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Papa Francesco: l’Intelligenza Artificiale è il futuro della civiltà?

Questa mattina papa Francesco ha ricevuto i partecipanti alla Conferenza Internazionale promossa dalla Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice, sul tema ‘L’Intelligenza Artificiale e il paradigma tecnocratico: come promuovere il benessere dell’umanità, la cura per la natura e un mondo di pace’, richiamando il proprio discorso pronunciato al G7 nella scorsa settimana nella valorizzazione del tema intorno all’Intelligenza Artificiale:

“E’ un tema che merita particolare attenzione, perché l’IA influenza in modo dirompente l’economia e la società e può avere impatti negativi sulla qualità della vita, sulle relazioni tra persone e tra Paesi, sulla stabilità internazionale e sulla casa comune…

Apprezzo che la Centesimus Annus abbia dato ampio spazio a questa materia, coinvolgendo studiosi ed esperti di diversi Paesi e discipline, analizzando le opportunità e i rischi connessi allo sviluppo e all’utilizzo dell’IA, con un approccio trasversale e soprattutto con uno sguardo antropocentrico, e avendo ben presente il pericolo di un rafforzamento del paradigma tecnocratico”.

Ed ha richiamato alcuni temi fondamentali emersi in quell’incontro: “Come altri utensili-chiave nel corso dei millenni, anche questo attesta la capacità dell’essere umano di andare oltre sé stesso, la sua ‘ulteriorità’, e può apportare grandi trasformazioni, positive o negative. In questo secondo senso, l’IA potrebbe rafforzare il paradigma tecnocratico e la cultura dello scarto, la disparità tra le nazioni avanzate e quelle in via di sviluppo, la delega alle macchine di decisioni essenziali per la vita degli esseri umani. Ho dunque affermato l’assoluta necessità di uno sviluppo e di un utilizzo etico dell’IA, invitando la politica ad adottare azioni concrete per governare il processo tecnologico in corso nella direzione della fraternità universale e della pace”.

Ma la domanda fondamentale è quella che aiuta a comprendere a cosa serve l’Intelligenza Artificiale: “Serve a soddisfare i bisogni dell’umanità, a migliorare il benessere e lo sviluppo integrale delle persone, oppure serve ad arricchire e aumentare il già elevato potere dei pochi giganti tecnologici nonostante i pericoli per l’umanità? E questa è la domanda di base. La risposta dipende da tanti fattori e diversi sono gli aspetti da esplorare”.

E’ ha proposto alcune sollecitazioni, che possono essere utili ad ulteriori approfondimenti: “Va approfondito il delicato e strategico tema della responsabilità delle decisioni prese utilizzando l’IA; questo aspetto interpella vari rami della filosofia e del diritto, oltre a discipline più specifiche. Vanno individuati gli opportuni incentivi e una efficace regolamentazione, da un lato per stimolare l’innovazione etica utile al progresso dell’umanità, dall’altro per vietare o limitare gli effetti indesiderati.

Tutto il mondo dell’educazione, della formazione e della comunicazione dovrebbe avviare un processo coordinato, per accrescere la conoscenza e la consapevolezza di come usare correttamente l’IA e per trasmettere alle nuove generazioni, sin dall’infanzia, la capacità critica nei confronti di tale strumento.

Vanno valutati gli effetti dell’IA sul mondo del lavoro. Invito i membri della Fondazione ‘Centesimus Annus’ e quanti partecipano alle sue iniziative a farsi parte attiva, nei rispettivi ambiti, per sollecitare un processo di riqualificazione professionale e l’adozione di forme atte a facilitare il ricollocamento delle persone in esubero presso altre attività.

Vanno esaminati attentamente gli effetti positivi e negativi dell’IA nel campo della sicurezza e della riservatezza. Vanno considerati e approfonditi gli effetti sulla capacità relazionale e cognitiva delle persone, e sui loro comportamenti. Non possiamo accettare che queste capacità vengano ridotte o condizionate da uno strumento tecnologico, cioè da chi ne detiene il possesso e l’uso. Infine (ma questo elenco non vuol essere esaustivo) occorre ricordare gli enormi consumi di energia richiesti per sviluppare l’IA, mentre l’umanità sta affrontando una delicata transizione energetica”.

