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Università Cattolica: l’alleanza tra generazioni per valorizzare tutte le età della vita
“Nel dare avvio alla cerimonia, vorrei partire dal tema narrativo che unirà tutti i Dies Academici: l’alleanza tra generazioni. Nel campus romano si tratta di un tema di rilevanza strategica ormai da molti anni, sia nella ricerca scientifica sia nell’attività clinica, in particolare nella prospettiva di un invecchiamento attivo, inclusivo e in salute”: con questo inizio il rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, prof. Elena Beccalli, nel suo discorso per l’inaugurazione dell’anno accademico nella sede di Roma ha affrontato il tema della longevità, in quanto i dati Istat relativi all’Italia mostrano che ‘già nel 2025 gli over 80 sono stati circa 4.600.000, un numero che ha superato quello dei bambini sotto i 10 anni. Complessivamente un saldo naturale fortemente negativo”.
Nel discorso inaugurale il rettore ha affrontato un tema cruciale, ricordando che in questi mesi l’Università Cattolica e il Policlinico Gemelli hanno lanciato rispettivi piani strategici: “Il piano industriale quadriennale del Policlinico intende consolidare il suo ruolo di grande academic hospital europeo, pur in un contesto economico complesso”. L’obiettivo è realizzare un profondo lavoro interno di innovazione organizzativa e gestionale. Grazie a questo piano, «l’intento, ambizioso ma concreto, è riportare la Fondazione al pareggio economico nel biennio 2028/2029, assicurando universalità nell’accesso alle cure, elevati standard di qualità, condizioni di lavoro ottimali per il personale e di apprendimento per gli studenti» conclude il rettore.
Secondo il rettore per “restituire all’umano tutte le età della vita occorre costruire comunità capaci di sostenere l’autonomia e al tempo stesso le relazioni tra le generazioni. Parallelamente, occorre ridefinire i sistemi di salute e di welfare, orientandoli verso modelli integrati e centrati sulla persona per rispondere ai bisogni complessi dell’età avanzata e per garantire cure adeguate. Tutto ciò necessita di una governance condivisa e multisettoriale, in cui istituzioni, università e società civile collaborino”.
Il campus romano dell’Ateneo e del Policlinico “costituisce un laboratorio privilegiato in cui l’alleanza tra generazioni prende forma concreta attraverso la cura e la ricerca dedicate, insieme, agli anziani e ai neonati. Nell’approssimarsi della 48sima Giornata nazionale per la vita, incentrata sul tema ‘Prima i bambini’, è una gioia ricordare che l’ecosistema Gemelli è tra i principali centri nascita del paese e il primo del Lazio, con oltre 4.000 parti all’anno. E’ in questa feconda intersezione tra le generazioni che si radica la nostra speranza”.
Di cure, prevenzione e centralità del Ssn ha parlato il ministro della Salute Orazio Schillaci: “L’università e la sanità condividono una responsabilità fondamentale: quella di contribuire alla costruzione di un futuro migliore. Vorrei che oggi per il SSN e il Ministero della salute, che si occupano di curare i malati, il primo obiettivo sia quello di evitare che gli italiani si ammalino. In questo scenario, in questi anni, abbiamo fatto sì che la prevenzione non fosse più la Cenerentola del servizio sanitario nazionale, ma diventasse il pilastro della sanità del terzo millennio, più moderna, che vogliamo costruire. Investire in prevenzione vuol dire salvaguardare la sostenibilità del sistema sanitario, aumentare la qualità della vita, diminuire le cronicità e renderle più facilmente gestibili».
La sinergia tra Università Cattolica attraverso la Facoltà di Medicina e chirurgia e Fondazione Policlinico Gemelli Irccs è stata alla base della relazione del preside della facoltà Alessandro Sgambato: “La qualità della nostra intensa attività formativa ci ha permesso di migliorare il nostro posizionamento nei ranking internazionali portando l’Ateneo per la Medicina, al 5° posto in Italia nella classifica Times Higher Education e al 6° posto in Italia e al 170° nel mondo nel QS World University Rankings su oltre 1000 Istituzioni valutate”. Nel prossimo anno accademico partirà un nuovo Corso di laurea magistrale in Psicologia clinica e della salute.
Del Servizio sanitario nazionale ha parlato anche il prof. Silvio Garattini nella sua prolusione: “Il Servizio sanitario nazionale è un bene prezioso da preservare. La durata di vita si è allungata facendoci fare passi avanti e portandoci tra le migliori popolazioni del mondo: tuttavia ci interessa di più la qualità della vita stessa. Il SSN ci aiuta a prolungare la durata di vita, ma dobbiamo chiederci come aumentare la durata di una vita sana”. Ha poi concluso il suo intervento rivolgendosi ai giovani studenti spronandoli a “essere soggetti attivi nelle Università”.
Nella sua relazione il professor Francesco Landi, Ordinario di Medicina Interna all’Università Cattolica e direttore del Dipartimento di Scienze dell’Invecchiamento, Ortopediche e Reumatologiche del Policlinico Gemelli ha invitato ad “investire in educazione, sport, formazione, ambiente, accessibilità ai servizi e agli stili di vita sani non è una scelta accessoria né contingente ma deve essere una opzione strutturale e di visione strategica per il futuro del nostro Paese.
E’ la condizione necessaria per costruire una società capace non solo di vivere più a lungo ma di vivere meglio. In questa cornice, la longevità diventa una responsabilità collettiva che interpella le istituzioni, la comunità scientifica, il sistema sanitario, ma anche ciascuno di noi, come medici, come docenti e come ricercatori”.
(Foto: Università Cattolica)
Papa Leone XIV invita alla sequela di Cristo
“Il tema del Congresso (‘I vostri anziani faranno sogni!’) richiama le parole del profeta Gioele tanto care a papa Francesco, che ha parlato spesso della necessità di un’alleanza tra giovani e anziani, ispirata dai ‘sogni’ di chi ha vissuto a lungo e fecondata dalle “visioni” di chi inizia la grande avventura della vita. Nel passo citato, il profeta annuncia l’effusione universale dello Spirito Santo, che crea unità fra le generazioni e distribuisce a ciascuno doni diversi”: con queste parole di benvenuto questa mattina papa Francesco ha ricevuto i partecipanti al II Congresso Internazionale di pastorale degli anziani con un’esortazione ad annunciare Cristo in ogni età e stagione della vita.
Infatti proprio le relazioni sono uno snodo importante per il rapporto tra giovani ed anziani: “Nel nostro tempo, purtroppo, i rapporti tra le generazioni sono spesso segnati da fratture e contrapposizioni, che mettono gli uni contro gli altri. Agli anziani, ad esempio, viene rinfacciato di non lasciare spazio ai giovani nel mondo del lavoro, oppure di assorbire troppe risorse economiche e sociali a scapito delle altre generazioni, come se la longevità fosse una colpa”.
Invece la sfida consiste nel superamento dei conflitti intergenerazionali: “Si tratta di modi di pensare che rivelano visioni molto pessimistiche e conflittuali dell’esistenza. Gli anziani sono un dono, una benedizione da accogliere, e l’allungamento della vita è un fatto positivo, anzi, è uno dei segni di speranza del nostro tempo, in ogni parte del mondo. Certamente si tratta anche di una sfida, perché il numero crescente di anziani è un fenomeno storico inedito, che ci chiama a un nuovo esercizio di discernimento e di comprensione”.
