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Papa Leone XIV ai missionari consacrati: la relazione con Dio è importante
“Cari fratelli, sono contento di incontrarvi in occasione della vostra centoquattresima Assemblea Generale. Come sapete, anch’io ho svolto il ministero che vi è affidato e conosco l’importanza di ritrovarsi insieme per ascoltare e discernere, alla luce dello Spirito Santo, ciò che il Signore chiede a voi e ai vostri Ordini e Congregazioni per il bene della Chiesa. Per questa assemblea avete scelto il tema ‘Fede connessa: vivere la preghiera nell’era digitale’. Esso tocca tre aree oggigiorno molto importanti per la vita religiosa: la relazione con Dio, l’incontro coi fratelli e il confronto con il mondo digitale”: salutando p. Arturo Sosa, presidente dell’Unione Superiori Generali, papa Leone XIV, nel pomeriggio, ha incontrato 160 consacrati, che fino al 28 novembre parteciperanno alla 104^ Assemblea dell’Unione Superiori Generali a Sacrofano.
Quindi ha analizzato la prima parte del titolo, incentrando la riflessione sulla relazione con Dio: “La nostra speranza si fonda sulla consapevolezza di camminare verso l’incontro e la piena comunione con Dio, che per primo ci ha offerto la sua amicizia. Per questo, fondamentale nell’esistenza di ogni consacrato è la preghiera: spazio relazionale entro il quale il cuore si apre al Signore, imparando a chiedere e a ricevere con fiducia e gratitudine il suo amore che guarisce, trasforma e infiamma alla missione. Così testimoniamo ciò che realmente siamo: creature bisognose di tutto, abbandonate nelle mani provvidenti e buone del Creatore”.
E’ stata un’esortazione a coltivare “questa fede perché non si affievolisca, magari a causa di fughe o difese, oppure soffocata dall’ansia o dalla presunzione di sentirci ‘gestori di molti servizi’. Allora, abbagliati dai riflettori dell’efficientismo, intorpiditi dai fumi del compromesso o bloccati dalla paralisi della paura, rischiamo di fermarci, oppure di trasformare il nostro cammino di pellegrini in una corsa disordinata e logorante, dimentica dalla sua fonte e della sua meta.
A tale scopo il Giubileo ci offre un’occasione preziosa per tornare a ciò che conta, stringendoci al cuore infuocato di Dio, perché siano la sua luce e il suo calore a guidare e alimentare il nostro procedere personale e i nostri percorsi comunitari!”
Il secondo valore è l’incontro con i fratelli: “In tale dinamica gli Istituti, gli Ordini e le Congregazioni che rappresentate sono, per così dire, corpi carismatici, in cui tutti sono profondamente connessi per la stessa umanità, per la medesima fede, per l’appartenenza a Cristo e per la chiamata che unisce nella fraternità. Così nella Chiesa, ‘soggetto comunitario e storico della sinodalità e della missione’, i legami sono trasfigurati in vincoli sacri, in canali di grazia, in vene e arterie vive che irrorano un unico corpo con lo stesso sangue”.
Quindi c’è bisogno del confronto con il ‘mondo’ digitale: “La tecnologia informatica rappresenta infatti una sfida anche per i consacrati. Da un lato offre possibilità immense di bene, sia per la vita comune che per l’apostolato. Sarebbe miope ignorare le straordinarie opportunità che fornisce alla comunione e alla missione, permettendoci di raggiungere persone lontane, di condividere la fede attraverso nuovi linguaggi, di arrivare anche a chi, per vie ordinarie, fatica ad avvicinarsi alle nostre comunità.
Al tempo stesso, però, queste risorse possono influenzare fortemente, e non sempre per il meglio, il nostro modo di costruire e mantenere relazioni. E’ facile, ad esempio, lasciarsi tentare dall’idea di sostituire la mera connessione virtuale ai rapporti reali tra le persone, dove sono indispensabili presenza, ascolto prolungato e paziente e condivisione profonda di idee e sentimenti”.
Concludendo l’incontro il papa ha richiamato alla custodia delle relazioni: “Come Superiori, voi avete la responsabilità di custodire anche in questo ambito la fraternità e la comunione, vigilando affinché i mezzi tecnici non compromettano l’autenticità delle relazioni, né riducano gli spazi necessari a coltivarle. In particolare vorrei sottolineare che strumenti tradizionali di comunione come i Capitoli, i Consigli, le Visite canoniche e i momenti formativi non possono essere relegati all’ambito dei collegamenti ‘a distanza’.
La fatica del trovarsi insieme per dialogare e confrontarsi è parte integrante della nostra identità evangelica. In questo paesaggio di luci e di ombre ci attende una sfida: quella di integrare con equilibrio nova et vetera, custodendo e coltivando la relazione con Dio e con i fratelli, senza trascurare o seppellire, per pigrizia o per timore, i nuovi talenti che il Signore mette nelle nostre mani”.
