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Rilevanza delle virtù teologali nell’ermeneutica del Magistero e della Magistratura: analisi comparativa sul piano sociologico, teologico, storico e giurisprudenziale
Tali insegnamenti sulla carità sono sempre confermati concretamente dal nostro Pontefice Sua Santità Leone XIV (“Vivere la carità nell’attenzione al bene integrale del prossimo” è una “grande occasione per la crescita morale, culturale e anche economica dell’intera umanità’”. Leone XIV inquadra in questo modo il senso delle opere di carità, riprendendo anche i pensieri dei suoi predecessori, dato che cita la lettera enciclica di Giovanni Paolo II Centesiums Annus, pubblicata nel 1991, nel centenario della pubblicazione dell’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII. Il Papa rivolge tale pensiero ad un gruppo dell’Opera San Francesco per i Poveri di Milano, incontrato stamani, 1 settembre, nel Palazzo Apostolico, sottolineando tre “aspetti complementari e fondamentali della carità”, ovvero “assistere, accogliere e promuovere”. Da oltre 60 anni questa fondazione, nata per iniziativa dei Frati Minori Cappuccini di Milano, si adopera per servire ed aiutare i poveri e coloro che sono ai margini della società. Per il Pontefice in questi tre elementi si racchiude “il compito che la Chiesa” affida all’Opera San Francesco “a beneficio delle persone che gravitano attorno alle strutture” che gestiscono e “anche dell’intera società”( cfr. video/audio: https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2025-09/papa-carita-opera-san-francesco-milano-assistenza-accogliere.html&ved=2ahUKEwi9x9WG-7mPAxUd9rsIHTM9Ak8QFnoECCMQAQ&usg=AOvVaw1c–JY2RbRCs-Dqn0Xq2xq ).
Tali insegnamenti sulla speranza sono stati propugnati sempre da Papa Francesco (“È la più umile delle tre virtù teologali, perché rimane nascosta”, spiega Papa Francesco: “La speranza è una virtù rischiosa, una virtù, come dice san Paolo, di un’ardente aspettativa verso la rivelazione del Figlio di Dio (Rm 8,19). Non è un’illusione” (Omelia di Santa Marta, 29 ottobre 2013). “È una virtù che non delude mai: se tu speri, mai sarai deluso”, è una virtù concreta, “di tutti i giorni perché è un incontro. E ogni volta che incontriamo Gesù nell’Eucaristia, nella preghiera, nel Vangelo, nei poveri, nella vita comunitaria, ogni volta diamo un passo in più verso questo incontro definitivo” (Omelia di Santa Marta, 23 ottobre 2018). “La speranza ha bisogno di pazienza”, proprio come bisogna averne per veder crescere il grano di senape. È “la pazienza di sapere che noi seminiamo, ma è Dio a dare la crescita” (Omelia di Santa Marta, 29 ottobre 2019). La speranza non è passivo ottimismo ma, al contrario, “è combattiva, con la tenacia di chi va verso una meta sicura” (Angelus, 6 settembre 2015).
Nel mito di Pandora, dal suo vaso aperto fuoriescono tutte le sciagure per abbattersi sull’umanità. Nel fondo rimane soltanto la speranza che però racchiude in sé qualcosa di oscuro. Il significato del termine greco ἐλπίς è duplice e non riveste un’accezione semplicemente positiva. Elpis è l’attesa del futuro e allo stesso tempo il timore che sia sempre incerto. È una promessa che può anche non realizzarsi mai. Infatti, “non si può sfuggire a ciò che vuole Zeus” (Esiodo, Le opere e i giorni 42-105). “Che cosa è la speranza?” Si dice fosse stato chiesto ad Aristotele. “È sogno di uomo sveglio”, avrebbe risposto (Vite dei filosofi, Diogene Laerzio). Nel mondo romano, la speranza si concretizza nella personificazione di una dea, Spes, che appare associata a Salus e Fortuna, ricevendo una connotazione di natura politica, quale buon auspicio per l’imperatore e di felice sviluppo per l’Impero. E poiché per gli antichi pagani la vita si arrestava sul precipizio dell’Ade, la speranza si legava a bisogni limitati che si cercava di volgere a proprio favore attraverso riti e voti. La vita era segnata dal fato, da un destino ineluttabile. Senza scampo. La speranza è sempre presente in ogni cultura e in ogni epoca e il suo significato aderisce, modellandosi, sul pensiero e sulla cultura dei diversi popoli, nel tempo e nelle latitudini. Tolto il suo significato di virtù teologale nel cristianesimo, il suo concetto diventa inafferrabile, positivo e negativo insieme, basti pensare ai proverbi della saggezza popolare: “la speranza è l’ultima a morire” o “chi di speranza vive disperato muore”. Secondo Giacomo Leopardi, è il bene maggiore dell’uomo perché gli consente di realizzare il piacere anche soltanto nella sua attesa. Categorico il pensiero di Nietzsche che la chiama “virtù dei deboli”. Per Emily Dickinson è un pensiero tenero: “La ‘Speranza’ è una creatura alata – che si viene a posare sull’anima – e canta melodie senza parole – senza smettere mai”. Per Ferdinando Pessoa è una suggestione eterea: “E solo se, mezzo addormentati, senza sapere di udire, udiamo, essa ci dice la speranza cui, come un bambino dormiente, dormendo sorridiamo”( cfr. https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2020-05/la-speranza-la-virtu-piu-piccola-ma-la-piu-forte.html ). Conseguentemente ho apprezzato e condiviso questo testo molto importante per declinare e coniugare, anche sul piano esegetico, Teologia e Diritto canonico che invito tutti ad approfondire: “Il diritto come esercizio di carità”:
“È possibile conciliare l’applicazione rigorosa della legge con la misericordia e la carità che esige l’azione pastorale?
È proprio questa una delle caratteristiche fondamentali del diritto canonico (applicato dai giudici ecclesiastici), che lo differenzia dagli altri sistemi giuridici che purtroppo oggi risultano sempre più ancorati ad un profondo positivismo. Il diritto canonico, che insegna a saper interpretare e applicare correttamente la legge della Chiesa, è un diritto fondato sulla legge naturale e la legge divina, che rappresentano in definitiva i parametri di giustizia che deve seguire l’autorità ecclesiastica. Perciò, la legge canonica attribuisce a chi esercita l’autorità tutti gli strumenti necessari per adeguare il rigore e le esigenze della legge alla giustizia nel caso concreto, vale a dire, a non dimenticare le esigenze della carità e della misericordia nell’applicare la legge. Benedetto xvi diceva che «il diritto è condizione dell’amore». Per san Tommaso (sommo dottore della Chiesa) «la misericordia senza giustizia è madre della dissoluzione, la giustizia senza misericordia è crudeltà» (cfr. https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.osservatoreromano.va/it/news/202112/quo-283/il-diritto-come-esercizio-di-carita.html&ved=2ahUKEwj2h-KlmLyPAxUq2gIHHcDdEu4QFnoECCIQAQ&usg=AOvVaw3Lj8DmPD8HhhusrmMeaCVv ).
Rilevanza delle virtù teologali nell’ermeneutica del Magistero e della Magistratura: analisi comparativa sul piano sociologico, teologico, storico e giurisprudenziale
In questa terza parte, dopo l’esegesi sociologica, pertanto, ritengo doveroso ed utile procedere ad un discernimento comparativo avvalendomi delle mie variegate, pluriennali esperienze ed ai miei 50 anni di studi in riferimento alle rispettive competenze ermeneutiche del “Magistero della Chiesa cattolica” (Il soggetto della funzione magisteriale è il Collegio episcopale in comunione con il suo Capo, il Romano Pontefice. In tale funzione interpretativa il Magistero gode di una speciale «assistenza dello Spirito Santo», cfr. Costituz. Dogmatica DV 8 -10 che comunica ai Vescovi, con la successione episcopale, «un carisma sicuro di verità». Per questo motivo è l’unico interprete autentico della Rivelazione https://www.operavillatroili.it/ritiri-e-catechesi/il-magistero-della-chiesa-1366 ), nonché, della “ Magistratura” ( cfr. https://www.altalex.com/documents/news/2022/06/13/interpretazione-legge-lezione-sezioni-unite-su-analogia – Artt. 101 e ss. Costituzione Italiana sugli organi giurisdizionali-Sentenza n. 38596 del 6.12.2021 le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione “l’attività interpretativa della legge, propria del giurista, magistrato e non, seguendo i criteri interpretativi positivizzati nel nostro ordinamento dall’art. 12 Preleggi” ).
A tal proposito ho approfondito per 40 anni durante le mie docenze universitarie e le mie variegate esperienze istituzionali, accademiche, professionali, editoriali, ecclesiali e seminariali (di cui infra) anche il rapporto esegetico fra Teologia, Giurisprudenza e morale, con miei articoli in questa rivista cattolica ed anche con pubblicazioni degli atti dei convegni da me organizzati, cfr. https://gloria.tv/post/JMF7Ai1bJfY21JYFn331ZQGAz .
Aggiungo che la “giustizia, sul piano filosofico, com’ è noto, si realizza allorché ciascun individuo nello Stato svolge solo le attività che corrispondono alle sue predisposizioni naturali (in “La giustizia e le 3 funzioni dello stato secondo Platone”).
L’individuo può svolgere bene un solo compito ed occorre bandire dallo stato l’abitudine di svolgere due o più attività a volte contrastanti tra loro.
Le tre funzioni principali dello stato che si riferiscono alla produzione dei beni necessari alla vita della città, alla sua difesa e al suo governo trovano un’analogia nell’interna struttura dell’uomo in cui coesistono principi di azione: l’anima incupisci bile che presiede la vita biologica; quella irascibile in cui si esprime la forza dell’individuo; l’anima razionale che deve sovrintendere l’attività dell’uomo e governare le altre due anime.
