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Guerra in Medio Oriente ma la pace è sempre possibile
“Seguo con profonda preoccupazione quanto sta accadendo in Medio Oriente e in Iran, in queste ore drammatiche. La stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile. Dinanzi alla possibilità di una tragedia di proporzioni enormi, rivolgo alle parti coinvolte l’accorato appello ad assumere la responsabilità morale di fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile! Che la diplomazia ritrovi il suo ruolo e sia promosso il bene dei popoli, che anelano a una convivenza pacifica, fondata sulla giustizia. E continuiamo a pregare per la pace”: è stato l’accorato appello di papa Leone XIV dopo la recita dell’angelus di domenica scorso per la pace in Medio Oriente dopo l’attacco congiunto di Stati Uniti ed Israele, in cui è stato ucciso la Guida Suprema Ali Khamenei e decapitato buona parte dei vertici della Repubblica islamica iraniana.
L’uccisione ha provocato l’immediata reazione di Teheran e un’estensione del confronto ben oltre i confini iraniani, coinvolgendo Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Oman, Arabia Saudita, Kuwait: nessuno finora è stato risparmiato da un coinvolgimento che si è tradotto anche nella peggiore interruzione delle comunicazioni aeree della storia. L’Europa è a un passo dal coinvolgimento nel conflitto: ai residenti di alcune aree di Cipro è stato chiesto di ‘limitare gli spostamenti non necessari’ e di ‘rimanere nelle proprie case’ dopo che alcuni droni sono stati intercettati prima di raggiungere la base militare britannica di Akrotiri.
Di fronte a questa’terza guerra mondiale a pezzi’, come aveva visto giusto papa Francesco, Marco Mascia, presidente del Centro Diritti Umani ‘Antonio Papisca’ dell’Università di Padova, e Flavio Lotti, presidente della ‘Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace’, hanno sottolineato che tale ‘operazione bellica’ non è giustificabile: “Il nuovo attacco di Israele e degli Stati Uniti contro l’Iran è completamente illegale, insensato e ingiustificabile. E’ un nuovo folle passo dentro la terza guerra mondiale che si va estendendo. Nell’impunità e nel silenzio generale. Ci duole ripeterlo ma chi non ripudia la guerra -ai sensi dell’art. 11 della nostra Costituzione e della Carta delle Nazioni Unite- è fuori-legge”.
Tale guerra è la violazione del diritto e della legalità internazionale: “Costituisce un atto di aggressione ai sensi dell’art. 1 della Carta delle Nazioni Unite e viola l’art. 2 che stabilisce che gli stati ‘devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite’. Ancora una volta vengono stracciati i principi e le norme contenute nella Carta delle Nazioni Unite e nel diritto internazionale dei diritti umani”.
Per non cadere nell’equivoco la condanna del regime dittatoriale iraniano è sempre stato netto: “Il regime iraniano (come tutti i sistemi autocratici e dittatoriali) va contrastato con coerenza dall’intera comunità internazionale e dalle Nazioni Unite con i numerosi strumenti del diritto, della legalità e della giustizia penale internazionale di cui oggi disponiamo. Basta con le crociate ideologiche e guerrafondaie. Dare centralità al ruolo delle Nazioni Unite rimane un imperativo ineludibile”.
Anche le Acli hanno espresso preoccupazione per l’escalation militare nel Medio Oriente: “Ancora una volta ci troviamo di fronte ad una drammatica affermazione della legge del più forte, e della guerra come unica arma di risoluzione delle controversie internazionali, con una deriva pericolosa ed inaccettabile”.
Per questo non è possibile giustificare la guerra: ”Ancora più grave e subdolo è giustificare le bombe ‘in nome della libertà’ o della sicurezza strategica. Il regime iraniano si è reso colpevole di gravi crimini verso il suo stesso popolo, ma non vorremmo che dietro la retorica della guerra di liberazione si nascondesse il semplice dato affaristico per cui si rimuovono alcune figure e poi ci si accorda per fare buoni affari con il resto del regime che rimane inalterato, come è accaduto in Venezuela dove l’unica cosa che è cambiata sono le compagnie che estraggono il petrolio”.