Invece il parametro per il giudizio non deve essere solo efficienza: “L’età anziana è anzitutto un benefico richiamo all’universale dinamica della vita. La mentalità oggi prevalente tende a dare valore all’esistenza se produce ricchezza o successo, se esercita potere o autorità, dimenticando che l’essere umano è creatura sempre limitata e bisognosa. La fragilità che appare negli anziani ci ricorda questa comune evidenza: perciò viene nascosta o allontanata da chi coltiva illusioni mondane, per non avere davanti agli occhi l’immagine di quello che inevitabilmente saremo”.
Per questo compito della Chiesa deve essere di aiuto per decifrare questi tempi per preparare a vivere bene la vecchiaia: “Per quanto possa sembrare strano, la vecchiaia diventa purtroppo sempre più spesso qualcosa a cui si arriva all’improvviso e che ci coglie impreparati. Attingendo alle Scritture, alla saggezza dei Padri e all’esperienza dei santi, la Chiesa è chiamata a offrire tempi e strumenti per decifrarla, così da viverla cristianamente, senza pretendere di rimanere sempre giovani, senza lasciarsi prendere dallo sconforto. Sono preziose, in questo senso, le catechesi che papa Francesco ha dedicato a questo tema nel 2022, sviluppando una vera e propria spiritualità degli anziani: da esse si può attingere per impostare un utile lavoro pastorale”.
Quindi gli anziani possono essere un aiuto prezioso in molte attività: “Al giorno d’oggi, tante persone, terminati gli anni di lavoro, hanno l’opportunità di vivere una stagione sempre più estesa di buona salute, di benessere economico e di maggiore tempo libero. Sono chiamati ‘giovani anziani’: spesso sono loro a testimoniare un’assidua frequenza alla liturgia e a condurre attività parrocchiali, come il catechismo e diverse forme di servizio pastorale. E’ importante individuare per loro un linguaggio e delle proposte adeguate, coinvolgendoli non come destinatari passivi dell’evangelizzazione, ma come soggetti attivi, e per rispondere insieme a loro, e non al posto loro, alle domande che la vita e il Vangelo ci pongono”.
E’ un richiamo a fornire una pastorale adeguata: “Diverse sono le situazioni che si possono incontrare: alcune persone ricevono in età avanzata il primo annuncio della fede; altre hanno fatto esperienza di Dio e della Chiesa nella giovinezza, ma si sono in seguito allontanate; altre ancora hanno perseverato nella vita cristiana. Per tutti, la pastorale degli anziani deve essere evangelizzatrice e missionaria, perché la Chiesa è sempre chiamata ad annunciare Gesù, il Cristo salvatore, ad ogni uomo e ogni donna, in ogni età e in ogni stagione della vita”.
E’ una raccomandazione affinché gli anziani non siano ‘abbandonati’: “Laddove gli anziani sono soli e scartati, questo significherà portare loro il lieto annuncio della tenerezza del Signore, per vincere, insieme con loro, le tenebre della solitudine, grande nemica della vita degli anziani. Che nessuno sia abbandonato! Che nessuno si senta inutile!
Anche una semplice preghiera, recitata con fede a casa, concorre al bene del Popolo di Dio e ci unisce nella comunione spirituale. Questo compito missionario interpella tutti noi, le nostre parrocchie e in modo particolare i giovani, che possono diventare testimoni di prossimità e di ascolto, ascolto reciproco con chi è più avanti di loro nella vita”.
Una pastorale incentrata sul Vangelo: “Con l’avanzare dell’età, infatti, in molti riaffiora la domanda sul senso dell’esistenza, creando l’opportunità per ricercare una relazione autentica con Dio e per approfondire la propria vocazione alla santità. Carissimi, teniamo sempre presente che annunciare il Vangelo è l’impegno principale della nostra pastorale: coinvolgendo le persone anziane in questa dinamica missionaria, saranno anch’esse testimoni di speranza, specialmente con la loro saggezza, devozione ed esperienza”.
Ugualmente, ricevendo in udienza il corpo militare pontificio, il papa ha sottolineato la necessità di mettersi alla sequela di Cristo: “Siete chiamati a formare un corpo unito, a creare legami di amicizia forti e sani tra di voi. Da soli non potreste realizzarvi pienamente. Avete bisogno gli uni degli altri per imparare, per progredire, per servire in un mondo sempre più tentato dalle divisioni e dall’isolamento. La benevolenza, l’onestà, la solidarietà, il rispetto reciproco costituiscono i pilastri su cui è possibile costruire una vita armoniosa. Ognuno può essere, per l’altro, un modello con le sue parole e la sua condotta, con la sua carità e la sua fede. E voi potete essere un messaggio di unità per tutta la Curia Romana”.
Davanti a molte sfide l’invito è quello della fedeltà a Cristo: “Le sfide che la vostra generazione deve affrontare sono numerose. Si tratta di questioni ambientali, mutamenti economici, tensioni sociali, rivoluzione digitale, intelligenza artificiale e altre realtà complesse che richiedono discernimento e senso di responsabilità…
Soprattutto, vi esorto a rimanere fedeli al Vangelo e ai valori fondamentali della vostra fede cristiana, che vi rendono battezzati convinti delle vostre scelte. In questo Anno Santo, possiate essere, con la vostra semplice testimonianza, missionari di speranza per le persone che incontrate. Che la fiamma della speranza illumini la vostra vita e vi dia il coraggio di osare e di contribuire insieme alla civiltà dell’amore”.
(Foto: Santa Sede)
Don Matteo Cella: dalla pandemia si esce uniti
Nei giorni scorsi a Caravaggio i vescovi delle diocesi lombarde hanno condiviso una proposta per ricordare le vittime della pandemia di coronavirus esplosa 5 anni fa, che in questa regione manifestò gli effetti più drammatici: “Troppo profonde sono le ferite, troppo diffuse sono le lacrime che la pandemia del Covid ha lasciato nelle nostre terre, troppo deprimenti sono le memorie… A cinque anni dalla fase più acuta della pandemia, continuiamo a pregare e a invitare a pregare per i morti e per le famiglie e le persone ferite dalla morte in quei mesi. Preghiamo e invitiamo a pregare perché tutti possiamo trovare buone ragioni per superare la sofferenza senza dimenticare la lezione di quella tragedia: la solidarietà necessaria, la vigilanza attenta, la speranza invincibile che nasce della fede nel Risorto”.
Infatti tra il 21 e il 25 febbraio 2020 diventa evidente l’esistenza del focolaio di Alzano-Nembro e da queste giornate drammatiche, a distanza di anni, don Matteo Cella, che è stato sacerdote dell’oratorio di Nembro dal 2011 al 2022, e Claudio Cancelli, che è stato sindaco di quel comune dal 2012 al 2022, hanno scritto ‘Carovane. La tempesta del Covid ed il futuro di una comunità’, dedicato alla comunità di Nembro: i protagonisti dei racconti dei due autori sono le donne e gli uomini di questa comunità che, nel periodo più buio della sua storia durante la pandemia, si sono attivati in modo generoso e corale, facendosi carico sia dei bisogni concreti e materiali sia di quelli di vicinanza e di cura delle persone nelle loro più intime emozioni:
“Ciò ha permesso di attraversare la tempesta senza perdere la traccia e il senso della nostra esistenza di fronte al dramma che si stava vivendo. E così è stato possibile legare l’eredità delle vite di chi ci ha lasciato con il progetto del nostro futuro comune: di generazione in generazione… Ciò che è avvenuto non deve andare perduto: va narrato e diventare tema di riflessione.
