Tag Archives: giovani

Papa Leone XIV invita i giovani statunitensi a sognare

“Ora è il momento di sognare in grande, di essere aperti a ciò che Dio può fare attraverso le vostre vite. Essere giovani spesso porta con sé il desiderio di fare qualcosa di significativo, qualcosa che faccia davvero la differenza. Molti di voi sono pronti ad essere generosi, ad aiutare coloro che amano, a lavorare per qualcosa di più grande di voi stessi. Come ci ha ricordato Benedetto XVI, non siamo fatti per la comodità. Siamo fatti per la grandezza. Siamo fatti per Dio stesso”: così ha detto papa Leone XIV ai 16.000 giovani cattolici statunitensi riuniti al Lucas Oil Stadium di Indianapolis, che domani concludono l’incontro della National Catholic Youth Conference, il più grande evento annuale che raduna i giovani cattolici degli Usa.

Le riflessioni dei giovani delle high schools hanno toccato temi come la preghiera, le fragilità, il perdono, l’Intelligenza Artificiale ed il futuro della Chiesa, a cui il papa ha proposto di seguire la strada della santità:  “Il mondo ha bisogno di famiglie sante che trasmettano la fede e mostrino l’amore di Dio nella vita quotidiana. Se sentite di poter essere chiamati al matrimonio, pregate per un coniuge che vi aiuti a crescere nella santità e nella fede. Alcuni di voi potrebbero essere chiamati al sacerdozio. Se sentite questa chiamata nel cuore, non ignoratela. Parlate con un sacerdote di cui vi fidate. Altri potrebbero essere chiamati alla vita consacrata, per essere testimoni di una vita gioiosa, completamente donata a Dio. Non abbiate paura. Chiedete al Signore di guidarvi, di mostrarvi il Suo piano. Confidate in Gesù”.

E’ stato un invito a non disperare del perdono di Dio: “Potremmo avere difficoltà a perdonare, ma il cuore di Dio è diverso. Dio non smette mai di invitarci a tornare a Lui. Quindi sì, può essere scoraggiante quando cadiamo. Ma non concentratevi solo sui vostri peccati. Guardate a Gesù, confidate nella sua misericordia e andate da lui con fiducia. Lui vi accoglierà sempre a casa… Pensate ai vostri amici più cari. Se stessero soffrendo, parlereste con loro, li ascoltereste e restereste loro vicino. Il nostro rapporto con Gesù è simile”.

Ma non poteva mancare una domanda sull’intelligenza artificiale: “L’intelligenza artificiale sta diventando una delle caratteristiche distintive del nostro tempo. Usare l’intelligenza artificiale in modo responsabile significa usarla in modi che ti aiutano a crescere, mai in modi che ti distraggono dalla tua dignità o dalla tua chiamata alla santità. L’intelligenza artificiale può elaborare le informazioni rapidamente, ma non può sostituire l’intelligenza…

La tecnologia può davvero aiutarci in molti modi, anche nel vivere la nostra fede cristiana. Ci offre strumenti incredibili per pregare, per leggere la Bibbia, per approfondire ciò in cui crediamo. E ci permette di condividere il Vangelo con persone che altrimenti non incontreremmo di persona. Ma non potrà mai sostituire le relazioni reali, faccia a faccia”.

Ed ecco l’invito a seguire l’esempio di san Carlo Acutis: “Quindi, sebbene la tecnologia possa metterci in contatto, non è la stessa cosa che essere fisicamente presenti. Dobbiamo usarla con saggezza, senza lasciare che offuschi le nostre relazioni. L’esempio virtuoso è quello di san Carlo Acutis, che metteva le sue capacità tecnologiche al servizio degli altri, esercitando disciplina e mantenendo ‘chiare’ le sue priorità.

Cari amici, vi incoraggio a seguire l’esempio di Carlo Acutis: siate consapevoli del tempo che trascorrete davanti allo schermo e assicuratevi che la tecnologia sia al servizio della vostra vita, e non il contrario”.

Però i giovani hanno la necessità di comunicare il proprio ‘stato d’animo’ ed il papa ha consigliato di affidarsi ad amici che riescono ad essere stimolo: “Nel mio tempo trascorso con i giovani ho visto come portiate gioie e speranze autentiche, ma anche difficoltà e fardelli pesanti. Dio si fa tuttavia sempre vicino, anche tramite le persone che mette sul nostro cammino.

Quando trovate qualcuno di cui vi fidate veramente, non abbiate paura di aprire il vostro cuore. E’ molto importante avere fiducia autentica, ma quando la avete sappiate che loro potranno aiutarvi a capire cosa state provando e sostenervi lungo il cammino. E’ anche importante pregare per ricevere il dono di amici sinceri. Un vero amico non è solo qualcuno con cui è piacevole stare insieme (anche se questo è un aspetto positivo) ma qualcuno che ti aiuta ad avvicinarti a Gesù e ti incoraggia a diventare una persona migliore”.

Altra domanda ha riguardato i giovani nella Chiesa con l’invito del papa ad essere protagonisti, come ha fatto san Pier Giorgio Frassati: “Gesù desidera che tutti si avvicinino a lui, e vedo questo desiderio soprattutto quando incontro giovani che cercano sinceramente Dio. La Chiesa ha bisogno di tutti noi, compresi voi, mentre avanziamo verso il futuro che Dio sta preparando…

Voi non siete solo il futuro della Chiesa, voi siete il presente! Le vostre voci, le vostre idee, la vostra fede sono importanti oggi, e la Chiesa ha bisogno di voi. La Chiesa ha bisogno di quello che vi è stato dato per essere condiviso con noi…

La vera differenza, inoltre, nasce da una fede radicata nella quotidianità, mettendosi anche al servizio dei poveri, alla stregua di un altro giovane santo, Pier Giorgio Frassati. Vi invito quindi a riflettere su queste domande: Cosa posso offrire alla Chiesa per il futuro? Come posso aiutare gli altri a conoscere Cristo? Come posso costruire pace e amicizia intorno a me?”

Ed ecco l’invito a partecipare alla vita sociale con l’avviso a porre “attenzione a non usare categorie politiche per parlare di fede. La Chiesa non appartiene ad alcun partito politico; piuttosto, la Chiesa aiuta a formare la vostra coscienza affinché possiate pensare e agire con saggezza e amore”.

Infine ha chiesto ai giovani di non perdere occasione di sognare: “Ora è il momento di sognare in grande e di essere aperti a ciò che Dio può fare attraverso le vostre vite. Essere giovani spesso comporta il desiderio di fare qualcosa di significativo, qualcosa che faccia davvero la differenza. Molti di voi sono pronti a essere generosi, ad aiutare coloro che amano o a lavorare per qualcosa di più grande di voi stessi. … Nel profondo, desideriamo la verità, la bellezza e la bontà perché siamo stati creati per esse. E questo tesoro che cerchiamo ha un nome: Gesù, che vuole essere trovato da voi.

(Foto: Santa Sede)

Il Rock Cristiano per la pace: serata a Jesi di “preghiera in musica” con i The Branches

Domani, lunedì 3 novembre, alle ore 19, il gruppo Rock Cristiano dei The Branches animerà nella Chiesa dell’Adorazione di Jesi (piazza della Repubblica 4) un incontro di preghiera, musica e adorazione eucaristica per la pace. Tra i fondatori della band, nata nel 2016 per un’ispirazione nata durante la GMG di Cracovia, Cristiano Coppa, che è insegnante di religione, musicista, cantante e compositore originario di Jesi.