Per questo le Acli hanno chiesto che l’Europa una chiara posizione per la pace: “In questo scenario tragico chiediamo che l’Unione europea assuma coraggiosamente un ruolo attivo ed autorevole di mediazione politica promuovendo un immediato cessate il fuoco. L’Unione, nata dalle ceneri di due guerre mondiali, ha il dovere storico di essere costruttrice di ponti e non di muri.
Allo stesso modo chiediamo al governo italiano, ricco di anni di storia e dialogo con il popolo Iraniano, di farsi promotore e sostenitore di un’iniziativa politica concreta finalizzata alla cessazione del diritto, alla denuncia dell’ennesima violazione del diritto internazionale da parte di Israele e Stati uniti. Di ritornare alla mediazione omanita con il coinvolgimento dell’AIEA per garantire trasparenza nel programma nucleare iraniano”.
Inoltre dal ‘Chiostro’, blog dell’Azione Cattolica Italiana, Antonio Martino ha scritto che non esiste una vera giustificazione per iniziare il conflitto: “Colpisce, in questa nuova fase, l’assenza quasi totale di una giustificazione. Si parla di ‘attacco preventivo’, ma senza spiegare rispetto a quale pericolo imminente. Nei mesi scorsi, pur tra molte controversie, il tema era stato il nucleare. Oggi nemmeno questo.
Anzi, solo poche ore prima dell’inizio dei raid, il mediatore tra le parti in campo, il ministro degli Esteri omanita aveva rivelato che Teheran era pronta a rinunciare all’uranio arricchito e ad accettare ispezioni complete: un passo che neppure l’accordo del 2015, voluto da Barack Obama, era riuscito a ottenere.
Quell’offerta è stata ignorata. O stracciata. E questo sposta il baricentro della vicenda: se il nucleare non è più il vero nodo, allora l’obiettivo è un altro. Forse i missili iraniani, forse la volontà di non dover più negoziare, forse (più semplicemente) la decisione di non nascondere la realtà: abbattere la Repubblica islamica”.
Ed ha posto un ‘ragionamento’ che tale attacco pone fine ai negoziati di pace futuri: “Ventitré anni dopo l’Iraq, l’America torna a tentare il cambio di regime, dall’aria, contro un Paese più grande e più complesso. Forse il sistema iraniano, logorato dalla repressione e dal malcontento, vacillerà. Forse no. Ma ciò che accadrà dopo non riguarda solo Teheran.
Perché quando la forza sostituisce apertamente il negoziato proprio nel momento in cui sembrava possibile, quando il cambio di regime diventa un obiettivo dichiarato, quando la guerra non viene più spiegata, ma solo esercitata, allora non siamo davanti a un episodio in più. Siamo davanti a una soglia superata. Ed a una responsabilità che pesa su tutti”.
(Foto: Acli)
Le associazioni cattoliche invitano a pregare per la pace
“In queste ultime ore, nella drammatica situazione del Medio Oriente, si stanno compiendo alcuni significativi passi in avanti nelle trattative di pace, che auspico possano al più presto raggiungere i risultati sperati. Chiedo a tutti i responsabili di impegnarsi su questa strada, di cessare il fuoco e di liberare gli ostaggi, mentre esorto a restare uniti nella preghiera, affinché gli sforzi in corso possano mettere fine alla guerra e condurci verso una pace giusta e duratura. Ci uniamo spiritualmente a quanti sono radunati presso il Santuario di Pompei per la Supplica alla Vergine del Santo Rosario. In questo mese di ottobre, contemplando con Maria i misteri di Cristo Salvatore, intensifichiamo la nostra preghiera per la pace: una preghiera che si fa solidarietà concreta con le popolazioni martoriate dalla guerra”: nella scorsa domenica al termine della recita dell’Angelus papa Leone XIV ha invitato alla recita del rosario per questa sera.
Ed i vescovi italiani si uniscono alla preghiera per la pace che si leverà da piazza San Pietro oggi alle ore 18.00, in occasione della Veglia del Giubileo della Spiritualità mariana, nel giorno in cui si ricorda l’apertura del Concilio Vaticano II. Nella nota diffusa a conclusione della sessione autunnale del Consiglio Permanente, esprimevano adesione all’appello di papa Leone XIV a ‘pregare, ogni giorno del prossimo mese, il Rosario per la pace, personalmente, in famiglia e in comunità’, invitando le comunità ecclesiali a partecipare alla preghiera di questa sera e per l’occasione l’Ufficio Liturgico Nazionale ha preparato uno schema che può essere utilizzato nelle celebrazioni comunitarie per pregare insieme il Rosario per la pace in comunione con papa Leone XIV e facendo memoria dell’inizio dell’assemblea conciliare.
