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Papa Leone XIV invita alla rivoluzione dell’amore

“Il Vangelo di oggi inizia con una bellissima domanda posta a Gesù: ‘Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?’ Queste parole esprimono un desiderio costante nella nostra vita: il desiderio di salvezza, cioè di un’esistenza libera dal fallimento, dal male e dalla morte. Ciò che il cuore dell’uomo spera viene descritto come un bene da ‘ereditare’: non si tratta di conquistarlo con la forza, né di implorarlo come servi, né di ottenerlo per contratto. La vita eterna, che Dio solo può dare, viene trasmessa in eredità all’uomo come dal padre al figlio”: prima della recita dell’Angelus papa Leone XIV ha ricordato l’importanza della vita eterna.

Però per avere la vita eterna occorre guardare a Gesù: “Fratelli e sorelle, guardiamo a Lui! Gesù è la rivelazione del vero amore verso Dio e verso l’uomo: amore che si dona e non possiede, amore che perdona e non pretende, amore che soccorre e non abbandona mai. In Cristo, Dio si è fatto prossimo di ogni uomo e di ogni donna: perciò ciascuno di noi può e deve diventare prossimo di chi incontra lungo il cammino.

Sull’esempio di Gesù, Salvatore del mondo, anche noi siamo chiamati a portare consolazione e speranza, specialmente a chi è scoraggiato e deluso. Per vivere in eterno, dunque, non occorre ingannare la morte, ma servire la vita, cioè prendersi cura dell’esistenza degli altri nel tempo che condividiamo. Questa è la legge suprema, che viene prima di ogni regola sociale e le dà senso”.

Mentre nella parrocchia di San Tommaso da Villanova papa Leone XIV ha riflettuto sulla parabola del buon Samaritano: “Questo racconto continua a sfidarci anche oggi, interpella la nostra vita, scuote la tranquillità delle nostre coscienze addormentate o distratte, e ci provoca contro il rischio di una fede accomodante, sistemata nell’osservanza esteriore della legge ma incapace di sentire e di agire con le stesse viscere compassionevoli di Dio. La compassione, infatti, è al centro della parabola. E se è vero che nel racconto evangelico essa viene descritta dalle azioni del samaritano, la prima cosa che il brano sottolinea è lo sguardo”.

Poi il papa ha invitato a porre attenzione sullo sguardo dei protagonisti: “Cari fratelli e sorelle, lo sguardo fa la differenza, perché esprime ciò che abbiamo nel cuore: si può vedere e passare oltre oppure vedere e sentire compassione. C’è un vedere esteriore, distratto e frettoloso, un guardare facendo finta di non vedere, cioè senza lasciarci toccare e senza farci interpellare dalla situazione; e c’è un vedere, invece, con gli occhi del cuore, con uno sguardo più profondo, con un’empatia che ci fa entrare nella situazione dell’altro, ci fa partecipare interiormente, ci tocca, ci scuote, interroga la nostra vita e la nostra responsabilità”.

E’ stato un invito a guardare con gli occhi della misericordia: “Il primo sguardo di cui la parabola vuole parlarci è quello che Dio ha avuto verso di noi, perché anche noi impariamo ad avere i suoi stessi occhi, colmi di amore e compassione, gli uni verso gli altri. Il buon samaritano, infatti, è anzitutto immagine di Gesù, il Figlio eterno che il Padre ha inviato nella storia proprio perché ha guardato all’umanità senza passare oltre, con occhi, con cuore, con viscere di commozione e compassione.

Come il tale del Vangelo che scendeva da Gerusalemme a Gerico, l’umanità discendeva negli abissi della morte e, ancora oggi, spesso deve fare i conti con l’oscurità del male, con la sofferenza, con la povertà, con l’assurdità della morte; Dio, però, ci ha guardati con compassione, ha voluto fare Lui stesso la nostra strada, è disceso in mezzo a noi e, in Gesù, buon samaritano, è venuto a guarire le nostre ferite, versando su di noi l’olio del suo amore e della sua misericordia”.

E sono ritornate le parole di papa Francesco: “Comprendiamo, allora, perché la parabola sfida anche ciascuno di noi: poiché Cristo è manifestazione di un Dio compassionevole, credere in Lui e seguirlo come suoi discepoli significa lasciarsi trasformare perché anche noi possiamo avere i suoi stessi sentimenti: un cuore che si commuove, uno sguardo che vede e non passa oltre, due mani che soccorrono e leniscono ferite, le spalle forti che si prendono il carico di chi è nel bisogno”.

Questa è la ‘rivoluzione dell’amore’ che Gesù chiede: “Fratelli e sorelle, oggi c’è bisogno di questa rivoluzione dell’amore. Oggi, quella strada che da Gerusalemme discende verso Gerico, una città che si trova sotto il livello del mare, è la strada percorsa da tutti coloro che sprofondano nel male, nella sofferenza e nella povertà; è la strada di tante persone appesantite dalle difficoltà o ferite dalle circostanze della vita; è la strada di tutti coloro che ‘scendono in basso’ fino a perdersi e toccare il fondo; ed è la strada di tanti popoli spogliati, derubati e saccheggiati, vittime di sistemi politici oppressivi, di un’economia che li costringe alla povertà, della guerra che uccide i loro sogni e le loro vite”.

