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Papa Leone XIV: sperimentare forme di sinodalità

“Buongiorno a tutti e benvenuti, c’è più entusiasmo qui che nella giornata dei giovani! Vuol dire che siete tutti giovani! Un cordiale saluto a tutti voi, partecipanti alla 65ª Assemblea Generale della Conferenza Italiana dei Superiori Maggiori. Il tema che avete scelto è ‘Governare la Speranza. Forme e stili di governo delle Province in una Chiesa sinodale’. Si tratta di una prospettiva impegnativa, che riflette la ricchezza del tempo di grazia che la Chiesa sta vivendo, come pure la sua complessità”: questa mattina papa Leone XIV ha incontrato i partecipanti alla 65^ Assemblea Generale della Conferenza Italiana Superiori Maggiori (CISM), che ad Assisi ha riflettuto sulla sinodalità.

E proprio dalla sinodalità, che rappresenta un motivo di speranza, è partito il discorso del papa: “La comunità dei credenti non si è mai sottratta né agli stimoli, né alle sfide dei tempi e dei luoghi in cui è vissuta, e anche oggi con fiducia e generosità vuole continuare a farlo, portando il messaggio di Cristo in ogni ambito della società e in ogni parte del mondo. In questo suo sforzo, la presenza dei religiosi è sempre stata significativa e provvidenziale, come fermento, profezia e forza per tutto il Popolo di Dio. E la tematica che vi siete proposti conferma la vostra fedeltà a tale ruolo, in particolare nell’ambito del cammino di ‘conversione sinodale’ che abbiamo vissuto in questi ultimi anni”.

Infatti proprio nelle congregazioni si sono sperimentate forme di sinodalità: “Il Documento finale dell’ultimo Sinodo, in proposito, ha rilevato come sia proprio delle famiglie religiose l’avere, nel corso dei secoli, ‘maturato sperimentate pratiche di vita sinodale e di discernimento comunitario, imparando ad armonizzare i doni individuali e la missione comune’. La sinodalità, intrinseca alla vita della Chiesa, è di fatto a maggior ragione propria della vostra vocazione, e ciò vi rende particolarmente idonei a contribuire agli sforzi che in tutto il mondo si stanno facendo in questa direzione. A ciò si aggiunge il valore dell’interculturalità crescente delle comunità dei consacrati, che pure risponde alle esigenze delle società in cui viviamo”.

Tale patrimonio non è mai statico: “Ciò comporta la necessità di prendersene cura come del frutto di un organismo vivo, bisognoso di nutrimento, di attenzione, a volte anche di guarigione; e a ciò può contribuire in modo determinante il ministero di autorità, con forme e stili di ‘governo’ adatti a suscitare speranza nel cammino dei fratelli, sostenendone il generoso e proficuo apostolato”.

Riprendendo le conclusioni del Sinodo il papa ha richiamato alla necessità dei processi: “Si tratta, come sottolinea il Documento, di processi interconnessi, che si sostengono e correggono a vicenda. La fedeltà alla Chiesa dirige e illumina il coinvolgimento dei fratelli e ne alimenta la corresponsabilità, garantendo la trasparenza e facilitando quell’apertura reciproca che sola può favorire la cooperazione di tutti. Del resto il confronto sincero, la condivisione, la correzione fraterna possono aiutare molto ad evitare e contrastare eventuali derive particolaristiche e autoreferenziali “.

A ciò si potrà arrivare solo se c’è un rinnovamento nella fedeltà: “In fondo, si tratta di un cammino di purificazione atto a rendere singoli e comunità sempre più liberi nel bene, sia a livello di crescita personale che di esercizio della carità. E ciò chiaramente anche in favore di una rinnovata fedeltà carismatica, che richiede un continuo spogliarsi di strutture e attaccamenti non essenziali, o addirittura nocivi ad una piena attualizzazione nell’oggi della missione originale ispirata ai fondatori. Ed a tale scopo vorrei ricordare, in particolare, l’importanza di incoraggiare, nelle forme di governo, una proficua alternanza nelle responsabilità e negli incarichi, evitando staticismi che rischiano di favorire irrigidimenti e sclerotizzazioni”.

Ugualmente nel messaggio ai partecipanti al congresso missionario in Messico il papa ha sottolineato il bisogno di rimanere saldi nella fede: “Il lievito del Vangelo è venuto nelle mani di pochi missionari. Erano le mani della Chiesa, che avrebbe cominciato a impastare il lievito che portavano con sé (il deposito della fede) con la nuova farina di un continente che ancora non conosceva il nome di Cristo. Poiché entrambi erano integrati, iniziò il processo di fermentazione lento e ammirevole. Il Vangelo non cancellò ciò che trovò, ma lo trasformò. Tutta l’incredibile ricchezza degli abitanti di quelle terre (lingue, simboli, costumi e speranze) è stata impastata con la fede, fino a quando il Vangelo ha messo radici nei loro cuori e si è trasformato in opere di santità e bellezza uniche”.

E’ un invito a ‘fare la volontà’di Dio: “Non basta dire ‘Signore, Signore’, ma dobbiamo fare la volontà del Padre. Dobbiamo essere disposti a mettere le mani nella massa del mondo! Non basta parlare di farina senza sporcarci le mani; bisogna toccare (come diceva il Crisostomo) da mescolare ad essa, 3 sia fondato il Vangelo con la nostra vita fino a trasformarle dall’interno”.

Mentre ai membri della Fondation Internationale Religions et Sociétés il papa ha sottolineato l’impegno alla missione educativa: “La missione richiede di lavorare in sinergia, di evitare l’isolamento e di accettare di costruire una solidarietà pastorale forte, che non si limiti a mezzi economici, ma che includa anche lo scambio di agenti di pastorale tra le Chiese. Questo lavoro merita di essere ben organizzato al fine di favorire il loro buon inserimento nelle diocesi di accoglienza”.

Invece ai partecipanti alla conferenza nazionale sulle dipendenze il papa ha elogiato l’operato delle comunità, chiedendo un maggiore impegno alla prevenzione: “Si tratta di impegnarsi sempre più, e in maniera concertata, in un’opera di prevenzione che si traduca in un intervento della comunità nel suo insieme. È importante, nell’ambito di una politica di prevenzione del disagio giovanile, incrementare l’autostima delle nuove generazioni, per contrastare il senso di insicurezza e instabilità emotiva favorito sia dalle pressioni sociali, che dalla stessa natura della fase adolescenziale. Le opportunità di lavoro, l’educazione, lo sport, la vita sana, la dimensione spirituale dell’esistenza: questa è la strada della prevenzione delle dipendenze”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Leone XIV ricorda alle scalabriniane le loro radici

“Appartenete a due Congregazioni nate, pur in circostanze diverse, dallo stesso amore per i poveri: verso le giovani in condizioni di disagio, da parte di Santa Claudine Thévenet e delle Religiose di Gesù-Maria; verso i migranti, da parte di san Giovanni Battista Scalabrini, della Beata Assunta Marchetti e del Venerabile don Giuseppe Marchetti, fondatori delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo, Scalabriniane”: con queste parole ieri papa Leone XIV ha ricevuto circa 100 partecipanti ai Capitoli Generali delle Religiose di Gesù-Maria e delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo, le Scalabriniane.

