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‘Mi fido di noi’: CEI con Caritas sceglie Banca Etica per il microcredito sociale del Giubileo
Ha preso avvio lunedì 30 giugno ‘Mi Fido di Noi’, nuovo strumento di microcredito sociale promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana e dalla Caritas Italiana, in collaborazione con la Consulta Nazionale Antiusura e una rete di 68 Diocesi aderenti. In un periodo storico segnato da povertà crescenti e vulnerabilità diffuse, acuite dalla crisi pandemica e dal caro vita, ‘Mi Fido di Noi’ vuole essere un segno concreto del Giubileo, una chiamata alla remissione del debito e alla ricostruzione di legami in una società spesso frammentata.
Il progetto infatti offre una possibilità di ripartenza alle persone che non hanno accesso al credito ordinario, attraverso piccoli prestiti (fino ad € 8.000, a tasso zero) inseriti in un percorso personalizzato e costruito insieme. ‘Mi fido di noi’, il programma di microcredito sociale per l’anno giubilare promosso da CEI con Caritas Italiana e dalla Consulta Nazionale Antiusura ‘Giovanni Paolo II’, ha scelto il Gruppo Banca Etica come partner tecnico finanziario, a sancire un’alleanza valoriale con la finanza etica contro povertà e usura.
Banca Etica mette a disposizione l’expertise e i servizi finanziari, Etica Sgr porta il contributo della finanza a impatto e degli investitori responsabili, Fondazione Finanza Etica accompagna i beneficiari del microcredito attivando percorsi di educazione finanziaria.
Il progetto può contare sulla collaborazione del Gruppo Banca Etica (primo e tuttora unico gruppo bancario in Italia esclusivamente dedito alla finanza etica), che esprime grande soddisfazione per essere stato scelto quale partner tecnico finanziario del programma. Citando don Marco Pagniello (direttore di Caritas Italiana), “Il microcredito sociale rompe l’isolamento di chi non ha accesso ai tradizionali canali finanziari. E’ un gesto di fiducia, un segno che la comunità non lascia soli i più fragili, ma si fa carico delle loro speranze”.
Mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della CEI, ha evidenziato la caratteristica di questo microcredito: “Non si tratta solo di un aiuto economico, ma di un intervento a 360°, che permette di creare intorno alla persona una rete di solidarietà capace di accompagnarla e di colmare quella solitudine dentro cui la povertà economica si dilata. Così chi beneficia del microcredito può scommettere sul futuro, con dignità, dando al proprio domani un orizzonte di speranza.
Questo progetto vuole restituire fiducia a chi è in difficoltà, offrendo un aiuto concreto e coinvolgendo Diocesi e parrocchie in una dimensione comunitaria, che mira a valorizzare la persona, rafforzarne l’autonomia, promuovere la responsabilità collettiva e una nuova cultura del risparmio e della sobrietà, contrastando illusioni dannose come l’indebitamento compulsivo o la pratica dell’azzardo”.
Tre sono infatti i pilastri dell’iniziativa: l’accompagnamento della persona attraverso strumenti educativi e relazionali; l’erogazione di microcrediti a condizioni agevolate; la raccolta fondi e il sostegno comunitario per alimentare il fondo rotativo. In quest’ottica, il microcredito è solo una parte dello strumento: il vero cuore è la relazione. Ogni persona che si rivolge ai punti di contatto viene accolta, ascoltata e orientata. Con il supporto di tutor di comunità, volontari, operatori, fondazioni e servizi territoriali, si costruisce un percorso di fiducia, dove il microcredito diventa leva per affrontare un bisogno concreto, ma anche per recuperare dignità, consapevolezza e autonomia.
Quindi il cuore del progetto ‘Mi fido di noi’ è un fondo che punta a raccogliere € 30.000.000, alimentato da promotori e partner. Diocesi, fondazioni, associazioni, imprese e cittadini possono infatti contribuire al programma, che si configura come una rete di riscatto sociale, proponendo microcredito a tasso zero per prestiti fino ad € 8.000 finalizzati alle spese essenziali. Anche il Gruppo Banca Etica partecipa, mettendo a disposizione una quota del Fondo di Etica Sgr per la microfinanza e il crowdfunding, costituito grazie alle scelte dei sottoscrittori dei fondi d’investimento etici, che decidono di devolvere a questo fondo 1 euro ogni 1.000 investiti:
‘Mi fido di noi’ non si limita a offrire sostegno economico ai soggetti beneficiari, ma prevede la stipula con loro di un patto di corresponsabilità e accompagnamento personalizzato. Il perseguimento di questo patto è coadiuvato dall’impegno formativo e culturale mirato all’educazione finanziaria di Fondazione Finanza Etica, mentre le risorse economiche vengono gestite e distribuite attraverso 5 Fondazioni antiusura attive in Italia (Milano, Roma, Bari, Palermo e Cagliari) nell’erogazione dei prestiti. Banca Etica supporta il progetto offrendo servizi bancari a titolo gratuito e strumenti per la gestione trasparente dei fondi.
Per questo il progetto è un segno di speranza, ha sottolineato il card. Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana: “Questo progetto di microcredito sociale è un segno concreto di prossimità e fiducia verso le persone in difficoltà, in particolare in questo tempo giubilare di Speranza. E’ un invito a riscoprire il valore etico del denaro, che non è fine a sé stesso ma strumento di giustizia, solidarietà e dignità. L’impegno condiviso con Caritas Italiana e con il supporto operativo di realtà attente come Banca Etica ci permette di offrire non solo un aiuto economico, ma anche un segnale di speranza e responsabilità collettiva”.
Anche il direttore generale di Banca Etica, Nazzareno Gabrielli, conferma la ‘sfida’ nel microcredito: “CEI e Caritas Italiana sono in prima linea in Italia per la realizzazione di progetti di inclusione sociale e contrasto alle diseguaglianze, e Banca Etica è orgogliosa di essere stata scelta come partner tecnico finanziario per Mi fido di noi, importante programma di microcredito sociale. Crediamo fermamente nell’efficacia della microfinanza per contrastare le povertà e siamo pronti a collaborare con tutti gli enti religiosi che vogliano scegliere la finanza etica”.
(Foto: Cei)
La Chiesa verso COP30 per una giustizia climatica
Oggi è stato presentato un documento sui temi della giustizia climatica, della conversione ecologica e della cura della Casa Comune, che è stato frutto del discernimento collettivo delle Chiese dell’Africa, dell’America Latina e dei Caraibi e dell’Asia in preparazione alla COP30, intitolato ‘Un llamado por la justicia climática y la casa común: conversión ecológica, transformación y resistencia a las falsas soluciones’ e redatto dal Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (SECAM), dalla Federazione delle Conferenze Episcopali dell’Asia (FABC) e dal Consiglio Episcopale Latinoamericano (CELAM), coordinate dalla Pontificia Commissione per l’America Latina (PCAL).
Presentando il documento il card. Jaime Spengler, arcivescovo di Porto Alegre, e presidente del CELAM e della CNBB, ha sottolineato che questo documento non è un gesto ‘isolato’, ma trae ispirazione dall’enciclica ‘Laudato sì’: “E’ il frutto di un processo sinodale, di un discernimento spirituale e comunitario tra Chiese sorelle del Sud del mondo: Africa, Asia e America Latina e Caraibi. Contiene i principali punti di difesa, proposte e denunce avanzate dalla Chiesa, in conformità con il Magistero di papa Francesco e papa Leone XIV, in relazione alla crisi climatica e alle questioni in discussione alla COP30”.
Il documento stabilisce un’importante relazione, per cui non esiste giustizia climatica senza conversione ecologica, e non esiste conversione ecologica senza resistenza alle ‘false soluzioni’: “Dal cuore dell’Amazzonia, sentiamo un grido che grida: come possiamo permettere che un mercato senza regole etiche decida il destino degli ecosistemi più vitali del pianeta? Come possiamo accettare che la soluzione climatica sia un affare per pochi e un sacrificio per i popoli indigeni, gli afrodiscendenti e le comunità locali? Abbiamo urgente bisogno di prendere coscienza della necessità di cambiamenti negli stili di vita, nella produzione e nel consumo”.
Il documento è una denuncia degli ‘interessi’ capitalisti: “Denunciamo il mascheramento di interessi dietro nomi come ‘capitalismo verde’ ed ‘economia di transizione’, che perpetuano logiche estrattive e tecnocratiche. Rifiutiamo la finanziarizzazione della natura, i mercati del carbonio, le ‘monocolture energetiche senza previa consultazione’, la recente apertura di nuovi pozzi petroliferi, ancora più grave in Amazzonia, e l’attività mineraria abusiva in nome della sostenibilità”.
