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Priverno si prepara alla Missione popolare dei Missionari del Preziosissimo Sangue
Dal 12 al 26 ottobre 2025, nella parrocchia Concattedrale Santa Maria ed in quella di Sant’Antonio Abate di Priverno (LT), si terrà una Missione popolare predicata dai Missionari del Preziosissimo Sangue, dal titolo: «“Chi è freddo non riscalda!” (San Gaspare del Bufalo) – Sangue di Cristo, fermento di missione».
Mons. Mariano Crociata, vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, in un messaggio rivolto ai fedeli sottolinea: «La Missione popolare è da tempo immemorabile una forma straordinaria di evangelizzazione e di animazione pastorale della vita di fede nelle comunità cristiane. La decisione di promuoverne una a Priverno, con la collaborazione dei religiosi Missionari del Preziosissimo Sangue, offre una occasione preziosa di rilancio dell’impegno per una vita cristiana sempre più autentica e coinvolgente. Se c’è una cosa di cui abbiamo particolarmente bisogno in questo tempo è l’entusiasmo della fede e la solidità delle convinzioni e delle motivazioni destinate ad alimentare la vita di fede dei singoli fedeli e della comunità ecclesiale tutta.
Tutto questo assume un significato peculiare nel corso dell’Anno giubilare, che invita alla speranza nel cuore e nell’azione di singoli e di comunità. In questo impegno volto al rilancio del senso cristiano della vita non si perdano di vista gli orientamenti che la Chiesa diocesana ha intrapreso in questi anni, con la cura delle giovani generazioni in tutte le fasce di età, dall’infanzia alla giovinezza, e con la costituzione di gruppi di parrocchie chiamate a collaborare in unità di intenti e di azione».
«La Congregazione fondata da san Gaspare del Bufalo il 15 agosto 1815, fedele allo spirito del Fondatore e alla lunga tradizione delle Missioni popolari, porta avanti ancora oggi – dopo oltre due secoli – un servizio prezioso alla Chiesa attraverso la predicazione e l’impegno missionario» – afferma don Flavio Calicchia, direttore del Centro per l’Evangelizzazione della Provincia Italiana.
«La Missione popolare – continua don Flavio – è un’occasione straordinaria in cui la Chiesa sceglie di “uscire”, di farsi pellegrina tra le persone, per portare il Vangelo là dove la vita quotidiana si svolge. Non è riservata a pochi, ma aperta a tutti: famiglie, giovani, anziani, malati, realtà associative, scuole, ambienti sportivi e culturali. Nessun ambito dell’esistenza è escluso, perché in ciascuno di essi batte il cuore della vita umana, con le sue speranze e le sue fatiche. La presenza dei missionari si radica nella concretezza delle comunità, ascoltando i bisogni reali del territorio e incontrando le persone negli spazi pubblici e nei momenti semplici della vita di ogni giorno.
Al centro c’è la vicinanza, riflesso della logica del Vangelo: Gesù si è fatto prossimo, condividendo la storia e donando la sua presenza come sorgente di speranza. La Missione non è un programma organizzativo, ma un dono di grazia: un tempo in cui lo Spirito Santo rinnova le comunità e apre sentieri di incontro tra Chiesa e società, ricordando che la fede costruisce relazioni, promuove la dignità e ridona speranza».
Il parroco di Priverno, don Alessandro Trani,aggiunge: «È da circa un anno che ci prepariamo a vivere la Missione popolare che raggiungerà ogni realtà specifica del nostro paese. La missione vuole donare un messaggio di vita, di rinascita, di speranza e di fede rinnovata, che possa sensibilizzare ogni cuore verso una condivisione del vivere civile e del rispetto umano, per crescere nella fede in un Dio, che ci ama per quello che siamo: figli e figlie».
A Torino il festival della missione: il Volto Prossimo
Ottobre è mese di missione e quest’anno soffia nello stesso vento del giubileo della Speranza; e nonostante il contesto di guerra e crisi, essa resta seme di fiducia: un invito ad essere, come dice san Paolo, ‘lieti nella speranza’, attraverso una storia che parla ancora e che ha un nome preciso: p. Ezechiele Ramin, che da missionario comboniano, arrivò in Brasile negli anni ’80 per difendere i diritti degli indios Surui e dei contadini senza terra. Il 24 luglio 1985 fu ucciso durante una missione di pace, quando non aveva ancora compiuto 33 anni.
P. Ramin amava disegnare, tantoché nei suoi taccuini trovavano posto volti, mani, alberi, parabole: quei disegni sono diventati la mostra ‘Passione Amazzonia’, ospitata al Sermig di Torino, inaugurata lo scorso 19 settembre in apertura del pre-festival, sul tema ‘Conquistare la pace e organizzare la speranza’.
Dodici pannelli, dodici stazioni: la Passione di Cristo raccontata attraverso la passione dei popoli amazzonici. Una via crucis che non finisce nel dolore, ma si apre alla speranza di una terra che rinasce. La mostra è un invito ad andare oltre, a cogliere la trasfigurazione della realtà e il suo significato più profondo, che solo uno sguardo e un’esperienza di fede rendono accessibile.
Il terzo festival della Missione , intitolato ‘Il Volto Prossimo’, è in programma a Torino da oggi fino a domenica 12 ottobre, promosso dalla Conferenza Episcopale Piemonte-Valle d’Aosta (CEP), da CIMI (Conferenza Istituti Missionari in Italia) e Fondazione ‘MISSIO’ Italia con la direzione artistica della giornalista Lucia Capuzzi e di Alessandro Galassi, regista e documentarista, a cui abbiamo chiesto di spiegarci il motivo di un festival della missione:
“Perché la missione non è un capitolo a margine della vita ecclesiale, ma la sua ragione stessa. Non riguarda soltanto ‘alcuni inviati lontano’, ma interpella ogni battezzato e ogni comunità, chiamati a vivere la gioia del Vangelo nel cuore del mondo. Un Festival diventa allora spazio di incontro, piazza aperta in cui credenti e non credenti, uomini e donne di culture e religioni diverse possono confrontarsi sulle grandi domande del presente: giustizia, pace, ecologia, dialogo. E’ un tempo per ridare voce a chi non ha voce, per portare al centro della città e del dibattito ciò che di solito resta ai margini”.
Per quale motivo ‘Il Volto Prossimo’?
“In continuità con l’ispirazione tematica del Festival della Missione 2022 ‘Vivere perdono’, alla luce del Giubileo ‘Pellegrini di speranza’ proposto da papa Francesco e facendo tesoro delle ‘Piste tematiche’ suggerite dalla Commissione Scientifica per il Festival della Missione 2025, la direzione generale e la direzione artistica hanno scelto come tema ‘il VoltoProssimo’. A chi mi faccio prossimo? Difficile definire cosa si intenda per missione. L’interrogativo, posto dallo stesso Gesù ad ogni donna e uomo del suo e di tutti i tempi, indica, però, l’orizzonte ai discepoli-missionari. La domanda assume drammatica urgenza nel presente spezzato dai muri, ferito dalla terza guerra mondiale a pezzi, minacciato dal riscaldamento globale.
Ma prossimo indica anche l’estrema affinità, l’identità di sostanza fra le creature, le quali racchiudono un frammento del Creatore. Tutti, in questo senso, siamo prossimi. Una consapevolezza che, però, si acquisisce nel movimento di ‘farsi più vicini’ a quanti sarebbero da tenere a distanza, geografica ed esistenziale. Proprio come al sacerdote e al levita, le ‘buone’ ragioni non mancano per discriminare gli esseri umani in base a categorie di censo, passaporto, genere, condizione esistenziale. Il Samaritano, però, le ribalta con il più semplice e il più missionario dei gesti: l’approssimarsi a chi trova per la strada. Un volto tumefatto nelle cui fattezze sfigurate riesce a scorgere il Volto”.