L’esempio del buon samaritano è una parabola anche per noi: “Vediamo e passiamo oltre, oppure ci lasciamo trafiggere il cuore come il samaritano? A volte ci accontentiamo soltanto di fare il nostro dovere o consideriamo nostro prossimo solo chi è della nostra cerchia, chi la pensa come noi, chi ha la stessa nazionalità o religione; ma Gesù capovolge la prospettiva presentandoci un samaritano, uno straniero ed eretico che si fa prossimo di quell’uomo ferito. E ci chiede di fare lo stesso”.

Infine con una citazione di papa Benedetto XVI, papa Leone XIV ha invitato ad imitare il buon Samaritano: “Vedere senza passare oltre, fermare le nostre corse indaffarate, lasciare che la vita dell’altro, chiunque egli sia, con i suoi bisogni e le sofferenze, mi spezzino il cuore. Questo ci rende prossimi gli uni degli altri, genera una vera fraternità, fa cadere muri e steccati. E finalmente l’amore si fa spazio, diventando più forte del male e della morte”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Francesco: la compassione è l’impronta di Dio

Ieri sera papa Francesco in piazza san Pietro ha presieduto un momento di preghiera per i migranti con i padri sinodali, incentrando la riflessione sulla parabola del ‘Buon Samaritano’, che è la parola chiave dell’enciclica ‘Fratelli tutti’, ed invocando un’azione decisa contro i criminali che speculano sui viaggi dei migranti, davanti alla scultura ‘Angels Unawares’:

Mons. Brambilla: la carità è educativa

A fine giugno il vescovo di Novara, mons. Franco Giulio Brambilla, ha presentato nel Santuario di Boca la sua lettera pastorale per l’anno 2023-2024 dal titolo ‘Chi è il mio prossimo? La sapienza della Carità evangelica’, che offre una meditazione sulla parabola del ‘Buon Samaritano’ del Vangelo di Luca per leggere e comprendere, attraverso uno dei racconti più belli del Vangelo, le sfide che si propongono alla comunità cristiana chiamata all’attenzione e alla vicinanza ai poveri e a chi vive le diverse forme di fragilità odierne:

Papa Francesco agli operatori sanitari: attenzione ad un’eutanasia ‘progressiva’

Papa Francesco, stamane, ricevendo in udienza i membri dell’Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari (ARIS), ha invitato a mettere al centro dell’attenzione la cura dell’anziano, perché specialmente nella sanità la ‘cultura dello scarto’ ha pesanti conseguenze, paragonando le strutture sanitarie di ispirazione cristiana, “alla locanda del buon samaritano, dove i malati possono ricevere ‘l’olio della consolazione e il vino della speranza’. Esprimo il mio apprezzamento per il bene compiuto in tanti istituti a carattere sanitario presenti in Italia e incoraggio a portarli avanti con la perseveranza e la fantasia della carità, proprie di molti fondatori che ad essi hanno dato vita”.

Papa Francesco all’AVSI: gli ospedali aperti frutto della fantasia della carità

E’ una popolazione che vive sofferenze da 12 anni quella siriana, per il sanguinoso conflitto che ha provocato un ‘numero imprecisato di morti e feriti e distruzioni di interi quartieri e villaggi’ e infrastrutture, tra cui quelle ospedaliere, ha ricordato papa Francesco, incontrando i partecipanti all’iniziativa ‘Ospedali Aperti’ in Siria della Fondazione Avsi, insieme al nunzio apostolico, card. Mario Zenari:

La lettura della parabola del Buon Samaritano di don Dino Pirri, parroco e influencer

Il Vangelo racconta di un dottore della Legge che, per mettere alla prova Gesù, gli chiede come ottenere la vita eterna. Sa di dover amare Dio sopra ogni cosa e il suo prossimo come se stesso, ma si domanda chi sia quel ‘prossimo’. La risposta è conosciuta da tutti: ‘Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto…’.

40 anni fa il card. Martini a Milano: riscoprire la grandezza di sant’Ambrogio

Il 10 febbraio 1980, Carlo Maria Martini, consacrato arcivescovo da papa Giovanni Paolo II poche settimane prima, fece il suo ingresso ufficiale nell’arcidiocesi di Milano con un gesto che stupì molti; una camminata per le vie della città, con la Bibbia tra le mani, per arrivare in una piazza Duomo stracolma: ‘L’ha designata alla curia metropolitana di Milano’.

Papa Francesco: ogni vita è sacra

‘Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro’: questo verso tratto dal vangelo di Matteo è il titolo scelto da papa Francesco per il messaggio della 38^ giornata del malato nel giorno della memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes, in cui sottolinea la cura di Gesù per il sofferente:

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