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Sant’Agostino: noi siamo i tempi. A colloquio con Alessandro Banfi
Al Meeting dell’Amicizia tra i Popoli, in svolgimento alla fiera di Rimini, papa Leone XIV ha visitato la mostra ‘Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova. Agostino di Ippona’, che offre un’esperienza di immedesimazione con l’itinerario umano, spirituale ed esistenziale del vescovo di Ippona, mettendone in luce la sorprendente attualità e la capacità di dialogare con le crisi storiche, morali e culturali del presente, promossa dalla Curia Generalizia dell’Ordine di Sant’Agostino, dall’Arcivescovado di Algeri, dal Pontificio Istituto Patristico Augustinianum e dal Centro Studi Internazionale Leone XIV ETS, curata da Costanza Penna e da Monica Scholz-Zappa ed avvalendosi della collaborazione di Maurizio Balestra, Francesco Banfi, Gabriele Batani, Riccardo Ruggero Conti, Andrea Pezzini, Giuseppe Pezzini ed Emmanuele Riu, di p. Kolawole Chabi, dell’archeologa Sabah Ferdi e del giornalista Alessandro Banfi, oltreché della Biblioteca Malatestiana di Cesena, della Biblioteca Capitolare di Verona e dell’Associazione Storico-Culturale S. Agostino di Cassago Brianza.
La curatrice, prof.ssa Monica Scholz-Zappa, docente all’Università Albert-Ludwig di Freiburg in Brisgovia, ha presentato la finalità della mostra: “Nella sua ricerca della verità Agostino è stato un uomo profondamente autentico, che non ha fatto sconti di fronte alla storia, soprattutto di fronte alla propria storia. Forse ciò che lo rende così vicino a giovani e meno giovani è proprio la sua autenticità. Agostino è sempre andato fino in fondo a tutto ciò che ha vissuto: amicizie, amore, studio, ma anche il male e l’errore.
E’ andato fino in fondo a sé stesso, con tutta la ragione che caratterizza un uomo seriamente impegnato con la propria vita. Un cammino autenticamente umano che lo ha reso aperto alla Grazia della fede, che ricrea e compie l’umano. E’ questo il messaggio di speranza che la mostra dedicata ad Agostino desidera far rivivere attraverso immagini e parole”.
La prof.ssa Catherine Conybeare, Leslie Clark Professor in the Humanities and Professor of Greek, Latin, and Classical Studies, Bryn Mawr College ed autrice di ‘Agostino l’Africano’, ha posto al centro della sua riflessione l’inquietudine agostiniana, che non scompare neppure dopo la conversione. Agostino rimane un ricercatore e proprio la sua esperienza può parlare ai giovani di oggi: cercare, lottare e diventare una domanda per sé stessi ‘non è un errore o un fallimento’. La vera casa, ha sottolineato, può iniziare a essere costruita già nel presente attraverso la comunità.
Mentre il card. Jean-Paul Vesco, arcivescovo metropolita di Algeri. ha ripercorso le diverse età della vita di sant’Agostino, dal giovane alla ricerca dell’affermazione fino al vescovo di Ippona, nell’attuale Algeria. Una ricerca che trova il proprio compimento nell’incontro con Cristo: “La verità il giovane Agostino finirà per trovarla dentro di sé, mentre prima la cercava altrove. La troverà non in una dottrina, ma in una persona, in una relazione intima con Cristo”.
Infine p. Joseph Farrell, priore generale degli agostiniani, ha sottolineato l’attualità di questo Padre della Chiesa: “Sant’Agostino quando ha condiviso apertamente la sua vita ed ha scritto le ‘Confessioni’ quando era già vescovo, ha scritto cose sulla realtà della vita che valgono per oggi e per tutti, ragazzi, anziani, uomini e donne. La principale è che ognuno è in pellegrinaggio, non da solo, bensì insieme a tutti gli altri, verso una meta, la vita eterna con Dio; non si tratta però di un sentiero rettilineo, ci sono molte curve che provocano inquietudine. E l’inquietudine è un’esperienza umana globale. Credo che non esista nessuno che nella vita non abbia avuto almeno un momento di inquietudine. Sant’Agostino ci aiuta precisamente lì, a pensare di non essere gli unici prigionieri dell’inquietudine. Anche lui ha attraversato questo”.
Al giornalista Alessandro Banfi, direttore della comunicazione della Fondazione Oasis, che ha moderato l’incontro della presentazione della mostra nel giorno di inaugurazione del Meeting di Rimini, abbiamo chiesto di spiegarci il motivo per cui sant’Agostino è ancora attuale: “Dall’8 maggio del 2025 c’è un grande motivo in più per guardare a sant’Agostino ed è stato l’elezione di papa Leone XIV, che si è subito qualificato come agostiniano ‘figlio di Agostino’. Perché la Chiesa di Roma si è affidata a qualcuno che segue questa spiritualità, questo carisma, diremmo oggi usando una parola forse un po’ usurata?
Evidentemente c’è qualcosa in sant’Agostino così attuale da spingere i cardinali da tutto il mondo a sceglierne un erede. Penso che una prima chiave possa essere quella della famosa frase dell’Ipponate: noi siamo i tempi. In un momento così difficile della storia, per le guerre e le violenze nel mondo, ed anche per le divisioni che hanno attraversato la stessa Chiesa, sant’Agostino (e con lui questo papa) ci invita a non rimpiangere i tempi passati, a non giudicare il mondo, a non chiuderci nelle sacrestie. Unità e carità le due grandi parole chiave. Ed un incessante appello per la pace”.
A proposito di pace lei ha pubblicato il volume ‘Disarmata e disarmante. La pace è un dono’, che raccoglie alcuni interventi del papa sul tema del disarmo, del dialogo e della diplomazia internazionale: perché la pace è ‘disarmante e disarmata’?
“La pace è un concetto che interpella ciascuno di noi. Non si può predicare la pace senza prima disarmare se stessi, cioè senza fare i conti con il proprio modo di guardare gli altri in famiglia, sul lavoro, nella comunità. Come ricorda il papa citando l’episodio dell’ufficiale sovietico che rifiutò di premere il pulsante per l’attacco nucleare, la coscienza di un singolo uomo può salvare il mondo intero”.
Ritornando alla mostra, cosa significa oggi mettersi sulle orme di sant’Agostino?
“La suggestione nasce proprio dal primo viaggio di un Papa in Algeria. Una visita senza precedenti in un Paese islamico per certi versi ancora molto chiuso ai rapporti con l’esterno. Papa Leone XIV è andato sulle orme di Agostino ad Ippona, ricordando insieme la sua grande opera pastorale di Vescovo nell’Africa romana ma insieme per così dire restituendolo alla memoria di tutto il popolo algerino. È un’opera molto importante: perché ridà spazio ad un pensatore chiave all’interno di un Paese islamico. Basti pensare alla sua idea di libertà, allo stesso tempo personale, ma anche di grande rilievo pubblico e sociale. Libertà e grazia affascinano le singole persone ma anche interi popoli.
‘La loro memoria è un richiamo luminoso ad essere, oggi, segni credibili di comunione, dialogo e pace’, ha detto il papa nel viaggio in Algeria. In quale modo è possibile essere segni di comunione?
“La pace di Cristo, proclamata da papa Leone XIV nella loggia centrale di san Pietro appena eletto, è un dono. A volte, come dice san Paolo, il mondo non la capisce. Ma la pace qui sulla Terra è una aspirazione radicale per ogni uomo e a questo si appella il papa. Lo ha fatto nell’enciclica ‘Magnifica humanitas’ e nei tanti interventi sulla pace in questo primo anno di pontificato. La comunione è la testimonianza di Cristo: ‘Da questo capiranno, se vi amerete gli uni gli altri’. Il dialogo e la pace vanno chiesti. Ai grandi della Terra, ai sistemi politici, alle legislazioni”.
Ai giovani quale prospettiva indica sant’Agostino?
“La prospettiva è quella ricerca continua, inquieta e umile della verità, tipica delle ‘Confessioni’. Don Giacomo Tantardini. che dedicò ad Agostino anni di studio e molte lezioni fra Roma e Padova, raccolte da volumetti della mensile ‘30Giorni’ e poi pubblicate dall’editrice ‘Città Nuova’, ci insegnò che per sant’Agostino il fatto cristiano è l’avvenimento sempre gratuito dell’attrattiva della Grazia. Questo avvenimento desta un’esperienza di stupore. Uno stupore che riconosce una Presenza, perché ‘confessio’ vuol dire riconoscimento: Una conseguenza interessante è che questo stupore non può essere provocato né posseduto.
Per sua natura non è contro nessuno e non può essere imposto a nessuno. E’ inerme. E’ una bellezza disarmata e disarmante. Questo avvenimento di grazia è l’unica cosa che affascina davvero le donne e gli uomini anche di questo nostro secolo. Non attardatevi a criticare i tempi, direbbe il Santo di Ippona, noi siamo i tempi”.
(Tratto da Aci Stampa)
Al Meeting di Rimini le mostre aiutano a ‘muovere’ l’amor: a colloquio con Alessandra Vitez
Il Meeting dell’Amicizia tra i popoli in svolgimento a Rimini dal 21 al 26 agosto, giunto alla 47^ edizione con il tema ‘L’amor che move il sole e l’altre stelle’, è stato presentato nel mese scorso e comprende 13 mostre, che offrono un viaggio che attraversa epoche, continenti e discipline diverse, ma che converge sempre sulle grandi domande della vita: il desiderio di verità, la ricerca della felicità, la possibilità della speranza ed il valore dell’incontro tra le persone.