Perché è stata possibile questa risposta? Come si può affrontare il lutto e come riuscire ad essere buoni eredi? Come conciliare la memoria del nostro passato con i nostri progetti futuri? Sapremo essere migliori o tutto ritornerà come prima? Ciò che di ‘buono’ abbiamo scoperto in questa drammatica esperienza saremo in grado di renderlo vivo ogni giorno e non solo nel tempo pandemico? Sono solo alcune delle domande a cui viene cercata una provvisoria risposta”.
Il libro è composto di due parti, ognuna suddivisa in sette capitoli. La prima parte ha per titolo ‘I Racconti’ ed è una narrazione a due voci di ciò che la comunità ha provato e vissuto, dai due punti di vista del sindaco e del sacerdote. I protagonisti dei racconti sono le persone che hanno segnato l’esperienza di quei mesi. La seconda parte ha per titolo ‘Le trame’ ed è una riflessione comune orientata al futuro sul significato e il valore della risposta della comunità nella tempesta. Nasce da un dialogo tra il laico e il religioso, tra il sindaco e il sacerdote, che riscoprono intrecci e sensibilità oltre i ruoli e finiscono per unire le loro voci in una condivisione di esperienze e valori profondi che trasforma entrambi.
A don Matteo Cella chiediamo di spiegarci il titolo: “Il titolo ‘Carovane’ fa immaginare un gruppo unito, diversificato al suo interno ma coeso, cha affronta una tempesta, una prova difficile. Solo insieme agli altri, riconoscendo il cammino di chi precede e di chi segue, si può sopravvivere. ‘Il futuro è segnato dalla presenza di un Altro che ci sta di fronte, ci interroga, ci offre delle possibilità e ci arricchisce rispondendo alle nostre attese’, scriviamo nell’ultimo capitolo del libro. La convinzione che l’esperienza del Covid a Nembro ci ha consegnato è che si può uscire dell’emergenza e immaginare un futuro buono solo insieme e uniti.
C’è una domanda che non possiamo tacere: dopo la pandemia siamo diversi, migliori di come eravamo prima? Se le persone hanno intuito il valore della cura e del rispetto per la vita e l’hanno fatto diventare una scelta convinta allora possiamo rispondere di si. Per molti non sarà così: ecco perché abbiamo deciso di scrivere questo libro, per non sprecare l’occasione di cambiamento. Tanta fatica, tanto dolore non possono essere passati invano”.
Quanto è importante una comunità per affrontare la tempesta?
“Il termine comunità spesso è usato senza un grande significato, sembra una parola desueta oppure vaga. Le persone sembrano preferire considerarsi come individui a sé stanti. Invece la pandemia ci ha insegnato che non può essere così: che noi viviamo insieme ad altri e che condizioniamo le esistenze delle altre persone. Possiamo farlo negativamente oppure possiamo diventare risorsa gli uni per gli altri. L’esperienza di Nembro è stata quella di una vera comunità nella quale ognuno si è chiesto come poter contribuire al bene comune. E le ‘istituzioni’ hanno giocato il ruolo di coordinamento per le tante risorse che si sono attivate. E’ stata un’esperienza virtuosa che il giornalista Mario Calabresi nella prefazione a Carovane definisce con queste parole: Una comunità è più della somma delle sue parti”.
Come ha ‘reagito’ Nembro davanti alla ‘tempesta’ del Covid?
“Nelle settimane più dure della pandemia del 2020, dopo un iniziale stato di confusione collettiva dovuto anche alla mancanza di risposte chiare da parte delle istituzioni, la comunità ha cercato di reagire, ha dato il meglio di sé. Si è attivata una rete di volontari che hanno garantito tutto ciò che mancava: assistenza alle persone sole, un centralino telefonico per fornire ogni tipo di informazione, sostegno ai ragazzi a casa senza la scuola, aiuto ai malati o alle persone fragili non più raggiunte dai servizi sanitari. Anche i più giovani hanno deciso di fare la loro parte: tramite l’oratorio si sono resi protagonisti di gesti di altruismo e di servizio come la trasmissione della liturgia tramite i social, la ripulitura del cimitero, la diffusione delle informazioni e la distribuzione di materiali utili casa per casa, lo spazio compiti da remoto e molto altro ancora”.
In quale modo è possibile una rielaborazione del ricordo?
“Oggi a distanza di quattro anni il rischio è di dimenticare il dramma del Covid oppure di relegarlo alla dimensione del ricordo spiacevole. Invece quell’esperienza va rielaborata. Cosa abbiamo capito di noi e degli altri in quella circostanza? Che cosa ci ha tenuti uniti? Che cosa è mancato? Sono tutti interrogativi che devono trovare una risposta. Il covid ha sollevato molte questioni fondamentali che vanno chiarite per poter decidere che tipo di società vogliamo costruire per il domani: sanità, istruzione, cittadinanza attiva devono avere un ruolo centrale nel dibattito pubblico. Il libro che abbiamo scritto è l’invito a riflettere su come allenare il senso di una comune appartenenza per non farci trovare impreparati di fronte alle prossime sfide”.
Come trasformare la memoria in conoscenza ‘utile’?
“Alcune tra le persone che sono morte a causa del Covid erano pilastri della comunità. Senza di loro chi guiderà il volontariato o farà alcuni servizi? La domanda non è utilitarista: il tempo della crisi può diventare l’occasione di un rilancio. Capire la preziosità di chi è mancato può spronare ad assumere in maniera creativa quei ruoli: una memoria attiva che rigenera il tessuto sociale e consegna ai giovani uno spazio inedito di protagonismo”.
I proventi del libro sono stati destinati ad un’associazione giovanile: come hanno reagito i giovani di fronte alla pandemia?
“Dopo la pandemia a Nembro sono nate o si sono rafforzate molte iniziative promosse dai più giovani. L’associazione ‘Migliori di Così’ a cui sono destinati i proventi della vendita del libro è una di queste: un gruppo di ragazzi e ragazze che ha dato vita a un festival culturale estivo per riflettere sulla rinascita ovvero su come generare futuro. Chi si è sentito utile per la collettività ha preso coraggio e si è fatto avanti: questo dinamismo è prezioso, va alimentato”.
La pandemia ha fatto sperimentare la solitudine e la paura: cosa è necessario per una comunità, che vuole ‘rinnovarsi’?
“E’ fondamentale non solo ricordare ma anche rielaborare, far diventare quella che è stata un’esperienza per tanti aspetti traumatizzante, per altri molto nobile per tutto quel che di bene si è speso, far diventare questa esperienza una vera e propria sapienza. C’è bisogno di fare memoria, che sappia portare a razionalità le grandi sfide, anche le grandi risorse messe in atto. C’è bisogno di capire quali sono i processi che hanno reso una comunità unita, capace di aiutare gli altri, capace di generare iniziative, di attrarre energie anche in un momento in cui tutti erano intimoriti e avevano la preoccupazione di capire che cosa fosse giusto, opportuno e possibile”.
(Tratto da Aci Stampa)
Fabrizio Venturi: Sanremo Cristian Music 2025 trasmesso nel mondo con ‘La luce di Maria’
La kermesse musicale cristiana, patrocinata dal Senato della Repubblica, dalla Camera dei Deputati, dalla Regione Liguria e dalla Provincia di Imperia, si terrà a Sanremo, dal 13 al 15 febbraio 2025, nel Teatro Fos, sito in Via Corradi, 47, in concomitanza con il Festival della Canzone Italiana. Le finali della quarta edizione del Festival della Canzone Cristiana saranno trasmesse in diretta sia profilo Facebook de ‘La Luce di Maria’ www.facebook.com/LaLucediMaria sia sul canale YouTube www.youtube.com/@LaLucediMariaOfficial.
