Tag Archives: cittadini
Il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ai giovani: siate coraggiosi
“Care concittadine e cari concittadini, si chiude un anno non facile. Tutti ne abbiamo ben presenti le ragioni e, come sempre, speriamo di incontrare un tempo migliore. La nostra aspettativa è anzitutto rivolta alla pace. Di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte”.
Il discorso di fine anno del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ha un inizio che ricorda che l’anno appena terminato è stato terribile per le molte guerre divampate nel mondo, ripetendo la linea del Magistero della Chiesa, che hanno descritto sia papa Francesco che papa Leone XIV.
Infatti ha richiamato il messaggio per la giornata mondiale della pace di papa Leone XIV, che ha invitato a ‘disarmare le parole’: “La pace, in realtà, è un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio”.
A distanza di giorni è opportuno tornare a riflettere sulle parole del presidente della Repubblica italiana per cambiare mentalità, come aveva sottolineato a Natale papa Leone XIV: “Il modo di pensare, la mentalità, iniziano dalla vita quotidiana. Riguardano qualunque ambito: quello internazionale, quello interno ai singoli Stati, a ogni comunità, piccola o grande. Per ogni popolo inizia dalla sua dimensione nazionale… Ha richiamato alla necessità di disarmare le parole”.
L’invito del Presidente della Repubblica è quello di meditare le parole papali per ritornare alla propria responsabilità di cittadini: “Se ogni circostanza diviene pretesto per violenti scontri verbali, per accuse reciproche, di cui non conta il fondamento ma soltanto la forza polemica, non si esprime una mentalità di pace, non se ne costruiscono le basi.
Di fronte all’interrogativo: ‘cosa posso fare io?’ dobbiamo rimuovere il senso fatalistico di impotenza che rischia di opprimere ciascuno. L’affermazione della libertà, la costruzione della pace sono nell’atto fondativo della nostra Repubblica, che esprime la volontà di realizzare il futuro insieme, attraverso il dialogo. Raffigura la responsabilità di essere cittadini”.
Per ricordare quest’anniversario il presidente Mattarella ha scelto il voto delle donne come uno dei fondamenti della Repubblica italiana: “Il primo fotogramma del nostro viaggio è rappresentato dalle donne. Il segno dell’unità di popolo, infatti, fu simbolicamente impresso dal voto delle donne, per la prima volta chiamate finalmente alle urne. Quel segno diede alla Repubblica un carattere democratico indelebile, avviando un percorso, ancora in atto, verso la piena parità.
L’altro fotogramma riguarda il dialogo: “Di mattina i costituenti discutevano (e si contrapponevano) sulle misure concrete di governo, nel pomeriggio, insieme, componevano i tasselli della nostra Carta costituzionale. La Costituzione italiana, che ha ispirato e guidato il Paese per tutti questi decenni. La Repubblica è uno spartiacque nella nostra storia. Non uno Stato che sovrasta i cittadini ma uno Stato che riconosce i diritti inviolabili, la libertà delle persone, le autonomie della comunità”.
Un altro fotogramma riguardano le riforme, la cultura (spesso ‘maltrattata’) e lo sport che hanno permesso ai cittadini di sentirsi italiani e sconfiggere il terrorismo: “Fondamentale alla crescita della identità nazionale è stato (e rimane) il contributo della cultura, dell’arte, del cinema, della letteratura, della musica. Il ruolo del servizio pubblico affidato alla Rai, a garanzia del pluralismo, presupposto essenziale di un largo coinvolgimento popolare attorno alle istituzioni della Repubblica…
Le stragi. Il terrorismo. Ricordiamo i volti e i nomi delle vittime. Magistrati, giornalisti, uomini delle istituzioni, esponenti delle forze dell’ordine. E poi tanti, troppi giovani che cadono per mano di ideologie che fanno della violenza il loro unico strumento. Verrà definita la notte della Repubblica. Ma l’Italia prevale. Le istituzioni si dimostrano più forti del terrore. E lo sono grazie all’unità delle forze politiche e sociali, capaci di difendere i principi fondativi della Repubblica”.
Tra questi nomi il presidente della Repubblica italiana ha ricordato Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: “Due volti che non possiamo dimenticare: quelli di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, simboli della legalità e della lunga lotta contro la mafia. Protagonisti anche dopo il loro assassinio: il loro esempio continua a ispirare, non soltanto in Italia, le nuove generazioni e tutti coloro che non si rassegnano alla prepotenza della criminalità”.
