Tag Archives: mistica
All’Università Gregoriana un corso sulla mistica nelle religioni: ne parliamo con il prof. Trianni
Nelle pieghe delle pratiche mistiche si celano luoghi d’incontro in cui le diverse fedi sembrano riconoscersi ‘in uno spirito di rispetto reciproco, lontano dai conflitti e dello scontro’. Accade nel sufismo islamico, professando amore e benevolenza tra i credenti; accade nell’ebraismo, quando l’uomo puro diventa ‘canale dell’emanazione celeste’. Ed ancora, risuona nei versi dei poeti induisti Āḷvār, in cui l’amore per Dio vibra, come riconosciuto da diversi storici, con la stessa intensità e le stesse tematiche di fondo del Cantico dei cantici e del Cantico spirituale di san Giovanni della Croce.
Per questo motivo la Pontificia Università Gregoriana organizza i forum sulla ‘mistica nelle religioni. Ricerche comparative’, coordinati dai professori Ambrogio Bongiovanni e Paolo Trianni che iniziano lunedì 23 febbraio con una lezione introduttiva sul tema ‘Per una teologia comparata della mistica’ tenuta dal prof. Trianni, che analizzano il fenomeno mistico nelle varie religioni. Il corso è interamente dedicato all’analisi dell’esperienza mistica nelle diverse tradizioni religiose: il cristianesimo, l’induismo, il buddhismo, l’islam ed il mondo cinese. I Forum sono aperti a tutti e saranno anche trasmessi in diretta streaming al link YouTube/Unigregoriana previa registrazione al seguente link: www.unigre.it per i partecipanti esterni fino alle ore 14:00 del giorno precedente. Per eventuali domande durante la diretta inviare una e-mail a foruminterreligious@unigre.it .
Al prof. Paolo Trianni, docente incaricato all’Istituto Religioni e Culture della Pontificia Università Gregoriana di Roma e docente invitato al Pontificio Ateneo S. Anselmo, chiediamo il motivo per cui l’università propone alcuni forum sulla mistica nelle religioni: “Ogni anno facciamo alcuni forum aperti al pubblico, che si svolgono il lunedì alle ore 17.00. Quest’anno abbiamo deciso di dedicare i forum al tema della mistica nelle religioni, anche perché abbiamo soppresso un corso che affrontava delle tematiche simili. In ogni caso la mistica nelle religioni, ed in generale la riflessione sull’esperienza religiosa non-cristiana, è un tema che interessa la teologia da decenni”.
Come si può definire la mistica?
“Non è facile dare una definizione, sopratutto in un’ottica interreligiosa. Per meglio dire, definizioni ce sono tante, ma non è possibile dare una definizione di mistica che valga per tutte le religioni. Lo si può rimanendo piuttosto generici, ed è affermando che l’esperienza mistica è un vissuto che ti mette a contatto con una dimensione assoluta che dà pienezza e libertà non sperimentabile nelle ordinarie condizioni di vita”.
Quanto è importante la mistica per le religioni?
“La mistica è il motore stesso delle religioni. Questo vale anche il cristianesimo. Ricordo un celebre frase di Karl Rahner: il cristianesimo del futuro o sarà mistico o non sarà affatto”.
Quale è il rapporto della mistica con la filosofia?
“In passato erano coincidenti, ora non credo che lo si possa dire. Nei tempi antichi la filosofia era un esercizio di distacco, proprio come la mistica, che coincide sempre con la morte dell’egoicità ed il distacco da sé e dal mondo. E’ significativo, comunque, che abbiamo riflettuto sulla mistica tanto i filosofi quanto i teologi”.
Quanto influisce la mistica nello sviluppo delle teologie?
“Questa è una bella domanda. In verità la teologia ha sempre guardato con prudenza e timore alla mistica, perché non di rado il mistico mette in discussione le dottrine teologiche. La mistica, però, è anche il cuore e l’esito finale della teologia spirituale, e senza il vissuto spirituale la teologia si svuoterebbe di contenuto, diventerebbe uno sterile esercizio mentale”.
Quale valore ha nella nostra società la mistica?
“Non saprei dire con certezza. Al netto del fatto, però, che il termine mistica è stato abusato, quando con essa si intendesse la ricerca di un oltre, di una pienezza.. direi che non è del tutto assente. Purtroppo nel contesto sociale si inseguono dei principi che vanno in direzione ostinata e contraria alla mistica, e tuttavia proprio quest’ultima, proprio perché porta una completezza che il mondo non può dare, potrebbe convertire la nostra società consumista e superficiale”.
Da ‘gnostico’ a simpatizzante. Battiato era uno di noi?
E girava una cassetta senza sosta, un nastro che ruotava nel mangiacassette sovrastato da radio e lettore CD. Erano gli anni dell’ indulto e del cambio di ciclo scolastico. Gira la cassetta, sotto il naso di quella che è ancora una bambina ed ecco apparire il primo brano ritmato, di cui non può intendere il senso, ancora. Un brano allegro, ballabile che parla di uno strano animale ed è quello che colpisce: il cinghiale bianco. Da lì qualche altra scoperta di canzoni diverse e divertenti che, viste solo per le immagini, potevano essere adatte ai bambini. Ed ecco come qualcuno cercò di instradare di più una bambina al cantautorato e a gusti musicali di pregio.
Un’epoca d’oro andata, ma che resterà sempre con noi perché certi brani lo fanno. Ed infatti, a Sanremo, nel 2024, nella serata cover, è comparso uno di quei brani. Battiato non c’è più, ma viene apprezzato ancora da artisti quali Cristicchi e Montesanto. Ma perché proprio da un artista che tocca temi impegnati e uno di Christian Music, tra i tanti esseri umani? Perché Battiato spaziava dalle sperimentazioni progressive rock ed elettroniche dei primi anni Settanta alla ‘Messa Arcaica’ (che egli considerava uno dei momenti più alti della sua carriera), lungo una serie di album e canzoni che son l’incontro tra musica e spiritualità.
Battiato ( Ionia, 23 marzo 1945- Milo, 18 maggio 2021) aveva una personalità importante: geniale, ma non desideroso di essere considerato un guru, artista non canonizzabile perché fuori dagli schemi classici della musica, ma capace di dare quel pò di più, come nel triennio 1979-1981 con i suoi tre dischi d’oro: ‘L’era del cinghiale bianco’, ‘Patriots’ e ‘La voce del padrone’. Brani da ricordare, dal sacro al principe fano, dal divertente all’impegnato: Voglio vederti danzare, Centro di gravità permanente, Up Patriots to arms, Alexander Platz, Summer on a solitary beach, Gli uccelli, E ti vengo a cercare, Bandiera bianca, L’era del cinghiale bianco, La stagione dell’amore e Povera Patria ed, infine, la magnifica La cura, una canzone d’amore vero, profondo e spirituale.