“Il Festival crede molto nei giovani perché la musica cristiana, per i suoi messaggi profondi e educativi, si introduce, sempre più, nel mondo giovanile. Il Festival della Canzone Cristiana si proietta, partendo dall’Italia, in una dimensione internazionale, che rappresenta per il nostro Paese un’attestazione di carattere culturale e sociale, testimoniata, altresì, dai patrocini ottenuti”, ha dichiarato Fabrizio Venturi, il quale ha aggiunto:
“Abbiamo definito un importante accordo con ‘La luce di Maria’, che rappresenta una importante realtà social che conta più di un milione e 400 mila follower, la cui missione è diffondere la preghiera del Rosario e il Vangelo, essere una luce per chi vede solo il buio della notte e aiutare, sostenere, confortare, rafforzare tutti coloro che sono affaticati e oppressi attraverso la luce che Maria, la madre di nostro Signore, irradia nel mondo con il suo amore”.
Il fondatore de ‘La Luce di Maria’, Davide Colombo, ha scritto al Direttore artistico Fabrizio Venturi: “La Luce di Maria è onorata di fornire la propria disponibilità ed erogare la diretta del festival della Canzone Cristiana 2025 su tutti i suoi social”. Venturi ha poi concluso: “La dimensione del nostro Festival vuole raggiungere nuove frontiere del linguaggio attraverso nuovi media e nuovi strumenti di comunicazione, per questo ho scelto la messa in onda del festival in streaming, oramai il grande pubblico giovanile è lì che segue i programmi che preferisce, ed è lì che potrà seguire ed apprezzare tutta l’importanza del nostro festival, sia per le bellezza delle canzoni in gara, che nulla hanno da invidiare ai brani delle Popstar in classifica nei più famosi Network radiofonici, sia per la modernità dei messaggi che esse emanano nel cantare la fede nel Signore.
Il nostro Festival si proietta nel futuro mediante nuovi messaggi e nuove strategie che si rivolgono alle nuove generazioni”.
Canali social dove sarà possibile vedere in diretta la Quarta Edizione del Festival della canzone cristiana
FACEBOOK – La Luce di Maria- https://www.facebook.com/LaLucediMaria
YOUTUBE – La Luce di Maria – https://www.youtube.com/@LaLucediMariaOfficial
FACEBOOK – Festival della Canzone Cristiana di Sanremo – https://www.facebook.com/festivaldellacanzonecristianasanremo
YOUTUBE – Festival della Canzone Cristiana di Sanremo – https://www.youtube.com/channel/UC5tdmTaAFe_37pzYDKQRRZw/videos?view=0&sort=dd&shelf_id=0
SITO UFFICIALE – Festival della Canzone Cristiana di Sanremo – https://www.sanremofestivaldellacanzonecristiana.it/
Per la Giornata dell’Alimentazione papa Francesco ha detto che il cibo è un diritto
“La quarantaquattresima Giornata Mondiale dell’Alimentazione ci invita a riflettere sul diritto al cibo per una vita e un futuro migliori. Si tratta di una priorità, poiché soddisfa uno dei bisogni fondamentali dell’essere umano, cioè quello di nutrirsi per vivere secondo standard qualitativi e quantitativi adeguati, che garantiscano l’esistenza dignitosa della persona umana. Tuttavia, vediamo spesso che questo diritto viene minato e non applicato equamente, con le conseguenze dannose che ciò comporta”: con queste parole è iniziato il messaggio di papa Francesco inviato al direttore generale della FAO, Qu Dongyu, in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, svoltasi mercoledì 16 ottobre, letto da mons. Fernando Chica Arellano durante il World Food Forum, svoltosi a Roma.
Nel messaggio il papa ha sottolineato il valore sociale dell’alimentazione, che è un diritto: “Per fare questo è necessario non dimenticare la dimensione sociale e culturale intrinseca all’atto di nutrirsi. A questo proposito, i leader politici ed economici a livello internazionale devono ascoltare le istanze di coloro che stanno alla base della catena alimentare, come i piccoli agricoltori, e delle formazioni sociali intermedie, come la famiglia, che sono direttamente coinvolte nell’alimentazione delle persone”.
E’ un richiamo ai principi di solidarietà e di sussidiarietà: “Questo pensavo quando proponevo di considerare il paradigma dell’ecologia integrale, perché si tenga conto dei bisogni di ogni uomo e di tutti gli uomini, perché sia tutelata la loro dignità nel rapporto con gli altri e in stretta connessione con la cura del creato. Solo se prendiamo l’ideale della giustizia come guida della nostra azione possiamo soddisfare i bisogni delle persone”.
E’ un invito a tutelare le future generazioni: “In questo modo, la tutela delle generazioni future andrà di pari passo con l’ascolto e l’agire in favore delle istanze delle generazioni presenti, attraverso un’alleanza intra e intergenerazionale che chiama tutti alla fraternità e dà un significato nuovo, più autentico, alla cooperazione internazionale, cooperazione che deve favorire questa Organizzazione e l’intero sistema multilaterale”.
Ed ha garantito il sostegno della Chiesa in questa sfida: “In questo cammino, pieno di ostacoli e difficoltà, ma allo stesso tempo appassionante e pieno di sfide, la comunità internazionale avrà l’incoraggiamento della Santa Sede e della Chiesa cattolica, che non cessano di offrire il loro tenace contributo affinché tutti possano avere di cibo in quantità e qualità adeguate per sé e per le proprie famiglie, perché ogni persona possa condurre una vita dignitosa e perché sia definitivamente sconfitto il doloroso flagello della miseria e della fame nel mondo”.
E nella giornata dedicata all’alimentazione l’ong ‘Save the Children’ ha sottolineato che ogni due secondi al mondo nasce un bambino destinato a soffrire la fame e ad avere il piatto desolatamente vuoto, anche a causa dell’aumento dei conflitti: “La malnutrizione acuta infantile è aumentata del 20% tra il 2020 e il 2022 nei 19 Paesi più colpiti da crisi umanitarie, passando da 23.000.000 nel 2020 (pre-pandemia) a 27.700.000 nel 2022.
Il proliferare dei conflitti armati ed il fatto che siano sempre più prolungati nel tempo (basti considerare quelli in Medioriente, Ucraina e Sudan) e gli eventi metereologici estremi sempre più intensi e frequenti, stanno avendo conseguenze devastanti sulla vita dei civili, rischiando di aumentare ulteriormente i livelli di insicurezza alimentare e di malnutrizione infantile. Considerando i trend attuali, si stima che 128,5 milioni di bambini (19,5%) saranno affetti da malnutrizione cronica nel 2030, circa la metà dei quali in Africa occidentale e centrale”.
Il rapporto dell’Organizzazione Non Governativa ha evidenziato come i conflitti siano le principali cause dell’insicurezza alimentare per circa 135.000.000 di persone in 20 Paesi del mondo: “Solo a Gaza, dove si registra il più alto tasso di malnutrizione a livello globale, è colpita quasi l’intera popolazione infantile, pari a 1.100.000 di bambini. Un anno di guerra a Gaza sta evidenziando le conseguenze disastrose della proibizione dell’accesso umanitario: ben il 96% della popolazione della Striscia sta affrontando un’insicurezza alimentare acuta a livelli critici o anche maggiori, con oltre 495.000 persone (22%) che sono approdate allo stadio più alto secondo la classificazione IPC5, e affrontano livelli catastrofici di insicurezza alimentare acuta”.