Per dieci anni (dal 2001 al 2011) ha suonato il basso nel gruppo Heavy Metal di Fabriano Death Riders, un progetto nato tra i banchi scuola grazie al quale ha pubblicato nel 2011 il primo album Through Centuries of Dust. Successivamente intraprende un progetto solista di Christian Metal che lo porterà, nel 2022, ha editare il suo EP (cioè, album breve) intitolato Prayer in The Battlefield (Preghiera sul campo di battaglia). Nel 2023 pubblica il singolo Chains Of Sadness, per la promozione del quale l’omonimo video grazie alla collaborazione del videomaker israeliano Eli Lev. L’abbiamo incontrato mentre è impegnato nella promozione dell’ultimo singolo dei The BranchesGuidami”.

Con i The Branches hai in programma una particolare “preghiera in musica” per la Pace in una chiesa di Jesi, organizzata con l’aiuto del vescovo Mons. Paolo Ricciardi, ce ne puoi parlare?

Si tratta di un momento di preghiera e musica per chiedere al Signore il ritorno della Pace nel mondo e, soprattutto, in Terra Santa e in Ucraina. La serata è aperta a tutti e confidiamo sarà partecipata non solo da chi frequenta abitualmente la chiesa dell’Adorazione di Jesi. Siamo davvero felici di aver promosso questa iniziativa, alla quale come hai anticipato parteciperà anche il nostro vescovo Don Paolo Ricciardi. Personalmente invito chi può prendervi parte o, se impossibilitato, a organizzarne ed a viverne di simili!

Come si articolerà il concerto-preghiera del 3 novembre?

Dal punto di vista musicale presenteremo dal vivo brani del nostro repertorio, costituito principalmente da cover di grandi gruppi e interpreti del Rock Cristiano come i The Sun, i Reale, Hillsong, Chris Tomlin, i Planetshakers, ecc…. Recentemente abbiamo pubblicato il nostro primo singolo “Guidami”, una preghiera dai toni meditativi e intimi. Stiamo già lavorando in studio al nostro secondo singolo “My Saviour King” dalle sonorità hard rock/heavy metal. Il 3 novembre nella chiesa dell’Adorazione di Jesi animeremo il nostro incontro di preghiera e di adorazione per la pace alternando diverse canzoni del nostro repertorio, compresa Guidami che in sostanza è una preghiera di affidamento al Signore, con dei brani sul tema della pace in generale.

Veniamo ora al Christian Metal, un genere musicale che ha assunto da alcuni decenni una specifica rilevanza all’interno del Rock contemporaneo. A quali artisti internazionali ti ispiri?

A livello internazionale, per quanto riguarda il Christian Metal o White Metal, ho trovato una grande fonte di ispirazione negli Stryper, nei Theocracy, nei Saviour Machine, ma anche in band che non rientrano formalmente nel genere pur condividendone i contenuti, come gli Warlord e gli W.A.S.P. dopo la conversione al Cristianesimo del leader Blackie Lawless.

Come ci puoi descrivere la scena italiana dell’Heavy Metal d’ispirazione cristiana?

La scena italiana, sia in ambito rock che in quello Metal di ispirazione cristiana, è ancora poco supportata e sviluppata. Purtroppo, nel nostro Paese, il monopolio della musica leggera da una parte e un certo bigottismo dall’altra hanno portato sempre a boicottare e demonizzare fin dalle origini il vero Rock (intendo non quello annacquato e mainstream) e quindi anche il Metal. Senza dubbio hanno dato una buona risonanza al Rock Cristiano gruppi come The Sun, i Reale e i Kantiere Kairos. In ambito Metal chi ha dato recentemente più risalto al genere sono sicuramente i Metatrone ma esistono anche molte altre band, ricordo per esempio con affetto Fratello Metallo,  pseudonimo di Cesare Bonizzi [(1946-2024), frate francescano] che, fino a una ventina di anni fa, benediceva le edizioni del più importante festival musicale italiano del genere, Gods Of Metal, prima dell’inizio dei concerti.

Ci descrivi il testo di Prayer in The Battlefield, un brano nel quale si riesce molto bene a mio avviso a dare grande rilievo al significato spirituale del messaggio assieme alla musica…

Prayer In The Battlefield è una canzone che parla di sogni infranti, di anime che vogliono essere liberate e di un campo di battaglia da cui si leva una preghiera incessante. È un brano che vuole infondere speranza proprio in quei frangenti (purtroppo attuali) che vedono la corruzione, la violenza e l’ingiustizia minacciare le sorti dell’umanità. È un grido dell’anima che, di fronte al naufragare di ogni speranza, torna ad accendersi grazie alla scintilla divina che dona nuova forza alla lotta spirituale.

Ci parli ora del tuo singolo solista Chains Of Sadness, uscito a poca distanza dallo scoppio della guerra a Gaza?

Chains Of Sadness è un brano che vuole far sentire, non solo pensare, il dramma e l’assurdità della guerra. La spirale di violenza e di devastazione a cui assistiamo ogni giorno nasce da un sacrificio celebrato sull’altare sbagliato: quello del potere. È una canzone che mette in guardia da un rischio ricorrente: ogni volta che, nella coscienza, sacrifichiamo la nostra umanità in cambio di ciò che non è vita, inneschiamo la miccia di un nuovo massacro. Quando ho scritto il brano, nei primi mesi del 2023, avevo davanti agli occhi le immagini strazianti della guerra in Ucraina, in questi mesi uno scenario altrettanto straziante si sta ripetendo in Terra Santa

Rapporto Immigrazione: i giovani sono una risorsa

I giovani di origine straniera, nati o cresciuti in Italia, sono i protagonisti silenziosi della trasformazione del Paese. Non solo destinatari di interventi, ma generatori di speranza, portatori di identità plurali e di un futuro da costruire insieme: è il messaggio al centro della 34^ edizione del ‘Rapporto Immigrazione’, realizzato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, intitolato ‘Giovani, testimoni di speranza’, con gli interventi di mons. Carlo Redaelli (presidente di Caritas Italiana), Manuela Di Marco (Caritas Italiana), Simone Varisco (Migrantes), Maurizio Ambrosini (Uni Milano), Noura Ghazoui (presidente Conngi), Rosanna Rabuano (Ministero dell’Interno), Alberto Caldana (Festival della migrazione), mons. Pierpaolo Felicolo (direttore Migrantes).

Il volume (392 pagine, con la firma di 48 tra curatori e collaboratori), dopo una premessa sul contesto internazionale, offre una rappresentazione della situazione degli immigrati residenti in Italia secondo otto ambiti di vita quotidiana: cittadinanza, economia, scuola, sanità, disagio sociale, sport, comunicazione e appartenenza religiosa.

La sfida raccolta dal Rapporto è quella di provare a fare dei tanti volti della mobilità il volto composito di un Paese. In Italia, gli stranieri regolarmente residenti sono oltre 5.400.000, pari al 9,2% della popolazione. Nel 2024, più del 21% dei nuovi nati aveva almeno un genitore straniero. I principali Paesi di origine dei cittadini stranieri in Italia restano i medesimi rispetto al recente passato, ma negli ultimi anni si osserva una crescita significativa di nuovi arrivi dal Perù e Bangladesh. Tutto questo si registra in un contesto globale in cui, nel 2025, nel mondo si contano 304.000.000 migranti internazionali, il doppio rispetto al 1990, ed oltre 123.000.000 profughi e sfollati.