Tra le esposizioni più significative spicca quella dedicata a sant’Agostino, intitolata ‘Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova: Agostino di Ippona’, che accompagna il visitatore attraverso la vita del vescovo di Ippona, raccontandone le inquietudini, la ricerca della verità, gli incontri decisivi e la conversione. Sempre in ambito spirituale, la mostra ‘O Todo o Nada!’ racconta la vicenda di suor Clare Crockett, giovane religiosa irlandese morta nel terremoto dell’Ecuador nel 2016: attraverso immagini, video e testimonianze emerge il ritratto di una ragazza piena di vita che, dopo aver sperimentato il successo e le attrattive del mondo dello spettacolo, scoprì nella fede una felicità più profonda e autentica. Un altro percorso dedicato a una figura femminile di grande fascino è quello su Madeleine Delbrêl, ‘Strade di città, sentieri di Dio’, che mette in luce la sua capacità di vivere intensamente il Vangelo nel cuore della città moderna.
Sul versante artistico, uno degli eventi più attesi è la mostra dedicata al quadro ‘Ecce Homo’ di Antonello da Messina, che consente di ammirare un’opera di straordinaria intensità espressiva e di approfondirne il valore storico e culturale. L’arte contemporanea è rappresentata da Tommaso Spazzini Villa, ‘In questo cielo nascosto tra noi’, che propone una personale reinterpretazione della Divina Commedia e di altri grandi testi della tradizione. Tra le mostre culturali trova spazio anche la filosofia con un approfondimento dedicato a Søren Kierkegaard, ‘L’amore, la nascita, il silenzio, la gioia, che stimola il visitatore è invitato a confrontarsi con temi della libertà e della fede.
Un’attenzione particolare è riservata all’attualità internazionale con la mostra sul Libano, ‘Libano. La bellezza, le ferite, la speranza’, che racconta un Paese segnato da ferite ma anche da una lunga tradizione di convivenza tra culture e religioni diverse. Poi lo sguardo sociale e storico è presente anche nella mostra dedicata a Léon Harmel, ‘La profezia di un’impresa’, imprenditore francese del XIX secolo, che anticipò molti principi della dottrina sociale della Chiesa. Sempre sul tema dell’incontro tra popoli e culture si sviluppa la mostra ‘Il mondo è la nostra casa’, dedicata alle missioni gesuiti tra il XVI e il XVII secolo.
Di forte impatto emotivo è la mostra ‘L’abisso e la carezza. Visioni del cuore d’Italia ferito dal terremoto e della sua rinascita (2016-2026)’, che ripercorre i 10 anni trascorsi dal terremoto che colpì il Centro Italia nel 2016 con fotografie, testimonianze, arte e racconti di solidarietà. Poi nel Padiglione Internazionale trova spazio ‘Seminare il futuro’, che è un’esperienza immersiva dedicata alla cooperazione internazionale, alla sostenibilità ambientale e alle filiere agroalimentari del caffè e del cacao.
Mentre tra le proposte scientifiche emerge ‘Wonder Bound. Incantati dalla meraviglia’, che porta a Rimini le più spettacolari immagini dell’universo realizzate dai telescopi spaziali Hubble e James Webb. Infine, il Meeting dedica spazio anche alla letteratura fantastica contemporanea con la mostra su Harry Potter, intitolata ‘Avrà un potere a lui sconosciuto’ e parallelamente la mostra ‘A Tale of Love and Fate’ conduce i visitatori nel mondo di Tolkien.
Alla responsabile del settore delle Mostre del Meeting dell’Amicizia tra i Popoli, Alessandra Vitez, chiediamo di spiegarci in quale modo le mostre affrontano il tema del Meeting: “Le mostre del Meeting di quest’anno attraverso volti, storie, testimoni ed esperienze vive, danno voce al tema della 47^ edizione: ‘L’amor che move il sole e l’altre stelle’. Perché ci mostrano come è possibile vivere le circostanze anche le più drammatiche mossi da un grande amore. Mossi da un’attrattiva che ci porta oltre. Questo amore attraverso le opere d’arte per esempio ci invita a rallentare, a contemplare, a lasciarci attraversare dalla bellezza che ferisce il cuore e lo spinge a desiderare l’infinito per cui è fatto. Certamente è il ‘move’ che ha guidato il lavoro di curatori, progettisti e creativi. Un viaggio verso il proprio compimento alla scoperta di tutta la nostra umanità”.
La mostra ‘Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova: Agostino di Ippona’ sarà sicuramente quella più visitata. Per quale motivo sant’Agostino è ancora attuale?
“Sant’Agostino vive in un’epoca lacerata da profonde inquietudini e da una crescente frammentarietà: la crisi investe la morale, la politica, la religione e la cultura, lasciando l’uomo sospeso in un mondo privo di certezze. E’ proprio nel cuore di questo tempo inquieto che prende forma la grande domanda che accompagnerà sant’Agostino per tutta la vita: dove si trova la verità, e come può l’uomo riconoscerla? Da questo confronto incessante con la complessità del suo tempo nasce così un cammino di ricerca, fatto di dubbi, inquietudini e scoperte, destinato a condurlo verso una verità capace di dare senso all’esistenza.
Anche noi, come sant’Agostino, viviamo in un tempo attraversato da profonde crisi e inquietudini. Eppure, proprio nelle fratture del nostro presente può aprirsi uno spazio inatteso di ricerca e di rinascita: la crisi, da semplice smarrimento, può trasformarsi in un’insperata occasione per riscoprire ciò che rende l’uomo veramente uomo, la sua più profonda statura e la sua inesauribile tensione verso la verità. E’ per questo che sant’Agostino è ancora profondamente attuale: perché, oltre la distanza dei secoli, egli svela la tensione più intima e universale del cuore umano, il desiderio inesauribile di verità, di senso e di amore. In lui riconosciamo la nostra stessa inquietudine e, insieme, la speranza che essa possa diventare cammino, incontro e apertura verso una vita più vera”.
Perché la bellezza e la gioia attraggono?
“La bellezza e la gioia attraggono perché rendono visibile e sperimentabile qualcosa che corrisponde profondamente al cuore dell’uomo. La bellezza non convince anzitutto con un ragionamento: si impone per la sua evidenza, suscita stupore e desiderio. Quando incontriamo qualcosa di veramente bello, avvertiamo che la realtà è più grande di noi e che la nostra vita è fatta per qualcosa di più grande: per questo la bellezza può diventare una strada verso la verità. La gioia, allo stesso modo, è il segno di una vita vissuta dentro un significato, di una presenza che rende possibile affrontare anche la fatica e il dolore senza esserne definiti. Una persona realmente lieta testimonia che la vita, nonostante tutto, può essere amata. In questo senso, la bellezza attrae perché promette, mentre la gioia attrae perché testimonia”.
Del progetto di Tommaso Spazzini Villa il card. Tolentino propone questa chiave: ‘Una riflessione sui legami fragili e tenaci che affondano le loro radici nel nostro essere-nel-mondo’. In cosa consiste il progetto di Tommaso Spazzini Villa?
“Il progetto ’In questo cielo nascosto tra noi’ nasce da un’idea semplice e insieme radicale: ciò che ci appare lontano (una fede diversa dalla nostra, un testo scritto secoli fa, la vita di uno sconosciuto) può improvvisamente rivelarsi capace di parlarci e di toccare qualcosa di profondamente nostro. Sotto la superficie delle parole, delle pagine e delle esistenze, l’artista riconosce una trama invisibile di relazioni che non abbiamo scelto, ma che ci precede e ci unisce, come radici appartenenti ad alberi diversi che, nel buio della terra, finiscono per incontrarsi.
E’ da questa intuizione che prende forma la ricerca di Spazzini Villa: attraversare testi sacri e letterari appartenenti a tradizioni lontane, entrando in essi con il corpo, con la mano e con il tempo. E’ uno sguardo che cerca di ‘vedere ciò che gli altri non vedono, per esempio un arcobaleno di profilo’, e che attraversa l’intera mostra per riconoscere quel cielo nascosto che continua a tenerci insieme”.
Tra i padiglioni fieristici anche una mostra sul terremoto nell’Appennino centrale, ‘L’abisso e la carezza. Visioni del cuore d’Italia ferito dal terremoto e della sua rinascita (2016-2026)’: in quale modo può avvenire la rinascita?
“Il terremoto dell’Appennino ha distrutto paesaggi, case, luoghi e memorie, lasciando una ferita profonda, che non può e non deve essere dimenticata. Ma la storia che questa mostra vuole raccontare non si ferma al momento della distruzione. Comincia, piuttosto, proprio lì: nel gesto immediato di chi ha scelto di ricostruire, di prendersi cura, di non arrendersi alla frattura. La mostra racconta allora il lungo cammino che sta accompagnando la rinascita del cuore d’Italia: è una rinascita che non cancella la ferita, ma la attraversa; che non pretende di restituire il passato così com’era, ma costruisce, passo dopo passo, la possibilità di un domani”.
(Tratto da Aci Stampa)
Papa Leone XIV ai giovani: non abbiate paura della notte
“Cari fratelli e sorelle, amati figli e figlie di Dio, anche noi siamo come Nicodemo, pellegrini nella notte. Questa icona evangelica ci offre innanzitutto un messaggio sul cammino della vita. Il nostro cammino, i nostri desideri e tutto ciò che abbracciamo e viviamo quotidianamente, nelle gioie e nelle sconfitte, nelle aspirazioni e nei progetti, è l’espressione della nostra continua ricerca: siamo mendicanti d’amore, abbiamo fame e sete di verità, cerchiamo un significato pieno che ci sostenga, ci incoraggi e ci aiuti a comprendere il mistero della nostra vita”: nell’omelia della veglia con 40.000 giovani nello stadio di Barcellona, dopo aver risposto alle domande papa Leone XIV ha invitato a considerarsi ‘pellegrini della notte’, che è anche un’occasione di rinascita.