Inoltre i presidenti dell’associazionismo cattolico (Roberta Vincini e Francesco Scoppola – Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani Emiliano Manfredonia – Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani Giuseppe Notarstefano – Azione Cattolica Italiana Marco Impagliazzo – Comunità di Sant’Egidio Matteo Fadda – Comunità Papa Giovanni XXIII Davide Prosperi – Fraternità di Comunione e Liberazione Cristiana Formosa e Gabriele Bardo – Movimento dei Focolari Italia Alfonso Luzzi – Movimento Cristiano Lavoratori Luca Piras – Ordine Francescano Secolare Giuseppe Contaldo – Rinnovamento nello Spirito), hanno invitato i fedeli ad unirsi nella preghiera voluta da papa Leone XIV:
“Il grido di dolore delle centinaia di migliaia di vittime innocenti della ‘terza guerra mondiale a pezzi’ non ci lascia indifferenti. Sentiamo fratelli tutti coloro che soffrono a causa dei conflitti nel mondo e, insieme ai nostri Pastori, affermiamo che ‘vogliamo essere desti di fronte agli eventi della storia e critici di fronte a scelte che provocano morte e distruzione’. Abbiamo sentito questo invito non solo come un appello rivolto a ciascuna delle nostre aggregazioni, ma soprattutto come un’esortazione a ritrovarci ancora una volta insieme, facendo delle nostre diversità una ricchezza che ci accomuna, come abbiamo già avuto modo di vivere lo scorso 22 settembre nella Basilica di Santa Maria in Trastevere a Roma”.
Convinti che la pace è possibile le associazioni hanno sottolineato la necessità di un dialogo autentico: “Ci rivolgiamo a ciascuno di voi, in questo tempo continuamente tentato da violente polarizzazioni, invitandovi a ritrovarci tutti insieme nello stesso giorno nelle chiese locali, invitando tutti coloro che desiderano condividere questo significativo gesto di preghiera comunitaria. Riteniamo che sia non più rinviabile una comune mobilitazione per unire la nostra voce nella preghiera e per rinnovare l’amicizia e la cooperazione tra diverse aggregazioni, già a partire dall’organizzazione del momento di preghiera: che questo atto ci impegni ancora di più e nel profondo a condividere le sofferenze e le speranze dei nostri fratelli della Terra Santa, dell’Ucraina e di tutti i luoghi dove sono presenti conflitti e violenze”.
Ecco la richiesta alle parrocchie di diventare ‘case della pace’: “Vogliamo così raccogliere l’invito che papa Leone XIV ha fatto alla Chiesa italiana di impegnarci perché tutte le nostre comunità ecclesiali diventino sempre più ‘case della pace’, promuovendo occasioni di autentico dialogo, segni di fraternità e gesti di solidarietà con chi soffre a causa della violenza e del dramma della guerra. Stiamo infine elaborando anche un comune appello (di cui vi daremo presto un aggiornamento) da consegnare alle Istituzioni per ribadire il nostro comune impegno concreto per la pace. Vi salutiamo fraternamente”,
Inoltre il Patriarcato Latino di Gerusalemme ha accolto favorevolmente l’annuncio di un accordo che prevede la cessazione degli attacchi nella Striscia di Gaza e la liberazione immediata degli ostaggi, così come quella dei prigionieri palestinesi, auspicando che tale intesa venga pienamente e fedelmente attuata, affinché possa segnare l’inizio della fine di questa terribile guerra, come ha dichiarato il patriarca latino di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa: “E’ una buona notizia e siamo molto felici. E’ un primo passo, una prima fase. Naturalmente ve ne saranno altri, e certamente sorgeranno altri ostacoli. Ma ora dobbiamo gioire di questo passo importante che porterà un po’ più di fiducia per il futuro e anche nuova speranza, specialmente per i popoli, sia israeliano che palestinese.