Il Rapporto 2025 pone al centro i giovani con background migratorio, che rappresentano una risorsa vitale per la società italiana. Molti di loro affrontano difficoltà nel riconoscimento e nella partecipazione, ma la loro esperienza è una narrazione vivente di speranza e cambiamento. «Dare loro spazio non è un favore, ma un investimento per il futuro dell’Italia, che si costruisce anche – e soprattutto – con chi ha il coraggio di sognarlo, da dentro e da fuori», sottolineano Caritas Italiana e Fondazione Migrantes nell’introduzione al volume.

Nel 2024 gli occupati in Italia sono stati 24.000.000, di cui oltre 2.500.000 stranieri (10,5%) e crescono i rapporti di lavoro attivati con cittadini stranieri (+5,8% in un anno), ma persistono disuguaglianze e sfruttamento, soprattutto nel settore agricolo e in quello dei servizi. Le difficoltà abitative restano un nodo cruciale: l’indagine Caritas-Migrantes evidenzia forti discriminazioni e barriere di accesso alla casa per le famiglie straniere. Sul fronte economico, mentre l’incidenza della povertà tra i cittadini italiani si attesta al 7,4%, tra gli stranieri raggiunge il 35,1% (sono 1.727.000 i cittadini stranieri in condizione di povertà assoluta).

La disoccupazione, pur calando nel complesso (-14,6%), migliora soprattutto per gli italiani (-16%), meno per i non comunitari (-5,9%), che restano a un tasso del 10,2% contro il 6,1% degli italiani. Anche sul fronte dell’inattività, il quadro è diseguale: se dal 2021 il calo è stato di 2,2 punti, tra il 2023 e il 2024 il dato resta stabile, con un preoccupante +6,1% per i non comunitari. Nel complesso, emerge un mercato del lavoro fortemente segmentato, dove le opportunità non si distribuiscono in modo omogeneo né tra italiani e stranieri, né tra uomini e donne.

Parallelamente, cresce il ruolo attivo degli stranieri: nel 2024 sono stati attivati 2.673.696 rapporti di lavoro con cittadini stranieri, pari al 25% del totale (+5,8% rispetto al 2023). Le assunzioni si concentrano nel Nord-Ovest (340.000) e nel Nord-Est (267.000), dove la quota di stranieri  supera il 21%, mentre il Sud e le Isole, pur con un’incidenza minore (16,6%), registrano l’incremento più marcato (+13,6%).

Accanto a questi elementi di dinamismo, restano aperte diverse criticità: la bassa partecipazione dei cittadini stranieri alle attività formative, le contraddizioni della gig economy, la diffusione del caporalato (tradizionale e digitale) e le incognite legate al futuro della care economy. Nonostante ciò, il mercato del lavoro italiano mostra una crescente dipendenza dalla manodopera immigrata, indispensabile per industria, servizi e welfare. L’agricoltura è un esempio emblematico: dal 2010 al 2024 il numero di lavoratori stranieri è raddoppiato, superando le 426.000 unità, con un’incidenza passata da un lavoratore su quattro ad uno su tre.

Nell’anno scolastico 2023/2024 è stata registrata la presenza di 910.984 alunni con cittadinanza non italiana, con un’incidenza pari all’11,5%, segno di una società sempre più multiculturale. La grande maggioranza dei figli di immigrati è nata e cresciuta in Italia: ragazze e ragazzi italiani di fatto, ma privi di cittadinanza formale. Sebbene la presenza di giovani con background migratorio nelle classi italiane sia di norma un valore aggiunto, negli ultimi mesi politica e mezzi di comunicazione hanno proposto analisi preoccupate e allarmi educativi e sociali in relazione a fatti di violenza che hanno avuto come protagonisti ragazzi e ragazze di origine straniera, spesso minorenni. La scuola (come l’università) può svolgere un ruolo importante nel necessario lavoro di costruzione e di cura dei legami sociali e di prossimità, di invenzione e di moltiplicazione di spazi e forme di interazione.

Lo sport si conferma terreno fertile di inclusione e cittadinanza attiva; tuttavia, soltanto il 35% delle ragazze straniere pratica attività sportiva, contro il 62% delle coetanee italiane, e merita attenzione il fenomeno dello sport trafficking, cioè il traffico internazionale di giovani atleti Sul piano della appartenenza religiosa, tassello fondamentale nella comprensione del senso di partecipazione alla comunità, si stima che all’inizio del 2025 il totale dei cristiani abbia superato ancora la maggioranza assoluta degli stranieri residenti in Italia, raggiungendo il 51,7%, seppure in netto calo rispetto al 53% stimato per il 2024.

Per le Acli le armi producono guerra

Nell’ultima giornata del 56° Incontro nazionale di Studi delle Acli, svoltosi nell’ultimo week end di settembre, il presidente nazionale. Emiliano Manfredonia, ha richiamato il ruolo della politica in un tempo segnato da conflitti e paure: “La prospettiva ultima per i cristiani non è la sicurezza ma la Salvezza, perché la sicurezza, costruita dall’uomo, rischia di diventare chiusura e conflitto; la Salvezza invece è dono, si costruisce giorno per giorno nella giustizia, nel perdono, nella cura reciproca. E’ questo lo sguardo che serve oggi, oltre le paure, per ritessere la democrazia”.

Manfredonia ha poi ammonito sul rischio di ridurre la politica a strumento di stigmatizzazione e divisione: “La stessa paura, tradotta in azione politica, ad alcuni fornisce solo l’occasione per demonizzare un atto dall’alto valore profetico come quello della Flotilla, invece di sforzarsi di riconoscerne il valore e offrire mediazione, come hanno fatto i cardinali Zuppi e Pizzaballa e il presidente Mattarella”.

Un appello che si lega anche alla denuncia della corsa globale al riarmo: “La spesa militare mondiale ha raggiunto cifre record, e l’Europa rischia di sacrificare il Green Deal per il Re-ArmEu. Difendere la pace con la guerra è un paradosso che consegna debiti e insicurezza alle nuove generazioni. La pace, invece, è pienezza di vita, e richiede politiche di giustizia sociale, lavoro dignitoso e cooperazione internazionale”.

Nella relazione conclusiva il presidente aclista ha sottolineato la crisi nel mondo: “Il report annuale del Global Network Against Food Crises3 ha evidenziato come il 2025 sia il sesto anno consecutivo di crescita per il numero di persone afflitte dalla fame, anche a causa dei conflitti. Le stime parlano di oltre 300.000.000 di persone che si trovano in situazione di carestia: se ci pensiamo, è come se cinque volte la popolazione del nostro Paese si trovasse senza cibo e senza acqua.

Ed ancora i conflitti, così come l’insicurezza alimentare, il saccheggio dell’ambiente sono spesso alla radice anche del fenomeno migratorio, dei grandi spostamenti di intere comunità. Il numero di persone sfollate è quasi raddoppiato nell’ultimo decennio: come riportato dalle Nazioni Unite, alla fine di aprile scorso il flusso migratorio forzato ha riguardato oltre 120.00.000 di persone”.

