Rapporto Immigrazione: i giovani sono una risorsa
I giovani di origine straniera, nati o cresciuti in Italia, sono i protagonisti silenziosi della trasformazione del Paese. Non solo destinatari di interventi, ma generatori di speranza, portatori di identità plurali e di un futuro da costruire insieme: è il messaggio al centro della 34^ edizione del ‘Rapporto Immigrazione’, realizzato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, intitolato ‘Giovani, testimoni di speranza’, con gli interventi di mons. Carlo Redaelli (presidente di Caritas Italiana), Manuela Di Marco (Caritas Italiana), Simone Varisco (Migrantes), Maurizio Ambrosini (Uni Milano), Noura Ghazoui (presidente Conngi), Rosanna Rabuano (Ministero dell’Interno), Alberto Caldana (Festival della migrazione), mons. Pierpaolo Felicolo (direttore Migrantes).
Il volume (392 pagine, con la firma di 48 tra curatori e collaboratori), dopo una premessa sul contesto internazionale, offre una rappresentazione della situazione degli immigrati residenti in Italia secondo otto ambiti di vita quotidiana: cittadinanza, economia, scuola, sanità, disagio sociale, sport, comunicazione e appartenenza religiosa.
La sfida raccolta dal Rapporto è quella di provare a fare dei tanti volti della mobilità il volto composito di un Paese. In Italia, gli stranieri regolarmente residenti sono oltre 5.400.000, pari al 9,2% della popolazione. Nel 2024, più del 21% dei nuovi nati aveva almeno un genitore straniero. I principali Paesi di origine dei cittadini stranieri in Italia restano i medesimi rispetto al recente passato, ma negli ultimi anni si osserva una crescita significativa di nuovi arrivi dal Perù e Bangladesh. Tutto questo si registra in un contesto globale in cui, nel 2025, nel mondo si contano 304.000.000 migranti internazionali, il doppio rispetto al 1990, ed oltre 123.000.000 profughi e sfollati.
Il Rapporto 2025 pone al centro i giovani con background migratorio, che rappresentano una risorsa vitale per la società italiana. Molti di loro affrontano difficoltà nel riconoscimento e nella partecipazione, ma la loro esperienza è una narrazione vivente di speranza e cambiamento. «Dare loro spazio non è un favore, ma un investimento per il futuro dell’Italia, che si costruisce anche – e soprattutto – con chi ha il coraggio di sognarlo, da dentro e da fuori», sottolineano Caritas Italiana e Fondazione Migrantes nell’introduzione al volume.
Nel 2024 gli occupati in Italia sono stati 24.000.000, di cui oltre 2.500.000 stranieri (10,5%) e crescono i rapporti di lavoro attivati con cittadini stranieri (+5,8% in un anno), ma persistono disuguaglianze e sfruttamento, soprattutto nel settore agricolo e in quello dei servizi. Le difficoltà abitative restano un nodo cruciale: l’indagine Caritas-Migrantes evidenzia forti discriminazioni e barriere di accesso alla casa per le famiglie straniere. Sul fronte economico, mentre l’incidenza della povertà tra i cittadini italiani si attesta al 7,4%, tra gli stranieri raggiunge il 35,1% (sono 1.727.000 i cittadini stranieri in condizione di povertà assoluta).
La disoccupazione, pur calando nel complesso (-14,6%), migliora soprattutto per gli italiani (-16%), meno per i non comunitari (-5,9%), che restano a un tasso del 10,2% contro il 6,1% degli italiani. Anche sul fronte dell’inattività, il quadro è diseguale: se dal 2021 il calo è stato di 2,2 punti, tra il 2023 e il 2024 il dato resta stabile, con un preoccupante +6,1% per i non comunitari. Nel complesso, emerge un mercato del lavoro fortemente segmentato, dove le opportunità non si distribuiscono in modo omogeneo né tra italiani e stranieri, né tra uomini e donne.
Parallelamente, cresce il ruolo attivo degli stranieri: nel 2024 sono stati attivati 2.673.696 rapporti di lavoro con cittadini stranieri, pari al 25% del totale (+5,8% rispetto al 2023). Le assunzioni si concentrano nel Nord-Ovest (340.000) e nel Nord-Est (267.000), dove la quota di stranieri supera il 21%, mentre il Sud e le Isole, pur con un’incidenza minore (16,6%), registrano l’incremento più marcato (+13,6%).
Accanto a questi elementi di dinamismo, restano aperte diverse criticità: la bassa partecipazione dei cittadini stranieri alle attività formative, le contraddizioni della gig economy, la diffusione del caporalato (tradizionale e digitale) e le incognite legate al futuro della care economy. Nonostante ciò, il mercato del lavoro italiano mostra una crescente dipendenza dalla manodopera immigrata, indispensabile per industria, servizi e welfare. L’agricoltura è un esempio emblematico: dal 2010 al 2024 il numero di lavoratori stranieri è raddoppiato, superando le 426.000 unità, con un’incidenza passata da un lavoratore su quattro ad uno su tre.
Nell’anno scolastico 2023/2024 è stata registrata la presenza di 910.984 alunni con cittadinanza non italiana, con un’incidenza pari all’11,5%, segno di una società sempre più multiculturale. La grande maggioranza dei figli di immigrati è nata e cresciuta in Italia: ragazze e ragazzi italiani di fatto, ma privi di cittadinanza formale. Sebbene la presenza di giovani con background migratorio nelle classi italiane sia di norma un valore aggiunto, negli ultimi mesi politica e mezzi di comunicazione hanno proposto analisi preoccupate e allarmi educativi e sociali in relazione a fatti di violenza che hanno avuto come protagonisti ragazzi e ragazze di origine straniera, spesso minorenni. La scuola (come l’università) può svolgere un ruolo importante nel necessario lavoro di costruzione e di cura dei legami sociali e di prossimità, di invenzione e di moltiplicazione di spazi e forme di interazione.
Lo sport si conferma terreno fertile di inclusione e cittadinanza attiva; tuttavia, soltanto il 35% delle ragazze straniere pratica attività sportiva, contro il 62% delle coetanee italiane, e merita attenzione il fenomeno dello sport trafficking, cioè il traffico internazionale di giovani atleti Sul piano della appartenenza religiosa, tassello fondamentale nella comprensione del senso di partecipazione alla comunità, si stima che all’inizio del 2025 il totale dei cristiani abbia superato ancora la maggioranza assoluta degli stranieri residenti in Italia, raggiungendo il 51,7%, seppure in netto calo rispetto al 53% stimato per il 2024.


