Il papa ha incentrato l’intervento sui temi dei rispettivi Capitoli: “I temi-guida che avete scelto per i vostri rispettivi Capitoli (‘Gesù in persona si avvicinò’ e ‘Dove andrai tu, andrò anch’io’) sono complementari nell’esprimere le dinamiche delle vostre fondazioni. In essi infatti, sono accostate l’iniziativa di Dio e la risposta dell’uomo. In San Luca vediamo Gesù che si affianca ai discepoli di Emmaus e cammina con loro, per portarli a riconoscerlo nello Spezzare il Pane e fare di loro degli apostoli della sua Risurrezione; nel Libro di Rut vediamo la giovane moabita che, pur potendolo fare, non abbandona la vecchia suocera Noemi, rimasta sola, ma la segue in terra straniera, per assisterla fino alla fine”.

Quindi ha ricordato le loro ‘origini’: “Le circostanze dei vostri inizi non sono state facili. Pensiamo al dramma della Rivoluzione Francese per santa Claudine e alla tragedia dell’emigrazione di massa per mons. Scalabrini, don Giuseppe e Madre Assunta. Nessuno di loro, però, si è tirato indietro, né si è scoraggiato, anche di fronte alle difficoltà sorte dopo le fondazioni. E il segreto di tanta fedeltà è da ricercare proprio nell’incontro con Gesù Risorto. Da lì tutto è cominciato per loro e anche per voi. Da lì si comincia e da lì si riparte, quando necessario, per continuare con coraggio e tenacia a spendersi nella carità”.

Inoltre un invito a pregare: “E se questo è vero sempre, lo è in modo del tutto speciale nel corso del Capitolo Generale, dove Gesù vi si affianca e cammina con voi per aiutarvi a rileggere, nella luce della sua Pasqua, la vostra storia. In questi giorni, Lui sia sempre al centro: date molto spazio alla preghiera e al silenzio, nel corso di tutto l’iter dei vostri lavori. In un Capitolo le illuminazioni più importanti si colgono ‘in ginocchio’, e ciò che matura nelle aule capitolari ha bisogno di essere seminato e vagliato davanti al Tabernacolo e nell’ascolto della Parola. E’ solo ascoltando il Signore che si impara ad ascoltarsi veramente a vicenda”.

Per questo è importante l’esempio di Rut: “Ed è solo così che, sull’esempio di Rut, si diventa sempre più capaci di ‘cercare il volto di Dio nel fratello e nella sorella bisognosi’, anzi, di vedere in loro ‘una promessa, una speranza, un’epifania della presenza divina, un gesto di Dio di cui l’uomo vivente è la gloria’. Ciò richiede coraggio, per lasciarsi provocare dalla presenza di chi soffre, senza temere di abbandonare le proprie sicurezze, avventurandosi, se il Signore lo chiede, in sentieri nuovi.

Inoltre papa Leone XIV ha concesso la conferma all’elezione canonica di Sua Beatitudine Claudiu-Lucian Pop, che succede al card. Lucian Muresan, morto lo scorso 25 settembre: “Sono lieto di esprimerLe fraterne felicitazioni in Gesù Cristo, nostro Signore e nostro Dio. Prego affinché, seguendo l’esempio dei Suoi venerati predecessori, Vostra Beatitudine, in qualità di Padre e Capo di codesta amata Chiesa sui iuris, sia Pastore che, secondo il Cuore di Cristo, si prende cura del gregge affidatoLe.

Lo Spirito Santo La guidi nel ministero al quale il Signore L’ha chiamata per promuovere la comunione e la missione della Chiesa Greco-Cattolica Romena, perché possa crescere e prosperare, memore dei numerosi martiri e confessori che hanno scritto con la testimonianza della vita pagine indelebili e gloriose di fede”.

(Foto: Santa Sede)

La memoria liturgica di san Gaspare del Bufalo: a Santa Maria in Trivio la Messa presieduta dal card. Baldassare Reina

Quest’oggi, 21 ottobre, presso la rettoria di Santa Maria in Trivio, a pochi passi dalla Fontana di Trevi, dove sono custodite le spoglie di san Gaspare del Bufalo e del beato Giovanni Merlini, Sua Eminenza Rev.ma il cardinale Baldassare Reina, Vicario Generale di Sua Santità per la diocesi di Roma, presiederà la Santa Messa alle ore 18:30 in occasione della memoria liturgica di san Gaspare del Bufalo, fondatore della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue.

La ricorrenza rappresenta un momento di grande rilevanza spirituale e comunitaria per i fedeli e per i Missionari del Preziosissimo Sangue in tutto il mondo, che ogni anno celebrano il loro santo fondatore con incontri e iniziative culturali e pastorali.

San Gaspare del Bufalo (1786 – 1837), sacerdote romano, dedicò la vita alla missione evangelizzatrice e alla diffusione della devozione al Preziosissimo Sangue di Cristo. Fondò la Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue il 15 agosto 1815 presso l’Abbazia di San Felice in Giano dell’Umbria (PG). Conosciuto per il suo zelo apostolico e la sua predicazione nelle zone rurali d’Italia, subì anche la prigionia durante il periodo napoleonico per essersi rifiutato di giurare fedeltà all’imperatore. Fu canonizzato nel 1954 da Papa Pio XII.

«La memoria liturgica di san Gaspare del Bufalo è un vero evento nell’anno liturgico per noi Missionari del Preziosissimo Sangue», afferma don Benedetto Labate, direttore della Provincia Italiana dei Missionari:

«Ogni comunità organizza momenti di preghiera, tridui, celebrazioni e incontri per far conoscere il nostro fondatore, segno di un profondo senso di appartenenza e di gratitudine verso Dio per il dono del suo carisma. Anche quest’anno, nelle comunità italiane e all’estero, la ricorrenza sarà accompagnata da iniziative spirituali e culturali volte a ricordare l’attualità del messaggio di san Gaspare del Bufalo, l’“Apostolo del Sangue di Cristo”, che con la sua vita e la sua opera continua a ispirare sacerdoti, religiosi e laici nel testimoniare l’amore di Dio per l’umanità».

