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Papa Leone XIV: un cuore inquieto trova riposo in Dio

“Saluto, infine, i malati, gli sposi novelli e i giovani, specialmente gli studenti dell’Istituto Cicerone di Sala Consilina e quelli dell’Istituto Capriotti di San Benedetto del Tronto. Tra non molti giorni sarà Natale e immagino che nelle vostre case si stia ultimando o è già ultimato l’allestimento del presepe, suggestiva rappresentazione del Mistero della Natività di Cristo. Auspico che un elemento così importante, non solo della nostra fede, ma anche della cultura e dell’arte cristiana, continui a far parte del Natale per ricordare Gesù che, facendosi uomo, è venuto ad abitare in mezzo a noi”: al termine dell’udienza generale odierna papa Leone XIV ha salutato i giovani incoraggiandoli a ‘fare’ il presepio, che è elemento importante non solo della fede, ma anche della cultura.

Mentre prima della catechesi si era trattenuto in dialogo con alcuni malati nell’aula Paolo VI: “In questa giornata volevamo difendervi un po’ dagli elementi, dal freddo soprattutto… Non sta piovendo, però così forse state un po’ più comodi. Dopo potrete seguire l’Udienza sullo schermo, o se volete potete anche uscire, però approfittiamo di questo piccolo incontro un po’ più personale, così, per salutarvi, per offrirvi la benedizione del Signore, e anche un augurio. Siamo già vicino alla festa di Natale e vogliamo chiedere al Signore che la gioia di questo tempo di Natale vi accompagni tutti: le vostre famiglie, i vostri cari, e che siate sempre nelle mani del Signore con la fiducia, con l’amore che solo Dio ci può dare”.

Mentre la catechesi dell’udienza generale ha affrontato il tema della Pasqua come luogo sicuro per il riposo del cuore: “La vita umana è caratterizzata da un movimento costante che ci spinge a fare, ad agire. Oggi si richiede ovunque rapidità nel conseguire risultati ottimali negli ambiti più svariati. In che modo la risurrezione di Gesù illumina questo tratto della nostra esperienza? Quando parteciperemo alla sua vittoria sulla morte, ci riposeremo? La fede ci dice: sì, riposeremo. Non saremo inattivi, ma entreremo nel riposo di Dio, che è pace e gioia. Ebbene, dobbiamo solo aspettare, o questo ci può cambiare fin da ora?”

Di fronte a tali domande il papa ha incentrato la catechesi sul cuore: “Siamo assorbiti da tante attività che non sempre ci rendono soddisfatti. Molte delle nostre azioni hanno a che fare con cose pratiche, concrete. Dobbiamo assumerci la responsabilità di tanti impegni, risolvere problemi, affrontare fatiche. Anche Gesù si è coinvolto con le persone e con la vita, non risparmiandosi, anzi donandosi fino alla fine.

Eppure, percepiamo spesso quanto il troppo fare, invece di darci pienezza, diventi un vortice che ci stordisce, ci toglie serenità, ci impedisce di vivere al meglio ciò che è davvero importante per la nostra vita. Ci sentiamo allora stanchi, insoddisfatti: il tempo pare disperdersi in mille cose pratiche che però non risolvono il significato ultimo della nostra esistenza. A volte, alla fine di giornate piene di attività, ci sentiamo vuoti. Perché? Perché noi non siamo macchine, abbiamo un ‘cuore’, anzi, possiamo dire, siamo un cuore”.

Il cuore è fondamentale per ‘conservare’ un tesoro: “Il cuore è il simbolo di tutta la nostra umanità, sintesi di pensieri, sentimenti e desideri, il centro invisibile delle nostre persone. L’evangelista Matteo ci invita a riflettere sull’importanza del cuore, nel riportare questa bellissima frase di Gesù: ‘Là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore’. E’ dunque nel cuore che si conserva il vero tesoro, non nelle casseforti della terra, non nei grandi investimenti finanziari, mai come oggi impazziti e ingiustamente concentrati, idolatrati al sanguinoso prezzo di milioni di vite umane e della devastazione della creazione di Dio”.