Quindi per il papa il futuro dell’economia si ‘gioca’ sull’innovazione tecnologica: “Non dobbiamo perdere l’occasione di pensare e agire in un modo nuovo, con la mente, con il cuore e con le mani, per indirizzare l’innovazione verso una configurazione centrata sul primato della dignità umana. Questo non va discusso. Un’innovazione che favorisca sviluppo, benessere e convivenza pacifica e che protegga i più svantaggiati. E ciò richiede un ambiente normativo, economico e finanziario che limiti il potere monopolistico di pochi e consenta allo sviluppo di andare a beneficio di tutta l’umanità”.

Quella del papa, perciò, è una ‘sana’ provocazione’: “Mi congratulo per l’avvio della seconda ricerca comune tra la Fondazione e l’Alleanza Strategica di Università Cattoliche di Ricerca (SACRU) sul tema ‘Intelligenza Artificiale e cura della casa comune: un focus su imprese, finanza e comunicazione’, coordinata dalla signora Tarantola. Per favore, tenetemi al corrente di questo!

E concludo con una provocazione: siamo sicuri di voler continuare a chiamare ‘intelligenza’ ciò che intelligenza non è? E’ una provocazione. Pensiamoci, e chiediamoci se l’usare impropriamente questa parola così importante, così umana, non è già un cedimento al potere tecnocratico”.

(Foto:Santa Sede)

Armida Barelli, la santità per sconfiggere l’ignoranza e promuovere le donne

“La vita di Armida Barelli, la sua esperienza ecclesiale ed associativa è particolarmente intensa e presenta aspetti per certi versi unici, a partire dal ruolo dirigenziale ininterrottamente svolto ai vertici dell’Azione cattolica dal 1918 al 1949, alla collaborazione con tre pontefici, alla fecondità e ai risultati raggiunti con le varie opere che ha contributo a fondare e che ha guidato. Si tratta, senza alcuna esagerazione, di una figura  straordinaria sia per l’ampiezza delle sue attività sia per la continuità di un servizio che, sviluppandosi per oltre trent’anni, si configura come una chiara risposta vocazionale.

Al centro della sua azione sta la capacità di porre in essere un metodo formativo che, sostenuto da una forte organizzazione e da strumenti appropriati, raggiunge in pochi anni notevoli risultati in campi come l’eliminazione dell’analfabetismo, il processo di integrazione tra Nord e Sud del Paese, l’emancipazione femminile, la cura di una dimensione internazionale, contribuendo alla maturazione di una consapevolezza nuova in tante giovani donne”.

Dall’introduzione al suo libro ‘Armida Barelli. Il lungo viaggio delle donne verso la partecipazione democratica’ abbiamo chiesto al prof. Ernesto Preziosi, docente di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Urbino ‘Carlo Bo’, di spiegarci il motivo per cui ha scritto ancora un libro su Armida Barelli, educatrice ad un impegno politico: “La storiografia ha un debito verso questa donna avendola a lungo trascurata e in qualche misura ignorata. La sua biografia è molto ricca di aspetti legati all’attualità.

Mi è parso opportuno quindi, accanto al volume biografico (‘La zingara del buon Dio. Armida Barelli, storia di una donna che ha cambiato un’epoca’), aggiungere un ulteriore studio sul fondamentale apporto da lei dato alla maturazione di una coscienza civile nel mondo femminile (‘Armida Barelli. Il lungo viaggio delle donne verso la partecipazione democratica’). Una formazione costante che parte dal sostegno alle campagne per il diritto di voto alle donne, già nei primi anni ’20, fino alla mobilitazione nel 1946 per le elezioni alla Costituente e per quelle politiche del 1948. Una formazione ecclesiale, non direttamente politica, che puntava a rendere responsabili le donne per il bene comune, per il futuro del Paese”.