L’arcivescovo ha ribadito il valore della conversione ecologica: “Siamo convinti che la conversione ecologica non sia un’opzione per i cristiani, ma un’opzione evangelica, e crediamo, con speranza pasquale, che sia ancora possibile cambiare. Naturalmente. Lo faremo con i piedi per terra e il cuore nel Regno”.
Anche il card. Filipe Neri Ferrão, arcivescovo di Goa e Damão, presidente della FABC indiana, ha sottolineato la valenza pastorale del documento: “E’ un appello alla coscienza di fronte a un sistema che minaccia di divorare il creato, come se il pianeta fosse solo un’altra merce. Il documento che presentiamo è il riflesso di un discernimento collettivo, in prospettiva sinodale e in comunione con le Chiese d’Africa e d’America Latina. Non si tratta solo di cambiare le politiche; si tratta di cambiare i cuori”.
L’intervento si è focalizzato sulla situazione ambientale asiatica: “In Asia, milioni di persone stanno già subendo gli effetti devastanti del cambiamento climatico: tifoni, migrazioni forzate, perdita di isole, inquinamento dei fiumi… E nel frattempo, avanzano false soluzioni: mega infrastrutture, spostamenti per un’energia ‘pulita’ che non rispetta la dignità umana, e attività minerarie senza anima in nome delle batterie verdi”.
Ed ha chiesto maggiore responsabilità agli Stati più ‘sviluppati’: “E’ necessario che i Paesi più sviluppati riconoscano e si assumano il proprio debito sociale ed ecologico, in quanto principali responsabili storici dell’estrazione di risorse naturali e delle emissioni di gas serra. Si stima che questo debito climatico del Nord del mondo raggiungerà i 192 trilioni di dollari entro il 2050. Inoltre, si stima che circa due trilioni di dollari vengano sottratti ogni anno al Sud del mondo, attraverso meccanismi aziendali, bancari e governativi. Chiediamo pertanto finanziamenti per il clima equi e accessibili per le comunità e le organizzazioni locali, comprese le donne, che non generino ulteriore debito, per garantire la resilienza nel Sud del mondo”.
E’ stata anche una richiesta precisa alla Chiesa: “Allo stesso modo, come Chiesa, al di là delle critiche, vogliamo promuovere alternative: programmi educativi, nuovi percorsi economici basati sulla decrescita, economie circolari, spiritualità ecologica, politiche di protezione, accompagnamento di donne e ragazze ((le più colpite) e rafforzamento delle reti interreligiose per la difesa della vita”.
Mentre dall’Africa il card. Fridolin Ambongo Besungu, arcivescovo di Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo e presidente del SECAM, ha ribadito che il documento è un ‘grido di dignità’: “Noi, pastori del Sud del mondo, chiediamo la giustizia climatica come diritto umano e spirituale…. E’ necessaria un’azione urgente per evitare impatti irreversibili sul clima e sui sistemi naturali. Chiediamo pertanto un’economia che non si basi sul sacrificio dei popoli africani per arricchire altri”.
E la cura è un impegno della Chiesa africana: “Come Chiesa in Africa, ci impegniamo a rafforzare la spiritualità della cura, a formare le nuove generazioni a un’etica ecologica e a costruire un’alleanza intercontinentale del Sud del mondo per dire con una sola voce: ‘Il tempo dell’indifferenza è finito’. L’Africa vuole vivere. L’Africa vuole respirare. L’Africa vuole contribuire a un futuro di giustizia e pace per tutta l’umanità. E lo farà con la sua fede, la sua speranza e la sua invincibile dignità”.
Infine la dott.ssa Emilce Cuda, segretaria della Pontificia Commissione per l’America Latina, ha ripercorso le tappe del cammino: “Le Chiese del sud del mondo, consapevoli che ‘non si salva da sole’, come ci ha insegnato il nostro caro papa Francesco, hanno iniziato a costruire ponti come espressione della cattolicità che le costituisce. Frutto di questo lavoro comunitario, questo è il documento congiunto che è presentato oggi al papa ed alla stampa, come anticipazione di quanto verrà presentato tra cinque mesi a Belém. Esso costituisce di per sé un esempio concreto di questa pratica di costruzione di ponti, tipica della virtuosa capacità di organizzazione comunitaria che contraddistingue le Chiese cattoliche del Sud del mondo, capace di superare: la parte, il conflitto, lo spazio e l’ideologia”.
Riprendendo le parole di papa Leone XIV, la segretaria ha sottolineato il motivo per cui la Chiesa è presente alla prossima COP: “Come apostoli missionari di una Chiesa sinodale, andremo alla COP30 per costruire quella pace in mezzo a questa guerra a pezzi contro il creato, dove molti moriranno e moriranno ancora di più se non agiamo, come consigliano gli scienziati delle Nazioni Unite. Lo facciamo perché, come dice papa Leone XIV, la Chiesa ‘cerca sempre di essere vicina soprattutto a coloro che soffrono’. E la nostra gente soffre perché, nel Sud del mondo, la vita dipende da una collina”.
(Foto: Osservatore Romano)
Papa Leone XIV invita i giovani a lavorare nella vigna di Dio
Anche nell’udienza generale odierna papa Leone XIV è partito da una parabola evangelica per spiegare l’invito che Gesù rivolge a tutti: “Anche in questo caso si tratta di un racconto che nutre la nostra speranza. A volte infatti abbiamo l’impressione di non riuscire a trovare un senso per la nostra vita: ci sentiamo inutili, inadeguati, proprio come degli operai che aspettano sulla piazza del mercato, in attesa che qualcuno li prenda a lavorare. Ma a volte il tempo passa, la vita scorre e non ci sentiamo riconosciuti o apprezzati. Forse non siamo arrivati in tempo, altri si sono presentati prima di noi, oppure le preoccupazioni ci hanno trattenuto altrove”.
E lo fa utilizzando un ‘linguaggio’ economico: “La metafora della piazza del mercato è molto adatta anche per i nostri tempi, perché il mercato è il luogo degli affari, dove purtroppo si compra e si vende anche l’affetto e la dignità, cercando di guadagnarci qualcosa. E quando non ci si sente apprezzati, riconosciuti, si rischia persino di svendersi al primo offerente. Il Signore ci ricorda invece che la nostra vita vale, e il suo desiderio è di aiutarci a scoprirlo”.
Perciò il papa ha sottolineato il comportamento ‘strano’ del padrone della vigna: “Come dicevo, si tratta di una parabola che dà speranza, perché ci dice che questo padrone esce più volte per andare a cercare chi aspetta di dare un senso alla sua vita. Il padrone esce subito all’alba e poi, ogni tre ore, torna a cercare operai da mandare nella sua vigna. Seguendo questa scansione, dopo essere uscito alle tre del pomeriggio, non ci sarebbe più ragione di uscire ancora, perché la giornata lavorativa terminava alle sei”.
E’ un padrone che non si stanca di offrire speranza a chi è rimasto deluso, perché non ha trovato lavoro: “Questo padrone instancabile, che vuole a tutti i costi dare valore alla vita di ciascuno di noi, esce invece anche alle cinque. Gli operai che erano rimasti sulla piazza del mercato avevano probabilmente perso ogni speranza. Quella giornata era andata a vuoto.
Ed invece qualcuno ha creduto ancora in loro. Che senso ha prendere degli operai solo per l’ultima ora della giornata di lavoro? Che senso ha andare a lavorare solo per un’ora? Eppure, anche quando ci sembra di poter fare poco nella vita, ne vale sempre la pena. C’è sempre la possibilità di trovare un senso, perché Dio ama la nostra vita”.
Ma la ‘stranezza’ del padrone è offerta nel momento della retribuzione: “Ed ecco che l’originalità di questo padrone si vede anche alla fine della giornata, al momento della paga. Con i primi operai, quelli che vanno nella vigna all’alba, il padrone si era accordato per un denaro, che era il costo tipico di una giornata di lavoro. Agli altri dice che darà loro quello che è giusto. Ed è proprio qui che la parabola torna a provocarci: che cosa è giusto?”
A tale domanda il papa ha sottolineato che la ‘giustizia’ consiste nel sostentamento della vita: “Per il padrone della vigna, cioè per Dio, è giusto che ognuno abbia ciò che è necessario per vivere. Lui ha chiamato i lavoratori personalmente, conosce la loro dignità e in base ad essa vuole pagarli. E dà a tutti un denaro”.