(Foto: Santa Sede)
Da Roma una Chiesa che parla al popolo del web
“E’ la missione che la Chiesa oggi affida anche a voi; che siete qui a Roma per il vostro Giubileo; venuti a rinnovare l’impegno a nutrire di speranza cristiana le reti sociali e gli ambienti digitali. La pace ha bisogno di essere cercata, annunciata, condivisa in ogni luogo; sia nei drammatici luoghi di guerra, sia nei cuori svuotati di chi ha perso il senso dell’esistenza e il gusto dell’interiorità, il gusto della vita spirituale.
Ed oggi, forse più che mai, abbiamo bisogno di discepoli missionari che portino nel mondo il dono del Risorto; che diano voce alla speranza che ci dà Gesù Vivo, fino agli estremi confini della terra; che arrivino dovunque ci sia un cuore che aspetta, un cuore che cerca, un cuore che ha bisogno. Sì, fino ai confini della terra, ai confini esistenziali dove non c’è speranza”: con queste parole papa Leone XIV ha salutato i missionari digitali e gli influencer al primo giubileo svoltosi a Roma dal 28 al 29 luglio, che ha visto la partecipazione di quasi 1800 persone provenienti da 75 nazioni.
L’evento è stato aperto dal segretario di Stato, card. Pietro Parolin, con una lettura teologica e pastorale: “Cari giovani, cari comunicatori, mi pare un’esperienza molto arricchente e bella vedere voi che solitamente vi incontrate nelle reti sociali venire qui, insieme, per celebrare il Giubileo della speranza. Ciò che caratterizza l’umano è la capacità di farsi delle domande, la domanda di oggi è: come il mondo digitale, che sta trasformando rapidamente le dinamiche sociali, può comunicare la fede?”.
Lo stile cristiano della missione digitale deve partire dalla sapienza della Chiesa che “ci propone alcune strade: essere nel mondo ma non del mondo, essere nel tempo ma non essere del tempo… Più che di strategie dobbiamo parlare di una presenza intrisa di umanità, una testimonianza di vita evangelica e una disponibilità all’ascolto”.
Infine ha richiamato l’urgenza di uno sguardo personale e sacro sull’altro con una missione da compiere: “Ogni persona è un volto, non un profilo e la sua storia è sacra, non un insieme di dati… La missione digitale presuppone uno stile cristiano. Fare nuovo l’ambiente digitale è la sfida che attende tutti voi, sentitela come la vostra missione, consapevoli che ciò che viviamo non è solo un’evoluzione tecnica ma un cambiamento d’epoca, che influisce anche sulla percezione del tempo, delle relazioni”.
Mentre mons. Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l’evangelizzazione, aveva evidenziato il legame profondo tra questo Giubileo e quello dei giovani: “Non è un caso che abbiamo scelto l’inizio del Giubileo dei giovani per dare vita al primo Giubileo degli influencer: a voi la grande responsabilità di raccontare ciò che in questi giorni avviene. Questo incontro vuole essere un impegno a coniugare i contenuti con le persone, non si può fare evangelizzazione senza gli evangelizzatori, né gli evangelizzatori possono essere tali se non sentono l’urgenza di evangelizzare e di essere evangelizzati a loro volta”.
Salutando i presenti mons. Lucio Ruiz, segretario del Dicastero della comunicazione ha offerto le giornate a Dio: “Bisogna essere coscienti che chi ci ha chiamato alla missione digitale è il Signore, fonte di tutti i doni che abbiamo…. La missione digitale è importante per la Chiesa e il fondamento della missione anche sui mezzi digitali è la testimonianza della nostra vita”.
A dare profondità spirituale alle giornate è stato il gesuita p. David McCallum, direttore esecutivo del Discerning Leadership Program, con l’intervento, dal titolo ‘Connessi alla Parola’, ha proposto una lettura spirituale della connessione digitale, riportando il focus sull’unica vera connessione che dà senso a tutte le altre: quella con il Signore.
P. Antonio Spadaro, sottosegretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, ha rotto ogni ansia da fenomeni del web: “Non sei un algoritmo. Sei un’anima. L’algoritmo sa tutto di te. Sa dove clicchi, quanto resti su un video, cosa ti attrae, cosa ti ferma. Ma l’algoritmo non sa chi sei, chi tu sei veramente. Non conosce la tua verità. Non sa cosa ti muove, cosa ti ferisce, cosa ti salva. Solo tu lo sai. Solo Dio lo sa. Nel back-end di ogni piattaforma ci sono dati, metriche, analytics. Ogni click è tracciabile, ogni interazione misurabile. Il sistema digitale ci vuole sempre più prevedibili, analizzabili, misurabili. Ma l’anima non si misura. L’amore non si misura. La grazia non si può calcolare…
Essere influencer oggi significa resistere alla tentazione di diventare una macchina che produce contenuti. Voi non siete una macchina. Siete vite. Siete persone. Siete presenze. Ogni volta che create, pubblicate, rispondete, non dimenticatevi che siete molto di più di quello che il feed racconta. Il vostro valore non è nel numero di like, ma nella verità che riuscite a portare”.