Ora finalmente vediamo qualcosa di nuovo e di diverso. Certamente vi sarà anche una nuova atmosfera per la continuazione dei negoziati, anche se la vita dentro Gaza resterà terribile ancora per molto tempo. Ma ora siamo felici e speriamo che questo sia solo l’inizio di una nuova fase in cui possiamo, poco a poco, iniziare a pensare non più alla guerra, ma a come ricostruire dopo la guerra”.
Ecco per cui il Patriarcato loda il lavoro di tutti coloro che hanno preso parte ai negoziati ed esprime apprezzamento per i loro instancabili sforzi che hanno reso possibile questo passo, invitando ad unirsi alla Giornata di Preghiera per la Pace indetta da papa Leone XIV.
Papa Francesco: la guerra è pazzia che arricchisce
Il direttore della Sala Stampa vaticana, Matteo Bruni, ha risposto alle domande di alcuni giornalisti a proposito dell’anticipazione dell’intervista alla Radio Televisione Svizzera (RSI), che sarà trasmessa mercoledì 20 marzo, spiegando che l’auspicio di papa Francesco per l’Ucraina, da sempre definito ‘martoriato’, è tutto racchiuso nelle parole già espresse all’Angelus dello scorso 25 febbraio, in cui ribadiva il suo ‘vivissimo affetto’:
“Il Papa usa il termine bandiera bianca, e risponde riprendendo l’immagine proposta dall’intervistatore, per indicare con essa la cessazione delle ostilità, la tregua raggiunta con il coraggio del negoziato. Altrove nell’intervista, parlando di un’altra situazione di conflitto, ma riferendosi a ogni situazione di guerra, il papa ha affermato chiaramente: il negoziato non è mai una resa”.
Nell’intervista il giornalista Lorenzo Buccella ha domandato a papa Francesco il suo pensiero sulla possibilità di una resa da parte degli ucraini: “In Ucraina c’è chi chiede il coraggio della resa, della bandiera bianca. Ma altri dicono che così si legittimerebbe il più forte. Cosa pensa?”
Il papa ha risposto che la negoziazione può essere una risposta ‘coraggiosa’:”E’ un’interpretazione. Ma credo che è più forte quello che vede la situazione, pensa al popolo e ha il coraggio della bandiera bianca e negoziare. E oggi si può negoziare con l’aiuto delle potenze internazionali. Ci sono. Quella parola negoziare è una parola coraggiosa.
Quando tu vedi che sei sconfitto, che la cosa non va, avere il coraggio di negoziare. E ti vergogni, ma se tu continui così, quanti morti (ci saranno) poi? E finirà peggio ancora. Negoziare in tempo, cercare qualche Paese che faccia da mediatore. Oggi, per esempio con la guerra in Ucraina, ci sono tanti che vogliono fare da mediatore. La Turchia, per esempio … Non avere vergogna di negoziare prima che la cosa sia peggio”.
E tutti hanno iniziato a gridare allo scandalo per il semplice fatto che il papa ha indicato una possibile via per la pace, che è il negoziato, ricordando che Stalin ha massacrato gli ucraini : “Il negoziato non è mai una resa. E’ il coraggio per non portare il Paese al suicidio. Gli ucraini, con la storia che hanno, poveretti, gli ucraini al tempo di Stalin quanto hanno sofferto…”.
Però in questa intervista il papa ha fatto appello agli ucraini, in quanto è molto chiaro che l’invasore è la Russia; e la mediazione era stata usata dal papa in una domanda riguardante il conflitto in Medio Oriente, invitando a guardare avanti, perché le guerre precedenti ‘tutte finiscono con l’accordo’: “Dobbiamo andare avanti. Tutti i giorni alle sette del pomeriggio chiamo la parrocchia di Gaza.
Seicento persone vivono lì e raccontano cosa vedono: è una guerra. E la guerra la fanno due, non uno. I responsabili sono questi due che fanno la guerra. Poi non c’è solo la guerra militare, c’è la ‘guerra-guerrigliera’, diciamo così, di Hamas per esempio, un movimento che non è un esercito. E’ una brutta cosa”.
