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Terre des Hommes e Scomodo contro il cyberbullismo
1 giovane su 2 dichiara di aver subito nel corso della propria vita almeno un atto di violenza e il web viene considerato come il ‘luogo’ più a rischio in assoluto: è quanto emerge dall’edizione 2026 dell’Osservatorio indifesa realizzato dall’ong ‘Terre des Hommes’, insieme alla community di ‘Scomodo’, per ascoltare la voce dei ragazzi sui temi di violenza, bullismo e sicurezza sul web, in occasione della Giornata contro bullismo e cyberbullismo (7 febbraio) e del Safer Internet Day (10 febbraio), con le opinioni di oltre 2.000 ragazzi italiani under 26.
In particolare, le ragazze dichiarano di aver subito violenza più dei maschi (57% vs 42%), ma la percentuale più alta è quella delle persone non binarie (67%). Tra gli altri contesti a rischio le ragazze segnalano i luoghi pubblici non controllati (la strada, i mezzi pubblici) e le relazioni intime e familiari, mentre tra i ragazzi assumono un peso maggiore la scuola e il contesto amicale.
Quindi per il 70% dei giovani che hanno risposto all’Osservatorio ‘inDifesa 2026’ di Terre des Hommes, la violenza si è spostata online: quando si chiede ai ragazzi dove ritengono più probabile che avvenga un episodio di violenza, la risposta è netta: il 66% indica il web, internet, le piattaforme di videogiochi, i social network. Più della strada, più della scuola, più dei luoghi di divertimento. Il dato non sorprende chi passa ore connesso, ma rivela qualcosa di più profondo: la consapevolezza diffusa che gli ambienti digitali non sono neutri. Diventati spazi a tutti gli effetti, presentano le stesse dinamiche di potere, esclusione e violenza del mondo fisico. Solo più veloci, più pervasivi, più difficili da controllare.
Gli adolescenti sono molto consapevoli dei rischi che si possono incontrare sul web: per il 59% di loro il rischio principale è il revenge porn, la condivisione non consensuale di immagini intime, ‘temuto’ dalle ragazze e dalle fasce d’età più alte. I giovani sanno che condividere materiale intimo comporta dei rischi (il 79% di loro definisce pericolosa questa pratica) e sembrano anche informati sui propri diritti: la quasi totalità sa di poter denunciare e chiedere la rimozione del contenuto se venisse condiviso senza il loro consenso.
Di contro emerge minor consapevolezza, se si parla di condivisione di immagini modificate da altri. Anche se la maggior parte dei ragazzi dichiara di non essere mai stato vittima di questo fenomeno, quote non marginali di persone che dichiarano di non sapere se gli sia mai successo o che si astengono dalla risposta, portano a riflettere sulla difficoltà di riconoscere questa pratica.
Un’esperienza, invece, che accomuna la vita online dei ragazzi, e che innesca emozioni prevalentemente negative o ambivalenti, è l’essere contattato da sconosciuti: è successo all’80% circa di loro. In particolare, sono le ragazze a manifestare maggiormente fastidio, incertezza e paura, mentre tra i ragazzi emerge una quota più alta di curiosità.
Per i maschi, soprattutto i più giovani, il maggiore rischio che si corre in rete è quello di essere vittima di cyberbullismo: lo dichiara il 45% dei maschi e il 42% del campione totale. Quando si trovano protagonisti di un episodio di cyberbullismo o di bullismo, i ragazzi ne parlano principalmente con gli amici, soprattutto nelle fasce d’età più alte, e a seguire con i genitori, in particolare i più piccoli.
Inoltre le molestie sessuali sono al primo posto con il 45,5%, seguite da umiliazione, emarginazione ed esclusione al 40%. Poi scherzi pesanti, gesti volgari, messaggi aggressivi sui social. Le ragazze riportano più frequentemente molestie sessuali (49% contro il 29,5% dei ragazzi) pedinamenti (26,8% contro 7,8%), coercizione. I ragazzi, invece, segnalano più spesso umiliazioni ed emarginazioni (53% contro 35,9%), scherzi pesanti, aggressioni fisiche dirette.
C’è un pattern che emerge con chiarezza: le forme di violenza sono diverse a seconda del genere, riflettendo stereotipi e vulnerabilità specifiche. Inoltre, crescono con l’età: tra gli under 14, il 38,8% dichiara di aver subito violenza; tra i 20-25enni la percentuale sale al 66,8%, raggiungendo il 71,7% negli over 26.
Gli effetti di questa violenza si riflettono nella vita reale: il 65% di chi ha subito violenza riporta una perdita di autostima, sicurezza e fiducia negli altri; il 34% sviluppa ansia sociale e attacchi di panico; il 23% si isola, allontanandosi dai coetanei; il 20% dichiara depressione. Solo il 6,4% afferma di non aver riscontrato alcun effetto. Anche qui, le differenze di genere emergono nitide: le ragazze riportano più frequentemente ansia, disturbi alimentari (15,5% contro 4,1% dei ragazzi) e autolesionismo (9,8% contro 5,5%). I ragazzi, invece, segnalano più spesso isolamento (33,6% contro 21%) e depressione (24% contro 19,3%).