E’ stato un invito a cercare una ‘luce’: “Mentre avanziamo lentamente, a piccoli passi, siamo chiamati a dialogare con la penombra della nostra stessa condizione umana: ci manca la verità tutta intera, non conosciamo in profondità il mistero di noi stessi e il vero volto degli altri, non sempre riusciamo a comprendere la verità nascosta della realtà che ci circonda e degli avvenimenti che si presentano davanti ai nostri occhi. Cerchiamo una luce che illumini il cammino”.
Però il cammino dell’esistenza è anche un cammino della fede: “Ma Nicodemo ci parla anche del cammino della fede. Non si tratta di un percorso parallelo a quello della nostra esistenza umana, ma questi due itinerari sono sempre intrecciati tra loro. Come abbiamo ascoltato nel Vangelo, Dio ha tanto amato il mondo da donarci il suo Figlio unigenito e, in Lui, si è unito per sempre alla nostra carne.
Egli è sempre accanto al Padre e accanto a noi; così, ogni volta che il mistero della nostra vita si dispiega alla luce di un nuovo giorno, in tutto ciò che siamo e facciamo, siamo alla presenza di Dio e siamo custoditi dal suo abbraccio eterno: la nostra vita ‘è nascosta con Cristo in Dio’. Eppure, a volte sperimentiamo la notte della fede, la fatica di credere, la stanchezza dello spirito, il senso di inadeguatezza di fronte alla chiamata del Vangelo, l’amarezza dei nostri fallimenti e la paura di non essere all’altezza”.
Però il papa non ha ‘condannato’ la notte, che permette di scoprire l’essenzialità della vita: “Fratelli e sorelle, Nicodemo ci insegna che queste notti, che accompagnano la nostra vita, il cammino di fede e la storia in cui viviamo, sono un luogo di benedizione, uno spazio per rinascere, un grembo che genera sempre nuova vita. Queste notti ci spogliano e ci riportano all’essenziale; ci tolgono le maschere umane e religiose che indossiamo di giorno, per non essere riconosciuti o per dare un’immagine di noi diversa da ciò che siamo; ci lasciano a nudo, nelle nostre luci e nelle nostre ombre, riportandoci all’umiltà di saperci guardare nella verità, al di là della presunzione di pensare che il nostro cammino sia già compiuto e che avanziamo come se avessimo una luce chiara su tutto, su tutti e persino su Dio”.
E’ stato un invito a non smettere la ricerca: “Non smettiamo di cercare, di interrogarci e di dialogare, con Dio e tra di noi, anche nel cuore della notte. Camminiamo insieme nella fede che armonizza la diversità delle nostre idee e sensibilità, per cercare la verità che ci guida verso il bene comune, affinché questo Paese sia uno spazio accogliente per tutti, dove ciascuno sia rispettato nella sua dignità di persona e amato per quello che è”.
E’ stato un invito ad intraprendere il cammino per cercare Dio: “Apriamoci al dono dello Spirito, cercando il Signore come Nicodemo e accogliendo la luce del suo Vangelo, con la certezza che sperimenteremo in noi una vita nuova, una presenza che benedice, un amore gratuito che ci aiuterà a passare dalla notte alla luce. Perché Dio vuole che nulla vada perduto e già da ora desidera darci la vita eterna, per condurci alla felicità che non ha fine”.
All’inizio della veglia papa Leone XIV ha dialogato con i giovani, ascoltando le loro testimonianze: “Numerosi giovani e adulti stanno riscoprendo la fede cristiana, magari dopo un periodo della vita in cui si erano un po’ allontanati da Dio. Si tratta di un passo davvero importante. Infatti, tutto ciò che scopriamo, accogliamo e viviamo gradualmente lungo il cammino contribuisce certamente alla nostra crescita, alla nostra maturità e ad ampliare gli spazi di vita dentro di noi; ma, allo stesso tempo, tra le gioie, i successi e le sconfitte, ci rendiamo conto che abbiamo bisogno di un’altra acqua per dissetarci più profondamente”.
Quindi ha invitato a non avere paura dell’inquietudine: “Il nostro desiderio di verità e di felicità ha bisogno di un orizzonte più ampio. E questa inquietudine è un dono che Dio stesso ci ha dato: siamo fatti su misura per l’infinito e per questo ogni orizzonte finito, ogni passo, ogni conquista, pur soddisfacendoci, allo stesso tempo ci spinge avanti e ci invita a continuare a cercare, a cercare avanzando, ma, soprattutto, a cercare ‘scendendo interiormente’, cioè andando in profondità”.
E’ stato un invito a ‘coltivare’ l’inquietudine dentro la società: “E’ all’interno di questa società che tu e tanti altri avete scoperto il valore di una vita più umana, più piena, aperta all’incontro con Dio e alla gioia della fede. Ciò significa che, nonostante le difficoltà, il luogo in cui Dio si fa presente e dove dobbiamo trovare le sue tracce è sempre la realtà in cui ci troviamo”.
Questa ricerca personale si alimenta dalla lettura quotidiana del Vangelo: “Ma dobbiamo coltivare questa inquietudine e farle spazio; come dicevo, ‘cercare dentro di noi’, cercando di non lasciarci sopraffare dai ritmi e dalle seduzioni esterne, coltivando momenti di silenzio, fermandoci magari qualche minuto al giorno per leggere il Vangelo e parlare con Dio, e cercando anche di percorrere questo cammino interiore insieme ad altri, lasciandoci accompagnare negli itinerari ecclesiali e confrontandoci con i sacerdoti, i religiosi, le persone che come noi hanno intrapreso questo cammino”.
Perciò di fronte alla depressione il papa ha invitato a ‘ribellarsi’ come Giobbe: “C’è una catechesi sulle ultime ore di Gesù, in cui papa Benedetto XVI afferma che la sua sofferenza si trasforma in preghiera e grido, e che questo vale anche per noi: di fronte alle situazioni più difficili e dolorose, quando Dio sembra assente, dobbiamo affidargli ancora una volta i pesi che portiamo nel cuore, anche gridando a Lui, anche protestando come Giobbe, sicuri che in qualche modo Egli si renda presente e sia vicino anche quando apparentemente tace. Ma penso che non possiamo farlo da soli”.
Una ‘ribellione’ che si trasforma in preghiera: “Queste esperienze offrono un messaggio anche a noi credenti, a tutta la Chiesa: non dobbiamo spiritualizzare il dolore, riconducendolo superficialmente alla ‘volontà di Dio’ o a qualche suo misterioso progetto, perché questo rischia di minimizzare quella sofferenza, di metterla a tacere, di ferire le persone. Dio non vuole la sofferenza, la porta con noi e ci invita a confidare in Lui con perseveranza. Ricordiamo ciò che diceva papa Francesco: con Dio, la vita rinasce sempre”.
Ed infine un invito a sperimentare la ‘sfida’ non facile del perdono: “Dobbiamo imparare a considerare il perdono, potente rimedio contro il male che guarisce le nostre ferite interiori, come parte di un processo, di un cammino. Lo stesso Vangelo, se lo leggiamo come un libro di indicazioni, di comandamenti e di doveri, rischia di causarci grande scoraggiamento e frustrazione, perché mentre Gesù ci invita al perdono noi ci rendiamo conto di non esserne capaci. Invece non è così.
Il perdono dobbiamo soprattutto invocarlo dal Signore; continuare a chiedere (forse per tutta la vita) che il Signore allarghi in noi lo spazio dell’amore proprio là dove siamo stati feriti, che ci aiuti a riconciliarci con noi stessi e con quella parte della nostra storia segnata dalla sofferenza, che trasformi lentamente il risentimento in misericordia e compassione. E’ un cammino lungo, è un processo che richiede molta pazienza, è un lavoro che dobbiamo fare su noi stessi, sia personalmente sia attraverso altri percorsi di accompagnamento e di riconciliazione interiore. Ed è necessario non scoraggiarsi: nel perdono si procede a piccoli passi”.
(Foto: Santa Sede)
YouTopic Fest: a Rondine il conflitto si trasforma in conoscenza, relazione e impatto
Che cosa significa abitare l’inquietudine senza esserne travolti? E come può il conflitto, nelle sue forme personali, sociali, geopolitiche e tecnologiche, diventare occasione di cambiamento? Da queste domande si è sviluppata una delle giornate centrali di YouTopic Fest, il festival promosso da Rondine Cittadella della Pace, che ha attraversato linguaggi, generazioni e prospettive diverse: dall’intelligenza artificiale alla giustizia riparativa, dal racconto giornalistico della guerra alle imprese, dalla diplomazia alla spiritualità francescana, fino ai percorsi dei giovani della World House e del Quarto Anno Rondine.
Il filo conduttore è stato quello dell’inquietudine non come ostacolo, ma come energia da orientare. Non una parola astratta, dunque, ma una condizione concreta del nostro tempo: inquietudine davanti alle tecnologie che cambiano il modo di conoscere, davanti alle guerre che sembrano moltiplicarsi, davanti alla fragilità della democrazia internazionale, davanti alla difficoltà di educare, riparare, comprendere.
La riflessione sull’intelligenza artificiale ha aperto uno dei fronti più urgenti del presente: non solo che cosa la tecnologia può fare, ma che cosa noi decidiamo di farne. A partire da una domanda provocatoria (millantare la conoscenza o organizzare la conoscenza?) Mafe de Baggis, docente, scrittrice e Digital Media Strategist, ha richiamato il rischio di mancare ancora una volta un’occasione storica.
“L’inquietudine vera che nasce dall’arrivo delle intelligenze artificiali è quella di sprecare una nuova opportunità di migliorare il mondo dove viviamo, cosa che per esempio è già successa con l’avvento di internet. Dobbiamo imparare a utilizzarla per immaginare un mondo diverso, perché quello dove viviamo è un po’ andato a male. Il controllo però resta nelle nostre mani, il tempo liberato grazie all’utilizzo della AI deve essere restituito a noi stessi e al nostro benessere”.