Ma ha ricordato anche un massacro, dimenticato dalla maggioranza degli italiani, di soldati impegnati nella pace: “L’Italia è un attore di grande rilievo sulla scena internazionale, anche grazie al contributo che i nostri militari hanno dato e danno alla costruzione della sicurezza e della pace. Anche qui un cammino con alti prezzi, a partire dal sacrificio dei nostri aviatori in missione umanitaria a Kindu, in Congo, nel 1961. L’Italia della Repubblica è una storia di successo nel mondo. Possiamo e dobbiamo esserne orgogliosi”.
Insomma il discorso del presidente Mattarella è stato un percorso della democrazia italiana, ma anche un incoraggiamento per i giovani: “Abbiamo di fronte problemi vecchi e nuovi, accresciuti dall’incertezza del contesto internazionale che attraversiamo… Ma nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia. Desidero ricordarlo a tutti noi e rivolgermi, particolarmente, ai più giovani. Qualcuno, che vi giudica senza conoscervi davvero, vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna”.
Da ‘clandestini’ a cittadini. La lunga strada in salita
3 ottobre 2013: la morte di 400 persone al largo di Lampedusa. 4-5 ottobre 2025: la Chiesa celebra il Giubileo dei migranti e del mondo missionario. Sebbene non rifletta appieno la varietà della mobilità umana, dire “migranti” equivale – nella narrazione comune – a dire “immigrati stranieri”. Ma com’è cambiata l’immigrazione in Italia negli ultimi 25 anni, fra un Giubileo (ordinario) e l’altro?
Sempre più Md. (Mohammad) e Inaya, mentre Amira e Laurentiu cedono il passo a Sofia e Matteo. È nelle storie e nei volti dei cittadini stranieri in Italia che emerge con più evidenza il cambiamento intercorso nelle caratteristiche nell’immigrazione nell’ultimo quarto di secolo. Da un lato, la conferma di alcuni scenari storici, come la forte presenza numerica di cittadine e cittadini romeni (oltre 1.000.000 nel 2024, in maggioranza donne) e albanesi (400.000); dall’altro, il lento, graduale ma sostanziale cambiamento nella loro partecipazione al contesto italiano.
Questa si evidenzia non soltanto nel crescente radicamento socio-economico sul territorio, ma anche nel sentimento di inclusione culturale del quale – come metteva in luce l’Istat nel 2023 – una scelta di nomi per i nuovi nati e nate del tutto comune a quella dei cittadini italiani autoctoni è soltanto uno dei tratti più emblematici; infine, il delinearsi di nuove, consistenti, dinamiche di mobilità, come l’aumento degli ingressi dal Bangladesh, che negli ultimi anni ha condotto l’Italia a essere una delle mete europee privilegiate per gli emigranti di tale nazionalità, insieme al Regno Unito (cfr. lo studio di Morad-Sacchetto pubblicato per l’Organizzazione internazionale per le migrazioni nel 2020).
Guardare agli ultimi 25 anni dell’immigrazione in Italia non è soltanto un esercizio simbolico: alla fine degli anni Novanta il numero di cittadini stranieri residenti superava la soglia storica del primo milione, oggi quintuplicata. Un cambiamento di scenario che ha coinvolto tanto la composizione dei flussi e le ragioni delle partenze quanto le nazionalità di provenienza, insieme allo stile di presenza sui territori e all’atteggiamento della società e della politica.
Al volgere del secondo millennio, gli stranieri residenti in Italia si stimavano essere poco meno di 1.500.000 (2,5% della popolazione totale), prevalentemente di sesso maschile e di età compresa fra i 19 e i 40 anni. Le nazionalità più rappresentate erano quella marocchina (146.000 persone), albanese (115.000) e filippina (61.000), mentre si assisteva già a una contrazione dell’immigrazione dall’Asia e dal continente americano, in special modo settentrionale, a fronte di un aumento degli arrivi dall’Europa dell’ex blocco sovietico (Jugoslavia, con 55.000 presenze, e Romania, con poco più di 51.000). A leggerla oggi, colpisce la sesta posizione per numerosità dei cittadini statunitensi (47.000) e la decima dei tedeschi (35.000), segno di un’immigrazione di differente tipologia, contesto e storia, che progressivamente è stata soppiantata dai nuovi flussi in ingresso, sostenuti anche dalla crescente economia informale italiana, di lavoratori impiegati per lo più nell’agricoltura, nell’edilizia e nel lavoro domestico.
25 anni dopo la situazione è molto cambiata. La presenza di oltre 1.000.000 di cittadini romeni – comunitari – regolarmente residenti in Italia dice di una crescita dal ritmo incalzante, almeno nei primi anni Duemila, che ha condotto il totale dei cittadini stranieri in Italia a superare oggi i 5.2.00.000 (poco meno del 9% della popolazione complessiva).