Alle tre anime dell’individuo corrispondono le tre classi della società: l’anima razionale sono i reggitori-filosofi ai quali è demandato il governo dello stato. Ogni anima e ogni classe deve avere una forma e disciplina cui corrisponde una determinata virtù: l’anima razionale la saggezza, quella irascibile la fortezza, quella concupiscibile la temperanza (n.d.r.: virtù cardinali). Quest’ultima è importante perché rende possibile i rapporti tra governanti e governati. La giustizia è il principio in base al quale ogni individuo compie l’attività che gli è propria, attua e perfeziona la sua natura. La giustizia si realizza in ciascun individuo come ordine interiore che informa e sostiene le attività del soggetto e le coordina con quelle degli altri membri della comunità. La giustizia è il principio ideale, l’anima dello stato. (cfr. “L’Utopia“ di Tommaso Moro: Teorie filosofiche sui sistemi di governo”, libro di testo di Storia delle dottrine politiche, esame da me sostenuto, già laureato in Giurisprudenza, come studente di Scienze politiche, Facoltà nelle quali successivamente ebbi incarichi di insegnamento dal 1983 al 2013).
Conseguentemente, ritengo rilevante riportare questo mirabile testo dell’attuale autorevole esponente del Magistero, Cardinale vicario del pontefice (cfr. https://share.google/brPALNvOr3dPPM7MB
“Nel corso della sua lunga esperienza di formatore dei futuri sacerdoti (Titolati molti ad esercitare nel futuro anche funzioni di Giudici ecclesiastici), quali sono stati gli obiettivi prioritari fissati e le difficoltà eventualmente incontrate? …”) connesso eziologicamente con il seguente: Il prete nel sogno di un aspirante cristiano 4 settembre 2025 (Andrea Lebra).
“Il Prof. Duilio Albarello (con cui sono in contatto su facebook), presbitero diocesano, docente di teologia fondamentale all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Fossano (CN) e alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale di Milano (dove abbiamo il domicilio), ha offerto una bella relazione dal titolo «Il prete “secolare”. Un ministero tra comunità e società» (relazione pubblicata qui su SettimanaNews). Mentre Cristina Simonelli, docente di Antichità cristiana e Teologia patristica a Verona e a Milano, già presidente del Coordinamento Teologhe Italiane (CTI), si è soffermata su alcuni “tratti” che dovrebbero caratterizzare la figura e il ministero del presbitero nella Chiesa di oggi. La conclusione è toccata al giornalista vaticanista Andrea Lebra (cfr. http://www.settimananews.it/famiglia/famiglie-missionarie-km0-un-dono-dello-spirito/ ) che si qualifica “aspirante cristiano”, dire come sogna il presbitero per la Chiesa di oggi:
– Radicato nell’umano
Il presbitero che vorrei incontrare nella Chiesa di oggi è una persona ricca di calore umano che sa costruire relazioni profonde. Incontra la gente, là dove vive e lavora: ne ascolta le domande, anche quando sono spinose e radicali, mettendosi nei panni di chi le formula, senza pregiudizi e senza giudicare in anticipo. Sa immergersi nell’umano fino a tal punto di comprensione e simpatia da vibrare all’unisono con le angosce e le sofferenze, le gioie e le speranze, i dubbi e le certezze degli uomini e delle donne di oggi.
-Abitato dalla Parola di Dio
Ha lo sguardo degli occhi e del cuore fisso su Gesù guida e perfezionatore della fede (Eb 12,2) ed è abitato dalla consapevolezza che il suo Vangelo (Testo ricevuto quotidianamente dal mio amico e collega nei nostri Corsi accademici di Teologia Dott. Girolamo Oliveri che ringrazio, cfr. https://youtu.be/J1c2ZXoD-X4?si=fld0kkCtgylDtKLS ) è notizia buona, bella e umanizzante. È familiare con la Parola di Dio contenuta nelle sacre Scritture e da lui annunciata in ogni occasione opportuna o non opportuna (2Tm 4,2). Dal momento che l’ignoranza della Sacra Scrittura è ignoranza di Cristo, avverte forte la necessità di renderle accessibili e familiari alla comunità che presiede, realizzando tutto ciò che serve perché i cristiani possano assiduamente frequentarle in abbondanza. Formatore di coscienze cristiane mature…….
-Stile del “Buon Pastore” (cfr. il nostro stile https://pastoralefamiliare.chiesadipalermo.it/wordpress6/il-buon-pastore/ )
Evita immobilismo e rigidità. È libero da arroganza e presunzione. Mette al bando occhi duri e faziosi, lingue taglienti e impietose, voci senza fascino e senza sussulti, giudizi insindacabili fatti cadere come clave paralizzanti. Non carica di pesi insopportabili la gente, ma a tutti offre il peso leggero e il giogo liberante di Gesù Cristo e del suo Vangelo. Della grazia non è controllore, ma facilitatore; per lui la Chiesa non è una dogana colpevolizzante, ma la casa paterna e materna dove c’è posto per tutti…… (cfr. https://www.settimananews.it/ministeri-carismi/prete-nel-sogno-un-aspirante-cristiano/?fbclid=IwdGRzaAMnc4pjbGNrAydyDGV4dG4DYWVtAjExAAEeeTuMftIwXbVPQ7G3QJuZd54Cxi8O5-3SZV6pNNQ-aGdJ1g2u-PPwjC03RKY_aem_hCz_qlsaPAL-Z7UvYObb1w&sfnsn=scwspwa ).
Conseguentemente desidero riportare la nostra esegesi in ordine alla figura del presbitero in questo articolo qui già pubblicato insieme al citato nostro fraterno amico Don Salvatore Lazzara che ha sempre valorizzato il seguente testo, con un c.v. straordinario, fondata sulla nostra pluriennale amicizia con molti sacerdoti dei quali abbiamo apprezzato la carità manifestata nel loro ministero
(cfr. https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fwww.korazym.org%2F113712%2Friflessioni-pastorali-sullamicizia-autentica-dei-sacerdoti%2F%3Ffbclid%3DIwZXh0bgNhZW0CMTAAYnJpZBExb0VJUk9KSWhmbUpkdjZNRAEeh7UCD-HeC2KtY97NVG8dc8d0GjKnidAhV0qgSYFYmw3CUFOdZOf4B0PasBQ_aem_EJeEJwhYQEZxcxNbRNwQog&h=AT0l1ig4IZvelOsILTa-9D2ZhCAGTzE_WV5-I1tvKymrRcEVNlLRf_tc3_eQZ9RElDPdjUj23EU3Y2CN8-oAjrFQlEw1bryaeQwTM2_uqwov5zLn0EvySJh3kXR3cg7RrwQv ):
“Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la “carità”, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna (Corinzi 1-13). 2E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza (in cui rientra anche il Diritto oggettivo), e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. 3E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. 4La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, 5non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, 6non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. 7Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. 8La carità non avrà mai fine. 12Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto. 13Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità! “(cfr.
https://www.santegidio.org/pageID/30048/langID/hu/cap/13/lbrID/10/BIBLIA.html ).
Rilevanza delle virtù teologali nell’ermeneutica del Magistero e della Magistratura: analisi comparativa sul piano sociologico, teologico, storico e giurisprudenziale
Sul piano antropologico per essere veri cristiani (la cui esegesi collegata alle virtù teologali enuncerò in prosieguo) ai laici è sufficiente ricevere i Sacramenti ed andare in chiesa in qualsiasi parte del mondo (essendo i miei articoli espressivi anche della mia biografia, evidenzio che noi coniugi abbiamo visitato dal 2014 al 2018 anche i luoghi di culto di altre Confessioni religiose esistenti sulla Terra) soltanto in occasione delle celebrazioni solenni, di processioni per il Santo patrono, quando si assume il ruolo di padrini nel Battesimo, nella Cresima o di testimoni nei matrimoni canonici, nei pericoli bellici, ecc., senza conoscere veramente Gesù Cristo, specialmente i giovani, alcuni dei quali dalla Teologia vengono definiti “cristiani sociologici” ( “Non interessa un Dio che sia una nozione da aggiungere alle proprie conoscenze, ma una persona con cui stare in relazione, e in una relazione così importante da influire su tutta la propria vita, «capace di ispirare le mie azioni e di rassicurare i miei turbamenti».
L’esperienza religiosa è quella di una fede capace di dare un senso a tutto e di costituire un orizzonte sul quale collocare gli interrogativi della vita. Ma chi è Gesù per i molti giovani che si sono allontanati dalla comunità cristiana, dopo aver frequentato la catechesi dell’iniziazione e raggiunto quella soglia che ha celebrato teoricamente la loro maturità cristiana? Nelle loro parole raramente c’è Gesù. Certo di lui hanno sentito parlare, perché hanno frequentato il percorso di preparazione ai sacramenti, eppure il Signore non è dentro il loro orizzonte– o forse non vi è mai stato veramente. Se questo è comprensibile per chi ha abbandonato non solo la Chiesa ma anche la fede, risulta meno comprensibile per quelli che, pur fuori dalla Chiesa, continuano a sentirsi credenti. Sanno parlare di Dio talvolta con accenti profondi e toccanti, ma mai fanno cenno a Gesù, come se il Signore non avesse nulla a che fare con il Dio in cui dicono di credere…”cfr. Articolo pubblicato dal Dr. S. Baroncia, giornalista vaticanista https://share.google/EbHt69h8yzWS0sGIj “), senza osservare concretamente i precetti riguardanti le virtù teologali: la fede, la carità e la speranza?