La tecnologia, dunque, non come destino, ma come scelta. E’ su questo stesso terreno che si è inserito Federico Taddia, giornalista, autore televisivo e radiofonico, scrittore specializzato nella divulgazione scientifica e culturale per ragazzi. Taddia ha raccontato di aver cambiato completamente il contenuto del proprio intervento durante il tragitto dalla stazione di Arezzo alla Cittadella della Pace, dopo un dialogo con una ex studentessa del Quarto Anno Rondine:
“Ero in auto con Anna e mi ha raccontato come per lei, che ha problemi di dislessia, la AI riesca a mettere ordine negli appunti aiutandola a comprendere meglio le cose e a ricavarsi più tempo per se stessa. La vera sfida per ciascuno di noi è dunque riuscire a trasformare questo tempo liberato in bene comune”.
La riflessione si è poi spostata sull’errore, sulla sua rimozione e sulla sua potenza educativa. Irene Funghi, giornalista di Avvenire, ha ricordato che proprio ciò che l’intelligenza artificiale tende a correggere o cancellare può diventare, nella vita reale, un principio di trasformazione: “L’errore ha una grande valenza generativa, può essere il punto di partenza per qualcosa di nuovo e positivo, come avviene a Rondine, dove i giovani cercano di dare una possibilità alle ferite che si ritrovano addosso e ritrovano speranza. Indica una strada nella quale ognuno si deve mettere in gioco”.
Diletta Huyskes, ricercatrice ed esperta di etica delle tecnologie e impatto sociale dell’IA, ha infine riportato il discorso alla concretezza dei sistemi. Ha sfatato alcuni miti sull’intelligenza artificiale, ricordando che si tratta di una infrastruttura complessa e costosa, realizzata principalmente da aziende private, e che “non potrà mai avere delle emozioni vere come alcuni temono”.
La AI, ha spiegato, è ‘uno specchio di noi stessi’: ha aumentato gli standard di performance e ha reso più evidenti crisi già aperte, dalla scuola all’insegnamento, dai criteri di assegnazione dei compiti alle modalità di valutazione, fino alla selezione del personale nel mondo del lavoro.
Dalla conoscenza organizzata dalle macchine alla conoscenza custodita dalle storie, il passaggio è stato naturale. Il workshop ‘Raccontare l’inquietudine con Gabriella Simoni’ ha proposto un percorso sul valore del racconto, soprattutto quando la realtà da raccontare è ferita dalla guerra, dal dolore e dalla distruzione. Gabriella Simoni, professionista del giornalismo che ha attraversato contesti segnati da conflitti profondi, si è soffermata su un aspetto spesso sottovalutato: gli strascichi della guerra.
Ha richiamato i Balcani, Gaza, l’Irlanda del Nord, cioè luoghi in cui la violenza non finisce quando tacciono le armi, ma continua a lavorare nelle famiglie, nelle memorie, nei linguaggi, nelle comunità: “L’angoscia degli ultimi anni è la consapevolezza che pur essendoci più informazioni su ciò che accade nel mondo, la comprensione della gente di questi fatti è precipitata. Per questo urge tornare a un rapporto serio con la realtà. Dove arrivano semplificazione e strumentalizzazione politica, abbiamo finito di capire”.
E’ stato uno dei passaggi centrali della giornata di sabato scorso: in un tempo saturo di informazioni, la vera emergenza non è solo sapere di più, ma comprendere meglio. Rondine ha posto così il tema del racconto come responsabilità pubblica: non addomesticare il conflitto, non usarlo come materiale retorico, non ridurlo a slogan, ma restituirgli complessità e umanità.
La riflessione sulla pace come responsabilità concreta è arrivata al cuore dell’esperienza di Rondine con l’Angolo del Conflitto di Franco Vaccari. Spesso Rondine viene considerata ininfluente rispetto alle grandi dinamiche globali di guerra e pace. Proprio da questa obiezione è partita l’intervista condotta da Lina Palmerini, che ha portato il Metodo Rondine dentro l’arena delle domande più scomode.
Vaccari ha richiamato anzitutto il valore educativo dell’esperienza di Rondine: “L’educazione funziona su tempi lunghi, mentre l’oggi è dominato dalla velocità. Ma se non fosse più possibile pensare nel lungo periodo, allora tanto varrebbe chiudere le scuole”.
Il presidente e fondatore di Rondine ha insistito sulla necessità di andare controcorrente ‘ostinatamente’, senza assecondare la cultura del disprezzo. Anche quando si parla di identità, ha ricordato, si dimentica spesso che essa è frutto di infinite relazioni con l’altro. Rondine scommette sul passo possibile verso la pace: riconoscere il ‘nemico’ come persona, senza paura di fallire e anzi riconoscendo il valore generativo dei fallimenti:
“A noi piace la figura di san Francesco perché ha parlato con il lupo. Se non ci parliamo, lo facciamo diventare sempre più ‘lupo’. A me piace dire che un lupo sonnecchia in ognuno di noi. Per questo l’antidoto alla paura è la fiducia e non si compra al supermercato, ma nasce nelle relazioni. Nasciamo con una dotazione di base che poi viene rafforzata dall’andare avanti nei ‘nonostante’. Se si resta nelle aspettative disattese e nelle disillusioni, allora si costruisce la fiducia. Non abbiamo alcuna pretesa di salvare il mondo, ma solo di dare un piccolo contributo di valore”.
Questa stessa prospettiva è emersa nel workshop ‘La Tavola inquieta per la Pace. La ricerca del Laboratorio internazionale sul Metodo Rondine’, coordinato da Benedetta Sonaglia. Al centro, le testimonianze di Anna e Mariam, due Rondini d’Oro (russa la prima, armena la seconda) che hanno raccontato l’inquietudine che le ha spinte a scegliere Rondine e a incontrare il proprio rispettivo nemico.
Le loro testimonianze hanno attraversato tre tempi: l’inquietudine che le ha portate alla Cittadella della Pace, quella vissuta durante il percorso e quella con cui oggi lasciano Rondine per rientrare nei Paesi d’origine. Molti docenti presenti hanno riletto queste esperienze attraverso le proprie categorie disciplinari, soffermandosi in particolare sui concetti di vulnerabilità e giustizia.
Aldo Piccone, esperto e docente di Diritto Internazionale, Claudia Mazzucato, docente di diritto penale all’Università Cattolica di Milano ed esperta di giustizia riparativa, insieme a Fabrizio Lobasso, hanno ricordato la centralità di Rondine nella costruzione di un modo diverso di intendere la diplomazia: non solo trattativa tra Stati, ma lavoro profondo sulle persone, sulle memorie, sulle relazioni e sulle ferite che alimentano i conflitti.
Nel suo insieme, la giornata di YouTopic Fest ha mostrato la cifra più profonda di Rondine: non un luogo separato dal mondo, ma un laboratorio immerso nelle sue fratture. Le intelligenze artificiali, le guerre, la crisi dell’ordine internazionale, la giustizia, l’impresa, l’educazione, la spiritualità e le storie dei giovani non sono stati temi accostati tra loro, ma parti di un’unica domanda: come si resta umani dentro un tempo inquieto?
La risposta emersa da Rondine non è una formula, ma un metodo. Ascoltare prima di giudicare. Comprendere prima di semplificare. Riconoscere il nemico come persona. Trasformare il dolore in responsabilità. Fare dell’errore una possibilità. Del tempo liberato un bene comune. Della memoria non una prigione, ma una radice.
E’ così che l’inquietudine, alla Cittadella della Pace, smette di essere soltanto paura. Diventa movimento. Diventa parola. Diventa relazione. Diventa impatto. Diventa, soprattutto, una forma concreta di pace.
(Foto: Rondine – Cittadella della Pace)
L’inquietudine al centro del ‘YouTopic Fest’ del 2026
Nei giorni scorsi è stato presentato ‘YouTopic Fest’ di quest’anno, il festival promosso da Rondine Cittadella della Pace, in programma dal 4 al 7 giugno nel borgo di Rondine, ad Arezzo; realizzato con il sostegno del PR FSE+ 2021-2027 della Regione Toscana, con il contributo dell’Unione Europea; l’iniziativa è promossa nell’ambito di ‘Giovanisì’, il progetto della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani. Quattro giorni di incontri, dialoghi, laboratori, testimonianze, scuola, sport, arte e musica per attraversare una delle parole più profonde del nostro tempo: l’inquietudine.
L’edizione di quest’anno parte da una convinzione semplice e radicale: l’inquietudine non è soltanto una ferita del presente. Può diventare una domanda, una forza, una possibilità. Dentro le guerre che attraversano il mondo, le tensioni sociali, la solitudine dei giovani, la crisi dei linguaggi e la fatica delle comunità, YouTopic Fest invita a non anestetizzare il conflitto, ma ad abitarlo in modo umano, come ha sottolineato Franco Vaccari, fondatore e presidente di Rondine Cittadella della Pace:
“Abbiamo scelto il titolo ‘L’inquietudine’ perché l’angoscia del nostro tempo (guerre, paure, solitudini, violenze che penetrano nelle case, nelle scuole, attraverso le parole) rischia di sostituirsi a questa parola che invece è la scintilla della vita. L’inquietudine non va spenta. Va ascoltata, custodita, trasformata. YouTopic Fest nasce per questo: fare di Rondine un luogo in cui giovani, istituzioni, testimoni, cittadine e cittadini possano sperimentare che il conflitto è l’energia di ogni relazione, della responsabilità e, paradossalmente, della pace”.
Il programma di YouTopic Fest 2026 si chiuderà domenica 7 giugno con ‘Destinazione Pace. Musica e voci dal mondo insieme contro le guerreì, la grande festa finale nell’Arena di Janine, con musica, parole, testimonianze e partecipazione. Mentre venerdì 5 giugno al Teatro Tenda, ‘YouTopic Fest’ ospiterà l’apertura degli Stati generali sulla cultura di pace in Toscana, a cui seguirà il focus ‘Come realizzare un sistema regionale per la promozione della cultura di pace in Toscana: il percorso’, dedicato al ruolo del Coordinamento toscano sull’Educazione alla Cittadinanza Globale e del Tavolo per il dialogo con le Comunità Religiose.