Ed a tale proposito ecco la citazione di sant’Agostino, che è il maestro del cuore: “E’ importante riflettere su questi aspetti, perché nei numerosi impegni che di continuo affrontiamo, sempre più affiora il rischio della dispersione, talvolta della disperazione, della mancanza di significato, persino in persone apparentemente di successo. Invece, leggere la vita nel segno della Pasqua, guardarla con Gesù Risorto, significa trovare l’accesso all’essenza della persona umana, al nostro cuore: cor inquietum. Con questo aggettivo ‘inquieto’, Sant’Agostino ci fa comprendere lo slancio dell’essere umano proteso al suo pieno compimento”.

Infatti il cuore è inquieto finché non giunge alla meta: “L’inquietudine è il segno che il nostro cuore non si muove a caso, in modo disordinato, senza un fine o una meta, ma è orientato alla sua destinazione ultima, quella del ‘ritorno a casa’. E l’approdo autentico del cuore non consiste nel possesso dei beni di questo mondo, ma nel conseguire ciò che può colmarlo pienamente, ovvero l’amore di Dio, o meglio, Dio Amore”.

Però per acquietare il cuore esiste la medicina dell’amore: “Questo tesoro, però, lo si trova solo amando il prossimo che si incontra lungo il cammino: i fratelli e le sorelle in carne e ossa, la cui presenza sollecita e interroga il nostro cuore, chiamandolo ad aprirsi e a donarsi. Il prossimo ti chiede di rallentare, di guardarlo negli occhi, a volte di cambiare programma, forse anche di cambiare direzione”.

Quindi è un invito a ‘tornare’ a Dio: “Carissimi, ecco il segreto del movimento del cuore umano: tornare alla sorgente del suo essere, godere della gioia che non viene meno, che non delude. Nessuno può vivere senza un significato che vada oltre il contingente, oltre ciò che passa. Il cuore umano non può vivere senza sperare, senza sapere di essere fatto per la pienezza, non per la mancanza”.

Solo in Dio il cuore non trova alcuna delusione: “Gesù Cristo, con la sua Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione ha dato fondamento solido a questa speranza. Il cuore inquieto non sarà deluso, se entra nel dinamismo dell’amore per cui è creato. L’approdo è certo, la vita ha vinto e in Cristo continuerà a vincere in ogni morte del quotidiano. Questa è la speranza cristiana: benediciamo e ringraziamo sempre il Signore che ce l’ha donata!”

(Foto: Santa Sede)

YouTopic Fest 2026: ‘Inquietudine – come custodire la scintilla dell’umano?’

“Spero che attraverso di voi il virus buono si sparga nel mondo a macchia d’olio. Qui si scopre che gli uomini non sono nemici tra loro, ma qualcuno vuole armarli l’uno contro l’altro. Questo film è una metafora dell’essere nemici anche in tempi di pace: l’uomo che insegue il potere ha messo in conto il sacrificio di altri uomini”: con queste parole sabato sera Gianni Amelio, regista e produttore, ha commentato ‘Campo di Battaglia’, il suo ultimo film, che è un’opera intensa, che interroga le coscienze e si confronta senza sconti con i conflitti della nostra epoca, nel segno di una narrazione che cerca l’umano anche laddove tutto sembra perduto.

Nell’ultimo giorno del festival, invece, nella mattinata si è tenuta una conversazione intensa e partecipata all’ ‘Angolo del Conflitto’ tra il giornalista Andrea De Angelis e Agnese Pini, direttrice di Quotidiano Nazionale e presidente della casa editrice Longanesi: “Speranza è una parola difficile da riempire. Ognuno fa una piccola parte, incarnare la propria parte si avvicina alla speranza. Se i contenuti sono troppo grandi non ci provi neanche.