Un altro quesito conseguenziale riguarda il valore di misericordia divina che si riflette anche sul piano sociologico, connesso alla “confessione dei peccati ed alla ricezione eucaristica” (spesso fatta con superficialità o per abitudine?) ed eventualmente all’ eventuale Grazia dell’indulgenza (cioè l’istituto della Chiesa cattolica che prevede la cancellazione totale del peccato e della pena che da esso deriva. Significa che la persona che la ottiene è completamente perdonata dal peccato e non deve più scontare alcuna pena per esso. È possibile ottenerla solo per i peccati già confessati e perdonati. Ciò significa che la persona che desidera ottenere un’indulgenza plenaria deve prima confessare i propri peccati e ricevere il sacramento della penitenza, cfr. “ https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://tg24.sky.it/cronaca/2024/12/16/giubileo-indulgenza-plenaria-significato&ved=2ahUKEwiEto_PvLyQAxVq_rsIHe6lA_4QFnoECBYQAQ&usg=AOvVaw2pST48tRrmXki99klkaLVg,). A tal proposito evidenzio che noi coniugi (tutti i miei articoli finora qui pubblicati illustrano anche la mia variegata biografia, dal 1970) abbiamo lucrato in quest’anno giubilare l’indulgenza plenaria presso Santuario/Basilica della Madonna di Altavilla, grazie anche al nostro direttore spirituale Don Salvatore Lazzara ( fino al 30 Settembre 2025 v. Parroco, attuale Parroco/Rettore il nostro amico Mons. Giosuè Lo Bue, v. Parroco il nostro amico Padre Celeus del Burundi) , a cui sono molto legato anche per aver contribuito molti anni fa a risolvere un problema giuridico molto complesso, mentre ero in servizio ed insegnavo a Giurisprudenza.
Tuttavia, mi chiedo se i giovani cristiani e le famiglie cattoliche hanno approfondite cognizioni in merito, sulla Sacra Scrittura ( di cui mia moglie Marcella Varia è una fervente Cultrice, già relatrice di testi magisteriali in molti incontri ecclesiali dal 2013 al 2023 presso il gruppo diocesano da noi fondato sotto l’egida del Cardinale Paolo Romeo, Arcivescovo emerito di Palermo, cfr. le nostre lezioni/relazioni/catechesi ed i convegni in materia https://pastoralefamiliare.chiesadipalermo.it/wordpress6/il-buon-pastore/ ) sul Catechismo della Chiesa cattolica, sul Diritto canonico, sul Diritto di famiglia e sul Magistero pontificio.
Tutti i chierici, i ministri istituiti, gli operatori pastorali nelle diocesi e nelle parrocchie sono sempre aggiornati ed effettuano sempre un discernimento in materia ( come ha puntualizzato Lunedì, 17 novembre 2025 il nostro Pontefice ” Dalla riforma del Vaticano II in avanti – dalla Sacrosanctum Concilium in avanti, passando dalla Veritatis gaudium fino alla lettera apostolica di Papa Francesco Desiderio desideravi – Leone XIV evidenzia la necessità di “aiutare le Chiese particolari e le comunità parrocchiali a lasciarsi formare dalla Parola di Dio, spiegando i testi del Lezionario feriale e festivo” e a curare “una iniziazione cristiana e liturgica che aiuti i fedeli a comprendere, per mezzo dei riti, delle preghiere e dei segni sensibili, il mistero di fede che si celebra”. Il Papa chiede aiuto in questo lavoro ai liturgisti con indicazioni piuttosto capillari….” cfr. https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2025/11/17/pastorale-liturgica.html ) sui documenti della Chiesa , cioè analisi degli atti del Magistero apostolico, una delle tre fonti della Rivelazione (il cui Credo autentico frequentemente dona buoni frutti, esiti positivi nel mondo intero ed anche nei propri contesti lavorativi, istituzionali ed ecclesiali come cercherò di dimostrare)?
Leone XIV il 24 novembre 2025 ha affidato alcune indicazioni: “Anzitutto, mai ridurre la celebrazione a uno spettacolo musicale dove chi canta sembra stare sul palcoscenico e l’assemblea ad ascoltare. «Siate capaci di rendere sempre partecipe il popolo di Dio – ha avvertito il Papa –, senza cedere alla tentazione dell’esibizione che esclude la partecipazione attiva al canto di tutta l’assemblea liturgica». Poi il richiamo alla formazione, altra dimensione cara a Leone XIV. «Studiate attentamente il magistero, che indica nei documenti conciliari le norme per svolgere al meglio il vostro servizio» (cfr. https://www.avvenire.it/chiesa/papa/il-papa-no-alle-messe-esibizione-il-canto-aiuta-tutti-a-pregare_101302?fbclid=IwdGRzaAOSR_ljbGNrA5JH8mV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHmjVOy_EZgm53Bi7HSrkStqGOuAsaNwQsm3vJJTRZ-JD219Uejplqjc74g4f_aem_sKfuMeaFestIp7P9ncGlMg&sfnsn=scwspwa ).
Mi pongo questo quesito in quanto frequentemente, purtroppo, noto in molte parrocchie, altresì, la partecipazione alla Santa messa domenicale da parte di alcuni soggetti, membri dell’Assemblea ecclesiale (Populus Dei) “distratti” ed anche durante la liturgia della Parola (proclamata dal celebrante spesso anche in termini canonici) “sbadigliano” o preferiscono parlare dei loro problemi, degli abiti che indossano… (cfr. Prof.ssa Rosanna Minei, laureata in Scienze religiose, amica su facebook
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“𝐒𝐞 𝐆𝐞𝐬𝐮̀ 𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚𝐬𝐬𝐞 𝐢𝐧 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚…
Se Gesù entrasse in chiesa una domenica saremmo tutti quanti da scomunica!
Ci caccerebbe a calci per ciò che gli accadrebbe di vedere…
Le signore, eleganti e impernacchiate, ai primissimi banchi ben piazzate,
si scambiano pareri sul ragù tra un Padre Nostro un Gloria e un Mio Gesù.
I mariti, nascosti dall’altare,whatsappano l’amica al cellulare,
oppure con le cuffie della radio ascoltano dirette dallo stadio.
Due adolescenti, appena fidanzati, effusioni si scambiano appartati
e quando passa il vecchio sacrestano nelle tasche rimettono la mano.
Non suona più il bell’organo che c’era:ora si ascolta musica leggera.
“Al passo con i tempi”, il prete dice, “dobbiamo stare!”. E chi lo contraddice?
Durante il rito di consacrazione un cellulare squilla dall’ambone.
È del parroco! Il Vescovo lo vuole…Risponde. Non si attacca a un superiore!
A ricevere in fila la particola c’è gente che saluta e che gesticola:
che piacere, buongiorno, salve a te, a dopo, ehilà, Corpo di Cristo, Amèn.
Mentre scorrono i titoli di coda e celermente l’assemblea si snoda,
in sacrestia s’avviano i chierichetti per il caffè, le graffe ed i cornetti.
In mezzo a questo caos il buon Gesù neanche un istante esiterebbe più:
ci sbatterebbe fuori ad uno ad uno, non ci sarebbe scampo per nessuno!
Però ce lo saremmo meritatoun Padreterno burbero:
è possibile mai dimenticare che in chiesa si va solo per pregare….
«Gesù fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: “Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!”» (Gv 2,13-25).
Devo riconoscere, purtroppo, che solo pochi Sacerdoti, fra i quali Don Salvatore Lazzara
(ai quali esprimo il mio plauso unitamente a docenti, teologi, presbiteri, studiosi, laici illuminati di cui al link che segue), hanno il “coraggio” di richiamarli all’ordine puntualizzando di essere tutti noi nella Casa di Dio Padre (cfr. Parroco preso a schiaffi per aver rimproverato un fedele che fuma in chiesa. Alessandro Ferrua, parroco della basilica di San Giovanni a Imperia Oneglia è stato aggredito, insultato e preso a schiaffi da un fedele che aveva rimproverato, perché sorpreso a fumare in chiesa. È successo sabato pomeriggio 22/11/2025 verso le 15.30. Il religioso ha presentato denuncia.
“E’ un gesto che si commenta da solo – ha detto il sacerdote -, spropositato rispetto al rimprovero.
https://m.facebook.com/groups/685683272175684/permalink/2079512686126062/?sfnsn=scwspwa&ref=share ) sensibilizzandoli ad avere la carità di comportarsi adeguatamente, come veri fedeli di Cristo, nella speranza di essere seguiti dallo Spirito Santo con l’assistenza della Madonna. Infatti l’esigenza della chiarezza nella comunicazione è confermata anche dal nostro Papa (“Nel suo messaggio il Pontefice sottolinea: “La società, così come la Chiesa, si avvalgano di una comunicazione le cui basi siano l’umiltà nell’ascoltare e la parresia nel parlare, che non separi mai la verità dalla carità”. Una indicazione che ha guidato la Conferenza nella riscoperta della parola come atto relazionale e strumento di comunione, recuperandone la dimensione morale, educativa e spirituale, cfr. l’articolo del Dr. Simone Baroncia del 17/11/2025:https://www.korazym.org/116426/dialogo-verita-e-bellezza-a-roma-la-conferenza-sulla-responsabilita-della-comunicazione/?fbclid=IwdGRzaAOHuydjbGNrA4e6ZGV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAhjYWxsc2l0ZQIyNQABHrPSmOBlvsMo_Tm1ttfYPrmyfTu03BqtYlHo7Y724YYS0o-i0VSkCx7mczXb_aem_augUZ4T_zEiGhyFuNfekmw&sfnsn=scwspwa ).
