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Terre des Hommes e Scomodo contro il cyberbullismo

1 giovane su 2 dichiara di aver subito nel corso della propria vita almeno un atto di violenza e il web viene considerato come il ‘luogo’ più a rischio in assoluto: è quanto emerge dall’edizione 2026 dell’Osservatorio indifesa realizzato dall’ong ‘Terre des Hommes’, insieme alla community di ‘Scomodo’, per ascoltare la voce dei ragazzi sui temi di violenza, bullismo e sicurezza sul web, in occasione della Giornata contro bullismo e cyberbullismo (7 febbraio) e del Safer Internet Day (10 febbraio), con le opinioni di oltre 2.000 ragazzi italiani under 26.

In particolare, le ragazze dichiarano di aver subito violenza più dei maschi (57% vs 42%), ma la percentuale più alta è quella delle persone non binarie (67%). Tra gli altri contesti a rischio le ragazze segnalano i luoghi pubblici non controllati (la strada, i mezzi pubblici) e le relazioni intime e familiari, mentre tra i ragazzi assumono un peso maggiore la scuola e il contesto amicale.

Quindi per il 70% dei giovani che hanno risposto all’Osservatorio ‘inDifesa 2026’ di Terre des Hommes, la violenza si è spostata online: quando si chiede ai ragazzi dove ritengono più probabile che avvenga un episodio di violenza, la risposta è netta: il 66% indica il web, internet, le piattaforme di videogiochi, i social network. Più della strada, più della scuola, più dei luoghi di divertimento. Il dato non sorprende chi passa ore connesso, ma rivela qualcosa di più profondo: la consapevolezza diffusa che gli ambienti digitali non sono neutri. Diventati spazi a tutti gli effetti, presentano le stesse dinamiche di potere, esclusione e violenza del mondo fisico. Solo più veloci, più pervasivi, più difficili da controllare.

Gli adolescenti sono molto consapevoli dei rischi che si possono incontrare sul web: per il 59% di loro il rischio principale è il revenge porn, la condivisione non consensuale di immagini intime, ‘temuto’ dalle ragazze e dalle fasce d’età più alte. I giovani sanno che condividere materiale intimo comporta dei rischi (il 79% di loro definisce pericolosa questa pratica) e sembrano anche informati sui propri diritti: la quasi totalità sa di poter denunciare e chiedere la rimozione del contenuto se venisse condiviso senza il loro consenso.

Di contro emerge minor consapevolezza, se si parla di condivisione di immagini modificate da altri. Anche se la maggior parte dei ragazzi dichiara di non essere mai stato vittima di questo fenomeno, quote non marginali di persone che dichiarano di non sapere se gli sia mai successo o che si astengono dalla risposta, portano a riflettere sulla difficoltà di riconoscere questa pratica.

Un’esperienza, invece, che accomuna la vita online dei ragazzi, e che innesca emozioni prevalentemente negative o ambivalenti, è l’essere contattato da sconosciuti: è successo all’80% circa di loro. In particolare, sono le ragazze a manifestare maggiormente fastidio, incertezza e paura, mentre tra i ragazzi emerge una quota più alta di curiosità.

Per i maschi, soprattutto i più giovani, il maggiore rischio che si corre in rete è quello di essere vittima di cyberbullismo: lo dichiara il 45% dei maschi e il 42% del campione totale. Quando si trovano protagonisti di un episodio di cyberbullismo o di bullismo, i ragazzi ne parlano principalmente con gli amici, soprattutto nelle fasce d’età più alte, e a seguire con i genitori, in particolare i più piccoli.

Inoltre le molestie sessuali sono al primo posto con il 45,5%, seguite da umiliazione, emarginazione ed esclusione al 40%. Poi scherzi pesanti, gesti volgari, messaggi aggressivi sui social. Le ragazze riportano più frequentemente molestie sessuali (49% contro il 29,5% dei ragazzi) pedinamenti (26,8% contro 7,8%), coercizione. I ragazzi, invece, segnalano più spesso umiliazioni ed emarginazioni (53% contro 35,9%), scherzi pesanti, aggressioni fisiche dirette.