In questo orizzonte si inserisce anche ‘Wars. Oltre i confini. Dentro i popoli’, la mostra realizzata dall’associazione ‘46° Parallelo’ ETS in collaborazione con l’Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo e Montura. Attraverso una selezione di immagini del premio fotografico internazionale ‘WARS’, il progetto racconta conflitti e territori segnati da tensioni, violenze e resistenze (dal Myanmar all’Ucraina, dal Kashmir all’Etiopia, fino al confine tra Panama e Colombia) mettendo al centro il punto di vista delle popolazioni coinvolte.
Una riflessione visiva e civile sul significato contemporaneo di ‘confine’, che è barriera, ferita, ma anche spazio possibile di incontro, trasformazione e cultura di pace; è questo il filo che tiene insieme il festival: “La pace non come parola decorativa, ma come competenza. Non come assenza di tensione, ma come capacità di trasformare la tensione in relazione. Non come un auspicio generico, ma come pratica da portare nella scuola, nelle istituzioni, nei territori e nella vita quotidiana”.
Per comprendere meglio l’arrivo a Rondine di tanti giovani, soprattutto per il festival, abbiamo incontrato Valeria, una ragazza ucraina, che coordina i giovani: “Nei primi giorni di giugno si svolge il festival, che si chiama ‘You topic fest’. Quest’anno i giorni del festival sono quattro con la marcia della pace da Arezzo a Rondine. Questo festival è dedicato al racconto dell’esperienza dei giovani sulla forza della pace con molti ospiti. Insomma è una festa, perché essa è una parola principale per la pace”.
Cosa è Rondine cittadella della pace?
“Rondine è un’associazione che si occupa della soluzione dei conflitti, ma in modo creativo, come è scritto nella nostra mission.Certo non risolviamo tutti i conflitti però ospitiamo ragazzi e ragazze provenienti da questi Paesi in conflitto, che desiderano stare insieme per mettersi in gioco ed ascoltarsi reciprocamente”.
Allora ci può dare una definizione di conflitto?
“A Rondine pensiamo che il conflitto sia un avvenimento normale. Non è una parola sbagliata, ma una parola con cui ogni giorno viviamo, perché il conflitto è parte della nostra vita. Il conflitto è naturale, quindi non è sbagliato; esso serve per imparare a gestire le relazioni”.
Quindi ragazze e ragazzi di popoli in conflitto vivono insieme: come è questa convivenza?
“Facile, ma allo stesso tempo difficile, perché trovarsi davanti ad un ‘nemico’, avendo una storia personale molto difficile, specialmente provenienti da Paesi in guerra, in cui hanno perso famiglia ed amici, è ovvio che non è facile nemmeno guardare negli occhi dell’altro. Ci vuole tanto coraggio e tanta forza nell’iniziare un lavoro prima di tutto interiore per capire se stesso e ciò che voglio far capire agli altri. E’ un processo molto lungo, che dura anche un paio di anni. La convivenza con questi piccoli conflitti quotidiani ci fa imparare il rispetto dell’altro”.
Per quale motivo il fondatore Franco Vaccari ha ridato vita a questo borgo disabitato?
“Franco è una persona meravigliosa e la sua immaginazione è nella realizzazione. Vorrei che tutti abbiano la sua ‘forza’ perché lui vede la fiducia e la speranza dell’umanità. Il lavoro su se stessi può far fare questi piccoli passi avanti. Nell’aiuto alle famiglie in difficoltà ha trovato l’idea geniale di dare opportunità di pace. Dobbiamo insegnare ai ragazzi ed alle ragazze che i loro sogni di pace si possono realizzare”.
Cosa è ‘destinazione pace’?
“Destinazione Pace è molto di più di un evento. E’ un’azione concreta. Partecipare significa sostenere il percorso di giovani provenienti da Paesi in guerra, accompagnandoli nella loro esperienza di formazione, convivenza e crescita a Rondine. Un cammino reale che trasforma il conflitto in possibilità e costruisce nuove prospettive di futuro. Quindi domenica 7 giugno Rondine non sarà soltanto una località sulla mappa di Arezzo. Sarà una destinazione possibile. Un luogo da raggiungere insieme, per dire che la pace non è un’utopia da contemplare, ma un cammino da sostenere”.
Qualche indicazione del concerto di domenica 7 giugno?
“La pace non è stare fermi. E’, al contrario, il coraggio di essere inquieti. Ed è proprio intorno a questo messaggio (l’inquietudine come forza generativa) che si intrecciano i volti, le voci e le storie di una serata che promette di restare scolpita nella memoria. Sul palco la sensibilità profonda di Amara, capace di dar voce alle fragilità che diventano rinascita, e l’eleganza poetica di Giovanni Caccamo, cercatore di bellezza e senso umano. Accanto a loro i musicisti di ‘Oida – Orchestra Instabile’ di Arezzo, orchestra del territorio con una forte vocazione alla sperimentazione e alla contaminazione tra linguaggi, che da 10 anni porta la musica fuori dai confini tradizionali del concerto, trasformandola in occasione di incontro, partecipazione e crescita condivisa.
Interverrà anche Lorenzo Jovanotti con un contributo inserito nel flusso della serata ed in dialogo con i giovani e gli altri artisti. La sua partecipazione richiama quella riflessione sull’inquietudine come forza capace di mettere in movimento le persone, spingendole ad abitare il conflitto e trasformarlo in possibilità”.
(Tratto da Aci Stampa)
YouTopic Fest 2026 riceve la Medaglia del Presidente della Repubblica
YouTopic Fest 2026, il Festival internazionale sul conflitto promosso da Rondine Cittadella della Pace, ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica, destinata dal Capo dello Stato quale premio di rappresentanza all’iniziativa in programma ad Arezzo da giovedì 4 a domenica 7 giugno 2026 con il titolo ‘Inquietudine. Come custodire la scintilla dell’umano?’
Il riconoscimento arriva alla vigilia di un’edizione che chiama cittadini, giovani, istituzioni, scuole, mondo della cultura, dell’impresa e della società civile a interrogarsi sull’inquietudine del nostro tempo: non come paura da rimuovere, ma come spazio umano in cui possono nascere domanda, relazione e responsabilità, come ha dichiarato Franco Vaccari, presidente e fondatore di Rondine:
“Ricevere la Medaglia del Presidente della Repubblica per questa edizione di YouTopic Fest è per Rondine un onore profondo e una responsabilità ancora più grande. Dopo la visita del Presidente Sergio Mattarella alla Cittadella lo scorso anno, questo nuovo riconoscimento ci conferma che educare alla pace, oggi, significa custodire l’umano anche dentro l’inquietudine del nostro tempo”.
I quattro giorni disarmanti di YouTopic Fest prenderanno il via giovedì 4 giugno con la Marcia ‘In Cammino per la Pace’, da Arezzo a Rondine Cittadella della Pace, che partirà alle ore 9:00 da Arezzo, Viale G. Amendola 15, presso il parcheggio del C.C. Centro – ex Ipercoop, e arriverà intorno alle ore 12:00 a Rondine Cittadella della Pace, nell’Arena di Janine, dove si terrà la cerimonia di inaugurazione di YouTopic Fest 2026, con conclusione prevista intorno alle ore 13:00. Tutte le attività si svolgeranno all’aperto.
Alle ore 12:00, al termine della Marcia, si aprirà ufficialmente YouTopic Fest 2026. L’arrivo a Rondine sarà accompagnato da atlete e atleti paralimpici e dall’accoglienza delle studentesse e degli studenti internazionali della World House, giovani provenienti da luoghi segnati dal conflitto che a Rondine imparano ogni giorno a trasformare la distanza in relazione.
L’apertura sarà dedicata allo sport come linguaggio civile, strumento di inclusione e possibilità concreta di superare limiti e barriere. Al centro ci sarà anche la memoria viva di Alex Zanardi che nel 2015 condusse la prima lezione del Quarto Anno Rondine avviando il progetto con una straordinaria testimonianza di vita per i ragazzi: non un’icona lontana, ma una storia capace ancora oggi di generare coraggio, ironia, libertà e capacità di rialzarsi senza trasformare il dolore in retorica.
Tra le voci dell’inaugurazione questo momento saranno Alessandro Benvenuti, attore e regista cinematografico e teatrale; Chiara Bazzoli, scrittrice e autrice del libro ‘C’era un albero in Giappone’; Arturo Mariani, scrittore, calciatore della Nazionale italiana calcio amputati, speaker motivazionale e mental coach; Giada Rossi, campionessa paralimpica e medaglia d’oro; Luciano Tagliaferri, direttore dell’Ufficio scolastico regionale; Daniele Bennati, ex commissario tecnico della Nazionale italiana di ciclismo.
YouTopic Fest 2026 si concluderà domenica 7 giugno con ‘Destinazione Pace. Musica e voci dal mondo insieme contro le guerre’, la grande festa finale del festival di Rondine Cittadella della Pace: una giornata testimonianze e soprattutto tanta di musica. Sul palco Folco Terzani che porterà il suo contributo di parole e riflessione inoltre Amara, Giovanni Caccamo con OIDA – Orchestra Instabile di Arezzo, diretta dal M° Valter Sivilotti; Interverrà anche Lorenzo Jovanotti come ha ricordato pochi giorni fa sui social invitando i suoi fan: ‘Venite a vedere come si costruisce la pace da un piccolo progetto, come si formano uomini e donne di pace, leader di pace, che in questo tempo sono così necessari’. Uno spettacolo unico per sostenere i percorsi di pace di Rondine che vedrà la conduzione straordinaria di Eva Crosetta.