Papa Leone XIV: i santi sono testimoni di Cristo

“Estendo il mio saluto agli altri pellegrini presenti, in particolare alla Hermandad del Señor de los Milagros, che ha celebrato la tradizionale processione. Oggi ricorre la Giornata Missionaria Mondiale. La Chiesa è tutta missionaria, ma oggi preghiamo specialmente per quegli uomini e quelle donne che hanno lasciato tutto per andare a portare il Vangelo a chi non lo conosce. Sono missionari di speranza tra le genti. Il Signore li benedica!”: al termine della recita dell’Angelus per la canonizzazione dei nuovi santi papa Leone XIV ha chiesto di pregare per i missionari, che annunciano il Vangelo a costo della vita.

Ed ha invitato a pregare per la pace nel Myanmar: “Le notizie che giungono dal Myanmar sono purtroppo dolorose: riferiscono di continui scontri armati e bombardamenti aerei, anche su persone e infrastrutture civili. Sono vicino a quanti soffrono a causa della violenza, dell’insicurezza e di tanti disagi. Rinnovo il mio accorato appello affinché si giunga a un cessate-il-fuoco immediato ed efficace. Che gli strumenti della guerra cedano il passo a quelli della pace, attraverso un dialogo inclusivo e costruttivo!”

Mentre nella celebrazione eucaristica per i nuovi canonizzati il papa ha iniziato l’omelia partendo dalla domanda di Gesù sulla fede: “Questo interrogativo ci rivela quel che è più prezioso agli occhi del Signore: la fede, cioè il legame d’amore tra Dio e l’uomo. Proprio oggi stanno davanti a noi sette testimoni, i nuovi Santi e le nuove Sante, che con la grazia di Dio hanno tenuto accesa la lampada della fede, anzi, sono diventati loro stessi lampade capaci di diffondere la luce di Cristo”.

E tutto inizia dalla fede: “Rispetto a grandi beni materiali e culturali, scientifici e artistici, la fede eccelle non perché essi siano da disprezzare, ma perché senza fede perdono senso. La relazione con Dio è di somma importanza perché Egli ha creato dal nulla tutte le cose, all’inizio dei tempi, e salva dal nulla tutto ciò che nel tempo finisce. Una terra senza fede sarebbe popolata da figli che vivono senza Padre, cioè da creature senza salvezza”.

E’ questo che interessa a Gesù: “Ecco perché Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo, si interroga sulla fede: se sparisse dal mondo, che cosa accadrebbe? Il cielo e la terra resterebbero come prima, ma non ci sarebbe più nel nostro cuore la speranza; la libertà di tutti verrebbe sconfitta dalla morte; il nostro desiderio di vita precipiterebbe nel nulla. Senza fede in Dio, non possiamo sperare nella salvezza. La domanda di Gesù allora ci inquieta, sì, ma solo se dimentichiamo che è Gesù stesso a pronunciarla. Le parole del Signore, infatti, restano sempre vangelo, cioè annuncio gioioso di salvezza. Questa salvezza è il dono della vita eterna che riceviamo dal Padre, mediante il Figlio, con la forza dello Spirito Santo”.

Ma la fede deve essere alimentata dalla preghiera con perseveramza: “Gesù ci indica questo legame con una parabola: un giudice resta sordo davanti alle pressanti richieste di una vedova, la cui insistenza lo porta, infine, ad agire. A un primo sguardo, tale tenacia diventa per noi un bell’esempio di speranza, specialmente nel tempo della prova e della tribolazione”.

Solo la perseveranza nella preghiera permette di superare il male: “A proposito, due tentazioni mettono alla prova la nostra fede: la prima prende forza dallo scandalo del male, portando a pensare che Dio non ascolti il pianto degli oppressi e non abbia pietà del dolore innocente. La seconda tentazione è la pretesa che Dio debba agire come vogliamo noi: la preghiera cede allora il posto a un comando su Dio, per insegnargli come fare a essere giusto ed efficace”.

Solo attraverso la preghiera è possibile riconoscere giustizia e perdono: “La preghiera della Chiesa ci ricorda che Dio fa giustizia verso tutti, donando per tutti la sua vita. Così, quando gridiamo al Signore: “dove sei?”, trasformiamo questa invocazione in preghiera e allora riconosciamo che Dio è lì dove l’innocente soffre. La croce di Cristo rivela la giustizia di Dio. E la giustizia di Dio è il perdono: Egli vede il male e lo redime, prendendolo su di sé”.

Però in questa ‘impresa’ non si è soli: “Quando siamo crocifissi dal dolore e dalla violenza, dall’odio e dalla guerra, Cristo è già lì, in croce per noi e con noi. Non c’è pianto che Dio non consoli; non c’è lacrima che sia lontana dal suo cuore. Il Signore ci ascolta, ci abbraccia come siamo, per trasformarci come Lui è. Chi invece rifiuta la misericordia di Dio, resta incapace di misericordia verso il prossimo. Chi non accoglie la pace come un dono, non saprà donare la pace”.

Queste azioni si chiamano speranza: “Carissimi, ora comprendiamo che le domande di Gesù sono un vigoroso invito alla speranza e all’azione: quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede nella provvidenza di Dio? E’ questa fede, infatti, che sostiene il nostro impegno per la giustizia, proprio perché crediamo che Dio salva il mondo per amore, liberandoci dal fatalismo. Chiediamoci dunque: quando sentiamo l’appello di chi è in difficoltà, siamo testimoni dell’amore del Padre, come Cristo lo è stato verso tutti? Egli è l’umile che chiama i prepotenti a conversione, il giusto che ci rende giusti, come attestano i nuovi Santi di oggi: non eroi, o paladini di qualche ideale, ma uomini e donne autentici”.

Questa  speranza hanno sostenuto i nuovi santi: “Questi fedeli amici di Cristo sono martiri per la loro fede, come il Vescovo Ignazio Choukrallah Maloyan e il catechista Pietro To Rot; sono evangelizzatori e missionarie, come suor Maria Troncatti; sono carismatiche fondatrici, come suor Vincenza Maria Poloni e suor Carmen Rendiles Martínez; col loro cuore ardente di devozione, sono benefattori dell’umanità, come Bartolo Longo e José Gregorio Hernández Cisneros. La loro intercessione ci assista nelle prove e il loro esempio ci ispiri nella comune vocazione alla santità. Mentre siamo pellegrini verso questa meta, preghiamo senza stancarci, saldi in quello che abbiamo imparato e crediamo fermamente. La fede sulla terra sostiene così la speranza del cielo”.