Ma qual è ‘il Volto Prossimo’?
“E’ il tema scelto per questa edizione, che raccoglie il mandato evangelico di farsi vicini. Non un concetto astratto, ma un gesto concreto: accorciare le distanze, guardare nel volto dell’altro e riconoscervi un frammento di Dio. Prossimo è chi ci vive accanto, ma anche chi il mondo considera lontano, diverso, scomodo. Farsi prossimi significa ribaltare categorie di potere, di esclusione e di indifferenza, come fece il Samaritano di fronte all’uomo ferito. In ogni volto incontrato brilla la possibilità di un’umanità nuova”.
In quale modo la missione può conquistare la pace?
“Non con le armi né con la forza, ma con la vicinanza e il dialogo. I missionari e le missionarie percorrono i sentieri del mondo non come conquistatori, ma come artigiani di fraternità. Ogni volta che curano una ferita, condividono un pasto, difendono i diritti di una comunità, si oppongono alle logiche di guerra e di sfruttamento, generano pace. E’ la pace del Vangelo, che nasce dall’incontro e non dall’imposizione, dal coraggio di sedersi accanto e di restare anche quando tutto invita a fuggire.
Non è un caso che il Festival ricordi p. Ezechiele Ramin, missionario comboniano ucciso in Brasile nel 1985 mentre difendeva i senza terra e le popolazioni indigene. La sua vita, spezzata a soli 32 anni, continua a parlare di un Vangelo incarnato fino in fondo, vissuto come dono e responsabilità verso i più poveri”.
Papa Francesco ha scritto nel messaggio per la Giornata mondiale Missionaria, ‘Missionari di speranza tra le genti’: “Esso richiama ai singoli cristiani e alla Chiesa, comunità dei battezzati, la vocazione fondamentale di essere, sulle orme di Cristo, messaggeri e costruttori della speranza… e desidero ricordare alcuni aspetti rilevanti dell’identità missionaria cristiana, affinché possiamo lasciarci guidare dallo Spirito di Dio e ardere di santo zelo per una nuova stagione evangelizzatrice della Chiesa, inviata a rianimare la speranza in un mondo su cui gravano ombre oscure’. Come essere oggi missionari di speranza tra le genti?
“Significa non arrendersi al cinismo e alla rassegnazione. Significa raccontare che un altro mondo è possibile e già germoglia nei piccoli segni di solidarietà, nelle esperienze di comunità che accolgono migranti, che custodiscono la terra, che difendono i diritti violati. La speranza non è illusione, ma forza che si traduce in gesti quotidiani di cura, in alleanze trasversali, in scelte concrete di sobrietà e di giustizia.
Le comunità cristiane, in questo orizzonte, possono essere segni di nuova umanità. Non spazi chiusi o autoreferenziali, ma luoghi di fraternità e di apertura, di ascolto e di dialogo. Comunità che non temono di sporcarsi le mani, che accolgono senza etichette, che testimoniano la bellezza del Vangelo nella gioia e nella condivisione. Una Chiesa che si fa tenda, casa aperta, ospedale da campo: così il Volto di Cristo si riflette nei volti di ogni donna e uomo, e la missione diventa cammino comune verso un futuro di pace”.
Programma sul sito: https://www.festivaldellamissione.it/programma/festival-2025
Papa Leone XIV: la missione è vita
“Siete bravi missionari perché siete venuti anche sotto la pioggia! Grazie!La Chiesa è tutta missionaria ed è tutta un grande popolo in cammino verso il Regno di Dio. Oggi i fratelli e le sorelle missionari e migranti ce lo ricordano. Ma nessuno deve essere costretto a partire, né sfruttato o maltrattato per la sua condizione di bisognoso o di forestiero! Al primo posto, sempre, la dignità umana!”: al termine della celebrazione eucaristica papa Leone XIV ha ringraziato i fedeli ricordando che nessuno deve essere sfruttato.
Ha espresso solidarietà per coloro che sono stati colpiti dal terremoto nelle Filippine: “Nella sera di martedì 30 settembre un forte sisma ha colpito la regione centrale delle Filippine, in particolare la provincia di Cebu e le province limitrofe. Esprimo la mia vicinanza al caro popolo filippino, e in particolare prego per coloro che sono più duramente provati dalle conseguenze del terremoto. Rimaniamo uniti e solidali nella fiducia in Dio e nell’intercessione della Madre sua in ogni pericolo”.
Inoltre è preoccupato per la situazione nel Medio Oriente ed il crescente odio antisemita: “Esprimo la mia preoccupazione per l’insorgenza dell’odio antisemita nel mondo, come purtroppo si è visto con l’attentato terroristico a Manchester, avvenuto pochi giorni fa. Continuo ad essere addolorato per l’immane sofferenza patita dal popolo palestinese a Gaza.
In queste ultime ore, nella drammatica situazione del Medio Oriente, si stanno compiendo alcuni significativi passi in avanti nelle trattative di pace, che auspico possano al più presto raggiungere i risultati sperati. Chiedo a tutti i responsabili di impegnarsi su questa strada, di cessare il fuoco e di liberare gli ostaggi, mentre esorto a restare uniti nella preghiera, affinché gli sforzi in corso possano mettere fine alla guerra e condurci verso una pace giusta e duratura”.
Mentre nell’omelia del Giubileo del Mondo Missionario e dei Migranti ha affermato che questa è stata “una bella occasione per ravvivare in noi la coscienza della vocazione missionaria, che nasce dal desiderio di portare a tutti la gioia e la consolazione del Vangelo, specialmente a coloro che vivono una storia difficile e ferita. Penso in modo particolare ai fratelli migranti, che hanno dovuto abbandonare la loro terra, spesso lasciando i loro cari, attraversando le notti della paura e della solitudine, vivendo sulla propria pelle la discriminazione e la violenza”.
E’ stato un invito ad andare nelle periferie: “Lo Spirito ci manda a continuare l’opera di Cristo nelle periferie del mondo, segnate a volte dalla guerra, dall’ingiustizia e dalla sofferenza. Dinanzi a questi scenari oscuri, riemerge il grido che tante volte nella storia si è elevato a Dio: perché, Signore, non intervieni? Perché sembri assente? Questo grido di dolore è una forma di preghiera che pervade tutta la Scrittura e, questa mattina, lo abbiamo ascoltato dal profeta Abacuc”.
Riprendendo una catechesi di papa Benedetto XVI sul male ad Auschwitz papa Leone XIV ha sottolineato che Dio promette sempre la salvezza: “La risposta del Signore, però, ci apre alla speranza. Se il profeta denuncia la forza ineluttabile del male che sembra prevalere, il Signore dal canto suo gli annuncia che tutto questo avrà un termine, una scadenza, perché la salvezza verrà e non tarderà…
C’è una vita, dunque, una nuova possibilità di vita e di salvezza che proviene dalla fede, perché essa non solo ci aiuta a resistere al male perseverando nel bene, ma trasforma la nostra esistenza tanto da renderla uno strumento della salvezza che Dio ancora oggi vuole operare nel mondo. E, come ci dice Gesù nel Vangelo, si tratta di una forza mite: la fede non si impone con i mezzi della potenza e in modi straordinari; ne basta quanto un granello di senape per fare cose impensabili, perché reca in sé la forza dell’amore di Dio che apre vie di salvezza”.