E si amplia sempre più il divario tra ricchi e poveri: “Parallelamente, mentre nel mondo si registrano sempre più conflitti, violenza e catastrofi, naturali e umane, continuano ad ampliarsi notevolmente le disuguaglianze. La guerra, così come aveva fatto anche la pandemia da COVID-19, ha dimostrato di avere un impatto fortemente asimmetrico sulla popolazione mondiale. Così, mentre sempre più persone vengono toccate dai conflitti in maniera diretta o indiretta, a livello globale un nucleo sempre più ristretto di persone gode di una sempre più schifosamente enorme ricchezza.

Nel 2024, secondo Oxfam, la ricchezza dei miliardari è cresciuta di $ 2.000.000.000.000, tre volte più velocemente del 2023; contestualmente, 3.500.000.000.000 persone vivono con meno di $ 6,85 al giorno. Soltanto qualche giorno fa, nella classifica degli uomini più ricchi del mondo, il fondatore di Oracle, Larry Ellison, ha ottenuto il primo posto grazie all’impennata delle azioni della sua azienda di software, che gli è valso un guadagno di oltre cento miliardi in meno di 24 ore. Ovvero, un introito superiore al Pil annuo di interi Paesi come Angola, Ghana, Tanzania, Costa d’Avorio e Camerun”.

Quindi per ottenere la pace non occorre il riarmo: “E, invece, la politica tutta e i nostri governi, ormai ciechi e sordi, sembrano riporre le speranze solo e soltanto nel riarmo, provando a legittimare quasi quotidianamente quel paradosso logico che porta a ‘difendere la pace con la guerra’. Una corsa spasmodica a voler tutelare o affermare una posizione di forza o la propria supremazia, a spese delle nuove generazioni.

Cosa sono quel 5% del PIL da destinare alla Difesa su richiesta della NATO o il dispositivo ‘SAFE’, per l’Europa (che prima non a caso volevano chiamare Re-ArmEu) se non ingenti debiti che lasceremo sulle spalle della NextGeneration (quella che dovevamo tutelare e rendere resiliente) per dare ulteriore corpo e spazio alla forza militare, generando solo un mercato di morte?..

La stessa applicazione della legge del più forte, tradotta in istanze securitarie e senza grande respiro la possiamo vedere nel metodo di governo dell’Esecutivo nazionale, nel piccolo – s’intende! – perché non molto influente sul piano internazionale, con contraddizioni reali tra le forze politiche di maggioranza e un sistema di governo dove ci si fa forti con i deboli e deboli con i forti, come ad esempio le banche”.

Ed ha chiesto di non stupirsi se i giovani non esaudiscono i ‘nostri’ desideri: “Non stupiamoci, poi, se quei giovani che andiamo ad interpellare (come ha fatto il nostro IREF con Demetra, in collaborazione con GA) non hanno più fiducia nelle istituzioni! Guarda caso, poi, i temi che risultano trasversali anche a colori politici diversi o a chi non riesce a collocarsi politicamente sono temi a noi molto cari e vicini: lavoro povero, disuguaglianze, sostenibilità climatica e generazionale. Dobbiamo dar loro delle risposte concrete! Risposte che anche la nostra Europa, sembra non saper più dare: che sta facendo in relazione al disordine globale che vediamo? Che sta dicendo?”

Riprendendo il ‘Discorso sullo Stato dell’Unione’ della presidente della Commissione europea, Von der Leyen, il presidente aclista è molto preoccupato: “Pietanze senza sale, cercando di non scontentare nessuno. Ma anche se facciamo qualche passo indietro, andando oltre quel discorso, per approfondire quelle che sono state le scelte politiche di questo ‘governo europeo’, non c’è molto di cui esser felici.

Politiche industriali e ambientali non complete che sono state rapidamente archiviate a beneficio della strategia di riarmo. Abbiamo messo da parte il Green Deal (che magari doveva solo essere rivisto e rimodulato) e l’attenzione per l’ambiente e del nostro futuro per occuparci di armi”.

A proposito di giovani questi sono i dati che emergono dalla ricerca ‘Né dentro, né contro? I giovani e la politica: percezioni, esperienze e condizioni di partecipazione’, a cura di IREF – Acli: la base si costruisce prima dei 18 anni. Il 32,5% dichiara una doppia socializzazione (famiglia + scuola); solo il 22% non ha ricevuto alcuna sollecitazione politica in età precoce. Dove la socializzazione è più forte, cresce anche l’impegno prima della maggiore età.

    Partecipazione “ibrida” e concreta. Negli ultimi 12 mesi il 55,5% ha fatto attivismo online, il 38,3% volontariato sociale, il 38,1% azioni dirette; il 21,2% volontariato politico e il 30% donazioni a partiti/associazioni. La spinta varia a seconda del canale di socializzazione, che sia la famiglia o la scuola.

Tra i giovani con doppia socializzazione, chi ha sperimentato lavoro ‘in nero’ mostra alta attivazione socio-politica nel 32,7% dei casi (contro 8,5% tra i non precari). L’87,6% indica lavoro precario e bassi redditi come primo problema generazionale.

Il documento individua alcune linee su cui viene chiesta un’alleanza con le istituzioni politiche, scolastiche, territoriali per la partecipazione under35 che propone una ricetta per sostenere la partecipazione under35 fondata su due pilastri: da un lato la creazione di nuovi spazi di protagonismo, gratuiti, accessibili e inclusivi; dall’altro una nuova forma di educazione politica, capace di partire dalla scuola e dalle associazioni per nutrire fiducia, responsabilità e futuro.

Da un lato la richiesta di nuovi spazi gratuiti e accessibili /case della cittadinanza giovanile, laboratori, luoghi digitali e fisici di protagonismo) dall’altro la necessità di un’educazione civica e democratica più diffusa e continuativa, capace di accompagnare i ragazzi sin dai primi anni di scuola, attraverso patti di comunità, percorsi di educazione civica più esperienziali.

Un impegno condiviso che punta a superare approcci paternalistici e a riconoscere i giovani come soggetti politici a pieno titolo, in grado di rigenerare la democrazia con linguaggi, forme e immaginari propri. Alle istituzioni si chiede una maggiore capacità di coinvolgere i giovani nei processi deliberativi e nelle scelte di sviluppo delle città.

Anche sul tema di come reimmaginare città più eque e sostenibili, spazi urbani più umani e forme di abitare più economiche e accessibili, i giovani possono dare un contributo importante a partire dalla loro spiccata sensibilità per la sostenibilità sociale e ambientale.

Quindi per le ACLI la sfida è chiara: ricostruire i legami tra generazioni e tra cittadini e istituzioni, affinché i giovani possano diventare non semplici destinatari di politiche, ma protagonisti attivi del cambiamento sociale e democratico.

(Foto: Acli)

Papa Leone XIV invita i giovani a dare testimonianza

“All’inizio di questo mio primo messaggio rivolto a voi, desidero anzitutto dirvi grazie! Grazie per la gioia che avete trasmesso quando siete venuti a Roma per il vostro Giubileo e grazie anche a tutti i giovani che si sono uniti a noi nella preghiera da ogni parte del mondo. E’ stato un evento prezioso per rinnovare l’entusiasmo della fede e condividere la speranza che arde nei nostri cuori! Perciò facciamo in modo che l’incontro giubilare non rimanga un momento isolato, ma segni, per ognuno di voi, un passo avanti nella vita cristiana e un forte incoraggiamento a perseverare nella testimonianza della fede”: nel primo messaggio per la Giornata mondiale della Gioventù, che si celebra nelle diocesi domenica 23 novembre, intitolato ‘Anche voi date testimonianza, perché siete con me’, tratto dal passo del vangelo di san Giovanni, papa Leone XIV ringrazia i giovani che hanno partecipato al giubileo.