(Foto: Santa Sede)

Il COR per il giubileo dell’associazione

In occasione dell’80° dell’associazione, il Centro Oratori Romani celebrerà il suo Giubileo associativo oggi presso la Basilica di San Giovanni in Laterano per ringraziare il Signore per quanto vissuto in questi decenni di servizio agli oratori nella Diocesi di Roma. L’associazione, fondata dal Venerabile Arnaldo Canepa nel 1945 per diffondere la pastorale oratoriana nelle periferie della città subito dopo i disastri e le sofferenze della Seconda guerra mondiale, ha proseguito nel suo carisma di promozione e accompagnamento dei catechisti ed animatori delle parrocchie in favore delle giovani generazioni e delle loro famiglie. 

Molto è cambiato a livello sociale e ecclesiale da quei primi anni di sperimentazioni nelle comunità parrocchiali di Roma Est, dove Canepa e i suoi ragazzi avviarono i primi oratori, ma la valenza pastorale dell’oratorio e la specifica vocazione di servizio missionario a Roma rimane il punto di forza del COR e di coloro che a vario titolo, soci, catechisti, animatori, sacerdoti, adulti e religiosi, adolescenti e giovani spendono con gratuità il loro tempo e i propri talenti a servizio dei più piccoli.

L’oratorio si è diffuso in questi 80 anni in molte parrocchie romane da nord a sud, da est ad ovest e fino ad Ostia,  raggiungendo decine di migliaia di bambini e coinvolgendo migliaia di animatori, soprattutto adolescenti e giovani, come intuito profeticamente dal fondatore che per loro aveva immaginato un servizio alla Chiesa sin dalla giovane età.

Nel pomeriggio di oggi, dalle ore 16.30, i catechisti e i soci del COR verranno accolti sul sagrato della Basilica dal presidente, Stefano Pichierri, e dall’assistente ecclesiastico, don Andrea Cavallini, per un momento di preghiera e il passaggio comunitario della Porta Santa. Il Giubileo del COR proseguirà in un pellegrinaggio per le vie della città fino alla sede sociale presso la chiesa di SS. Gioacchino e Anna in Monti a Via Monte Polacco, dove alle 19.00 verrà celebrata la S. Messa.

All’appuntamento sono attesi tutti coloro che da sempre sostengono e vivono la vocazione di catechisti d’oratorio condividendo lo specifico carisma di attenzione ai piccoli e alle giovani generazioni, che si traduce nella creazione di spazi di accoglienza, per portare loro l’annuncio evangelico attraverso uno stile di animazione, ma anche e soprattutto in un atteggiamento di cura e di prossimità per ciascun bambino, ragazzo e giovane.

“In questo importante anniversario”, sottolinea il Presidente del COR, Stefano Pichierri, “vogliamo essere ancora una volta grati al Signore per l’esperienza missionaria e di promozione dell’oratorio della nostra associazione. La nostra missione non è cambiata: continuiamo ad investire sulla formazione di qualità che prepari animatori e catechisti alla sfida della catechesi e all’incontro con i bambini. Ci stiamo dirigendo sempre più verso un vero e proprio accompagnamento dei territori, con la formazione di educatori, leader, catechisti di gruppi di oratori perché siamo consapevoli che lavorare in rete diventa sicuramente più sostenibile e ha una maggiore efficacia, coinvolgendo maggiormente i giovani in dinamiche trasversali di Chiesa”.

Il nuovo anno pastorale del COR dal titolo ‘Il Tesoro dello Scriba. Rotta Oceano Blu’ si aprirà ufficialmente il prossimo 10 novembre con il rinnovo delle promesse di servizio dei soci e l’accoglienza dei nuovi giovani che hanno maturato la loro scelta di servire la Chiesa attraverso la speciale vocazione all’oratorio.

Il programma intende proseguire nella linea di rinnovamento degli ultimi anni sostenendo l’azione di valorizzazione della radice carismatica del servizio in oratorio, la finalità associativa orientata alla leadership oratoriana implementando le azioni pastorali che ancora richiedono cambiamenti, rotture e innovazioni per perfezionare il cambiamento intrapreso.

Don Pierluigi Cameroni: suor Maria Troncatti, la santa appassionata di Gesù

Lo scorso 25 novembre papa Francesco ha autorizzato il card. Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi a promulgare il Decreto riguardante il miracolo attribuito all’intercessione della beata Maria Troncatti, suora professa della Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice, nata a Córteno Golgi (Italia) il 16 febbraio 1883 e morta a Sucúa (Ecuador) il 25 agosto 1969, a  cui è seguito il commento di don Pierluigi Cameroni, postulatore generale per le Cause dei Santi della Famiglia Salesiana:

“Questa notizia è motivo di rendimento di grazia a Dio e di grande gioia per tutta la Famiglia Salesiana, in particolare per l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, per la Diocesi di Brescia, che ha dato i natali alla futura santa, e per il Vicariato apostolico di Méndez (Ecudaor), dove Maria Troncatti visse la sua avventura missionaria. La canonizzazione di Maria Troncatti è segno di speranza per la sua forte testimonianza di trasmettere vita e fede alle nuove generazioni e ai popoli indigeni della foresta amazzonica, diventata sua ‘patria del cuore’. E’ stata donna di riconciliazione e di pace con il dono di una maternità che toccava i cuori”.

Nella circolare 1046 la superiora generale dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, madre Chiara Cazzuola, ha scritto che era il ‘cuore’ la ‘misura’ del suo amore: “Con tutto il cuore era il metro di misura della sua passione missionaria tanto che, quando la Madre generale la manda a lavorare nella selva amazzonica, afferma che è ‘ogni giorno più felice’ della sua vocazione religiosa e missionaria…

Papa Francesco ci ricorda che la santità non è fatta di pochi gesti eroici, ma di tanto amore espresso nella quotidianità. I santi sono nostri compagni di viaggio, che hanno vissuto la santità abbracciando con entusiasmo la loro vocazione e, perciò, sono diventati riflessi luminosi del Signore nella storia”.

Suor Maria Troncatti è la prima santa di papa Leone XIV: a don Pierluigi Cameroni chiediamo di raccontare l’attesa che si vive: “Il 13 giugno 2025, nel Concistoro Ordinario Pubblico, il Santo Padre Leone XIV, ha stabilito le date del rito di Canonizzazione di otto Beati, tra cui Suor Maria Troncatti (1883-1969), Figlia di Maria Ausiliatrice, missionaria in Ecuador. Non solo è una delle prime sante canonizzate da papa Leone XIV, ma è la prima santa Figlia di Maria Ausiliatrice dopo la co-fondatrice anta Maria Domenica Mazzarello. Per tutta la Chiesa, soprattutto per il Vicariato apostolico di Méndez (Ecuador), per la Famiglia Salesiana ed in particolare per l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice è una grazia straordinaria e segno di speranza per la sua forte testimonianza di trasmettere vita e fede alle nuove generazioni e ai popoli indigeni”.