Prenotazioni e informazioni sono disponibili su Rete del Dono – Destinazione Pace: https://www.retedeldono.it/festa-finale-youtopic.
YouTopic Fest 2026 offrirà testimonianze che racconteranno come sia possibile trasformare il conflitto in dialogo e il dolore in occasione di cambiamento. Tra queste la straordinaria storia di Bassam Aramin e Rami Elhanan, un palestinese e un israeliano uniti dalla perdita delle rispettive figlie e dalla scelta di spezzare la catena dell’odio. La loro vicenda sarà raccontata dalle scrittrici Carola Benedetto e Luciana Ciliento. Lo sguardo sul Medio Oriente proseguirà con il confronto tra la scrittrice italo-palestinese Sarah Mustafa e la giornalista italo-israeliana Manuela Dviri. Di grande intensità sarà anche l’incontro tra Franco Bonisoli, ex brigatista coinvolto nel rapimento Moro, e Giovanni Ricci, figlio di uno degli agenti della scorta uccisi in via Fani, protagonisti di un percorso di giustizia riparativa che testimonia la possibilità di ricostruire relazioni anche dopo le ferite più profonde.
Inoltre un momento dedicato al rapporto tra gli scenari globali, costruzione della pace e responsabilità delle imprese. Tra le protagoniste Elisabetta Belloni, già Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri e già Direttore Generale del DIS, con un confronto articolato in due momenti complementari moderati dalla giornalista e opinionista Lina Palmerini.
Ed ancora gli angoli del conflitto che personalità della cultura mettersi a nudo e raccontare i propri conflitti personali in dialogo profondo e aperto. Tra questi il reporter Emilio Casalini, l’ex sindaco di Casal di Principe nella lotta alla Camorra, Renato Natale; la scrittrice Angela Staude Terzani; infine il fondatore e presidente di Rondine Franco Vaccari che nell’occasione presenterà in anteprima il suo ultimo libro “Parole Inquiete” Edizioni Ares. Tutto questo e molto altro in un programma ricco e tutto da scoprire nel sito https://youtopicfest.rondine.org/ dove è possibile anche registrarsi ai singoli momenti e approfondire le informazioni.
YouTopic Fest 2026 è realizzato con il patrocinio di: UNESCO, Regione Toscana, Provincia di Arezzo, Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, Comune di Castiglion Fibocchi, Comune di Terranuova Bracciolini, Unione dei Comuni del Pratomagno; con il contributo del PR FSE+ 2021-2027 della Regione Toscana, Poste Italiane, Sebach; con il sostegno di Stride S.r.l., Temera S.r.l., Banca Popolare di Cortona, ElleErre S.r.l., Estra S.p.A., Chimet S.p.A. e Unoaerre Industries S.p.A., Coingas S.p.A., Camera di Commercio Arezzo e Siena, Unioncamere; Itas Mutua; Giacca S.r.l.; con il supporto di Unicoop Firenze e Fondazione Il Cuore si Scioglie, Caporali & Bruni S.r.l., Centro Chirurgico Toscano; Fondazione Baracchi; partner tecnici Fattoria La Vialla, Fondazione Cattolica, Fabianelli, Habitech, Confcommercio, Confindustria Toscana Sud, Assifero, Miniconf S.p.A. L’iniziativa è promossa nell’ambito di Giovanisì, il progetto della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani.
Presentato YouTopic Fest 2026, il festival internazionale sul conflitto di Rondine
Nei giorni scorsi è stato presentato in Regione Toscana YouTopic Fest di quest’anno il festival promosso da Rondine Cittadella della Pace, in programma dal 4 al 7 giugno nel borgo di Rondine, ad Arezzo; realizzato con il sostegno del PR FSE+ 2021-2027 della Regione Toscana, con il contributo dell’Unione Europea; l’iniziativa è promossa nell’ambito di ‘Giovanisì’, il progetto della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani. Quattro giorni di incontri, dialoghi, laboratori, testimonianze, scuola, sport, arte e musica per attraversare una delle parole più profonde del nostro tempo: l’inquietudine.
Alla conferenza stampa sono intervenuti Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, Mia Diop, vicepresidente della Regione Toscana, Franco Vaccari, fondatore e presidente di Rondine Cittadella della Pace, Luciano Tagliaferri, Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale (USR) per la Toscana, Elena Calistri, responsabile Autorità di Gestione PR FSE+ della Toscana, Lucia Colonna, Responsabile organizzativa di YouTopic Fest 2026; Zohra, giovane azerbaigiana di Rondine, e Anna Iacci, ex studentessa del Quarto Anno Rondine, testimoni del percorso educativo di Rondine e della sua capacità di trasformare il conflitto in relazione.
“YouTopic Fest 2026 – ha dichiarato il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani – è una conferma straordinaria del valore di Rondine: un borgo che ha saputo trasformarsi in un laboratorio di pace di respiro cosmopolita, grazie alla visione di Franco Vaccari e all’energia di tanti giovani provenienti da ogni parte del mondo. In un momento storico segnato da conflitti e tensioni internazionali, questa manifestazione assume un significato ancora più profondo: ci ricorda che il dialogo tra i popoli non è solo un ideale ma una necessità, e che la pace si costruisce ogni giorno, a partire dai giovani.
E’ nella loro determinazione, nella loro voglia di fare e di incontrarsi che sta la vera speranza di un futuro migliore. La Regione Toscana crede profondamente in questa esperienza e sostiene con convinzione chi, ogni giorno, lavora per fare di Rondine un modello di educazione alla pace da seguire e diffondere”.
L’edizione 2026 parte da una convinzione semplice e radicale: l’inquietudine non è soltanto una ferita del presente. Può diventare una domanda, una forza, una possibilità. Dentro le guerre che attraversano il mondo, le tensioni sociali, la solitudine dei giovani, la crisi dei linguaggi e la fatica delle comunità, YouTopic Fest invita a non anestetizzare il conflitto, ma ad abitarlo in modo umano:
“Abbiamo scelto il titolo ‘L’inquietudine’ perché l’angoscia del nostro tempo (guerre, paure, solitudini, violenze che penetrano nelle case, nelle scuole, attraverso le parole) rischia di sostituirsi a questa parola che invece è la scintilla della vita. L’inquietudine non va spenta. Va ascoltata, custodita, trasformata. YouTopic Fest nasce per questo: fare di Rondine, dal 4 al 7 giugno, un luogo in cui giovani, istituzioni, testimoni, cittadine e cittadini possano sperimentare che il conflitto è l’energia di ogni relazione, della responsabilità e, paradossalmente, della pace”, sottolinea Franco Vaccari, fondatore e presidente di Rondine Cittadella della Pace.
Dal 4 al 7 giugno, Rondine ospiterà un programma che intreccia diplomazia popolare, scuola, cittadinanza globale, impatto sociale, sport, arte, libri e testimonianze internazionali. Il festival si aprirà il 4 giugno con la Marcia In cammino per la Pace, promossa da Rondine in collaborazione con la Consulta degli Studenti della Provincia di Arezzo, il Parlamento Regionale degli Studenti della Toscana e l’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana. Il festival è realizzato con il sostegno del PR FSE+ 2021-2027 della Regione Toscana, con il contributo dell’Unione Europea.
Il programma di YouTopic Fest 2026 si chiuderà domenica 7 giugno con ‘Destinazione Pace. Musica e voci dal mondo insieme contro le guerreì, la grande festa finale nell’Arena di Janine, con musica, parole, testimonianze e partecipazione. Sul palco sono annunciati Amara, Giovanni Caccamo, OIDA – Orchestra Instabile di Arezzo, diretta dal M° Valter Sivilotti, Michele Serra e l’intervento di Lorenzo Jovanotti.
Particolare rilievo avranno i due appuntamenti legati al ruolo della Regione Toscana nella promozione della cultura di pace. Giovedì 4 giugno alle ore 14:45, nella Chiesina di Rondine, si terrà il seminario ‘Il Fondo sociale europeo plus a sostegno della cultura di pace’, dedicato ai progetti vincitori dell’Avviso pubblico per attività di sensibilizzazione rivolte a docenti e studenti degli istituti scolastici toscani in materia di Educazione alla Cittadinanza Globale, con particolare riferimento alla pace e ai temi dell’Agenda 2030. Il programma prevede i saluti istituzionali del presidente Eugenio Giani, gli interventi di Elena Calistri, responsabile Autorità di Gestione POR FSE Regione Toscana, e di Lionella Bardazzi, del Settore Promozione Cultura di Pace della Regione Toscana, le conclusioni della vicepresidente Mia Diop e il coordinamento di Cristian Iozzelli, Settore Promozione Cultura di Pace Regione Toscana:
“YouTopic Fest 2026 e Rondine – ha osservato la vicepresidente Diop – ci sottolineano che la pace si pratica ogni giorno attraverso relazioni e dialogo reali. Per questo la Regione Toscana non solo ha scelto di sostenere Rondine nei suoi progetti educativi, ma ha voluto avviare proprio allo YouTopic gli stati generali della Pace, un grande evento partecipativo che ci porterà a incontrare associazioni e organizzazioni, ragazzi e scuole, enti locali e università per rafforzare insieme e diffondere una cultura di pace, dando gambe al percorso per dare compimento alla legge regionale 42: la pace come processo da costruire quotidianamente”.
Venerdì 5 giugno alle ore 9:30, al Teatro Tenda, YouTopic Fest, infatti, ospiterà l’apertura degli Stati generali sulla cultura di pace in Toscana, in attuazione della Legge regionale Toscana 5 agosto 2025 n. 42. Alle ore 11.30 seguirà il focus ‘Come realizzare un sistema regionale per la promozione della cultura di pace in Toscana: il percorso’, dedicato al ruolo del Coordinamento toscano sull’Educazione alla Cittadinanza Globale e del Tavolo per il dialogo con le Comunità Religiose.
