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Mons. Varden: gli angeli sono mediatori della provvidenza di Dio

“Durante i quaranta giorni di permanenza di Cristo nel deserto, Satana gli si avvicinò e gli citò il Salmo 90, in particolare due versetti sugli angeli. ‘Il diavolo – leggiamo in san Matteo – lo portò nella città santa e lo pose sul pinnacolo del tempio’ e lo sfidò a dimostrare di essere il Figlio di Dio gettandosi giù, ‘perché sta scritto: Egli darà ordini ai suoi angeli a tuo riguardo ed Essi ti porteranno sulle loro mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra”: nell’ottava meditazione di quaresima mons. Varden ha riflettuto sul tema ‘Gli angeli di Dio’, ricordando che san Bernardo esortava a seguire il loro esempio, cioè scendere e mostrare ‘misericordia al prossimo’, ma anche salire facendosi guidare dai ‘desideri umani naturali’.

Il predicatore ha sottolineato che Dio non tenta l’uomo con un salto ‘nel vuoto’, ma lo invita a ‘saltare’ nelle sue braccia: “Gli interventi angelici non sono sempre rassicuranti. Gli angeli non sono lì per assecondare i nostri capricci. In una preghiera popolare riconducibile a Reginaldo di Canterbury, contemporaneo di Bernardo, chiediamo al nostro angelo custode di ‘illuminarci, custodirci, reggerci e governarci’.

Sono verbi forti: un angelo è prima di tutto un custode della santità. La vita monastica fu presto compresa e presentata come angelica per la sua finalità di lode, ma anche perché il monaco è chiamato a essere infiammato dall’amore di Dio e a diventarne un emissario per gli altri”.

Per questo gli angeli hanno la funzione di mediazione: “L’unico ‘canto di lode’ di Cristo, di cui parla ‘Sacrosanctum Concilium’ in un bellissimo passaggio, risuona dalle estremità della terra alle vette del cielo attraverso una pulsante catena di mediazione. Gli angeli sono parte essenziale di questa catena, come affermiamo in ogni Prefazio all’interno del canone della Messa.

Nei sermoni sul ‘Qui habitat’, Bernardo sottolinea il ruolo degli angeli come mediatori della provvidenza di Dio. La mediazione non è sempre necessaria: Dio può toccarci senza mediatori. Tuttavia, egli si compiace di lasciare che le sue creature siano canali di grazia l’una per l’altra”.

Infatti san Bernardo esorta a guardare le azioni dell’angelo: “Bernardo ci esorta a guardare ciò che fa un angelo e a fare altrettanto: ‘Scendi e mostra misericordia al tuo prossimo; e di nuovo, elevando con il medesimo angelo i tuoi desideri, sforzati di ascendere con tutta la cupiditas della tua anima alla somma ed eterna verità’. Raramente, questi giorni, si fa riferimento a Cupido nello stesso contesto della ‘somma ed eterna verità’. La scelta lessicale di Bernardo è provocatoria: ci dice che tutti i desideri umani naturali, anche i carnali, sono attratti verso il compimento in Dio; quindi devono essere guidati verso di esso”.

Infine hanno il compito di condurci a Dio: “L’ultimo e più decisivo atto di carità degli angeli avverrà nell’ora della nostra morte, quando ci porteranno attraverso il velo di questo mondo nell’eternità. Manifesteranno allora le loro caratteristiche: ‘Non possono essere vinti né sedotti, e tanto meno possono sedurci’.

Ogni finzione cadrà in quell’ora: la retorica verrà meno, solo la verità rimarrà, in piena consonanza con la misericordia. Bernardo predicò con accuratezza su questi temi nel 1139. 726 anni dopo, un uomo di temperamento diverso ma di intelligenza affine avrebbe reso esplicite le sue intuizioni in una squisita poesia sulla morte”.

Quella persona era san John Henry Newman, che “rifletteva molto sugli angeli. Concepiva il ministero sacerdotale come angelico. Il sacerdote è a casa propria in questo mondo, non ha paura di andare nei boschi oscuri alla ricerca dei perduti. Allo stesso tempo, tiene gli occhi della mente sollevati verso il volto del Padre, lasciando che il suo splendore illumini tutta la realtà presente. L’illuminazione è sempre duplice: intellettuale ed essenziale, sacramentale e pedagogica”.

Traslando la situazione il predicatore ha evidenziato la necessità di riscoprire l’insegnante come un angelo: “Newman, ora Dottore della Chiesa, ci chiede pure di riscoprire l’insegnante come illuminatore angelico. E’ una sfida profetica e bella, se pensiamo a quanto la cosiddetta ‘istruzione’ è adesso affidata ai media digitali, anche artificiali, mentre i giovani adulti, gli adolescenti ed i bambini desiderano incontrare insegnanti degni di fiducia, che possano impartire non solo abilità ma saggezza”.