Uno dei suoi grandi meriti, secondo le ACLI, fu di aver portato nel cinema e nella canzone la spiritualità rendendo popolari tematiche profonde, inserendo nelle canzoni temi filosofici e teologici. In questo, dice sempre l’articolo di ACLI, influì la sua lunga collaborazione con il filosofo Manlio Sgalambro e l’amicizia con il collega, già monaco benedettino, Juri Camisasca. Pur non dichiarandosi cattolico al 100×100 e seguendo le orme di Georges Ivanovic Gurdjieff, il quale univa sufismo, meditazione, cristianesimo e religioni orientali, Battiato realizzò, come avevamo visto, Messa arcaica, suonò davanti al papa e i inserì nelle sue canzoni numerose citazioni cristiane.
C’è un Battiato teologo ancora da valorizzare anche se, molti suoi testi a tema spirituale si potrebbero filtrati criticamente, vista la sua continua ricerca spirituale autentica, che testimonia l’universalità dello spirito al di là di ogni parzialità e credo. Proprio questa ricerca, però è importante, come il tentativo di entrare nei concetti cristiani che, dunque, gli interessavano e li valutava come degni di importanza. La sua ricerca si è fermata, ora sa tutto perché è là dove il mistero si chiarisce, ma i suoi tentativi, i pensieri, i dubbi, le strade prese e lasciate possono essere d’aiuto a chi ascolta i suoi brani cercando di trovare la via attraverso la passione condivisa per la musica.
Don Francesco Capolupo racconta di aver conosciuto Battiato e definisce la sua ricerca spirituale gnostica. I due si conobbero grazie ad un insegnante di liceo del futuro prete, il quale scriveva poesie. Il prof, credendo nei testi più dello stesso autore, presento personalmente i brani a Battiato che invitò a casa sua insegnante e ragazzo. Una delle poesie di Capolupo divenne anche il testo del brano Tutto l’universo obbedisce all’amore.
“Spesso, il soprannaturale viene confuso, nel mondo cattolico, con una specie di passaporto per l’accettazione della Fede. Per Franco non era così. Non amava le religioni confessionali, amava gli spiriti religiosi che componevano, nella sua esperienza, un misto sincretistico in cui raccoglieva esperienze mistiche del mondo islamico (sufismo), esoterico ed orientale (passando dal cristianesimo di Santa Teresa d’Avila e dei padri del deserto) con i quali faceva esperienza di uno Spirito Assoluto che regola tutte le cose”.
Il racconto del sacerdote continua con la spiegazione di ciò che l’artista non amava del cristianesimo: l’Incarnazione. Anche se, per i cristiani, l’idea di un Dio che si sia fatto uomo per la nostra salvezza è un punto fondamentale, per siciliano era qualcosa di assolutamente sconvolge. Si sentiva più rassicurato dalle idee del naturalismo e del panteismo permeati di misticismo: l’uomo doveva confluire nella piena natura, sfiorando il nulla, ‘perché la realtà è sogno e non esperienza’.
Molte persone del mondo della chiesa hanno confermato una sensibilità religiosa in Battiato, anche se il suo Dio non era Gesù di Nazaret o, almeno, la Santissima trinità. Ma senso religioso e credo non sono la stessa cosa. Il senso religioso è più vicino alla ricerca della Verità, anche ricerca ‘gnostica’, infatti, la spiritualità è la ricerca di un significato più profondo e alla connessione con qualcosa di trascendente o superiore non meglio identificato. Il tuo percorso ti può portare a credere in uno di questi o ad avvicinarti. Essere credenti indica che si è certi che una certa religione sia giusta. Si crede a quella e la si segue e così, si è sia credenti che religiosi.
Battiato era contro l’ateismo inteso come mancanza di senso religioso nelle persone, non la negazione di un Dio Creatore, fattosi uomo per la salvezza di tutti. La sua vita, anche se abbastanza lunga, non gli ha permesso di trovare la via giusta e la ricerca è rimasta l’unica cosa che lo portasse alla ‘salvezza’. Non per questo, i messaggi dei suoi brani legati ad altri punti del cristianesimo in cui egli credeva, devono essere scartati.
Ad esempio, La cura è la rappresentazione di un amore vero che ogni credente di qualsiasi religione può condividere. A noi resta l’esempio di un uomo che cercava di capire e che non intendeva alcuni punti fondamentali del cristianesimo perché non si sentiva ‘rassicurato’, ma convinto che, da qualche parte, una risposta ci fosse e che combatteva l’assenza della spiritualità nelle persone. Questa è il primo passo per tutto. Cosa possiamo imparare allora da lui? Apriamo occhi, orecchie e cuore alla Parola. Troveremo il modo di accettarla e viverla seguendo il filo delle nostre domande.
Fonti:
• https://www.aclibergamo.it/
• https://fondazionepatriziopaoletti.org
• Wikipedia
• Il Timone
Silvia Serventi racconta ‘la purità del cuore’ di santa Camilla Battista da Varano
‘La modernità di una mistica del Rinascimento italiano: Santa Camilla Battista da Varano’: questo è stato il titolo del convegno svoltosi al monastero ‘Santa Chiara’ di Camerino, in provincia di Macerata, moderato da fra Lorenzo Turchi, docente della Pontificia Università Antonianum di Roma, con quattro relazioni: ‘Le opere latine di santa Battista da Varano, clarissa e umanista’ a cura della dott.ssa Silvia Serventi, ricercatrice indipendente; ‘II profilo e l’avventura di sora Battista tra le clarisse e i monasteri di I Regola’ a cura della prof.ssa Letizia Pellegrini, docente di Storia del Cristianesimo all’Università di Macerata; ‘Immagini e visioni da un monastero’, proposta dal prof. Giuseppe Capriotti, docente di Storia delle Religioni all’Università di Macerata; infine il prof. Pierluigi Feliciati, docente di Scienze documentarie all’Università di Macerata, ha incentrato la relazione sul tema ‘L’archivio del monastero di Santa Chiara di Camerino: progetto di recupero e valore’. La giornata è stata conclusa dalla celebrazione eucaristica officiata da mons. Francesco Massara, arcivescovo di Camerino-San Severino Marche e vescovo di Fabriano-Matelica; mentre nella serata è stato proposto lo spettacolo teatrale ‘Come una carezza – Il viaggio di Camilla Battista Varano’ del ‘Gruppo Teatro in bilico’.
Nella giornata di studio è stato presentato il volume di santa Camilla Battista da Varano, ‘La purità del cuore ed altri scritti’, a cura di Silvia Serventi, dottoressa di ricerca in italianistica e docente di storia dell’arte: “Diversamente dall’autobiografia o dai ‘Dolori mentali’, il ‘Trattato della purità del cuore’ non ha avuto un’ampia diffusione e, sino all’ultima ripresa degli studi, erano noti solo tre manoscritti tardivi legati all’ambiente oratoriano, nei quali compariva sempre collocata tra i ‘Dolori mentali’ ed un compendio delle ‘Istruzioni al discepolo’. I due codici, entrambi del XVI secolo, permettono una revisione del testo su una base più sicura e consentono di leggerlo in una versione più completa e vicina all’originale”.