Durante le giornate ci sono stati vari interventi, tra cui quello di Father Sandesh Manuel, che ha cantato la sua canzone ‘Carlo Acutis pray for us’ creando un’atmosfera di festa unica; è toccato poi a Jonathan Roumie, il protagonista della serie ‘The Chosen’ ed il sacerdote influencer statunitense don Michael Schmitz, seguiti dalle testimonianze di chi ha raccontato i beati ‘influencer’: Piergiorgio Frassati, Carlo Acutis e Chiara Luce Badano.
Nel saluto di benvenuto Rosy Russo, coordinatrice del Gruppo italiano di ‘La Chiesa ti ascolta’, ha sottolineato il valore della ‘rete’: “Noi missionari digitali siamo quindi una rete nella Rete. La Rete, da luogo potenzialmente fertile di dialogo, si è spesso trasformata in un’arena dove le parole feriscono, escludono, gridano. Per questo servono persone che abitino i social con uno spirito diverso. Sono, siamo, donne e uomini, laici e suore, preti, frati, che ogni giorno scelgono di stare online con lo stile evangelico dell’ascolto, del rispetto, della cura delle parole, per costruire una esperienza concreta di comunicazione attenta, responsabile, vera. Senza urlare, senza dividere, scegliendo il silenzio prima di rispondere con rabbia, cercando le parole giuste prima di postare. Vuol dire guardare anche nel commento più aggressivo una domanda inascoltata”.
A conclusione di queste giornate abbiamo chiesto a mons. Lucio Ruiz di tracciare un resoconto: “Innanzitutto una grandissima gioia di vedere nei partecipanti un amore per Gesù e per la Chiesa pazzesco con un’interiorità molto profonda. Abbiamo dedicato tempo alla preghiera ed alla riflessione: è stato molto importante: questo mi ha colpito moltissimo. I momenti di silenzio e di confronto sono stati molto importanti: questo indica quale è la missione degli influencer ‘cattolici’, che non è semplicemente postare in internet, ma trasmettere la fede vissuta oggi”.
‘Reti dove si possa ricucire ciò che si è spezzato, dove si possa guarire dalla solitudine, non contando il numero dei follower, ma sperimentando in ogni incontro la grandezza infinita dell’Amore… Reti che liberano, reti che salvano. Reti che ci fanno riscoprire la bellezza di guardarci negli occhi. Reti di verità’. Papa Leone XIV ha chiesto di abitare la rete: in quale modo?
“Siete voi che ci avete insegnato in quale modo si abita la rete attraverso la presenza e la testimonianza cristiana, aiutando a chi è nel bisogno. Avete uno stile importante e questo non è banale. Dobbiamo certamente imparare ad usare meglio la rete attraverso una migliore formazione; però non è un cammino che non inizia certamente da zero”.
‘La fede, in quanto relazione viva, non si lascia ridurre a un sistema di indicatori di performance. Il contenuto realmente evangelico non nasce da un calendario editoriale, ma da un’esperienza di senso che brucia dentro e non può essere taciuta. E’ il fuoco, non la visibilità, il vero criterio. Un post, un video, un gesto comunicativo diventano significativi non perché virali, ma perché abitati da una verità che interroga”. Con queste parole p. Antonio Spadaro ha fornito alcune tracce direzionali: quale cammino si prospetta?
“P. Spadaro è stato brillante con una conferenza magistrale interessante. C’è molto materiale per studiare come proseguire questo cammino da un punto di partenza diverso per ciascuno, ma che conduce sempre verso Gesù”.
Inoltre abbiamo raccolto la testimonianza di don Alberto Ravagnani, founder di ‘Fraternità’ e di ‘Laboratorium’ che ci ha spiegato quanto sono influencer i cattolici: “Sono influencer nel momento in cui riescono ad ‘influenzare’ la vita delle persone accanto a loro. Quindi essere un influencer cattolico non vuol dire essere famoso, ma essere capaci di ‘influenzare’ gli altri’ con il Vangelo. In ogni modo tutti possono essere ‘influenti’, come ha detto il card. Tagle nella celebrazione eucaristica, se lasciano un seme nel mondo”.
Il papa ha ribadito la necessità di essere rete: è possibile?