La giustizia per Dio consiste in un’elargizione del ‘surplus’ di vita: “Il racconto dice che gli operai della prima ora rimangono delusi: non riescono a vedere la bellezza del gesto del padrone, che non è stato ingiusto, ma semplicemente generoso, non ha guardato solo al merito, ma anche al bisogno. Dio vuole dare a tutti il suo Regno, cioè la vita piena, eterna e felice. E così fa Gesù con noi: non fa graduatorie, a chi gli apre il cuore dona tutto Sé stesso”.
E citando sant’Agostino il papa ha chiesto ai giovani di trovare ogni occasione per rispondere all’invito del Signore: “Vorrei dire, specialmente ai giovani, di non aspettare, ma di rispondere con entusiasmo al Signore che ci chiama a lavorare nella sua vigna. Non rimandare, rimboccati le maniche, perché il Signore è generoso e non sarai deluso! Lavorando nella sua vigna, troverai una risposta a quella domanda profonda che porti dentro di te: che senso ha la mia vita?”
In conclusione è stato un invito a non scoraggiarsi: “Cari fratelli e sorelle, non scoraggiamoci! Anche nei momenti bui della vita, quando il tempo passa senza darci le risposte che cerchiamo, chiediamo al Signore che esca ancora e che ci raggiunga là dove lo stiamo aspettando. Il Signore è generoso e verrà presto!”
Prima dell’udienza generale il papa aveva accolto i delegati del Consiglio di Amministrazione della ‘The National Italian American Foundation’, in occasione del 50^ anniversario dalla sua fondazione: “Il vostro impegno nel continuare a educare i giovani alla cultura e alla storia italiana, oltre a fornire borse di studio e altre forme di assistenza caritatevole in entrambi i Paesi, contribuisce a mantenere un legame concreto e reciprocamente vantaggioso tra le due nazioni”.
Ed ha ricordato che tale impegno ha radici cattoliche: “Un segno distintivo di molti di coloro che emigrarono negli Stati Uniti dall’Italia era la loro fede cattolica, con le sue ricche tradizioni di pietà popolare e devozione che continuarono a praticare nella loro nuova nazione. Questa fede li sostenne nei momenti difficili, anche quando arrivarono con un senso di speranza per un futuro prospero nel loro nuovo Paese… In un’epoca attraversata da numerose sfide, possa il vostro tempo qui, in una città segnata dalle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo, nonché da molti santi che hanno rafforzato la Chiesa in periodi difficili della storia, rinnovare il vostro senso di speranza e fiducia nel futuro”.
(Foto: Santa Sede)
Giornata dell’Università Cattolica: un laboratorio di speranza nel ricordo di papa Francesco
“La speranza è il grande tema del Giubileo che papa Francesco ha proposto per innestare questo evento spirituale nel vissuto concreto della nostra epoca. Di speranza, infatti, abbiamo particolarmente bisogno di fronte a scenari incerti e, per alcuni versi, davvero drammatici. Ci preoccupano il quadro politico ed economico gravato da tensioni e incertezze, i conflitti che non sembrano trovare via di soluzione, i ritardi nell’attuazione di uno sviluppo sostenibile in grado di custodire la casa comune e di sviluppare accoglienza e solidarietà di fronte ai crescenti flussi migratori. Sono solo alcune delle situazioni dentro cui si gioca la vita di ciascuno, spesso segnata da non minori preoccupazioni personali e sociali legate alla fragilità delle relazioni familiari e ai rapporti intergenerazionali, alla precarietà nel campo del lavoro e alle incertezze rispetto al futuro”.
Così inizia il messaggio dei vescovi italiani in occasione della 101^ Giornata nazionale dell’Università Cattolica Sacro Cuore, dal titolo ‘Università, laboratorio di speranza’, che si celebra oggi, riprendendo l’enciclica di papa Francesco, ‘Dilexit nos’: “Solo un cuore rinnovato e illuminato dalla sapienza divina può essere in grado di ‘rianimare la speranza’ per sé e per gli altri. Cercando la verità attraverso tutte le vie del sapere e ponendo sempre al centro dell’attività accademica l’attenzione alla dignità di ogni essere umano, l’Università Cattolica continua ad offrire il suo peculiare contributo alla formazione di personalità che siano in grado di dare senso compiuto alla propria esistenza e di mettersi con competenza e generosità a servizio del bene comune”.
A tal proposito la prof.ssa Elena Beccalli, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha elencato le tre dimensioni, che caratterizzano l’Università Cattolica per essere un laboratorio di speranza: “La prima è il sapersi continuamente interrogare sulle questioni radicali. Ciò richiede la forza di formulare domande di senso che guardino al futuro, senza limitarsi a dare risposte ai temi di ieri, e la capacità di confrontarsi con i paradigmi dominanti per proporre una visione nuova.
La seconda sta nel valorizzare il dialogo interdisciplinare per evitare le pericolose parcellizzazioni del sapere. Un dialogo che si manifesta sia nella progettazione di percorsi di studio che favoriscano l’ibridazione di conoscenze e competenze, sia nelle attività di ricerca sui grandi temi del nostro tempo. La terza dimensione consiste nel vivere l’università come una ‘comunità educante’ attenta al mondo e connessa con le realtà del mondo cattolico”.
Inoltre la rettore dell’Università Cattolica ha sottolineato due questioni centrali per gli studenti, più volte sottolineate da papa Francesco: “La prima attiene al loro ruolo: siamo convinti che non siano utenti ai quali offrire un servizio, come una consolidata tendenza ci indurrebbe a fare, quanto piuttosto persone animate dalla speranza di vivere un’esperienza educativa che valorizzi le loro intelligenze multiple, ossia i tre linguaggi della testa, del cuore e delle mani spesso evocati da papa Francesco.
La seconda questione riguarda il loro futuro: riteniamo che le università debbano preparare le classi dirigenti e le nuove generazioni nella consapevolezza che la professionalizzazione non è in sé sufficiente e, soprattutto, che non è il solo fine da indicare come orizzonte del percorso universitario”.
Per questo acquista valore la questione educativa: “Ampliando lo sguardo, credo siano evidenti i segnali che ci inducono a credere che il destino del secolo che stiamo vivendo dipenderà dal ruolo che sapremo riservare all’educazione. Essa può rappresentare il motore propulsivo per l’elaborazione di seri percorsi di pace, per la riduzione delle diseguaglianze tra le diverse regioni del pianeta e per la formazione di donne e uomini orientati al perseguimento del bene comune”.
D’altra parte l’assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, mons. Claudio Giuliodori, presidente della commissione episcopale italiana per l’educazione cattolica, la scuola e l’università, ha ripreso la prolusione di p. Agostino Gemelli pronunciata nell’anno accademico 1928-1929: “Il suo discorso contestualizzato negli anni difficili che seguirono al primo conflitto mondiale e videro il sorprendente avvio dell’Ateneo dei cattolici italiani, è di straordinaria attualità e ci aiuta a comprendere come l’Università Cattolica possa essere concretamente un laboratorio di speranza”.
Un discorso che molti anni più tardi è stato approfondito da papa Francesco: “Di fronte ad un mondo in preda a tensioni sempre più destabilizzanti che stanno mettendo in crisi lo scenario geopolitico, servono davvero ‘idee madri feconde di pace’ che sappiano riannodare i fili della speranza. In questo cammino giubilare papa Francesco ha invitato tutti ad essere vicini ai giovani. E non solo perché non perdano la speranza. A loro, infatti, è chiesto di essere gli artefici di una ‘cultura della speranza’ capace di costruire con coraggio un futuro contrassegnato non da crescenti conflitti ma da una convivenza pacifica in una casa comune fraterna e solidale”.
Ecco la sfida culturale a cui è chiamata l’Università Cattolica: “Ancorato ai principi dell’insegnamento sociale della Chiesa, l’Ateneo dei cattolici affronta le sfide del nostro tempo con lo stesso slancio e lo stesso ardore dei fondatori. Sempre più consapevole della grande responsabilità che ha nei confronti delle nuove generazioni, si pone come preziosa ‘risorsa di speranza’ per la Chiesa e l’intera società da cui riceve continue attestazioni di apprezzamento e fiducia”.
Quindi quello con papa Francesco è stato un rapporto continuo, dal momento dell’elezione fino al messaggio contenuto nell’ultima enciclica, ‘Dilexit nos’, interamente dedicata alla spiritualità del Sacro Cuore: “Un’amicizia che ha trovato manifestazione nei ruoli di prestigio che la Santa Sede ha sempre voluto riconoscere al Rettore dell’Università Cattolica e che, nello stesso tempo, si è espressa in un’articolata comunanza di intenti.