Rilevanza delle virtù teologali nell’ermeneutica del Magistero e della Magistratura:
In questa seconda parte condivido anche l’esegesi sociologica della prof.ssa Serena Noceti, con cui sono pure in contatto tramite facebook (Teologa, docente di teologia sistematica presso l’Istituto superiore di Scienze religiose della Toscana ‘Santa Caterina’, è membro del Comitato nazionale del Cammino sinodale italiano come rappresentante del Coordinamento delle Associazioni Teologiche Italiane. Ha preso parte alla terza assemblea sinodale delle Chiese che sono in Italia. 25 ottobre 2025:
“Prima di tutto, il piano della formazione alla corresponsabilità e conversione sinodale: la parola di tutti e tutte è necessaria per il discernimento, la maturazione nella fede e la missione di una Chiesa in uscita, senza preclusioni o esclusioni indebite di alcune persone, iniziando da coloro che sono ai margini, critici o sopravvissuti ad abusi nella Chiesa, compresi quelli di potere. Si tratta poi di saper pronunciare una parola significativa, perché espressa con linguaggi adeguati alle culture di oggi e rispondenti alle sfide della realtà di oggi, che le persone sentono vicine, penso, ad esempio, al lavoro, alla giustizia e alla precarietà della vita.
Un secondo piano è quello del rinnovamento di alcune strutture: quelle che garantiscono effettivamente questo cammino di popolo e di riforma.. Si tratta di rendere tutti realmente partecipi e corresponsabili. Questa è una profezia reale per una società fortemente individualista come la nostra, segnata da rigurgiti di nazionalismo e indifferenza nei confronti di chi vive situazioni di precarietà. Lo è per una società che vive la crisi della democrazia rappresentativa e la sfiducia nelle istituzioni. Facciamo sinodo e viviamo come Chiesa sinodale, perché anche così assumiamo una responsabilità sociale. Vorrei vedere una Chiesa povera e dei poveri, a servizio della fraternità tra i popoli e capace di scelte chiare di pace e giustizia…. cfr. https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fsearch.app%2FHDvPH%3Ffbclid%3DIwZXh0bgNhZW0CMTEAAR6olILp_ZIr-2sYUlM4CshFnZKi2f1FL1RVJ0uedomN0gLBMXwPcW7OzhazRw_aem_3k1E0cNyU-SvfdNvGNcw8A&h=AT2MaGxvAtz92pBNhZOCxdatB9bbFkVLRtxxr0SbPZldgItdciSjU3HVBXP0QVs7Qi28sEk14A7F_9nAjTO5ZYlBsdqCRTQbtcyLV9v109ZAC73V2Jv5IShuBfjpa3lMAppU&__tn__=%2CmH-R&c[0]=AT1LW7aM3LsesjxeUKLpw9NrITh252wfkrkqtDCmAcMd8GjYtKXFSjLc78lpPf9OKFbGVdESa0D29jcUGr9GmEf9MxgPZBP76T5i7eWiXA-__Y9olm_znpUqtlmgimDEqoUraHNWYE-1HqisuEB0HnVoWKlQ1FZHSkWXJ9X2Q6hJb9S4KUI88ATXyG1GbZtM7I_LsXh211YMtmkJXHe23h41fB47bjn4ipw ).
Evidenzio a tal proposito che sono stati pubblicati il 24 novembre 2025, il Regolamento della Curia romana e il Regolamento del personale della stessa istituzione, firmati da Papa Leone ieri domenica 23 novembre, solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo. Il primo si applica alle Istituzioni e agli Uffici che compongono la Curia Romana, ovvero la Segreteria di Stato, i Dicasteri, gli Organismi di Giustizia e gli Organismi Economici. Il secondo riguarda le norme di carattere organizzativo, disciplinare ed economico inerenti il rapporto di lavoro del personale in servizio presso la Segreteria di Stato, i Dicasteri, gli Organismi e gli Uffici che compongono la Curia Romana, nonché le Istituzioni collegate con la Santa Sede, cfr. https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2025-11/papa-leone-xiv-nuovo-regolamento-curia-romana-e-personale.html ).
Sottolineo sul piano comparativo che, diversamente dal citato sistema ecclesiastico, negli ordinamenti statuali il potere viene sancito dalle Costituzioni, che in Italia può essere modificata seguendo un procedimento speciale previsto dallo stesso Testo, di cui uno attualmente in corso, ma non approvato dall’ONU ( cfr. https://www.facebook.com/photo/?fbid=1242600457911941&set=a.646817194156940&__cft__[0]=AZWoscxhCDljaF-nnsAWI19IMm72FCT5MgKoFrx_bE4nXqmGcmN5sqym7SQSZshqhxPI2xR87sPdgGx5e8eDcArMDT1ryLE5cPrzD-UzxzTqqhLbFpifMEueF_i13UGLb11v8-DBdCc_QHQx5GLVxdMHWPaYIa9OkLavls_7QZzTcGpV-xs-aoi1zWmAfX8bjrBBtK2xj2UxOZTURZlgSo5EmJTcd7LYgAT3m0qtxk36CA&__tn__=EH-y-R ), dalle massime cariche di tutti gli organi delle Magistrature, da noti giuristi italiani, da docenti di Diritto costituzionale apprezzati in tutto il mondo ( cfr. https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.dirittobancario.it/art/riforma-della-giustizia-il-testo-della-legge-che-modifica-la-costituzione/&ved=2ahUKEwjfiJWYq86QAxUi9bsIHZ8TDxcQFnoECBkQAQ&usg=AOvVaw0KzFFvwD1YIvRO5Px10OEB “Pubblicato in Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, Serie Generale, n. 253 del 30 ottobre 2025 il testo di legge costituzionale, approvato ieri dal Senato, recante le norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare, c.d. riforma della giustizia, che modifica il titolo II e IV della Parte II della Costituzione…..La giurisdizione disciplinare nei riguardi dei magistrati ordinari, giudicanti e requirenti, è attribuita all’Alta Corte disciplinare. Contro le sentenze emesse dall’Alta Corte in prima istanza è ammessa impugnazione, anche per motivi di merito, soltanto dinanzi alla stessa Alta Corte….. ” Garanzie???? Vigente se sarà approvato dai cittadini al referendum costituzionale ad Aprile 2026).
Alle Costituzioni dovrebbero conformarsi i membri della società civile e l’ordinamento, il Diritto pubblico, penale, civile, erariale, amministrativo, tributario ( partizioni giuridiche attribuite funzionalmente agli organi di Magistratura) ecc., coordinati/subordinati nel contesto dei principi del Diritto internazionale e dell’Unione europea ( cfr. la mia pubblicazione sul tema: https://gloria.tv/post/sKdn44gy7cRH1F981TSQQWxgA ), ribadisco materie assegnate nell’esercizio dell’ermeneutica giurisprudenziale, all’Ordine giurisdizionale (cfr. la mia pubblicazione in merito: https://gloria.tv/post/oDekWdndo6Rt3TxVahp8bbpbe ) che le applica previa interpretazione delle relative norme, prescindendo di regola dalla valutazione di natura etica, sociologica, antropologica e religiosa (cfr. l’esecrabile recentissimo episodio della studentessa che entra in classe ostentando una collana con una croce capovolta appesa al collo e al docente che le chiede cosa rappresenti, risponde di essere una satanista e l’insegnante la invita a mettere la collana sotto al maglione. «Proprio come faccio io col mio crocifisso per non turbare la sensibilità degli studenti di altre religioni», le dice. Lei risponde rivendicando le proprie convinzioni, chiedendo una lezione sull’argomento e di togliere dalla classe il crocifisso.
Il prof viene sospeso. Il docente però non si arrende e impugna la decisione della dirigente, con cui già in passato aveva avuto contrasti tanto da aver chiesto il trasferimento, davanti al giudice del lavoro che, però, in questi giorni, gli ha dato torto. Per i magistrati le cose non sarebbero andate come raccontato dal ricorrente e, più che un dibattito educativo, tra il professore e l’alunna sarebbe scoppiata una lite durante la quale il professore avrebbe negato qualsiasi dignità filosofica o religiosa al credo della studentessa: https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fwww.corriere.it%2Fcronache%2F25_settembre_09%2Fpalermo-studentessa-satanista-prof-sospeso-6b65c546-06e9-4fdd-ac28-568f4f89dxlk.shtml%3Ffbclid%3DIwZXh0bgNhZW0CMTEAAR73YhZGw3zfr8zwkNa7N5Vv2j93P854RE0qYGRdj_KxFWvl18x8WxhdmkZt6g_aem_6RMXszq2WFOfApZsTBkEng&h=AT2K9fCfJ3g5eQ6_R3mGQ4UD1G77S4kAHUyc2wqlwQcIw7_YfCHhqaRJEhS-IPXywjFEF_GWmiEMs7dC9v8erC2Mm7ELfXL9pXsCbfrHdTNEFCZLCDoK2YB-2uXb3WlVZgmU&__tn__=H-R&c[0]=AT3ip8aon-0ttqvWwzGqTJgr8QdJu0d0578Ix0RRda929i-xa7xPwqUlICXCYB76F5Bkdeo2HyNOsk5cw2Jpk7QRhja0l3l1QXUyVOYIRmN4fQCN7XS3TeMz6_IyqUapKDZYa-4qNMgQoKbOhUDvpxKYDirV5uDPRH-7S1mASNZb4bcyT8w ).
Rilevanza delle virtù teologali nell’ermeneutica del Magistero e della Magistratura: analisi comparativa sul piano sociologico, teologico e giurisprudenziale
Ritengo utile evidenziare preliminarmente, in questo lungo articolo che ritengo tematicamente inedito, elaborato in più parti dal mese di Luglio 2025 (supportato anche dai testi di importanti studiosi citati che ringrazio), onnicomprensivo/comparativo dei sistemi ermeneutici vigenti, che nell’epoca attuale dove tutto è diventato “precario”, la malvagità collettiva ed individuale dilaga a vista d’occhio (cfr.https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://corrieredelveneto.corriere.it/notizie/verona/cronaca/25_ottobre_28/femminicidio-nel-veronese-uccide-la-moglie-a-coltellate-arrestato-lei-lo-aveva-gia-denunciato-ma-poi-aveva-ritirato-la-denuncia-f569a01a-cca6-438e-96cf-ce450057exlk.shtml&ved=2ahUKEwjT-Jr_m8mQAxV2g_0HHT6IO4cQvOMEKAB6BAgUEAE&usg=AOvVaw1D7Zr1CwE1uxHYQ3sRGGmp ), in quanto sembra che non si riscontri più negli esseri umani la fede, la speranza e la carità (confermato anche dai massimi studiosi della materia “ Stiamo perdendo l’umanità. La capacità di guardare l’altro come un fratello.