“Come Chiesa siamo chiamati ad essere una ‘rete’ di reti. La Chiesa è una comunione di molteplici individualità e può vivere nel mondo come un ‘intreccio’ di relazioni: la Chiesa è relazione. Quindi nella misura in cui le nostre relazioni riescono ad accogliere ed a coinvolgere altre persone la rete si amplia e la Chiesa compie la Parola di Dio: essere pescatori di uomini, come Gesù ha detto a Pietro. Essere rete tra persone di tutti i tempi in ogni luogo”.
Molti giovani di tutti i continenti: la Chiesa come risponde alle esigenze dei giovani?
“Oggi il mondo giovanile va ascoltato, perché i ragazzi e le ragazze sono diversi rispetto agli adulti. Hanno cervello diverso da quello degli adulti per porre domande; quindi se non c’è un ascolto profondo ed una considerazione reale di quello che vivono è difficile dare loro ciò che hanno bisogno per crescere bene e per approfondire la fede. Questo raduno di giovani a Roma non debba essere la possibilità per la Chiesa di parlare a tanti, ma soprattutto la possibilità di ascoltare fino in fondo le loro esigenze. Questa è la conversione a cui siamo chiamati: passare da una Chiesa che parla ai giovani, ad una Chiesa che li lascia parlare ”.
In conclusione la testimonianza di Nicola Camporiondo, 160.000 persone che lo seguono, giovane studente in teologia, fornisce la qualità dei partecipanti: “Parlare di fede sui social è abbastanza impegnativo. Nella rete c’è molta curiosità, perché un conto è sentire parlare di fede un sacerdote, altro conto un giovane laico. I ragazzi percepiscono la Chiesa come un linguaggio non loro. Quindi come Gesù che parlava un linguaggio accessibile a tutti, così per parlare ai giovani oggi sono necessari ‘piccoli’ linguaggi capaci di far capire l’universalità e l’importanza del messaggio evangelico”.
Quindi in quale modo parlare di fede ai giovani?
“E’ bene calare il Vangelo nella quotidianità giornaliera, che per un ragazzo non è per niente scontato. Tanti ragazzi, che mi seguono nella rete, mi ringraziano in quanto si sentono meno soli. Questo avrei voluto provare anche io, quando anni fa nella mia parrocchia ero solo in mezzo a persone di età ‘elevata’. Quindi se riesco regolarmente a far sentire meno solo un ragazzo od una ragazza che vive nella sua parrocchia è un obiettivo raggiunto”.
Missionari Oblati: annunciare il Vangelo con la mentalità digitale
Ad inizio mese si è svolto un convegno sui missionari digitali degli Oblati di Maria Immacolata della Provincia Mediterranea, una famiglia religiosa, fondata da Sant’Eugenio de Mazenod nel 1816, in quanto la predicazione delle missioni popolari è il primo ministero degli Oblati:
“L’evangelizzazione dei giovani è una delle nostre priorità e ci impegniamo a rispondere a bisogni e urgenze della Chiesa e dei poveri in vari altri campi. I poveri più poveri: carcerati, immigrati, tossicodipendenti, fin dall’inizio sono i nostri preferiti. Il ministero parrocchiale non ci è estraneo e ci permette di infondere lo spirito missionario alle comunità che serviamo. Promuoviamo progetti in tanti Paesi in via di sviluppo per l’educazione, la salute, la formazione dei giovani. Alcuni santuari mariani ci vedono impegnati ad accogliere i pellegrini per offrir loro l’esperienza della misericordia ‘materna’ di Dio. Siamo attenti alle culture e alle religioni dei popoli che incontriamo, con spirito di apertura e di dialogo”.
Una riflessione interessante è stata svolta dal superiore generale, p. Chicho Rois, che ha cercato di identificare i missionari digitali per definire il ministero degli Oblati, ricordando il carisma del fondatore, sant’ Eugenio de Mazenod: “State portando il Vangelo nel continente digitale e questo è il nostro carisma, annunciare il Vangelo ai più abbandonati, portare il Vangelo nei luoghi dove non è ancora stato annunciato o dove la Chiesa ci manda.
Vi vedo come il fondatore con i suoi primi compagni: volevano portare il Vangelo alla gente di Provenza parlando la loro lingua. E’ stato lo stesso quando i missionari sono stati inviati in terre nuove e sconosciute in America, Africa e Asia. Andavano in territori sconosciuti pronti ad annunciare il Vangelo ai più poveri parlando la loro lingua, stando vicino alla gente e servendola nella carità. E’ l’amore trasformato in zelo apostolico che li ha spinti, per amore di Gesù, a dare la vita in questi nuovi mondi”.
Quindi il digitale è un ‘mondo’ importante che attende l’annuncio del Vangelo, che ha bisogno di un linguaggio nuovo: “Come i primi missionari, dovete lasciarvi emozionare dall’amore che provate per Gesù e per gli uomini e le donne che incontrerete attraverso le reti per annunciare la Buona Novella. E bisogna farlo con questo nuovo linguaggio fatto di immagini, videoclip, fotografie, scritti, interviste”.