A lei chiediamo di raccontare l’occasione per questa pubblicazione: “In quest’anno cade il quinto centenario dalla morte di Battista da Varano, al secolo Camilla, figura significativa di monaca umanista passata dalla corte di Camerino al monastero per lei edificato dal padre. Con la nuova edizione incentrata sul ‘Trattato della purità del cuore’ si mette a frutto il ritrovamento di versioni diverse dell’opera e la si rilegge alla luce dell’intera produzione della clarissa marchigiana pubblicata in appendice. Nel 2009 infatti, quando gli studi intorno alla sua figura fiorirono in vista della canonizzazione avvenuta nel 2010, furono rinvenuti a Padova e a Genova due importanti manoscritti che presentano un testo più ampio di quello che si conosceva, il primo in latino e il secondo in volgare”.
Ma chi era questa santa?
“Camilla Battista da Varano, beata dal 1843 e santa dal 2010, è stata un personaggio unico nel panorama italiano della seconda metà del Quattrocento: figlia di aristocratici, educata agli studi umanistici, diviene poi clarissa e mistica. Ed altrettanto unica è l’unione di umanesimo e misticismo. Leggere il ‘De puritate cordis’ in un latino che potrebbe essere quello di Marsilio Ficino è già un’esperienza del tutto fuori del comune”.
Cosa era la purità del cuore per santa Camilla da Varano?
“La purità del cuore è distinta da Battista in tre parti: verso Dio, verso il prossimo e verso sé stessi. La purità verso Dio consiste nel pensare rettamente di Dio, ovvero credere con semplicità, senza voler indagare con sottigliezza tutto ciò che si legge o si ascolta su Dio. Quella verso il prossimo si manifesta nel non giudicarlo, non mormorare contro di lui ma anzi onorarlo. La purità verso sé stessi è avere di sé una pessima opinione e riconoscere la propria incapacità di fare il bene e sopportare le avversità senza l’aiuto divino”.
In quale modo la purità del cuore conduce a Dio?
“Il raggiungimento della purità è considerata la prima tappa dell’itinerario spirituale poiché è solo grazie ad essa che è possibile arrivare all’amorosa crocifissione e all’offerta di sé. La purità corrisponde alla fede, la propria crocifissione alla speranza e l’offerta volontaria di sé alla carità”.
Quale rapporto c’è tra purità e Sapienza per santa Camilla?
“In alcuni passi del trattato Battista applica alla purità quanto nella Bibbia viene detto della sapienza: esorta il destinatario a cercarla fin dalla sua giovinezza, a prenderla come sposa lasciandosi istruire da lei sulla via delle virtù. La sapienza illumina, mentre chi non la possiede cammina nelle tenebre. Allo stesso modo solo chi ha la purità del cuore e della mente può progredire nella via che conduce a Dio e sopportare con pazienza le avversità”.
Esiste un rapporto tra la purità del cuore di santa Camilla e la ‘Terza delle considerazioni sulle stimmate’ di san Francesco?
“L’autrice ricorda espressamente le domande di san Francesco: ‘O Dio, chi sei tu? E chi sono io?’, riportate nella ‘Terza considerazione sulle stimmate’. La conoscenza di Dio e di sé corrispondono in un certo senso al primo e al terzo tipo di purità e sono come due lumi che, facendo cogliere il contrasto tra l’abisso della bontà di Dio e quello della propria viltà, portano all’umiltà”.
La purità del cuore è una riflessione valida anche oggi?
“Soprattutto la riflessione sulla purità verso il prossimo è particolarmente attuale, se si pensa alle numerose esortazioni di papa Francesco ad evitare le mormorazioni. Invece di giudicare gli altri santa Camilla Battista insegna a guardare sé stessi: scrive di aver ricevuto il dono di essere cieca di fronte ai difetti dei fratelli e di avere impresso così in profondità la verità della sua nullità e miseria che questa consapevolezza non le verrebbe strappata se anche tutto il mondo la lodasse. Questa constatazione non porta però alla tristezza ma alla gioia di riconoscersi creatura sommamente amata da Dio”.
(Tratto da Aci Stampa)
La fede? Un semplice esistere come racconta il cantautore Juri Camisasca
La musica di Juri Camisasca è quella di un mistico, che è entrato nel mistero e ne è uscito trasformato, come egli stesso racconta in questo libro, ‘Un semplice esistere’, scritto insieme al prof. Paolo Trianni, che arricchisce l’autobiografia con note teologiche: “Può capitare di sentirsi accarezzati da una brezza divina. Lì allora si percepisce una presenza che riconduce a un’altra vita”. Quindi una conversazione biografica che racconta una vita eccezionale, la sua arte e la sua spiritualità; ma diventa un libro perfettamente teologico, non perché esibisce concetti dogmatici, ma perché comunica un’intensa esperienza di Dio.
I temi sono la musica, l’amicizia con Franco Battiato, il monachesimo e la ricerca mistica: la storia del musicista è segnata da una conversione improvvisa al cristianesimo che lo ha condotto a lasciare la ribalta dei concerti pop per abbracciare prima la vita benedettina e poi la solitudine eremitica. Oltre che dalla musica, dallo studio teologico e dalla pittura di icone, il suo cammino è stato arricchito dalla contemplazione silenziosa e dalla meditazione, che egli pratica da più di 40 anni, in virtù di una consonanza con i grandi autori della religiosità cristiana e indiana.
Nell’introduzione del libro, il prof. Paolo Trianni, docente al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo e professore associato alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, ha scritto: “Ad essere sinceri, non saprei dire nemmeno quando ho ascoltato Juri per la prima volta. Forse anch’io, come tanti, l’ho conosciuto nel 1988, quando Franco Battiato ha cantato ‘Nomadi’ nell’album ‘Fisiognomica’.
Di sicuro, nei primi anni Novanta, avevo a casa ‘Il Carmelo di Echt’ e lo custodivo come una reliquia, distillandone gli ascolti. Per qualche motivo, le canzoni che amo di più sono quelle che ascolto di meno. Le riservo per i momenti speciali perché le percepisco come qualcosa di sacro, qualcosa che non dev’essere consumato o sprecato in situazioni banali. Aspetto lo stato d’animo giusto. E questo mi capita soprattutto con le canzoni di Juri”.
Ad Juri Camisasca ci racconta il motivo per cui la sua vita sia ‘un semplice esistere’: “Esistere in maniera semplice non significa vivere in maniera semplicistica; è una conquista, il raggiungimento di una consapevolezza, che richiede un grande lavoro su se stessi. Tagore, il grande poeta indiano, diceva che ‘è molto semplice essere felici, ma è molto difficile essere semplici’. Essere semplici vuol dire essere autentici, al di là delle sovrastrutture mentali, delle maschere che indossiamo nella vita quotidiana.
Abbracciare la semplicità equivale a liberarsi dal peso delle aspettative, dalle dipendenze psicologiche, dalle catene di passioni, invidie, gelosie, rancori, non vivere di imitazioni o con atteggiamenti di superiorità o volontà di dominio sugli altri. In sostanza, il semplice esistere è la via dell’ascolto interiore, che ci offre uno spazio per riflettere, per essere onesti con noi stessi e con gli altri, e ci consente di stare al mondo in un modo più genuino. Se vogliamo intraprendere il cammino spirituale, ci dobbiamo destrutturare. A quel punto le difficoltà si trasformano in opportunità di crescita”.