Ecco il motivo per cui l’incontro con un angelo è personale e non può essere sostituito: “Un incontro angelico è personale. Non può essere sostituito da un download o da un chatbot”.

Mentre nella riflessione di ieri pomeriggio il predicatore aveva invitato a riflettere sulla Gloria di Dio: “La glorificazione, dice Bernardo, avviene quando, compiuto il nostro viaggio terreno, noi finalmente contempleremo quello che in questa vita abbiamo fermamente sperato, mettendo la nostra fiducia nel nome di Gesù. ‘Spes in nomine, res in facie est’. Non c’è modo di rendere il senso di questa formula concisa e bellissima se non con una parafrasi un po’ ampollosa: La nostra speranza è nel nome del Signore; la realtà sperata è nel vederlo faccia a faccia”.

Ecco il motivo per cui la Chiesa ricorda sempre che la gloria di Dio vive in ciascuno: “La Chiesa ricorda alle donne e agli uomini la gloria segreta che vive in loro. La Chiesa ci rivela che la mediocrità e la disperazione del presente, non ultima la mia disperazione per i miei persistenti fallimenti, non devono essere definitive; che il piano di Dio per noi è infinitamente meraviglioso; e che Dio, attraverso il Corpo mistico di Cristo, ci darà la grazia e la forza di cui abbiamo bisogno per raggiungerlo, se solo glielo chiediamo”.

E tale gloria si manifesta attraverso i santi: “La Chiesa manifesta splendori di ‘gloria nascosta’ nei suoi santi. I santi sono la prova che la malattia e la degradazione possono essere mezzi che la Provvidenza usa per realizzare uno scopo glorioso, conferendo forza ai deboli ed, ancora non contenta di così poco, rendendoli santi radiosi”.

Inoltre tale gloria si manifesta nei sacramenti: “La Chiesa comunica la ‘gloria nascosta’ nei suoi sacramenti. Ogni sacerdote, ogni cattolico conosce la luce che può irrompere nel confessionale, durante un’unzione, un’ordinazione o un matrimonio. La più splendida, e per certi versi la più velata, è la gloria della santa Eucaristia”.

Anno nuovo: festività di Maria, madre di Dio e della Chiesa

Inizia un anno nuovo e la Chiesa ci invita a guardare nel Presepe questa giovanissima donna, la vergine Maria: è la Madre di Gesù, vero uomo e vero Dio: la santa Madre di Dio, come noi la invochiamo. Nella giornata di oggi, 1° gennaio, confluiscono tre ricorrenze: civilmente è il primo giorno dell’anno; liturgicamente è la festività di Maria, madre di Dio; socialmente è la giornata mondiale della pace. Il Vangelo ci riporta a Betlemme quando i pastori, annunziati dagli angeli, andarono senza indugio alla grotta e trovarono Maria, Giuseppe e il bambino Gesù.

I Pastori riferirono quello che avevano visto ed udito dagli Angeli, Maria li accolse e presentò loro il bambino Gesù. La grotta di Betlemme è una icone singolare dove si coglie un segno vivo dell’amore di Dio Padre che dà il suo Figlio unigenito per salvare l’uomo; in Gesù, vero uomo e vero Dio, l’unigenito del Padre ha assunto la natura umana (vero uomo) per riscattare l’uomo, il capolavoro di Dio, e riportarlo alla vera vita, da qui il canto degli Angeli: ‘Gloria a Dio e pace agli uomini amati dal Signore’. Nel natale di Gesù si realizza la vocazione dell’uomo all’immortalità, che aveva perduto a causa del peccato originale. Tutto si attua ‘nella pienezza del tempo’.

Ma cosa è il tempo? La liturgia ci porta a riflettere sul tempo; esso non è solo la dimensione del divenire, scriveva papa san Giovanni Paolo II, per cui distinguiamo passato, presente e futuro, esso evidenzia soprattutto la ‘misura’ di tendere dell’uomo verso l’Assoluto, verso Dio. Ogni uomo che nasce porta scritto che deve morire; Cristo Gesù però si è incarnato, ed ha vinto la morte: come uomo è nato a Betlemme, e morto a Gerusalemme sul calvario, è risorto il terzo giorno ed ha aperto all’uomo la porta dell’immortalità. In Gesù, vero uomo, divenuto figlio dell’uomo, e vero Dio.

