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La finanza etica in Europa performa meglio di quella tradizionale per qualità del credito e impatto sociale

Nel 2023 le banche etiche hanno gestito € 79.000.000.000 in attivi (nel 2018 era poco più di € 51.000.000.000) mantenendo un rapporto prestiti/attivi del 67,91%, rispetto al 60,9% dei grandi istituti europei e oltre il 70% dei prestiti erogati è stato destinato all’economia sociale. Ecco cosa è emerso dall’ottavo rapporto sulla finanza etica in Europa, ‘Capitale comune’, presentato da Fondazione Finanza Etica, dalla Fundacion Finanzas Eticas e da Federazione Europea delle Banche e Finanziatori Etici e Alternativi (Febea) al Parlamento Europeo.

Le banche etiche mostrano una forte qualità creditizia. Ma non è solo il rapporto prestiti/attivi a performare meglio nelle banche etiche rispetto agli istituti tradizionali: i crediti deteriorati, infatti, si sono attestati all’1,61%, contro l’1,89% delle banche tradizionali; il rendimento degli attivi (ROA) ha raggiunto lo 0,75%, superiore allo 0,64% delle grandi banche.

Numeri, questi, che dimostrano quanto la finanza etica non sia solo socialmente responsabile, ma anche solida dal punto di vista finanziario: nel 2023 le banche etiche europee hanno rafforzato l’economia sociale, hanno mantenuto un’elevata qualità del credito e sostenuto progetti sociali e comunitari dimostrando come la finanza etica possa coniugare stabilità finanziaria e impatto sociale: “L’impatto etico può allinearsi alla sostenibilità economica”, si legge nel rapporto.

Le banche etiche sono finanziatrici chiave dell’economia sociale. Hanno, infatti, destinato oltre il 70% dei loro prestiti a cooperative, mutue, associazioni e fondazioni, contro il 19% delle grandi banche. In alcuni casi, fino al 93% dei prestiti è andato a microimprese spesso escluse dal credito tradizionale. L’economia sociale è sempre più riconosciuta per il suo contributo all’inclusione sociale, all’occupazione e allo sviluppo regionale.

Sostenendo queste organizzazioni, le banche etiche contribuiscono a creare posti di lavoro, promuovere investimenti locali e rafforzare la coesione sociale in Europa. L’economia sociale in Europa comprende 4.300.000 organizzazioni, con un fatturato di € 913.000.000.000 ed 11.500.000 persone lavoratrici, pari al 6,3% della forza lavoro. Queste organizzazioni includono cooperative, mutue, associazioni e fondazioni che adottano modelli di governance democratica e reinvestono i profitti nelle comunità.

Secondo il rapporto, il 70% dei prestiti delle banche etiche ha avuto effetti positivi ambientali o sociali, rispetto al 19% delle grandi banche. Le banche etiche hanno inoltre mostrato maggiore diversità di genere nei ruoli dirigenziali; la percentuale di donne impiegate nelle banche etiche europee è il 56,12% contro il 47,11% dei grandi istituti e applicano criteri più rigorosi rispetto a investimenti in armamenti, combustibili fossili o aziende che violano i diritti umani.

Per questo Peru Sasia, presidente di Febea, la Federazione Europea delle Banche e Finanziarie Etiche e Alternative, ha dichiarato: “I dati di questa ricerca smontano il mito che la finanza etica sia una nicchia. Dimostrano che è possibile e già esiste un modello alternativo di intermediazione, basato su capitale di qualità, credito diretto alle famiglie e alle imprese, e valutazioni sociali e ambientali, che sta funzionando, producendo stabilità finanziaria e benefici concreti per la società.

La ricerca evidenzia che l’attenzione all’economia sociale non è destinata a rimanere un fenomeno temporaneo o occasionale. Sebbene la politica europea abbia recentemente rivolto l’attenzione ad altri fronti (in particolare competitività e Difesa) le ragioni strutturali che rendono l’economia sociale un fattore determinante per qualsiasi strategia di sviluppo dei Paesi europei richiedono attenzione e risorse, come indicato nel Piano d’Azione per l’Economia Sociale della Commissione e nella Raccomandazione del Consiglio europeo”.

Il rapporto propone diverse raccomandazioni per i decisori pubblici: sviluppare strumenti di capitale (equity e quasi-equity) adatti a microimprese e cooperative invece di basarsi esclusivamente sul credito; semplificare e rendere accessibili le garanzie pubbliche; coinvolgere direttamente le organizzazioni dell’economia sociale nella definizione delle politiche finanziarie. Il rapporto avverte anche contro il rischio di etichettare come ‘sostenibili’ settori dannosi come la produzione di armi, sottolineando che pace, coesione sociale e transizione ecologica devono essere al centro delle politiche di finanza sostenibile.

Federica Ielasi, vicepresidente di Banca Etica, ha dichiarato: “Il quadro che emerge è chiaro: la finanza etica è solida, in crescita e produce impatti concreti sull’ambiente, sulla società e sull’occupazione. L’Europa deve ascoltare questo attore se vuole orientare le proprie scelte verso coesione, sostenibilità e pace.

Anche nel contesto della revisione delle politiche di coesione europee (che, non senza discussioni, accompagna il processo di definizione del Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione Europea 2028–2034) la questione delle condizioni per favorire lo sviluppo dell’economia sociale in Europa, anche attraverso la finanza etica, è destinata a occupare una posizione non marginale nell’agenda dei prossimi anni”.

Questa è la conclusione: “L’economia sociale in Europa contribuisce sia alla crescita economica sia al progresso sociale, in termini di minore disoccupazione, riduzione della povertà e, più in generale, miglioramento della qualità della vita, in particolare per i gruppi più vulnerabili. Senza clamore, ha dimostrato di essere un fattore di sviluppo economico, inclusione sociale e resilienza territoriale. Pertanto, anche un approccio alle politiche orientato alla competitività non può ignorare l’importanza fondamentale della coesione sociale e degli attori che lavorano per difenderla e rafforzarla”.

Nuovo studio su Terzo settore ed economia sociale: resiliente ed essenziale per coesione e welfare

E’ stata presentata nei giorni scorsi a Roma la ricerca Finanza Etica ed economia sociale: sfide e prospettive per il Terzo settore, frutto della collaborazione tra Banca Etica e Forum Nazionale del Terzo Settore, con il contributo scientifico di AICCON research center. Lo studio si propone di comprendere le principali sfide economiche affrontate dalle organizzazioni dell’economia sociale in Italia e le criticità che riscontrano nell’accesso al credito e ad altri servizi finanziari e assicurativi. Oggi in Italia l’economia sociale rappresenta quasi il 9% del Pil, con circa 428.000 organizzazioni, 1.900.000 di occupati (Atlante dell’Economia Sociale di Aiccon) e oltre 5.500.000 volontari.

L’indagine si è articolata in una parte qualitativa basata su una survey condotta su un campione di 1.313 Enti del Terzo settore, e una parte quantitativa, che include l’analisi degli andamenti creditizi di un campione privilegiato di oltre 5.000 clienti persone giuridiche di Banca Etica dal lato della raccolta e mille dal lato degli impieghi.

Dall’Osservatorio emerge un quadro in chiaroscuro: da un lato il Terzo settore è caratterizzato da un’elevatissima bancarizzazione (98,1%), con un significativo 22% di enti che risultano multibancarizzati. Dall’altro lato il rapporto con gli istituti di credito restituisce una soddisfazione solo moderata, con appena 2 organizzazioni su 5 (41,2%) che si dichiarano soddisfatte. La soddisfazione è legata soprattutto a fattori relazionali e risulta maggiore dove si rileva la presenza in banca di personale formato e dedicato sul Terzo settore (51,3%), o in caso di strategie e strutture dedicate (48,0%).