Questo è stato l’appello del superiore generale, in quanto il fondatore della congregazione insisteva sulla necessità di comunicare bene il Vangelo: “A tal proposito, il Fondatore ha insistito molto affinché i suoi missionari si preparassero ad annunciare bene il Vangelo. Li invitava a studiare molto, ad aggiornarsi e ad essere semplici e chiari nell’esprimersi per raggiungere il cuore di coloro che ascoltavano.
E voglio dirvi che anche voi dovete prepararvi bene per poter raggiungere i cuori delle persone che a volte hanno bisogno di messaggi chiari e diretti che diano loro motivi per nutrire la speranza. Vi prego di diffondere la buona notizia della nostra famiglia carismatica e di esplorare i sentieri missionari da percorrere per annunciare il Vangelo nel nuovo linguaggio e nella nuova mentalità digitale”.
Quindi annunciare il Vangelo attraverso i nuovi media significa essere ‘nodi di comunione’: “Quando i missionari Oblati si diffusero ai quattro angoli del mondo, il fondatore insistette affinché gli scrivessero delle lettere per mantenere unita la famiglia Oblata. Eugenio chiese ai suoi missionari di scrivere tutto ciò che accadeva nella missione per farlo conoscere a tutti… Potete fare molto perché cresciamo nella comunione, nella carità. Potete fare molto perché viviamo la carità tra di noi.
Potete fare molto per tenerci uniti nello stesso carisma. Potete anche fare molto per incoraggiare le iniziative che stiamo prendendo oggi, per esempio, per realizzare il Capitolo generale e altre. Potete fare molto per aiutarci a diventare sempre più una famiglia carismatica sinodale che cammina in una Chiesa sinodale con i poveri”.
Nella conclusione il superiore generale ha invocato lo Spirito Santo per l’annuncio del Vangelo a tutti: “Dopo avervi ascoltato in questo primo incontro, sento che lo Spirito Santo ci sta invitando ad essere coraggiosi, a fare di tutto per essere migliori missionari in questo mondo digitale. E’ lo Spirito Santo che ci spinge e ci illumina, quindi non abbiamo paura. Come sant’Eugenio e i suoi primi compagni, lasciamo che Dio ci guidi e ci mostri come annunciare il Vangelo di Gesù attraverso l’amore e la vicinanza, attraverso la testimonianza della vita”.
Infine ha invocato la Madonna per lasciarsi trasformare dallo Spirito Santo: “Possiamo chiedere a Maria di aiutarci e ispirarci: lei si è lasciata trasformare dallo Spirito e si è fidata di Dio dando la sua vita per ricevere e donare Gesù. Lei ci accompagna in questa avventura, è in pellegrinaggio con noi. Ha saputo essere la Madre della comunione nella Chiesa nei suoi primi momenti missionari”.
(Tratto da Aci Stampa)
Domani è la Giornata dei bambini vittime della violenza
Come ricorda don Fortunato Di Noto, presidente dell’associazione ‘Meter’: “La Giornata Bambini Vittime, ideata dall’Associazione Meter vent’otto anni fa, è un appuntamento che offre, a quanti stanno dalla parte dei minori, l’occasione per richiamare ad un impegno imprescindibile e non delegabile. Insieme».
L’appuntamento finale della XXVIII Giornata Bambini Vittime della violenza, dello sfruttamento, della indifferenza contro la pedofilia e la pedopornografia è a Roma il 5 maggio, in Piazza San Pietro al Regina Coeli. La GBV, come ogni anno, inizia il 25 aprile e termina la prima domenica di maggio che quest’anno cade il 5 maggio coincidendo con quella nazionale, istituita solo nel 2009.
Una numerosa delegazione, sarà a Piazza San Pietro (ritrovo ore 10 all’obelisco) per la recita del Regina Coeli con papa Francesco.
La Giornata dei Bambini Vittime della violenza, dello sfruttamento e dell’indifferenza, contro la pedofilia (GBV), è nata nel 1996, su richiesta delle famiglie e dei gruppi di bambini della Parrocchia Madonna del Carmine di Avola (SR) e dell’Associazione Meter, a seguito del tentato omicidio nei confronti di una bambina di 11 anni, dei racconti di alcuni episodi di abuso e del suicidio di un ragazzo di 14 anni. In quella circostanza fu denominata Giornata dei Fiori Recisi (1995), ma già dall’anno successivo assunse la denominazione attuale.
Lo strutturarsi della pedofilia a livello criminale e le conseguenti pseudo-celebrazioni di ‘orgoglio pedofilo’, imposero un ulteriore slancio alla GBV che, grazie all’impegno dei volontari di Meter, ha assunto negli anni un carattere nazionale e internazionale.