Inoltre l’Intelligenza Artificiale è sempre più pervasiva della nostra società e per i ragazzi rischia di diventare uno strumento di soluzione dei problemi. La metà di chi ha risposto all’Osservatorio si è rivolta almeno una volta ad un bot per un consiglio o suggerimento, in particolare per un problema sentimentale (24%) o di salute (22%) o per avere supporto psicologico (21%): “l’intelligenza artificiale sta diventando una sorta di confessionale digitale, uno spazio dove elaborare emozioni e situazioni senza il peso del giudizio umano, del quale avevamo anche parlato nel nostro lavoro ‘Ciao, come posso aiutarti?’ nel mensile n.67 di Scomodo”.
Altro tema al centro del dibattito pubblico sono le chat usate per commentare l’aspetto fisico di altre persone e circa un terzo dei ragazzi dichiara di avervi assistito. Ma cosa hanno fatto i ragazzi che si sono trovati in questa situazione? Il 40% ne ha parlato con qualcuno di cui si fida, altri hanno silenziato (36%) o abbandonato (31%) la chat. Un significativo 30% dichiara di segnalare i contenuti o chiederne la rimozione. Le reazioni variano a seconda del genere: tra le donne prevale la condivisione e l’intervento (parlarne con qualcuno, segnalare e chiedere la rimozione), tra gli uomini, invece, sono più comuni disimpegno e normalizzazione (silenziare la chat, riderne o non prenderle sul serio).
Infine, la maggioranza dei ragazzi considera inaccettabile il controllo del telefono, mentre a circa un quarto non crea problemi. Solo il 2% interpreta questo comportamento come una forma di rispetto o apprezzamento. Sono in particolare le donne e le fasce d’età più alte a ritenere inaccettabile il controllo del telefono. Ciò nonostante, il 69% dei ragazzi condivide con altri (genitori, amici, partner) la password del telefono o dei social, prevalentemente per ragioni di sicurezza, soprattutto tra le ragazze.
Però sulla regolamentazione della rete, le opinioni si dividono nettamente: il 67,1% ritiene che possa limitare la violenza online, ma il 12,2% pensa non serva a niente e l’8,2% teme possa limitare la libertà personale. Le differenze di genere sono marcate: il 72,3% delle ragazze crede nell’utilità della regolamentazione, contro il 54,9% dei ragazzi. Questi ultimi sono più scettici (16,6% contro 10%) o preoccupati per la libertà personale (15,7% contro 5,5%). Inoltre chi ha subito violenza mostra maggiore disillusione: il 13,7% ritiene che regolamentare non serva a niente, contro il 10,5% di chi non ha mai subito violenza.
Quindi per sensibilizzare ed informare gli adolescenti sul tema della violenza online, Fondazione Terre des Hommes ha siglato un protocollo triennale di collaborazione con la Polizia di Stato. L’obiettivo è prevenire alcuni reati digitali che possono coinvolgere i minori come vittime, ma anche come autori inconsapevoli. L’intesa ha dato vita a una campagna di sensibilizzazione con protagonisti l’attore Daniele Santoro e Marisa Marraffino, avvocata esperta di media digitali, da ieri sul canale YouTube di Terre des Hommes, con tre pillole video per informare su alcune fattispecie di reato online che mostreranno dei casi concreti, raccontanti da un ragazzo o una ragazza, e la spiegazione da parte di Santoro e dell’avvocata Marraffino di cosa fare se ci si dovesse trovare nella stessa situazione.
All’Auxilium di Roma chiuso il ciclo di incontri sul mondo adolescenziale
Gli adolescenti di oggi sono immersi nel mondo digitale con le fragilità di questa età, impegnati a ricercare la propria identità e a progettare un futuro professionale. In questa realtà che appare loro sempre più fluida e complessa da vivere, molti giovani italiani tra i 15 e i 29 abbandonano la scuola, non lavorano, non si formano, restano in una sorta di ‘bolla’, non accedono a servizi di orientamento, ignorano il mercato del lavoro ed aspettano soluzioni dagli adulti, che spesso non arrivano.
Di questa urgente presa in carico degli adolescenti del terzo millennio, hanno dibattuto oggi alla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium, Anna Grimaldi, psicologa, ricercatrice all’Inapp (Istituto nazionale sull’analisi delle politiche pubbliche), e Stefano Pasta, pedagogista, docente all’Università Cattolica di Milano, membro del Centro di ricerca sull’educazione ai media all’innovazione e alla tecnologia (Cremit) dello stesso ateneo. A moderare gli interventi, il prof. Mirko D’Angelo, insegnante di religione della diocesi di Porto-Santa Rufina.