Il tema del messaggio apre un percorso che arriva fino a Seoul, città che ospita la prossima Giornata mondiale della Gioventù nel 2027: “Con la forza dello Spirito Santo, da pellegrini di speranza ci prepariamo a diventare testimoni coraggiosi di Cristo. Iniziamo dunque, da ora, un percorso che ci guiderà fino all’edizione internazionale della GMG a Seoul, nel 2027. In tale prospettiva, vorrei soffermarmi su due aspetti della testimonianza: la nostra amicizia con Gesù, che accogliamo da Dio come dono; e l’impegno di ciascuno nella società, come costruttori di pace”.

Infatti l’amico è anche un testimone: “La testimonianza cristiana nasce dall’amicizia con il Signore, crocifisso e risorto per la salvezza di tutti. Essa non si confonde con una propaganda ideologica, ma è un vero principio di trasformazione interiore e di sensibilizzazione sociale. Gesù ha voluto chiamare ‘amici’ i discepoli ai quali ha fatto conoscere il Regno di Dio e ha chiesto di rimanere con Lui, per formare la sua comunità e per inviarli a proclamare il Vangelo. Quando dunque Gesù ci dice: ‘Date testimonianza’, ci sta assicurando che ci considera suoi amici”.

Gesù conosce il cuore di ciascuno, chiamandoci amici: “Lo sguardo di Gesù, che vuole sempre e solo il nostro bene, ci precede. Non ci vuole come servi, né come ‘attivisti’ di un partito: ci chiama a stare con Lui come amici, perché la nostra vita venga rinnovata. E la testimonianza deriva spontaneamente dalla gioiosa novità di questa amicizia. E’ un’amicizia unica, che ci dona la comunione con Dio; un’amicizia fedele, che ci fa scoprire la nostra dignità e quella altrui; un’amicizia eterna, che neanche la morte può distruggere, perché ha nel Crocifisso risorto il suo principio”.

Ed il racconto evangelico dell’apostolo Giovanni è una testimonianza dell’amicizia di Gesù: “Tutto il racconto precedente viene riassunto come una ‘testimonianza’, piena di gratitudine e di stupore, da parte di un discepolo che non dice mai il proprio nome, ma si definisce ‘il discepolo che Gesù amava’. Questo appellativo è il riflesso di una relazione: non è il nome di un individuo, ma la testimonianza di un legame personale con Cristo. Ecco cosa importa davvero per Giovanni: essere discepolo del Signore e sentirsi amato da Lui”.

La testimonianza cristiana è frutto di una relazione: “Comprendiamo allora che la testimonianza cristiana è frutto della relazione di fede e di amore con Gesù, nel quale troviamo la salvezza della nostra vita. Ciò che scrive l’apostolo Giovanni vale anche per voi, carissimi giovani. Siete invitati da Cristo a seguirlo e a sedervi accanto a Lui, per ascoltare il suo cuore e condividere da vicino la sua vita! Ognuno per Lui è un ‘discepolo amato’, e da questo amore nasce la gioia della testimonianza”.

Anche Giovanni Battista è stato un testimone: “Pur godendo di grande fama fra il popolo, egli sapeva bene di essere solo una ‘voce’ che indica il Salvatore: ‘Ecco l’Agnello di Dio’. Il suo esempio ci ricorda che il vero testimone non ha l’obiettivo di occupare la scena, non cerca seguaci da legare a sé. Il vero testimone è umile e interiormente libero, anzitutto da sé stesso, cioè dalla pretesa di essere al centro dell’attenzione. Perciò è libero di ascoltare, di interpretare e anche di dire la verità a tutti, anche di fronte ai potenti”.

Quindi la testimonianza è ‘uscire’: “Da Giovanni il Battista impariamo che la testimonianza cristiana non è un annuncio di noi stessi e non celebra le nostre capacità spirituali, intellettuali o morali. La vera testimonianza è riconoscere e mostrare Gesù, l’unico che ci salva, quando Egli appare. Giovanni lo riconobbe tra i peccatori, immerso nella comune umanità. Per questo papa Francesco ha tanto insistito: se non usciamo da noi stessi e dalle nostre zone di comodità, se non andiamo verso i poveri e chi si sente escluso dal Regno di Dio, noi non incontriamo e non testimoniamo Cristo. Smarriamo la dolce gioia di essere evangelizzati e di evangelizzare”.

Inoltre il testimone è un missionario: “In questo modo voi giovani, con l’aiuto dello Spirito Santo, potete diventare missionari di Cristo nel mondo. Tanti vostri coetanei sono esposti alla violenza, costretti ad usare le armi, obbligati alla separazione dai propri cari, alla migrazione e alla fuga. Molti mancano dell’istruzione e di altri beni essenziali. Tutti condividono con voi la ricerca di senso e l’insicurezza che l’accompagna, il disagio per le crescenti pressioni sociali o lavorative, la difficoltà di affrontare le crisi familiari, la sensazione dolorosa della mancanza di opportunità, il rimorso per gli errori commessi. Voi stessi potete mettervi al fianco di altri giovani, camminare con loro e mostrare che Dio, in Gesù, si è fatto vicino ad ogni persona”.

Però la testimonianza non è mai facile: “Nei Vangeli troviamo spesso la tensione fra accoglienza e rifiuto di Gesù: ‘La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta’. In modo simile, il discepolo-testimone sperimenta in prima persona il rifiuto e a volte persino l’opposizione violenta. Il Signore non nasconde questa dolorosa realtà: ‘Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi’… E’ ciò che hanno fatto i martiri fin dall’inizio della Chiesa”.

Quindi il testimone può essere anche perseguitato: “Ancora oggi, in tanti luoghi del mondo, i cristiani e le persone di buona volontà soffrono persecuzione, menzogna e violenza. Forse anche voi siete stati toccati da questa dolorosa esperienza e forse siete stati tentati di reagire istintivamente mettendovi al livello di chi vi ha rifiutato, assumendo atteggiamenti aggressivi… Non lasciatevi dunque scoraggiare: come i santi, anche voi siete chiamati a perseverare con speranza, soprattutto davanti a difficoltà e ostacoli”.

Infine dalla testimonianza nasce la fraternità: “Dall’amicizia con Cristo, che è dono dello Spirito Santo in noi, nasce un modo di vivere che porta in sé il carattere della fraternità. Un giovane che ha incontrato Cristo porta ovunque il ‘calore’ ed il ‘sapore’ della fraternità, e chiunque entra in contatto con lui o con lei è attratto in una dimensione nuova e profonda, fatta di vicinanza disinteressata, di compassione sincera e di tenerezza fedele. Lo Spirito Santo ci fa vedere il prossimo con occhi nuovi: nell’altro c’è un fratello, una sorella!”

Tale testimonianza apre al mondo con l’invito ad essere ‘artigiani di pace’: “La testimonianza della fraternità e della pace, che l’amicizia con Cristo suscita in noi, ci solleva dall’indifferenza e dalla pigrizia spirituale, facendoci superare chiusure e sospetti. Ci lega inoltre gli uni agli altri, sospingendoci a impegnarci insieme, dal volontariato alla carità politica, per costruire nuove condizioni di vita per tutti. Non seguite chi usa le parole della fede per dividere: organizzatevi, invece, per rimuovere le disuguaglianze e riconciliare comunità polarizzate e oppresse.