Però la salvezza richiede la cura: “E’ una salvezza che si realizza quando ci impegniamo in prima persona e ci prendiamo cura, con la compassione del Vangelo, della sofferenza del prossimo; è una salvezza che si fa strada, silenziosa e apparentemente inefficace, nei gesti e nelle parole quotidiane, che diventano proprio come il piccolo seme di cui ci parla Gesù; è una salvezza che lentamente cresce quando ci facciamo ‘servi inutili’, cioè quando ci mettiamo al servizio del Vangelo e dei fratelli senza cercare i nostri interessi, ma solo per portare nel mondo l’amore del Signore”.
Ed ha parlato di una nuova missione: “Fratelli e sorelle, oggi si apre nella storia della Chiesa un’epoca missionaria nuova. Se per lungo tempo alla missione abbiamo associato il ‘partire’, l’andare verso terre lontane che non avevano conosciuto il Vangelo o versavano in situazioni di povertà, oggi le frontiere della missione non sono più quelle geografiche, perché la povertà, la sofferenza e il desiderio di una speranza più grande, sono loro a venire verso di noi”.
Missione che coinvolge anche i migranti: “Ce lo testimonia la storia di tanti nostri fratelli migranti, il dramma della loro fuga dalla violenza, la sofferenza che li accompagna, la paura di non farcela, il rischio di pericolose traversate lungo le coste del mare, il loro grido di dolore e di disperazione: fratelli e sorelle, quelle barche che sperano di avvistare un porto sicuro in cui fermarsi e quegli occhi carichi di angoscia e speranza che cercano una terra ferma in cui approdare, non possono e non devono trovare la freddezza dell’indifferenza o lo stigma della discriminazione!”
Questa è cooperazione missionaria: “Anzitutto, vi chiedo di promuovere una rinnovata cooperazione missionaria tra le Chiese. Nelle comunità di antica tradizione cristiana come quelle occidentali, la presenza di tanti fratelli e sorelle del Sud del mondo dev’essere colta come un’opportunità, per uno scambio che rinnova il volto della Chiesa e suscita un cristianesimo più aperto, più vivo e più dinamico. Allo stesso tempo, ogni missionario che parte per altre terre, è chiamato ad abitare le culture che incontra con sacro rispetto, indirizzando al bene tutto ciò che trova di buono e di nobile, e portandovi la profezia del Vangelo”.
Questa è la bellezza della missione: “Vorrei poi ricordare la bellezza e l’importanza delle vocazioni missionarie. Mi rivolgo in particolare alla Chiesa europea: oggi c’è bisogno di un nuovo slancio missionario, di laici, religiosi e presbiteri che offrano il loro servizio nelle terre di missione, di nuove proposte ed esperienze vocazionali capaci di suscitare questo desiderio, specialmente nei giovani.
Carissimi, invio con affetto la mia benedizione al clero locale delle Chiese particolari, ai missionari e alle missionarie, e a coloro che sono in discernimento vocazionale. Ai migranti invece dico: siate sempre i benvenuti! I mari e i deserti che avete attraversato, nella Scrittura sono ‘luoghi della salvezza’, in cui Dio si è fatto presente per salvare il suo popolo”.
(Foto: Santa Sede)
Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato: in dialogo con Arianna Burdo sulla speranza dei migranti
“La 111^ Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato, che il mio predecessore ha voluto far coincidere con il Giubileo dei migranti e del mondo missionario, ci offre l’occasione di riflettere sul nesso tra speranza, migrazione e missione. Il contesto mondiale attuale è tristemente segnato da guerre, violenze, ingiustizie e fenomeni meteorologici estremi, che obbligano milioni di persone a lasciare la loro terra d’origine per cercare rifugio altrove”: questo è l’inizio del messaggio per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebra in occasione del Giubileo dei migranti, in programma sabato 4 e domenica 5 ottobre, scritto da papa Leone XIV, dal titolo ‘Migranti, missionari di speranza’, .
Nel messaggio il papa collega la speranza alla necessità di migrare: “Questo collegamento tra migrazione e speranza si rivela distintamente in molte delle esperienze migratorie dei nostri giorni. Molti migranti, rifugiati e sfollati sono testimoni privilegiati della speranza vissuta nella quotidianità, attraverso il loro affidarsi a Dio e la loro sopportazione delle avversità in vista di un futuro, nel quale intravedono l’avvicinarsi della felicità, dello sviluppo umano integrale”.
Partendo da queste iniziali riflessioni papali con la direttrice dell’Ufficio ‘Migrnatrs’ della diocesi di Ancona-Osimo, Arianna Burdo, iniziamo un riflessione sul significato di migrazione e speranza: per quale motivo i migranti possono essere missionari di speranza?
“Nel messaggio per la 111^ Giornata mondiale del migrante e del rifugiato papa Leone XIV ci invita a riflettere sul ruolo missionario dei migranti in quanto la loro fede e il loro coraggio li rende testimoni della speranza vissuta quotidianamente. Le loro difficoltà, la situazione dei loro paesi di provenienza, i loro viaggi ci sono da monito per non ‘sederci’ come chiesa, di continuare anche noi a camminare nel segno della speranza. Sono missionari perché con la loro vita annunciano che il futuro può essere abitato da fraternità, pace e dignità per tutti”.
Perché papa Leone XIV invita a non dimenticare l’ospitalità?
“Il papa ci invita a non dimenticare l’accoglienza, perché in questa sperimentiamo la bellezza dell’incontro, dell’ascolto e anche del conflitto, quello sano. Accogliere rende le nostre comunità aperta, curiose nei confronti di lingue, culture, giochi, cucina nuova. Accogliere significare per noi scambiare e lo vediamo già nella piccola esperienza del dopo scuola con tanti bambini provenienti da paesi diversi; provare a imparare un saluto diverso, una parola in una nuova lingua, stare allo stesso tavolo con le costruzioni”.
In quale modo i migranti possono ‘rigenerare’ le nostre città?
“La rigenerazione parte anche qui dallo scambio, dallo stare insieme, credo che non sia corretto dire che solo loro possono rigenerare, va fatto insieme, costruendo spazi di bellezza e condivisione. E’ la comunità che rigenera, con la creatività che papa Francesco ci chiedeva possiamo veramente essere fratelli tutti”.
Cosa significa nell’arcidiocesi di Ancona ed Osimo aprirsi all’accoglienza dell’altro?
“Per la nostra Chiesa aprirsi all’accoglienza vuol dire prima di tutto mettersi in cammino con chi arriva. Non basta aprire le porte: occorre creare luoghi di incontro, occasioni in cui ci si conosce e ci si riconosce come fratelli. Lo facciamo con iniziative concrete come la cena multietnica ‘Il mondo a tavola’, la Veglia dei popoli, i pellegrinaggi giubilari o il ‘Meeting dei popoli’. In questi momenti non c’è solo condivisione di cibo o di festa, ma soprattutto di vita e di fede. Accogliere significa anche lasciarsi evangelizzare da chi arriva: non solo offrire, ma ricevere i doni, i talenti e la spiritualità che le comunità migranti portano con sé. Proprio domenica 5 ottobre a Loreto celebreremo il Giubileo regionale dei migranti e del mondo missionario e sarà un momento di condivisione con la processione del ‘Signore dei Miracoli’ e la Santa Messa nella basilica”.
Allora è possibile camminare insieme nelle strade?
“Soprattutto in questo momento dobbiamo farlo sempre di più, ci stiamo interrogando su come poter essere sempre più per strada, ci sono sfide nuove, c’è bisogno di ‘abitare’ la strada. Cerchiamo sempre di più di farlo in modalità diverse, con il dopo scuola o la scuola d’italiano per stranieri, stando quindi in classe, vicino, ascoltando le storie di ognuno; siamo in cammino quado organizziamo un mondo a tavola e ci sono balli che ci uniscono. Anche per quest’anno proveremo sulla scia delle parole di papa Leone nel suo messaggio a continuare ad essere pellegrini di speranza”.