Anna Grimaldi ha proposto alcuni obiettivi per migliorare il benessere individuale degli adolescenti e la coesione sociale. Aiutare i ragazzi ad orientarsi nelle professioni secondo le loro inclinazioni e aspirazioni; potenziare la fiducia in se stessi su capacità e competenze; prepararli su possibili fallimenti e su come superare le crisi; stimolarli a partecipare alla vita sociale. Grimaldi si è detta convinta che istruzione, orientamento, occupazione, inclusione sociale e partecipazione civica debbano procedere in parallelo per formare l’identità personale e professionale degli adolescenti.
Ad affrontare la complessità del vivere digitale per gli adolescenti, che sono già nati in questa dimensione, è stato Stefano Pasta, che ha sgombrato il campo da semplificazioni di comodo, invitando a riconoscere l’ibridazione dei saperi e delle esperienze online e offline, ponendosi il punto di vista di formare i “cittadini” digitali. Pasta ha chiesto quindi di considerare i cambiamenti in atto su modalità informative, comunicative, relazionali e sociali con cui gli adolescenti crescono onlife.
Nel dibattito che ne è seguito molte le domande sulle sfide che restano aperte. Gli adulti oggi vivono infatti anch’essi fasi di fragilità e di transizione che li riportano a manifestare gli stessi bisogni degli adolescenti: ascolto, orientamento, accompagnamento. Da qui la richiesta per gli educatori e gli insegnanti di strumenti e opportunità di apprendimento riflessivo, in una società che cambia di continuo velocemente e li interroga sui propri valori, credenze, visione del mondo. Ogni giovane porta con sé nuove prospettive di significato, che si scontrano spesso con gli schemi di decodifica degli adulti. Tenere il passo con gli adolescenti “digitali e fluidi” per sostenerli è difficile e questo non va nascosto.
Da qui l’importanza di un percorso interdiscilplinare di riflessione sui ‘mondi adolescenti’ offerto dalla Facoltà Auxilium per una presa d’atto e di responsabilità degli adulti non più rinviabile. Con questo incontro, si conclude il percorso interdisciplinare: “Mondi adolescenti: una riflessione educativa” promosso dalla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione ‘Auxilium’. Le tappe precedenti si sono realizzate: ‘Mondi adolescenti. Una domanda che attende risposta’, Università Lumsa, Roma, 30 ottobre 2025; ‘Mondi adolescenti: tra identità e ricerca di senso’, Facoltà «Auxilium», Roma, 22 novembre 2025.
Mondi Adolescenti: una domanda che attende risposta
In una società sempre più invecchiata, dove gli adolescenti sono circa 5.000.000, una minoranza sotto il 10% della popolazione, è urgente fermarsi ad ascoltare il loro ‘esserci’ e il loro disagio. Giovedì 30 ottobre 2025, dalle 17.00 alle 19.00, la Sala Giubileo dell’Università LUMSA (via di Porta Castello 44, Roma) ospiterà l’incontro ‘Mondi Adolescenti: una domanda che attende risposta’.
Una serata dedicata al dialogo intergenerazionale e alla comprensione della condizione adolescenziale contemporanea: come gli adolescenti interrogano gli adulti sul loro ‘mondo’, sul loro ‘tempo’ e il ‘modo’ di viverli?
L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che le ragazze e i ragazzi sono gravati da problematiche che si sono acuite negli ultimi anni. La generazione che va dai 14 ai 19 anni è quella che dovrà costruire e gestire il futuro prossimo del Paese e non possono più essere considerati solo un ‘problema da risolvere’.
Il loro raccontarsi, con parole e corpi, interpella gli adulti e i contesti educativi e chiede un approccio preventivo capace di cogliere segnali, accogliere domande implicite e costruire alleanze educative solide da vivere insieme.
Interverranno Monika Grygiel (medico e psicoterapeuta), Eraldo Affinati (scrittore e pedagogista), Stefano Vicari (neuropsichiatra infantile), mentre Fabio Bolzetta (giornalista e presidente dell’Associazione Weca) modererà il dialogo.
L’evento, organizzato da Paoline Multimedia e dalla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione ‘Auxilium’, rientra tra gli appuntamenti per il Giubileo del mondo educativo (27 ottobre-1° novembre 2025).
Padre Gabriele Amorth a cento anni dalla nascita: cosa resta del suo insegnamento
Cento anni fa nasceva a Modena padre Gabriele Amorth (1925-2016), il famoso esorcista appartenente alla Società San Paolo fondata dal Beato Giacomo Alberione che, per tanti anni, ha combattuto al servizio della Chiesa contro le forze del Male lanciando un chiaro messaggio di denuncia degli effetti malvagi della «modernità posseduta dal Maligno».