Perciò, cari amici, ascoltiamo la voce di Dio in noi e vinciamo il nostro egoismo, diventando operosi artigiani di pace. Allora quella pace, che è dono del Signore Risorto, si renderà visibile nel mondo tramite la comune testimonianza di chi porta nel cuore il suo Spirito”.

E’ un invito a fissare lo ‘sguardo’ su Gesù: “Mentre stava per morire sulla croce, Egli affidò la Vergine Maria a Giovanni come madre, e lui a lei come figlio. Quel dono estremo d’amore è per ogni discepolo, per tutti noi. Vi invito perciò ad accogliere questo santo legame con Maria, Madre piena di affetto e di comprensione, coltivandolo in particolare con la preghiera del Rosario. Così, in ogni situazione della vita, sperimenteremo che non siamo mai soli, ma sempre figli amati, perdonati e incoraggiati da Dio. Di questo, con gioia, date testimonianza!”

Irpinia e Sannio: le aree interne diventano ‘Capitale del Dono’

La ‘Giornata del Dono’, o #DonoDay2025 – #10annidiDonoDay, è la giornata nazionale istituita con la Legge n. 110 del 2015 e celebrata ogni anno il 4 ottobre per promuovere la cultura della solidarietà, dell’altruismo e della cittadinanza attiva, che quest’anno festeggia il primo decennale dall’istituzione della legge stessa. E’ un momento corale che coinvolge scuole, Comuni, associazioni e cittadini in iniziative diffuse in tutta Italia, con l’obiettivo di valorizzare il gesto del dono in tutte le sue forme: dal tempo alla cura, dalle competenze al sostegno concreto.

Un valore che nel 2025 si farà ancora più forte in Campania, grazie alla scelta di Irpinia e Sannio come Capitale Italiana del Dono. Protagonisti saranno soprattutto i giovani, chiamati a costruire un futuro fondato sulla solidarietà e la partecipazione civica.

Il programma ufficiale è stato presentato presso l’Aula Consiliare della Rocca dei Rettori di Benevento e prevede quattro giornate di celebrazioni a Pietrelcina nei giorni 2, 3, 4 e 24 ottobre 2025, animate da incontri, laboratori, testimonianze e momenti culturali dedicati a studenti, enti del Terzo Settore, amministrazioni, imprese e cittadini.

Il calendario prevede visite guidate, laboratori e percorsi didattici per studenti e famiglie (2 ottobre), la premiazione dei contest nazionali #DonareMiDona Scuole con ospiti del mondo della cultura e dello spettacolo, tra cui Geronimo Stilton, esibizioni e spettacoli musicali (3 ottobre), la raccolta sangue promossa da Fratres Campania (4 ottobre) e, per concludere, una grande giornata di restituzione e testimonianze con i protagonisti del dono (24 ottobre).

👉 Programma completo: cesvolab.it/capitale-italiana-del-dono-2025/#programma

“Per la prima volta il Giorno del Dono, la vera grande festa nazionale del dono, viene celebrato in Campania grazie alla collaborazione e al supporto del Cesvolab”. Ha dichiarato Cinzia Di Stasio, Direttrice dell’Istituto Italiano della Donazione.

“IID – ha spiegato – ha scelto il cuore della regione per onorare la partecipazione concreta di questi territori alle iniziative culturali e solidali che animano il mese del dono. Nel 2025 registriamo numeri importanti: 15 scuole, 5 Comuni, 56 associazioni e 4 imprese coinvolte. È questo il volto della Capitale Italiana del Dono.”

Grande soddisfazione è stata espressa da Raffaele Amore, Presidente CSV Irpinia Sannio ETS:

“Questa nomina è il frutto di un vero gioco di squadra. Irpinia e Sannio dimostrano che realtà diverse, unite dagli stessi valori, possono dialogare, costruendo insieme un messaggio forte rivolto soprattutto ai giovani. La Capitale del Dono è anche un’occasione per valorizzare le aree interne, che possono diventare volano di sviluppo e di speranza”

Alla presentazione hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali, del mondo culturale, accademico ed economico: tra loro Nino Lombardi (Presidente Provincia di Benevento), Clemente Mastella (Sindaco di Benevento), Salvatore Mazzone (Sindaco di Pietrelcina), Maria Cristina Aceto (Direttrice CSV Irpinia Sannio ETS), Ezio Mazzaro (Responsabile BPER Centro Imprese Campania Sud), Nazzareno Orlando (Presidente Conservatorio “Nicola Sala”), Filippo Liverini (Vice Presidente Confindustria Benevento), oltre a imprese, enti e associazioni partner.

Con la presentazione ufficiale del programma, Irpinia e Sannio si preparano a vivere da protagonisti la Capitale Italiana del Dono 2025, trasformandosi nel cuore pulsante della solidarietà nazionale: una comunità che dona, con i giovani al centro.

A colloquio con Eraldo Affinati: educare con testa, cuore e mani

“Quando il mio pensiero si rivolge alla letteratura, mi viene in mente ciò che il grande scrittore argentino Jorge Luis Borges diceva ai suoi studenti: la cosa più importante è leggere, entrare in contatto diretto con la letteratura, immergersi nel testo vivo che ci sta davanti, più che fissarsi sulle idee ed i commenti critici. E Borges spiegava questa idea ai suoi studenti dicendo loro che forse all’inizio avrebbero capito poco di ciò che stavano leggendo, ma che in ogni caso essi avrebbero ascoltato ‘la voce di qualcuno’.

Ecco una definizione di letteratura che mi piace molto:ascoltare la voce di qualcuno. E non si dimentichi quanto sia pericoloso smettere di ascoltare la voce dell’altro che ci interpella! Si cade subito nell’autoisolamento, si accede ad una sorta di sordità ‘spirituale’, la quale incide negativamente pure sul rapporto con noi stessi e sul rapporto con Dio, a prescindere da quanta teologia o psicologia abbiamo potuto studiare”.

Partendo dalla lettera di papa Francesco, scritta nell’agosto dello scorso anno. sul ruolo della letteratura nella formazione, iniziamo un colloquio con lo scrittore Eraldo Affinati, autore del libro ‘Testa, cuore e mani. Grandi educatori a Roma’, in cui racconta molte figure che hanno ispirato il mondo dell’educazione; donne e uomini la cui storia si è intrecciata con quella della capitale italiana. Il suo saggio narrativo attraversa il tempo, a partire da grandi santi (Pietro e Paolo, Agostino, Ignazio di Loyola, Francesca Romana, Filippo Neri, Giuseppe Calasanzio), arrivando a grandi educatori quali Maria Montessori, Luigia Tincani, fino ad Alberto Manzi, Albino Bernardini e mons. John Patrick Carroll Abbing, il fondatore della Città dei Ragazzi, commissionato dal card. José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la cultura e l’educazione:

“Viviamo un rischio fortissimo: quello di considerare le nostre parole libere, cioè sganciate dalla necessità del riscontro. I giovani spesso hanno l’illusione di poter dire, sognare, fare qualsiasi cosa. L’educatore, invece, deve riuscire a far capire ai ragazzi che non possiamo permetterci di essere tutto e il contrario di tutto. C’è il momento in cui bisogna scegliere di fronte alle opzioni che si hanno di fronte. Questa scelta non può essere sempre in uno stato di sospensione. E, riprendendo il pensiero di papa Francesco, la letteratura ti aiuta a discernere.