Fai le cose piccole è molto ma intanto costruisci. Siamo in un sistema di regole ma in certi momenti le regole vanno infrante e a quel punto ci vuole una coscienza profonda. 80 anni fa, sono un soldato, mi ordinano di uccidere, la regola è ubbidire. Ma la coscienza dice il contrario e in quel momento sei chiamato a rispondere. Come facciamo a dire di no a quell’ordine? Il coraggio è un muscolo etico”.

A seguire, sempre al Teatro Tenda, l’incontro ‘Perché il razzismo fa ridere’ con Michele Serra ha saputo intrecciare ironia e pensiero critico in un viaggio lucido tra gli ‘ismi’ contemporanei, decostruendo stereotipi e banalità con la forza sottile dell’umorismo: “Questo è un posto che raccoglie storie difficili, anche storie tragiche. Eppure si respira allegria, e ho visto un sacco di ragazzi ridere”, parlando di Rondine.

Poi ha spiegato il senso dell’umorismo: “La domanda da farsi, ed è bello farsela insieme, è dunque questa: che cosa abbiamo da ridere, tutti quanti, in un mondo nel quale, non da oggi, la tragedia è parte della vita quotidiana di molti popoli? Ridiamo perché siano incoscienti? Perché siamo cinici? Perché siamo stupidi? Ridiamo perché non sappiamo che ci sono le guerre, la violenza, che il potere spesso non è un servizio, è un crimine? No. Ridiamo perché ne abbiamo facoltà. Il senso dell’umorismo è proprio una di queste acquisizioni culturali. Una vera e propria tappa dell’evoluzione”.

A seguire il cantautore ed attivista Giovanni Caccamo, in dialogo con Sergio Valzania e con la partecipazione della studentessa di Rondine Valeriia: “Da 4 anni chiedo ai giovani cosa cambierebbero della società e in che modo. I ragazzi hanno interrotto la macchina dei sogni. Ciascuno di noi deve tornare a credere nei propri strumenti interiori, l’uomo deve tornare al centro. Tante cose possiamo fare per cambiare il mondo: azione, piccoli segnali di cambiamento, Rondine per questo mi piace tantissimo. La guerra ci fa sentire impotenti, possiamo riflettere sui conflitti. Cercare di sciogliere questi nodi è centrale, la persona con cui non ci siamo riconciliati, quelli ai quali non abbiamo chiesto scusa”.

L’incontro ha attraversato il legame tra creatività, responsabilità e pace, offrendo una testimonianza autentica sul potere della musica e delle parole per ispirare consapevolezza e impegno: “Dissi a mia madre: voglio fare il cantautore. E lei: sì, ma che lavoro farai? In Sicilia era il regno della lentezza, immotivato, e in Lombardia il regno di chi corre in tondo, altrettanto immotivato. Anni a girare a vuoto, fino all’incontro con Franco Battiato. Mi apposto, gli mollo il CD. ‘C’è un CD? Bene, ciao, ci vediamo alle 11 in spiaggia domani’. Mi presento, lui aggiunge: ‘Faccio un bagno e torno, produco il tuo cd’. La lentezza siciliana ha pagato”.

Il culmine artistico si raggiunge nel tardo pomeriggio con il concerto di chiusura ‘Immagina di Volare’ dell’Orchestra Giovanile CinqueQuarti Abreu ‘Toccati dalla musica’ di Piacenza, composta da 130 ragazzi, un progetto che incarna i valori dell’inclusione e della cittadinanza attiva attraverso la pratica musicale collettiva. L’esibizione ha emozionato e unito il pubblico in un’atmosfera di bellezza condivisa.

Fondamentale e accorato il coinvolgimento del pubblico al momento di sintesi collettiva ‘Verso YouTopic Fest 2026’, dove sono emerse testimonianze cariche di emozione, speranza e gratitudine. Nel corso dell’incontro, il pubblico ha potuto partecipare attivamente a un momento corale di restituzione e ascolto: studenti, relatori, cittadini e partecipanti hanno condiviso riflessioni e spunti emersi durante il festival, sottolineando la necessità di continuare a costruire spazi in cui le differenze non siano muri, ma porte aperte.