Per quale motivo è stata una donna ‘realmente appassionata di Gesù’?

“Maria Troncatti era una donna felice, appassionata di Gesù. Stava in preghiera dinanzi al suo Signore nel silenzio della notte e dell’alba e si lasciava riempire il cuore dal suo Amore e dalla sua predilezione per i poveri. Ogni mattina, alle ore 3/3:30 era già in chiesa, per vivere la pratica della Via Crucis. Durante il giorno teneva il rosario in mano, lo pregava insieme ai suoi infermi. Al sabato si dedicava con affetto filiale alla preghiera del ‘rosario dell’aurora’.

Su di un quadernetto da novizia aveva scritto: Ormai sono tua, Signore, e tua voglio essere per sempre. O Gesù, ho lasciato tutto ciò che avevo di più caro per venire a servirti, per santificare l’anima mia, per salvare anime. Sì, tutto ho abbandonato. Tu solo mi rimani ma tu mi basti. Gesù fammi tanto buona, dammi la perseveranza nello stato in cui mi hai chiamata; fa’ che io ti serva sempre fedelmente. Fa’ che sia dimenticata da tutti, allontanami da tutti per essere solo tua. Dammi tanto amore, tanto spirito di sacrificio, di umiltà, di abnegazione per essere strumento di bene a tante povere anime”.

Quale era il suo rapporto con Maria Ausiliatrice?

“L’amore e l’affidamento a Maria Ausiliatrice segna tutta la vicenda vocazionale e missionaria di Maria Troncatti. Il 25 giugno 1915, nel corso dell’alluvione a Varazze, Suor Maria, con un’altra suora, si salva per miracolo: ‘Maria Ausiliatrice, vi prometto che se mi salvate da questa inondazione andrò missionaria. Ve lo prometto, ma salvate anche Giacomino’, il fratello minore, soldato, che si salverà. Fedele alla promessa fatta a Maria Ausiliatrice suor Maria fa la domanda alla superiora di essere inviata in missione.

Il 4 luglio del 1969 alcuni coloni appiccarono il fuoco nella missione dei Salesiani perché li ritenevano i ‘protettori’ degli Shuar. Suor Maria soffrì tantissimo per questo evento. Decise di offrirsi a Dio come vittima di riconciliazione tra i due popoli che tanto amava. Il 5 agosto suor Maria partecipa con vero gaudio spirituale alla festa della Vergine Purissima di Macas. Poi, in un momento di intimità, confida segretamente alla consorella suor Pierina Rusconi: ‘La Purísima mi ha detto di prepararmi, perché presto qualcosa di grave mi accadrà’. Passano soltanto venti giorni.

Il 25 agosto, nel congedarsi dalla comunità per recarsi a Quito agli esercizi spirituali, fissando intensamente le suore ancora sconvolte le rassicura: ‘Presto, molto presto tornerà la pace e la tranquillità. Io ve lo assicuro!’ Giunge alla pista di volo quando il piccolo aereo, adibito al trasporto di merci e persone, ha già i motori accesi. Pochi secondi più tardi si ode uno schianto, mentre le sirene della torre di controllo annunciano la caduta del piccolo aereo. L’offerta della vittima si è compiuta”.

Perché sentì la vocazione missionaria?

“Una volta al mese la maestra di Maria Troncatti riceveva il Bollettino Salesiano che narrava conquiste pacifiche di missionari e missionarie salesiani in terre lontane. Entusiasmata da queste testimonianze scrisse al Rettor Maggiore don Michele Rua per essere accolta tra le Figlie di Maria Ausiliatrice. Dovrà attendere la maggior età per poter realizzare questo suo desiderio”.

‘Suor Maria Troncatti, appassionata della missione salesiana, contagia la gente e le sue stesse consorelle irradiando il suo grande amore alla gioventù, perché sia felice nel tempo e nell’eternità. La sua audacia e il coraggio della sua fede alimentano anche nelle giovani l’impegno ad essere ‘vere missionarie’. Possiamo a ragione affermare che la comunità dove lavora suor Maria è una vera comunità ‘in uscita’, che vive la missione in modo sinodale!’: ha scritto sempre madre Cazzuola, Nella giornata missionaria in quale modo ella fu ‘missionaria, artigiana di pace e riconciliazione’?

“Significativamente Maria Troncatti viene canonizzata nella Giornata missionaria mondiale e nel 150^ della prima spedizione missionaria promossa da don Bosco nel 1875. Suor Maria Troncatti è missionaria, perché mentre curava i corpi, guariva le anime con l’amore di una vera madre. E’ artigiana di pace e di riconciliazione perché era una donna interiormente riconciliata e ha sempre cercato di mettere d’accordo i coloni con gli indios, offrendosi perché ci fosse pace tra queste due popolazioni”.

(Tratto da Aci Stampa)

‘Il melograno di san Gaspare’ è l’iniziativa solidale dei Missionari del Preziosissimo Sangue

Domenica 19 ottobre 2025, in occasione della Giornata Missionaria Mondiale, i Missionari del Preziosissimo Sangue e i volontari saranno presenti presso le parrocchie San Gaspare del Bufalo e Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, entrambe situate nel quartiere Tuscolano, nonché presso la rettoria di Santa Maria in Trivio, accanto alla Fontana di Trevi, con un simbolo che li rappresenta: “Il melograno di san Gaspare”. L’iniziativa si inserisce nel contesto del mese missionario e della celebrazione di san Gaspare del Bufalo (21 ottobre), fondatore della Congregazione. Un’occasione per testimoniare la missione cristiana e la solidarietà che da oltre duecento anni accompagna il loro impegno non solo in Italia, ma anche in Africa.

Infatti, la missione dei Missionari del Preziosissimo Sangue si traduce in progetti a forte impatto sociale e umano nei settori della sanità, dell’istruzione e della promozione della dignità della persona. Tra le opere più significative spicca l’ospedale “San Gaspare” di Itigi, in Tanzania, nato nel 1989 in una delle aree più povere del Paese. Oggi, con i suoi 320 posti letto, oltre 7.500 visite, 10.000 ricoveri e 9.000 esami di laboratorio ogni anno, è riconosciuto come il sesto miglior istituto sanitario della Tanzania. Alla cura medica si affiancano programmi di educazione sanitaria e strutture educative per i bambini, segno di un impegno che unisce professionalità, solidarietà e speranza.