Nel 2002, su sollecitazione istituzionale ed ecclesiale, la GBV è diventata un appuntamento e un forte richiamo in Italia e all’estero per la Chiesa, per la società civile e per le realtà politiche e culturali. La Regione Sicilia, con legge regionale n. 5 del 19 maggio 2005, art. 38, la istituisce come appuntamento annuale da celebrarsi in tutta la regione la prima domenica di maggio.
I referenti Meter, presenti in diverse città italiane, nonché le persone di riferimento all’estero e quanti aderiscono alla Giornata, sono impegnati a promuovere annualmente la GBV, celebrata dal 25 aprile alla prima domenica di maggio, attraverso due fondamentali momenti: il primo commemorativo, con preghiere e riflessioni; il secondo dedicato ai bambini e alle famiglie attraverso attività e incontri di riflessione e di informazione.
Don Fortunato Di Noto, fondatore di Meter, ha invitato all’unità nella lotta alla pedofilia: “L’abuso è abuso da qualunque parte provenga e da chiunque venga perpetrato, che sia in ambito civile o ecclesiale. Il dramma è sotto gli occhi di tutti e c’è la necessità di essere uniti senza alcuna contrapposizione. Non possiamo abbassare l’attenzione: l’impegno è quello di tutelare sempre le vittime, ascoltarle, accoglierle, accompagnarle e non farle sentire sole e abbandonate, anche nel digitale”.
E ‘Pedofilia e pedopornografia: la sfida contro la pedocriminalità non è un gioco’ è il titolo del Report 2023, presentato negli scorsi mesi nella sede dell’associazione Meter a Pachino, in provincia di Siracusa, da don Fortunato Di Noto, presidente di Meter, insieme a Marcello La Bella, primo dirigente della Polizia di Stato e dirigente del Centro Operativo Sicurezza Cibernetica-Polizia Postale per la Sicilia orientale, dal vescovo di Noto, monsignor Salvatore Rumeo e da Salvo Di Salvo, segretario nazionale UCSI, Unione cattolica stampa italiana:
“Se solo le 142 pagine del Report potessero gridare, farfugliare, piangere, forse capiremmo quante innocenti vite ogni giorno vengono violate nelle forme più abiette che l’uomo possa immaginare… La pedofilia on line rappresenta una gamma di delitti tra i più efferati che si inquadrano nell’ambito della criminalità transnazionale. Una vera e propria pedocriminalità strutturata e diffusa… Il report Meter “rappresenta e analizza non ‘numeri’, ma la quotidiana e costante operatività per contribuire a rompere la rete che incaglia le piccole vittime, spesso senza via di uscita”.
Le cifre in riferimento al 2023 confermano che il fenomeno della pedopornografia online è su scala mondiale e che nessun continente risulta immune. Le normative sulla privacy, nonostante le proposte di legge e le discussioni parlamentari europee, risultano non sufficienti per contrastarla; “Il mondo sommerso degli abusi online è diventato insondabile, i colossi del web si appellano alla tutela della privacy dei loro utenti, principio sacrosanto per tutti, ma deplorevole ostacolo alle indagini delle polizie del mondo che si trovano a combattere una lotta impari”.
Le cifre relative al 2023: 1100 i Protocolli inviati alle Polizie; 5745 i link segnalati; 85 i link scoperti nel deep web; oltre 2 milioni 110 mila le foto denunciare e 651.527 i video; 1260 i mega archivi denunciati e 237 le chat e i social. I grafici della geolocalizzazione dei server evidenziano che America (3.849 link) ed Europa (699 link) sono la culla della maggior parte delle aziende che gestiscono i server che permettono il funzionamento di molti siti o piattaforme in cui si divulga materiale pedopornografico. Riguardo all’età delle vittime di abusi, da qualche anno Meter registra il fenomeno dell’infantofilia (fascia 0/2 anni), cioè l’attrazione di adulti per i neonati. La fascia 8/12 anni con 1.649.946 foto individuate rimane quella più richiesta dai pedopornografi.
Secondo il report, il 2023 conferma la modalità di scambio evidenziata negli ultimi anni: la condivisione di mega raccolte di file con estensione. RAR per il traffico di bambini violentati. I pedopornografi, rivela Meter, sono già da qualche anno all’opera per la produzione di video e foto di “false rappresentazioni” di abusi sui bambini con l’ausilio dell’Intelligenza Artificiale e il materiale prodotto viene subito messo a disposizione dei pedofili nel deep web e nel dark web.