C’è un pattern che emerge con chiarezza: le forme di violenza sono diverse a seconda del genere, riflettendo stereotipi e vulnerabilità specifiche. Inoltre, crescono con l’età: tra gli under 14, il 38,8% dichiara di aver subito violenza; tra i 20-25enni la percentuale sale al 66,8%, raggiungendo il 71,7% negli over 26.

Gli effetti di questa violenza si riflettono nella vita reale: il 65% di chi ha subito violenza riporta una perdita di autostima, sicurezza e fiducia negli altri; il 34% sviluppa ansia sociale e attacchi di panico; il 23% si isola, allontanandosi dai coetanei; il 20% dichiara depressione. Solo il 6,4% afferma di non aver riscontrato alcun effetto. Anche qui, le differenze di genere emergono nitide: le ragazze riportano più frequentemente ansia, disturbi alimentari (15,5% contro 4,1% dei ragazzi) e autolesionismo (9,8% contro 5,5%). I ragazzi, invece, segnalano più spesso isolamento (33,6% contro 21%) e depressione (24% contro 19,3%).

Inoltre l’Intelligenza Artificiale è sempre più pervasiva della nostra società e per i ragazzi rischia di diventare uno strumento di soluzione dei problemi. La metà di chi ha risposto all’Osservatorio si è rivolta almeno una volta ad un bot per un consiglio o suggerimento, in particolare per un problema sentimentale (24%) o di salute (22%) o per avere supporto psicologico (21%): “l’intelligenza artificiale sta diventando una sorta di confessionale digitale, uno spazio dove elaborare emozioni e situazioni senza il peso del giudizio umano, del quale avevamo anche parlato nel nostro lavoro ‘Ciao, come posso aiutarti?’ nel mensile n.67 di Scomodo”.

Altro tema al centro del dibattito pubblico sono le chat usate per commentare l’aspetto fisico di altre persone e circa un terzo dei ragazzi dichiara di avervi assistito. Ma cosa hanno fatto i ragazzi che si sono trovati in questa situazione? Il 40% ne ha parlato con qualcuno di cui si fida, altri hanno silenziato (36%) o abbandonato (31%) la chat. Un significativo 30% dichiara di segnalare i contenuti o chiederne la rimozione. Le reazioni variano a seconda del genere: tra le donne prevale la condivisione e l’intervento (parlarne con qualcuno, segnalare e chiedere la rimozione), tra gli uomini, invece, sono più comuni disimpegno e normalizzazione (silenziare la chat, riderne o non prenderle sul serio).

Infine, la maggioranza dei ragazzi considera inaccettabile il controllo del telefono, mentre a circa un quarto non crea problemi. Solo il 2% interpreta questo comportamento come una forma di rispetto o apprezzamento. Sono in particolare le donne e le fasce d’età più alte a ritenere inaccettabile il controllo del telefono. Ciò nonostante, il 69% dei ragazzi condivide con altri (genitori, amici, partner) la password del telefono o dei social, prevalentemente per ragioni di sicurezza, soprattutto tra le ragazze.

Però sulla regolamentazione della rete, le opinioni si dividono nettamente: il 67,1% ritiene che possa limitare la violenza online, ma il 12,2% pensa non serva a niente e l’8,2% teme possa limitare la libertà personale. Le differenze di genere sono marcate: il 72,3% delle ragazze crede nell’utilità della regolamentazione, contro il 54,9% dei ragazzi. Questi ultimi sono più scettici (16,6% contro 10%) o preoccupati per la libertà personale (15,7% contro 5,5%). Inoltre chi ha subito violenza mostra maggiore disillusione: il 13,7% ritiene che regolamentare non serva a niente, contro il 10,5% di chi non ha mai subito violenza.