L’utilizzo degli strumenti bancari resta basilare, concentrato su depositi e pagamenti. Solo una piccola quota del campione ricorre al credito a breve termine (9,2%) o a medio-lungo termine (6%). L’accesso al credito è reso complesso anche da limiti normativi ed è calato anche nei periodi in cui il taglio dei tassi iniziava a favorire la ripresa dei finanziamenti. Questo si riflette nel dato macroeconomico: i prestiti bancari alle istituzioni senza scopo di lucro in Italia si sono ridotti di € 1.400.000.000 dalla pandemia del 2019 ad oggi. 

L’esposizione al mondo assicurativo è elevata (86,1%) e la soddisfazione è molto più alta (86,6%): il fattore decisivo è la presenza di prodotti specializzati anche se la fruizione dei prodotti assicurativi resta limitata agli obblighi normativi (es. Responsabilità Civile e Infortuni). Gli enti del Terzo settore hanno mostrato resilienza, ma l’aumento dei costi e l’incertezza sul futuro pongono alcune sfide.

Resistenza agli shock: le organizzazioni non-profit hanno risposto agli shock (pandemia, tensioni geopolitiche, inflazione) con resilienza e prudenza. Il settore ha un funding mix equilibrato, con il 68,6% delle entrate da fonti private e il 31,4% da fonti pubbliche, di cui circa un terzo (30,1%) derivante dal mercato.

Aumento dei costi e avanzo di gestione eroso: nell’ultimo biennio, 2 organizzazioni su 3 (66,5%) hanno visto aumentare i costi (materiali ed energia) e oltre la metà ha registrato aumenti del costo del lavoro (57,2%). Il 32% degli ETS si attende che la capacità di produrre avanzo di gestione sarà erosa nel prossimo futuro.

Priorità di investimento: gli investimenti recenti si sono concentrati su immobilizzazioni materiali (39,5%), marketing e comunicazione (36,3%) e formazione del personale (35,9%), restano minoritari gli investimenti in innovazione e sostenibilità.

La sfida più pressante resta la ricerca di nuovi volontari (63,7%) per ODV e APS, seguita dalla difficoltà nel far fronte alla normativa (35,7%) e alla relazione con la PA. Le imprese sociali, invece, temono in primis l’aumento dei costi di produzione e lavoro (48,5%).

In questo scenario, Banca Etica si distingue per il suo focus sul Terzo settore e sull’economia sociale. La quota di finanziamenti erogati alle istituzioni senza scopo di lucro nel suo portafoglio si attesta infatti al 18,1% degli impieghi complessivi a imprese e organizzazioni. Questa quota sale al 44,7% includendo le cooperative sociali.

E raggiunge il 60% se si comprendono tutte le cooperative. Questi numeri rappresentano una netta controtendenza rispetto al panorama bancario nazionale, dove, secondo i dati di Banca d’Italia, le non profit (escludendo le imprese sociali e le cooperative) ricevono solo l’1% dei prestiti totali erogati dal sistema bancario alle imprese (circa € 6.700.000.000 su un totale di € 667.000.000.000). L’analisi sui clienti persone giuridiche di Banca Etica evidenzia inoltre che, nonostante gli shock economici recenti, la qualità del credito nel portafoglio di Banca Etica si mantiene positiva, con bassi tassi di deterioramento, grazie alla diversificazione delle fonti e al forte legame con il territorio che caratterizza gli enti.

Prospettive e raccomandazioni In un contesto segnato dall’incertezza economica e dalle sfide socio-ambientali, gli enti del Terzo settore avranno sempre più esigenza di curare la dimensione finanziaria della propria attività. Questa ricerca conferma il grande valore della diversificazione delle fonti su cui il Terzo settore fa affidamento: autofinanziamenti (tesseramento, prestito sociale); contributi pubblici (bandi, incentivi, 5×1000), donazioni, crowdfunding, sponsorizzazioni. Questo mix è strategico e andrà  sviluppato, ma non potrà che rappresentare una parte di un set più ampio di soluzioni alle quali sarà importante accedere in modo più significativo, a cominciare da quelle di credito ordinario.

Lo studio sottolinea la necessità di far evolvere il rapporto tra Terzo settore e finanza attraverso una maggiore conoscenza reciproca, lo sviluppo di criteri di valutazione ad hoc e l’adozione di misure legislative, come il rafforzamento degli schemi di garanzia (es. Fondo Centrale di Garanzia) per gli enti del Terzo settore non commerciali e il superamento stabile dei tetti al 5×1000.

Fondamentale sarà poi l’adozione anche in Italia del Piano Nazionale dell’Economia Sociale, previsto dalla UE, che dovrà sviluppare e stabilizzare politiche, misure di sostegno finanziario e non solo, dal trattamento fiscale agli aiuti di stato dedicati, al potenziamento degli strumenti finanziari e di garanzia, alle risorse pubbliche ed europee a disposizione, fino all’implementazione di strumenti previsti dal Codice del Terzo settore non ancora operativi, come i Titoli di Solidarietà (art. 77 del dlgs 117 del 2017).

Si tratta di obbligazioni, altri titoli di debito o certificati di deposito che possono essere emessi da istituti di credito con l’obiettivo di raccogliere denaro da impiegare esclusivamente per finanziare le attività istituzionali degli Enti del Terzo settore (ETS), e sono in attesa del nulla osta dell’Unione europea.

“Questa ricerca conferma come la finanza etica sia non solo un partner, ma un vero e proprio motore di sviluppo per l’economia sociale. Oltre 25 anni fa Banca Etica è nata dal Terzo settore per il Terzo settore, e la nostra missione è da sempre quella di sintonizzarci con i bisogni reali di queste organizzazioni. Abbiamo sviluppato competenze specifiche e uniche nel panorama bancario su questi temi, accreditando il nostro modello di business quale riferimento strategico per istituzioni internazionali di primo piano (Banca Europea per gli Investimenti -BEI e Fondo Europeo per gli Investimenti – FEI), come pure in Italia, dove Banca Etica è stata ingaggiata dal Ministero dell’economia e delle finanze nella costruzione dell’Action Plan nazionale”, ha affermato Federica Ielasi, vicepresidente di Banca Etica.

“A fronte di un’importante capacità di produrre ricchezza economica, oltre che sociale, il Terzo settore fatica ad accedere a strumenti finanziari e assicurativi che gli consentirebbero di rafforzare il suo impatto sui territori. Questo studio lo dimostra chiaramente e ci dà un’ulteriore spinta sia a proseguire il lavoro che conduciamo da anni(( attraverso l’iniziativa Cantieri ViceVersa e la formazione dedicata, da un lato, agli ETS anche con il progetto FQTS e, dall’altro, agli operatori della finanza), sia a chiedere alle istituzioni di riconoscere appieno le peculiarità del comparto. Da questo punto di vista, il Piano Nazionale sull’Economia Sociale rappresenta un passo cruciale che, ci auguriamo, segni la rotta”, ha concluso Giancarlo Moretti, portavoce del Forum Terzo Settore.

Giornata Mondiale del Risparmio: per Banca Etica ‘No all’uso dei risparmi per la corsa al riarmo’

In occasione della 101ª Giornata Mondiale del Risparmio, che si celebra oggi e che l’Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa (ACRI) anticipa oggi con una conferenza dedicata, Banca Etica – prima e tuttora unica banca italiana dedita esclusivamente alla finanza etica – ricorda che il risparmio non è solo cautela individuale, ma un vero e proprio motore per costituire comunità solide e puntellare il tessuto sociale grazie alla sua capacità di trasformarsi, attraverso le banche e il credito, in volano di sviluppo e benessere condivisi. Una funzione assolta pienamente se il risparmio si crea a partire da salari e remunerazioni generati e distribuiti con equità, come ricordato pochi giorni fa nelle parole incisive del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Il lancio del piano ReArm Europe, poi ribattezzato eufemisticamente Readiness 2030, sembra fagocitare la vocazione sociale del risparmio per indirizzarlo verso una corsa al riarmo europeo che sottrae risorse pubbliche e private ai capitoli di sviluppo sociale e ambientale, al risparmio degli Stati e delle persone. Banca Etica ribadisce la fondata preoccupazione che il piano dell’Unione europea, oltre a prevedere massicci investimenti pubblici nell’industria bellica, realizzi l’obiettivo dichiarato di indirizzare circa 10.000 miliardi di euro di risparmi depositati nei conti correnti delle cittadine e cittadini europei verso canali di finanziamento privilegiati per le imprese del comparto militare. Un disegno del genere non solo genera un pericoloso via libera alla finanziarizzazione della guerra ma contraddice ogni evidenza fornita dalla storia secondo cui è illusorio pensare che un’ampia disponibilità di armamenti si traduca in maggiore pace e sicurezza per la società.