La sua è stata una lunga storia di impegno civico, in cui ha collaborato con molti politici: quale rapporto aveva con Luigi Sturzo ed Alcide De Gasperi?

“Vi era un rapporto di conoscenza ma non una consuetudine di relazioni in quanto la Barelli agiva con la sua Gioventù Femminile prettamente nel campo ecclesiale. Già negli anni ’20 la Gioventù Femminile proponeva alle giovani di aderire al Partito Popolare di Sturzo ma precisava che le dirigenti nazionali non l’avrebbero fatto per rispetto”.

Quale era il suo metodo formativo?

“Sostiene la formazione con un efficace impianto organizzativo. La Gioventù Femminile in realtà proponeva una formazione organica ‘non totalitaria’, ma integrale, che investiva ogni aspetto della vita e raggiungeva lo scopo di fatto di essere alternativa a quella fascista. Si rivolgeva pertanto alle differenti fasce di età e condizione di vita. Ogni socia veniva raggiunta da una stampa personalizzata (per studenti, operaie, rurali…)”.

Una formazione indirizzata soprattutto verso le donne: una ‘rivoluzionaria’ per il suo tempo?

“Dopo la prima guerra mondiale, quando le donne sostituiscono nel lavoro gli uomini richiamati al fronte, molti sono i cambiamenti che intervengono nel mondo femminile. E’ in questo clima che Armida inizia nel 1918 la Gioventù Femminile a Milano. L’anno seguente papa Benedetto XV la convocherà a Roma per chiederle di estendere la Gioventù femminile in tutte le diocesi: diventerà il ramo più fiorente dell’Azione Cattolica. Un’associazione fatta di donne e guidata da donne. In 10 anni si costituiscono in Italia 7560 Circoli con quasi 500.000 socie che superano largamente la Gioventù maschile di Azione Cattolica.

Il giornale dell’associazione arriverà a stampare altre 200.000 copie in varie edizioni. E’ un’immensa opera che ha effetti sull’emancipazione femminile. Riunisce donne di differente estrazione sociale e culturale, dà loro una formazione integrale che comprende anche la dimensione sociale e, insieme, favorisce attraverso la dimensione unitaria dell’Associazione, il senso di appartenenza ad un’unica nazione. La promozione della donna è per lei qualcosa di ben diverso dal femminismo politicizzato, lei punta sulla dignità battesimale che porta la donna a svolgere il suo compito nella Chiesa e nella società”.

Quali opere di Armida Barelli hanno anticipato il Concilio Vaticano II?

“In primo luogo la Gioventù femminile, da lei vissuta non solo come un semplice fatto organizzativo ma una esigente risposta alla sua personale chiamata a vivere da cristiana nel mondo; ad essere, come le scriverà p. Gemelli ‘laica ma santa’. Estendendo questa dimensione vocazionale a migliaia di giovani donne ha anticipato di fatto la chiamata universale alla santità che il Concilio Vaticano II ha messo di fronte ad ogni credente. Vi sono poi tanti altri aspetti, come l’apostolato liturgico promosso attraverso l’Opera della Regalità, ma sono tutti riconducibili ad idee di fondo: favorire la maturazione del laicato per una più consapevole presenza nella Chiesa e nella società”.

 Quindi Armida Barelli è ancora una figura attuale?

“La sua ricerca vocazionale, durata anni, è un primo richiamo a non saltare questo fondamentale passaggio, decisivo per la vita di ciascuno. Chiedere francescanamente al Signore: ‘Cosa vuoi che faccia per la tua Chiesa?’ apre strade inedite, originali in ogni tempo, sollecita la creatività, di ciascuno. Armida chiede alle giovani e ai giovani del nostro tempo di interrogarsi e di scegliere. Ha detto papa Francesco questo ‘è il tempo delle scelte forti, decisive, eterne. Scelte banali portano a una vita banale, scelte grandi rendono grande la vita’. La biografia di Armida Barelli ne è una eloquente testimonianza”.

Quali sono gli aspetti cruciali della sua testimonianza cristiana nella società’?