Quindi per sensibilizzare ed informare gli adolescenti sul tema della violenza online, Fondazione Terre des Hommes ha siglato un protocollo triennale di collaborazione con la Polizia di Stato. L’obiettivo è prevenire alcuni reati digitali che possono coinvolgere i minori come vittime, ma anche come autori inconsapevoli. L’intesa ha dato vita a una campagna di sensibilizzazione con protagonisti l’attore Daniele Santoro e Marisa Marraffino, avvocata esperta di media digitali, da ieri sul canale YouTube di Terre des Hommes, con tre pillole video per informare su alcune fattispecie di reato online che mostreranno dei casi concreti, raccontanti da un ragazzo o una ragazza, e la spiegazione da parte di Santoro e dell’avvocata Marraffino di cosa fare se ci si dovesse trovare nella stessa situazione.

Terre des Hommes mette in guardia dai rischi del web

Il 58% dei giovani sotto i 26 anni individua nel revenge porn il rischio maggiore che si corre sul web. Seguono l’alienazione dalla vita reale (49%), le molestie (47%) e il cyberbullismo (46%). Con l’abbassarsi dell’età è però proprio il cyberbullismo che diventa il rischio più temuto: indicato dal 52% degli under 20.

E’ quanto emerge dall’indagine dell’Osservatorio ‘Indifesa’ realizzato da Terre des Hommes, insieme a Scomodo, che ha coinvolto oltre 2.700 ragazzi e ragazze sotto i 26 anni ed è stato lanciato in occasione del Safer Internet Day per testimoniare il punto di vista dei più giovani sul tema della sicurezza in rete.

Ciò che chiedono i ragazzi è una maggior regolamentazione del web: il 70% ritiene, infatti, che regole più severe potrebbero essere utili nel limitare la violenza online. Il 13% rimane comunque scettico, sostenendo che una regolamentazione non servirebbe a niente; solo il 6% ritiene che ciò potrebbe limitare la libertà.

Se il revenge porn è il fenomeno più temuto, è perché i ragazzi si rendono conto dei rischi di condividere materiale intimo, come foto e video, con altri, con il partner o con gli amici: l’86% riconosce questa pratica come pericolosa. Percentuale che si alza tra le donne e si abbassa leggermente col crescere dell’età.

I ragazzi sono inoltre consapevoli di poter denunciare la condivisione di materiali a contenuto intimo e chiederne la rimozione, anche se il 12,5% non sa cosa fare o pensa di non poter fare niente. Nonostante la consapevolezza dei rischi per la privacy oltre la metà degli intervistati dichiara di aver condiviso la password del proprio telefono o dei propri social media.

A proposito di condivisione, il 75,6% considera una forma di controllo inaccettabile che il/la proprio/a partner acceda al cellulare per controllare quello che fa, solo il 2,5% al contrario pensa che sia una forma di rispetto, ma a più di 1 persona su 5 (22%) questo gesto non crea problemi. E il dato sale se si guardano le fasce di età più basse (32% per la fascia 15-19, 36% per gli under 14).

Dall’Osservatorio emerge anche una generazione che ha esperienze di violenza e che la sa riconoscere, anche nelle sue forme più sottili. La metà dei ragazzi intervistati (48%) dichiara di aver subito un episodio di violenza. Le forme più comuni risultano: violenza verbale e psicologica (59,5%), catcalling (52%), bullismo (43%), molestie sessuali (38,5%).

Mentre la violenza verbale e psicologica viene subita in egual misura da maschi e femmine e in percentuale più alta (78%) dalle persone non binarie, le altre forme hanno una rilevante connotazione di genere, con catcalling (F 67%, M 6%) e molestie sessuali (F 45%, M 18%) subite in larga maggioranza dalle ragazze e, al contrario, bullismo (F 35%, M 66%) dai maschi.

Sale moltissimo la percentuale di maschi under 14 che ha subito bullismo (89%) dimostrando che questa forma di violenza è particolarmente sentita nei contesti scolastici o tra gruppi di coetanei. Le persone non binarie sono, invece, vittime di tutte e tre le tipologie: al 50% di bullismo e cat calling e al 42% di molestie sessuali. L’incidenza di catcalling e molestie sessuali, inoltre, aumenta con l’età, mentre gli atti di bullismo sono più frequenti nelle fasce d’età più basse.