La fine della finanza sostenibile spinge il risparmio verso le armi  Per raggiungere lo scopo e rendere l’investimento nel settore bellico più accettabile da parte dei risparmiatori, l’Unione Europea ha distorto la definizione di ‘finanza sostenibile’, includendo investimenti destinati al comparto bellico anche in prodotti finanziari classificati come art. 8 e art. 9 dalla tassonomia europea attraverso la semplice rimozione dei finanziamenti destinati alla filiera delle sole ‘armi controverse’ (mine antiuomo, bombe a grappolo, armi chimiche e biologiche).

L’Unione europea, del resto, ha recentemente decretato la fine della ‘sostenibilità’ come concepita finora autorizzando il primo fondo ‘sostenibile’ che investe in armi, realizzando così un disegno politico annunciato mirato ad alimentare col risparmio di cittadine e cittadini – talvolta in modo poco trasparente per gli investitori stessi – un settore nocivo, foriero di sofferenze, povertà e disuguaglianze, che non è certo a corto di risorse (la spesa militare globale ha raggiunto un nuovo record nel 2024, attestandosi a 2.718 miliardi di dollari, con un aumento del 9,4% rispetto all’anno precedente).

“La 101ª Giornata Mondiale del Risparmio è l’occasione per ribadire un principio fondamentale: le banche e la finanza devono assolvere principalmente un compito di servizio nei confronti delle comunità e devono perseguire tale obiettivo senza assecondare logiche belliciste e distruttive, mirate al riarmo. Solo così, e investendo invece nell’equità e nella coesione, la finanza recupera la sua funzione per contribuire alla costruzione di un futuro più stabile e inclusivo; solo così le istituzioni finanziarie mostrano di assumersi la responsabilità di trasformare il risparmio in un fattore di sviluppo dell’economia reale e di benessere sociale, garantendo strumenti finanziari accessibili e orientati all’impatto positivo a disposizione di ogni persona, e non solo per pochi privilegiati2, dichiara Aldo Soldi, presidente di Banca Etica a margine del convegno ACRI.

Banca Etica: ReArm Europe è un pericoloso via libera alla finanziarizzazione della guerra

Il piano di riarmo dell’Unione Europea ‘ReArm Europe’ incentiva l’indirizzo dei risparmi dei cittadini verso l’industria bellica ed è un pericoloso via libera alla finanziarizzazione della guerra. L’allarme arriva da Banca Etica, che denuncia come la sicurezza e gli equilibri geopolitici non possano essere affidati alle logiche speculative della finanza.

L’Unione Europea punta a coinvolgere attivamente i cittadini europei nella corsa al riarmo, con l’obiettivo di indirizzare parte dei 10mila miliardi di euro depositati nei conti correnti del continente verso il finanziamento delle imprese belliche dell’UE. Questa la forte preoccupazione espressa dalla prima e unica banca italiana dedita esclusivamente alla finanza etica.

‘Rearm Europe’: un’economia di guerra finanziata dai cittadini? L’Unione Europea sembra orientarsi verso un’economia di guerra. La spesa per gli armamenti e i meccanismi finanziari per sostenerla sono diventati centrali nell’agenda politica comunitaria e dei singoli Stati membri, e la Commissione Europea, con ‘ReArm Europe’, stanzia 800 miliardi di euro a tale scopo: 150 miliardi dovrebbero provenire direttamente da fondi UE, sotto forma di prestiti agli Stati (creando nuovo debito pubblico), mentre i restanti 650 miliardi saranno a carico dei bilanci nazionali ma verranno esclusi dal calcolo del rapporto deficit/PIL previsto dal Patto di Stabilità.

A questo si aggiunge l’imminente approvazione della direttiva sull’Unione dei Risparmi e degli Investimenti, basata sull’idea di orientare una quota importante dei risparmi dei cittadini europei (stimati in 10 mila miliardi di euro) per finanziare le imprese UE, con particolare attenzione a quelle del settore bellico.

Le preoccupazioni di Banca Etica. “L’approvazione della Saving and Investment Union esporrebbe sempre più i risparmiatori e i lavoratori europei, attraverso fondi di investimento, fondi pensione, assicurazioni, e grazie a complessi meccanismi di cartolarizzazione, a supportare l’industria delle armi, il tutto in assenza di trasparenza. Attraverso strumenti finanziari complessi come le cartolarizzazioni, i cittadini si potrebbero trovare a investire in armi senza esserne consapevoli”, avverte Anna Fasano, presidente di Banca Etica. “Intanto in Francia la banca pubblica degli investimenti (Bpifrance) emetterà titoli di risparmio per finanziare le aziende produttrici di armi, come annunciato dal ministro dell’economia”.

La Finanziarizzazione della guerra alimenta i conflitti. “Storicamente, le guerre sono state accompagnate da speculazioni finanziarie, ma cedere alla finanziarizzazione della difesa rischia di innescare meccanismi perversi che alimentano i conflitti: più conflitti significano maggiori profitti per qualcuno”, sottolinea Anna Fasano, ricordando anche le parole di Papa Francesco del 2024 sull’interesse economico che diventa stimolo a proseguire ed estendere le guerre per vendere o testare nuove armi.

Il boom dei profitti nel settore degli armamenti dal 2022 è emblematico, del resto: un report di Mediobanca indica un rendimento azionario delle aziende della difesa a livello internazionale del +72,2% tra l’inizio del 2022 e ottobre 2024, superando ampiamente l’indice azionario globale (+20,1%). Le imprese europee hanno registrato una performance ancora più marcata (+128,1% contro il +59,1% dei gruppi statunitensi). Questa tendenza è proseguita nei primi mesi del 2025, con l’indice Stoxx Aerospazio & Difesa in crescita del +35% fino a marzo, rispetto al +9% dell’indice globale Stoxx 600.

A rischio la finanza sostenibile. La strategia per ampliare le fonti di finanziamento al settore della difesa mette a rischio anche la finanza sostenibile (ESG). Si prospetta un ripensamento radicale, una distorsione che porterebbe a includere le armi tra gli investimenti considerati sostenibili dalle normative. Banca Etica considera questo orientamento inaccettabile, come già dichiarato quando i ministri della difesa dell’UE avevano chiesto di includere le armi tra i finanziamenti qualificati come sostenibili. Una deriva che ha trovato conferma in un recente incontro della direzione dell’UE che segue l’industria per la difesa (DG DEFIS), mentre a inizio aprile 2025 il colosso finanziario Allianz ha annunciato che prevede di includere nei suoi prodotti di finanza “sostenibile” anche i titoli di aziende produttrici di armi atomiche, giustificando tale scelta con il ruolo “etico” della deterrenza nucleare.

La netta condanna della finanza etica. Banca Etica e l’intero movimento della finanza etica condannano con forza queste posizioni. La Global Alliance for Banking on Values (GABV), che riunisce oltre 80 banche etiche a livello globale, ha ribadito con la Dichiarazione di Milano approvata nel 2024 che “il finanziamento delle armi non può rientrare, ed è incompatibile, con qualsiasi definizione di finanza sostenibile”.

Da Banca Etica un appello ai parlamentari europei: UE non torni indietro sulla sostenibilità e il Green Deal

Nei giorni scorsi Banca Etica ha scritto agli europarlamentari italiani per chiedere che apportino sostanziali correzioni al cosiddetto ‘pacchetto Omnibus’ proposto dalla Commissione UE e che ora deve essere approvato dal Parlamento Europeo che è chiamato a un primo voto già oggi.