Non meno significativa è la comunità terapeutica per il recupero dalle dipendenze, associazione “Famiglie San Filippo Neri”, sorta a Putignano (BA) nel 1988 ad opera di don Rosario Pacillo. Il Missionario, che era allora parroco, volle rispondere al grido della povertà umana che negli anni ’80-’90 vedeva centinaia di migliaia di giovani intrappolati nel tunnel della tossicodipendenza. Oggi la comunità può ospitare fino a quindici giovani, è accreditata dalla Regione Puglia e gode della stima e del favore di tutte le istituzioni civili e sanitarie della regione. Questo a testimonianza del fatto che ogni persona, vale il Sangue di Cristo.

«L’iniziativa de “Il melograno di san Gaspare” è fondamentalmente un’attività di sensibilizzazione sulle opere della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue – afferma don Benedetto Labate direttore della Provincia Italiana e presidente di Fondazione Primavera Missionaria. Partiamo dal significato spirituale di questo frutto. Il melograno nella Sacra Scrittura è uno dei frutti che la “terra promessa” produce in abbondanza, segno della ricchezza e della provvidenza di Dio.

Ma è nel Cantico dei Cantici che il pomo di colore rosso richiama fortemente il colore dell’amore, e quindi all’alleanza tra Dio e il suo popolo. In diversi dipinti del XV e XVI sec., Gesù Bambino viene raffigurato con una melagrana in mano, che sempre per il colore rosso, richiama al suo sangue e alla passione che dovrà subire. Ecco che da qualche anno, noi Missionari del Preziosissimo Sangue abbiamo scelto questo frutto come simbolo della spiritualità del Sangue di Cristo.

Aderendo a questa manifestazione si può capire meglio come noi Missionari portiamo avanti l’annuncio del Vangelo del Sangue, che significa innanzitutto dare dignità all’essere umano in qualunque situazione si trovi e poi continuare, nel solco della tradizione della Chiesa, a incoraggiare l’umanità sul fatto che Dio ci ama, si prende cura di noi ed è disposto a tutto pur di ottenere la nostra salute, fisica, psichica e spirituale».

Missionari di speranza in Ghana, il racconto di don Nicola Ciarapica

Il Ghana, una delle democrazie più solide in Africa, che può vantare anche un sistema giudiziario indipendente ed una eccellente libertà di stampa (è stabilmente sul podio delle nazioni più virtuose del continente africano, mentre Reporters sans frontières la colloca al 50° posto su 180 nella sua classifica globale 2024), ha deciso di voltare pagina e di affidare la presidenza della Repubblica al progressista John Dramani Mahama, 66 anni, leader del National Democratic Congress (NDC), che già aveva ricoperto la carica dal 2012 al 2016.

Il neoeletto presidente Mahama, che per la prima volta nella storia del Paese ha voluto come vicepresidente una donna, Jane Naana Opoku Agyemang (ex ministra dell’istruzione, insegnante e attivista per i diritti umani), ha promesso il ripristino delle licenze revocate alle banche fallite con l’obiettivo non soltanto di restituire fiducia al settore bancario, ma di creare nuove opportunità di lavoro e dare un nuovo slancio alle attività economiche, soprattutto nelle realtà rurali e semi-urbane, con l’impegno ad aprire nuove filiali. Ed anche la promessa di arginare: il degrado ambientale causato dall’estrazione mineraria illegale delle migliaia di cercatori d’oro più o meno improvvisati, senza alcuna licenza, che stanno avvelenando i grandi fiumi e distruggendo le foreste.

Però tra aumento globale dei tassi di interesse, impennata dell’inflazione (+54% nel 2023) innescata dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina e con una spesa pubblica fuori controllo, il governo di Accra si è ritrovato in 15 anni con $ 30.000.000.000 di debito esterno, il 40% del quale in mano a creditori privati internazionali, ed altri $ 34.000.000.000 di debito interno.

Per comprendere la situazione abbiamo incontrato nella sua città natale, Tolentino, su invito dell’OdV Sermit (per effettuare offerte versamenti, utilizzare il c.c.p. n° 14616627 intestato a: ‘Sermit ODV’, V.le Bruno Buozzi, 121 – 62029 Tolentino MC; bonifico tramite UBI Banca con IBAN: IT 91 K 03111 69201 000000018001 (specificando la causale del versamento), il salesiano don Nicola Ciarapica, dove mancava da tre anni, chiedendogli innanzitutto un’opinione sull’Italia, prima di ritornare a Sunyani: “Tornare in Italia dopo tre anni in Ghana è come entrare in un mondo parallelo. Ho ritrovato volti familiari, luoghi cari, ma anche una società diversa da quella che avevo lasciato, o forse sono cambiato io.

La prima impressione? Un’Italia più stanca e affaticata. Si avverte un clima di incertezza, un senso di sfiducia nel futuro. Tanti sembrano camminare, presi da mille corse, ma con il cuore spesso disorientato. Ho notato che il raporto con il Dio che Gesu Cristo ci ha portato, sta diventando un valore non desiderato e ricercato, come pure la  dignità ed i diritti di ogni persona sono riconosciuti solo a singole Nazioni o alla Persona come singolo ignorando la Comunita globale e la Casa Comune. 

In Ghana vivo con gente che anche con poco può essere felice. Ho vissuto in villaggi poveri, ma ricchi di umanità, dove il tempo si condivide e la vita è fatta di relazioni vere. Tornato qui, ho incontrato una povertà diversa, più sottile ma altrettanto dolorosa: la solitudine degli anziani, l’isolamento dei giovani, la fatica delle famiglie a restare unite, stadi e discoteche piene e chiese sempre meno  frequentate.

Eppure, accanto a tutto questo, ho ritrovato tanta bellezza e speranza. Ho incontrato persone dal cuore grande, impegnate nella carità, nella scuola, nella pastorale. Comunità che, anche tra mille difficoltà, cercano di restare fedeli al Vangelo”.

Allora, ci racconti quale è la situazione in Ghana?

“In Ghana, la situazione attuale è caratterizzata da una crescita economica costante che non ha conosciuto guerre civili o colpi di stato militari.  Ci sono ancora sfide significative legate alla povertà, all’accesso all’istruzione e alla salute. Molti giovani sono privati di opportunità di istruzione e formazione professionale a causa di una serie di fattori, tra cui la mancanza di risorse economiche e infrastrutture adeguate, specialmente per coloro che vivono nelle campagne e nei villaggi lontani da città. Dove l’istruzione e la formazione sono carenti, l’educazione non è per tutti o non copre tutti gli aspetti della persona umana: cognitivi, spirituali, emozionali … la povertà è più diffusa ed è più difficile da sradicare”.

Però il 45% della popolazione vive con meno di $ 1 al giorno: come salesiani cosa fate?