I social e le app di messaggistica, denuncia l’indagine di Meter, stanno diventando autostrade per le reti criminali transnazionali. Nell’anno 2023 Meter ha denunciato 237 chat, profili e gruppi sui social network e sulle app di messaggistica istantanea in cui avveniva lo scambio di materiale pedopornografico. Infine, viene rilevata la pericolosità dei giochi online in quanto ‘la coesistenza nel gruppo di partecipanti di minori e di adulti espone bambini e adolescenti all’adescamento in rete’
Nel 2023 il Centro Ascolto Meter ha accolto 220 richieste di tutela di minori, tra queste 52 riguardano abusi e 67 rischi online con la necessità di fornire risposte alle famiglie in merito alla gestione delle conseguenze psicologiche, giuridiche e informatiche relative ad un uso scorretto della rete internet da parte di un minore.
La Chiesa è sinodale e missionaria
Ieri sono stati pubblicati due documenti della Segreteria Generale del Sinodo: ‘Come essere Chiesa sinodale in missione? Cinque prospettive da approfondire teologicamente in vista della Seconda Sessione’; ‘Gruppi di studio su questioni emerse nella Prima Sessione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi da approfondire in collaborazione con i Dicasteri della Curia romana’, presentati dal card. Mario Grech, Segretario Generale della Segreteria Generale del Sinodo; dal card. Jean-Claude Hollerich, Arcivescovo di Luxembourg e relatore generale della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi; da mons. Filippo Iannone, Prefetto del Dicastero per i Testi Legislativi; da mons. Piero Coda, Segretario Generale della Commissione Teologica Internazionale, da p. Giacomo Costa, Consultore della Segreteria Generale del Sinodo, e da suor Simona Brambilla, Segretaria del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, che ha puntualizzato:
“La Relazione di Sintesi (RdS) pubblicata lo scorso ottobre a conclusione della prima sessione della XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi sulla sinodalità porta il titolo: ‘Una Chiesa sinodale in missione’. La domanda guida che ci accompagna nei lavori verso la II sessione dell’ottobre 2024 è: ‘Come essere Chiesa sinodale in missione?’… Tra i membri del Sinodo ci sono sia il Prefetto sia il Segretario del Dicastero. Per entrambi, l’esperienza di immersione nella dinamica sinodale è stata coinvolgente e stimolante. Ci siamo accorti, con stupore e commozione, di trovarci a vivere un momento forte dello Spirito che segna una svolta.
L’Aula Paolo VI in Vaticano come un grande cenacolo. I tavoli rotondi disposti attorno alla Parola e all’icona della Madre, la Salus populi romani che, come a Cana, vigila con premura e discrezione sullo svolgersi del banchetto, custodendo la comunione, la gioia, la festa. Sedute alla mensa della Parola, che risuona nella Scrittura e nella voce dell’altro, oltre 400 persone provenienti dai cinque continenti e dalle più diverse esperienze di Chiesa (cardinali, vescovi, preti, diaconi, consacrati e consacrate, laici e laiche) uniti da ciò che li rende profondamente fratelli e sorelle, al di là di ogni ruolo, titolo, funzione, servizio, responsabilità: il Battesimo, l’immersione in Cristo, la vocazione cristiana!”
Nel primo documento riguardante la missione della Chiesa si sottolinea che il Sinodo ha evidenziato la natura missionaria della Chiesa: “Il processo sinodale ci ha resi sempre più consapevoli della nostra missione. Nella Prima Sessione assembleare, questa consapevolezza ha progressivamente ‘preso carne’, orientando il cammino in vista della Seconda Sessione (ottobre 2024)…
L’obiettivo è identificare le vie da percorrere e gli strumenti da adottare nei diversi contesti e nelle diverse circostanze, così da valorizzare l’originalità di ogni battezzato e di ogni Chiesa nell’unica missione di annunciare il Signore risorto e il suo Vangelo al mondo di oggi. Non si tratta dunque di limitarsi al piano dei miglioramenti tecnici o procedurali che rendano più efficienti le strutture della Chiesa, ma di lavorare sulle forme concrete dell’impegno missionario a cui siamo chiamati, nel dinamismo tra unità e diversità proprio di una Chiesa sinodale”.
E muta il luogo della missione secondo i ‘segni dei tempi’: “Viviamo in un tempo nel quale il rapporto delle persone e delle comunità con la dimensione dello spazio sta mutando profondamente. La mobilità umana, la presenza in uno stesso contesto di culture ed esperienze religiose diverse, la pervasività dell’ambiente digitale (l’infosfera) possono essere considerati ‘segni dei tempi’ che occorre discernere.
In un mondo segnato da violenza e frammentazione, appare sempre più urgente una testimonianza dell’unità dell’umanità, della sua comune origine e del suo comune destino, in una solidarietà coordinata e fraterna verso la giustizia sociale, la pace, la riconciliazione e la cura della casa comune, superando quindi il potenziale divisivo di alcuni modi errati di intendere il riferimento a un luogo, ai suoi abitanti e alla sua cultura”.