Il fenomeno delle possessioni diaboliche, infatti, come ci ha ripetuto tante volte il religioso, non riguarda solo i singoli, ma anche le società e i popoli. I piani terroristici dell’islamismo o di altra natura e le barbare uccisioni compiute di vittime innocenti così come la “cultura della morte” promossa dalle élite dell’Occidente postcristiano sono con tutta evidenza ispirate in ultima analisi da Satana. Ma sono diabolici anche gli abusi sessuali sui minori, la tolleranza o legalizzazione delle droghe, lo sfruttamento della prostituzione, la riduzione in schiavitù di tanti poveri costretti a lavorare per paghe miserabili, i giochi finanziari dei potenti senza scrupoli etc.
Padre Amorth ci manca molto perché non le mandava a dire, sia a potenti sia ad ecclesiastici mondani, sulle esigenze e responsabilità della lotta contro il demonio. Nel suo ultimo libro, pubblicato postumo, ha scritto tra l’altro: «Il demonio ha una forza immensa. Anche se oggi si cerca di cancellare perfino il ricordo di questo potere. Papa Francesco, invece, ha cominciato fin dai primi discorsi a parlare anche del demonio: e pure Gesù ha iniziato la sua missione pubblica lottando contro il Maligno. L’ha annientato, l’ha superato» [Gabriele Amorth, Il diavolo, oggi. Le ultime parole di un esorcista, Piemme, Casale Monferrato 2017].
Non a caso l’Associazione Internazionale Esorcisti (AIE), che il religioso paolino ha fondato nel 1994 assieme all’esorcista francese p. René Chenesseau (1924-2010), nel messaggio di cordoglio per la morte del Santo Padre, ne ha voluto ricordare in particolare il «coraggio e amore verso i più poveri, gli emarginati e, in particolare, i tribolati ad opera del maligno» (AIE, Messaggio di cordoglio per la morte di Papa Francesco, 21 aprile 2025, www.aieinternational.it). Proprio all’inizio del pontificato di Bergoglio, in effetti, l’AIE è stata finalmente riconosciuta dalla Chiesa, sia pure come ‘associazione privata di fedeli’ (2014).
Oltre alla necessità di evitare qualsiasi tipo di compromissione con il mondo dell’occulto, padre Amorth ha sempre trasmesso ai fedeli e alle persone che incontrava che il Male e il diavolo esistano realmente ma, soprattutto, esiste il Bene, ovvero l’immenso amore di Dio per gli uomini. Nel suo “testamento spirituale” ci ha lasciato in merito il chiaro messaggio: «se esiste un modo per distogliere il diavolo da noi, esso consiste nel lasciarci attrarre dalla bontà e dalla bellezza che promanano dal bene e dal nostro Dio e Padre» (Dio più bello del diavolo. Testamento spirituale, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2015).
Allo stesso tempo quella prestata da padre Amorth e dell’AIE è stata una costante opera di servizio alla Chiesa nella lotta contro il demonio ed i fenomeni malefici di cui rimangono tanto più vittime sia credenti sia non credenti in una società scristianizzata come la nostra. In un’intervista del 2001 alla rivista 30Giorni, ad esempio, si lamentava del fatto che molti, anche nel clero, non credano «più nel demonio e negli esorcismi, e nemmeno nel potere che Gesù ha concesso di scacciare i demoni». E questo era tanto più grave in un’epoca nella quale era ed è crescente l’attrazione per la magia, l’occulto, il satanismo: «Lo spaventoso calo della fede in tutta l’Europa cattolica fa sì che la gente si getti tra le mani di maghi e cartomanti, mentre prosperano le sette sataniche», non si stancava di denunciare.
Padre Amorth entrò giovanissimo nella Società San Paolo e venne consacrato sacerdote a Roma nel 1951. Fu formatore di religiosi paolini, insegnante, animatore spirituale, scrittore, giornalista. Nel 1985 il cardinale Ugo Poletti (1914-1997) lo nominò esorcista della diocesi di Roma, ruolo che lo rese celebre e a cui ha dedicato con serietà e impegno gli ultimi trent’anni della sua vita.
Nel momento della morte l’allora Superiore generale della Società San Paolo don Valdir José De Castro, assieme al superiore provinciale dell’Italia don Eustacchio Imperato, ne hanno attestato non solo il meritorio servizio alla Chiesa ma anche «l’intenso ministero paolino»con il quale padre Amorth «ha testimoniato tutto il suo amore a Gesù Maestro e a sua Madre Maria, Regina degli Apostoli» (L’Osservatore Romano, 18 settembre 2016, p. 6).