I grandi scrittori ti chiamano a prendere posizione. Prendere posizione significa rinunciare. E questo non è facile. Rinunciare è doloroso, significa mettere da parte una cosa in cui si crede per scegliere una cosa in cui si crede di più. La letteratura insegna che la libertà non è delirio e superamento del limite. La libertà è accettare il limite, un percorso di educazione sentimentale che oggi i giovani faticano a fare. La rivoluzione digitale li illude, li seduce, ne droga il desiderio”.   

Da dove nasce il libro ‘Testa, cuore e mani. Grandi educatori a Roma’?

“Questo libro mi è stato chiesto dal cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto per l’educazione e la cultura vaticana, con l’obiettivo di raccontare ai ragazzi presenti a Roma per il Giubileo, ma anche ad un pubblico più vasto, l’operato dei grandi educatori, cristiani e non, che hanno agito nella Città Eterna nel corso dei secoli. Ho accettato di buon grado pur sapendo di non essere un esperto. Mi sono immerso in luoghi caratteristici, stratificati nel tempo, facendo risuonare il carisma dei fondatori”.

Allora, diciamo subito quali sono questi grandi educatori a Roma?

“Dai capostipiti della cultura occidentale, come san Paolo, uomo in movimento e scrittore epistolare, a sant’Agostino, profeta del maestro interiore, da sant’Ignazio di Loyola, il cavaliere convertito che ci aiuta a scegliere in modo consapevole, a santa Francesca Romana, che, pur essendo madre e sposa, si mise al servizio di tutti, da san Giuseppe Calasanzio, inventore a Trastevere della prima scuola gratuita d’Europa, a san Filippo Neri, teso a restare sul posto, e Giovanni Borgi, affettuosamente soprannominato Tata Giovanni, senza dimenticare ciò che fece a Roma don Giovanni Bosco, fino a certe figure femminili meno note ma ugualmente importanti, come Lucia Filippini e Luigia Tincani, per arrivare agli educatori più recenti coi quali mi sono confrontato: don Luigi Orione, Alberto Manzi, Maria Montessori, Albino Bernardini, don Emilio Grasso, don Roberto Sardelli e mon. Carroll-Abbing”.

Per quale motivo per educare occorre la sinergia tra testa, cuore e mani?

“Questa espressione, rilanciata da papa Francesco, da cui abbiamo ricavato il titolo del libro, vuole indicare l’integralità dell’azione educativa. L’insegnante non può limitarsi a spiegare il programma e mettere i voto. Deve avere la testa, vale a dire il pensiero, il cuore, cioè la passione, e le mani, mostrandosi sempre pronto a verificare sul campo le proprie idee pedagogiche, le quali non possono restare allo stato teorico, ma hanno bisogno di essere messe alla prova dalla persona che abbiamo di fronte. Ed è questa qualità della relazione umana, a ben riflettere, l’essenza del cristianesimo”.

Allora, per quale motivo mons. John Patrick Carroll Abbing ha fondato la Città dei Ragazzi?

“Come molti educatori del passato, anche mons. Carroll-Abbing, sacerdote irlandese presente a Roma sin dagli anni Trenta del secolo scorso, era destinato a scalare i vertici della gerarchia ecclesiastica, ma quando, durante la Seconda guerra mondiale, vide lo scempio bellico, con tanti orfani abbandonati, decise di organizzare per loro una casa comune: non un semplice orfanotrofio, ma una città dove essi potessero diventare protagonisti, grazie al sistema dell’autogoverno, eleggendo un sindaco, battendo una moneta locale, essendo responsabili delle proprie azioni”.

Per questo nei mesi scorsi ha compiuto con alcuni ragazzi un cammino di pace lungo la via Francigena: come è stata questa esperienza?

“Abbiamo fatto un viaggio da Milano a Roma per consegnare a papa Leone XIV una lettera di pace composta con le parole dei migranti che frequentano le scuole Penny Wirton presenti lungo il percorso. Si tratta di associazioni, che agiscono in 65 località del territorio nazionale, nelle quali insegniamo gratuitamente la nostra lingua in un rapporto uno ad uno, senza classi e senza burocrazie. Il Santo Padre ci ha risposto con una lettera ufficiale. Una testimonianza di questa esperienza, in cui sono stato affiancato da Piero Arganini, responsabile della Penny Wirton di Parma, è stato il documentario ‘Nessun altra frontiera’, scritto da me e Gabriele Santoro, visibile sull’applicazione di Tv 2000: Play2000. Io ho pubblicato su ‘Avvenire’ un reportage in 8 puntate, nel quale racconto gli incontri avuti durante il tragitto”.

Cosa significa oggi educare?

“Secondo me vuol dire scommettere sulle nuove generazioni. Consegnare il testimone a chi verrà dopo di noi. Proprio su questo concetto si fonda il mio nuovo libro, gemello di ‘Testa, cuore e mani’, che verrà pubblicato i primi di ottobre nelle edizioni San Paolo, intitolato ‘Per amore del futuro. Educare oggi’”.

(Tratto da Aci Stampa)

Tre mesi e due milioni di passi con sant’Antonio dalla Francia a Padova

Sono partiti domenica 29 giugno dal centro della Francia, e ieri sono arrivati a Padova. I pellegrini Antoniani hanno attraversato Alvernia-Rodano-Alpi, Piemonte, Lombardia e buona parte del Veneto seguendo le orme di sant’Antonio ci sono voluti oltre 2.000.000 passi, corrispondenti a 1.306 chilometri, fino a giungere ormai alle porte di Padova. La città del Santo ha accolto si appresta ad accogliere i pellegrini antoniani all’arrivo, domenica 21 settembre in Basilica, lì dove a fine giugno era stata consegnata loro la reliquia ex ossibus del Santo, portata in uno speciale zaino-reliquario per tutto il lungo pellegrinaggio internazionale.

La Basilica antoniana di Padova è infatti l’ultimo di 60 arrivi di tappa di questo importante cammino. Dalla partenza, sono stati coinvolti nel complesso 72 camminatori della staffetta ufficiale, oltre ad altri circa 220 pellegrini che si sono via via aggiunti per qualche tappa o anche per pochi chilometri, incontrando circa 5mila fedeli che hanno pregato nei momenti di preghiera organizzati nei tanti conventi, parrocchie, santuari, capitelli incontrati lungo il cammino.

Si è concluso così l’evento antoniano più evocativo dell’estate 2025, il cammino di ‘En Route con sant’Antonio’, promosso nell’ambito del progetto Antonio800 dai Frati minori conventuali della Provincia Italiana di S. Antonio di Padova insieme ad alcune delle principali realtà della famiglia francescana conventuale erede di sant’Antonio: Pontificia Basilica di S. Antonio a Padova, Messaggero di sant’Antonio, Il Cammino di Sant’Antonio, Centro Francescano Giovani – Nord Italia, Peregrinatio Antoniana, Centro Studi Antoniani, Caritas Sant’Antonio, Santuari Antoniani di Camposampiero, Santuario S. Antonio di Padova in Arcella. Per ‘En Route con sant’Antonio’, si è aggiunta la Custodia dei frati minori conventuali di Francia e Belgio.

