

Al papa sono consegnati i disegni e le lettere giunte da tutto il mondo. Padre Ibrahim Faltas porta un dono dai bimbi della Terra Santa. Una ragazza musulmana cieca, alunna di una scuola francescana per non vedenti, ha intonato uno struggente canto di pace. Infine un saluto è arrivato dal ‘nonno’ Lino Banfi.

(Foto: Santa Sede)

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