(Tratto da Aci Stampa)
Papa Leone XIV: cuore della missione della Chiesa è la misericordia di Dio
“Sono addolorato per le notizie che giungono dal Madagascar, circa gli scontri violenti tra le Forze dell’Ordine e giovani manifestanti, che hanno provocato la morte di alcuni di loro e un centinaio di feriti. Preghiamo il Signore affinché si eviti sempre ogni forma di violenza, e si favorisca la costante ricerca dell’armonia sociale attraverso la promozione della giustizia e del bene comune”: al termine dell’udienza generale papa Leone XIV ha invitato a pregare per la morte di alcuni giovani morti a seguito di violenti scontri nel Madagascar, mentre prima di iniziare l’udienza aveva salutato un gruppo di pellegrini tedeschi: “Cari pellegrini, buongiorno! Saluto con affetto tutti voi che dalla Germania siete venuti a Roma con il pellegrinaggio del Malteser Hilfsdienst. Ja, gut, ja, danke! Prima di recarmi all’Udienza generale in Piazza, ho voluto incontrarvi personalmente qui nell’Aula Paolo VI… Ora recitiamo insieme l’Ave Maria, affidando tutte le vostre intenzioni e le persone a casa per le quali desiderate pregare la Beata Vergine, e poi vi impartisco la benedizione apostolica”.
Mentre nell’udienza generale papa Leone XIV ha ripreso il ciclo di catechesi dell’Anno Giubilare, ‘Gesù Cristo nostra speranza’, sul tema ‘La risurrezione’: “Il centro della nostra fede e il cuore della nostra speranza si trovano ben radicati nella risurrezione di Cristo. Leggendo con attenzione i Vangeli, ci accorgiamo che questo mistero è sorprendente non solo perché un uomo (il Figlio di Dio) è risorto dai morti, ma anche per il modo in cui ha scelto di farlo. Infatti la risurrezione di Gesù non è un trionfo roboante, non è una vendetta o una rivalsa contro i suoi nemici. E’ la testimonianza meravigliosa di come l’amore sia capace di rialzarsi dopo una grande sconfitta per proseguire il suo inarrestabile cammino”.
E la sua ‘apparizione’ avviene senza ‘rivincita’: “Quando noi ci rialziamo dopo un trauma causato da altri, spesso la prima reazione è la rabbia, il desiderio di far pagare a qualcuno ciò che abbiamo subito. Il Risorto non reagisce in questo modo. Uscito dagli inferi della morte, Gesù non si prende nessuna rivincita. Non torna con gesti di potenza, ma con mitezza manifesta la gioia di un amore più grande di ogni ferita e più forte di ogni tradimento”.
Anzi attraverso la pace: “Il Risorto non sente alcun bisogno di ribadire o affermare la propria superiorità. Egli appare ai suoi amici (i discepoli) e lo fa con estrema discrezione, senza forzare i tempi della loro capacità di accoglienza. Il suo unico desiderio è quello di tornare a essere in comunione con loro, aiutandoli a superare il senso di colpa.
Lo vediamo molto bene nel cenacolo, dove il Signore appare ai suoi amici chiusi nella paura. E’ un momento che esprime una forza straordinaria: Gesù, dopo essere sceso negli abissi della morte per liberare coloro che vi erano prigionieri, entra nella stanza chiusa di chi è paralizzato dalla paura, portando un dono che nessuno avrebbe osato sperare: la pace”.
Compie tale gesto attraverso le ferite del proprio corpo: “Ma è accompagnato da un gesto talmente bello da risultare quasi sconveniente: Gesù mostra ai discepoli le mani e il fianco con i segni della passione. Perché esibire le ferite proprio davanti a chi, in quelle ore drammatiche, lo ha rinnegato e abbandonato? Perché non nascondere quei segni di dolore ed evitare di riaprire la ferita della vergogna?”
Questa significa che Gesù ha riconciliato il mondo e dona pace: “Eppure, il Vangelo dice che, vedendo il Signore, i discepoli gioirono. Il motivo è profondo: Gesù è ormai pienamente riconciliato con tutto ciò che ha sofferto. Non c’è ombra di rancore. Le ferite non servono a rimproverare, ma a confermare un amore più forte di ogni infedeltà. Sono la prova che, proprio nel momento del nostro venir meno, Dio non si è tirato indietro. Non ha rinunciato a noi. Così, il Signore si mostra nudo e disarmato. Non pretende, non ricatta. Il suo è un amore che non umilia; è la pace di chi ha sofferto per amore e ora può finalmente affermare che ne è valsa la pena”.
Invece noi facciamo ‘finta’ di riconciliarci: “Noi, invece, spesso mascheriamo le nostre ferite per orgoglio o per timore di apparire deboli… A volte preferiamo nascondere la nostra fatica di perdonare per non apparire vulnerabili e per non rischiare di soffrire ancora. Gesù no. Lui offre le sue piaghe come garanzia di perdono. E mostra che la Risurrezione non è la cancellazione del passato, ma la sua trasfigurazione in una speranza di misericordia”.
E tramite la riconciliazione è donato lo Spirito Santo: “Gesù soffia su di loro e dona lo Spirito Santo. E’ lo stesso Spirito che lo ha sostenuto nell’obbedienza al Padre e nell’amore fino alla croce. Da quel momento, gli apostoli non potranno più tacere ciò che hanno visto e udito: che Dio perdona, rialza, ridona fiducia”.
Questa è la missione della Chiesa: “Questo è il cuore della missione della Chiesa: non amministrare un potere sugli altri, ma comunicare la gioia di chi è stato amato proprio quando non lo meritava. E’ la forza che ha fatto nascere e crescere la comunità cristiana: uomini e donne che hanno scoperto la bellezza di tornare alla vita per poterla donare agli altri”.
Ha concluso la catechesi con l’invito ad ‘aprirsi’ alla misericordia di Dio: “Cari fratelli e sorelle, anche noi siamo inviati. Anche a noi il Signore mostra le sue ferite e dice: Pace a voi. Non abbiate paura di mostrare le vostre ferite risanate dalla misericordia. Non temete di farvi prossimi a chi è chiuso nella paura o nel senso di colpa. Che il soffio dello Spirito renda anche noi testimoni di questa pace e di questo amore più forte di ogni sconfitta”.
(Foto: Santa Sede)
La Santa Sede ricorda 10 anni di Laudato sì
Tutto pronto per domani per la conferenza internazionale ‘Raising Hope for Climate Justice’ alla quale parteciperà anche papa Leone XIV nel pomeriggio di domani, promossa dal Movimento Laudato Sì in collaborazione con vari partner ecclesiali e istituzionali, per celebrare i dieci anni dell’Enciclica ‘Laudato Sì’ di papa Francesco, presentata dalla dott.ssa Lorna Gold, direttrice esecutiva del Movimento Laudato Si’; suor Alessandra Smerilli, segretaria del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; l’onorevole Arnold Schwarzenegger, già governatore della California e Presidente dell’USC Schwarzenegger Institute; dal dott. Maina Talia, ministro degli Affari Interni, dei Cambiamenti Climatici e dell’Ambiente di Tuvalu, e dal card. Jaime Spengler, arcivescovo di Porto Alegre e presidente della Conferenza Episcopale del Brasile e del CELAM, che ha sottolineato la capacità di cura:
“Credo che sia stato e sia possibile prevedere il giardino dell’Eden. Crediamo che lo spirito del Creatore sia capace di fare nuove tutte le cose, purché l’essere umano, parte del tutto, partecipante all’opera della creazione, si senta interpellato a prendersi cura, coltivare e promuovere il giardino! La Terra, con tutto ciò che contiene, è un essere vivente. Come ogni essere vivente, è fragile! Non possiamo sfruttarla in modo aggressivo, brutale, smisurato. Ha bisogno di essere trattata bene, rispettata, amata! E’ bella; e la bellezza ci ordina di preservarla! Questa è una responsabilità urgente per tutti. Sì, la Terra è bella!”