Anche noi siamo diventati ‘figli di Dio’, questa non vuole essere una espressione vuota di significato ma possiede una ricchezza interiore e ci fa pregustare la nuova realtà dell’immortalità. Noi, oggi, non siamo più uomini che devono morire; ciò che muore non è l’Io ma il corpo che poi risusciterà; l’Io, l’uomo creato ad immagine di Dio, grazie a Maria, che disse ‘sì’ all’Angelo e divenne la madre di Dio, non muore; ciò che muore è solo il corpo, che portiamo al cimitero, che è ‘Camposanto’, il luogo dove i santi, gli amici di Dio aspettano la risurrezione dei corpi: come Cristo Gesù è risorto, come Maria è stata assunta in cielo anima e corpo, così ogni uomo risorgerà.

Ecco perché il Presepe mentre ci parla di vita, ci fa guardare il cielo; il pontefice san Paolo VI ha voluto consacrare l’inizio dell’anno alla festività della Santa Madre di Dio e madre nostra e con questa festa attesta che la nostra speranza è colma di immortalità. Due cose sono infatti da evidenziare: il bimbo che Maria ha dato alla luce è il Figlio unigenito del Padre, Maria è perciò la madre di Dio; essa è da collocarsi, anche se creatura, accanto a Dio per avere detto ‘sì’ all’Angelo, ma è anche accanto a noi, come madre della Chiesa nascente, motivo per cui noi la invochiamo: ‘Santa Maria, madre di Dio prega per noi’, non perché Maria fa miracoli, ma la sua preghiera è forte davanti a Dio. Gesù con la sua nascita ci ha uniti, ci ha affratellati nella Chiesa per cui Egli stesso ci esorta: ‘Chiedete ed ottenete, bussate e vi sarà aperto’ perché Dio è Padre, è amore.

Che il Signore ci conceda allora la sua pace: questo è l’auspicio più bello mentre contempliamo il Bambino, adagiato nel Presepe, Principe della pace. E’ una icone mirabile quella del Presepe; evidenzia il grande mistero dell’amore di Dio; dal presepe Gesù ci invita a seguire la via privilegiata che porta alla pace vera.

Questa comincia quando impariamo a riconoscere nel volto dell’altro un fratello, una persona, qualunque sia il colore della sua pelle, la sua nazionalità, la sua lingua, la sua religione. E’ importante essere educati sin da piccoli nel rispetto dell’altro, anche se diverso da noi. In ogni volto di bambino c’è sempre il riflesso dell’amore di Dio, c’è un appello alla nostra responsabilità; davanti ad esso crolla ogni falsa giustificazione di guerra e di violenza.

All’inizio di un nuovo anno siamo chiamati tutti (piccoli e grandi) a convertirci a progetti di pace, a deporre armi di qualsiasi tipo, a costruire un mondo nuovo, conforme al canto degli Angeli: ‘Gloria a Dio e pace agli uomini amati dal Signore’. Condizione indispensabile per la pace è amministrare con giustizia e saggezza tutte le risorse create da Dio e messe a servizio dell’uomo.

E’ necessario rispettare ed avere cura del creato, di tutto il creato; costruire la pace rispettando l’uomo e la natura nella quale l’uomo vive ed opera. L’intercessione di Maria, madre di Gesù e madre nostra, non mancherà per la realizzazione dei un mondo migliore. Maria ispiri propositi di pace, di riconciliazione e di amore nel cuore di quanti   sono responsabili della nazioni; ispiri nel cuore di tutti amore, comunione e rispetto di tutti e di tutto. E’ il mio augurio per un felice anno nuovo: fede, fratellanza e pace. 

Papa Francesco alla Gendarmeria: gli angeli ci proteggono

Ieri pomeriggio papa Francesco ha presieduto all’Altare della Cattedra nella Basilica di San Pietro la messa per il Corpo della Gendarmeria Vaticana, in occasione della ricorrenza di san Michele Arcangelo, patrono del Corpo della Gendarmeria Vaticana, che ricorre il 29 settembre, chiarendo che la lotta è quotidiana: “La lotta è una realtà quotidiana nella vita cristiana: nel nostro cuore, nella nostra vita, nella nostra famiglia, nel nostro popolo, nella nostra Chiesa. Se non si lotta, saremo sconfitti”.

Questa lotta contro il maligno è stata affidata da Dio agli angeli per la protezione dell’umanità: “Il Signore ha affidato questo ufficio principalmente agli angeli: lottare e vincere. Il diavolo cerca sempre di distruggere l’uomo, presenta le cose come se fossero buone, ma la sua intenzione è distruggere.