Numericamente più arretrati, ma non meno consistenti nell’aumento delle presenze, sono anche le comunità albanese (416.000) e marocchina (412.000), seguite da quelle cinese (308.000) e ucraina (273.000). Significativa è però soprattutto la definizione di nuove direttrici migratorie dal Sudest asiatico – Bangladesh (192.000), India (171.000) e Pakistan (159.000), su tutti – segno dei nuovi caratteri dell’immigrazione.
Al cambiare della mobilità umana, è cambiata infatti l’Italia. Se l’ultimo decennio degli anni Novanta ha coinciso con la presa di coscienza – sociale, politica ed ecclesiale – della nuova mobilità che coinvolgeva la Penisola, non più soltanto in uscita, all’inizio del nuovo millennio la crescita della popolazione straniera in Italia si accompagnava a un inasprimento della crisi economica globale e alla paura della cosiddetta “invasione”.
L’approccio securitario ai fenomeni migratori ha polarizzato il campo politico e, con esso, il dibattito sociale. L’attenzione mediatica su Lampedusa e, emblematicamente, sugli “sbarchi” di migranti dopo le traversate del Mediterraneo centrale ha sostenuto la narrazione di un “loro” contrapposto a un “noi”, suggerendo aspirazioni divergenti e interessi contrapposti…
Fra il Grande Giubileo del 2000, il primo ‘per tutte le culture’, come qualcuno allora lo ha definito, e l’Anno Santo che stiamo vivendo accanto ai ‘migranti, missionari di speranza’, è avvenuta una metamorfosi che sotto lo stimolo della mobilità umana ha rimodellato la società, l’economia, la politica, la scuola, le famiglie, la cultura, il tessuto urbano e il panorama religioso della Penisola.
Un volto multiculturale nuovo e insieme antico, che sarà tanto più valorizzato quanto l’Italia saprà rafforzare i canali legali per l’ingresso dei lavoratori e i ricongiungimenti familiari; snellire una burocrazia che genera esclusione, irregolarità e abusi; promuovere programmi di inclusione a livello nazionale e locale; cooperare con l’Unione europea per una politica migratoria condivisa, che sappia fare dei tanti volti della mobilità il volto composito di un continente in cammino.
(Tratto da Migranti Press 7/8 2025)
G8 di Genova: dopo 20 anni le previsioni erano giuste
“Io non ho indicazioni personali da darvi. Vorrei solo ricordarvi le parole di Gesù: ‘siate prudenti come il serpente e liberi come la colomba’. Voi avete preso l’iniziativa. Vi siete chiesti chi sono gli affamati, le vittime dell’ingiustizia e della violenza e avete proposto un impegno politico. Se in coscienza sentite che quell’impegno è giusto non fatevi frenare dall’eccessiva prudenza. Gesù ci invita a non essere avventati, ma anche ad essere liberi. Se pensate che sia giusto andare avanti, andate avanti. Siate puri e liberi come la colomba!”
Fratel Biagio conclude il digiuno e lancia un messaggio
Dopo quaranta giorni Fratel Biagio conclude il suo digiuno, iniziato il 17 febbraio scorso, mercoledì delle Ceneri: il fondatore della Missione di Speranza e Carità di Palermo, che ospita circa 400 persone in difficoltà, la mattina presto del 28 marzo, Domenica delle Palme, ha lasciato il sagrato della Cattedrale di Palermo, dove ha trascorso l’intero periodo quaresimale di penitenza.
Mons. Castellucci: la Chiesa collabora per il bene della persona
Dalle diocesi di Modena-Nonantola e Carpi a fine aprile mons. Erio Castellucci aveva scritto ai sindaci delle città delle diocesi una ‘lettera aperta’ per descrivere la situazione, anche psicologica, in cui si trovano i cittadini: “Sono settimane in cui ci sentiamo frastornati e impauriti; solo ora ci stiamo orientando, prospettando un graduale allentamento delle misure, in corrispondenza del contenimento dell’epidemia.
San Giovanni Bosco: formare buoni cristiani ed onesti cittadini
Alcuni giorni fa è stato presentato a Roma il 28° Capitolo Generale della Congregazione Salesiana, che si svolgerà a Valdocco, alla presenza del Rettor Maggiore, don Ángel Fernández Artime, del card. Cristóbal López Romero, arcivescovo di Rabat, di don Stefano Vanoli, regolatore dei lavori del 28° Capitolo Generale, e di don Giuseppe Costa, già Direttore della Libreria Editrice Vaticana.


