Esiste un collegamento tra musica, mistica e teologia?
“Sì, esiste un legame molto forte. Questi tre aspetti si collegano spesso come modi diversi di conoscere il sacro e di trasformare se stessi. Nel cristianesimo, la musica è vista come un modo per lodare e pregare, come dice l’adagio di sant’Agostino: ‘Chi canta prega due volte’. Figure come san Giovanni della Croce e santa Teresa d’Avila hanno usato immagini musicali per descrivere l’esperienza mistica. Il canto gregoriano, ad esempio, è sempre stato molto importante nelle funzioni religiose perché aiuta a elevare l’anima. La musica, oltre ad essere un’arte, è un linguaggio universale che può comunicare idee religiose e avvicinare l’uomo al divino.
Anche in altre tradizioni, come il sufismo e l’induismo, la musica e la danza vengono usate per entrare in stati di estasi e di connessione con l’assoluto. La teologia può portare alla mistica, e la mistica può offrire nuove intuizioni sulla fede. Inoltre, c’è anche un legame tra musica e filosofia: secondo Pitagora, l’armonia delle note riflette l’armonia dell’universo, come nella ‘musica delle sfere’, cioè l’idea che i pianeti e le stelle si muovano in modo armonioso nel cielo. Insomma, sono tutti modi diversi di cercare di capire e vivere il sacro!”
Quale è stata la ragione della sua conversione al cristianesimo?
“La mia conversione è stata un percorso di benedizioni e di scoperte interiori. Un vero capovolgimento dei miei universi soggettivi. Inizialmente, ero affascinato dall’India e dalla sua tradizione spirituale. Tuttavia, nel corso del mio cammino, alcune esperienze di natura contemplativa mi hanno fatto capire che Dio non è solo in un luogo o in una cultura specifica, ma può essere trovato ovunque. Ho compreso che Cristo è dentro di noi, una presenza che ci rapisce e ci trasforma dall’interno.
E’ stato un intervento della grazia di Dio a guidarmi verso questa fede, un dono che ha portato luce e significato alla mia vita. Molte letture di grandi figure spirituali come i Padri della Filocalia, Meister Eckhart, Thomas Merton, tanto per fare alcuni nomi, hanno rafforzato le mie convinzioni, arricchendo la mia conoscenza nel campo dello spiritualità. Tuttavia, ciò che ha avuto un ruolo fondamentale è stato il contatto diretto con la coscienza cristica. Attraverso questa connessione profonda ho potuto davvero evolvermi e scoprire la mia appartenenza al totalmente Altro”.
Per quale motivo è ‘ritornato’ a Cristo?
“Posso dire che si è trattato di una vera e propria chiamata. Nessuno si avvicina a Cristo se non è chiamato da Lui. Si tratta di una vocazione, di un invito che nasce dall’orizzonte mistico. Quando il soffio celeste alita su di te, la sua attrazione diventa irresistibile. E’ un invito che ti cambia profondamente e ti porta a ritrovare la tua strada”.
Cosa è per lei la preghiera?
“Per me, la preghiera é un’apertura del cuore e della mente, simile al gesto di spalancare una finestra per lasciare entrare aria fresca e luce solare. E’ un atto che può manifestarsi in molti modi, dalla preghiera vocale, più semplice e immediata, a quella contemplativa, profonda e silenziosa. La preghiera è uno spazio intimo, un luogo dell’anima dove possiamo fluttuare, esplorando i mondi della nostra interiorità. E’ come un fiume che scorre, che leviga le asperità e nutre la terra lungo il suo cammino. E’ una forza che purifica l’anima, scioglie le resistenze interiori e ci prepara all’unione con l’Assoluto. E’, in fondo un dialogo vivo, che ci connette al mistero e ci rende più autentici”.
Cosa significa essere ‘scrittore’ di Icone?
“Ho appreso la scrittura delle Icone nel periodo della vita monastica. Si dice ‘scrivere’ le Icone, anziché dipingerle, perché le Icone sono immagini rivelatrici della Parola di Dio. Le Icone sono il Vangelo tradotto in immagini. Anticamente aiutavano quelle persone che non erano in grado di leggere la Sacra Scrittura, il Nuovo Testamento in particolare (anche se non mancano nelle Icone elementi dell’Antico Testamento).
Tra la mia attività di scrittore di Icone (quindi la pittura) e l’attività musicale c’è, per me, un profondo rapporto: in fondo, in entrambe le arti, si tratta di realizzare lo svuotamento di me stesso, nel verso della Kenosis cristica. Padre Pavel Florenskij, a proposito della Icone, parlava di un’arte della salita e della discesa: la salita avviene quando si dà una propria interpretazione, la discesa quando ci si svuota e si lascia che sia lo Spirito ad interpretare. L’analogia tra la scrittura delle Icone e la composizione musicale sta proprio in tale ascesa e discesa (o discesa e ascesa): quando, cioè, accade qualcosa (la cosiddetta ispirazione) che lascia spazio all’Altro, che viene da sé. Nel caso dei grandi (penso a J.S. Bach) risulta piuttosto evidente cosa è accaduto: in certa sua musica si percepisce chiaramente qualcosa di ‘non fatto da mani d’uomo’. Lo stesso si prova davanti a certe Icone.
Quanto ha influito l’amicizia con Battiato nella sua ricerca mistica?
“Nonostante la profonda amicizia che ho avuto con Franco, posso dire con sincerità che non è stata questa relazione ad influenzare il mio percorso interiore. Quando si instaura un rapporto con l’Essere Eterno, si scopre che è Lui l’unico maestro, l’unica fonte di ispirazione autentica. Gli esseri umani, anche se amici o guide, possono offrire consigli o condividere esperienze legate al mondo dell’arte, della psiche o dell’etica, ma il vero itinerario spirituale è tracciato da Dio stesso.
Detto ciò, voglio sottolineare che Franco è stato il mio più grande amico in questo viaggio terreno, e anche se le nostre opinioni teologiche non sempre coincidevano, la nostra amicizia ha rappresentato un sostegno importante nel mio percorso. Alla fine, il cammino dell’anima è qualcosa di profondamente personale, guidato dall’Infinito, e non dipende dalle influenze esterne, per quanto sincere e profonde possano essere”.
(Tratto da Aci Stampa)
Fra Fusarelli: santa Camilla Battista Varano è un faro per vivere nella realtà
Nei giorni scorsi il Ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori, fr. Massimo Fusarelli, ha scritto una lettera in occasione del quinto centenario della morte di santa Camilla Battista Varano, avvenuta il 17 ottobre 1524, che nella ‘Vita spirituale’, redatta nel 1491 ed indirizzata al frate francescano Domenico da Leonessa, scrive: ‘Mi pare di poterla chiamare con tutta sincerità infelicissima felicità.. Ornarmi e leggere le cose vane,… in suonare, cantare, ballare, pazzeggiare e altre cose giovanili e mondane… Mi erano in tanto fastidio le cose devote e i frati e le suore, che non [ne] potevo vedere nessuno’.