“L’impegno con Rondine – ha concluso Diop – va di pari passo con le iniziative di investimento sulla cultura di pace, che stiamo realizzando. Siamo la prima Regione a utilizzare anche le risorse FSE per l’educazione alla pace nelle scuole. Attraverso il bando pubblicato, che ha riscontrato un bel successo, abbiamo potuto finanziare tutti i progetti risultati ammissibili, che coinvolgono circa 700 classi e 15mila studenti”.
Il legame tra YouTopic Fest e Regione Toscana non si esaurisce quindi nel patrocinio o nel sostegno al festival, ma si traduce in un lavoro educativo più ampio e strutturale. Il progetto “Rondine per la scuola”, infatti, realizzato con il contributo di Regione Toscana nell’ambito dell’Avviso PR FSE+ 2021-2027 sull’Educazione alla Cittadinanza Globale (ECG), porta il Metodo Rondine nel sistema scolastico regionale attraverso la formazione di 160 docenti e dirigenti scolastici e attività laboratoriali rivolte agli studenti; il percorso coinvolge 21 istituti scolastici e 51 classi distribuite in sette province toscane, con dirigenti, docenti e studenti impegnati in un lavoro comune: imparare a riconoscere il conflitto non come frattura definitiva, ma come spazio di crescita personale, civile e collettiva. L’obiettivo è costruire continuità tra chi insegna e chi apprende, rendendo la relazione il centro del processo educativo.
“La scuola toscana riconosce nel dialogo, nell’ascolto e nella capacità di attraversare i conflitti strumenti fondamentali di crescita civile ed educativa. Esperienze come YouTopic Fest rappresentano un’opportunità preziosa per i nostri studenti e le nostre studentesse: luoghi in cui l’inquietudine dei giovani non viene ignorata, ma accolta e trasformata in consapevolezza, responsabilità e partecipazione. Educare alla pace oggi significa educare alla relazione, al rispetto delle differenze e alla costruzione di comunità capaci di futuro”, afferma Luciano Tagliaferri, Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale (USR) per la Toscana.
In questo orizzonte si inserisce anche ‘Wars. Oltre i confini. Dentro i popoli’, la mostra realizzata dall’Associazione 46° Parallelo ETS in collaborazione con l’Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo e Montura. Attraverso una selezione di immagini del premio fotografico internazionale WARS, il progetto racconta conflitti e territori segnati da tensioni, violenze e resistenze (dal Myanmar all’Ucraina, dal Kashmir all’Etiopia, fino al confine tra Panama e Colombia) mettendo al centro il punto di vista delle popolazioni coinvolte. Una riflessione visiva e civile sul significato contemporaneo di ‘confine’: barriera, ferita, ma anche spazio possibile di incontro, trasformazione e cultura di pace.
E’ questo il filo che tiene insieme il festival: la pace non come parola decorativa, ma come competenza. Non come assenza di tensione, ma come capacità di trasformare la tensione in relazione. Non come un auspicio generico, ma come pratica da portare nella scuola, nelle istituzioni, nei territori e nella vita quotidiana.
In un tempo in cui il conflitto sembra spesso diventare linguaggio dominante, Rondine invita a compiere un gesto semplice e necessario: esserci. Camminare, ascoltare, incontrare, partecipare. Perché la pace non è un’idea da guardare da lontano, ma una strada che comincia quando qualcuno decide di mettersi in movimento.
Dal 4 al 7 giugno YouTopic Fest 2026 aspetta cittadini, giovani, scuole, famiglie, istituzioni e comunità a Rondine Cittadella della Pace. Partecipare significa scegliere di non restare spettatori dell’inquietudine del nostro tempo, ma trasformarla insieme in relazione, responsabilità e futuro.
YouTopic Fest 2026 è realizzato con il patrocinio di: UNESCO, Regione Toscana, Provincia di Arezzo, Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, Comune di Castiglion Fibocchi, Comune di Terranuova Bracciolini, Unione dei Comuni del Pratomagno; con il contributo del PR FSE+ 2021-2027 della Regione Toscana, Poste Italiane, Sebach; con il sostegno di Stride S.r.l., Temera S.r.l., Banca Popolare di Cortona, ElleErre S.r.l., Estra S.p.A., Chimet S.p.A. e Unoaerre Industries S.p.A., Coingas S.p.A., Camera di Commercio Arezzo e Siena, Unioncamere; Itas Mutua; Giacca S.r.l.; con il supporto di Unicoop Firenze e Fondazione Il Cuore si Scioglie, Caporali & Bruni S.r.l., Centro Chirurgico Toscano; Fondazione Baracchi; partner tecnici Fattoria La Vialla, Fondazione Cattolica, Fabianelli, Habitech, Confcommercio, Confindustria Toscana Sud, Assifero, Miniconf S.p.A. L’iniziativa è promossa nell’ambito di Giovanisì, il progetto della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani.
Papa Leone XIV: un cuore inquieto trova riposo in Dio
“Saluto, infine, i malati, gli sposi novelli e i giovani, specialmente gli studenti dell’Istituto Cicerone di Sala Consilina e quelli dell’Istituto Capriotti di San Benedetto del Tronto. Tra non molti giorni sarà Natale e immagino che nelle vostre case si stia ultimando o è già ultimato l’allestimento del presepe, suggestiva rappresentazione del Mistero della Natività di Cristo. Auspico che un elemento così importante, non solo della nostra fede, ma anche della cultura e dell’arte cristiana, continui a far parte del Natale per ricordare Gesù che, facendosi uomo, è venuto ad abitare in mezzo a noi”: al termine dell’udienza generale odierna papa Leone XIV ha salutato i giovani incoraggiandoli a ‘fare’ il presepio, che è elemento importante non solo della fede, ma anche della cultura.
Mentre prima della catechesi si era trattenuto in dialogo con alcuni malati nell’aula Paolo VI: “In questa giornata volevamo difendervi un po’ dagli elementi, dal freddo soprattutto… Non sta piovendo, però così forse state un po’ più comodi. Dopo potrete seguire l’Udienza sullo schermo, o se volete potete anche uscire, però approfittiamo di questo piccolo incontro un po’ più personale, così, per salutarvi, per offrirvi la benedizione del Signore, e anche un augurio. Siamo già vicino alla festa di Natale e vogliamo chiedere al Signore che la gioia di questo tempo di Natale vi accompagni tutti: le vostre famiglie, i vostri cari, e che siate sempre nelle mani del Signore con la fiducia, con l’amore che solo Dio ci può dare”.
Mentre la catechesi dell’udienza generale ha affrontato il tema della Pasqua come luogo sicuro per il riposo del cuore: “La vita umana è caratterizzata da un movimento costante che ci spinge a fare, ad agire. Oggi si richiede ovunque rapidità nel conseguire risultati ottimali negli ambiti più svariati. In che modo la risurrezione di Gesù illumina questo tratto della nostra esperienza? Quando parteciperemo alla sua vittoria sulla morte, ci riposeremo? La fede ci dice: sì, riposeremo. Non saremo inattivi, ma entreremo nel riposo di Dio, che è pace e gioia. Ebbene, dobbiamo solo aspettare, o questo ci può cambiare fin da ora?”
Di fronte a tali domande il papa ha incentrato la catechesi sul cuore: “Siamo assorbiti da tante attività che non sempre ci rendono soddisfatti. Molte delle nostre azioni hanno a che fare con cose pratiche, concrete. Dobbiamo assumerci la responsabilità di tanti impegni, risolvere problemi, affrontare fatiche. Anche Gesù si è coinvolto con le persone e con la vita, non risparmiandosi, anzi donandosi fino alla fine.
Eppure, percepiamo spesso quanto il troppo fare, invece di darci pienezza, diventi un vortice che ci stordisce, ci toglie serenità, ci impedisce di vivere al meglio ciò che è davvero importante per la nostra vita. Ci sentiamo allora stanchi, insoddisfatti: il tempo pare disperdersi in mille cose pratiche che però non risolvono il significato ultimo della nostra esistenza. A volte, alla fine di giornate piene di attività, ci sentiamo vuoti. Perché? Perché noi non siamo macchine, abbiamo un ‘cuore’, anzi, possiamo dire, siamo un cuore”.
Il cuore è fondamentale per ‘conservare’ un tesoro: “Il cuore è il simbolo di tutta la nostra umanità, sintesi di pensieri, sentimenti e desideri, il centro invisibile delle nostre persone. L’evangelista Matteo ci invita a riflettere sull’importanza del cuore, nel riportare questa bellissima frase di Gesù: ‘Là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore’. E’ dunque nel cuore che si conserva il vero tesoro, non nelle casseforti della terra, non nei grandi investimenti finanziari, mai come oggi impazziti e ingiustamente concentrati, idolatrati al sanguinoso prezzo di milioni di vite umane e della devastazione della creazione di Dio”.
Ed a tale proposito ecco la citazione di sant’Agostino, che è il maestro del cuore: “E’ importante riflettere su questi aspetti, perché nei numerosi impegni che di continuo affrontiamo, sempre più affiora il rischio della dispersione, talvolta della disperazione, della mancanza di significato, persino in persone apparentemente di successo. Invece, leggere la vita nel segno della Pasqua, guardarla con Gesù Risorto, significa trovare l’accesso all’essenza della persona umana, al nostro cuore: cor inquietum. Con questo aggettivo ‘inquieto’, Sant’Agostino ci fa comprendere lo slancio dell’essere umano proteso al suo pieno compimento”.
Infatti il cuore è inquieto finché non giunge alla meta: “L’inquietudine è il segno che il nostro cuore non si muove a caso, in modo disordinato, senza un fine o una meta, ma è orientato alla sua destinazione ultima, quella del ‘ritorno a casa’. E l’approdo autentico del cuore non consiste nel possesso dei beni di questo mondo, ma nel conseguire ciò che può colmarlo pienamente, ovvero l’amore di Dio, o meglio, Dio Amore”.