Viviamo in una società che si chiude, che difende i propri confini, i propri investimenti, la propria produttività, dimenticando l’equità, la solidarietà, l’ascolto, la comprensione. E tra le povertà che emergono nel nostro tempo, stiamo riscontrando una tendenza crescente a rifugiarsi nell’isolamento sociale volontario, una condizione che coinvolge a vari livelli e con diversa intensità anche molti giovani delle nuove generazioni.
Cfr. articolo pubblicato dal Dr. Baroncia https://www.korazym.org/115627/sulle-strade-della-speranza-vincere-la-poverta-generare-pace/?fbclid=IwY2xjawNoAVdleHRuA2FlbQIxMQABHnhBg5cz-xcooSnGUvHLtTXBFCOuZGe__2c42hoebFmlfy020gc6XhA3s3ST_aem_9bC1QEUvSkbZAbZfZeSQ6A&sfnsn=scwspwa ).
Effettivamente non si hanno più certezze e serenità in alcun contesto esistenziale, in modo particolare nei rapporti fra uomini e donne (cfr. il mio articolo “ Nonostante le importanti conquiste delle donne sono ancora molte le problematiche che affliggono il mondo femminile: il femminicidio è ancora un reato che conta un numero elevato di vittime; sono ancora molti i casi di discriminazione di genere negli ambienti di lavoro; il diritto all’interruzione di gravidanza in Italia trova ancora oggi la barriera, a volte insormontabile, degli obiettori di coscienza; le crescenti difficoltà delle donne nel coniugare gli impegni lavorativi e quelli familiari; ancora oggi le donne sono vittime di frequenti casi di stupri, violenze psico-fisiche e stalking……..”
https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fwww.korazym.org%2F98541%2Fintorno-ai-femminicidi-4%2F%3Ffbclid%3DIwZXh0bgNhZW0CMTAAYnJpZBEwUldNZ0xrUG9Bd2RFVnJSMQEeGauDMqBhxiTgr8J9gCDnHHSiFBqzbbfqhkwztFlpLEUail_xjVmf5_GpKus_aem_MybTNud4aqZUKZqC-D8KHQ&h=AT3NWuud4r_53izsyG8-C9D5PW0XRU-Fj59q_OOBd8BFYKRGqTTeDTzWcYsBNff99Iq2EEqt7konLVHA0is4kCUDA3GmfcDVO9sZ0oK8D-Lh5xe-rKPcuGdnSdUblV3a0Mhc ).
Non abbiamo più nemmeno sicurezza di pace a livello planetario ( cfr. https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.bunker-swiss.com/it/conflitto/levoluzione-dei-conflitti-mondiali-nel-2025-cifre-impatti-e-prospettive/&ved=2ahUKEwjZo7mGzcuQAxUnh_0HHeDxN90QFnoECC4QAQ&usg=AOvVaw3oJ2Bnu1N5F2Z7LCuuuUR_ “Entrando nel 2025, i conflitti globali continuano a raggiungere livelli preoccupanti. Nonostante le speranze di stabilità internazionale dopo la fine della Guerra Fredda, la realtà rimane cupa. Le guerre, gli scontri armati e la violenza civile sono in aumento, colpendo sia gli Stati fragili che le grandi potenze. In questo contesto, questo articolo offre un’analisi aggiornata degli ultimi dati….”).
Pertanto chiedo a me stesso, ai miei colleghi giuristi ( magistrati, avvocati, docenti alla Facoltà di Giurisprudenza), agli amici laici e chierici, ai vaticanisti, ai miei colleghi studiosi di Teologia, di Diritto canonico e di Diritto statuale ( i quali quotidianamente approfondiscono i Testi interpretativi del Magistero ed i Testi normativi a livello sociologico, dottrinale e giurisprudenziale) che hanno ricevuto i Sacramenti unitamente ai loro familiari, l’interpretazione intrinseca ed estrinseca di una ricorrente, attuale affermazione “Io sono cristiano, prego anche per la pace nel mondo, credo in Dio e professo la fede, la speranza e la carità in ogni contesto operativo della mia esistenza, ma vado raramente in chiesa”.
Tali “virtù teologali”, che approfondirò in prosieguo, in buona sostanza, nella loro/nostra esistenza le vivono/viviamo in coscienza e si applicano permanentemente in particolare nel mondo di oggi ? Ovvero costituiscono esclusivamente materie di studio, tematiche teologiche, oggetto di elaborazioni dottrinali, criteri morali estranei alle Costituzioni degli Stati, agli organi giurisdizionali statuali ed ecclesiastici, alle Istituzioni legislative nazionali e sovranazionali, all’ONU ?
Com’ è noto, la Chiesa cattolica si presenta come caratterizzata da costituzione gerarchica globale, dove il potere di subordinazione sociale rispetto ai membri è concepito di derivazione divina. L’autorità suprema − legislativa, esecutiva e giudiziaria – che viene esercitata su tutta la Chiesa universale, latina e orientale, è nelle mani del Romano Pontefice, nonché del Collegio dei Vescovi. costituenti organicamente il Magistero.
La fonte dell’esercizio di questo potere è radicata nel sacramento dell’ordine, mentre a norma della disciplina canonica le laiche e i laici a tale potestà possono soltanto cooperare, anche assumendo uffici ecclesiastici, ma sempre su concessione dei pastori… ( cfr. https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fwww.settimananews.it%2Fteologia%2Fanatomia-del-potere-nella-chiesa-cattolica%2F%3Ffbclid%3DIwZXh0bgNhZW0CMTAAYnJpZBEwUldNZ0xrUG9Bd2RFVnJSMQEeL23g9cPHsD-KwuYLvY74TN1EbZlMrc9i7Zqv1-VtHKTZbVNjK7g_Y7FXkhE_aem_02RiXF9mgbXXaYIsWnzhLw&h=AT2-ggB0lpbDq3YbDImFoh_99aZKjjQLgW4LH8p3jvCzI77XJzfXxoZe8YdqrASXaANNufHThzJyc9vU6sKFl6t0nijsc0Zxql1P7FC8o53Lek5FubgSI3iPb55uiLNEiM2o).
Il nostro assunto, sul piano dell’esegesi sociologica, è confermato nel suo testo del 29/10/2025 anche da un mio amico di facebook, noto sociologo professore Francesco Pira, docente associato di Sociologia all’Università di Messina, saggista e giornalista, il quale puntualizza che “La nostra Europa, che ha sì radici cristiane, sembra d’aver smarrito i valori, le strade delle virtù che hanno fatto grande la sua storia. Oggi, viviamo in un tempo, tra il reale e il virtuale, segnato, sempre più, da incertezze, paure, intolleranze. L’Uomo deve tornare a riflettere, dovrebbe tornare a riflettere sulla sua natura, sulla sua dignità, sulla dignità del lavoro…..Papa Leone XIV, da agostiniano e da vescovo di Roma, ancora una volta ci ricorda la lezione di Sant’Agostino. Una figura che, soprattutto nelle Confessioni, descrive l’Uomo come un «essere inquieto, segnato da una tensione costante verso il Bene supremo, che solo Dio può colmare: Inquietum est cor nostrum donec requiescat in Te».
In questo senso, l’esperienza della fede cristiana non nasce dalla negazione dell’umano, ma dalla sua piena assunzione: è l’uomo, nella sua limitatezza e nella sua apertura, il soggetto della fede. Agostino non propone una fuga dal mondo, ma un ritorno a sé stessi, all’interiorità. L’uomo non è solo razionale, ma desiderante, capace di memoria, di intelligenza e di volontà. Ricordiamo che (sant’) Agostino si opponeva tanto all’eresia pelagiana (che esaltava l’autosufficienza umana) quanto a quella manichea (che disprezzava la carne e il mondo).
Papa Leone XIV alla Lateranense delinea il cammino per essere nel mondo
“Sono lieto di essere qui in mezzo a voi, nella Pontificia Università Lateranense, per l’inaugurazione del 253^ anno accademico dalla sua fondazione. Si tratta di un’occasione speciale, in cui, mentre guardiamo con gratitudine alla lunga storia che ci precede, siamo protesi anche alla missione che ci attende, ai sentieri da esplorare, al servizio da offrire alla Chiesa nella realtà di oggi e dinanzi alle sfide future. Uno sguardo grato per il passato, dunque, ma anche occhi e cuore puntati verso il futuro, perché c’è bisogno del prezioso servizio reso dall’università”: questa mattina papa Leone XIV ha inaugurato l’anno accademico alla Università pontificia, che ha un legame particolare con il vescovo di Roma.
In un’epoca in cui si tende a pensare che la ricerca e lo studio non servano per la vita reale, o che conti nella Chiesa più la pratica pastorale che la conoscenza teologica, biblica o giuridica, il papa ha spiegato il rapporto particolare con il papa: “Ogni università, infatti, è luogo di studio, di ricerca, di formazione, di relazioni, di rapporti con la realtà in cui è inserita. In particolare, le Università ecclesiastiche e pontificie, erette o approvate dalla Sede Apostolica, sono comunità in cui viene elaborata la ‘necessaria mediazione culturale della fede che, articolandosi in una riflessione aperta al dialogo con gli altri saperi, trova la sua sorgente primaria e perenne in Gesù Cristo’.
Tra le istituzioni accademiche, l’Università Lateranense ha un vincolo del tutto speciale con il Successore di Pietro, e questo è un tratto costitutivo della sua identità e missione fin dalle sue origini, quando nel 1773 Clemente XIV affidò la scuola di teologia del Collegio Romano al clero secolare, chiedendo che tale istituzione dipendesse dal Papa per formare i suoi presbiteri”.