Il pacchetto Omnibus è un insieme di proposte legislative della Commissione Europea per semplificare le norme sulla sostenibilità aziendale. Il pacchetto è stato presentato il 26 febbraio 2025 con gli obiettivi dichiarati di ridurre gli oneri amministrativi per le imprese, migliorare la competitività dell’Unione Europea, coniugare semplificazione normativa e transizione ecologica.

Banca Etica riconosce che ci sia una necessità di semplificare le complesse normative europee in materia di sostenibilità e rendicontazione ambientale, ma ritiene che la proposta della Commissione UE denominata ‘pacchetto Omnibus’ usi la semplificazione come alibi per smantellare tutto l’impianto normativo faticosamente costruito dalle istituzioni europee negli ultimi 10 anni.

“Il pacchetto Omnibus si traduce in una deregolamentazione eccessiva – spiega la presidente di Banca Etica, Anna Fasano -. Se venisse confermato questo impianto, il risultato porterebbe a una minore responsabilità delle imprese, meno trasparenza su tutti i dati legati alla sostenibilità, minore disponibilità di informazioni per gli investitori, i risparmiatori e il pubblico, svuotando di senso l’idea stessa di finanza sostenibile e allontanando l’Unione Europea dagli obiettivi che essa stessa si è data in materia di cambiamenti climatici o di tutela dei diritti.

Con la proposta Omnibus è l’insieme del Green Deal europeo a subire una pesante battuta d’arresto. In particolare, si rischia di privare gli intermediari finanziari di dati robusti e comparabili, indispensabili per poter strutturare fondi d’investimento realmente sostenibili ai sensi della normativa europea SFDR sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari, ampliando possibili situazioni di greenwashing; e di limitare la capacità delle banche di valutare i rischi derivanti dai fattori ESG, oramai integrati negli strumenti di analisi anche a seguito delle sollecitazioni in questo senso della Vigilanza”.

Nel documento inviato da Banca Etica agli europarlamentari si denuncia inoltre come cambiamenti così radicali in normative che, come nel caso della direttiva CSDDD sul dovere di diligenza per le imprese ai fini della sostenibilità, non erano ancora pienamente entrate in vigore creano confusione sia nel pubblico sia nel mondo delle imprese. Vengono penalizzate le aziende che si sono mosse per tempo e si sono già impegnate in un percorso verso la transizione e la sostenibilità, e vengono premiate quelle che si limitano a dichiarare tale impegno senza prendere misure concrete.

“Banca Etica, insieme alla Federazione delle Banche Etiche Europee (Febea) ha seguito con attenzione il percorso legislativo che ha portato l’Unione Europea a varare negli ultimi anni corpose normative in materia di transizione ecologica e finanza sostenibile. Spesso le normative approvate sono state deludenti rispetto alle aspettative di chi fa finanza etica, come quando l’Europa ha deciso di includere anche il gas e il nucleare tra gli investimenti sostenibili.

Ma mai ci saremmo aspettati una tale repentina marcia indietro dettata dalla necessità di rendere l’Europa più competitiva. Abbiamo scritto agli eurodeputati italiani per chiedere che si impegnino a migliorare il pacchetto Omnibus. La competitività non può essere una corsa al ribasso sull’ambiente e sui diritti: l’Europa vincerà la sfida anche sui mercati se punterà sull’eccellenza cercando di offrire prodotti e servizi che possano meglio rispondere alle richieste dei consumatori, che vogliono prodotti di qualità realizzati senza sacrificare ulteriormente la vivibilità sul pianeta o i diritti dei lavoratori e delle persone tutte.

Come attori di finanza etica continueremo a essere in prima fila per lavorare in questa direzione, sia facendo sentire la nostra voce, sia mostrando con il nostro impegno e la nostra operatività quotidiana che una sostenibilità definita in maniera trasparente e rigorosa è prima di tutto una necessità, e in secondo luogo un fattore decisivo della competitività e del modello ambientale, sociale ed economico che vogliamo promuovere”, conclude Fasano.

Inclusione finanziaria e microcredito in Italia: tendenza positiva favorita dall’applicazione degli strumenti a disposizione, ma ancora insufficienti

Luci e ombre nella terza edizione del rapporto ‘Inclusione finanziaria e microcredito’ curata da Gruppo Banca Etica, c.borgomeo&co. e Rete Italiana di Microfinanza. Ai dati positivi di un maggior impiego del microcredito e della riduzione del 46% di nuclei familiari senza strumenti bancari si contrappone un quadro generale ancora critico: si conferma la debolezza del Sud, delle Isole e delle persone fragili, complice una moria territoriale di sportelli che non rallenta.

Inclusione finanziaria e microcredito. Per un nuovo dialogo con i territori è il titolo della terza edizione del rapporto annuale nato dalla collaborazione tra Gruppo Banca Etica, c.borgomeo&co. e Rete Italiana di Microfinanza (RITMI). Lo studio contiene il 6° Rapporto sull’inclusione finanziaria e il 18° Rapporto sul microcredito in italia ed è stato presentato oggi a Roma (online è disponibile la registrazione integrale dell’evento) nella sede dell’Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa, durante una tavola rotonda animata dal confronto tra i vertici delle organizzazioni promotrici della ricerca – Anna Fasano (presidente di Banca Etica), Carlo Borgomeo (presidente di c.borgomeo&co.) e Giampietro Pizzo (presidente di RITMI e moderatore dell’incontro) – e i rappresentanti di istituzioni ed enti autorevoli coinvolti (Banca d’Italia, Ministero del Lavoro e Politiche Sociali, Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa, CEI – Conferenza Episcopale Italiana, CeSPI – Centro Studi di Politica Internazionale e Caritas Italia). Lo studio, oltre a fotografare la realtà cifre alla mano, apre un dibattito di prospettiva presentando una agenda di proposte operative e normative rivolte alle istituzioni e al settore bancario.

Ed ecco alcuni highlights evidenziati dall’indagine: circa il 3% dei nuclei familiari in Italia non possiede alcuno strumento bancario (conto corrente; conto deposito; conto postale). Si tratta di quasi 600.000 nuclei familiari, per un totale stimabile di circa 1.300.000 cittadini non bancarizzati. Una massa di persone escluse finanziariamente già fragili e rese così ulteriormente vulnerabili. Il dato appare in sensibile miglioramento rispetto alla precedente rilevazione su dati del 2020: in due anni circa 500.000 famiglie (il 46% di quelle in condizione di esclusione indicate nel precedente rapporto) si sono dotate di strumenti bancari.

Tra gli aspetti negativi permane la maggior debolezza delle aree meno sviluppate del Paese (il 72% delle famiglie non bancarizzate vive al Sud e nelle Isole) e delle persone più in difficoltà, e il 77% delle famiglie escluse appartiene al quintile di reddito più basso (fino ad € 17.000 annui). Il 53% delle richieste di finanziamento viene dal Nord, mentre solo il 28% da Sud e Isole. Se pur con tassi di accoglimento più alti al Sud, questi tendono a premiare soprattutto gli appartenenti ai quintili di reddito più alti.

Indice di inclusione e fattori in gioco: desertificazione bancaria, donne e migranti, microcredito

In questo scenario, l’Indice di inclusione finanziaria elaborato da Banca Etica, che si concentra su intensità creditizia (rapporto tra finanziamenti e PIL) e condizioni di offerta di credito nelle aree territoriali, segna per il 2022 un calo di 8,4 punti rispetto al valore di riferimento (fissato a 100) per il 2012.

E’ il peggior risultato dall’inizio delle rilevazioni e sintetizza una serie di condizioni sfavorevoli per persone e imprese – inclusa la restrizione quantitativa di disponibilità dei finanziamenti e una maggior riluttanza del sistema a concedere quei finanziamenti. Una fotografia complessiva che trova riscontro nel forte rallentamento del credito erogato dalle banche registrato dalla relazione di Banca d’Italia sul 2022 e sulla quale incidono vari fattori, a cominciare dalla contrazione dei punti di accesso al credito. A fine 2023 Fisac Cgil segnalava che nel Paese fossero presenti poco più di 20 mila sportelli bancari, ridotti di quasi il 4% rispetto al 2022, e marcando ulteriormente la differenza tra Nord (57% del totale nazionale), Sud e Isole (22%).