Però per acquietare il cuore esiste la medicina dell’amore: “Questo tesoro, però, lo si trova solo amando il prossimo che si incontra lungo il cammino: i fratelli e le sorelle in carne e ossa, la cui presenza sollecita e interroga il nostro cuore, chiamandolo ad aprirsi e a donarsi. Il prossimo ti chiede di rallentare, di guardarlo negli occhi, a volte di cambiare programma, forse anche di cambiare direzione”.
Quindi è un invito a ‘tornare’ a Dio: “Carissimi, ecco il segreto del movimento del cuore umano: tornare alla sorgente del suo essere, godere della gioia che non viene meno, che non delude. Nessuno può vivere senza un significato che vada oltre il contingente, oltre ciò che passa. Il cuore umano non può vivere senza sperare, senza sapere di essere fatto per la pienezza, non per la mancanza”.
Solo in Dio il cuore non trova alcuna delusione: “Gesù Cristo, con la sua Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione ha dato fondamento solido a questa speranza. Il cuore inquieto non sarà deluso, se entra nel dinamismo dell’amore per cui è creato. L’approdo è certo, la vita ha vinto e in Cristo continuerà a vincere in ogni morte del quotidiano. Questa è la speranza cristiana: benediciamo e ringraziamo sempre il Signore che ce l’ha donata!”
(Foto: Santa Sede)
YouTopic Fest 2026: ‘Inquietudine – come custodire la scintilla dell’umano?’
“Spero che attraverso di voi il virus buono si sparga nel mondo a macchia d’olio. Qui si scopre che gli uomini non sono nemici tra loro, ma qualcuno vuole armarli l’uno contro l’altro. Questo film è una metafora dell’essere nemici anche in tempi di pace: l’uomo che insegue il potere ha messo in conto il sacrificio di altri uomini”: con queste parole sabato sera Gianni Amelio, regista e produttore, ha commentato ‘Campo di Battaglia’, il suo ultimo film, che è un’opera intensa, che interroga le coscienze e si confronta senza sconti con i conflitti della nostra epoca, nel segno di una narrazione che cerca l’umano anche laddove tutto sembra perduto.
Nell’ultimo giorno del festival, invece, nella mattinata si è tenuta una conversazione intensa e partecipata all’ ‘Angolo del Conflitto’ tra il giornalista Andrea De Angelis e Agnese Pini, direttrice di Quotidiano Nazionale e presidente della casa editrice Longanesi: “Speranza è una parola difficile da riempire. Ognuno fa una piccola parte, incarnare la propria parte si avvicina alla speranza. Se i contenuti sono troppo grandi non ci provi neanche.
Fai le cose piccole è molto ma intanto costruisci. Siamo in un sistema di regole ma in certi momenti le regole vanno infrante e a quel punto ci vuole una coscienza profonda. 80 anni fa, sono un soldato, mi ordinano di uccidere, la regola è ubbidire. Ma la coscienza dice il contrario e in quel momento sei chiamato a rispondere. Come facciamo a dire di no a quell’ordine? Il coraggio è un muscolo etico”.
A seguire, sempre al Teatro Tenda, l’incontro ‘Perché il razzismo fa ridere’ con Michele Serra ha saputo intrecciare ironia e pensiero critico in un viaggio lucido tra gli ‘ismi’ contemporanei, decostruendo stereotipi e banalità con la forza sottile dell’umorismo: “Questo è un posto che raccoglie storie difficili, anche storie tragiche. Eppure si respira allegria, e ho visto un sacco di ragazzi ridere”, parlando di Rondine.
Poi ha spiegato il senso dell’umorismo: “La domanda da farsi, ed è bello farsela insieme, è dunque questa: che cosa abbiamo da ridere, tutti quanti, in un mondo nel quale, non da oggi, la tragedia è parte della vita quotidiana di molti popoli? Ridiamo perché siano incoscienti? Perché siamo cinici? Perché siamo stupidi? Ridiamo perché non sappiamo che ci sono le guerre, la violenza, che il potere spesso non è un servizio, è un crimine? No. Ridiamo perché ne abbiamo facoltà. Il senso dell’umorismo è proprio una di queste acquisizioni culturali. Una vera e propria tappa dell’evoluzione”.
A seguire il cantautore ed attivista Giovanni Caccamo, in dialogo con Sergio Valzania e con la partecipazione della studentessa di Rondine Valeriia: “Da 4 anni chiedo ai giovani cosa cambierebbero della società e in che modo. I ragazzi hanno interrotto la macchina dei sogni. Ciascuno di noi deve tornare a credere nei propri strumenti interiori, l’uomo deve tornare al centro. Tante cose possiamo fare per cambiare il mondo: azione, piccoli segnali di cambiamento, Rondine per questo mi piace tantissimo. La guerra ci fa sentire impotenti, possiamo riflettere sui conflitti. Cercare di sciogliere questi nodi è centrale, la persona con cui non ci siamo riconciliati, quelli ai quali non abbiamo chiesto scusa”.
L’incontro ha attraversato il legame tra creatività, responsabilità e pace, offrendo una testimonianza autentica sul potere della musica e delle parole per ispirare consapevolezza e impegno: “Dissi a mia madre: voglio fare il cantautore. E lei: sì, ma che lavoro farai? In Sicilia era il regno della lentezza, immotivato, e in Lombardia il regno di chi corre in tondo, altrettanto immotivato. Anni a girare a vuoto, fino all’incontro con Franco Battiato. Mi apposto, gli mollo il CD. ‘C’è un CD? Bene, ciao, ci vediamo alle 11 in spiaggia domani’. Mi presento, lui aggiunge: ‘Faccio un bagno e torno, produco il tuo cd’. La lentezza siciliana ha pagato”.
Il culmine artistico si raggiunge nel tardo pomeriggio con il concerto di chiusura ‘Immagina di Volare’ dell’Orchestra Giovanile CinqueQuarti Abreu ‘Toccati dalla musica’ di Piacenza, composta da 130 ragazzi, un progetto che incarna i valori dell’inclusione e della cittadinanza attiva attraverso la pratica musicale collettiva. L’esibizione ha emozionato e unito il pubblico in un’atmosfera di bellezza condivisa.
Fondamentale e accorato il coinvolgimento del pubblico al momento di sintesi collettiva ‘Verso YouTopic Fest 2026’, dove sono emerse testimonianze cariche di emozione, speranza e gratitudine. Nel corso dell’incontro, il pubblico ha potuto partecipare attivamente a un momento corale di restituzione e ascolto: studenti, relatori, cittadini e partecipanti hanno condiviso riflessioni e spunti emersi durante il festival, sottolineando la necessità di continuare a costruire spazi in cui le differenze non siano muri, ma porte aperte.
E’ stato in questa cornice che Franco Vaccari, presidente e fondatore di Rondine, ha annunciato il tema della prossima edizione, che guiderà il lavoro di un intero anno e sarà il cuore di YouTopic Fest 2026, in programma dal 5 al 7 giugno 2026: ‘Inquietudine – Come custodire la scintilla dell’umano?’
Infine, a concludere il Festival è stato il Giubileo delle culture, dei popoli e delle religioni, una celebrazione interreligiosa presieduta dal vescovo di Arezzo, mons. Andrea Migliavacca, insieme a rappresentanti di diverse fedi che si è tenuta nella Cappellina di Rondine, riconosciuta come Chiesa Giubilare, luogo di preghiera e pellegrinaggio in occasione dell’Anno Santo: “A Gerusalemme ci sono popoli da tutte le parti del mondo che parlano lingue diverse, ma tutte si trovano radunate, capite, accolte dal dono dello Spirito Santo. La celebrazione a cui stiamo partecipando vuole celebrare oggi, nel giorno di Pentecoste, lo Spirito che raduna, che regala la lingua, che ci permette di comunicare, di creare legami tra di noi, lo Spirito che ci dona la pace”.
YouTopic Fest 2025 si svolge con il patrocinio del Ministro per lo Sport e i Giovani, della Regione Toscana, del Consiglio Regionale della Toscana, della Provincia di Arezzo, del Comune di Arezzo, della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, del Comune di Castiglion Fibocchi e dell’Unione dei Comuni del Pratomagno. Il festival è realizzato con il contributo del PR FSE+ 2021-2027 della Regione Toscana e di Poste Italiane. Tra i principali sostenitori figurano anche la Camera di Commercio Arezzo Siena, il Centro Chirurgico Toscano, Chimet S.p.A., Federcasse Italia (Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali), l’Istituto del Credito Sportivo, Itas e Unioncamere. Collaborano al festival numerosi partner, tra cui Andrea Migliorati Fotografo, la Banca Popolare di Cortona, Coingas, EllErre, Estra, Fattoria La Vialla, Fondazione Arezzo InTour, Fondazione Giuseppe e Adele Baracchi, Fondazione KON, Fondazione Il Cuore si Scioglie, UniCoop Firenze, Forma, Filarete, Live95, Logigas, Lorenzo Pagliai Fotografo, Lucky Red, Marconi Arredamenti, Pastificio Fabianelli, Sebach, TLF, Vestri Cioccolato e Wacebo.
L’invito di papa Francesco ai gesuiti portoghesi a ‘muovere l’acqua’
Nello scorso 5 agosto, durante il suo viaggio apostolico in Portogallo in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, papa Francesco ha incontrato i gesuiti, come ha riportato ‘La Civiltà Cattolica’, presso il ‘Colégio de São João de Brito’, una scuola gestita dalla Compagnia di Gesù, salutato dal provinciale, p. Miguel Almeida:





