Ed ha ripercorso la storia di questo rapporto con i papi: “Da quel momento tutti i successivi Pontefici hanno mantenuto e rafforzato un rapporto privilegiato con quella che sarebbe diventata l’attuale Università Lateranense. Tra di essi, il Beato Pio IX, che diede l’assetto, tuttora vigente, della quattro Facoltà: Teologia, Filosofia, Diritto canonico, Diritto civile, col potere di conferire gradi accademici in Utroque Iure; Leone XIII, che fondò l’Istituto di Alta Letteratura; Pio XII, che eresse presso l’Ateneo il Pontificio Istituto Pastorale; san Giovanni XXIII, che conferì all’Ateneo il titolo di Università; e san Paolo VI, che, già professore in queste aule, visitando l’Università appena eletto ribadì lo stretto legame tra essa e la Curia Romana. Questo peculiare rapporto è stato sottolineato da san Giovanni Paolo II. Con parole altrettanto affettuose, tale legame è stato ribadito da papa Benedetto e da papa Francesco; quest’ultimo ha voluto istituire due cicli di studi: in Scienze della Pace ed in Ecologia e Ambiente”.
Quindi ha sottolineato la missione di questa Università oggi: “Questa Università, a differenza di altre illustri istituzioni accademiche, anche romane, non ha un carisma del fondatore da custodire, approfondire e sviluppare, ma suo peculiare orientamento è il magistero del pontefice. Per sua natura e missione, dunque, essa costituisce un centro privilegiato in cui l’insegnamento della Chiesa universale viene elaborato, recepito, sviluppato e contestualizzato. Da questo punto vista, si tratta di una istituzione a cui anche il lavoro della Curia Romana può fare riferimento per il suo quotidiano lavoro”.
Dopo aver elencato i rapporti con le altre università il papa ah invitato a declinare la fede nelle sfide nel mondo: “Cari amici, oggi abbiamo urgente bisogno di pensare la fede per poterla declinare negli scenari culturali e nelle sfide attuali, ma anche per contrastare il rischio del vuoto culturale che, nella nostra epoca, diventa sempre più pervasivo.
In particolare, la Facoltà di Teologia è chiamata a riflettere sul deposito della fede e a farne emergere la bellezza e la credibilità nei differenti contesti contemporanei, perché appaia come una proposta pienamente umana, capace di trasformare la vita dei singoli e della società, di innescare cambiamenti profetici rispetto ai drammi e alle povertà del nostro tempo e di incoraggiare la ricerca di Dio. Questa missione richiede che la fede cristiana sia comunicata e trasmessa nei diversi ambiti della vita e dell’azione ecclesiale, e per questo ritengo di vitale importanza il servizio svolto dall’Istituto Pastorale”.
Per questo gli studi filosofici e giuridici devono sempre essere alla ricerca della verità: “Nell’Università Lateranense, lo studio della filosofia deve essere volto alla ricerca della verità attraverso le risorse della ragione umana, aperta al dialogo con le culture e soprattutto con la Rivelazione cristiana, per uno sviluppo integrale della persona umana in tutte le sue dimensioni. Si tratta di un impegno importante, anche a fronte di un atteggiamento talvolta rinunciatario da cui è segnato il pensiero contemporaneo, così come rispetto alle emergenti forme di razionalità legate al trans-umanesimo e al post-umanesimo.
Le Facoltà giuridiche, di Diritto canonico e civile, che da secoli contraddistinguono la nostra Università, sono chiamate a studiare e insegnare il Diritto attraverso la più ampia valorizzazione della comparazione fra i sistemi giuridici degli ordinamenti civili e quello della Chiesa cattolica. In modo particolare, vi incoraggio a considerare e studiare a fondo i processi amministrativi, urgente sfida per la Chiesa”.
Ugualmente i nuovi percorsi di studio introdotti da papa Francesco: “Infine, una parola a parte meritano i cicli di studio di Scienze della Pace ed Ecologia e Ambiente, che negli anni andranno ad assumere una loro conformazione istituzionale più definita. Le tematiche che essi affrontano sono parte essenziale del recente Magistero della Chiesa, la quale, stabilita come segno dell’alleanza tra Dio e l’umanità, è chiamata a formare operatori di pace e di giustizia che edificano e testimoniano il Regno di Dio. La pace è certamente dono di Dio, ma richiede al contempo donne e uomini capaci di costruirla ogni giorno e di supportare a livello nazionale e internazionale i processi verso un’ecologia integrale. Chiedo pertanto alla mia Università di continuare a sviluppare e potenziare a livello inter- e trans-disciplinare questi due cicli di studio e, se necessario, di integrarli con altri percorsi”.
Al termine ha segnalato le tre caratteristiche dell’Università, di cui la prima è la fraternità: “La prima è questa: al centro della formazione devono esserci la reciprocità e la fraternità. Oggi, purtroppo, si usa spesso la parola ‘persona’ come sinonimo di individuo, e il fascino dell’individualismo come chiave per una vita riuscita ha risvolti inquietanti in ogni ambito: si punta alla promozione di sé stessi, si alimenta il primato dell’io e si fatica a fare cooperazione, crescono pregiudizi e muri nei confronti degli altri e in particolare di chi è diverso, si scambia il servizio di responsabilità con una leadership solitaria e, alla fine, si moltiplicano le incomprensioni e i conflitti”.
E’ stata una chiara richiesta di reciprocità: “La formazione accademica ci aiuta a uscire dall’autoreferenzialità e promuove una cultura della reciprocità, dell’alterità, del dialogo. Contro quello che l’enciclica ‘Fratelli tutti’ definisce ‘il virus dell’individualismo radicale’, vi chiedo di coltivare la reciprocità, attraverso relazioni improntate alla gratuità ed esperienze che aiutino la fraternità e il confronto tra culture diverse. La Pontificia Università Lateranense, ricca dalla presenza di studenti, docenti e personale dei cinque continenti, rappresenta un microcosmo della Chiesa universale: siate perciò segno profetico di comunione e di fraternità”.
Eppoi un’università non può trascurare la ‘scientificità’: “Il servizio accademico spesso non gode del dovuto apprezzamento, anche a motivo di radicati pregiudizi che purtroppo aleggiano pure nella comunità ecclesiale. Si riscontra a volte l’idea che la ricerca e lo studio non servano ai fini della vita reale, che ciò che conta nella Chiesa sia la pratica pastorale più che la preparazione teologica, biblica o giuridica”.
Per questo ha sollecitato la formazione di laici e sacerdoti competenti: “Il rischio è quello di scivolare nella tentazione di semplificare le questioni complesse per evitare la fatica del pensiero, col pericolo che, anche nell’agire pastorale e nei suoi linguaggi, si scada nella banalità, nell’approssimazione o nella rigidità.
L’indagine scientifica e la fatica della ricerca sono necessarie. Abbiamo bisogno di laici e preti preparati e competenti. Perciò, vi esorto a non abbassare la guardia sulla scientificità, portando avanti una appassionata ricerca della verità e un serrato confronto con le altre scienze, con la realtà, con i problemi e i travagli della società”.
Infine l’università ha lo scopo di educare al bene comune: “Il fine del processo educativo e accademico, infatti, dev’essere formare persone che, nella logica della gratuità e nella passione per la verità e la giustizia, possano essere costruttori di un mondo nuovo, solidale e fraterno. L’Università può e deve diffondere questa cultura, diventando segno ed espressione di questo mondo nuovo e della ricerca del bene comune”.
(Foto: Santa Sede)
Dalla carne dei poveri: riflessioni sull’esortazione apostolica ‘Dilexi te’ di papa Leone XIV
Il vissuto di chi sta ai margini delle logiche di profitto e di produzione è provocazione per i credenti a lasciarsi misurare da coloro nei quali Cristo sceglie di farsi incontrare e toccare. Da questa carne di Cristo affamata, malata, carcerata i teologi, in particolare, sono sollecitati a farsi carico di suscitare pratiche capaci di azioni trasformatrici e inclusive.
Marzia Ceschia, docente di teologia spirituale della Facoltà teologica del Triveneto, propone alcune riflessioni su ‘Dilexi te’, la prima esortazione apostolica di papa Leone XIV. Il testo è pubblicato nel sito della Facoltà teologica (https://www.fttr.it/dalla-carne-dei-poveri-qualche-riflessione-sullesortazione-apostolica-dilexi-te/) e può essere ripreso citando la fonte.
Ne riportiamo di seguito alcuni stralci.
In continuità con l’enciclica Dilexit nos scritta da papa Francesco nel 2024, l’esortazione apostolica sull’amore verso i poveri Dilexi te, la prima a firma di papa Leone XIV, riprende il progetto di papa Bergoglio di porre al centro della riflessione ecclesiale, con la parola autorevole del magistero, la questione della povertà.
Si coglie da subito come il documento non intenda ribadire una priorità sociologica ma, piuttosto, evidenziare una precedenza teologica: «Non siamo nell’orizzonte della beneficenza, ma della Rivelazione: il contatto con chi non ha potere e grandezza è un modo fondamentale di incontro con il Signore della storia» (n. 5). […] I poveri sono pertanto luogo teologico per eccellenza, poiché Cristo ha assunto la povertà per essere in mezzo agli uomini […].
L’esortazione menziona molte esperienze e testimonianze di quanti, nel corso della storia della spiritualità cristiana, hanno assunto la povertà come via eminente della conformazione a Cristo, come spazio privilegiato di un agire cristiano performativo, capace di sintonizzare il vissuto del fedele con lo stile del Signore. […] La presenza sacramentale dei poveri nel vissuto ecclesiale interroga i teologi e il servizio che essi svolgono nei confronti della comunità di fede. […]
L’esperienza, il vissuto di quelli e quelle che stanno ai margini delle logiche di profitto e produzione esigono di essere messi a tema non solo come oggetto di iniziative caritative e assistenziali ma come parola che provoca i credenti a lasciarsi misurare da coloro nei quali Cristo sceglie di farsi incontrare e toccare e che orientano – a partire da una “povertà di spirito” assunta come verità del proprio essere cristiani – gli stili e i modi di presenza della Chiesa nel mondo.
