Papa Leone XIV: sperimentare forme di sinodalità

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“Buongiorno a tutti e benvenuti, c’è più entusiasmo qui che nella giornata dei giovani! Vuol dire che siete tutti giovani! Un cordiale saluto a tutti voi, partecipanti alla 65ª Assemblea Generale della Conferenza Italiana dei Superiori Maggiori. Il tema che avete scelto è ‘Governare la Speranza. Forme e stili di governo delle Province in una Chiesa sinodale’. Si tratta di una prospettiva impegnativa, che riflette la ricchezza del tempo di grazia che la Chiesa sta vivendo, come pure la sua complessità”: questa mattina papa Leone XIV ha incontrato i partecipanti alla 65^ Assemblea Generale della Conferenza Italiana Superiori Maggiori (CISM), che ad Assisi ha riflettuto sulla sinodalità.

E proprio dalla sinodalità, che rappresenta un motivo di speranza, è partito il discorso del papa: “La comunità dei credenti non si è mai sottratta né agli stimoli, né alle sfide dei tempi e dei luoghi in cui è vissuta, e anche oggi con fiducia e generosità vuole continuare a farlo, portando il messaggio di Cristo in ogni ambito della società e in ogni parte del mondo. In questo suo sforzo, la presenza dei religiosi è sempre stata significativa e provvidenziale, come fermento, profezia e forza per tutto il Popolo di Dio. E la tematica che vi siete proposti conferma la vostra fedeltà a tale ruolo, in particolare nell’ambito del cammino di ‘conversione sinodale’ che abbiamo vissuto in questi ultimi anni”.

Infatti proprio nelle congregazioni si sono sperimentate forme di sinodalità: “Il Documento finale dell’ultimo Sinodo, in proposito, ha rilevato come sia proprio delle famiglie religiose l’avere, nel corso dei secoli, ‘maturato sperimentate pratiche di vita sinodale e di discernimento comunitario, imparando ad armonizzare i doni individuali e la missione comune’. La sinodalità, intrinseca alla vita della Chiesa, è di fatto a maggior ragione propria della vostra vocazione, e ciò vi rende particolarmente idonei a contribuire agli sforzi che in tutto il mondo si stanno facendo in questa direzione. A ciò si aggiunge il valore dell’interculturalità crescente delle comunità dei consacrati, che pure risponde alle esigenze delle società in cui viviamo”.

Tale patrimonio non è mai statico: “Ciò comporta la necessità di prendersene cura come del frutto di un organismo vivo, bisognoso di nutrimento, di attenzione, a volte anche di guarigione; e a ciò può contribuire in modo determinante il ministero di autorità, con forme e stili di ‘governo’ adatti a suscitare speranza nel cammino dei fratelli, sostenendone il generoso e proficuo apostolato”.

Riprendendo le conclusioni del Sinodo il papa ha richiamato alla necessità dei processi: “Si tratta, come sottolinea il Documento, di processi interconnessi, che si sostengono e correggono a vicenda. La fedeltà alla Chiesa dirige e illumina il coinvolgimento dei fratelli e ne alimenta la corresponsabilità, garantendo la trasparenza e facilitando quell’apertura reciproca che sola può favorire la cooperazione di tutti. Del resto il confronto sincero, la condivisione, la correzione fraterna possono aiutare molto ad evitare e contrastare eventuali derive particolaristiche e autoreferenziali “.

A ciò si potrà arrivare solo se c’è un rinnovamento nella fedeltà: “In fondo, si tratta di un cammino di purificazione atto a rendere singoli e comunità sempre più liberi nel bene, sia a livello di crescita personale che di esercizio della carità. E ciò chiaramente anche in favore di una rinnovata fedeltà carismatica, che richiede un continuo spogliarsi di strutture e attaccamenti non essenziali, o addirittura nocivi ad una piena attualizzazione nell’oggi della missione originale ispirata ai fondatori. Ed a tale scopo vorrei ricordare, in particolare, l’importanza di incoraggiare, nelle forme di governo, una proficua alternanza nelle responsabilità e negli incarichi, evitando staticismi che rischiano di favorire irrigidimenti e sclerotizzazioni”.

Ugualmente nel messaggio ai partecipanti al congresso missionario in Messico il papa ha sottolineato il bisogno di rimanere saldi nella fede: “Il lievito del Vangelo è venuto nelle mani di pochi missionari. Erano le mani della Chiesa, che avrebbe cominciato a impastare il lievito che portavano con sé (il deposito della fede) con la nuova farina di un continente che ancora non conosceva il nome di Cristo. Poiché entrambi erano integrati, iniziò il processo di fermentazione lento e ammirevole. Il Vangelo non cancellò ciò che trovò, ma lo trasformò. Tutta l’incredibile ricchezza degli abitanti di quelle terre (lingue, simboli, costumi e speranze) è stata impastata con la fede, fino a quando il Vangelo ha messo radici nei loro cuori e si è trasformato in opere di santità e bellezza uniche”.

E’ un invito a ‘fare la volontà’di Dio: “Non basta dire ‘Signore, Signore’, ma dobbiamo fare la volontà del Padre. Dobbiamo essere disposti a mettere le mani nella massa del mondo! Non basta parlare di farina senza sporcarci le mani; bisogna toccare (come diceva il Crisostomo) da mescolare ad essa, 3 sia fondato il Vangelo con la nostra vita fino a trasformarle dall’interno”.

Mentre ai membri della Fondation Internationale Religions et Sociétés il papa ha sottolineato l’impegno alla missione educativa: “La missione richiede di lavorare in sinergia, di evitare l’isolamento e di accettare di costruire una solidarietà pastorale forte, che non si limiti a mezzi economici, ma che includa anche lo scambio di agenti di pastorale tra le Chiese. Questo lavoro merita di essere ben organizzato al fine di favorire il loro buon inserimento nelle diocesi di accoglienza”.

Invece ai partecipanti alla conferenza nazionale sulle dipendenze il papa ha elogiato l’operato delle comunità, chiedendo un maggiore impegno alla prevenzione: “Si tratta di impegnarsi sempre più, e in maniera concertata, in un’opera di prevenzione che si traduca in un intervento della comunità nel suo insieme. È importante, nell’ambito di una politica di prevenzione del disagio giovanile, incrementare l’autostima delle nuove generazioni, per contrastare il senso di insicurezza e instabilità emotiva favorito sia dalle pressioni sociali, che dalla stessa natura della fase adolescenziale. Le opportunità di lavoro, l’educazione, lo sport, la vita sana, la dimensione spirituale dell’esistenza: questa è la strada della prevenzione delle dipendenze”.

(Foto: Santa Sede)