L’ultima tappa prima di Padova è stata l’Abbazia di Praglia. Dopo la messa anche la commemorazione del venerabile p. Placido Cortese. Durante la celebrazione eucaristica, inoltre, la staffetta ha restituito alla Basilica di Sant’Antonio la reliquia ex ossibus di sant’Antonio che, ‘sulle gambe dei camminatori’, ha percorso tutti i 1.306 chilometri da Brive a Padova.

“Educare per il domani”: a Todi il convegno su giovani, adolescenza e libertà educativa

L’Umbria ha ospitato per l’ottava volta consecutiva, nella città di Todi, il convegno nazionale di Articolo 26, l’Associazione di Promozione Sociale (APS) che, da molti anni, è attiva sia nell’ambito del Forum nazionale delle Associazioni dei Genitori nella Scuola (FoNAGS), istituito presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) sia dell’Associazione Europea Genitori-EPA (European Parents’ Association).

Con il titolo “Educare con cuore e mente. Puntare in alto per lasciarci sorprendere” l’XI Convegno Nazionale di Articolo 26 ha riunito presso la Sala del Consiglio comunale di Piazza del Popolo, per tutta la giornata di sabato 13 settembre, associati e ospiti per fare il punto sulla situazione in generale dell’educazione pubblica in Italia e condividere la formazione sui temi della libertà educativa e d’insegnamento.

Anche quest’anno l’incontro annuale dell’Associazione vanta un nutrito numero di patrocini istituzionali (Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, Regione Umbria, Ufficio Scolastico Regionale dell’Umbria e Comune di Todi), valorizzando così non solo il rilievo dei temi trattati ma anche l’ispirazione personalista a familiare di coloro che sono stati chiamati ad intervenire nelle varie relazioni. Il principale obiettivo di Articolo 26, infatti, è la promozione della libertà educativa secondo il principio riconosciuto al comma 3 dell’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (New York, 10 dicembre 1948), ovvero che «I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli».

Come nello stile dei promotori, anche il programma di questa edizione del Convegno Nazionale ha incluso tanto interventi tecnici quanto proposte più “operative”, dirette quest’ultime a cercare di dare risposte alle varie istanze e aspettative di genitori e insegnanti, mettendo a fattor comune le esperienze vissute con l’associazione nella scuola insieme ai ragazzi e facendo rete tra i vari attori coinvolti.

I lavori sono stati inaugurati alle ore 10 dai saluti istituzionali dell’assessore alla Scuola, sociale, famiglia e cultura del Comune di Todi Alessia Marta (lista civica di centrodestra “Todi per la famiglia”) e dagli interventi introduttivi del presidente di Articolo 26 Carlo Stacchiola e del vicepresidente Marco Cortellessa.

A seguire la relazione della psicologa e psicoterapeuta Elisa Rudel sulle paure suscitate dall’uso della tecnologia, che a volte può diventare anche paura irrazionale, e che comunque non possono essere affrontate unicamente con la proibizione dei dispositivi ai minori. Il cervello di un adolescente, infatti, ha spiegato la specialista, «è paragonabile ad una Ferrari senza freni. Le emozioni arrivano e hanno bisogno di essere gestite. Se ne teniamo conto come educatori possiamo comprenderli ed aiutarli. Il ruolo dell’adulto deve creare alternanza tra vita on-line e vita off-line.  Accompagniamo quindi i ragazzi in questo percorso tenendo conto che nessuno è perfetto, né loro… né noi…».

La relazione dello psicologo e scrittore Osvaldo Poli si è concentrata invece sul modo migliore di interagire con i propri figli durante il periodo dell’adolescenza, tenendo anche conto delle più importanti fragilità che caratterizzano questa delicata età nelle presenti generazioni rispetto a quelle dei decenni scorsi. Pur partendo dall’assunto che «l’adolescenza non è una malattia», Poli ha ribadito l’importanza che, soprattutto questa particolare stagione giovanile, ritorni ad essere «il tempo del padre».

L’adolescenza, infatti, ha spiegato il relatore, «è quel periodo in cui il ragazzo interiorizza i valori che vuole nella sua vita, non si lascia guidare da ciò che è facile, dal carattere o da ciò che conviene. L’età matura è quando ci lasciamo guidare dai valori, tramandati e vissuti in prima persona. L’adolescenza è quindi un momento positivo per i genitori. Se parte, però, perché a volte purtroppo non parte…».

Nel pomeriggio le relazioni si sono incentrate sul tema del consenso informato preventivo ai genitori per la partecipazione dei loro figli minori che frequentano le scuole dell’obbligo ad attività extra-curricolari in tema di sessualità (in particolare il problema più spesso riscontrato è quello del tentativo di influenzare i ragazzi con l’ideologia gender), un tema di particolare interesse a seguito del recente disegno di legge promosso in materia dal Ministro Giuseppe Valditara.

I lavori pomeridiani sono stati avviati quindi dall’autorevole contributo giuridico dell’avvocato e componente del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) Daniela Bianchini dal titolo appunto Aspetti legali del consenso informato. L’insigne giurista (è anche membro del Consiglio direttivo del Centro studi “Rosario Livatino”) ha fornito elementi e chiavi di lettura importanti per comprendere gli aspetti legali del consenso preventivo informato ai genitori e delle leggi sul tema in discussione, sensibilizzando in particolare i partecipanti e coloro che hanno seguito il Convegno da remoto sull’importanza di garantire ai genitori la massima trasparenza nei progetti scolastici, in linea con la proposta di legge del Ministro Valditara sul consenso informato.

Quindi è stata la volta di due genitori associati da tempo ad Articolo 26, il già citato Marco Cortellessa e Elisabetta Mazzeschi, che si sono diffusi sul tema del consenso informato ma a partire da una serie di casi realmente accaduti nelle scuole italiane.

Cesare Peroncini, sempre di Articolo 26, ha spiegato a seguire la molta strada che ci sarebbe ancora da compiere per una piena attuazione della libertà educativa nel nostro ordinamento proponendo comunque come grosso passo avanti in tale direzione l’estensione a livello nazionale del buono scuola, importante strumento che potrebbe iniziare a permettere a tutte le famiglie una vera libertà di scelta della scuola per i propri figli.

Nell’intervento finale Intelligenza artificiale: com’è umana lei!, l’ing. Carlo Stacchiola, a due mesi dalla pubblicazione sul sito del MIM delle “Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle Istituzioni scolastiche”, ha aiutato a rendere consapevoli insegnanti, operatori scolastici, genitori e figli, di questa rivoluzione tecnologica che sta per muovere i suoi primi passi anche nelle scuole italiane.

Di fronte a un disagio giovanile sempre più diffuso e sentito dalle famiglie e dagli educatori, che si unisce com’è logico a quello di molti insegnanti ed operatori della scuola, iniziative come quella promossa a Todi da Articolo 26 contribuiscono senz’altro, assieme alla pratica quotidiana “sul campo” scolastico, familiare e associativo, ad “educare per il domani” ragazzi che, oltre che studenti e figli, saranno anche chiamati ad essere i cittadini dell’Italia (e dell’Europa) del XXI secolo. Per ogni ulteriore informazione sull’appuntamento TodiEDU25 e per contattare l’associazione promotrice si può consultare il sito www.articolo26.it oppure scrivere alla casella di posta elettronica segreteria@articolo26.it.

151.11.48.50