“I Salesiani di Don Bosco a Sunyani, in Ghana, si dedicano principalmente all’educazione e alla formazione dei giovani. Le loro attività includono scuole, centri di formazione professionale e programmi di orientamento giovanile. Offrono anche supporto sociale e spirituale, cercando di migliorare le condizioni di vita dei ragazzi e delle loro famiglie attraverso attività ricreative, corsi di formazione e iniziative comunitarie. Inoltre, promuovono valori come la responsabilità, il rispetto e la solidarietà, in linea con la missione di don Bosco.

I giovani in Ghana affrontano diverse sfide significative oggi, tra cui la disoccupazione, la cui mancanza di opportunità di lavoro è una delle principali preoccupazioni. Molti giovani non riescono a trovare impieghi adeguati, nonostante abbiano completato l’istruzione. Altra sfida è quella dell’accesso all’istruzione: sebbene l’istruzione sia migliorata, ci sono ancora disparità nell’accesso, soprattutto nelle zone rurali. Le famiglie a basso reddito possono avere difficoltà a sostenere i costi scolastici.

Inoltre problemi di salute riguardanti l’HIV/AIDS, malattie mentali e cattive condizioni sanitarie sono preoccupazioni significative. La mancanza di accesso a servizi sanitari adeguati può aggravare questi problemi. Molti giovani vivono in condizioni di povertà, il che limita le loro opportunità di sviluppo personale e professionale e la ricerca di opportunità all’estero porta molti giovani a lasciare il Paese, spesso affrontando rischi significativi durante il viaggio. Anche se la tecnologia sta crescendo, non tutti i giovani hanno accesso a dispositivi digitali ed ad internet, limitando le loro possibilità di apprendimento e di connessione con il mondo.

Quindi sia ad Ashaiman-Accra che a Sunyani abbiamo il Centro Protezione dei Minori per ragazzi e ragazze a rischio e/o in difficoltà. Ad Ashaiman-Accra, a Tatale nel nord del Ghana, ed a Sunyani gestiamo gli  Istituti Tecnici Professionali.  Sotto il grande ‘ombrello’ del Segretariato Educativo Cattolico, ‘partnersship’ con il Governo del Ghana, ospitiamo gli studenti, ma dobbiamo mantenere tutte le spese per le infrastrutture, per la manutenzione, ordinaria e straordinaria.

Inoltre, aiutiamo i tanti ragazzi/e per i/le giovani degli Oratori- Centri Giovanilie degli Hostels,  con attività di mentoring e supporto emotivo e spirituale, a sviluppare la loro autostima e capacità di leadership. Mirano a creare una nuova generazione di giovani responsabili e impegnati. creando un ambiente sicuro in cui i giovani possono esprimere le loro preoccupazioni e aspirazioni”.

Ed a livello catechistico e di cammino di fede?

“A Tatale la nostra parrocchia raggiunge anche 57 piccole comunità di fedeli. A Sunyani abbiamo aperto 14 outstations (centri Pastorali) per piccole comunitá di agricoltori; alcune sono distanti anche un’ora di macchina.  Dieci di questi centri sono già stati forniti di una scuola primaria, del pozzo per l’acqua  potabile, di una Cappella/Chiesa  per le celebrazioni liturgiche.  Con l’aiuto di diversi benefattori è stata costruita e dedicata la Chiesa di Maria Aiuto dei Cristiani,  prima Chiesa  Mariana in Ghana con questo titolo. Questi segni di speranza non solo migliorano la vita dei giovani in Ghana, ma contribuiscono anche alla costruzione di un futuro migliore per la comunità. Inoltre, collaborando con alcune Ong internazionali stiamo portando avanti progetti per eliminare la migrazione illegale, per combattere la tratta delle persone umane, il sostegno e promozione della donna e delle persone a rischio. Un altro ambito dicui ci stiamo prendendo cura è l’accompagnamento e la formazione di questi giovani”. 

La Strenna (‘Ancorati alla speranza, pellegrini con i giovani) di quest’anno racconta di essere pellegrini di speranza con i giovani: in quale modo avviene in Ghana?

“Il programma pastorale della Conferenza Episcopale Cattolica del Ghana si basa su alcuni orientamenti principali, emersi durante l’Assemblea Plenaria dello scorso anno 2024. Questi sono i punti salienti: il tema centrale è ‘Proclamare Cristo come Speranza per la Chiesa e per il Ghana’. I Vescovi sottolineano l’importanza di rinnovare l’annuncio del Vangelo, considerato come la risposta alle attuali sfide sociali e spirituali, in seguito anche a un leggero calo demografico dei cattolici (rinnovo dello spirito missionario e formazione nei seminari) con una riflessione  comunitaria sui temi della speranza, riconciliazione e perdono (specie nelle aree di conflitto  come Bawku), collaborazione ecumenica (il 1^ luglio scorso è stata la giornata azionale di ringraziamento e preghiera) con attenzione all’attuazione dei diritti umani ed alla famiglia.

Inoltre i vescovi hanno anche evidenziato l’importanza dell’azione ambientale, incoraggiando i fedeli a prendersi cura del creato come parte integrante della loro missione pastorale (lotta al ‘Galamsey’, secondo l’enciclica ‘Laudato sì’ attraverso la formazione dei fedeli alla spiritualità ecologica ed alla cura del creato.

Per questo cerchiamo di promuovere un rinnovamento spirituale e pastorale attraverso la formazione continua dei laici ed un maggiore coinvolgimento nella vita della Chiesa. Ovviamente cerchiamo di valorizzare l’educazione cattolica con la richiesta al Governo di una partnership stabile con le scuole missionarie cattoliche, favorendo la promozione dell’istruzione tecnico professionale e chiedendo il riconoscimento del vasto ruolo educativo della Chiesa (5423 scuole primarie, 82 secondarie, 4 TVET, collegi)”.

‘Missionari di speranza tra le genti’ è il messaggio per la prossima giornata missionaria,  che racconta la speranza: in quale modo si può essere costruttori di speranza tra le genti?

“Essere costruttori di speranza tra le genti significa incarnare e testimoniare, con la vita e con le parole, la presenza viva del Vangelo nei luoghi più segnati dalla sofferenza, dall’ingiustizia, dalla solitudine e dallo scoraggiamento. Il messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale che racconta la speranza ci ricorda che la missione non è mai solo un’attività da compiere, ma uno stile di vita evangelico che fa fiorire la speranza là dove sembra che tutto sia arido.

Quindi è necessario annunciare con gioia e umiltà la bella notizia che c’è per tutti, una felicità senza fine. Questo vuol dire portare la Buona Notizia non come chi impone, ma come chi condivide un dono ricevuto. Il Vangelo è speranza viva, perché annuncia un Dio che non abbandona nessuno.