Ma anche la crisi climatica è tra le principali cause della malnutrizione: “Si stima che gli eventi metereologici estremi, siano stati la causa primaria di alti livelli di insicurezza alimentare per 72.000.000 di persone in 18 Paesi, tra cui 33 milioni di minori. Numero più che raddoppiato dal 2018, quando gli eventi meteorologici estremi erano la causa primaria della fame per 29.000.000 di persone, di cui 13.000.000 di bambini. La maggiore intensità e frequenza dei fenomeni climatici estremi (come le inondazioni in Pakistan, le prolungate siccità nel Sahel e in Somalia e il distruttivo uragano Freddy in Mozambico e Malawi) la siccità e la deforestazione hanno degli impatti profondi sui sistemi alimentari e sulla competizione per le risorse naturali, a sua volta responsabile di conflitti crescenti, come quelli tra agricoltori e popolazioni pastorali”.
Per questo fino al 31 dicembre è possibile sostenere la campagna, per dare cibo terapeutico, acqua e cure mediche a tanti bambini malnutriti, donando 2 euro con un SMS al 45533 dal proprio cellulare personale Wind Tre, Tim, Vodafone, Iliad, Poste Mobile, Coop Voce e Tiscali; 5 o 10 euro chiamando da rete fissa TIM, Vodafone, Wind Tre, Fastweb, Tiscali, TWT Group Unidata, Convergenze e Poste Mobile. Per donare con carta di credito basta chiamare l’800 08 18 18.
Testimonial della campagna di Save the Children quest’anno sono Cesare Bocci, Ambasciatore dell’Organizzazione, Michela Andreozzi, Giada Desideri, Tosca D’Aquino, Caterina Guzzanti, Neva Leoni, Luana Ravegnini, Ema Stokholma, ‘diretti’ e ‘fotografati’ da Fabio Lovino: https://vimeo.com/1018246977/bfef6471b9. Inoltre fino al 20 ottobre è in programma la settimana di raccolta fondi con il sostegno informativo di Rai per la Sostenibilità – ESG, attraverso i canali editoriali Rai, che supporterà lo sviluppo di interventi di contrasto alla malnutrizione in Somalia.
Altri spazi editoriali saranno messi a disposizione daSky per il Sociale, Tv 2000. Nel weekend del 19-20 ottobre, grazie al supporto della Lega serie A, tutte le squadre della Serie A TIM scenderanno in campo per supportare Save the Children invitando tutti i tifosi a contribuire con una semplice donazione. La campagna sull’emergenza fame di Save the Children e i suoi progetti di contrasto alla malnutrizione sono supportati dai nostri partner Fondazione Giorgio Armani, Nexi e OVS.
Al contrario Coldiretti ha evidenziato che gli italiano gettano 1.800.000.000 di chilogrammi di cibo: “Il fenomeno dello spreco nelle case incide per oltre la metà sul totale del valore del cibo gettato, con le abitazioni che rappresentano la prima voce davanti alla grande distribuzione all’industria e alle campagne. Proprio per sensibilizzare i cittadini rispetto a un problema sempre più grave Coldiretti è impegnata con il progetto dei mercati di Campagna Amica, sostenendo le realtà locali, riducendo l’impatto ambientale dei lunghi trasporti e garantendo alle famiglie prodotti più freschi che durano di più”.
E questi sono alcuni consigli forniti da Coldiretti per evitare lo spreco: “Importante fare la lista della spesa, leggere attentamente la scadenza sulle etichette, verificare quotidianamente il frigorifero dove i cibi vanno correttamente posizionati. Meglio poi effettuare acquisti ridotti e ripetuti nel tempo, privilegiare confezioni adeguate, scegliere frutta e verdura con il giusto grado di maturazione, preferire la spesa a km 0 e di stagione che garantisce una maggiore freschezza e durata. Ma lo spreco si batte anche a tavola, riscoprendo le ricette degli avanzi, dalle marmellate di frutta alle polpette fino al pane grattugiato, ma anche chiedendo la doggy bag al ristorante”.
A Camerino inaugurato il nuovo Centro pastorale diocesano
Domenica 9 giugno a Camerino è stato inaugurato il nuovo Centro pastorale diocesano nei locali dell’ex seminario, di cui l’arcivescovo di Camerino-San Severino Marche, mons. Francesco Massara, ne è stato il più convinto promotore, sensibile da sempre alla necessità di realizzare luoghi di aggregazione per le nuove generazioni. L’ex Seminario, danneggiato dal sisma del 2016, è stato ritenuto idoneo a questa ‘missione’ ed al termine di un’importante ristrutturazione, è riconsegnato all’arcidiocesi che lo mette a disposizione della comunità camerte.
Il nuovo Centro pastorale ospita alcune ampie sale per l’oratorio e gli incontri pastorali, un centro di ascolto della Caritas diocesana, un ambiente polivalente ed una spaziosa sala multimediale di ultima generazione. Per favorire le possibilità di incontro e di svago, il centro è dotato anche di uno spazio esterno attrezzato con un moderno campo da calcetto, uno da beach volley, oltre ad altri spazi verdi per i giochi. Grazie all’installazione di un ascensore, una parte dell’edificio ospita la casa del clero con cinque camere per i sacerdoti anziani che necessitano di assistenza in un ambiente familiare dove condividere la loro esperienza umana e sacerdotale.
Trentatré posti-letto sono riservati agli studenti, aggiungendo così ulteriore disponibilità di alloggio agli universitari, oltre quella già messa a disposizione nel Residence Next Generation, inaugurato nel centro storico di Camerino alla fine del 2022, come spiegato da una nota dell’arcidiocesi: “Per la prima volta, nel nostro territorio, viene realizzata un’opera fruibile contemporaneamente da tre generazioni (anziani, adulti e bambini), un significativo esempio di condivisione per promuovere il dialogo intergenerazionale, pur nella differenza delle attività pensate per ciascuno. Per questa ragione, l’arcivescovo ha voluto intitolare il nuovo Centro pastorale ad alcune figure camerti che hanno lasciato un’impronta indelebile nel cuore di tutti”.
La zona dedicata all’Oratorio ed alle attività pastorali è stata intitolata a Stefania Scuri e Maurizio Cavallaro, provenienti dall’esperienza dello scoutismo: la giovialità e lo spirito di servizio che hanno animato la loro vita rappresentano un esempio per tutti ed uno stimolo a ‘lasciare il mondo migliore di come lo abbiamo trovato’; mentre gli spazi sportivi esterni sono stati dedicati a mons. Quinto Martella.
Il Centro di ascolto gestito dalla Caritas diocesana, invece, è stato dedicato a mons. Renzo Rossi, sacerdote scomparso nel 2007, che è ricordato per la generosità e per l’aiuto materiale e spirituale che prodigava ai bisognosi. Infine, l’area esterna per le attività ludiche e sportive verrà intitolata a mons. Quinto Martella, morto nel 2020, il quale, come sacerdote ed insegnante, è sempre stato a contatto con i giovani, lasciando in eredità una significativa offerta che ha dato impulso alla realizzazione del Centro pastorale.
Inaugurando la struttura l’arcivescovo di Camerino-San Severino Marche, mons. Francesco Massara, ha preso lo spunto da una canzone di Luciano Ligabue per spiegare la realizzazione di un ‘sogno’: “Dobbiamo imparare ad uscire dai localismi, in quanto ogni paese ha bisogno di un campanile, ma non di un nuovo campanilismo”.
Per quale motivo un nuovo centro pastorale diocesano?