Donne e migranti restano i soggetti a maggior rischio di rimanere ai margini. In particolare, l’inclusione economica di genere appare frenata anzitutto dalla limitata partecipazione delle donne al mercato del lavoro (56,2% in Italia vs. 70,2% di media UE), con un 37% delle donne italiane che non ha un conto in banca e solo € 95.000.000.000 di crediti concessi a donne sui 474 erogati dalle banche alle persone fisiche nel 2023 (FABI). E benché le donne si dimostrino mutuatarie a minor rischio. Rispetto all’indice di bancarizzazione delle persone straniere (non OCSE) in Italia, invece, il dato è cresciuto vertiginosamente negli anni (dal 61% del 2010 al 90% del 2020), per poi contrarsi all’83% del 2022.

In questo scenario molto difficile, il microcredito si dimostra uno strumento indispensabile di inclusione finanziaria. Nel 2023, secondo i dati elaborati da c.borgomeo&co., grazie al lavoro di promozione di 127 soggetti sono stati concessi microprestiti (quasi sempre senza bisogno di garanzie personali) a 17.785 beneficiari, per un ammontare complessivo di oltre 298 milioni di euro. Rispetto al 2022 si registra così una discreta crescita del numero di prestiti (+13,4%) e un forte incremento dell’ammontare erogato (+39,2%), così come del prestito medio (+54% sul 2022).

Un particolare dato da osservare è la crescita dei microcrediti agli studenti, che rappresenta circa il 46% dei microcrediti erogati nel 2023, ciò rappresenta senza dubbio una novità sia rispetto ai soggetti finanziari che alle caratteristiche del prodotto finanziario. Un fenomeno senz’altro da monitorare in prospettiva. I dati riportati nella ricerca fotografano il settore prima dell’entrata in vigore della nuova normativa (gennaio 2024), che porta con sé cambiamenti importanti per il microcredito produttivo.

Ciò significa che nella rilevazione riguardante l’anno 2024 è plausibile attendersi una sensibile dinamica di crescita. Per contro, il microcredito sociale non ha visto purtroppo evoluzioni con la nuova normativa, nonostante la sempre più crescente domanda di strumenti di inclusione finanziaria dedicati a soggetti vulnerabili, lasciando perciò irrisolta una delle principali sfide del settore.

Per questo Anna Fasano, presidente di Banca Etica, ha commentato: “I dati presentati nello studio, letti congiuntamente alla crescita della desertificazione bancaria e all’aumento delle disuguaglianze, ci consegnano la fotografia di un Paese frammentato, dove le fasce più fragili e disagiate di popolazione non trovano nel sistema bancario e nell’offerta delle istituzioni un’adeguata risposta all’urgenza delle istanze d’inclusione sociale.

La sfida per tutti gli operatori coinvolti è perciò quella di lavorare su diversi strumenti della filiera del credito e dell’accompagnamento, perché tornino ad essere acceleratori di autodeterminazione, con particolare focus sui target oggi a maggior rischio, come donne e migranti. E Banca Etica continuerà, come e più di prima, a fare la propria parte in questa direzione”.

Giampietro Pizzo, presidente di RITMI, si è soffermato sul microcredito: “Di fronte ai bisogni e alle capacità inespresse di persone e comunità fragili, la ricerca evidenzia come il microcredito si confermi una risorsa importante ma non ancora pienamente valorizzata. Lo scenario è destinato a evolvere, a seguito dell’entrata in vigore della nuova normativa del microcredito (Decreto Ministeriale n.211/2023) che porta senz’altro elementi di novità e di opportunità, ma ora servirebbe un cambio di passo nell’impegno delle istituzioni, in particolare sul fronte del microcredito sociale.

L’inclusione finanziaria si costruisce sui territori lavorando per la messa in rete di competenze e risorse di prossimità: solo così si danno risposte effettive, si costruiscono servizi permanenti e si rende l’inclusione finanziaria un primo passo verso una maggiore coesione sociale e migliori condizioni di vita individuali e collettive”.

Credito: Banca Etica +4,4% contro il -1,6% del sistema bancario tradizionale

Nel 2024 i crediti di Banca Etica sono tornati a crescere in modo sostenuto, registrando un +4,4% rispetto all’anno precedente. Un risultato particolarmente significativo se confrontato con la media del sistema bancario italiano che, secondo l’ABI monthly outlook di gennaio 2025, ha presentato, anche nel 2024, una flessione del -1,6%.

Aumenta anche la raccolta diretta di risparmio: +4,6% per Banca Etica rispetto alla media del sistema ferma al +2,4%. Nel 2024 sono stati aperti 9.260 nuovi conti correnti: una crescita del +40% rispetto al 2023. Il 58% dei nuovi conti correnti è stato aperto da persone under 35, confermando la forte attrattività di Banca Etica per i giovani.

Segno positivo anche per il collocamento alla clientela di prodotti etici di bancassicurazione (polizze, investimenti, strumenti di protezione) i cui volumi sono cresciuti del +16,2%. Si conferma il forte orientamento di Banca Etica rispetto all’economia sociale e al terzo settore: associazioni e cooperative sociali ricevono il 40% dei crediti erogati a persone giuridiche, seguiti da società di capitali (35%) e imprese cooperative diverse da quelle sociali(16%). 

“Per Banca Etica l’erogazione di credito a favore dell’economia sociale è uno degli obiettivi prioritari e siamo soddisfatti di poter confermare che nel 2024 siamo tornati a crescere nell’erogazione di finanziamenti, nonostante la stretta creditizia sia continuata per il resto del sistema bancario”, ha affermato Nazzareno Gabrielli, direttore generale di Banca Etica.  

Nel 2023 e nel 2024 Banca Etica ha scelto – unico istituto in Italia – di destinare una quota degli utili maturati per ridurre le rate dei mutui delle persone fisiche e le commissioni a carico delle organizzazioni più colpite dal rialzo dei tassi deciso dalla BCE. L’importo destinato a questa operazione di redistribuzione ammonta ad € 2.000.000, secondo le conclusioni del direttore generale di Banca Etica, Nazzareno Gabrielli:

“Mentre la gran parte delle banche ha distribuito agli azionisti extra-dividendi derivanti dai profitti record degli scorsi anni, con buona pace dei goffi tentativi del Governo di tassare gli extra-profitti, Banca Etica ha confermato la sua attenzione alle persone più in difficoltà e la sua vocazione alla mutualità. Forti dei risultati del 2024, si apre ora per Banca Etica una fase di forte innovazione: a breve presenteremo il piano strategico per il quadriennio 2025-2028 frutto di un ampissimo processo di partecipazione dei soci e delle socie che abbiamo incontrato in 72 appuntamenti con più di 1000 persone coinvolte.

Le novità riguarderanno l’integrazione di IMPAct sgr che abbiamo acquisito a fine 2024 e che ci fa fare un sostanziale passo in avanti verso una sempre maggiore indipendenza da altri operatori finanziari e capacità di ampliare la gamma di prodotti e servizi per persone e organizzazioni, anche grazie a investimenti in tecnologie e strumenti di relazione con la clientela”.

Quindi per Banca Etica il 2024 si è confermato un anno positivo per tutte le attività di Banca Etica: nel 2024 i crediti di Banca Etica sono tornati a crescere in modo sostenuto, registrando un +4,4% rispetto all’anno precedente. Un risultato particolarmente significativo se confrontato con la media del sistema bancario italiano che, secondo l’ABI monthly outlook di gennaio 2025, ha presentato, anche nel 2024, una flessione del -1,6%.