Padre Amorth ha lavorato come esorcista nella diocesi di Roma dal 1986 fino alla morte, avvenuta nell’Urbe il 16 settembre 2016. Inizialmente assistette il passionista Candido Amantini (1914-1992), che aveva ricoperto l’incarico per trentasei anni, prima di prenderne il posto. In questo periodo p. Amorth “ha salvato” migliaia di anime “in perdizione” (60.000 secondo le sue stesse affermazioni). I suoi libri continuano ad essere letti, tradotti e rieditati anche all’estero (si veda l’ultima ristampa Lutter contre les forces du mal pubblicata dalla casa editrice francese Presses du Châtelet, Parigi 2024, pp. 276). Il best-seller mondiale Un esorcista racconta (Presentazione di p. Candido Amantini, Edizioni Dehoniane, Bologna 1990, pp. 232), tradotto in 23 lingue, è giunto quest’anno alla 21° ristampa in Italia.
Dell’insegnamento del grande religioso paolino resta oggi il monito contro le pratiche occultistiche che, oltre a provocare danni psichici alla persona, come ansia, stress e apprensione, rischiano non di rado di provocare gravi rischi di natura spirituale a causa dell’intervento diretto del demonio. Denunciando l’inadeguata formazione sulla materia dello spiritismo da parte di molti sacerdoti e talvolta anche vescovi, la missione di padre Amorth servirebbe ancora nel nostro Paese a causa del progressivo venir meno del ruolo delle agenzie educative, pubbliche e private. Un esempio di tale situazione?
L’irresponsabilità recentemente manifestata dai vertici politici di alcune Amministrazioni locali che, nelle manifestazioni di socializzazione finanziate per la cittadinanza, «promuovono sempre più iniziative legate al tema della stregoneria e dell’occulto, considerandole un’attrazione che garantisce introiti ai Comuni e benefici al cosiddetto settore secondario» (Benevento e la Festa delle Streghe, Il Mattino, 29 marzo 2025).
L’ha denunciato da ultimo (non ripresa da quasi nessuno dei grandi media e, cosa ancor più grave, dalle testate cattoliche) l’Associazione internazionale degli esorcisti, stigmatizzando in particolare l’evento che si è svolto lo scorso mese a Benevento, dove il cui sindaco è Clemente Mastella, con una lunga carriera politica iniziata con la Democrazia Cristiana. Ebbene, proprio l’amministrazione da lui guidata – ha sottolineato l’AIE -ha promosso nei giorni coincidenti con l’equinozio di primavera (21-23 marzo), l’evento denominato “Janara – Le streghe di Benevento“, aperto da una conferenza con tutti i sindaci delle “città delle streghe” (Rifreddo, Triora, Castel del Monte, Uggiano, compresa la città di Salem, in Massachusetts).
«Pensare di intrattenere la popolazione, compresi i bambini e gli adolescenti, con temi appartenenti al mondo del male, del maleficio, dell’orribile e del macabro, come la stregoneria, denota un gravissimo malessere interiore e un’assenza di coscienza civile – ha affermato in un comunicato l’Associazione oggi presieduta da mons. Karel Orlita, esorcista della diocesi di Brno, Repubblica Ceca -, soprattutto in coloro che occupano ruoli politici o istituzionali e che promuovono con enfasi tali insensate iniziative. Favorire il mondo delle tenebre anziché quello della luce non può che portare prima o poi inevitabilmente a conseguenze tragiche».
Card. Parolin: la misericordia è la gioia del Vangelo
“Gesù Risorto si presenta ai suoi discepoli, mentre si trovano nel cenacolo dove si sono rinchiusi per paura, con le porte sbarrate. Il loro stato d’animo è turbato e il loro cuore è nella tristezza, perché il Maestro e Pastore che avevano seguito lasciando tutto è stato inchiodato sulla croce. Hanno vissuto cose terribili e si sentono orfani, soli, smarriti, minacciati e indifesi”: è stato il card. Pietro Parolin, già Segretario di Stato, a presiedere la celebrazione eucaristica sul sagrato della Basilica Vaticana nel secondo giorno dei Novendiali in suffragio di papa Francesco, nella domenica dedicata alla Divina Misericordia, a cui hanno partecipato i dipendenti ed i fedeli della Città del Vaticano, nonché gli adolescenti convenuti a Roma per il Giubileo ad essi dedicato.
Nell’omelia il card. Parolin ha sottolineato il dolore per la morte di papa Francesco: “L’immagine iniziale che il Vangelo ci offre in questa domenica può rappresentare bene anche lo stato d’animo di tutti noi, della Chiesa e del mondo intero. Il Pastore che il Signore ha donato al suo popolo, papa Francesco, ha terminato la sua vita terrena e ci ha lasciati. Il dolore per la sua dipartita, il senso di tristezza che ci assale, il turbamento che avvertiamo nel cuore, la sensazione di smarrimento: stiamo vivendo tutto questo, come gli apostoli addolorati per la morte di Gesù”.