E’ un messaggio chiaro, quello lanciato dal papa, ‘la guerra è una pazzia’, che nessuno vuole comprendere, perché con la guerra ci si arricchisce: “C’è chi dice, è vero ma dobbiamo difenderci… E poi ti accorgi che hanno la fabbrica degli aerei per bombardare gli altri. Difenderci no, distruggere. Come finisce una guerra?
Con morti, distruzioni, bambini senza genitori. Sempre c’è qualche situazione geografica o storica che provoca una guerra… Può essere una guerra che sembra giusta per motivi pratici. Ma dietro una guerra c’è l’industria delle armi, e questo significa soldi”.
Ed ha paragonato la guerra alle tenebra: “Una guerra è tenebrosa, sempre, oscura. Il potere dell’oscuro. Quando si parla di bianco si parla di innocenza, di bontà e di tante cose belle. Ma quando si parla dell’oscuro, si parla del potere delle tenebre, di cose che non capiamo, di cose ingiuste. La Bibbia parla di questo. Le tenebre hanno un potere forte di distruggere. E’ un modo letterario di dirlo, ma quando una persona uccide, pensiamo a Caino, ad esempio, è una persona tenebrosa”.
Inoltre ha chiamato ‘ipocriti’chi prima promuove la guerra eppoi mandano gli aiuti umanitari: “Interventi umanitari? Sì alle volte sono umanitari, ma sono per coprire anche un senso di colpa. E non è facile”.
Ecco tutto quello che ha detto il papa chiaramente sulla guerra e la frase ‘bandiera bianca’ è inserita nell’articolo 32 della Quarta Convenzione dell’Aja concernente le leggi e gli usi della guerra terrestre e regolamento annesso (1907):
“E’ considerato parlamentare l’individuo autorizzato da uno dei belligeranti a entrare in trattative con l’altro e che si presenti con bandiera bianca. Egli ha diritto all’inviolabilità, e così pure il trombettiere o tamburino, il portabandiera e l’interprete che l’accompagnassero”.
Papa Francesco contro l’assurdità della guerra
Nei giorni scorsi in Ucraina si sono registrate vittorie di Kiev sul terreno e nuove tensioni sulle forniture energetiche: a Lyman, snodo strategico ad Est, ‘le truppe russe, oltre 5.000 militari, sono circondate dall’esercito ucraino. Hanno fatto appello ai comandi con la richiesta di ritirarsi ma la richiesta è stata respinta’, aveva fatto sapere il capo dell’amministrazione militare di Lugansk, Sergiy Gaidai.
Ridolfi, presidente di Link2007: il negoziato costruisce la pace
“C’è voluta una guerra mondiale aggressiva, con un disegno egemonico sul mondo basato sulla forza e l’oppressione, per far nascere l’Organizzazione delle Nazioni Unite al fine di promuovere pace e collaborazione fra i popoli. Ci sono volute due grandi guerre tra Stati europei per ispirare leader visionari a fare dell’Europa una regione di pace e stabilità. Dopo 30 anni dalla fine della guerra fredda, l’inaccettabile aggressione della Russia all’Ucraina e l’inimmaginabile guerra sul suolo europeo con le sue imprevedibili conseguenze impongono ora la ridefinizione di un nuovo ordine mondiale condiviso, che pur rispecchiando i pesi e gli equilibri internazionali, ponga al centro il rispetto della dignità e sovranità di ogni Stato, la priorità dei diritti e della giustizia a garanzia della democrazia nei rapporti globali, la solidarietà e la cooperazione internazionale, il rafforzamento delle istituzioni multilaterali. In questa sfida è centrale l’apporto qualificante dell’esperienza unica e positiva dell’Ue. Ciò comporta la presa di coscienza della necessità di vivificare il cammino di integrazione europea e di accelerarlo superando le sue troppe lentezze e indecisioni”.
Da Assisi un grido di pace: la guerra è follia
La marcia della pace straordinaria della pace da Perugia ad Assisi si è conclusa domenica scorsa e domenica 1^ maggio è terminata anche la ‘seconda settimana civica’ dedicata all’educazione alla pace con gli studenti delle scuole superiori, che ha come motto ‘Protagonisti, non spettatori’ “perché vuole promuovere la cultura della cura, dei diritti e della responsabilità che è indispensabile se vogliamo un mondo più giusto”, come ha specificato Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della Pace.


