Per fortuna, abbiamo la certezza di non essere soli in questa lotta, perché il Signore ha affidato agli arcangeli il compito di difendere l’uomo. E gli angeli ci difendono. Tutti abbiamo accanto un angelo che non ci lascia mai soli e ci aiuta a non sbagliare strada. È proprio il ruolo degli angeli. E anche voi, sull’esempio di San Michele Arcangelo, siete come angeli, che custodiscono e sono al servizio”.

Ed ha sottolineato il ‘prezioso’ lavoro della Gendarmeria vaticana: “Il vostro è un lavoro, un prezioso lavoro, ma soprattutto un inestimabile servizio alla Chiesa, per il quale desidero ringraziarvi: grazie, grazie tante. Ogni giorno accogliete in Vaticano e nelle zone extraterritoriali numerose persone e pellegrini; molto spesso siete il primo e anche l’unico volto che incontrano. Per questo, chiedo a Dio che vi doni sempre la grazia di essere il riflesso della tenerezza di Dio”.

Ma tale lavoro è possibile grazie anche al sostegno delle famiglie: “Alla luce della Parola di questa domenica, voglio anche rivolgermi alle vostre famiglie. Grazie per la vostra pazienza. Il lavoro dei Gendarmi e dei Vigili del fuoco non è possibile senza la pazienza e la comprensione delle rispettive famiglie, alle quali voglio chiedere scusa per tutte le ore in cui i vostri mariti, i vostri papà, i vostri figli o fratelli non sono presenti a casa perché in servizio.

Davvero, scusate. So che non è facile e per questo affido le vostre famiglie e tutti i vostri cari alla protezione della Vergine, Regina delle famiglie, ed a san Michele Arcangelo, perché l’uomo non divida quello che Dio ha unito”.

Infine una riflessione sulle letture offerte dalla liturgia: “E su questo abbiamo visto che le Letture di oggi sono Letture di unità: la prima Lettura dalla Genesi, quando Dio crea l’uomo e la donna, è in unità; e il Vangelo ci chiama alla unità, non alla divisione. Per favore, ricordate che l’unità è superiore al conflitto, sempre. L’unità è superiore al conflitto. Grazie per il vostro servizio, perché cercate l’unità. E che Dio, il Signore, vi dia saggezza e pazienza. E anche, per favore, non perdere il senso dell’umorismo”.

(Foto: Santa Sede)

Giuseppe Cafulli racconta Natale in Terra Santa

Sono trascorsi più di due mesi dal 7 ottobre, giorno che ha segnato l’inizio di questa sanguinosa fase nelle relazioni tra israeliani e palestinesi e mentre sul territorio israeliano continua la pioggia di razzi da Gaza, dal Libano meridionale e dallo Yemen, le vittime tra gli abitanti di Gaza sono oltre 18.000 morti (7 su 10 sono donne e minori), tra i quali anche almeno 90 giornalisti, secondo lo statunitense Comitato per la protezione dei giornalisti. Ed anche i soldati israeliani continuano a morire: i caduti in combattimento dall’inizio dell’invasione della Striscia di Gaza sono 87, mentre 137 ostaggi restano ancora da liberare.

Natale del Signore Gesù

Dall’invito degli Angeli ai Pastori: ‘Oggi è nato per voi il Salvatore’, è scaturito l’eco spontaneo di questi: ‘Andiamo  sino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere’. La nascita del bambino Gesù è  l‘avvenimento sublime che ha cambiato la storia. Il 25 dicembre, data convenzionale, tutta la Chiesa canta: ‘Oggi è nato per noi il Salvatore! E’ Cristo Signore’. Fuori può fare freddo o caldo, ma l’annuncio degli Angeli è un annuncio di gioia: ‘Non temete, pastori!’ 

Donne di Rita: la storia di Tina e di sua figlia vittima della ‘Terra dei Fuochi’

La festa di santa Rita a Cascia ha vissuto un grande momento con il Riconoscimento Internazionale Santa Rita. Un premio unico nel suo genere che dal 1988, per volontà delle suore, dei padri agostiniani e dell’amministrazione comunale, è conferito alle ‘Donne di Rita’, donne di ogni età, condizione, nazione o religione che testimoniano i valori alla radice del messaggio della santa di Cascia.

Papa Francesco ringrazia il personale ospedaliero

Papa Francesco, ricevendo sabato scorso gli infermieri della Lombardia in udienza, li ha ringraziati per il lavoro ‘da angeli’ svolto in questi mesi, ribadendo la necessità della cultura della necessità e ricordandoli nella preghiera:

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