Papa Leone XIV: Merry del Val un diplomatico umile
“Nella commemorazione del 160° anniversario della sua nascita, rendiamo grazie al Signore per il servo di Dio Rafael Méry del Val, nato a Londra nel 1865, in un ambiente in cui l’apertura al mondo era parte integrante della vita quotidiana: figlio di un diplomatico spagnolo e di madre inglese, ebbe un’infanzia cosmopolita che lo abituò fin da piccolo a lingue e culture diverse. Crebbe in un clima di universalità, che in seguito avrebbe riconosciuto come vocazione della Chiesa, e questa formazione lo preparò a essere uno strumento docile nel servizio diplomatico della Santa Sede in un’epoca segnata da grandi sfide”: questa mattina papa Leone XIV ha ricevuto in udienza i partecipanti all’incontro di studi dedicato al Servo di Dio, card. Merry del Val, che ha avuto alcuni incarichi nell’ambito della diplomazia vaticana ed è stato scelto da papa Pio X come segretario di Stato.
Nella carriera diplomatica è stato sempre vicino alla gente, pur frequentando l’Accademia ecclesiastica, dove comprese che “la diplomazia della Chiesa fiorisce quando è vissuta nella fedeltà sacerdotale, quella di un cuore che offre i propri talenti a Cristo e alla missione affidata al Successore di Pietro”.
Infatti fu molto attivo, durante la Seconda Guerra Mondiale, verso i bambini poveri romani: “La sua giovane età, tuttavia, non fu un ostacolo, poiché la storia della Chiesa insegna che la vera maturità non dipende dall’età, ma dall’identificazione con la misura della pienezza di Cristo. Ne seguì un cammino di fedeltà, discrezione e dedizione che lo rese una delle figure più significative della diplomazia pontificia del XX secolo.
Tuttavia, non fu solo un diplomatico d’ufficio: a Roma era molto presente tra i bambini e i giovani di Trastevere, che catechizzava, confessava e accompagnava con gentilezza. Lì era riconosciuto come un sacerdote vicino, un padre e un amico”.
Per questo il papa ha sottolineato la sua propensione al servizio anche attraverso la preghiera: “Questa duplice dimensione (quella di diplomatico di governo e di pastore accessibile) è ciò che conferisce alla sua figura una particolare ricchezza, poiché ha saputo coniugare il servizio alla Chiesa universale con l’attenzione concreta agli ultimi.
Il suo nome è legato ad una preghiera che molti di noi conoscono, le Litanie dell’Umiltà. Lì si manifesta lo spirito con cui ha svolto il suo servizio. Permettetemi di soffermarmi su alcune di queste litanie, perché delineano un modello valido per tutti coloro che esercitano responsabilità nella Chiesa e nel mondo, e in modo speciale per i diplomatici della Santa Sede”.
Inoltre è stato anche arcivescovo di Nicea: “Aveva appena 35 anni quando fu nominato arcivescovo titolare di Nicea e pochi anni dopo, nel 1903, a soli 38 anni, san Pio X lo creò cardinale e lo nominò suo Segretario di Stato. La sua giovane età, tuttavia, non fu un ostacolo, poiché la storia della Chiesa insegna che la vera maturità non dipende dall’età, ma dall’identificazione con la misura della pienezza di Cristo. Ne seguì un cammino di fedeltà, discrezione e dedizione che lo rese una delle figure più significative della diplomazia pontificia del XX secolo”.
Tuttavia non ha mai ambito ad alcun riconoscimento: “Il desiderio di riconoscimento è una tentazione costante per chi ricopre posizioni di responsabilità. Il card. Merry del Val lo sapeva bene, poiché le sue nomine lo ponevano al centro dell’attenzione mondiale. Eppure, nel profondo della sua preghiera, chiedeva di essere liberato dagli applausi. ..
Avrebbe potuto credersi indispensabile, ma ci ha indicato il ruolo del diplomatico: cercare che la volontà di Dio si compia attraverso il ministero di Pietro, al di là degli interessi personali. Chi serve nella Chiesa non cerca di far prevalere la propria voce, ma piuttosto che parli la verità di Cristo. E in quella rinuncia, scoprì la libertà del servo autentico”.
Quindi non ha scelto la ‘visibilità’: “In questo modo, dimostrò che il suo compito non era un piedistallo, ma un cammino di donazione. La vera autorità non si basa su posizioni o titoli, ma sulla libertà di servire anche lontano dai riflettori. E chi non ha paura di perdere visibilità acquista disponibilità verso Dio”.
Questa è stata la sua fedeltà al Vangelo: “Cercò di vivere la sua missione con fedeltà al Vangelo e libertà di spirito, senza lasciarsi guidare dal desiderio di piacere, ma dalla verità sempre sostenuta dalla carità. E comprese che la fecondità della vita cristiana non dipende dall’approvazione umana, ma dalla perseveranza di coloro che, uniti a Cristo come il tralcio alla vite, portano frutto”.
E nel videomessaggio per la Giornata missionaria il papa ha invitato le parrocchie a parteciparvi: “Invito ogni parrocchia cattolica del mondo a partecipare alla Giornata Missionaria Mondiale. Le vostre preghiere e il vostro aiuto servono a diffondere il Vangelo, sostenere programmi pastorali e di catechesi, costruire nuove chiese e rispondere ai bisogni sanitari ed educativi dei nostri fratelli e sorelle nei territori di missione”.
(Foto: Santa Sede)


