Ma ‘preservare’ significa anche ‘lodare’: “Preservare richiede lodare! Questo è ciò che Francesco d’Assisi (e quello di Roma!) ci ricordano! Credo che dobbiamo riscoprire la capacità e la necessità di ‘venerare la Terra’. E’ vero che stiamo perdendo (o abbiamo già perso!) la capacità di ascoltarla! Essa geme dolori di parto! I fenomeni estremi che si verificano con maggiore frequenza sono espressioni tangibili di una malattia silenziosa che colpisce tutti, specialmente i più vulnerabili, i più poveri”.
Però tale crisi è anche una crisi di fiducia: “ La crisi ecologica è anche una crisi di fiducia: il mondo non si salverà se le nazioni non recupereranno la necessità di credere l’una nell’altra e di assumere responsabilità comuni fondate sul principio di giustizia.
Come comunità di fede, la Chiesa è orientata dalla fede ricevuta dagli Apostoli e che annuncia e prega. Vi è un principio della liturgia cattolica che afferma: ‘Lex orandi, lex credendi’. Possiamo dire: la Chiesa prega ciò che crede; o ciò che crede, la Chiesa lo prega… E’ questa comprensione che fa sì che la Chiesa, attraverso il suo magistero, promuova la tematica in questione. Ha ben presente che deve trasmettere ciò che essa stessa ha ricevuto dal suo Signore e che ha sviluppato come dottrina nel tempo”.
Per questo sono necessari uomini e donne di buona volontà: “La crisi ecologica che viviamo richiede decisioni segnate, sì, dall’etica! Per questo, abbiamo bisogno della determinazione e del coraggio di uomini e donne con forza politica; direi, che siano statisti! E’ urgente la disponibilità di uomini e donne di buona volontà per una vera conversione ecologica integrale. È urgente ascoltare il grido della Terra e dei poveri”.
E’ un invito a prendere ‘decisioni’ coraggiose: “Auspico che la COP 30, che si celebrerà alle porte dell’Amazzonia, sia occasione per decisioni coraggiose! Decisioni che gli statisti sono chiamati a costruire, poiché la scienza mostra che il tempo stringe. Decisioni necessarie affinché le future generazioni possano avere giorni migliori. Quando trattiamo dei cambiamenti climatici e della urgente e necessaria transizione energetica, non si può agire in maniera ‘romantica’. Si tratta di un problema umano e sociale in senso ampio, con ripercussioni in diversi ambiti.
E’ necessario coraggio per costruire forme vincolanti di transizione energetica che siano efficienti, vincolanti e monitorabili”… La crisi ecologica e il conseguente riscaldamento globale non possono essere trattati come una questione da discutere più avanti! Siamo al limite del possibile! Ancora un po’ e non avremo capacità di ritorno. E’ necessario convertirsi! Ora!”
Mentre suor Smerilli ha sottolineato l’importanza dell’enciclica papale: “Con la ‘Laudato Sì’, dieci anni fa, papa Francesco ci consegnava un testo che non era soltanto un documento del Magistero, ma una vera e propria ‘carta di navigazione’ per la nostra epoca. Con parole profetiche ci ricordava che ‘tutto è connesso’ e che la cura della casa comune è inseparabile dalla giustizia verso i poveri, dalla pace tra i popoli e dall’affermazione della dignità di ogni persona”.
In questi 10 anni l’enciclica è ispirazione per tutti: “In questo decennio, Laudato Si’ ha saputo toccare non solo le coscienze dei fedeli, ma anche quelle di uomini e donne di buona volontà in tutto il mondo. È divenuta una fonte di ispirazione per tanti, nei contesti più diversi. Oggi possiamo dire che ha generato un vero e proprio movimento globale e ramificato, di cui il Movimento Laudato Sì è una delle espressioni più vivaci, che continua a crescere e ad alimentare nuove iniziative per la cura della creazione”.
Infine la dott.ssa Lorna Gold, direttrice esecutiva del Movimento ‘Laudato Sì’ ha sottolineato la cooperazione tra associazioni: “Questa collaborazione senza precedenti tra organizzazioni cattoliche, in collaborazione con voci autorevoli di molte fedi e della società civile, arriva appena un mese prima della COP30. Sappiamo che i leader non stanno compiendo progressi adeguati per salvaguardare il nostro clima per le generazioni future.
Nonostante la crescente urgenza della crisi climatica e l’ingiustizia che rappresenta, siamo costernati dalla mancanza di progressi concreti per abbandonare senza indugio i combustibili fossili, come esortato da papa Francesco nel 2015 e nuovamente nella ‘Laudate Deum’ nel 2023. Invitiamo tutti i governi a pubblicare NDC ambiziosi e a impegnare le risorse finanziarie necessarie per invertire la rotta”.
Infine ha enunciato l’impegno del Movimento: “Entro la fine di questa settimana lanceremo un impegno (l’impegno Laudato Sì 10) invitando i presenti alla Conferenza, e coloro che vorranno unirsi a noi, a definire chiaramente la propria ambizione e a contribuire alla realizzazione della visione e della missione della Laudato Si’. Questo impegno collettivo sarà presentato alla COP30 come un ‘Impegno Determinato dei Popoli’ della Laudato Sì (un PDC), se preferite – che può affiancarsi agli NDC ufficiali preparati dai Paesi e contribuire al Bilancio Etico Globale”.
Infine la continuazione tra i due papi: “Dopo la scomparsa di papa Francesco, papa Leone XIV ha dimostrato il suo impegno a proseguire questa missione attraverso nuove iniziative come la messa per il Creato, l’inaugurazione del Borgo Laudato Si’ e la partecipazione alla nostra conferenza di domani. La scomparsa di papa Francesco ha dato energia a tutto il nostro movimento: ora sentiamo il sacro dovere di essere un’eredità viva e di portare la sua guida e il suo impegno nel nostro lavoro. Negli anni a venire, continueremo a suscitare speranza ovunque, come lui ci ha indicato, con spirito di gioia e determinazione”.
Dall’associazionismo italiano un invito a non abbandonare Gaza
Attaccate mentre erano ferme in acque internazionali al largo dell’isola di Creta alcune barche della Global Sumus Flotilla, secondo le dichiarazioni in un video pubblicato sui suoi profili social di Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla: “Quello che è accaduto questa notte ha poche decine di miglia al largo di Creta è stata un episodio di una gravità intollerabile,.E dovrebbe essere intollerabile da parte di tutti e di tutte. Da parte del nostro governo, delle istituzioni, e di chiunque abbia un po’ di coscienza”.
Ed ha raccontato l’attacco: “Le nostre barche sono state attaccate da droni, colpite con sostanze urticanti e bombe sonore. I droni hanno volutamente danneggiato gli alberi. E danneggiare un albero di una barca a vela significa impedirle di muoversi o comunque crearle delle difficoltà nel movimento. Tutto questo è avvenuto nei confronti di barche che battono bandiera italiana, inglese e polacca. Questo significa che è come se l’Inghilterra, la Polonia e l’Italia fossero state attaccate, significa che qualcuno ha dichiarato guerra a questi tre stati. E allora mi aspetto l’indignazione di tutta la nostra politica, perché questo è stato un attacco all’Italia e agli italiani”.