Raccolta diretta di risparmio: + 4,6% rispetto all’anno precedente, mentre la media del sistema si ferma a un +2,4%; raccolta indiretta sui fondi comuni d’investimento di Etica sgr: +5,6%. All’inizio del 2025 il collocamento di fondi di Etica sgr da parte di Banca Etica sfiora € 1.000.000.000; capitale sociale: a fine 2024 il capitale sociale di Banca Etica ammonta a 95,4 milioni di euro con una crescita del 3,5% rispetto all’anno precedente e del +23% rispetto a quattro anni prima.

Il numero di clienti risparmiatori nel 2024 è cresciuto del 9,6% rispetto all’anno precedente toccando quota 88mila. Sono 15.600 i clienti finanziati (+9,5% rispetto all’anno precedente). Nel solo 2024 sono stati aperti 9.260 nuovi conti correnti: una crescita del +40% rispetto al 2023. Il 58% dei nuovi conti correnti è stato aperto da persone under 35, confermando la forte attrattività di Banca Etica per i giovani; in crescita anche il collocamento alla clientela di prodotti etici di bancassicurazione (polizze, investimenti,strumenti di protezione) i cui volumi sono cresciuti del +16,2% .

Nel 2024 Banca Etica ha rafforzato anche alcune importanti strategie tese a sostanziare la propria mission di finanza etica: l’impegno per la pace: nel 2024 Banca Etica ha promosso l’approvazione di un ‘Manifesto per una Finanza Pace’ sottoscritto da oltre 70 istituti di credito operanti in tutto il mondo e aderenti alla Global Alliance for Banking on Values che rifiutano di investire nel lucrativo settore degli armamenti e che chiedono a tutte le banche di fare lo stesso.

Etica sgr ha rafforzato la sua collaborazione con l’organizzazione premio nobel per la Pace ICAN per promuovere il trattato per la messa al bando delle più controverse tra le armi, quelle nucleari, e per diffondere scelte di disinvestimento dalle armi atomiche che sono tornate a rappresentare una minaccia per l’umanità. Prosegue incessante la mobilitazione, insieme ai soci di riferimento di Banca Etica, per difendere in Italia la legge 185/1990 sull’export di armi, minacciata da un ddl governativo che vuole smantellare controlli e presidi di trasparenza.

Inoltre ha fornito sostegno alle persone fragili e alle organizzazioni: nel 2023 e nel 2024 Banca Etica ha scelto – unica in Italia – di destinare una quota degli utili maturati per ridurre le rate dei mutui delle persone fisiche e le commissioni a carico delle organizzazioni più colpite dal rialzo dei tassi deciso dalla BCE. L’importo destinato a questa operazione di redistribuzione ammonta ad € 2.000.000.

Banca Etica è la prima e tuttora unica banca italiana interamente dedita alla finanza etica, opera da 25 anni su tutto il territorio nazionale attraverso una rete di filiali e consulenti e grazie ai servizi di home e mobile banking. Banca Etica raccoglie il risparmio di organizzazioni e cittadini responsabili e lo utilizza interamente per finanziare progetti finalizzati al benessere collettivo.

Oggi Banca Etica conta più di 48.000 soci ed € 96.000.000 di capitale sociale; una raccolta di risparmio di oltre € 2.500.000 e finanziamenti per circa € 1.200.000.000 a favore di iniziative di organizzazioni, famiglie e imprese nei settori della cooperazione e innovazione sociale, cooperazione internazionale, cultura e qualità della vita, tutela dell’ambiente, turismo responsabile, agricoltura biologica, diritto alla casa, legalità. Banca Etica aderisce ai principali network internazionali della finanza etica: Global Alliance for Banking on Values (GABV) e Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative (Febea).

Papa Francesco invita le banche a lavorare nelle comunità territoriali

“Questo incontro ci dà occasione di riflettere sulle potenzialità e sulle contraddizioni dell’economia e della finanza attuale. La Chiesa ha dimostrato un’attenzione particolare alle esperienze bancarie a livello popolare, e in molti casi uomini e donne impegnati nella comunità ecclesiale hanno promosso e dato vita a Monti di pietà, banche, istituti di credito cooperativo, casse rurali. L’intento è sempre stato quello di dare opportunità a chi altrimenti non ne aveva. E’ bello questo: aprire la porta delle opportunità”: ricevendo in udienza le delegazioni di alcuni istituti bancari italiani papa Francesco ha evidenziato che quando nelle banche l’unico criterio è il profitto, ci sono conseguenze negative per l’economia.

Ed in breve ha ripercorso la storia economica del credito: “Nella prima metà del secolo XV, con la nascita dei Monti di pietà, il francescanesimo aveva dato concretezza a un’idea importante: la presenza di poveri in città è segno di una malattia sociale. E questo anche oggi, anche oggi è vero questo. Le banche, i Monti di pietà e i Monti frumentari hanno offerto credito a chi non poteva permetterselo e hanno consentito a molte famiglie di rialzarsi e di integrarsi nelle attività economiche e sociali della città”.

Mentre con l’enciclica ‘Rerum Novarum’ si evidenziò la necessità di un’economia a sostegno dello sviluppo territoriale: “Tra Otto e Novecento, anche in seguito alla pubblicazione dell’Enciclica ‘Rerum Novarum’ di Leone XIII, si è realizzato qualcosa di analogo nelle campagne italiane. Si è sviluppata un’economia legata al territorio grazie all’iniziativa di preti e laici illuminati. Il credito bancario ha potuto sostenere tante attività economiche, sia nel campo dell’agricoltura che in quello dell’industria e del commercio”.

Di conseguenza ha criticato quelle multinazionali che spostano attività in luoghi dove è più facile sfruttare il lavoro mettendo in difficoltà famiglie e comunità: “La memoria di queste vicende serve a leggere le contraddizioni in cui versa un certo modo di fare banca e finanza nel nostro tempo. Purtroppo, nel mondo globalizzato la finanza non ha più un volto e si è distanziata dalla vita della gente. Quando l’unico criterio è il profitto, abbiamo conseguenze negative per l’economia reale. Ci sono multinazionali che spostano attività in luoghi dove è più facile sfruttare il lavoro, per esempio, mettendo in difficoltà famiglie e comunità e annullando competenze lavorative che si sono costruite in decenni”.

Quindi ha condannato una finanza ‘usuraia’: “E c’è una finanza che rischia di servirsi di criteri usurai, quando favorisce chi è già garantito ed esclude chi è in difficoltà e avrebbe bisogno di essere sostenuto con il credito. Infine, il rischio che vediamo è la distanza dai territori. C’è una finanza che raccoglie fondi in un luogo e sposta quelle risorse in altre zone con l’unico scopo di aumentare i propri interessi. Così la gente si sente abbandonata e strumentalizzata. Quando la finanza calpesta le persone, fomenta le disuguaglianze e si allontana dalla vita dei territori, tradisce il suo scopo. Diventa, direi, un’economia incivile: le manca la civiltà”.

Di conseguenza ha ‘elogiato’ l’economia civile: “Avete storie e strutture differenti per rispondere a bisogni diversi delle persone. In effetti, senza sistemi finanziari adeguati, capaci di includere e di favorire la sostenibilità, non ci sarebbe uno sviluppo umano integrale. Gli investimenti e il sostegno al lavoro non sarebbero realizzabili senza il ruolo di intermediazione tipico delle banche e del credito, con la necessaria trasparenza. Ogni volta che l’economia e la finanza hanno ricadute concrete sui territori, sulla comunità civile e religiosa, sulle famiglie, è una benedizione per tutti”.

Riprendendo le parole di don Primo Mazzolari papa Francesco ha parlato della necessità della remissione del debito: “La finanza è un po’ il sistema circolatorio’, per così dire, dell’economia: se si blocca in alcuni punti e non circola in tutto il corpo sociale, si verificano infarti e ischemie devastanti per l’economia stessa. La finanza sana non degenera in atteggiamenti usurai, in pura speculazione e in investimenti che danneggiano l’ambiente e favoriscono le guerre”.