Da qui prende spunto la lettera del Ministro generale, che analizza il testo della Santa: “Il testo rivela in filigrana le doti letterarie non comuni di questa donna, ma soprattutto dischiude al mistero dell’incontro tra la giovane Camilla e il ‘suo Signore’, rivelandoci i tratti di una relazione viva e vivace che giungerà alla fecondità mistica del percorre la ‘via del Divino Amore’ giungendo a ‘vedere tanto amore, immenso come il mare e sviscerato, senza alcun ordine e misura che Dio portava alla creatura, che non mi potevo trattenere dal dire: O pazzia! O pazzia!’ Nessun vocabolo mi pareva più vero e conveniente a tanto amore’… Il desiderio di donarsi al Signore maturerà solo alcuni anni dopo, durante la quaresima del 1479, ravvivato dall’ascolto di un’altra predica, questa volta del frate minore Francesco da Urbino”.
Alcuni anni dopo fa la professione di fede: “Così il 14 novembre 1481 entra nel monastero delle clarisse di Urbino e cinque mesi dopo farà la sua ‘amara professione’ nella vita religiosa, come la definì alcuni anni dopo nei Ricordi di Gesù Cristo rievocando i molti ostacoli affrontati…
Ad Urbino Camilla Battista trovò ‘il dolcissimo canto delle preghiere devote, la bellezza dei buoni esempi, i segreti giacigli delle grazie divine e dei doni del cielo’. Nel 1484, dietro le pressioni paterne e in obbedienza al Papa, rientra, con otto sorelle, a Camerino, in un antico monastero restaurato per l’occasione dal padre. Qui Camilla Battista introduce la regola di santa Chiara di Assisi, con la scelta inequivocabile e ferma di osservare l’altissima povertà, rifiutando ogni dispensa, pena lo scioglimento istantaneo della comunità, ostacolando così il disegno del duca di dotare il monastero di rendite e benefici”.
Nel 1484 compone l’opera ‘I dolori mentali di Gesù Cristo nella sua passione’: “Custodendo la ‘continua e dolce memoria della Passione di Cristo, arca dei tesori celesti, fonte inesauribile d’acqua viva, pozzo profondissimo dei segreti di Dio’, Camilla Battista, guidata da Gesù, giunge a penetrare il mistero della passione attraverso una nuova prospettiva, come lei stessa rivela:
‘Durante quel tempo fui introdotta, per mirabile grazia dello Spirito Santo, nel cuore di Gesù, vero e solo mare amarissimo, insondabile ad ogni intelletto angelico e umano. E mi fu mostrato che tanta differenza c’è tra chi si appaga delle pene mentali di Gesù Cristo e chi invece si appaga solo nella umanità appassionata di Cristo, quanta differenza c’è tra il vaso ricolmo di miele e il vaso che fuori è irrigato un poco da quello che sta dentro’…
E accade il prodigio: Cristo le dischiude il suo cuore, ‘quel cuore trafitto dalla lancia, quel cuore che ha sopportato tutte le vicende umane, che non si è ritratto di fronte al rischio cui l’esponeva l’amore, né si è rinchiuso in se stesso perché il suo amore fiammante non veniva corrisposto’, e in quel cuore, attraverso il costato ferito, all’amata è dato di contemplare il sigillo della promessa: ‘Io ti amo Camilla’. Ecco perché santa Camilla Battista giungerà alla vertiginosa richiesta di rimanere lì, ai piedi di quel crocifisso, per sempre”.
La lettera del ministro generale si sofferma sulla spiritualità della santa camerte: “Negli anni seguenti al rientro, Camilla Battista rimarrà a Camerino fino alla morte avvenuta il 31 maggio 1524 a causa della peste. La permanenza è interrotta solo da rare occasioni legate a missioni come quella affidatale nel 1505-1507 dal papa Giulio II per la riforma del monastero delle clarisse di Fermo e quella analoga del 1521-1522 presso la comunità di San Severino Marche…
La vicenda storica e familiare di Camilla Battista ci introduce a quel mistero che rappresenta ogni santo per la Chiesa di Dio. Tra le pieghe degli eventi e delle vicissitudini liete e drammatiche, nobili e contraddittorie, si nasconde l’avventura spirituale e mistica di questa grande donna. La figura di Camilla Battista appartiene alla numerosa schiera di mistiche, non solo francescane e italiane. Nel suo profilo spirituale trovano una straordinaria sintesi la fede e l’umanità, la mistica e la quotidianità, lo spirito e la carne, la ragione e l’emozione, la terra e il cielo, l’amore e il dolore”.
Infatti la mistica è la chiave di lettura per comprendere un’esperienza di santità: “La mistica, quale chiave di lettura dell’esperienza di un santo, indica a ciascuno di noi la meta della nostra sequela di Cristo e rappresenta una finestra aperta sul mistero della compartecipazione dell’essere umano al disegno d’amore del Padre. L’esperienza mistica di Camilla Battista ci aiuta a guarire la costante tentazione di espellere dal nostro cammino spirituale quanto di reale, contraddittorio, scandaloso e banale sperimentiamo nella nostra vita”.
La mistica è un aiuta a vivere la quotidianità: “Ci aiuta a salvare il contatto con la realtà, sempre complessa e caotica. Ci insegna e ci ricorda che la vera mistica non elude il quotidiano, non rifugge l’angoscia, non teme la vita reale. Anzi, è proprio la vita reale, con le sue imprevedibili e sfiancanti sfide, il luogo in cui la vera mistica prende carne e si sviluppa, mediante l’ascolto, la lotta e l’amore, ossia riconoscendo la presenza discreta ma efficace di Colui che fa nuove tutte le cose”.
Ed ha tracciato alcune caratteristiche di santa Camilla: “Camilla Battista innanzitutto è una donna che ascolta, nel senso biblico e mariano di questo termine. Ascolta e mette in pratica. Non appena capisce di aver incontrato qualcosa che può farla progredire nel cammino spirituale, come accadde durante l’ascolto della ‘predica della lacrimuccia’ di fra Domenico da Leonessa e quella della ‘scintilla’ di fra Francesco da Urbino: decide, delibera, si assume la responsabilità della propria vita e la fedeltà tenace a questi piccoli impegni diventa la goccia che scava in lei il canale per il passaggio della grazia”.
Quindi la mistica non è una rinuncia: “Un’altra caratteristica della spiritualità della Varano è quella della lotta, passaggio ineludibile e inevitabile di qualsiasi esperienza cristiana. Camilla non si arrende alle prime difficoltà, non si scoraggia quando sopravvengono le intemperie, non si lamenta giustificando la propria passività, ma resta in una posizione attiva, adulta, consapevole della complessità, ma anche dell’obiettivo del proprio lottare. Ed è proprio l’amore, ardente e appassionato, verso il suo Dolcissimo Sposo, che costituisce la ragione, lo scopo, il premio e la beatitudine di questa santa”.