Secondo quanto riportato sui social dagli attivisti della Global Sumud Flotilla, nelle ultime 24 ore, più di 15 droni hanno sorvolato ogni dieci minuti a bassa quota la nave Alma. I partecipanti alla missione hanno riferito di oggetti lanciati da droni o aerei su almeno 10 imbarcazioni. Non ci sono stati feriti, ma ‘i danni saranno valutati pienamente alla luce del giorno’.
Nel frattempo il CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti) ha espresso solidarietà alla Global Sumud Flotilla, oggetto di attacchi gravi e totalmente ingiustificati mentre le imbarcazioni della missione erano in acque internazionali: “Abbiamo sostenuto anche economicamente questa iniziativa di pace perché (dinanzi all’ignavia di governi e organismi internazionali) riteniamo che questa mobilitazione della società civile possa aiutare a smuovere le coscienze, a rompere quella cappa di impotenza che diventa sempre più soffocante dinanzi alle notizie e alle immagini dei morti e delle distruzioni continue.
E, forse, a portare a nuovi e più incisivi passi diplomatici per fermare il genocidio del popolo palestinese. Chiediamo ai governi e agli organismi internazionali di attivarsi per garantire la sicurezza della missione, che si muove nel più pieno rispetto della legalità internazionale”.
Inoltre il CNCA ha plaudito alla condanna dell’attacco espressa dal governo italiano e alla decisione dell’esecutivo di intervenire per garantire l’incolumità dei cittadini italiani impegnati nella missione. Dopo la grande manifestazione di lunedì, la gran parte delle cittadine e dei cittadini italiani ha dimostrato da che parte sta. E l’esecutivo ne ha preso atto, agendo di conseguenza. Il CNCA chiede con forza che quanto prima si possa arrivare a un cessate il fuoco e all’apertura di una trattativa di pace che riconosca il diritto del popolo palestinese ad avere un proprio stato nelle terre che gli sono riconosciute a livello internazionale.
Anche la Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie (FISH_ETS) esprime preoccupazione per la drammatica situazione umanitaria nella Striscia di Gaza, in particolare riguardo le persone con disabilità e le loro famiglie: “In questo scenario tragico, infatti, le barriere fisiche, ambientali e sociali rendono impossibile mettersi in salvo o accedere a un’assistenza di base. La distruzione delle infrastrutture, la mancanza di ausili e l’interruzione dei servizi sanitari condannano le persone con disabilità e le loro famiglie a una condizione di isolamento e di estrema vulnerabilità”.
La FISH continuerà a monitorare la situazione, promuovendo azioni di sensibilizzazione affinché la dignità e la protezione di tutte le persone colpite dal conflitto siano garantite: “In particolare, chiediamo corridoi umanitari sicuri e accessibili; l’accesso a cure mediche, ausili e supporto psicologico adeguati; il rispetto della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, anche nelle situazioni di conflitto.
Siamo solidali con la sofferenza delle vittime del conflitto e ci uniamo alla richiesta urgente di interventi umanitari che tengano conto dei diritti e delle necessità specifiche delle persone con disabilità e delle loro famiglie”.
Per questo la Rete AOI con FOCSIV sostiene la missione umanitaria non violenta della Global Sumud Flotilla (Sail to Gaza – Collective Action for Gaza), in coerenza con la priorità associativa di garantire sicurezza e aiuti alla popolazione civile nella Striscia di Gaza e la fine dell’occupazione militare israeliana, come ha dichiarato dichiara la presidente Focsiv Ivana Borsotto:.
“Un’iniziativa civile forte e non simbolica, in risposta al genocidio, con l’obiettivo di rompere l’assedio disumano in corso contro il popolo palestinese e portare aiuti a Gaza. E’ fondamentale dare sostegno e voce alla Flotilla: non è solo testimonianza ma cittadinanza globale e impegno concreto per la pace, la giustizia, la dignità e la sacralità della vita umana”.
Quindi FOCSIV con AOI è solidale e vicina ai Patriarchi della Chiesa Cattolico Latina e Greco-Ortodossa a Gerusalemme e ai loro sacerdoti, suore e comunità che non intendono evacuare da Gaza City, denunciando ancora una volta il silenzio complice della comunità politica internazionale di fronte alle violazioni dei diritti e la volontà di colpire la popolazione civile di Gaza da parte di Israele, nell’intento dell’annessione totale della Striscia.
Anche Pax Christi Italia e Mosaico di Pace sostengono la Global Sumud Flotilla, divulgando una lettera inviata dalla ‘Flotilla’: “Gentilissimi, vi scrivo con urgenza a nome della Global Sumud Flotilla, che si trova attualmente in acque internazionali in missione umanitaria. La flottiglia trasporta esclusivamente aiuti umanitari e non rappresenta alcuna minaccia. Nonostante questo, nelle ultime ore le imbarcazioni sono state ripetutamente prese di mira da droni e ordigni, con attacchi che mettono in pericolo la vita di tutti i partecipanti…
Chiediamo con urgenza: un’immediata presa di posizione pubblica per condannare questi attacchi; la protezione dei partecipanti da parte delle istituzioni internazionali; la pressione diplomatica e politica sui responsabili per fermare queste azioni illegali. Se qualcuno dovesse essere ferito o ucciso, si tratterebbe di un ulteriore crimine di guerra da aggiungere alla lunga lista di violazioni già commesse. E’ fondamentale che governi, istituzioni e organizzazioni internazionali intervengano ora, prima che sia troppo tardi. Vi chiediamo di non rimanere in silenzio. Abbiamo bisogno della vostra voce, del vostro sostegno e della vostra azione immediata. Con urgenza e speranza”.
(Foto: Focsiv)
Papa Leone XIV al clero romano: urgente una pastorale sociale e missionaria
“Ringrazio il Cardinale Vicario per le parole con cui ha introdotto questo incontro, che vivo come un grande abbraccio del Vescovo con il suo popolo. Saluto i membri del Consiglio episcopale, i parroci, tutti i presbiteri, i diaconi, le religiose, i religiosi e tutti voi che siete qui in rappresentanza delle parrocchie. Vi ringrazio per la gioia del vostro discepolato, per il lavoro pastorale, per i pesi che portate e per quelli che sollevate dalle spalle dei tanti che bussano alla porta delle vostre comunità”: nel pomeriggio il vescovo di Roma ha abbracciato il suo popolo all’Assemblea diocesana in san Giovanni in Laterano.
Papa Leone XIV ha sottolineato il dono dell’acqua ‘viva’: “La parola rivolta alla Samaritana da Gesù, che abbiamo appena ascoltato nel Vangelo, in questo tempo storico difficile, è ora diretta a noi Chiesa di Roma: ‘Se tu conoscessi il dono di Dio!’ A quella donna affaticata, che giunge presso il pozzo nell’ora più calda della giornata, Gesù rivela che c’è un’acqua viva che disseta per sempre, una sorgente zampillante che non si esaurisce mai: è la vita stessa di Dio donata all’umanità”.
Quindi è opera dello Spirito Santo il rinnovamento ‘ecclesiale’: “ Questo dono è lo Spirito Santo, che estingue le nostre arsure e irriga le nostre aridità, facendosi luce sul nostro cammino… Attraverso il processo sinodale, lo Spirito ha suscitato la speranza di un rinnovamento ecclesiale, in grado di rivitalizzare le comunità, così che crescano nello stile evangelico, nella vicinanza a Dio e nella presenza di servizio e testimonianza nel mondo”.