In conclusione, il Giubileo impone scelte coraggiose: “Care amiche, cari amici, gli istituti bancari hanno responsabilità grandi per incoraggiare logiche inclusive e per sostenere un’economia di pace. Il Giubileo alle porte ci ricorda la necessità di rimettere i debiti. E’ la condizione per generare speranza e futuro nella vita di molta gente, soprattutto dei poveri. Vi incoraggio a seminare fiducia. Non stancatevi di accompagnare e di tenere alto il livello di giustizia sociale”.

Al termine la presidente di Banca Etica, Anna Fasano, ha ringraziato il papa: “Siamo grati a papa Francesco per l’incoraggiamento che, con le sue parole di oggi, ma non solo, ha voluto porgere a chi mette in pratica una finanza inclusiva, capace di offrire speranza, al servizio delle persone, soprattutto le più fragili; una finanza che non mette il profitto prima di tutto ma che interpreta il suo ruolo al servizio di uno sviluppo economico e sociale inclusivo e sano. Siamo felici di aver avuto l’opportunità di portare il messaggio della finanza etica a Papa Francesco, al quale abbiamo voluto consegnare un’immagine che rappresenta l’impegno della finanza etica verso gli ultimi, e in particolare verso le persone migranti  insieme alle tante associazioni e organizzazioni che sono nostre compagne di viaggio”.

Ad inizio giornata il papa aveva ricevuto la comunità filippina: “I filippini sono uomini di fede, donne di fede. Qui in Vaticano lavorano alcuni di voi, è fantastico, è fantastica la fede che hanno, la testimonianza che danno. Continuate a rendere testimonianza in questa società che è diventata troppo ricca, troppo competente, troppo sufficiente”.

Inoltre con i rappresentanti del Consiglio Metodista mondiale si è soffermato sul significato del Concilio di Nicea: “Il prossimo anno, i cristiani di tutto il mondo celebreranno i millesettecento anni dal primo Concilio ecumenico, Nicea. Questo anniversario ci ricorda che professiamo la stessa fede e, quindi, abbiamo la stessa responsabilità di offrire segni di speranza che testimoniano la presenza di Dio nel mondo… Mi viene in mente una cosa che diceva il grande Zizioulas, quel Vescovo ortodosso, cioè che lui già sapeva la data dell’unione, lui sapeva la data dell’unità: sarebbe il giorno dopo il giudizio finale! Ma nel frattempo, dobbiamo camminare insieme, come fratelli, pregare insieme, fare la carità insieme, e andare avanti insieme nel dialogo. Era grande questo Zizioulas!”

(Foto: Santa Sede)

COP29: La Global Alliance for Banking on Values (GABV) è la prima rete finanziaria a sostenere l’Iniziativa del Trattato di Non Proliferazione dei Combustibili Fossili 

Durante il ‘Finance Day’ alla COP29 la Global Alliance for Banking on Values (GABV) ha annunciato che 25 delle banche che fanno parte del network hanno aderito all’iniziativa del Trattato di Non Proliferazione dei Combustibili Fossili, segnando la prima adesione collettiva all’iniziativa da parte di istituzioni finanziarie. Il Trattato è una proposta per un piano globale vincolante per fermare l’espansione di nuovi progetti di carbone, petrolio e gas, e per gestire una transizione globale lontano dai combustibili fossili.

Fondata nel 2009, la GABV è una rete di 70 banche sostenibili che operano in tutte le principali regioni del mondo, unite dalla missione di “finanziare il cambiamento e cambiare la finanza”. Con l’adesione alla proposta del Trattato di Non Proliferazione dei Combustibili Fossili, queste 25 banche della GABV sollecitano il settore finanziario a intraprendere azioni concrete nella lotta contro i cambiamenti climatici, interrompendo i finanziamenti all’espansione dei combustibili fossili. Insieme queste banche, gestiscono un patrimonio di 117 miliardi di dollari USA e servono oltre 11,3 milioni di persone in tutto il mondo.

Le banche aderenti alla GABV rappresentano alcuni degli esempi più ambiziosi di finanza sostenibile. Le banche della GABV stanno fissando obiettivi ambiziosi per raggiungere emissioni nette zero già nel 2035, dimostrando che la finanza sostenibile non è solo possibile, ma essenziale.

“Nonostante gli impegni dichiarati, molte banche tradizionali continuano a finanziare l’industria dei combustibili fossili, alimentando ulteriori impatti climatici dannosi.

Se il settore finanziario è serio riguardo ai suoi impegni di sostenibilità, dovrebbe sostenere iniziative come il Trattato per la non proliferazione delle fonti fossili che stanno creando soluzioni reali per la crisi. Un Trattato internazionale aiuterà a collaborare direttamente con i governi, in particolare nei Paesi del Sud del Mondo, più vulnerabili ai cambiamenti climatici incontrollati”, ha detto Martin Rohner, Direttore Esecutivo di GABV.

“I trattati internazionali nella storia recente dell’umanità hanno avuto successo per arginare e contrastare alcuni dei fenomeni più pericolosi che l’umanità ha dovuto fronteggiare: pensiamo al trattato internazionale volto a ridurre la produzione e l’uso delle sostanze che minacciano lo strato di ozono, o a quelli di non proliferazione delle armi nucleari o delle mine anti-persona. Per questo siamo convinti che un trattato di non proliferazione delle fonti fossili sia uno strumento utile e raggiungibile per arginare la crisi climatica, anche con l’impegno di quante più banche possibile”, aggiunge il direttore generale di Banca Etica, Nazzareno Gabrielli.

“Il sostegno di un numero crescente di banche per il Trattato sui Combustibili Fossili riflette una vera leadership nel settore finanziario e un riconoscimento che la graduale eliminazione dei combustibili fossili non è solo auspicabile, ma realizzabile. Queste banche visionarie stanno facendo un passo audace come leader nella lotta contro la crisi climatica, riconoscendo il loro ruolo fondamentale nel promuovere una transizione giusta ed equa lontano dai combustibili fossili. Incoraggiamo altre banche ad unirsi a loro.

Sappiamo che la crescente minaccia di inondazioni, incendi e tempeste violente è causata da petrolio, gas e carbone e abbiamo bisogno che le istituzioni finanziarie, sia pubbliche che private, si impegnino e supportino una transizione verso sistemi energetici puliti e sicuri per proteggere ciò che amiamo. Da troppo tempo sentiamo banche dichiararsi leader sul clima mentre continuano a finanziare l’espansione del problema.

Il sostegno della GABV stabilisce un punto di riferimento per altre istituzioni finanziarie e invia un chiaro messaggio di supporto ai governi che hanno aderito al Trattato dei Combustibili Fossili e stanno iniziando a progettare questo complemento fondamentale all’Accordo di Parigi”, ha aggiunto Tzeporah Berman, Presidente e Fondatrice dell’Iniziativa del Trattato di Non Proliferazione dei Combustibili Fossili.

L’Accordo di Parigi sul Clima ha riconosciuto il settore finanziario come un fattore abilitante per raggiungere gli obiettivi climatici più ambiziosi. Da allora, ogni COP ha esplicitamente menzionato il ruolo del sistema finanziario nel sostenere una transizione giusta. Inoltre, questa COP29 è stata soprannominata la “COP della Finanza”, segnando il momento critico affinché i paesi ricchi finanzino la lotta contro la devastazione climatica.

Questa richiesta si applica anche al settore finanziario privato. Secondo il rapporto “Banking on Climate Chaos 2024”, le 60 maggiori banche del mondo hanno impegnato 6,9 trilioni di dollari in 8 anni per l’industria dei combustibili fossili, alimentando il caos climatico e causando impatti devastanti sulle comunità locali. Un rapporto di Topo Finance ha scoperto che se le maggiori banche e gestori di asset degli Stati Uniti fossero un paese, sarebbero il terzo maggior emissore al mondo, dopo Cina e Stati Uniti. 

L’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) stima che il mondo debba investire circa 4 trilioni di dollari all’anno entro il 2030 solo per l’energia pulita. Le banche giocheranno un ruolo cruciale nel finanziare il passaggio verso modelli di business e pratiche sostenibili. Sebbene il numero di banche con impegni di zero emissioni entro il 2050 sia aumentato, un’analisi più approfondita mostra che non sono sulla buona strada per raggiungere i loro obiettivi.