La riflessione sull’ambiente affidata all’Enciclica ‘Laudato Sì’, l’appello al dialogo e alla collaborazione tra i popoli di ‘Fratelli tutti’, la necessità di un radicale ripensamento dei paradigmi economici e, soprattutto, l’impegno per un nuovo Patto educativo globale sono gli esempi più evidenti di un legame che, di anno in anno, si è fatto sempre più stretto e più efficace”.
Perciò la rettrice ha ricordato alcuni momenti particolari: “Un ultimo regalo, voluto da Papa Francesco nei giorni della Settimana Santa e giunto a destinazione poco dopo la sua morte, è la piccola statua di Nuestra Señora de Luján, che la Rettrice Elena Beccalli, ha trovato ad attenderla a Casa Santa Marta, dove si era recata a rendere l’ultimo omaggio al Pontefice. La statuetta rappresenta la Vergine miracolosa venerata nel Santuario di Luján (a circa 70 km da Buenos Aires), patrona di Argentina. Non solo un segno di ringraziamento, ma anche e specialmente la conferma di un’amicizia destinata a sfidare il tempo è la piccola statua”.
Infine ha sottolineato il suo magistero ‘economico’: “Papa Francesco con il suo magistero ha sottolineato come sia possibile uno sguardo nuovo sulle questioni economiche e soprattutto su quelle finanziarie mettendo al centro la persona, la valorizzazione della dignità di ogni essere umano e la cura per il creato. Uno sguardo e un paradigma che contrasta con quanto vediamo oggi con una guerra dei dazi che si prospetta, l’incertezza sui mercati, le questioni e le polarizzazioni complesse dal punto di vista geopolitico che portano alle tante guerre che vediamo in molte parti del mondo ma forse proprio in virtù di questo contrasto il messaggio di papa Francesco è ancora più forte oggi”.
Per questo papa Francesco nel suo magistero ha sempre invitato a cercare la pace: “Papa Francesco è stato il leader globale di questi ultimi anni, ha saputo portare una posizione molto chiara, molto ferma, ma sempre dialogante con tutti, e in questo senso credo che sia stata una voce molto ascoltata anche da molti laici nel mondo. Quello che ha invitato a fare fino all’ultimo, e lo abbiamo ascoltato anche nel giorno di Pasqua, è un invito rivolto a tutti i politici, alle persone con responsabilità, a cercare di dare questo sguardo nuovo, invitando alla pace”.
Etica Sgr: quasi il 90% dei clienti si dichiara soddisfatto dei fondi e li consiglierebbe
“Mentre molti player finanziari, come asset manager e istituti bancari, rivedono gli impegni sulla sostenibilità, i clienti ci spingono a proseguire sulla strada della finanza etica, dalla quale non si torna indietro”: in un contesto di mercato in cui molti player finanziari, come asset manager e istituti bancari, stanno rivedendo i propri impegni sulla sostenibilità, Etica Sgr rafforza la propria missione nel settore degli investimenti responsabili.
Un impegno che trova conferma nei risultati dell’ultima indagine di mercato condotta con BVA Doxa: quasi il 90% dei clienti si dichiara soddisfatto dei prodotti di investimento di Etica Sgr e li consiglierebbe. Etica Sgr ha condotto, in collaborazione con BVA Doxa, una nuova indagine di mercato sulla finanza etica e sostenibile. L’obiettivo è stato quello di comprendere le percezioni del mercato di prodotti sostenibili e le aspettative future, con un focus sulla riconoscibilità e sulle caratteristiche distintive dei propri prodotti.
La ricerca, svolta nel corso del 2024, ha coinvolto un ampio campione di intervistati, suddivisi tra investitori retail, partner commerciali (banker e consulenti finanziari) e investitori istituzionali. In particolare, sono state svolte interviste raccolte tramite un web mailing (CAWI- Computer Assisted Web Interviewing) ad una rappresentanza di investitori retail, composta da un campione di clienti di Etica Sgr e uno di investitori italiani, mentre gli investitori istituzionali e i partner commerciali sono stati coinvolti con interviste qualitative one to one in profondità. Complessivamente, considerando tutti i target, sono state condotte 2.268 interviste.
La finanza sostenibile è un settore che ha conosciuto negli ultimi anni una crescita importante per volumi e diffusione, tuttavia la ricerca mette in luce il dilagare di un crescente scetticismo, che sembrerebbe aver indebolito la credibilità di questi prodotti e delle Società di gestione che li propongono. Se, da un lato, permangono preoccupazioni legate al rischio di greenwashing e alla trasparenza dei criteri di selezione degli investimenti, dall’altro gli investimenti sostenibili e responsabili sono concepiti come strumenti utili ai fini di diversificazione ed in prospettiva i collocatori e i clienti istituzionali prevedono che questo segmento di mercato continuerà a crescere.
Per quanto riguarda l’interesse nei vari ambiti ESG (ambiente, sociale e governance), gli investitori istituzionali prevedono una crescente attenzione alla governance, vista come garanzia di solidità aziendale, mentre l’ambito ambientale, più visibile e misurabile rispetto alla sfera sociale, continuerà a mantenere un ruolo centrale.
Il segmento retail mostra una conoscenza ancora limitata degli investimenti sostenibili, ma tra i clienti di Etica Sgr emerge una maggiore consapevolezza e un orientamento più convinto verso questa tipologia di investimenti.
I clienti di Etica Sgr riconoscono nella società un player che si distingue per il suo impegno autentico nella sostenibilità, adottando criteri rigorosi nelle scelte di investimento e producendo rendicontazioni di qualità sull’impatto ESG. Nella scelta di un prodotto di investimento, per i clienti di Etica Sgr risultano, infatti, fondamentali la chiarezza delle informazioni, la reputazione della società, il rischio e la sostenibilità.
Nel mercato retail, il marchio Etica Sgr continua a guadagnare riconoscibilità. Un investitore su quattro conosce o ha sentito nominare il brand, dato in aumento rispetto a quanto registrato nella precedente indagine del 2021. Anche la soddisfazione della clientela si conferma elevata: l’88% degli intervistati si dichiara soddisfatto dei fondi sottoscritti, in linea con i risultati della precedente indagine. Inoltre, l’87% dei clienti consiglierebbe Etica Sgr e quasi il 70% si è dichiarato intenzionato ad aumentare la quota dei propri investimenti in Etica Sgr.
Dai collocatori Etica Sgr è riconosciuta come pioniera in questo mercato ed è percepita come autentica, credibile e coerente nella sua mission dalla maggior parte degli intervistati. Il rigore è un elemento distintivo e apprezzato, non solo nella selezione dei titoli, ma anche nel monitoraggio delle aziende e nell’engagement:
“Questi risultati confermano il ruolo di Etica Sgr come punto di riferimento nella finanza etica e come player di mercato serio, autentico e rigoroso” dichiara Luca Mattiazzi, Direttore Generale di Etica Sgr “Questo approccio ci distingue nel panorama italiano e ci ha permesso di costruire una relazione di fiducia con i nostri clienti e con gli operatori del settore. In questa delicata fase storica, segnata dalla corsa al riarmo, anche nucleare, e dall’abbandono degli impegni per il clima e l’ambiente da parte di molte istituzioni, questo alto livello di soddisfazione rappresenta per noi una conferma importante: la strada intrapresa è quella giusta.
Continueremo a percorrerla con determinazione, mettendo al centro la tutela del pianeta, i diritti umani e la promozione della pace, rafforzando al contempo l’offerta di prodotti di finanza etica, in linea con il nuovo piano strategico”.
Fondazione Kon e Rondine lanciano l’ ‘Impresa di Pace’: nel numero speciale di Forbes Italia il racconto delle 32 aziende che hanno raccolto la sfida
La pace passa anche attraverso le aziende? E’ possibile guidare un’impresa facendo del dialogo e dei valori un terreno fondante sul quale costruire un approccio diverso all’economia? Lo assicurano i protagonisti del mondo imprenditoriale italiano, che già fanno di questo approccio una scelta di vita e di affari.