In questa ‘lotta’ santa Camilla entra in ‘relazione’ con Cristo: “Nel mare sconfinato del Cuore di Cristo Camilla Battista immerge tutta la sua umanità, i suoi desideri più profondi, il suo anelito alla pienezza di vita e di bene. E’ infatti la relazione con Cristo il senso autentico di ogni mistica, che ci spoglia continuamente del nostro attaccamento al fare, all’apparire e al piacere per concederci la vertiginosa esperienza dell’essere-con e dell’essere-in.
La figura di questa Santa ci mostra come la chiamata alla santità non si colloca a livello del ‘cosa fare’, ma del ‘di chi essere’ o ‘a chi appartenere’. Da questa intimità con Cristo, coltivata e rinnovata ogni giorno, lei ci insegna a ricevere ogni giorno la nostra identità, ad apprendere l’autentica conoscenza di Dio, delle nostre capacità e limiti, degli altri e del mondo”.
Tale anniversario è un’occasione per ‘convertire’ il proprio rapporto con la storia e con se stessi: “Molto spesso quello che ostacola il nostro cammino spirituale e soprattutto la sua continua crescita ed evoluzione, sono eventi che accadono nella storia; e poi l’esperienza drammatica della sofferenza e del dolore, e persino elementi della nostra umanità, sempre in tensione tra fragilità e autentica forza, tra le immaturità affettive e il desiderio di relazioni buone.
San Francesco alla Verna ha vissuto la sua ‘grande tentazione’, sciolta in un incontro nuovo con il Cristo. Da parte sua, Camilla Battista di fronte a queste tre sfide ci offre una pista, una luce, per attingere dalla sua esperienza criteri e strumenti per il discernimento nella vita concreta di ogni giorno”.
Quindi la ‘lezione’ della mistica camerte è quella di rimanere ‘incarnati’ nella realtà: “La mistica camerte ci ricorda invece che ogni cammino spirituale, per essere veramente incarnato, deve restare, per tutto il tempo della nostra vita, ancorato alla nostra realtà di creature, con i suoi ineliminabili chiaroscuri. Camilla Battista non ha paura di mostrarsi a noi nella sua fragilità umana e di donna, nelle sue passioni e desideri, perché, senza togliere o cancellare nulla, tutto di lei ha saputo convergere verso Cristo, orientare verso il Regno”.
E’ questa la santità proposta da santa Camilla: “Per questo ci propone e restituisce, oggi, una santità e una mistica integrata e integrale. Oggi riconosciamo che le ferite che segnano il corpo e lo spirito di san Francesco non lo rendono un essere celeste, ma ci consegnano l’immagine viva di Cristo proprio in un’umanità fragile e ferita, percossa e amata incondizionatamente. Un annuncio di speranza per tanti!”
Papa Francesco invita i Cappuccini alla ‘mistica’ della collaborazione
‘Fraternità, disponibilità, impegno per la pace’: con questi tre suggerimenti papa Francesco oggi ha ricevuto i delegati all’86^ Capitolo Generale dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini con l’invito a promuovere la fraternità attraverso un ricordo di quando era vescovo nella capitale argentina: “Ricordo i vostri frati a Buenos Aires: bravi confessori. Quei baschi che Franco aveva cacciato via, sono arrivati lì. Bravi confessori, bravi.
E uno è ancora vivo, che è argentino; l’ho fatto cardinale, adesso. Questo perdona tutto! Mi ha raccontato questo: che a volte lui sente lo scrupolo di perdonare troppo (perdona sempre), e un giorno è andato davanti al Signore, in cappella, per chiedere scusa: ‘Scusami, Signore, ho perdonato troppo… Però sei stato Tu a darmi il cattivo esempio!’ Così prega questo bravo Cardinale vostro”.
Dopo questa pennellata di ‘colore’ il papa ha sottolineato l’importanza di un Capitolo generale: “Quello che state vivendo è un momento importante per voi e per la Chiesa. Il Capitolo, infatti, raccoglie frati provenienti da Paesi e culture diversi, che si riuniscono per ascoltarsi e parlarsi nell’unico linguaggio dello Spirito.
E’ un’occasione straordinaria per condividere le ‘cose meravigliose’ che Dio continua a operare attraverso di voi, figli di san Francesco sparsi nel mondo. Auspico pertanto che, mentre ringraziate Dio per lo sviluppo dell’Ordine, soprattutto nelle giovani Chiese, profittiate di questo confronto per interrogarvi su quanto il Signore vi chiede, per poter continuare, oggi, ad annunciare con passione il Regno di Dio sulle orme del Poverello”.
Ed ha sottolineato le tre parole importanti per la spiritualità francescana quali la disponibilità, l’impegno per la pace e la fraternità, secondo il motto di questo capitolo (‘Il Signore mi dette dei fratelli’ ‘per andare per il mondo’: “Esso richiama l’esperienza di Francesco, sottolineando che la missione, secondo il suo carisma, nasce nella fraternità per promuovere fraternità (RB 3, 10-12; cfr Lettera ai membri della famiglia francescana nell’VIII centenario dell’approvazione della Regola Bollata, 9 novembre 2023).
Alla base c’è, potremmo dire, una ‘mistica della collaborazione’, per cui nessuno, nel progetto di Dio, può considerarsi un’isola, ma ciascuno è in relazione con gli altri per crescere nell’amore, uscendo da sé stesso e facendo della propria unicità un dono ai fratelli. Uno di voi che abbia cura della propria unicità, ma senza trasformarla in dono ai fratelli, ancora non ha incominciato a essere cappuccino!”
Quindi il centro di ogni azione ‘missionaria’ ci deve essere sempre la persona: “Nei vostri incontri, perciò, vi invito a vigilare perché al centro non si mettano mai le risorse economiche, i calcoli umani o altre realtà di questo tipo: sono tutti strumenti utili, di cui è pure necessario preoccuparsi, ma sempre come mezzi, mai come fini. Al centro ci siano le persone: quelle a cui il Signore vi manda e quelle con cui vi dona di vivere, il loro bene, la loro salvezza. In una parola: al centro ci sia la fraternità, di cui vi incoraggio a farvi promotori nelle vostre case formative, nella grande famiglia francescana, nella Chiesa e in tutti gli ambiti in cui operate, anche a costo di rinunciare, in favore della fraternità, a progetti e realizzazioni di altro tipo. La fraternità è al primo posto. Siete frati”.
La messa al centro della persona significa disponibilità: “Un segno importante, specialmente in tempi come i nostri, segnati da conflitti e chiusure, dove l’indifferenza e l’egoismo sembrano prevalere sulla disponibilità, sul rispetto e sulla condivisione, con conseguenze gravi ed evidenti, come l’iniquo sfruttamento dei poveri e la devastazione ambientale…
. Cercate di essere sempre così: semplici, liberi e disponibili, pronti a lasciare tutto (cfr Mc 1,18) per farvi presenti là dove il Signore vi chiama, senza cercare riconoscimenti e senza accampare pretese, con cuore e braccia aperti. E questa sarà la vostra povertà”.