Nel secondo documento è stato dato risalto alle relazioni tra Chiese orientali cattoliche e Chiesa latina: “L’Assemblea sinodale ha evidenziato la necessità di una maggiore conoscenza reciproca e di un dialogo tra i membri delle Chiese orientali cattoliche e della Chiesa latina. In un contesto di crescente migrazione, che ha visto lo sviluppo di comunità cristiane orientali in diaspora, le comunità di tradizioni orientali e latina coesistono oggi nella maggior parte del mondo…
Sulla scia di quanto proposto dalla RdS, si dà vita a un Gruppo di studio formato da teologi e canonisti orientali e latini, coordinato dalla Segreteria Generale del Sinodo e dal Dicastero per le Chiese orientali, che, dopo il necessario approfondimento, possa formulare indicazioni: relative alla partecipazione alle Conferenze Episcopali dei Vescovi orientali al di fuori del territorio canonico; relative a linee guida per le Diocesi latine sul cui territorio vivano presbiteri e fedeli orientali, in modo da aiutarli ‘a preservare la loro identità e a coltivare il loro patrimonio specifico’, e con lo scopo di ‘trovare modalità che rendano visibile e sperimentabile una effettiva unità nella diversità’”.
Poi si è evidenziata la necessità dell’ascolto del ‘grido’ dei poveri: “Il cap. 16 della RdS esprime la consapevolezza che ‘ascolto è il termine che meglio esprime l’esperienza più intensa che ha caratterizzato i primi due anni del percorso sinodale e anche i lavori dell’Assemblea’, ed afferma che ‘una Chiesa sinodale non può rinunciare a essere una Chiesa che ascolta, e questo impegno deve tradursi in azioni concrete’…Mettersi in ascolto consente alla comunità cristiana di ‘assumere l’atteggiamento di Gesù nei confronti delle persone che incontrava’”.
Fondamentale è anche l’ambiente digitale, indicando i giovani più adatti a questa nuova missione: “Il cap. 17 della RdS costituisce l’orizzonte al cui interno cogliere l’importanza per la Chiesa di portare avanti la missione di annuncio del Vangelo anche nell’ambiente digitale, che coinvolge ogni aspetto della vita umana e va quindi riconosciuto come una cultura e non solo come un’area di attività. Tuttavia la Chiesa stenta a riconoscere l’azione nell’ambiente digitale come una dimensione cruciale della propria testimonianza nella cultura contemporanea.
Pur riguardando tutti, l’azione nel mondo digitale è contrassegnata da un’attenzione particolare al mondo giovanile: molti giovani ‘hanno abbandonato gli spazi fisici della Chiesa in cui cerchiamo di invitarli a favore degli spazi online’… al tempo stesso, i giovani, e tra di loro i seminaristi, i giovani preti e i giovani consacrati e consacrate, che spesso ne hanno una esperienza diretta, sono i più adatti per aiutare la Chiesa a portare avanti la missione nell’ambiente digitale”.
(Foto: Santa Sede)
Save The Children: ragazzi al computer ma poco preparati
La ‘comunicazione cordiale’ come si esprime in parrocchia?
‘Parrocchie, tecnologie, cultura digitale’ sono le parole chiave di un articolo che la prof.ssa Alessandra Carenzio, docente di ‘Didattica e Pedagogia speciale’ all’Università Cattolica di Milano, e don Marco Rondonotti, ricercatore al CREMIT (Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media all’Innovazione e alla Tecnologia) dell’Università Cattolica di Milano, hanno pubblicato nel primo numero del 2023 di ‘Dizionario di dottrina sociale della Chiesa. Le cose nuove del XXI secolo’, rivista trimestrale online dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Centro di Ateneo per la dottrina sociale della Chiesa) edita da ‘Vita e Pensiero’.
Parrocchie e cultura digitale: il punto della situazione
‘Parrocchie, tecnologie, cultura digitale’ sono le parole chiave di un articolo che Alessandra Carenzio e Marco Rondonotti hanno pubblicato nel primo numero del 2023 di ‘Dizionario di dottrina sociale della Chiesa. Le cose nuove del XXI secolo’, rivista trimestrale online dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Centro di Ateneo per la dottrina sociale della Chiesa) edita da Vita e Pensiero, come ha scritto Guido Mocellin nella rubrica ‘WikiChiesa’ del 26 aprile scorso su Avvenire:
Cammino sinodale: la Chiesa diventa compagna di viaggio
‘C’è più di un modo di essere Chiesa’: così ha detto mons. Timothy John Costelloe, arcivescovo di Perth e presidente della Conferenza episcopale australiana, intervenuto alla conferenza stampa a conclusione della tappa continentale del Sinodo: “Stiamo sperimentando una profonda unità, che non è basata sull’uniformità ma ci invita ad abbandonare ogni ricerca di una rigida uniformità”.





