Però, riprendendo l’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’, la resurrezione di Gesù ‘riempie il cuore’ di gioia con un preciso riferimento riferito ai giovani: “Eppure, il Vangelo ci dice che proprio in questi momenti di oscurità il Signore viene a noi con la luce della risurrezione, per rischiarare i nostri cuori… La gioia pasquale, che ci sostiene nell’ora della prova e della tristezza, oggi è qualcosa che si può quasi toccare in questa piazza; la si vede impressa soprattutto nei vostri volti, cari ragazzi e adolescenti che siete venuti da tutto il mondo a celebrare il Giubileo. Venite da tante parti: da tutte le Diocesi d’Italia, dall’Europa, dagli Stati Uniti all’America Latina, dall’Africa all’Asia, dagli Emirati Arabi … con voi è realmente presente il mondo intero!”
Ed ha ricordato il desiderio di papa Francesco di incontrarli per raccontare loro la speranza di Cristo: “Di fronte alle tante sfide che siete chiamati ad affrontare (ricordo, ad esempio, quella della tecnologia e dell’intelligenza artificiale che caratterizza in modo particolare la nostra epoca) non dimenticate mai di alimentare la vostra vita con la vera speranza che ha il volto di Gesù Cristo”.
E’ stata un’esortazione a non sentirsi ‘abbandonati’: “Nulla sarà troppo grande o troppo impegnativo con Lui! Con Lui non sarete mai soli né abbandonati a voi stessi, nemmeno nei momenti più brutti! Egli viene ad incontrarvi là dove siete, per darvi il coraggio di vivere, di condividere le vostre esperienze, i vostri pensieri, i vostri doni, i vostri sogni, di vedere nel volto di chi è vicino o lontano un fratello e una sorella da amare, ai quali avete tanto da dare e tanto da ricevere, per aiutarvi ad essere generosi, fedeli e responsabili nella vita che vi attende, per farvi comprendere ciò che più vale nella vita: l’amore che tutto comprende e tutto spera”.
Inoltre in questa seconda domenica di Pasqua, dedicata alla Divina Misericordia, ha sottolineato che essa è stata la caratterizzazione del magistero del papa: “Proprio la misericordia del Padre, più grande dei nostri limiti e dei nostri calcoli, è ciò che ha caratterizzato il magistero di papa Francesco e la sua intensa attività apostolica, insieme all’ansia di annunciarla e condividerla con tutti (l’annuncio della buona novella, l’evangelizzazione) che è stato il programma del suo pontificato. Egli ci ha ricordato che ‘misericordia’ è il nome stesso di Dio, e, pertanto, nessuno può porre un limite al suo amore misericordioso con il quale Egli vuole rialzarci e renderci persone nuove”.
E’ stato un invito ad accogliere la sua ‘eredità’ pastorale: “E’ importante accogliere come un tesoro prezioso questa indicazione su cui Papa Francesco ha tanto insistito. E, permettetemi di dire, il nostro affetto per lui, che si sta manifestando in queste ore, non deve restare una semplice emozione del momento; la Sua eredità dobbiamo accoglierla e farla diventare vita vissuta, aprendoci alla misericordia di Dio e diventando anche noi misericordiosi gli uni verso gli altri”.
Infatti la misericordia è il ‘cuore’ della fede: “Ci ricorda che non dobbiamo interpretare il nostro rapporto con Dio e il nostro essere Chiesa secondo categorie umane o mondane, perché la buona notizia del Vangelo è anzitutto la scoperta di essere amati da un Dio che ha viscere di compassione e di tenerezza per ciascuno di noi a prescindere dai nostri meriti; ci ricorda, inoltre, che la nostra vita è intessuta di misericordia: noi possiamo rialzarci dopo le nostre cadute e guardare al futuro solo se abbiamo qualcuno che ci ama senza limiti e ci perdona”.
La misericordia pone una nuova visione di vita: “E, perciò, siamo chiamati all’impegno di vivere le nostre relazioni non più secondo i criteri del calcolo o accecati dall’egoismo, ma aprendoci al dialogo con l’altro, accogliendo chi incontriamo lungo il cammino e perdonando le sue debolezze e i suoi errori. Solo la misericordia guarisce e crea un mondo nuovo, spegnendo i fuochi della diffidenza, dell’odio e della violenza: questo è il grande insegnamento di papa Francesco”.
Infine il card. Parolin ha ricordato che papa Francesco ha evidenziato che la pace può sussistere solo attraverso il perdono: “Così, il Signore Risorto stabilisce che i suoi discepoli, la sua Chiesa, siano strumenti della misericordia per l’umanità per coloro che desiderano accogliere l’amore e il perdono di Dio.
Papa Francesco è stato testimone luminoso di una Chiesa che si china con tenerezza verso chi è ferito e guarisce con il balsamo della misericordia; e ci ha ricordato che non può esserci pace senza il riconoscimento dell’altro, senza l’attenzione a chi è più debole e, soprattutto, non può esserci mai la pace se non impariamo a perdonarci reciprocamente, usando tra di noi la stessa misericordia che Dio ha verso la nostra vita”.