Infatti il cammino sinodale ha valorizzato i carismi: “Il frutto del cammino sinodale, dopo un lungo periodo di ascolto e di confronto, è stato anzitutto l’impulso a valorizzare ministeri e carismi, attingendo alla vocazione battesimale, mettendo al centro la relazione con Cristo e l’accoglienza dei fratelli, a partire dai più poveri, condividendone le gioie e i dolori, le speranze e le fatiche”.
Da qui il ‘carattere sacramentale’ della Chiesa, come ha sempre sottolineato papa Francesco: “In questo modo, viene messo in luce il carattere sacramentale della Chiesa che, come segno dell’amore di Dio per l’umanità, è chiamata a essere canale privilegiato perché l’acqua viva dello Spirito possa giungere a tutti. Ciò richiede l’esemplarità del popolo santo di Dio.
Come sappiamo, sacramentalità ed esemplarità sono due concetti-chiave dell’ecclesiologia del Concilio Vaticano II e dell’ermeneutica di papa Francesco. Ricorderete quanto caro gli fosse il tema patristico del ‘mysterium lunae’, cioè della Chiesa vista nel riverbero della luce di Cristo, della relazione a Lui, sole di giustizia e luce delle genti”.
Riprendendo la ‘nota di accompagnamento del Documento finale della XVI Assemblea sinodale’ di papa Francesco, il papa ha affidato ai presenti il compito di annunciare il Vangelo: “Ebbene, ora tocca a noi metterci all’opera affinché la Chiesa che vive a Roma diventi laboratorio di sinodalità, capace, con la grazia di Dio, di realizzare ‘fatti di Vangelo’, in un contesto ecclesiale dove non mancano le fatiche, specialmente in ordine alla trasmissione della fede, e in una città che ha bisogno di profezia, segnata com’è da numerose e crescenti povertà economiche ed esistenziali, con i giovani spesso disorientati e le famiglie spesso appesantite”.
Quindi è necessaria una Chiesa missionaria: “Una Chiesa sinodale in missione ha bisogno di abilitarsi a uno stile che valorizzi i doni di ciascuno e che comprenda la funzione di guida come un esercizio pacificante e armonioso, affinché, nella comunione suscitata dallo Spirito, il dialogo e la relazione ci aiutino a vincere le numerose spinte alla contrapposizione o all’isolamento difensivo”.
Ecco il motivo per cui è necessaria una partecipazione attiva: “Si tratta anzitutto di lavorare per la partecipazione attiva di tutti alla vita della Chiesa. A questo proposito, uno strumento per incrementare la visione di Chiesa sinodale e missionaria è quello degli organismi di partecipazione. Essi aiutano il Popolo di Dio a esercitare pienamente la sua identità battesimale, rafforzano il legame tra i ministri ordinati e la comunità e guidano il processo che va dal discernimento comunitario alle decisioni pastorali. Per questo motivo vi invito a rafforzare la formazione degli organismi di partecipazione e, a livello parrocchiale, a verificare i passi fatti fino ad ora o, laddove tali organismi mancassero, di comprendere quali sono le resistenze, per poterle superare”.
E’ stata una richiesta ci una collaborazione unitaria, abbandonando i propri schemi: “Oggi, come sappiamo, in un mondo diventato più complesso e in una città che corre a gran velocità e dove le persone vivono una permanente mobilità, abbiamo bisogno di pensare e progettare insieme, uscendo dai confini prestabiliti e sperimentando iniziative pastorali comuni. Perciò, vi esorto a fare di questi organismi dei veri e propri spazi di vita comunitaria dove esercitare la comunione, luoghi di confronto in cui attuare il discernimento comunitario e la corresponsabilità battesimale e pastorale”.
Tale collaborazione porta al discernimento: “Il primo che vi suggerisco è la cura del rapporto tra iniziazione cristiana ed evangelizzazione, tenendo presente che la richiesta dei Sacramenti sta diventando un’opzione sempre meno praticata. Iniziare alla vita cristiana è un processo che deve integrare l’esistenza nei suoi vari aspetti, abilitare gradualmente alla relazione con il Signore Gesù, rendere le persone confidenti nell’ascolto della Parola, desiderose di vivere la preghiera e di operare nella carità”.
Annuncio che ha bisogno di linguaggi nuovi: “Occorre sperimentare, se necessario, strumenti e linguaggi nuovi, coinvolgendo nel cammino le famiglie e cercando di superare un’impostazione scolastica della catechesi. In questa prospettiva, occorre curare con delicatezza e attenzione coloro che esprimono il desiderio del Battesimo in età adolescenziale e adulta. Gli uffici del Vicariato a ciò preposti devono lavorare con le parrocchie, avendo particolare cura della formazione continua dei catechisti”.
L’altro obiettivo è il coinvolgimento dei giovani: “Un secondo obiettivo è il coinvolgimento dei giovani e delle famiglie, su cui oggi incontriamo diverse difficoltà. Mi pare urgente impostare una pastorale solidale, empatica, discreta, non giudicante, che sa accogliere tutti, e proporre percorsi il più possibile personalizzati, adatti alle diverse situazioni di vita dei destinatari. Poiché poi le famiglie faticano a trasmettere la fede e potrebbero essere tentate di sottrarsi a tale compito, dobbiamo cercare di affiancarci senza sostituirci ad esse, facendoci compagni di cammino e offrendo strumenti per la ricerca di Dio”.
Quindi anche una pastorale nuova: “Si tratta, dobbiamo dirlo onestamente, di una pastorale che non ripete le cose di sempre, ma offre un nuovo apprendistato; una pastorale che diventa come una scuola capace di introdurre alla vita cristiana, di accompagnare le fasi della vita, di tessere relazioni umane significative e, così, di incidere anche nel tessuto sociale specialmente a servizio dei più poveri, dei più deboli”.
Il terzo obiettivo è la formazione: “Infine vorrei raccomandarvi la formazione a tutti i livelli. Viviamo un’emergenza formativa e non dobbiamo illuderci che basti portare avanti qualche attività tradizionale per mantenere vitali le nostre comunità cristiane. Esse devono diventare generative: essere grembo che inizia alla fede e cuore che cerca coloro che l’hanno abbandonata. Nelle parrocchie c’è bisogno di formazione e, laddove non ci fossero, sarebbe importante inserire percorsi biblici e liturgici, senza tralasciare le questioni che intercettano le passioni delle nuove generazioni ma che interessano tutti noi: la giustizia sociale, la pace, il complesso fenomeno migratorio, la cura del creato, il buon esercizio della cittadinanza, il rispetto nella vita di coppia, la sofferenza mentale e le dipendenze, e tante altre sfide. Non possiamo di certo essere specialisti in tutto, ma dobbiamo riflettere su questi temi, magari mettendoci in ascolto delle tante competenze che la nostra città può offrire”.
Tutto ciò è spinto dalla missione, prendendo spunto dal brano evangelico della Samaritana: “Sono certo che anche nella nostra Diocesi il cammino avviato e accompagnato negli ultimi anni ci porterà a maturare nella sinodalità, nella comunione, nella corresponsabilità e nella missione. Rinnoveremo in noi il gusto di annunciare il Vangelo a ogni uomo e a ogni donna del nostro tempo; correremo verso di loro come la donna samaritana, lasciando la nostra brocca e portando, invece, l’acqua che disseta in eterno”.