La pace si costruisce anche attraverso l’impresa. Questa la sfida lanciata da Francesco Ferragina, presidente della Fondazione Kon e di KON Group SpA ambassador di Rondine che condividendo i fondamenti del suo Metodo per la trasformazione del conflitto ha raccolto esperienze di valore di 32 aziende di diversi settori e dimensioni che, con il loro operato, dimostrano come il dialogo e la collaborazione possano tradursi in una vera e propria strategia di crescita e impatto sociale: esempi concreti di imprese che hanno scelto di essere protagoniste di questa rivoluzione, condividendo le loro esperienze e best practice in un’ottica di crescita collettiva. Un racconto a più voci accolto dal numero speciale che Forbes Italia in uscita oggi 10 aprile ha dedicato a un tema inedito e rivoluzionario: l’Impresa di Pace.
Questo numero speciale di Forbes Italia “non si limita a presentare una teoria – come anticipa Alessandro Rossi, Direttore editoriale, Forbes Italia nel suo editoriale – ma sviluppa un concetto che prende forma attraverso quattro articoli distinti e complementari, che gettano luce su un’idea capace di trasformare profondamente il nostro modo di intendere l’impresa, il conflitto, il valore economico e un nuovo modo di pensare la pace in un’epoca di grandi cambiamenti.
Introduce il volume l’articolo di Francesco Ferragina, Presidente della Fondazione Kon che, insieme al Vice-Presidente e al Consigliere delegato della stessa, ha contribuito alla realizzazione di questo numero. La Fondazione nasce dal desiderio di donare l’esperienza e le competenze tecniche dei professionisti della KON S.p.A. a beneficio di organizzazioni del Terzo Settore, permettendo lo scambio tra servizi e saperi e, soprattutto, offrendo tempo e risorse per generare un cambiamento sociale concreto.
“L’impresa è una comunità che interagisce con il mondo esterno e, per questo, ha il potenziale di influenzare profondamente il tessuto sociale – afferma Ferragina nel suo intervento. – Se vogliamo costruire un futuro sostenibile, dobbiamo diffondere la consapevolezza che Impresa e Pace sono due concetti strettamente connessi”. Il ruolo dell’impresa di pace diventa dunque cruciale, integrando obiettivi economici con valori etici e sociali per generare un impatto positivo e duraturo nelle comunità in cui opera.
L’iniziativa parte da una consapevolezza chiara: l’impresa non è solo un motore economico, ma anche un laboratorio di relazioni umane, un luogo in cui si può generare fiducia, innovazione e coesione sociale. Questa l’idea alla base dell’intervento di Franco Vaccari, Fondatore e Presidente di Rondine, che da oltre trent’anni forma leader provenienti da contesti di guerra, ‘nemici’ tra loro, promuovendo il Metodo Rondine per la trasformazione creativa dei conflitti: un metodo fondato sull’ascolto e sulla valorizzazione delle differenze che viene così applicato anche all’ecosistema aziendale, trasformando le imprese in veri e propri ‘habitat della fiducia’, dove il conflitto da ostacolo diventa risorsa per il cambiamento e la crescita condivisa.
Nel suo intervento, Vaccari delinea il profilo dell’ ‘imprenditore di pace’: un leader consapevole che sceglie di costruire la propria azienda come spazio generativo di fiducia, trasformando la gestione delle relazioni e dei conflitti in una leva strategica per il successo: “La pace non è assenza di guerra, ma un processo attivo che si realizza attraverso azioni quotidiane – scrive Vaccari –. Le imprese hanno il potere di rendere la pace un’esperienza viva e tangibile, radicata nel tessuto sociale ed economico”.
Una visione sostanziata dal contributo di Stefano Zamagni, economista di riferimento per l’economia civile il quale evidenzia nell’impresa di pace la capacità di rispondere alle esigenze di un’economia che guarda al futuro in una prospettiva di sviluppo sostenibile e umano, in cui profitto e bene comune non solo non si escludono, ma si sostengono a vicenda.
L’ultimo contributo quello di don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale della Conferenza Episcopale Italiana per i problemi sociali e del lavoro, che affronta il tema della responsabilità della costruzione della pace e ricordando come l’enciclica Fratelli tutti, individui nell’attività degli imprenditori “una nobile vocazione orientata a produrre ricchezza e a migliorare il mondo per tutti” definisce la pace come “frutto della capacità di pensarsi comunità di destino”.
Un progetto che ha ricevuto anche la benedizione del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, che pure in un momento così difficile per la salute del Santo Padre, ha trovato il tempo di ricevere il gruppo degli ideatori del progetto e dedicare un pensiero alle Imprese di Pace.
Il percorso tracciato da Rondine si inserisce perfettamente nell’alveo dell’Economy of Francesco, l’iniziativa lanciata da Papa Francesco per promuovere un modello economico più giusto e sostenibile. L’”imprenditore di pace” diventa così il protagonista di un cambiamento necessario, un catalizzatore di innovazione che unisce etica e profitto per costruire un mondo più equo.
La collaborazione tra Rondine e Kon Group ha già portato a iniziative concrete, come l’inserimento del Premio “Imprese di Pace” all’interno dei Sustainability Awards, evento annuale che si svolge presso Borsa Italiana e premia le aziende più virtuose nel campo della sostenibilità. Quest’anno, per la prima volta, verrà riconosciuto il ruolo di quelle imprese che fanno della pace un valore fondante del proprio operato, adottando strategie e modelli di governance ispirati alla cultura del dialogo e della responsabilità sociale.
L’invito lanciato da Fondazione Kon e Rondine è chiaro: esplorare e approfondire il concetto di Impresa di Pace, affinché sempre più aziende possano accogliere questa sfida epocale e adottare l’approccio rivoluzionario di Rondine per contribuire attivamente a un futuro di pace e prosperità per tutti.
Si desidera ringraziare tutte le imprese che hanno deciso di mettersi in gioco per avviare un cambiamento rilevante:
ABOCA Massimo Mercati
ALMA Carla Casini
AUTOMHA Franco Togni
BANCA INVESTIS Stefano Vecchi
BARACLIT Luca Bernardini
BRUNELLO CUCINELLI Brunello Cucinelli
COMERIO Riccardo Comerio
EPTA Marco Nocivelli
EUSIDER Maria Anghileri
Cartotecnica FAVINI srl Eugenio Eger
GILARDONI Marco Gilardoni
GRAZIANO RICAMI Graziano Giordani
GREENENERGY Angelo Bruscino
GUNA Alessandro Pizzoccaro
I.CO.P. Piero Petrucco
ITALCER Graziano Verdi
ITALPREZIOSI Ivana Ciabatti
LUNELLI FERRARI SPUMANTI Matteo Lunelli
MELY’S MAGLIERIA Marco Sanarelli
OPEN-ES Stefano Fasani
SAPIO Maurizio Colombo
SAVIOLA Alessandro Saviola
SBS Sandro Storti
SESA S.p.A. Paola Castellacci
SODAI Marzia Chiesa
STARHOTELS Elisabetta Fabri
TAMPIERI Davide Tampieri
TRANSITALIA Luigi D’Auria
URBANI TARTUFI Olga Urbani
VENTIVE Roberto Sfoglietta
VGV Fabrizio Vicari
YAMAMAY Barbara Cimmino
Credito: Banca Etica +4,4% contro il -1,6% del sistema bancario tradizionale
Nel 2024 i crediti di Banca Etica sono tornati a crescere in modo sostenuto, registrando un +4,4% rispetto all’anno precedente. Un risultato particolarmente significativo se confrontato con la media del sistema bancario italiano che, secondo l’ABI monthly outlook di gennaio 2025, ha presentato, anche nel 2024, una flessione del -1,6%.
Aumenta anche la raccolta diretta di risparmio: +4,6% per Banca Etica rispetto alla media del sistema ferma al +2,4%. Nel 2024 sono stati aperti 9.260 nuovi conti correnti: una crescita del +40% rispetto al 2023. Il 58% dei nuovi conti correnti è stato aperto da persone under 35, confermando la forte attrattività di Banca Etica per i giovani.
Segno positivo anche per il collocamento alla clientela di prodotti etici di bancassicurazione (polizze, investimenti, strumenti di protezione) i cui volumi sono cresciuti del +16,2%. Si conferma il forte orientamento di Banca Etica rispetto all’economia sociale e al terzo settore: associazioni e cooperative sociali ricevono il 40% dei crediti erogati a persone giuridiche, seguiti da società di capitali (35%) e imprese cooperative diverse da quelle sociali(16%).
“Per Banca Etica l’erogazione di credito a favore dell’economia sociale è uno degli obiettivi prioritari e siamo soddisfatti di poter confermare che nel 2024 siamo tornati a crescere nell’erogazione di finanziamenti, nonostante la stretta creditizia sia continuata per il resto del sistema bancario”, ha affermato Nazzareno Gabrielli, direttore generale di Banca Etica.