“L’idea di un nuovo centro pastorale diocesano nasce dalla necessità di avere spazi d’incontro che si erano persi durante il terremoto del 2016. Un luogo dove poter usufruire di tutto quello che necessita per integrare le relazioni e la formazione delle nostre comunità provate in tutti questi anni”.
Un luogo in cui possono coesistere tre generazioni (bambini, giovani ed anziani): è possibile un dialogo intergenerazionali?
“E’ possibile un dialogo intergenerazionale che porta ad una ricchezza tra la sapienza degli anziani, la gioia dei bambini ed i sogni dei nostri giovani … un cammino di crescita e di scambi che porterà ad una società migliore”.
C’è anche un centro di ascolto della Caritas: quanto è importante ascoltare?
“Il centro di ascolto offre un’attenzione alle povertà del territorio .Oggi si sente molto, ma si ascolta poco e si dedica poco tempo di qualità. Diventa necessario aprire i nostri cuori per incontrare Dio ed i poveri che ci stanno intorno”.
In quale modo la Chiesa cerca di fornire risposte alle domande dei giovani?
“La Chiesa è da sempre vicina ai giovani: li ascolta, li accompagna, li aiuta a realizzare quei sogni che a volte la società di oggi infrange. Loro sono il nostro presente ed il nostro futuro”.
Ad otto anni dal sisma si intravede qualcosa?
“Ad otto anni dal sisma come Chiesa stiamo portando avanti la ricostruzione con grande fatica ma con grande determinazione, sostenendo da sempre che non c’è una ricostruzione delle case senza una ricostruzione sociale ed economica. Solo così questo territorio non morirà”.
(Tratto da Aci Stampa)
Funerali del rettor Anelli: dall’enigma al Mistero
Giovedì 23 maggio era stato trovato morto a Milano il prof. Franco Anelli, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il cui mandato sarebbe terminato tra pochi mesi ed avrebbe compiuto 61 anni il 26 giugno, i cui funerali si sono svolti venerdì 31 maggio. Secondo quanto riscostruito dai carabinieri, intervenuti su posto con il medico legale, dopo gli operatori del 118, Franco Anelli, si è suicidato buttandosi dal sesto piano del palazzo del centro di Milano in cui viveva. Gli investigatori e il medico legale hanno escluso l’intervento di terze persone.
Nel giorno successivo papa Francesco, in un telegramma a firma del segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, lo aveva ricordato per “l’impegno per la promozione dei valori cristiani in ambito universitario, favorendo il dialogo con le giovani generazioni”. Mentre nell’incontro di preghiera e congedo svoltosi venerdì 31 maggio nella mattinata nell’Aula Magna dell’Università Cattolica di Milano il presidente della Cei, card. Matteo Maria Zuppi, ha rivolto un pensiero per la madre del rettore:
“Siamo tutti colpiti dalla sua tragica scomparsa. Le parole appaiono parziali, insufficienti e lasciano spazio alla preghiera, al rispettoso silenzio e all’intima riflessione. E proprio in questa dimensione del mistero la memoria va all’invito rivolto dal caro professor Anelli, proprio in questa Sala qualche mese fa in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’Anno Accademico”.
Un ricordo intenso animato dalla passione del prof. Franco Anelli per lo studio: “Il Rettore Magnifico ha vissuto intensamente la vocazione dell’Università. Cattolica, che coltiva la passione per l’uomo e la sua piena realizzazione, l’impegno perché ogni persona possa diventare protagonista all’interno della società, sempre attenta al bene comune, che è sempre l’unica parte che la Chiesa sceglie e per quale sarà sempre libera.
La Cattolica, secondo lo spirito dei suoi fondatori, vuole assicurare una presenza nel mondo universitario e culturale di persone impegnate a capire e affrontare, alla luce del messaggio cristiano e dei principi morali, i segni dei tempi, i problemi della società e della cultura. La vita del professor Anelli si è snodata lungo questo sentiero, illuminato dalla luce di tante persone illustri e testimoni esemplari. Come non ricordare, ad esempio, il venerabile Giuseppe Lazzati, che fu rettore in anni particolarmente difficili”.
Anche mons. Mario Delpini, arcivescovo di Milano e presidente dell’Istituto Toniolo, ha ricordato il rettore dell’Università Cattolica, affrontando l’enigma della morte: “L’enigma è l’incomprensibile che sconcerta, il non trovare spiegazioni nonostante il cercare, l’immaginare, lo speculare; l’enigma è lo smarrirsi di un pensiero troppo semplice, banale, intrappolato nel meccanismo di causa-effetto”.
Ma solo con l’aiuto della Grazia di Dio è possibile passare dall’enigma al Mistero: “Ci sia data la grazia di passare al mistero, quel modo di comprendere che si lascia illuminare da una sapienza che viene da Dio. Il mistero è quel vedere con gli occhi della fede che il Cristo crocifisso visita anche gli abissi più profondi, entra anche nel buio più impenetrabile, nella solitudine più irraggiungibile, e tende la mano e strappa dalla morte e abbraccia con quell’affetto commovente che si chiama misericordia. Ecco: dallo strazio alla consolazione. Con questa fiducia preghiamo per il professor Anelli consegnato al mistero di Dio”.
La Grazia concede di compatire e di andare aldilà della morbosità: “La curiosità morbosa continua a ronzare intorno al macabro, mai si sazia di pettegolezzi, di mezze parole. Chiediamo la grazia della discrezione che sa compatire, di quella sobrietà che preferisce il silenzio alle inutili parole di circostanza. Dalla curiosità alla discrezione”.
La Grazia, infatti, permette una rilettura della vita: “Chiediamo la grazia di passare dall’enfasi sulla morte alla sapienza che rilegge la vita. L’enfasi sulla morte assedia l’evento della morte sconcertante del prof. Anelli con la retorica e le esclamazioni, con l’affollarsi delle partecipazioni e l’esibizionismo delle presenze. Chiediamo di passare alla sapienza che interpreta la vita, il bene compiuto, le fatiche sostenute, i punti di vista discutibili o ammirevoli, i meriti scientifici. Dall’enfasi sulla morte alla sapienza che rilegge la vita”.
Tale morte può essere occasione di assunzione di responsabilità: “Chiediamo la grazia di passare all’assunzione di responsabilità perché ciascuno si metta di impegno per servire il bene della comunità universitaria, ciascuno offra il suo contributo di pensiero e di disponibilità, perché si scriva una storia che erediti tutto il bene e che si avvii su nuovi cammini, per nuovi climi e narrazioni persuasive. Dall’inquietudine verso il futuro all’assunzione di responsabilità”.
Nella celebrazione funebre mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica, ha sottolineato che lo sgomento è vinto dalla Resurrezione: “Di fronte a tutto questo potremmo essere umanamente sopraffatti dallo smarrimento e dallo sconcerto, ma siamo qui perché ci è data la grazia di poter vedere e considerare le cose da un altro punto di vista che non cancella il dramma umano ma lo inserisce in un orizzonte infinitamente più grande che è quello spalancato dalla fede in colui che ci ha detto: ‘Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno’. Ed è nell’incontro con il Risorto che anche noi vogliamo leggere questa vicenda e accomiatarci, per quanto possibile, con cuore sereno e animo fiducioso dal carissimo Franco sapendo che è nelle mani di Dio e che nulla potrà più allontanarlo dall’abbraccio della sua infinita misericordia”.