Fraternità e disponibilità conducono alla pace: “E veniamo così al terzo valore che vi caratterizza: l’impegno per la pace. Siate pacifici. Infatti, il vostro saper stare con tutti, in mezzo alla gente, al punto da essere comunemente considerati i ‘frati del popolo’, nel corso dei secoli vi ha resi esperti ‘operatori di pace’, capaci di creare occasioni di incontro, di mediare la risoluzione di conflitti, di riunire le persone e di promuovere una cultura della riconciliazione, anche nelle situazioni più difficili”.
Questo è un carisma particolare per i francescani: “San Francesco stesso, come sappiamo, è giunto ad essere l’ ‘uomo di pace’ che tutto il mondo riconosce, partendo dall’incontro con i lebbrosi, nel cui abbraccio ha scoperto e accettato le sue ferite più profonde e nella cui presenza ha incontrato Cristo, suo Salvatore. Così, da perdonato si è fatto portatore di perdono, da amato dispensatore di amore, da riconciliato promotore di riconciliazione.
Si è sentito perdonato, amato, riconciliato e porta il perdono e porta l’amore e porta la riconciliazione. E voi dovete essere così, uomini d’amore, di perdono, di riconciliazione. È la fede che lo ha reso in tante occasioni strumento di pace nelle mani di Dio, ed essa, per Lui come per noi, ha avuto e avrà sempre un legame vitale con la vicinanza agli ultimi, non dimentichiamolo”.
Terminata quest’udienza papa Francesco ha ricevuto i dirigenti ed o dipendenti dell’Azienda ‘Terna’, “un’impresa che è tra gli attori più importanti della vita economica e sociale in Italia e in Europa, con presenze significative in altri Paesi”.
Ha sottolineato la necessità di una produzione di energia pulita: “Voi vi impegnate per un futuro alimentato da energia pulita, per nuovi modi di consumarla e di produrla basati sempre più su fonti rinnovabili. In effetti, c’è molta energia sporca nel pianeta. Sporca, certo, per le troppe fonti fossili e non rinnovabili; ma anche sporcata dall’ingiustizia, da guerre che nascono e si alimentano dalla fame di energia; sporcata da rapporti di lavoro ingiusti, da concentrazioni di enormi profitti in poche mani, da ritmi di lavoro insostenibili che inquinano le relazioni aziendali e l’anima delle persone”.
Energia pulita deve portare anche ad una ‘democrazia energetica’: “Non si può essere cittadini sovrani se si resta sudditi energetici. Ecco perché merita di essere sostenuta e incoraggiata la diffusione delle comunità energetiche, quelle nuove espressioni di cittadinanza integrale e di democrazia, che, con fatica, si stanno sviluppando anche in Italia. E questo è buono”.
(Foto: Santa Sede)
Dichiarazione ‘Fiducia supplicans’: meditazioni giuridico-teologiche sullo stupore suscitato in tutto il mondo
Proseguendo le nostre meditazioni si evidenzia Il Blog dell’Editore Korazy.org Vik van Brantegem del 6 Novembre 2020:Lectio biblica su Genesi 1,26-28 “Maschio e femmina li creò” tenuta dal biblista Mons. Mario Russotto, Vescovo di Caltanissetta a Nocera Umbra il 26 aprile 2014 al Convegno Nazionale della Pastorale Familiare della Conferenza Episcopale Italiana nell’ambito della XVI Settimana Nazionale di studi sulla spiritualità coniugale e familiare ( La Chiesa Cattolica insegna ad essere madre e Dio insegna ad essere padre. La famiglia va quindi custodita per svolgere il suo primato educativo e accompagnare la maturazione dei propri figli in una chiara identità sessuata.
Come afferma il Santo Padre Francesco nella Lettera enciclica “Lumen fidei” del 29 giugno 2013 n. 52: “Il primo ambito in cui la fede illumina la città degli uomini si trova nella famiglia. Penso anzitutto all’unione stabile dell’uomo e della donna nel matrimonio. Essa nasce dal loro amore, segno e presenza dell’amore di Dio, dal riconoscimento e dall’accettazione della bontà della differenza sessuale, per cui i coniugi possono unirsi in una sola carne – Gen 2,24- e sono capaci di generare una nuova vita”, orientamento confermato, cfr.
https://www.korazym.org/99834/le-parole-contano-le-definizioni-contano-il-potere-dello-spirito-conta/ (13 Gennaio 2024 di Vik van Brantegem Editore KORAZYM:
”La situazione di un Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, non idoneo per il compito nel posto che fu di un grande teologo come il Cardinale Joseph Ratzinger, che provoca scandalo e confusione in modo seriale, da molto tempo prima di essere scelto e nominato con una lettera di marca del sovrano, richiede tutta la luce possibile. Abbiamo bisogno di più dettagli possibili, per valutare se noi fedeli stiamo fraintendendo le cose o se la colpa è della gerarchia. Dopo il disastro di Fiducia supplicans, è assolutamente necessario saperne di più sul Cardinale Víctor Manuel Tucho Fernández e sul motivo per cui è stato scelto come Prefetto…… “).
-Il vescovo ribelle Viganò furioso per la benedizione alle coppie gay….. (https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwiags3w3dKDAxV4R_EDHaPABTYQFnoECBcQAQ&url=https%3A%2F%2Fwww.aldomariavalli.it%2F2023%2F12%2F21%2Fvideo-di-monsignor-vigano-sulla-fiducia-supplicans%2F&usg=AOvVaw3PtHNH9SMa2sIiebIdQpgW&opi=89978449
A partire dalla misericordia, non a partire dal peccato. -Antonio Staglianò sabato 6 gennaio 2024: La sfida.
-Card. Sarah: https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2023/12/18/0901/01963.html
https://www.youtube.com/watch?v=vvMyNrf2IzU (Prof. Giovanni Zenone, Teologo laico)
https://www.youtube.com/live/S8D2N7y06nc?si=MO_68q7Be4OYxPgh ( Prof. Giovanni Zenone)
-OPEN 8 GENNAIO 2024:
“Dopo la benedizione alle coppie gay, scoppia una nuova polemica contro il prefetto della Dottrina della Fede del Vaticano. Il cardinale argentino Victor Manuel Fernandez, nominato lo scorso anno da Papa Francesco, è finito (un’altra volta) sotto attacco dall’ala più conservatrice della Chiesa per un suo vecchio libro definito «scandaloso». L’opera in questione si intitola La pasión mistica ed è stata pubblicata nel 1998….”. (Il cardinale Fernandez ammette: «Quel libro sull’orgasmo è mio». Ma teme una sorta di complotto: «Doveva essere ritirato e sparire» ( Un testo «della mia giovinezza che non riscriverei oggi».Il Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede nominato qualche mese fa da Papa Francesco ha rilasciato le sue dichiarazioni ufficiali allo spagnolo Javier Arias del sito specializzato «InfoVaticana» spiegando che «si tratta di un libro della sua giovinezza che certamente non scriverebbe ora». Il cardinale aggiunge che «molto tempo dopo quel libro ho scritto altri libri molto più seri come “Il potere curativo della mistica” e “Il potere trasformante della mistica”»). Esaminiamo questi ulteriori orientamenti in materia.