Sebbene tra la GenZ sia forte la consapevolezza dei pericoli della rete, resta la scuola, trasversalmente per ogni età, il luogo dove, per la maggior parte degli adolescenti, è più probabile che avvengano episodi di violenza, è così per il 56,5% dei ragazzi e delle ragazze. Sono percepiti come pericolosi anche la strada (48%) e i luoghi di divertimento (47%) ed il web si posiziona al 39%.

Mentre maschi, femmine e persone non binarie sono ugualmente capaci di riconoscere la violenza verbale (dichiara di avervi assistito il 90% degli intervistati), donne e adolescenti non binari sono più in grado, rispetto ai maschi, di riconoscere quella psicologica. Dichiara, infatti, di avervi assistito il 76% delle persone non binarie, il 75% delle femmine e il 64% dei maschi. La percentuale di chi ha assistito a episodi di violenza psicologica cresce, inoltre, con l’età.

Le forme di violenza verbale più frequenti sono: insulti e offese (95%), pettegolezzi e dicerie (63%), offese ad amici e parenti (41%), minacce (39%). Quelle di violenza psicologica: umiliazione ed emarginazione (78%), discriminazione (52%), messaggi in chat o sui social (33,5%). Meno frequenti sono gli episodi di violenza fisica, ai quali comunque dichiara di aver assistito un importante 48% dei ragazzi. Percentuale che aumenta tra le persone non binarie e i maschi (NB 64%, M 57%, F 43%) e con il crescere dell’età. Le forme più diffuse risultano essere le aggressioni (75%), gli scherzi pesanti (51%) e abusi e sopraffazioni (26,5%).

La perdita di autostima, sicurezza e fiducia negli altri è la principale conseguenza dell’essere vittima di violenza, è stata, infatti, dichiarata dal 63% degli intervistati. Seguono: ansia sociale e attacchi di panico (36%), isolamento (25,5%), depressione (21%), disturbi alimentari (16%), difficoltà di concentrazione e basso rendimento scolastico (12%), autolesionismo (10%), assenteismo (6%).

Anche in questo caso ci sono delle differenze di genere, con l’isolamento che, nei maschi, è più frequente rispetto all’ansia sociale e agli attacchi di panico, più comuni tra le donne. I ragazzi non binari hanno percentuali più alte della media in quasi tutte le voci.

A conclusione dell’indagine Paolo Ferrara, direttore generale di Terre des Hommes Italia ha evidenziato: “Dall’Osservatorio indifesa di quest’anno emerge quanto i ragazzi e le ragazze siano consapevoli di ciò che accade sul web e dei rischi che corrono, purtroppo questa consapevolezza non basta a proteggerli. E’, però, un punto di partenza importante su cui costruire, ad esempio, una regolamentazione che possa tutelarli, limitando e prevenendo la violenza online”.

Ed ha sottolineato la necessità di collaborazione con le Istituzioni: “La proposta di riforma legislativa, elaborata dai nostri esperti, mira proprio a una tutela più effettiva ai minori vittime di reati online. Con l’Osservatorio e tutte le iniziative della Campagna indifesa, ascoltiamo i giovanissimi, diamo loro uno strumento di confronto e li aiutiamo a leggere il mondo in cui vivono e riconoscere le diverse forme di violenza, discriminazione, bullismo.

Siamo orgogliosi di avere al nostro fianco un partner consolidato come la Polizia Postale, con cui abbiamo siglato un protocollo di intesa proprio sul contrasto alla violenza online e siamo felicissimi che da quest’anno si siano uniti a noi gli amici di Scomodo, la comunità reale di under30 con cui intendiamo avviare nuovi percorsi di partecipazione giovanile, per noi la chiave del cambiamento”.

La Fondazione ‘Patrizio Paoletti’ analizza le emozioni dei giovani

A fine ottobre alla Biblioteca della Camera dei Deputati la Fondazione ‘Patrizio Paoletti’ ha presentato il report ‘Mai più soli. Focus adolescenza: sfide e risorse positive nel post-pandemia’, facente parte del progetto ‘Prefigurare il futuro’, come approccio neuro-psicopedagogico di intervento a favore degli adolescenti nelle scuole italiane, e gli studi di ricerca condotti in collaborazione con l’Università di Padova che fotografano le problematiche che stanno mettendo a rischio il benessere degli adolescenti.