Nel 2023 e nel 2024 Banca Etica ha scelto – unico istituto in Italia – di destinare una quota degli utili maturati per ridurre le rate dei mutui delle persone fisiche e le commissioni a carico delle organizzazioni più colpite dal rialzo dei tassi deciso dalla BCE. L’importo destinato a questa operazione di redistribuzione ammonta ad € 2.000.000, secondo le conclusioni del direttore generale di Banca Etica, Nazzareno Gabrielli:
“Mentre la gran parte delle banche ha distribuito agli azionisti extra-dividendi derivanti dai profitti record degli scorsi anni, con buona pace dei goffi tentativi del Governo di tassare gli extra-profitti, Banca Etica ha confermato la sua attenzione alle persone più in difficoltà e la sua vocazione alla mutualità. Forti dei risultati del 2024, si apre ora per Banca Etica una fase di forte innovazione: a breve presenteremo il piano strategico per il quadriennio 2025-2028 frutto di un ampissimo processo di partecipazione dei soci e delle socie che abbiamo incontrato in 72 appuntamenti con più di 1000 persone coinvolte.
Le novità riguarderanno l’integrazione di IMPAct sgr che abbiamo acquisito a fine 2024 e che ci fa fare un sostanziale passo in avanti verso una sempre maggiore indipendenza da altri operatori finanziari e capacità di ampliare la gamma di prodotti e servizi per persone e organizzazioni, anche grazie a investimenti in tecnologie e strumenti di relazione con la clientela”.
Quindi per Banca Etica il 2024 si è confermato un anno positivo per tutte le attività di Banca Etica: nel 2024 i crediti di Banca Etica sono tornati a crescere in modo sostenuto, registrando un +4,4% rispetto all’anno precedente. Un risultato particolarmente significativo se confrontato con la media del sistema bancario italiano che, secondo l’ABI monthly outlook di gennaio 2025, ha presentato, anche nel 2024, una flessione del -1,6%.
Raccolta diretta di risparmio: + 4,6% rispetto all’anno precedente, mentre la media del sistema si ferma a un +2,4%; raccolta indiretta sui fondi comuni d’investimento di Etica sgr: +5,6%. All’inizio del 2025 il collocamento di fondi di Etica sgr da parte di Banca Etica sfiora € 1.000.000.000; capitale sociale: a fine 2024 il capitale sociale di Banca Etica ammonta a 95,4 milioni di euro con una crescita del 3,5% rispetto all’anno precedente e del +23% rispetto a quattro anni prima.
Il numero di clienti risparmiatori nel 2024 è cresciuto del 9,6% rispetto all’anno precedente toccando quota 88mila. Sono 15.600 i clienti finanziati (+9,5% rispetto all’anno precedente). Nel solo 2024 sono stati aperti 9.260 nuovi conti correnti: una crescita del +40% rispetto al 2023. Il 58% dei nuovi conti correnti è stato aperto da persone under 35, confermando la forte attrattività di Banca Etica per i giovani; in crescita anche il collocamento alla clientela di prodotti etici di bancassicurazione (polizze, investimenti,strumenti di protezione) i cui volumi sono cresciuti del +16,2% .
Nel 2024 Banca Etica ha rafforzato anche alcune importanti strategie tese a sostanziare la propria mission di finanza etica: l’impegno per la pace: nel 2024 Banca Etica ha promosso l’approvazione di un ‘Manifesto per una Finanza Pace’ sottoscritto da oltre 70 istituti di credito operanti in tutto il mondo e aderenti alla Global Alliance for Banking on Values che rifiutano di investire nel lucrativo settore degli armamenti e che chiedono a tutte le banche di fare lo stesso.
Etica sgr ha rafforzato la sua collaborazione con l’organizzazione premio nobel per la Pace ICAN per promuovere il trattato per la messa al bando delle più controverse tra le armi, quelle nucleari, e per diffondere scelte di disinvestimento dalle armi atomiche che sono tornate a rappresentare una minaccia per l’umanità. Prosegue incessante la mobilitazione, insieme ai soci di riferimento di Banca Etica, per difendere in Italia la legge 185/1990 sull’export di armi, minacciata da un ddl governativo che vuole smantellare controlli e presidi di trasparenza.
Inoltre ha fornito sostegno alle persone fragili e alle organizzazioni: nel 2023 e nel 2024 Banca Etica ha scelto – unica in Italia – di destinare una quota degli utili maturati per ridurre le rate dei mutui delle persone fisiche e le commissioni a carico delle organizzazioni più colpite dal rialzo dei tassi deciso dalla BCE. L’importo destinato a questa operazione di redistribuzione ammonta ad € 2.000.000.
Banca Etica è la prima e tuttora unica banca italiana interamente dedita alla finanza etica, opera da 25 anni su tutto il territorio nazionale attraverso una rete di filiali e consulenti e grazie ai servizi di home e mobile banking. Banca Etica raccoglie il risparmio di organizzazioni e cittadini responsabili e lo utilizza interamente per finanziare progetti finalizzati al benessere collettivo.
Oggi Banca Etica conta più di 48.000 soci ed € 96.000.000 di capitale sociale; una raccolta di risparmio di oltre € 2.500.000 e finanziamenti per circa € 1.200.000.000 a favore di iniziative di organizzazioni, famiglie e imprese nei settori della cooperazione e innovazione sociale, cooperazione internazionale, cultura e qualità della vita, tutela dell’ambiente, turismo responsabile, agricoltura biologica, diritto alla casa, legalità. Banca Etica aderisce ai principali network internazionali della finanza etica: Global Alliance for Banking on Values (GABV) e Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative (Febea).
Oxfam denuncia l’aumento della povertà nel mondo
“Lo scatto sul mondo di oggi restituisce l’immagine di società attraversate da faglie profonde e, con le parole del Presidente Sergio Mattarella, ‘di una realtà piena di contraddizioni che generano smarrimento, sgomento, talvolta senso di impotenza’. Assistiamo, sgomenti, a conflitti cruenti e all’avanzare, sullo scacchiere internazionale, di una pericolosa deriva incardinata sulla pretesa di riconoscimento della dignità solo ai forti.
Una pretesa che si pone in antitesi con il diritto, costruito nei secoli, che tutela i deboli e pone il rispetto alla base della pace. Assistiamo, preoccupati, agli impatti nefasti del cambiamento climatico e agli imperdonabili ritardi della politica sul cammino di una transizione ecologica giusta, capace di ridurre l’impatto dell’attività umana sul pianeta, senza lasciare indietro nessuno”.
Così inizia il nuovo report dell’ong Oxfam sulle diseguaglianze nel mondo, ‘Disuguaglianza: povertà ingiusta e ricchezza immeritata’ in occasione dell’apertura dei lavori del World Economic Forum di Davos ed in concomitanza con l’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump, sottolineando che nello scorso anno la ricchezza dei dieci uomini più facoltosi al mondo è cresciuta, in media, di quasi $ 100.000.000 al giorno:
“Nel 2024 la ricchezza dei miliardari è cresciuta, in termini reali, di $ 2.000.000.000.000, pari a circa $ 5.700.000 al giorno, a un ritmo tre volte superiore rispetto all’anno precedente. Entro un decennio si prevede che ci saranno ben cinque trilionari. Il numero di persone che oggi vivono in povertà, con meno di $ 6,85 al giorno, è rimasto pressoché invariato rispetto al 1990 e, alle tendenze attuali, ci vorrebbe più di un secolo per portare l’intera popolazione del pianeta sopra tale soglia”.
Anche in Italia la ricchezza di poche famiglie è cresciuta: “In Italia il 5% più ricco delle famiglie italiane, titolare del 47,7% della ricchezza nazionale, possiede quasi il 20% in più della ricchezza complessivamente detenuta dal 90% più povero. La crescita della disuguaglianza rende l’Italia un Paese dalle fortune invertite con strutture di opportunità fortemente differenziate per i suoi cittadini”.
Da questa fotografia attuale sullo stato delle disuguaglianze nel mondo e in Italia, Oxfam mette in luce come l’estrema concentrazione di ricchezza al vertice non sia solo un male per l’economia ma un male per l’umanità: “Un’accumulazione di ricchezza in gran parte non ascrivibile al merito ma derivante da rendite di posizione (eredità, monopoli, clientelismo), da un sistema economico ‘estrattivo’ o da politiche, come nel caso italiano, che vanno caratterizzandosi più per il riconoscimento e la premialità di contesti ed individui che sono già avvantaggiati, che per una lotta determinata contro meccanismi iniqui ed inefficienti che accentuano le divergenze nelle traiettorie di benessere dei cittadini. Un cambio di rotta è più urgente che mai. Bisogna ricreare le condizioni per società più eque. Il tempo di agire è ora. Per noi e per le generazioni future”.