“La sua è la storia di una giovane che prende sul serio la chiamata del Signore e si pone in ricerca. All’inizio è incerta tra il formare una famiglia numerosa o l’andare missionaria  in Cina? Poi viene aiutata a comprendere che è chiamata su una strada nuova: vivere da consacrata nel mondo. La sua missione diviene l’Italia. E questo la apre a una grande responsabilità, a  un servizio fecondo nella chiesa e nella società del suo tempo”.

(Tratto da Aci Stampa)

Il presidente della Repubblica a Trento: il volontariato base della civiltà

Sabato 3 febbraio a Trento il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha inaugurato le celebrazioni di ‘Trento capitale europea del volontariato’ con citazioni di Martin Luther King e don Lorenzo Milani, ma anche del giovane volontario trentino, Antonio Megalizzi, ucciso dal terrorismo integralista a Strasburgo nel 2018, alla presenza anche del sindaco di Leopoli:

Giornata  nazionale per la vita: i vescovi invitano a tutelarla contro i soprusi

Sono tante le vite che le società negano, alle quali viene impedita l’esistenza o viene strappata la dignità ad altri concessa, con cui la CEI apre il messaggio per la 46^ Giornata nazionale per la Vita, che si celebra oggi, intitolata ‘La forza della vita ci sorprende. Quale vantaggio c’è che l’uomo guadagni il mondo intero e perda la sua vita?’, elencando tutte le vite il cui valore non è riconosciuto:

Nessuno ai margini per sconfiggere la lebbra

Oggi si celebra la 71^ giornata mondiale dei malati di lebbra con il tema ‘Nessuno ai margini’, in quanto essa ancora non è debellata, secondo i dati pubblicati dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) lo scorso settembre: nel 2022 i casi accertati sono stati 174.087 con un aumento del 23,8% rispetto al 2021 (140.594 persone).

Gli Incontri del Mediterraneo nel racconto del papa

Nell’udienza generale odierna papa Francesco, come succede dopo ogni viaggio apostolico, ha raccontato quello che è avvenuto a Marsiglia, ribadendo che il Mediterraneo è un luogo di incontro e di vita: “Alla fine della scorsa settimana mi sono recato a Marsiglia per partecipare alla conclusione dei ‘Rencontres Méditerranéennes’, che hanno coinvolto Vescovi e Sindaci dell’area mediterranea, insieme con numerosi giovani, perché lo sguardo fosse aperto al futuro. In effetti, l’evento di Marsiglia era intitolato ‘Mosaico di speranza’. Questo è il sogno, questa è la sfida: che il Mediterraneo recuperi la sua vocazione, di essere laboratorio di civiltà e di pace”.

Domenica XXXII del Tempo Ordinario: credo nella risurrezione della carne

Il tema della nostra riflessione verte oggi sull’uomo, questo essere mirabile creato da Dio, come asserisce il Libro sacro, a sua immagine e somiglianza. L’uomo essenzialmente, come dice il Filosofo, è un singolo costituito di anima (elemento spirituale) e corpo (elemento materiale). Anima e corpo costituiscono una unica ed inscindibile realtà.

Concetto Vecchio e Iole Mancini: un amore partigiano

Partigiana a 20 anni e per sempre, Iole Mancini, ultima sopravvissuta alla prigione di via Tasso (simbolo dell’occupazione nazista a Roma, dove operava le sue torture Erich Priebke) si racconta a 102 anni a Concetto Vecchio in ‘Un amore partigiano’.

Ricordare perché dimentichiamo spesso

Oggi si ricorda la liberazione di Auschwitz da parte della 60° Armata dell’Esercito sovietico e ritorna alla mente quello che ha scritto Primo Levi ne ‘La tregua’: “La prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945. Fummo Charles e io i primi a scorgerla (…. ) Erano quattro giovani soldati a cavallo, che procedevano guardinghi, coi mitragliatori imbracciati, lungo la strada che limitava il campo. Quando giunsero ai reticolati, sostarono a guardare, scambiandosi parole brevi e timide”.

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