Terre des Hommes: in Italia aumentano i crimini sessuali

Nuovo record di reati a danno di minori in Italia nel 2022: sono stati 6.857, con un drastico aumento del 10% dal 2021, quando il dato aveva superato per la prima volta quota 6.000. Il peggioramento maggiore riguarda le violenze sessuali, cresciute del 27% in un anno: da 714 nel 2021 sono passate a 906 lo scorso anno, per l’89% ai danni di bambine e ragazze.

Moige: il lockdown ha aumentato del 10% gli episodi di bullismo e del 8% quelli di cyberbullismo tra i minori

Il 22% dei minori supera le 5 ore al giorno connesso, il 63% si collega ad internet senza alcuna supervisione (nel 2021 era il 59%). Questo è quanto è emerso oggi nel corso dell’evento di presentazione dei dati dell’indagine ‘Tra digitale e cyber risk: rischi e opportunità del web’, realizzata dal MOIGE in collaborazione con l’Istituto Piepoli, che ha analizzato il rapporto dei minori con il web e i vari device, intervistando 1.316 minori dai 6 ai 18 anni. L’evento è stato l’occasione anche per lanciare la VII edizione della campagna ‘Giovani Ambasciatori per la cittadinanza digitale contro cyberbullismo e cyber risk’, che coinvolge ogni anno migliaia di studenti,docenti e genitori.

Terre des hommes denuncia l’aumento del cyberbullismo

Terre des Hommes, che negli anni ha realizzato campagne di sensibilizzazione per la sicurezza dei minori online, anche a livello internazionale, lo scorso maggio ha presentato una proposta di riforma legislativa per rendere il web un ambiente più protetto.

Il Moige combatte il bullismo ed il cyberbullismo

La campagna ‘10, 100, 1000 km On the Road!’ intende permettere, ai progetti Moige di contrasto al bullismo e al cyberbullismo, di arrivare in tante più città possibili, aiutando (talvolta salvando) molti bambini e ragazzi. Contribuendo all’obiettivo di € 10.000, si aiuterà a coprire almeno 70 pieni del Centro Mobile. 

Save the Children denuncia l’aumento della pedopornografia

Nel 2021 sono stati 5.316 i casi di pedopornografia trattati dalla Polizia postale, sarebbe a dire più 47% rispetto all’anno precedente (3.243 nel 2020). Ed è in aumento anche il numero dei minori approcciati sul web dagli adulti abusanti, cioè 531, in maggioranza con un’età inferiore ai tredici anni (338 minori, quasi il 64%, dei quali 306 nella fascia dieci/tredici anni). Non basta, crescono i casi di adescamento online dei bimbi nella fascia 0/9 (32 casi).

Allarme alcol per i giovanissimi al tempo del lockdown

“Il tema prevalente e trasversale che deve essere considerato nella Relazione al Parlamento di quest’anno, è il profondo impatto prodotto dall’epidemia COVID-19 sui mercati delle sostanze, sulle modalità e le tendenze del consumo, sulle attività di riduzione della domanda e dell’offerta, sugli assetti stessi dei servizi sociosanitari e socioeducativi. La produzione e il traffico di stupefacenti sembrano essersi rapidamente adattati alle restrizioni connesse alla pandemia.

Cyberbullismo e bullismo: la minaccia per le ragazze

Bullismo e Cyberbullismo rimangono una delle minacce più temute tra gli adolescenti, dopo droghe e violenza sessuale; ne è vittima il 61%, in quanto ragazzi e ragazze non si sentono al sicuro sul web e dopo il cyberbullismo, è il Revenge porn a fare più paura, soprattutto tra le ragazze. Infatti nell’anno del covid-19 i giovani esprimono tutta la sofferenza per il senso di solitudine, il 93% di loro afferma di sentirsi solo, con un aumento del 10% rispetto all’anno precedente.

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