(Foto: Santa Sede)
‘Fratel Biagio per me guida spirituale’: il ricordo di Riccardo Rossi
“Il 16 settembre festeggiamo la data di nascita di un grande uomo Fratel Biagio Conte, volato in cielo il 12 gennaio del 2023. Un amico, un fratello, una guida spirituale, questo e tanto altro è stato per me Fratel Biagio”. A parlare con l’Adnkronos è Riccardo Rossi, ex portavoce del missionario. “Lo conobbi circa 15 anni fa e trovai in lui una comunione di anime mai sentita prima; diventammo amici e nacque il giornale ‘La Speranza’, organo ufficiale della Missione di Speranza e Carità di Palermo, da lui fondata. Circa 13 anni fa mi aiutò a riconciliarmi con la mia famiglia a Verona, partimmo insieme per Vicenza e vivemmo insieme giorni di testimonianze e preghiera. Grazie a questo tempo, quando andai dalla mia famiglia a Verona fui mansueto e ci fu la riconciliazione con i miei familiari”, racconta Rossi.
“Anche nel mio matrimonio con Barbara c’è la presenza di Fratel Biagio; la conobbi grazie ad un articolo che feci sul giornale della Missione circa 11 anni fa ‘La Speranza’ in cui mettevo in rilievo due gesti simbolo che avevano fatto tornare Fratel Biagio in Missione, uno di questi gesti era di Barbara Occhipinti. La volli conoscere e ci innamorammo e, una volta sposati, anche Barbara intraprese la vita missionaria. All’inizio del 2018 ero in crisi – dice Riccardo- e feci una preghiera a Dio per avere una svolta nella vita, arrivai a Palermo da Catania e seppi che Fratel Biagio aveva appena iniziato un digiuno- preghiera; capii che il segno era arrivato e rimasi accanto al missionario che si era abbandonato sotto i portici delle Poste Centrali di Via Roma, chiedendo a tutti di non lasciare nessuno indietro”.
“Rimasi giorno e notte con lui e feci il suo comunicatore sociale dando notizia a tutti i media; quei giorni furono trasformanti, tanto che con Barbara decidemmo di trasferirci da Catania a Palermo e stare accanto a lui e alla Missione; io divenni il suo portavoce sui media fino alla fine dei suoi giorni, il 12 gennaio del 2023. Il giorno prima della sua morte, avevo letto il Libro di Cielo (volume 11- vergati da Luisa Picarreta, serva di Dio) e mi ero completamente fuso in Gesù. La mattina presto, dopo la notizia della sua dipartita, non venni travolto dallo sconforto, -conclude Riccardo- ma ero pieno di gioia per la dipartita del mio caro amico che era sicuramente in Cielo tra le braccia di Gesù e noi sulla terra stavamo vivendo tanti segni di provvidenza, tra cui giorni e giorni di buone notizie sui media siciliani”.
(Tratto da AdnKronos)
Papa Leone XIV invita gli Agostiniani ad alimentare lo spirito missionario
“Il Capitolo Generale è una preziosa occasione per pregare insieme e riflettere sul dono ricevuto, sull’attualità del carisma e anche sulle sfide e le problematiche che interpellano la comunità. Mentre si portano avanti le diverse attività, celebrare il Capitolo significa mettersi in ascolto dello Spirito, in un certo senso in analogia con quanto diceva il nostro padre Agostino richiamando l’importanza dell’interiorità nel cammino della fede”: con queste parole Papa Leone XIV ha salutato all’Istituto Augustinianum, i partecipanti al Capitolo Generale dell’Ordine di Sant’Agostino, apertosi il 1 settembre.
‘Non uscire fuori di te, ritorna in te stesso: la verità abita nell’uomo interiore’: questo pensiero tratto dal libro ‘De vera religione’, ha fatto da filo conduttore del colloquio del papa: “D’altra parte, l’interiorità non è una fuga dalle nostre responsabilità personali e comunitarie, dalla missione che il Signore ci ha affidato nella Chiesa e nel mondo, dalle domande e dai problemi urgenti. Si rientra in sé stessi per poi uscire in modo ancora più motivato ed entusiasta nella missione”.
Ed ha sottolineato l’importanza della relazione con Dio: “Rientrare in noi stessi rinnova lo slancio spirituale e pastorale: si ritorna alla sorgente della vita religiosa e della consacrazione, per poter offrire luce a coloro che il Signore pone sul nostro cammino. Si riscopre la relazione con il Signore e con i fratelli della propria famiglia religiosa, perché da questa comunione d’amore possiamo trarre ispirazione e affrontare meglio le questioni della vita comunitaria e le sfide apostoliche”.
Per questo è fondamentale la formazione iniziale, come ha scritto sant’Agostino nel Discorso 216: “Anzitutto, un tema fondamentale: le vocazioni e la formazione iniziale. Mi piace ricordare quell’esortazione di sant’Agostino: ‘Amate ciò che sarete’. Trovo che sia un’indicazione preziosa, soprattutto per non cadere nell’errore di immaginare la formazione religiosa come un insieme di regole da osservare o di cose da fare o, ancora, come un abito già confezionato da indossare passivamente. Al centro di tutto, invece, c’è l’amore”.
Infatti la vocazione nasce dall’attrazione: “La vocazione cristiana, e quella religiosa in particolare, nasce solo quando si avverte l’attrazione di qualcosa di grande, di un amore che possa nutrire e saziare il cuore. Perciò la nostra prima preoccupazione dovrebbe essere quella di aiutare, specialmente i giovani, a intravedere la bellezza della chiamata e ad amare ciò che, abbracciando la vocazione, potranno diventare. La vocazione e la formazione non sono realtà prestabilite: sono un’avventura spirituale che coinvolge tutta la storia di una persona, e si tratta anzitutto di un’avventura d’amore con Dio”.
Di conseguenza l’attrazione nasce dall’amore: “L’amore, che, come sappiamo, Agostino ha messo al centro della sua ricerca spirituale, è un criterio fondamentale anche per la dimensione dello studio teologico e della formazione intellettuale. Nella conoscenza di Dio non è mai possibile arrivare a Lui con la nostra sola ragione e con una serie di informazioni teoriche, ma si tratta anzitutto di lasciarsi stupire dalla sua grandezza, di interrogare noi stessi e il senso delle cose che accadono per rintracciarvi le orme del Creatore, e soprattutto di amarlo e di farlo amare.
A coloro che studiano, Agostino suggerisce generosità e umiltà, che nascono appunto dall’amore: la generosità di comunicare agli altri le proprie ricerche, perché ciò vada a vantaggio della loro fede; l’umiltà per non cadere nella vanagloria di chi cerca la scienza per sé stessa, sentendosi superiore agli altri per il fatto di possederla”.
E’ stato un invito alla fedeltà della ‘povertà’ evangelica, come è scritto nella Regola: “Al contempo, il dono ineffabile della carità divina è ciò a cui dobbiamo guardare se vogliamo vivere al meglio anche la vita comunitaria e l’attività apostolica, mettendo in comune i nostri beni materiali, come pure quelli umani e spirituali… Restiamo fedeli alla povertà evangelica e facciamo in modo che diventi criterio per vivere tutto ciò che siamo e che abbiamo, compresi i mezzi e le strutture, al servizio della nostra missione apostolica”.
Da qui l’invito a non dimenticare la vocazione missionaria: “A partire dalla prima missione nel 1533, gli Agostiniani hanno annunciato il Vangelo in tante parti del mondo con passione e generosità, prendendosi cura delle comunità cristiane locali, dedicandosi all’educazione e all’insegnamento, spendendosi per i poveri e realizzando opere sociali e caritative. Questo spirito missionario non deve spegnersi, perché anche oggi ce n’è molto bisogno. Vi esorto a ravvivarlo, ricordando che la missione evangelizzatrice a cui tutti siamo chiamati esige la testimonianza di una gioia umile e semplice, la disponibilità al servizio, la condivisione della vita del popolo a cui siamo inviati”.
(Foto: Santa Sede)




