E’ stato in questa cornice che Franco Vaccari, presidente e fondatore di Rondine, ha annunciato il tema della prossima edizione, che guiderà il lavoro di un intero anno e sarà il cuore di YouTopic Fest 2026, in programma dal 5 al 7 giugno 2026: ‘Inquietudine – Come custodire la scintilla dell’umano?’

Infine, a concludere il Festival è stato il Giubileo delle culture, dei popoli e delle religioni, una celebrazione interreligiosa presieduta dal vescovo di Arezzo, mons. Andrea Migliavacca, insieme a rappresentanti di diverse fedi che si è tenuta nella Cappellina di Rondine, riconosciuta come Chiesa Giubilare, luogo di preghiera e pellegrinaggio in occasione dell’Anno Santo: “A Gerusalemme ci sono popoli da tutte le parti del mondo che parlano lingue diverse, ma tutte si trovano radunate, capite, accolte dal dono dello Spirito Santo. La celebrazione a cui stiamo partecipando vuole celebrare oggi, nel giorno di Pentecoste, lo Spirito che raduna, che regala la lingua, che ci permette di comunicare, di creare legami tra di noi, lo Spirito che ci dona la pace”.

YouTopic Fest 2025 si svolge con il patrocinio del Ministro per lo Sport e i Giovani, della Regione Toscana, del Consiglio Regionale della Toscana, della Provincia di Arezzo, del Comune di Arezzo, della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, del Comune di Castiglion Fibocchi e dell’Unione dei Comuni del Pratomagno. Il festival è realizzato con il contributo del PR FSE+ 2021-2027 della Regione Toscana e di Poste Italiane. Tra i principali sostenitori figurano anche la Camera di Commercio Arezzo Siena, il Centro Chirurgico Toscano, Chimet S.p.A., Federcasse Italia (Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali), l’Istituto del Credito Sportivo, Itas e Unioncamere. Collaborano al festival numerosi partner, tra cui Andrea Migliorati Fotografo, la Banca Popolare di Cortona, Coingas, EllErre, Estra, Fattoria La Vialla, Fondazione Arezzo InTour, Fondazione Giuseppe e Adele Baracchi, Fondazione KON, Fondazione Il Cuore si Scioglie, UniCoop Firenze, Forma, Filarete, Live95, Logigas, Lorenzo Pagliai Fotografo, Lucky Red, Marconi Arredamenti, Pastificio Fabianelli, Sebach, TLF, Vestri Cioccolato e Wacebo.

L’invito di papa Francesco ai gesuiti portoghesi a ‘muovere l’acqua’

Nello scorso 5 agosto, durante il suo viaggio apostolico in Portogallo in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, papa Francesco ha incontrato i gesuiti, come ha riportato ‘La Civiltà Cattolica’, presso il ‘Colégio de São João de Brito’, una scuola gestita dalla Compagnia di Gesù, salutato dal provinciale, p. Miguel Almeida:

Mons. Delpini invita Milano a prendersi cura degli altri

Nella vigilia della festa di sant’Ambrogio l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, rivolge alla città un discorso in cui ha invitato a non dimenticarsi degli altri amministratori pubblici, politici e responsabili del bene comune che operano nel territorio della diocesi:

Papa Francesco prega per i politici

Dopo la messa di ieri nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia per la Domenica della Divina Misericordia, oggi, nel lunedì della seconda settimana di Pasqua, Francesco ha ripreso le celebrazioni mattutine a Casa Santa Marta pregando perché i politici dei vari Paesi, in questo tempo caratterizzato dalla pandemia, attuino la propria vocazione, che è una forma alta di carità: “Preghiamo oggi per gli uomini e le donne che hanno vocazione politica: la politica è una forma alta di carità. Per i partiti politici nei diversi Paesi, perché in questo momento di pandemia cerchino insieme il bene del Paese e non il bene del proprio partito”.

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