Chi crede davvero nella risurrezione e nella presenza di Cristo nella storia trasmette fiducia anche nei momenti più bui. Il missionario è un segno visibile che Dio non ha dimenticato nessuno. Questo significa stare con chi è dimenticato, ai margini, scartato: questo è il luogo privilegiato della speranza. Come Gesù si è fatto prossimo, così anche noi siamo chiamati a ‘toccare la carne’ della speranza nei poveri. La speranza cresce dove ci sono rispetto, ascolto, perdono. In contesti di conflitto o tensione sociale, il missionario diventa artigiano di riconciliazione, mostrando che un futuro di fraternità è possibile. Occorre costruire Chiese vive, accoglienti, aperte, capaci di prendersi cura gli uni degli altri. La speranza nasce anche dove c’è comunità vera, che sostiene e incoraggia.

Essere costruttori di speranza significa credere che Dio agisce ancora, e che la nostra piccola fedeltà quotidiana può trasformare il mondo. La missione è il volto concreto di questa speranza: una speranza che non delude, perché è radicata in Cristo. La missione non è finita. Anche qui c’è sete di Dio, fame di ascolto, bisogno di speranza. L’esperienza vissuta in Africa mi ha insegnato che ovunque si può essere missionari: basta saper guardare, ascoltare, accogliere. Basta scegliere ogni giorno di essere costruttori di speranza”.

(Tratto da Aci Stampa)

Papa Leone XIV: Merry del Val un diplomatico umile

“Nella commemorazione del 160° anniversario della sua nascita, rendiamo grazie al Signore per il servo di Dio Rafael Méry del Val, nato a Londra nel 1865, in un ambiente in cui l’apertura al mondo era parte integrante della vita quotidiana: figlio di un diplomatico spagnolo e di madre inglese, ebbe un’infanzia cosmopolita che lo abituò fin da piccolo a lingue e culture diverse. Crebbe in un clima di universalità, che in seguito avrebbe riconosciuto come vocazione della Chiesa, e questa formazione lo preparò a essere uno strumento docile nel servizio diplomatico della Santa Sede in un’epoca segnata da grandi sfide”: questa mattina papa Leone XIV ha ricevuto in udienza i partecipanti all’incontro di studi dedicato al Servo di Dio, card. Merry del Val, che ha avuto alcuni incarichi nell’ambito della diplomazia vaticana ed è stato scelto da papa Pio X come segretario di Stato.

Nella carriera diplomatica è stato sempre vicino alla gente, pur frequentando l’Accademia ecclesiastica, dove comprese che “la diplomazia della Chiesa fiorisce quando è vissuta nella fedeltà sacerdotale, quella di un cuore che offre i propri talenti a Cristo e alla missione affidata al Successore di Pietro”.

Infatti fu molto attivo,  durante la Seconda Guerra Mondiale, verso i bambini poveri romani: “La sua giovane età, tuttavia, non fu un ostacolo, poiché la storia della Chiesa insegna che la vera maturità non dipende dall’età, ma dall’identificazione con la misura della pienezza di Cristo. Ne seguì un cammino di fedeltà, discrezione e dedizione che lo rese una delle figure più significative della diplomazia pontificia del XX secolo.

Tuttavia, non fu solo un diplomatico d’ufficio: a Roma era molto presente tra i bambini e i giovani di Trastevere, che catechizzava, confessava e accompagnava con gentilezza. Lì era riconosciuto come un sacerdote vicino, un padre e un amico”.

Per questo il papa ha sottolineato la sua propensione al servizio anche attraverso la preghiera: “Questa duplice dimensione (quella di diplomatico di governo e di pastore accessibile) è ciò che conferisce alla sua figura una particolare ricchezza, poiché ha saputo coniugare il servizio alla Chiesa universale con l’attenzione concreta agli ultimi.

Il suo nome è legato ad una preghiera che molti di noi conoscono, le Litanie dell’Umiltà. Lì si manifesta lo spirito con cui ha svolto il suo servizio. Permettetemi di soffermarmi su alcune di queste litanie, perché delineano un modello valido per tutti coloro che esercitano responsabilità nella Chiesa e nel mondo, e in modo speciale per i diplomatici della Santa Sede”.

Inoltre è stato anche arcivescovo di Nicea: “Aveva appena 35 anni quando fu nominato arcivescovo titolare di Nicea e pochi anni dopo, nel 1903, a soli 38 anni, san Pio X lo creò cardinale e lo nominò suo Segretario di Stato. La sua giovane età, tuttavia, non fu un ostacolo, poiché la storia della Chiesa insegna che la vera maturità non dipende dall’età, ma dall’identificazione con la misura della pienezza di Cristo. Ne seguì un cammino di fedeltà, discrezione e dedizione che lo rese una delle figure più significative della diplomazia pontificia del XX secolo”.

Tuttavia non ha mai ambito ad alcun riconoscimento: “Il desiderio di riconoscimento è una tentazione costante per chi ricopre posizioni di responsabilità. Il card. Merry del Val lo sapeva bene, poiché le sue nomine lo ponevano al centro dell’attenzione mondiale. Eppure, nel profondo della sua preghiera, chiedeva di essere liberato dagli applausi. ..

Avrebbe potuto credersi indispensabile, ma ci ha indicato il ruolo del diplomatico: cercare che la volontà di Dio si compia attraverso il ministero di Pietro, al di là degli interessi personali. Chi serve nella Chiesa non cerca di far prevalere la propria voce, ma piuttosto che parli la verità di Cristo. E in quella rinuncia, scoprì la libertà del servo autentico”.

Quindi non ha scelto la ‘visibilità’: “In questo modo, dimostrò che il suo compito non era un piedistallo, ma un cammino di donazione. La vera autorità non si basa su posizioni o titoli, ma sulla libertà di servire anche lontano dai riflettori. E chi non ha paura di perdere visibilità acquista disponibilità verso Dio”.

Questa è stata la sua fedeltà al Vangelo: “Cercò di vivere la sua missione con fedeltà al Vangelo e libertà di spirito, senza lasciarsi guidare dal desiderio di piacere, ma dalla verità sempre sostenuta dalla carità. E comprese che la fecondità della vita cristiana non dipende dall’approvazione umana, ma dalla perseveranza di coloro che, uniti a Cristo come il tralcio alla vite, portano frutto”.

E nel videomessaggio per la Giornata missionaria il papa ha invitato le parrocchie a parteciparvi: “Invito ogni parrocchia cattolica del mondo a partecipare alla Giornata Missionaria Mondiale. Le vostre preghiere e il vostro aiuto servono a diffondere il Vangelo, sostenere programmi pastorali e di catechesi, costruire nuove chiese e rispondere ai bisogni sanitari ed educativi dei nostri fratelli e sorelle nei territori di missione”.

(Foto: Santa Sede)

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