Dal rapporto è emerso come il sistema economico profondamente iniquo vada caratterizzandosi per forme di moderno colonialismo che condizionano i rapporti economici tra il Nord ed il Sud Globale, con i Paesi ad alto reddito che controllano il 69% della ricchezza globale, nonostante rappresentino appena il 21% della popolazione del pianeta.
Sono molteplici i meccanismi di estrazione di ricchezza dal Sud perpetrati dal Nord, a partire dal predominio delle valute del Nord nel sistema dei pagamenti internazionali e i costi di finanziamento più bassi nei Paesi ricchi che sono alla base di forti squilibri nei flussi di redditi da capitale tra le economie avanzate e il Sud.
Il Sud del mondo contribuisce per il 90% alla forza lavoro globale, ma riceve solo il 21% del reddito da lavoro aggregato. I gap salariali sono marcati: si stima che i salari dei lavoratori del Sud siano inferiori dell’87-95%, a parità di competenze, rispetto a quelli del Nord. Inoltre i Paesi a basso e medio reddito spendono in media quasi la metà del loro bilancio per rimborsare il debito estero contratto spesso con ricchi creditori di New York e Londra. A metà del 2023, il debito globale ha raggiunto il livello record di $ 307.000.000.000.000 e sono 3.300.000.000 le persone che vivono in Paesi che spendono più per ripagare il debito che per istruzione e sanità:
“La crescita delle disuguaglianze è un fenomeno profondamente nocivo per l’economia, comportando perdite non trascurabili di efficienza e produttività. Ma lo è anche per la società nel suo complesso. Le disuguaglianze ostacolano la mobilità intergenerazionale, minano le prospettive di uno sviluppo duraturo e sostenibile, ulteriormente aggravate dall’approssimarsi di un ‘punto di non ritorno climatico’ ed indeboliscono la coesione sociale. Ferendo il diritto all’uguaglianza, le accentuate disparità inficiano la qualità delle nostre democrazie, ponendosi in stridente contrasto con le prescrizioni costituzionali alla rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale, lesivi dei diritti delle persone e della loro piena realizzazione, senza distinzioni”.
Per questo Oxfam ha chiesto di attuare giusti provvedimenti e promuovere iniziative in ambito internazionale che possano ridurre le disuguaglianze a livello globale: “In particolare supportare la creazione di un organismo internazionale indipendente con mandato di vagliare i necessari interventi di riduzione/ristrutturazione e cancellazione del debito dei Paesi a basso e medio reddito;
riportare la cooperazione allo sviluppo al centro della politica estera italiana, definendo un percorso programmato di progressivo aumento dei fondi per la cooperazione per poter raggiungere, entro il 2030, lo storico obiettivo di destinazione dello 0,70% del Reddito Nazionale Lordo all’Aiuto Pubblico allo Sviluppo e colmare il gap finanziario che ostacola il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) nei Paesi a basso e medio reddito”.
Inoltre ha sottolineato che è necessario “sostenere l’emissione regolare di ‘Diritti Speciali di Prelievo’ (DSP) e favorirne una maggiore allocazione a beneficio dei Paesi del Sud del mondo; supportare, in seno al G20 e nell’ambito del processo negoziale della Convenzione quadro sulla cooperazione fiscale internazionale delle Nazioni Unite, l’istituzione di uno standard globale di tassazione dell’estrema ricchezza.
Uno standard che renda più equo (ed effettivo) il prelievo a carico degli ultra ricchi, contribuisca a garantire sostenibilità delle finanze pubbliche e generi significative risorse da investire in istruzione, salute, protezione sociale, misure di contrasto al cambiamento climatico e una transizione ecologica giusta”.
Riccardo Moro: ‘La remissione del debito è il nome della pace’
L’associazionismo cattolico e laico ha raccolto l’appello di papa Francesco che, nel messaggio per la 58ª Giornata Mondiale della Pace del 1º gennaio, ha scelto il titolo: ‘Rimetti a noi i nostri debiti: concedici la tua pace’ in un incontro organizzato, nei primi giorni dell’anno, all’Università Lateranense dall’Istituto di Diritto Internazionale della Pace ‘Giuseppe Toniolo’, in collaborazione con Azione Cattolica Italiana, Pontificia Università Lateranense, Forum Internazionale di Azione Cattolica e Caritas Italiana, aperto dal prof. Giulio Alfano, delegato del ciclo di studi in ‘Scienze della Pace e Cooperazione Internazionale’ dell’Università Lateranense.
I promotori hanno spiegato che il messaggio di papa Francesco richiama con urgenza la necessità di condonare i debiti e di promuovere modelli economici fondati su giustizia e solidarietà; la remissione del debito si inserisce nel contesto del Giubileo, ispirandosi alla tradizione giubilare ebraica: “E’ un passo essenziale per liberare i popoli oppressi da vincoli economici iniqui, che soffocano il presente e ipotecano il futuro”.
Negli interventi il prof. Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale di Azione Cattolica, ha dichiarato: “La speranza non è semplice ottimismo, ma si concretizza nei gesti e nei segni che possiamo compiere. Questo Giubileo è un’occasione per ripensare il nostro modo di abitare la casa comune. Guerre, cambiamento climatico, disuguaglianze: è il momento di cambiare rotta”. Mentre da Bangkok, Sandro Calvani, presidente del Consiglio Scientifico dell’Istituto Toniolo, ha ribadito: “Dio ci ha affidato la custodia della creazione. Il primo passo per ristabilire la pace è il perdono, spinta iniziale per riattivare il motore delle relazioni”.
Don Paolo Asolan, teologo e docente alla Pontificia Università Lateranense, ha approfondito il tema della remissione dei peccati e della cancellazione dei debiti in chiave giubilare e l’economista Riccardo Moro, docente di Politiche dello Sviluppo all’Università Statale di Milano, ha ricordato il percorso iniziato nel 2000 con la cancellazione del debito di alcuni Stati africani: “All’epoca si era raggiunto un risultato storico, ma oggi ci ritroviamo con le stesse problematiche. Le crisi economiche, la pandemia e nuovi prestiti spesso predatori hanno aggravato la situazione”, proponendo di creare presso le Nazioni Unite un forum dedicato alla gestione delle crisi di sovraindebitamento, integrando anche il debito climatico.
Infine Chiara Mariotti, rappresentante dell’Alto Commissariato Onu per i Diritti Umani, ha evidenziato che “il debito è un ostacolo insormontabile per il progresso verso giustizia sociale e diritti umani. Nel 2023, i Paesi in via di sviluppo hanno accumulato un debito estero di $ 8.000.000.000.000, con più di 3.000.000.000 di persone che vivono in nazioni dove si spende più per interessi sul debito che per servizi pubblici”.
Sull’importanza del messaggio per la pace di papa Francesco avevamo incontrato, nei giorni precedenti al convegno, il prof. Riccardo Moro, invitato all’Abbadia di Fiastra di Tolentino da don Rino Ramaccioni, in collaborazione con l’Azione Cattolica della diocesi di Macerata, il Sermir di Recanati ed il Sermit di Tolentino: per quale motivo papa Francesco abbina la remissione dei debiti alla pace?
“Per avere pace abbiamo bisogno di condizioni di vita, in cui la dignità di tutti gli esseri umani sia riconosciuta e sia consentita. In questo momento abbiamo una clamorosa disparità nelle condizioni di vita tra Paesi ricchi e Paesi a basso e medio reddito, che generano condizioni di vulnerabilità nei Paesi più poveri, che hanno un debito verso l’estero molto consistente, come era successo già 25 anni fa, perché questi Paesi possano investire nella salute, nell’istruzione e nelle infrastrutture necessarie a cambiare le condizioni di vita, è necessario che dispongano di risorse finanziarie.
La maggior parte delle loro risorse finanziarie è, oggi, sottratta dal pagamento dei debiti, quindi è necessario trasformare i debiti in modo che non ostacolino questi interventi. Finché ci sono queste condizioni di disparità e di vulnerabilità non si ha una pace autentica. La cancellazione del debito è uno degli strumenti che concorrono a creare condizioni perché la pace possa diventare autentica”.
Quali cambiamenti culturali chiede il papa?