(Foto: Santa Sede)
‘Codice cuore’: libro per adolescenti, per conoscere valore del corpo e della sessualità
Sei un genitore, un educatore, un professore di religione e stai cercando uno strumento per parlare ai ragazzi della dignità del corpo, di come amarsi in modo autentico e di come riconoscere una relazione tossica? Tra i tanti strumenti che potrai trovare, oggi voglio proporti un libro che ho scritto pensando soprattutto ai giovani: “Codice cuore. Trovare sé stessi per stare con qualcun altro” (Mimep Docete, 2025).
Il libro, suddiviso in dieci capitoli, affronta varie tematiche connesse all’affettività. A fare da sfondo, la Teologia del corpo, con cui Giovanni Paolo ha messo in luce la bellezza della sessualità e della coppia umana nel piano di Dio. Per invitare alla lettura, vorrei proporre un breve riassunto dei capitoli, oggi parlerò dei primi cinque, in un prossimo articolo vi presenterò gli altri cinque.
Capitolo 1: Per amare bisogna amarsi
In questa prima tappa del libro, si mette in luce la necessità di amare sé stessi, di nutrire la propria autostima, di scoprire i propri talenti. Solo se si è capaci di stare in piedi da soli (e di vivere in modo costruttivo anche i periodi di vita in cui non si ha un partner), è possibile camminare in modo sano accanto a qualcun altro. In caso contrario, è molto facile accontentarsi di “quello che capita” e finire in relazioni tossiche, caratterizzate da dipendenza emotiva. In questo capitolo trovi la testimonianza, recuperata da altre fonti, della cantante Debora Vezzani.
Capitolo 2: Io abito il mio corpo
In questa sezione si cerca di mettere in guardia da una visione materialistica del corpo, che spesso viene visto come qualcosa che possediamo, un oggetto di poco valore, in fondo, che si può anche vendere o svendere. Noi abitiamo un corpo nel senso che ‘siamo un corpo’, il corpo ha una dimensione personale; siamo un’unica realtà di mente, corpo ed anima. In questo capitolo trovi la testimonianza dello scrittore Giorgio Ponte, ripresa da un’intervista rilasciata a Punto Famiglia.
Capitolo 3: Il disegno di Dio sull’amore non includeva farsi male
La sessualità può fare male quando svuotata di ogni significato e se vissuta in modo compulsivo, alla ricerca di un mero piacere che, come arriva, svanisce, lasciandoci un vuoto. La sessualità fa male quando ci porta a consumarci a vicenda. In questo capitolo trovi una catechesi di Don Alberto Ravagnani sulla sofferenza che la sessualità causa ai ragazzi quando la vivono con disimpegno solo per “sperimentarsi”.
Capitolo 4: Cosa non ci permette di vivere in modo sano la sessualità?
Dio c’entra col sesso, ce lo ha donato Lui. Lo ricordano con forza alcuni percorsi sull’affettività improntati sulla chiamata evangelica all’amore e sulla vocazione sponsale promossa dalla Chiesa. Una di queste opere di evangelizzazione, ad esempio, è stata realizzata da Alessandra e Francesco di 5pani2pesci, di cui si parla in questo capitolo. Eppure, c’è una ferita, noi cristiani la chiamiamo ‘peccato originale’.
La comunione tra un uomo e una donna – che si verifica nella donazione dei corpi – può essere compromessa dall’egoismo, dal possesso, dalla concupiscenza. Gesù, però, ha redento i nostri corpi e anche la sessualità: quanto ne siamo consapevoli? In questo capitolo trovi la testimonianza di un attore che ha vissuto secondo i dettami mondani la sfera della sessualità, per poi recuperare la purezza.
Capitolo 5: L’intimità fisica secondo la teologia del corpo
Diventare una sola carne significa “fare l’amore a 360 gradi”: cioè, coinvolgendo mente, anima, fisicità. Attraverso l’atto sessuale, infatti, abbiamo la possibilità non solo di provare piacere (che è assolutamente sano, in una relazione sana!), ma anche di comunicare, esprimere, incarnare, affermare e testimoniare tutto l’amore che desideriamo trasmetterci l’un l’altra.
Attraverso il dono totale del nostro corpo diciamo: “Desidero che tu accolga tutto di me ciò che mi caratterizza e delinea la mia unicità: ti do i lati più belli e quelli meno belli della mia personalità, ti affido i misi sogni e le mie paure. Ti do tutto, mi metto a nudo con te, mi affido a te”.
E, al tempo stesso, rassicuriamo l’altro che Io amiamo nel medesimo modo in cui desideriamo essere amati noi: “Mi faccio custode della tua persona. Accolgo, facendoli diventare una parte di me, il tuo corpo unico e irripetibile, la tua mente, la tua anima, il tuo cuore, le tue difficoltà e i tuoi successi”. In questo capitolo trovi la testimonianza di una coppia di sposi che ha compreso il valore sacro della sessualità.