Ed ha ricordato le azioni intraprese per mantenere alto il livello dell’Università: “Davvero grandi sono i suoi meriti: dalle vicende del Policlinico A. Gemelli, risanato e rilanciato ai vertici della sanità e della ricerca a livello nazionale e internazionale, ai momenti difficili della pandemia affrontati con grande determinazione ed efficacia; dal rinnovamento e rilancio di tutte le sedi, con progetti innovativi e ambiziosi, alla crescente internazionalizzazione;
dalla sua personale statura scientifica in ambito giuridico alle molteplici iniziative culturali che hanno dato sempre più prestigio al nostro Ateneo, dalle significative celebrazioni per il centenario al sapiente contributo dato alla missione educativa dell’Ateneo, come rilevato in questi giorni nelle espressioni di cordoglio del Santo Padre Francesco e di tante personalità del mondo ecclesiale, della realtà accademica e della società civile che ringraziamo ancora una volta per la vicinanza, l’affetto e la preghiera”.
(Foto: Università Cattolica)
Papa Francesco ai bambini ed alle bambine: mi sta a cuore… la pace
Oggi papa Francesco ha ricevuto in udienza 6000 studenti, con i loro insegnanti, della rete nazionale delle ‘Scuole per la Pace’, che comprende 137 scuole di 94 città e 18 regioni, promossa dalla ‘Fondazione PerugiAssisi per la cultura della pace’, durante la quale li ha ringraziati per la presenza e per l’entusiasmo:
“Grazie per questo cammino ricco di idee, di iniziative, di percorsi formativi e di attività, che intendono promuovere una nuova visione del mondo. Grazie per essere pieni di entusiasmo nell’inseguire obiettivi di bellezza e di bontà, in mezzo a situazioni drammatiche, ingiustizie e violenze che sfigurano la dignità umana.
Grazie perché con passione e generosità vi impegnate a lavorare nel ‘cantiere del futuro’, vincendo la tentazione di una vita appiattita soltanto sull’oggi, che rischia di perdere la capacità di sognare in grande. Oggi più che mai, invece, c’è bisogno di vivere con responsabilità, allargando gli orizzonti, guardando avanti e seminando giorno per giorno quei semi di pace che domani potranno germogliare e portare frutto”.
Eppoi ha parlato del prossimo summit, che si svolgerà a New York, per affrontare le grandi sfide globali di questo momento storico e firmare un ‘Patto per il Futuro’ ed una ‘Dichiarazione sulle generazioni future’: “Si tratta di un evento importante, e c’è bisogno anche del vostro contributo perché non rimanga soltanto ‘sulla carta’, ma diventi concreto e si realizzi attraverso percorsi e azioni di cambiamento”.
E’ stato un invito ad essere ‘protagonisti’ e non ‘spettatori’, instaurando un dialogo con loro: “La convocazione di questo Summit mondiale, infatti, ci ricorda che tutti siamo interpellati dalla costruzione di un avvenire migliore e, soprattutto, che dobbiamo costruirlo insieme!.. Non possiamo solo delegare le preoccupazioni per il ‘mondo che verrà’ e per la risoluzione dei suoi problemi alle istituzioni deputate e a coloro che hanno particolari responsabilità sociali e politiche”.
Però per la partecipazione attiva è necessario mettersi in rete: “In un mondo globalizzato, come questo, dove siamo tutti interdipendenti, non è possibile procedere come singoli individui che si prendono cura soltanto del proprio ‘orto’, per coltivare i propri interessi: occorre invece mettersi in rete e fare rete. Cosa occorre? Mettersi in rete e fare rete. Cosa occorre? Mettersi in rete e fare rete. Tutti insieme!.. Ecco, sì bravi, e questo è importante, bisogna entrare in connessione, lavorare in sinergia e in armonia”.
Infatti, essendo globali le sfide, occorre anche un sogno ‘collettivo’, che non addormenta: “In effetti, le sfide odierne, e soprattutto i rischi che, come nubi oscure, si addensano su di noi minacciando il nostro futuro, sono anch’essi diventati globali. Ci riguardano tutti, interrogano l’intera comunità umana, richiedono il coraggio e la creatività di un sogno collettivo che animi un impegno costante, per affrontare insieme le crisi ambientali, le crisi economiche, le crisi politiche e sociali che il nostro pianeta sta attraversando.
Cari ragazzi, care ragazze, cari insegnanti, si tratta di un sogno che richiede di essere svegli e non addormentati! Sì, perché lo si porta avanti lavorando, non dormendo; camminando per le strade, non sdraiati sul divano; usando bene i mezzi informatici, non perdendo tempo sui social; e poi questo tipo di sogno si realizza anche con la preghiera, cioè insieme con Dio, e non con le nostre sole forze”.
Eppoi si è soffermato su due parole, che hanno caratterizzato questo cammino, come la pace e la cura: “Sono due realtà legate tra loro: la pace, infatti, non è soltanto silenzio delle armi e assenza di guerra; è un clima di benevolenza, di fiducia e di amore che può maturare in una società fondata su relazioni di cura, in cui l’individualismo, la distrazione e l’indifferenza cedono il passo alla capacità di prestare attenzione all’altro, di ascoltarlo nei suoi bisogni fondamentali, di curare le sue ferite, di essere per lui o lei strumenti di compassione e di guarigione. Questa è la cura che Gesù ha verso l’umanità, in particolare verso i più fragili, e di cui il Vangelo ci parla spesso. Dal ‘prendersi cura’ reciproco nasce una società inclusiva, fondata sulla pace e sul dialogo”.
Ricordando i bambini e le bambine uccisi nelle guerre il papa ha chiesto loro di essere ‘artigiani di pace’: “In questo tempo ancora segnato dalla guerra, vi chiedo di essere artigiani della pace; in una società ancora prigioniera della cultura dello scarto, vi chiedo di essere protagonisti di inclusione; in un mondo attraversato da crisi globali, vi chiedo di essere costruttori di futuro, perché la nostra casa comune diventi luogo di fraternità.
Vorrei parlarvi due minuti sulla guerra. Pensate ai bambini che sono in guerra, pensate ai bambini ucraini che hanno dimenticato di sorridere. Pregate per questi bambini, metteteli nel cuore i bambini che sono in guerra. Pensate ai bambini di Gaza, mitragliati, che hanno fame. Pensate ai bambini. Adesso un piccolo silenzio, e ognuno di noi pensi ai bambini ucraini e ai bambini di Gaza”.
Ha concluso l’incontro con le parole molto care a don Lorenzo Milani: “Vi auguro di essere sempre appassionati del sogno della pace. Lo dico con il motto di don Lorenzo Milani, il priore di Barbiana, che al ‘non mi importa’, tipico dell’indifferenza menefreghista, opponeva l’ ‘I care’, cioè il ‘mi sta a cuore’, ‘mi interessa’.
Che tutto questo stia a cuore a voi. Che vi stia sempre a cuore la sorte del nostro pianeta e dei vostri simili; vi stia a cuore il futuro che si apre davanti a noi, perché possa essere davvero come Dio lo sogna per tutti: un futuro di pace e di bellezza per l’umanità intera. E vi siano a cuore i bambini ucraini, che dimenticano di sorridere; i bambini di Gaza, che soffrono sotto le mitraglie. Vi benedico di cuore. Buona scuola e buon cammino!”
(Foto: Santa Sede)
Adesso è il tempo della cura
Oggi si svolge la III Giornata nazionale della Cura delle Persone e del Pianeta. Un giorno dedicato alla riscoperta del valore alla cura di noi e degli altri, della città e del pianeta in cui viviamo. In un tempo in cui siamo costretti a soffrire le conseguenze di decenni di incuria “dobbiamo sviluppare una mentalità e una cultura del prendersi cura capace di sconfiggere l’indifferenza, lo scarto e la rivalità che purtroppo prevalgono” (Papa Francesco).