Le Banche che hanno aderito all’iniziativa del Trattato sui Combustibili Fossili sono:

    Amalgamated Bank (USA)

    Alternative Bank Schweiz (Svizzera)

    Banca Etica (Italia, Spagna)

    BancoSol (Bolivia)

    Banco Popular (Honduras)

    Bank of Karditsa (Grecia)

    Beneficial State Bank (USA)

    Centenary Bank (Uganda)

    Charity Bank (UK)

    Clearwater Credit Union (USA)

    Climate First Bank (USA)

    Cultura Bank (Norvegia)

    Ekobanken (Svezia)

    Freie Gemeinschaftsbank (Svizzera)

    Finca DRC (Repubblica Democratica del Congo)

    Merkur Cooperative Bank (Danimarca)

    NMB Bank (Nepal)

    Summit Credit Union (USA)

    Sunrise Banks (USA)

    3Bank (Serbia)

    Triodos Bank (Paesi Bassi, Belgio, UK, Spagna, Germania)

    Umwelbank (Germania)

    Unity Trust Bank (UK)

    Vancity (Canada)

    vdk bank (Belgio)

La Global Alliance for Banking on Values (GABV) è una rete di banche indipendenti che utilizzano la finanza per promuovere uno sviluppo economico, sociale e ambientale sostenibile. Il loro obiettivo collettivo è cambiare il sistema bancario affinché sia più trasparente, supporti la sostenibilità economica, sociale e ambientale, e serva l’economia reale. La GABV conta oltre 70 membri e opera in 45 paesi, servendo più di 50 milioni di clienti, impiegando 145.000 persone e gestendo oltre 265 miliardi di dollari in asset. [gabv.org](https://www.gabv.org)

L’Iniziativa del Trattato di Non Proliferazione dei Combustibili Fossili è uno sforzo globale per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, promuovendo la cooperazione internazionale per accelerare la transizione verso l’energia pulita per tutti, fermare l’espansione dei combustibili fossili e ridurre gradualmente la produzione esistente. Questo deve avvenire in modo rapido, giusto e finanziato, affinché nessun lavoratore, comunità o paese venga lasciato indietro, in linea con ciò che la scienza dimostra essere necessario per affrontare la crisi climatica. [fossilfueltreaty.org]

Papa Francesco elogia la Guardia di Finanza per la promozione della legalità

In occasione del 250° anniversario della fondazione della Guardia di Finanza papa Francesco ha ricevuto in udienza i militari appartenenti al corpo militare, che ha come motto ‘Nella tradizione, il futuro’: “Questo è il motto del vostro 250° anniversario. Nella tradizione c’è il futuro. Fa riferimento alle radici che hanno portato alla fondazione della Guardia di Finanza e le hanno dato una direzione di crescita”.

Ed ha ricordato la missione di questo Corpo: “Nata come Corpo speciale per il servizio di vigilanza finanziaria e difesa ai confini, ha assunto compiti di polizia tributaria ed economico-finanziaria, di polizia sul mare, con una importante missione nell’ambito del soccorso, sia in mare che in montagna.

Ricordo storico di questo impegno è l’aiuto offerto ai profughi ebrei e ai perseguitati durante i due grandi conflitti mondiali.  Un vasto ambito di interventi, dunque, che intende rispondere ai problemi con la concretezza della presenza e dell’azione puntuale, veicolando al contempo un’alternativa culturale ad alcuni mali che rischiano di inquinare la società”.

Il papa li ha ricevuti nella festa del protettore del corpo militare: “Il vostro Patrono è San Matteo (oggi è la festa), apostolo ed evangelista. Egli, infatti, era stato un ‘pubblicano’, cioè un esattore delle tasse, mestiere doppiamente disprezzato al tempo di Gesù, perché asservito al potere imperiale e perché corrotto. A me piace andare alla chiesa dei francesi a vedere quel Caravaggio, ‘La conversione di Matteo’, che simboleggia così profondamente”.

Quindi ha sottolineato che la logica della ricchezza è difficile da cambiare: “Matteo rappresentava una mentalità utilitarista e senza scrupoli, devota solo al ‘dio denaro’. Anche ai nostri giorni una logica simile si ripercuote sulla vita sociale, causando squilibri ed emarginazione: dagli sprechi alimentari (questo è uno scandalo, gli sprechi alimentari, è uno scandalo!) all’esclusione di cittadini dal beneficiare di alcuni loro diritti”.

Le parole del papa sono state chiare quando ha affrontato il tema della finanza: “Anche lo Stato può finire vittima di questo sistema; perfino quegli Stati che, pur disponendo di ingenti risorse, rimangono isolati sul piano finanziario o del mercato globale. Come si spiega la fame nel mondo, oggi, quando ci sono tanti, tanti sprechi nelle società sviluppate? E’ terribile questo. E un’altra cosa: se si fermassero un anno dal fabbricare le armi, finirebbe la fame nel mondo. Meglio le armi che risolvere la fame”.

Il compito della Guardia di Finanza è quello di contribuire alla giustizia ‘economica’: “In questo panorama, voi siete chiamati a contribuire alla giustizia dei rapporti economici, verificando l’osservanza delle norme che disciplinano le attività dei singoli e delle imprese. Perciò vigilate sul dovere di ogni cittadino di contribuire secondo criteri di equità alle necessità dello Stato, senza che vengano privilegiati i più forti, e contrastate l’uso inappropriato di internet e delle reti sociali. Sia riguardo alla riscossione delle imposte, sia nella lotta al lavoro sommerso e sottopagato (questo è un altro scandalo), o comunque lesivo della dignità umana, la vostra azione è di primaria importanza”.

E’ un servizio per il ‘bene comune’: “E tutto questo è il vostro modo concreto e quotidiano di servire il bene comune, di essere vicini alla gente, di contrastare la corruzione e promuovere la legalità. Quella corruzione che si fa sotto il tavolo… Perciò la risposta, l’alternativa non sta solo nelle norme, ma in un ‘nuovo umanesimo’. Rifondare l’umanità”.

Ad un certo punto Matteo cambiò mentalità: “Matteo, in un certo senso, passò dalla logica del profitto a quella dell’equità. Ma, alla scuola di Gesù, egli superò anche l’equità e la giustizia e conobbe la gratuità, il dono di sé che genera solidarietà, condivisione, inclusione. La gratuità non è soltanto una dimensione finanziaria, ma è una dimensione umana. Diventare [persone] al servizio degli altri, gratuitamente, senza cercare il proprio profitto. Perché, se la giustizia è necessaria, essa non è sufficiente a colmare quei vuoti che solo la gratuità, la carità, l’amore può sanare”.

Ed ha elogiato la Guardia di Finanza per i ‘servizi’ svolti: “Voi lo sperimentate ad esempio quando organizzate l’accoglienza e il soccorso ai migranti in pericolo nel Mediterraneo. Grazie di questo, grazie. Oppure negli interventi coraggiosi per le calamità naturali, in Italia e altrove. Ma pensiamo al contrasto alla piaga del traffico di stupefacenti, ai mercanti di morte. Il vostro servizio non si esaurisce nella protezione delle vittime, ma include il tentativo di aiutare la rinascita di chi sbaglia: infatti, agendo con rispetto e integrità morale potete toccare le coscienze, mostrando la possibilità di una vita diversa”.

Ha concluso l’udienza con una riflessione sulla globalizzazione: “Anche in questo modo si può e si deve costruire un’alternativa alla globalizzazione dell’indifferenza, che distrugge con la violenza e la guerra, ma pure trascurando la cura della socialità e dell’ambiente. In effetti, la ricchezza di una Nazione non sta solo nel suo PIL, risiede nel suo patrimonio naturale, artistico, culturale, religioso, e nel sorriso dei suoi abitanti, dei suoi bambini… Serve questo slancio solidale verso l’altro come via per la pace e come speranza di un futuro migliore!”

(Foto: Santa Sede)

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