Ramadan nel Sahara
Sette colpi di cannone risuonano gravi in tutta Laayoune, circa 400.000 abitanti, in pieno deserto del Sahara. Sono le ore 19.05 precise. E’ l’inizio della guerra santa dei musulmani con sè stessi: il Ramadan. Niente acqua, nè cibo per l’intero giorno. La città si fa deserta, i ragazzi sono esenti da scuola. Qualche raro abitante, all’ombra di una palma, immerso nelle pagine del Corano. Poi, ogni giorno alla sera un colpo fortissimo, all’ora precisa della rottura del digiuno, che qui si chiama ‘ftur’.
“E’ per me un momento mistico”, mi fa Danilo, giovane gesuita. Ed è quando tutta la gente, riunita in famiglia, in un silenzio assorto, attende il colpo di cannone. Si inizia, allora, come un vero rito collettivo ad aprire la bocca: si mangia, finalmente. Subito un dattero e poi la ‘harira’, una minestra ricca e densa, che apre e ammorbidisce la gola. E’ come se tutti fossero seduti alla tavola di Dio, dopo una lunga carestia. Sì, in una grandiosa comunione.
Per tutto un popolo è un momento sacro per eccellenza, mentre la moschea canta lunghi pezzi di Corano, per terminarne la lettura a fine Ramadan. La notte, poi, si anima all’inverosimile: una frenesia collettiva si riversa sulle strade e le piazze. Un giornata intera di digiuno, tra preghiera, lettura del Corano e solidarietà, non è una vittoria da poco. Trasforma l’anima. Perchè ‘è cieco chi guarda soltanto con gli occhi’, come si dice qui. In piena notte, poi, riprendo il bus per la città più vicina, a cinquecento chilometri, otto ore di deserto…
Alle prime luci del mattino, ecco una sottile striscia di terra, lunga 40 km, si stacca dal continente africano formando una laguna. Come una insolita, enorme strada di sabbia immersa nel mare, essa termina in una città: Dakhla. Posizione unica e suggestiva, viene definita ‘porta del paradiso’. Il buon clima, il vento, il surf, la sabbia dorata tutta circondata di mare le danno ragione. Turismo e pesca la fanno vivere, come i suoi due polmoni. Moltissimi migranti subsahariani lavorano in particolare nella pesca. Ma per loro è quasi un inferno: lavoro notturno nelle celle frigorifere per 120dh (11€). Lavoro duro e stressante.
Da qui sognano l’Europa: le Canarie sono a due passi, nonostante le tremende correnti. Per questo la prima cosa che mi si porta a vedere è il cimitero. Cumuli e cumuli di terra con una semplice pietra sopra: senza nome, senza data, senza più giovinezza. Le loro famiglie, a migliaia di km. nel pianto. Sono i morti in mare negli interminabili naufragi. Osservo queste pietre poste sopra ogni speranza, ogni sogno per volti e storie venuti da lontano, dopo un estenuante cammino.
Tutto è ormai sotterrato: più di 6.000 morti nel 2023. Poi, visita alla zona industriale con interminabili camion-cisterna bianchi. I banchi di sardine qui vengono aspirati insieme all’acqua di mare, per conservarne la freschezza, e immediatamente congelati nei frigo: ‘Peccato che il mare si impoverisce, il lavoro diminuisce, il salario si riduce’, commenta la mia guida. Ed è un punto interrogativo sul domani. A differenza di altrove qui i migranti godono di un lavoro e di una certa stabilità.
A sera, con Valerio, missionario congolese, camminando per le strade della città bussiamo a una porta di povera gente, la famiglia sarahoui di Saida: “L’uomo sarà anche il capo della casa, precisa qualcuno, ma la donna ne è il cuore”.
Siamo accolti tra tappeti, the e dolci di ramadan. Per tradizione, i bicchieri di the che qui si offrono sono tre. Il primo gradevole, ma un pò amaro, per l’ospite di passaggio, il secondo dolce per l’ospite che si trattiene e il terzo, dolce come il miele, per l’amico che si confida. Tre tempi dell’accoglienza. Sapendo che ‘il dolore o l’amore è come un tesoro; lo si mostra solo agli amici”, ricorda un proverbio.
“Se dai il cuore, mi commenta sottovoce Valerio, loro ti daranno il cuore!”, presentandomi come ospite alla prima famiglia in città. Brillano loro gli occhi per l’onore. Poi, alla partenza, con una tazza di profumi Aya, la ragazza più giovane, vi verrà a spruzzarvi i vestiti. Per la tradizione saraoui, un segno di appartenenza alla famiglia. Sotto la finestra un gruppo di bambini si arresta, cantando una nenia d’occasione, per avere qualche dirham. Mentre i poveri affollano i dintorni delle moschee, per approfittare della solidarietà abituale del Ramadan. ‘Chi dà ai poveri presta a Dio’, si dice comunemente.
Le moschee, infatti, in questo tempo sono frequentatissime, con tappeti distesi largamente anche fuori, e tanta gente sia dentro che fuori la moschea durante la preghiera. Questa è intercalata ogni tanto da ‘Allah akbar’ (Dio è grande) lanciato dal muezzin, subito ripreso sommessamente da tutto un popolo attorno.
Sia a Laayoune che a Dakhla nelle due chiese, dallo stile anni ‘30 al tempo della presenza spagnola, la Caritas è in piena attività. Struttura efficiente e ben motivata, composta di personale volontario e non, è attenta a tutte le persone vulnerabili, senza distinzione, cioè migranti musulmani o cristiani. Sostiene, inoltre, un’opera di assistenza sociale marocchina per migranti come Shakiel El Ambra e l’Association Dakhla des Handicapés, un’assistenza di eccellenza per un centinaio di bambini del territorio. Si, tutto sembra dire: la grandezza di Dio è l’amore.
I giovani migranti subsahariani di Rabat vi offrono il ‘sapone alla lavanda di Quaresima’ con un messaggio di Isaia. Domenica lo hanno fatto alle chiese di Rabat, Mohammedia, Meknes, Casablanca, dopo la messa. ‘Lavatevi, purificatevi… Cessate di fare il male…’. (Is.1,16) Sì, lavarsi il corpo e l’anima, con il profumo della lavanda, come una vera preghiera…
Papa Francesco: la santità è per tutti
La giornata odierna è stata dedicata da papa Francesco al tema della santità, ricevendo i partecipanti al convegno del Dicastero delle Cause dei Santi, e successivamente i partecipanti al convegno sulla mistica spagnola Maria de Jesus de Agreda, religiosa concezionista francescana, promosso dalla Pontificia Accademia Mariana Internazionale, definendo l’incontro molto importante:





