La teologia è sollecitata a farsi carico del ricercare, pensare ed elaborare prospettive tali da suscitare pratiche capaci di azioni trasformatrici, inclusive […]. La teologia, infine, è provocata a entrare davvero in contatto con i misteri che enuncia e indaga: «La realtà è che i poveri per i cristiani non sono una categoria sociologica, ma la stessa carne di Cristo. Infatti, non è sufficiente limitarsi a enunciare in modo generale la dottrina dell’incarnazione di Dio; per entrare davvero in questo mistero, invece, bisogna specificare che il Signore si fa carne che ha fame, che ha sete, che è malata, carcerata» (n. 110). È questione di vita ed è questione di fede.
Papa Francesco nel cuore dell’Azione Cattolica
“Con il ritornello del salmo responsoriale ‘la pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo’ abbiamo fatto risuonare in modo intenso e solenne l’espressione ascoltata nel brano degli Atti degli Apostoli. San Pietro usa questa citazione veterotestamentaria per spiegare la figura e l’opera di Gesù davanti alle autorità religiose, ai capi del popolo e agli anziani che lo interrogavano sulla guarigione di un uomo infermo e sulla predicazione con cui annunciava che il Signore Gesù, da loro condannato e messo a morte, era risorto”: è l’inizio dell’omelia di mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica Italiana, nel giorno precedente al funerale di papa Francesco con 170.000 fedeli, che hanno reso omaggio a papa Francesco.
Nell’omelia l’assistente dell’Azione Cattolica Italiana ha sottolineato il valore della ‘pietra scartata’: “Lo facciamo anche pensando alla figura di papa Francesco mentre gli rivolgiamo l’ultimo saluto e ci prepariamo alle esequie che saranno celebrate domani. Il suo pontificato infatti può essere letto, sotto diversi aspetti, proprio nella prospettiva della ‘pietra scartata’ che diviene ‘pietra d’angolo’. In primo luogo, con il suo incisivo e ricco Magistero ci ha ricordato che la fede cristiana è radicata sulla persona di Gesù Cristo, Dio fatto uomo, che per salvarci non ha usato le armi del potere, del dominio e della sopraffazione”.
La pietra scartata è una pietra di scandalo: “Gesù ci ha insegnato invece la via della misericordia, del servizio e della carità che si nutre di dialogo, perdono incondizionato e arriva fino all’amore dei nemici. Un Messia scomodo e fuori di ogni logica mondana che per questo è stato scartato e sentito come pericoloso in quanto ‘sasso d’inciampo e pietra di scandalo’.
Ma proprio attraverso di lui, buon samaritano, pastore premuroso, che ci ha chiesto di imitarlo nella lavanda dei piedi e di fare memoria del dono della Sua vita nell’Eucaristia, abbiamo capito che la Chiesa è edificata sulla ‘pietra scartata’ e che non esiste nessun’altra architettura altrettanto solida e sicura per edificare la Chiesa e diffondere la civiltà dell’amore”.
Una pietra angolare che è stata base del pontificato di papa Francesco, che ha promosso un rinnovamento della Chiesa: “Rimarranno certamente come elementi fondamentali di questa ‘riedificazione’ dal forte afflato conciliare: la sua visione di una ‘Chiesa in uscita’ ed ‘ospedale da campo’ capace di assumere un coraggioso profilo missionario e di avventurarsi su territori socio-culturali nuovi e impervi; ancora, la sua determinazione nel condurre la Chiesa sulle frontiere più avanzate delle sfide epocali che il mondo sta affrontando (riportare le periferie al centro, lo sviluppo sostenibile, la fratellanza umana, la pace e la concordia tra i popoli) proponendo in modo instancabile e a tutti parole e azioni davvero evangeliche; inoltre, il suo desiderio di rinnovare il volto della Chiesa rendendolo più trasparente, più essenziale, più a misura dei poveri e degli emarginati, appunto di tutti coloro che sono ‘scartati’ dal mondo mentre, secondo l’insegnamento e la testimonianza del Signore, sono il paradigma e il tesoro della vita della Chiesa”.
Quindi è stato un papa che avviato processi: “La testimonianza, nello stesso tempo scomoda e coraggiosa, di Papa Francesco, anche alla luce del grande impatto mediatico, appare molto più incisiva, ossia vera ‘pietra angolare’, di quanto si potesse immaginare sia nella capacità di entrare nel cuore della gente, soprattutto la più semplice e umile, sia nello scuotere la coscienza dei potenti, che stanno accorrendo numerosi per le esequie.
Forse non hanno recepito gli appelli e i reiterati inviti a coltivare la pace e ad assumere come paradigma politico l’attenzione agli ultimi, ma certamente ne hanno apprezzato l’alto profilo spirituale e il rigore morale. Chissà che questo seme gettato in terra come pietra scartata, non possa produrre il frutto sperato e divenire davvero “pietra d’angolo” anche sugli odierni scenari politici e culturali”.
Infine ha ricordato l’incontro degli aderenti dell’Azione Cattolica con il papa esattamente un anno fa: “Il Signore continua ad essere in mezzo a noi e ad offrirci il pane spezzato, rassicurandoci che gettando le reti sulla Sua Parola la pesca non potrà che essere abbondante. In questi giorni tristi del distacco dal successore di Pietro, papa Francesco, che ha guidato la Chiesa negli ultimi dodici anni, ci conforta e ci sostiene la certezza che nello splendore della luce pasquale, il Risorto continua ad effondere lo Spirito Santo che saprà certamente illuminare i cardinali chiamati ad eleggere il nuovo pontefice. La nostra preghiera sale pertanto a Dio perché accolga e ricompensi Papa Francesco per il bene fatto alla Chiesa e all’umanità e ci prepari ad accogliere il nuovo successore di Pietro che Dio vorrà donarci”.
(Foto: Azione Cattolica Italiana)
Giornata dei poveri: per mons. Pesce la preghiera è assunzione di responsabilità
“La preghiera del povero sale fino a Dio… Riflettiamo su questa Parola e ‘leggiamola’ sui volti e nelle storie dei poveri che incontriamo nelle nostre giornate, perché la preghiera diventi via di comunione con loro e di condivisione della loro sofferenza”: così inizia il messaggio di papa Francesco per l’ottava giornata dei poveri, ‘La preghiera del povero sale fino a Dio’, che si celebra domenica prossima, una preghiera che deve diventare ‘via di comunione con loro e di condivisione della loro sofferenza’. E nei contesti di guerra questa preghiera assume la forma di un grido, di cui il Papa si fa portavoce tornando a stigmatizzare l’orrore che si vive in alcune zone del mondo.
A mons. Francesco Pesce, incaricato dell’Ufficio per la Pastorale Sociale, del Lavoro e della Custodia del Creato, chiediamo di spiegarci il motivo per cui la preghiera del povero sale fino a Dio: “La preghiera dei poveri arriva al cielo e nessuno la può fermare perché è una vocazione, una chiamata di Dio stesso; rompe l’intreccio mafioso tra la speranza dei poveri e la furbizia dei ricchi. La preghiera dei poveri non si ferma finché non è arrivata al cielo, che ricorda la Bibbia, è ‘la soddisfazione ai giusti e il ristabilimento della equità’. Noi dobbiamo metterci dentro la preghiera dei poveri: Paolo li chiama ‘coloro che attendono con amore la sua manifestazione’. La preghiera dei poveri lotta contro tanti ostacoli, ma il Signore li abbatte tutti; abbatte l’ostacolo della legge, perché i poveri non accettano più piccoli compromessi per sopravvivere; abbatte anche le barriere ideologiche, le nostre presunzioni morali e culturali”.
In quale modo si può operare per la liberazione del povero?
“La libertà religiosa, l’economia come servizio e non come prevaricazione, la giustizia sociale che garantisce equità, la pace come vocazione per il mondo intero, la dignità di ogni vita, la cura della nostra “casa comune”, la questione migratoria, la sfida della innovazione tecnologica, la difesa di una cultura e di un’etica della democrazia, sono binari che la dottrina sociale della Chiesa indica, ed entro i quali misuriamo la nostra identità di cittadini e di credenti. La dimensione politica è lo spazio nel quale verifichiamo l’efficacia della lettura dei segni dei tempi offerta dal magistero sociale della Chiesa. La convinzione è che occorre creare una realtà sociale alimentata da una visione spirituale che passa anche attraverso la capacità di far diventare le nostre proposte istanze politiche su cui confrontarsi. Non si tratta, nonostante tutto, di essere buoni; si tratta di annunciare il Regno”.
Come è possibile coniugare povertà e giustizia?
“Il potere sociale o quello politico, il potere economico, il potere religioso disegnano la vita di una comunità. Per questo va letto e possibilmente capito. Il potere non arriva da solo ma è pensato, voluto, conquistato e perché questo avvenga non ha bisogno solo di chi lo cerca ma di chi poi, subendolo o accettandolo, lo legittima. Chi lo ricerca deve crearsi spazi di visibilità per comunicare perché lo richiede e che cosa offe in cambio. In questa dinamica ha bisogno necessariamente di ‘collaboratori’ chi gli riconoscono il ruolo e la funzione, che siano obbedienti e fedeli al disegno di cambiamento che il potere, economico, politico, religioso, sociale, vuole perseguire, fino a diventarne paradossalmente i garanti. E’ necessario indagare il senso profondo e la riconoscibile evidenza di questo stretto rapporto tra chi esercita e chi subisce, volutamente o no, le conseguenze di un potere”.