“Richiede un lavoro che ragioni sulle qualità delle nostre relazioni, da quelle politiche ed internazionali a quelle finanziarie, ma anche a partire dalle nostre relazioni personali ed all’interno delle nostre comunità. Nel momento in cui orientiamo le relazioni al rispetto della dignità dell’altro, cioè si fanno carico dell’umanità dell’altro, noi costruiamo pace, mentre nel momento in cui non lo facciamo la pace non è alimentata: per questo il papa parla anche di relazioni riconcilianti, che dobbiamo avere”.
Inoltre nel messaggio il papa propone alcune azioni da compiere: in quale modo?
“Da un lato occorre sostenere il percorso che i soggetti del dialogo politico hanno: ci sono le reti di società civile che si stanno muovendo per dialogare con governi ed istituzioni internazionali su una definizione di nuove regole del debito e la conseguente cancellazione di esso, che è diventato insostenibile. Dall’altro lato, con un percorso sul territorio di formazione culturale, che serve ad un’animazione del tempo del giubileo per quanto riguarda la comunità cristiana e dall’altro lato serve a formare la nostra comunità civile per costruire consenso più consistente intorno a leggi nazionali ed internazionali improntate alla solidarietà. Da questo punto di vista sta nascendo una campagna, che si chiama ‘Cambiamo la rotta’, lanciata durante il convegno da parte di molte aggregazioni laicali del mondo cattolico”.
E’ ripetibile un’operazione come quella proposta da san Giovanni Paolo II durante il Giubileo del 2000?
“Bisogna essere obiettivi. Le condizioni sono diverse rispetto a 25 anni fa. Nonostante le regole, prestatori spregiudicati hanno cominciato a concedere soldi facili a leader altrettanto spregiudicati soprattutto nelle zone in cui si concentrano risorse minerarie di interesse strategico per le economie progredite. Quindi l’indebitamento è aumentato di nuovo, con la differenza rispetto al 2000 che ora spesso i creditori non sono più i governi o il Fondo Monetario Internazionale o la Banca Mondiale, ma soggetti privati e gruppi finanziari con i quali è molto più difficile imbastire un dialogo politico come avvenne allora”.
(Tratto da Aci Stampa)
Papa Francesco: la carità aiuta a cambiare il mondo
“Venticinque anni fa, durante il Grande Giubileo del 2000, fu istituita la Fondazione della Guardia Svizzera Pontificia. Ora è appena iniziato un altro Anno Giubilare, che coincide felicemente con la celebrazione del vostro 25^ anniversario. E’ molto bello che lo facciate con un pellegrinaggio a Roma, dove potete rinnovare la professione di fede in Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente, presso le tombe degli Apostoli. A me piace pensare che tutta questa costruzione vaticana è sopra le tombe dei martiri. Sono stati sepolti qui, qui sotto”: oggi papa Francesco ha ricevuto in udienza i rappresentanti della Fondazione che da 25 anni sostiene gli appartenenti al corpo pontificio e le loro famiglie sia negli anni di servizio in Vaticano sia dopo il rientro nei luoghi di provenienza.
Ed è un ‘lavoro’ che chiede molta pazienza: “Il vostro prezioso impegno, infatti, deve essere sempre animato da uno spirito di fede e di carità, perché aiutare la Guardia Svizzera Pontificia significa sostenere il Successore di Pietro nel suo ministero nella Chiesa universale; anch’io personalmente sono molto grato per il servizio fedele delle guardie.
Nei tempi il lavoro della Guardia Svizzera è molto cambiato, ma la sua finalità rimane sempre quella di proteggere il papa. Questo comporta anche di contribuire all’accoglienza di tanti pellegrini provenienti da tutte le parti del mondo che desiderano incontrarlo. Per questo ci vuole pazienza, e le guardie ne hanno! Questa è una cosa bella di loro: ripetono le cose, spiegano… Una pazienza molto grande”.
Ed ha ringraziato la Fondazione per il supporto dato alle guardie ed alle loro famiglie: “La vostra Fondazione supporta le guardie in diversi modi e ambiti: in primo luogo si adopera in favore delle famiglie, soprattutto per quanto riguarda l’educazione e la formazione dei figli negli istituti scolastici appropriati. A me piace che le guardie si sposino; a me piace che abbiano dei figli, che abbiano una famiglia. Questo è molto importante, molto importante. Questo aspetto è diventato tanto più rilevante, in quanto le guardie sposate con figli sono aumentate e il bene delle famiglie è di fondamentale importanza per la Chiesa e la società”.
Inoltre ha evidenziato la collaborazione ed il sostegno che essa mette a disposizione: “ Inoltre, la Fondazione fornisce i mezzi per garantire, migliorare e aggiornare la professionalità e i metodi di lavoro, delle attrezzature e delle infrastrutture. Infine, offrite una valida assistenza per tutti coloro che, dopo il loro servizio in Vaticano, rientrano in patria. Io sono in contatto con alcuni di questi, che rimangono molto, molto uniti al Vaticano, alla Chiesa. A volte chiamano al telefono, inviano qualcosa; quando passano da Roma mi fanno visita. E’ un bel contatto che ho.
E tutto questo è necessario perché le guardie possano svolgere il loro prezioso servizio nel modo più efficace e per il bene di tutti. La cooperazione tra la vostra Fondazione e la Guardia Svizzera Pontificia è esemplare, perché dimostra che nessuna realtà può andare avanti da sola. E’ importante collaborare. Tutti dobbiamo aiutarci e sostenerci a vicenda e questo vale per voi, per le singole comunità, ma anche per la Chiesa intera”.
E’ stato un ringraziamento per questo supporto: “Perciò vorrei cogliere l’occasione di questo incontro con voi per esprimervi la mia viva gratitudine per il generoso sostegno che avete elargito a favore della Guardia Svizzera Pontificia durante questi venticinque anni. Grazie, grazie tante! E auspico che anche in futuro possiate proseguire il vostro apprezzato lavoro”.
In seguito il papa ha ricevuto una sessantina di membri della ‘Fondazione Cattolica’ di Verona, incoraggiandoli a disporre delle risorse economiche a ‘vantaggio del prossimo’: “Sono lieto di incontrarvi all’inizio di quest’anno, nel quale celebriamo il Giubileo della speranza. Insieme, peregrinantes in spem: camminare come pellegrini nel mondo ci ricorda che non ne siamo padroni, bensì custodi. Questo ci riguarda tutti: siamo chiamati a prenderci cura della casa comune che il Signore ci ha affidato, cioè a coltivarla e custodirla secondo una regola sapiente e rispettosa; custodire la nostra casa comune”.
Ricordando il significato di ‘economia’ il papa ha incoraggiato a proseguire nelle azioni a favore del bene comune: “A tale proposito, la vostra Fondazione è attiva in molti ambiti sociali. Ho appreso con piacere le iniziative di solidarietà, di sostegno al volontariato, di formazione culturale e professionale a cui vi dedicate. Lodo soprattutto quelle a sostegno delle famiglie e dei giovani, in collaborazione con la diocesi di Verona.
L’intraprendenza e la generosità del vostro operato è coerente col nome della Fondazione che rappresentate: Cattolica. Vi incoraggio perciò ad andare avanti facendo del bene sempre e a tutti. Facendo non stiamo fermi; fare del bene, e a tutti, fare del bene a tutti. Un bel programma di vita!”
Inoltre ha sottolineato che il denaro rende meglio se investito in opere a favore del prossimo: “Non dimentichiamo che il denaro rende di più quando è investito a vantaggio del prossimo. Questo è importante. C’è una situazione molto brutta, adesso, sugli investimenti. In alcuni Paesi gli investimenti che danno più reddito sono le fabbriche delle armi: investire per uccidere. Sono pazzi!”
Per questo il papa ha evidenziato che investire in armamenti è contro le persone: “Questo non è a vantaggio della gente. E quando si fa così, contro o fuori rispetto al vantaggio della gente, il denaro invecchia e appesantisce il cuore, rendendolo duro e sordo alla voce dei poveri. La prima cosa da scartare per l’egoismo sono i poveri, è curioso questo”.
Infine li ha esortati a promuovere il bene comune: “Quando mettiamo la ricchezza a servizio della dignità dell’uomo, non possiamo che averne guadagno, sempre: promuovendo il bene comune, infatti, si migliorano i legami della società cui tutti partecipiamo.
Davanti alle emergenze educative e lavorative, vi esorto a rinnovare di continuo la vostra fiducia nella Provvidenza di Dio, che guida con amore la storia chiamandoci a costruire un futuro secondo giustizia”.
(Foto: Santa Sede)




