Oggi migliaia di studenti e insegnanti, di 139 scuole di 120 città (17 regioni, 48 province), usciranno dalle loro aule per andare a conoscere e ringraziare le persone che si prendono cura di noi e degli altri nei loro luoghi di lavoro e volontariato: pronto soccorso, ospedali, case per anziani, centri specializzati di cura, mense, empori Caritas, centri di accoglienza dei migranti, centri antiviolenza e case delle donne ma anche sedi della rai, comuni, province, tribunali, librerie, canili,…
Alcuni studenti e insegnanti faranno esperienza diretta di cura degli altri o dell’ambiente (ad esempio: servire ad una mensa per i poveri e senzatetto, ripulire, riordinare e abbellire uno spazio pubblico segnato dall’incuria, dall’abbandono o dall’inverno,…). Altri ancora costruiranno la mappa della città della cura andando a scoprire e “illuminare” le persone, le pratiche e i luoghi di cura del territorio che contribuiscono al nostro ben-essere personale e collettivo.
I partecipanti alla Giornata promuoveranno la cultura della cura raccontando in tempo reale, sui social network, gli incontri, le cose viste e sentite, amplificando così le voci e le storie delle persone incontrate, le loro attività e le loro idee sulla cura #iohocura:
“La cura è un diritto umano, costituzionale e universale, che va rispettato, attuato, organizzato e finanziato. Pensiamo alla cura degli ammalati e della salute di tutte e di tutti. Pensiamo alla cura dei più piccoli e delle giovani generazioni. Pensiamo alla cura dei più fragili e vulnerabili, degli anziani e delle persone e famiglie in difficoltà economiche.
Pensiamo alla cura delle donne vittime di tante violenze e discriminazioni. Pensiamo alla cura del lavoro, dei lavoratori e delle lavoratrici. Pensiamo alla cura della nostra economia, delle nostre città e quartieri, dell’ambiente e dei beni comuni che non sono solo nostri. Pensiamo ai popoli in guerra, a Gaza, in Ucraina e nel resto del mondo, ai migranti, alle persone perseguitate dall’oppressione, dalla miseria e dalle catastrofi ambientali”.
La Giornata della Cura delle persone e del pianeta è parte integrante del Programma Nazionale di educazione civica ‘Trasformiamo il futuro. Per la pace-Con la cura 2023-2024’ che si propone di educare le giovani generazioni alla cura come strumento concreto di pace e di trasformazione del futuro. Questo percorso didattico è a sua volta parte del Decennio della Cura (2020-2030) promosso dalla Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace. Papa Francesco incontrerà gli alunni, i docenti e i dirigenti scolastici coinvolti in questo percorso venerdì 19 aprile 2024 nell’Aula Paolo VI della Città del Vaticano. A questo straordinario evento parteciperanno anche gli amministratori locali, i rettori e i docenti universitari firmatari del ‘Patto di Assisi’.
Per promuovere l’educazione alla cura, la Rete nazionale delle scuole di pace ha ideato e messo a disposizione delle scuole il ‘Quaderno degli esercizi di cura’, un originale strumento didattico di educazione civica con cui sviluppare tutti gli elementi essenziali della cura: l’attenzione, il rispetto, la responsabilità, la presenza, l’ascolto, la comprensione, l’empatia, l’uso delle parole, il dono, la generosità e il coraggio.
La Giornata della Cura è promossa dalla Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace, Rete Nazionale delle Scuole di Pace, Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani e Centro Diritti Umani “Antonio Papisca” dell’Università di Padova, Provincia di Perugia, Comune di Roma, Perugia, Padova, Parma, Acireale (CT), Bertinoro (FC), Bra (CN), Castel Bolognese (RA), Castellana Grotte (BA), Cavriago (RE), Ceriale (SV), Cerveteri (RM), Cervia (RA), Dolo (VE), Dubino (SO), Fogliano Redipuglia (GO), Locate di Triulzi (MI), Masi Torello (FE), Montefranco (TR), Narni (TR), Palanzano (PR), Radicondoli (SI), Rocca Canterano (RM), Roncadelle (BS), Sagrado (GO), San Miniato (PI), San Vittore Olona (MI), Spoleto (PG), Tivoli (RM), Vibonati (SA), Coordinamento Provinciale Bergamasco enti locali per la pace in collaborazione con Equal Care Day 2024.
La Giornata della Cura delle persone e del pianeta è promossa in occasione dell’Equal Care Day, una iniziativa avviata nel 2016 da una rete tedesca di persone e associazioni che vuole promuovere la rivalutazione e un’equa ripartizione dei lavori di cura nella nostra società.
La cura è il modo più concreto ed efficace con cui ognuno di noi può affrontare i problemi, trasformare il futuro e costruire la pace: “Sempre più spesso siamo costretti a fare i conti con problemi più grandi di noi, che corrono più veloci di noi. Pensiamo alle catastrofi climatiche, alla guerra in Europa, in Palestina, Israele e in troppe altre parti del mondo, all’esplosione del costo della vita, alle migrazioni,… : problemi enormi che, quando non ci sconvolgono direttamente la vita, aumentano la tristezza, l’inquietudine e l’ansia.
Non sono problemi privati. Eppure continuiamo a cercare impossibili risposte individuali. Sono problemi complessi che richiedono evidentemente la collaborazione di tanti. Eppure spesso continuiamo a ricercare solo il nostro personale tornaconto. Nel mondo dell’individualismo in cui siamo ancora immersi, in nome di una nostra presunta sovranità e indipendenza, ci è stato detto che ognuno doveva pensare per sé e competere senza sosta contro tutti. Ma, mentre molte crisi globali ci presentano il conto, ci scopriamo tragicamente soli, impreparati e abbandonati.
Se questi sono i risultati dell’incuria, dobbiamo prendere atto che è tempo di cambiare, che adesso è il tempo della cura: il tempo dell’attenzione sensibile, della vicinanza, dell’ascolto reciproco, del dialogo autentico, dell’assunzione di responsabilità, dell’empatia, della condivisione, della solidarietà.
Nell’ora della crisi, la cura è la risposta più efficace. La cura reciproca è il modo più concreto che abbiamo per fronteggiare i problemi, ridurre le violenze e le sofferenze e cambiare le cose, qui e ora, senza aspettare che lo facciano altri, senza aspettare domani. Per questo la dobbiamo riscoprire, studiare e imparare, organizzare e promuovere.
La cura è la miglior fabbrica di benessere su cui investire tutti insieme. Lenisce il dolore, allevia la solitudine, previene la violenza, vince la disperazione e crea amicizia. Costa fatica, ma costruisce pace e distribuisce felicità.
La cura è essenziale per la vita e la felicità. Dove non c’è cura c’è dolore, malessere, solitudine, esclusione sociale, disperazione, malattie, degrado, abbandono, disinteresse, violenza, violazione dei diritti umani, ingiustizia. La cura è fatta di tante belle cose. La cura è fatta di attenzione, rispetto, responsabilità, presenza, ascolto, comprensione, empatia, parole, tempo, dono, generosità, coraggio. La cura è essenziale per vivere insieme. La cura è il contrario dell’indifferenza e della cultura dello scarto”.
(Foto: Perlapace)





