In quale modo è possibile ‘fare nostra la preghiera dei poveri e pregare insieme a loro’?
“La preghiera autentica è un rapporto col Padre. La parola Padre è quella più vera e Lui la preferisce. Ma se preghiamo bene, sentiamo spesso di preferire il silenzio. La vera parola che esprime Dio è la non-parola, è il silenzio, è l’affacciarsi ai nostri limiti, e alzare la preghiera al Padre o appunto rimanere immobili e muti. La preghiera poi è assunzione di responsabilità del mondo in cui viviamo. Che cosa fa Abramo? Abramo prega Dio che risparmi la città peccatrice:
‘Ci saranno cinquanta, quaranta, trenta, venti, dieci giusti?’ Si preoccupa della città. Da bambini ci insegnavano ad abbandonare le distrazioni fuori dalla chiesa; io esorterei a riempire la preghiera di distrazioni, cioè di riempirla della premura per il mondo intero. Come facciamo ad isolarci se accanto a noi c’è un mondo che soffre, i poveri schiacciati, tante vittime di giustizia e di prepotenza? Noi dobbiamo preoccuparci di questo, pregare per questo”.
“E come non ricordare qui, nella città di Roma, San Benedetto Giuseppe Labre (1748-1783), il cui corpo riposa ed è venerato nella chiesa parrocchiale di Santa Maria ai Monti. Pellegrino dalla Francia a Roma, rifiutato da tanti monasteri, egli trascorse gli ultimi anni della sua vita povero tra i poveri, sostando ore e ore in preghiera davanti al Santissimo Sacramento, con la corona del rosario, recitando il breviario, leggendo il Nuovo Testamento e l’Imitazione di Cristo. Non avendo nemmeno una piccola stanza dove alloggiare, dormiva abitualmente in un angolo delle rovine del Colosseo, come ‘vagabondo di Dio’, facendo della sua esistenza una preghiera incessante che saliva fino a Lui”. Per quale motivo papa Francesco nel messaggio ha proposto san Benedetto Giuseppe Labre?
“San Benedetto Giuseppe Labre ci sorregge in quella grande avventura dello Spirito che è la nostra vita di fede. Ha testimoniato che la Parola di Dio è una Parola d’amore che Dio pronuncia su di noi, sul mondo, sulla storia e che carezza come un vento leggero la nostra vita, spesso così difficile in tante giornate. Ha testimoniato che la Parola di Dio è una Parola efficace che opera ciò per cui era stata mandata. Ha testimoniato che la Parola di Dio porta in sé il gemito di ogni carne in cammino verso la pienezza, di Dio. Ha testimoniato qui a Roma che una Chiesa in preghiera con Pietro e per Pietro è una Chiesa in cammino verso il Risorto.
La sua testimonianza continua lungo i secoli. La nostra società vuole ispirarsi ai grandi principi dell’uguaglianza e della fraternità, cari all’Illuminismo, e ai principi cristiani, ma si trova a compiere una impossibile quadratura del cerchio. Fa finta di voler inserire in sé, dentro le proprie città, l’escluso, (l’immigrato, il clandestino, il senza fissa dimora, il carcerato) ma non ci riesce; perché non ci riesce?
Non ci riesce perché dovrebbe contestare se stessa, nei propri principi costitutivi, e non ne ha il coraggio, anzi meglio non ne abbiamo il coraggio. San Benedetto Giuseppe Labre ha avuto il coraggio di contestare se stesso, la società e la Chiesa del suo tempo; San Benedetto Giuseppe Labre è un testimone per ogni tempo, della dignità dell’uomo, di ogni uomo”.
Allora in quale modo è possibile ‘essere amici dei poveri’?
“Risponderei con un’altra domanda: chi sono i poveri oggi? Sono coloro che stanno sempre con noi:’I poveri infatti li avete sempre con voi’(Mt 26,11). Sono uomini e donne, nomi e cognomi, sono milioni, e rappresentano esattamente come la Parola di Dio, una spada a doppio taglio che penetra nella coscienza civile e cristiana di ognuno di noi; sono lo scandalo perenne di una società moderna che ha costruito il suo ‘accampamento’ lo ha cinto di mura invalicabili e si è lasciata alle spalle, cinicamente, di nascosto e senza pietà un mucchio di pietre scartate.
Possiamo essere amici dei poveri allora stando semplicemente con loro, gettando tanta zavorra inutile, con uno stile di sobrietà nelle nostre scelte personali, e vorrei anche aggiungere, a telecamere spente, senza far vedere ogni istante sui social quello che si fa’; spesso c’è una spettacolarizzazione del servizio ai poveri, fastidiosa ,egocentrica e narcisista, che è il contrario di quello che faceva Gesù”.
(Tratto da Aci Stampa)
Presentato a papa Francesco il ‘Piccolo lessico di fine vita’
Nelle settimane scorse il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, mons. Vincenzo Paglia, ha consegnato a papa Francesco il ‘Piccolo lessico del fine-vita’, in cui si conferma la contrarietà al suicidio assistito ed all’eutanasia, ribadendo la difesa del diritto alla vita, soprattutto per i più deboli per una necessaria valutazione dei trattamenti non proporzionati; maggior cura dei malati; collaborazione tra Chiesa e politica sui temi del fine vita.
Con questo ‘piccolo lessico’ mons. Paglia chiarisce alcuni punti sulle tematiche etiche relative al dibattito sul fine vita: dall’eutanasia e il suicidio assistito, alle cure palliative e la cremazione, però niente di nuovo in quanto l’opuscolo era stato pubblicato a luglio e si tratta di indicazioni che trovano radici negli ultimi 70 anni di magistero dei papi e della Chiesa.
A Vatican News il presidente della PAV ha precisato l’apprezzamento di papa Francesco per la pubblicazione: “Papa Francesco ha ribadito l’apprezzamento verso il lavoro che la Pontificia Accademia per la Vita sta portando avanti. Certo il tema del fine-vita è complesso e la Chiesa ha dalla sua un Magistero ricco, da Pio XII fino ad oggi. La vita va difesa in tutto l’arco dell’esistenza, non solo alcuni momenti particolari. Va soprattutto difeso il diritto alla vita e in particolare la vita delle persone deboli, per contrastare quella ‘cultura dello scarto’ che si nasconde dietro la pretesa di autosufficienza e autonomia delle donne e degli uomini di oggi”.
Inoltre ha ribadito che non c’è nessuna ‘apertura’ nei confronti della sospensione alla nutrizione ed all’idratazione: “Ricordo che già papa Pio XII nel 1957 affermò la liceità della sospensione della ventilazione se ricorrevano alcune gravi condizioni. E già nel 2007 la stessa Congregazione per la Dottrina della Fede, dopo aver affermato una presupposizione positiva per il loro utilizzo, ha riconosciuto che possano essere lecitamente interrotte (o non iniziate) quando comportano ‘un’eccesiva gravosità o un rilevante disagio fisico’. Sono due criteri che fanno parte della definizione dei trattamenti non proporzionati, cioè quelli che sono da sospendere. E’ una valutazione che richiede sempre, per quanto possibile, il coinvolgimento della persona malata. Il Lessico va letto tutto”.
Nell’introduzione al volume mons. Paglia ha scritto che questi temi riguardano tutti: “Quando sono in gioco la vita, la sofferenza e la morte non possono essere solo i singoli individui che se la debbono sbrigare privatamente, per conto proprio. E’ perciò un fatto positivo che tutta la comunità si senta coinvolta e chiamata a elaborare in modo condiviso il senso degli eventi più delicati dell’esistenza. Non deve esserci dubbio che essi hanno profonda rilevanza per la comunità intera.
Ma proprio per questa diffusione non è raro che i termini del dibattito risultino equivoci. Le stesse parole talora vengono utilizzate con significati diversi, anche perché non sono facili da maneggiare, con il risultato di rendere difficile intendersi non solo per la differenza delle posizioni ma anche per la complessità dei termini”.
Inoltre si mette in evidenza la necessaria relazione tra l’etica ed il giuridico: “Ne deriva che una legge giuridica non va né sottostimata, come se non avesse alcuna rilevanza nel campo etico (qui si pone il classico tema del ‘pendio scivoloso’), né sopravvalutata, come se essa potesse da sola determinare il costume e l’agire; essa ne è infatti più il ‘frutto’ che la ‘causa’.
Proprio nella cultura si apre il tema della presenza e della testimonianza dei credenti, in quanto anch’essi partecipano al dibattito pubblico, intellettuale, politico e giuridico. Il contributo dei cristiani si realizza all’interno delle differenti culture: non sopra (come se essi possedessero una verità data a priori) né sotto (come se fossero portatori di un’opinione senza impegno di testimonianza della giustizia condivisibile): soggettivamente rispettabile, ma pregiudizialmente parziale e dogmatica, dunque oggettivamente inaccettabile. Tra credenti e non credenti si stabilisce così una relazione di apprendimento reciproco”.
Quindi in tali contesti è necessario il contributo dei cattolici: “Il contributo dei cristiani riguarda la testimonianza delle forme dell’umano implicate nel Vangelo di Gesù, come la tradizione migliore e il Magistero più alto testimoniano nel corso dei secoli, continuando a costituire un riferimento di prima importanza. In questa prospettiva di lungo termine e di orizzonte ampio va anche interpretata la dichiarazione ‘Dignitas infinita’, che si pone su un piano eminentemente dottrinale.
Possiamo anche notare come il documento non elabori una riflessione d’insieme sul rapporto tra etica e sfera giuridica. Rimane quindi aperto lo spazio per la ricerca di mediazioni sul piano legislativo, secondo il tradizionale principio delle ‘leggi imperfette’. In questo modo i credenti assumono la loro responsabilità di rendere ragione a tutti del senso etico (universale) dischiuso nella fede cristiana”.




