Verso la canonizzazione di Carlo Acutis: Milano, Busto Arsizio e Gallarate dedicano tre momenti
Da Assisi a Milano nel nome di Carlo Acutis. Mercoledì 12 febbraio, il Vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno, mons. Domenico Sorrentino, sarà nella Diocesi ambrosiana per ricordare la figura del giovane scomparso nel 2006 a soli 15 anni a causa di una leucemia fulminante, che sarà proclamato santo il 27 aprile durante il Giubileo degli adolescenti.
Un legame profondo, quello tra Acutis e la città di Assisi, che si è consolidato nei periodi trascorsi dal giovane nella località umbra, dove ha potuto respirare la spiritualità di San Francesco. È proprio ad Assisi che il 10 ottobre 2020 Carlo è stato beatificato e dove ora riposa nel Santuario della Spogliazione, meta di pellegrinaggio da parte di fedeli di tutto il mondo.
La giornata di mons. Sorrentino inizierà alle 10.30 con un incontro che si svolgerà nella chiesa di Santa Maria Segreta (piazza Nicolò Tommaseo), quella che Carlo frequentava quotidianamente: con lui interverranno don Giuseppe Como, Vicario episcopale per l’Educazione e la Celebrazione della fede e per la Pastorale scolastica della Diocesi di Milano, suor Monica Ceroni, ex insegnante di Carlo all’Istituto Marcelline Tommaseo, e Claudio Cogliati, presidente della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza, che rappresenterà l’ospedale in cui Acutis ha trascorso i suoi ultimi giorni.
Durante l’incontro sarà presentato ‘Carlo Acutis sulle orme di Francesco e Chiara d’Assisi – Originali non fotocopie’ (Edizioni Francescane italiane), il libro di mons. Sorrentino dedicato al beato ambrosiano e al suo legame ideale con Francesco e Chiara di Assisi: tre giovani che, seppure con esperienze di vita molto diverse, sono stati accomunati da un cammino di spogliazione e sacrificio. A moderare il dibattito sarà Catia Caramelli, giornalista di Radio24. All’evento sono invitati gli studenti delle tre scuole frequentate dal futuro santo: il Collegio arcivescovile San Carlo, l’Istituto Marcelline Tommaseo e il Leone XIII, dei gesuiti.
Nel pomeriggio, dopo un incontro privato con l’Arcivescovo di Milano, mons. Delpini, alle ore 16.00 mons. Sorrentino farà visita alla Casa circondariale di Busto Arsizio (via per Cassano Magnago 102), dove, dopo un momento di preghiera con i detenuti, consegnerà una reliquia del beato Acutis.
In serata, alle ore 21.00, nella Basilica di Santa Maria Assunta a Gallarate, dopo la preghiera del vespro, il Vescovo consegnerà un’altra reliquia di Carlo nell’ambito della ‘Staffetta di preghiera’, un’iniziativa promossa dalla FOM (Fondazione Oratori Milanesi).
Il progetto, avviato in ottobre, prevede che la reliquia venga portata nelle parrocchie della Diocesi che ne fanno richiesta: nell’occasione ogni parrocchia promuove momenti di meditazione e attività per avvicinare i giovani alla figura di Carlo e per far conoscere la sua testimonianza di fede.
Save the Children: in Italia cresce la povertà nei giovani
La povertà vissuta dai piccoli genera la sfiducia degli adolescenti, provocando ansia e senso di impotenza: si apre con un’analisi preoccupata sulla condizione dei minori la seconda edizione della biennale sui diritti dell’infanzia di Save the Children, intitolata ‘ImPossibile 2024 – Costruire il futuro di bambine, bambini e adolescenti. Ora’.
Infatti, quasi un adolescente su dieci in Italia (9,4%) tra i 15 e i 16 anni, pari a più di 100.000 ragazze e ragazzi, vive in condizioni di grave deprivazione materiale. Il 17,9% afferma che i genitori hanno difficoltà nel sostenere le spese per cibo, vestiti e bollette e l’11,6% ammette di non poter comprare un paio di scarpe nuove anche se ne ha bisogno.
Quasi uno su quattro (23,9%) inizia l’anno scolastico senza avere tutti i libri e il materiale necessario e il 24% ha difficoltà a partecipare alle gite scolastiche per motivi economici. Il 37,7% degli adolescenti vede i propri genitori spesso o sempre preoccupati per le spese e il 9% racconta che chiedono aiuto ad amici e familiari o prestiti. Il 43,7% dei 15-16enni intervistati aiuta la famiglia ad affrontare le spese, cercando di risparmiare e di non chiedere soldi per spese non indispensabili; tra questi, il 18,6% svolge qualche attività lavorativa (uno su due ha meno di 16 anni).
Inoltre più di un ragazzo su 4 in condizioni di grave deprivazione materiale afferma che non finirà la scuola e andrà a lavorare, a fronte dell’8,9% dei coetanei. Il 67,4% teme che, se anche lavorerà, non riuscirà ad avere abbastanza risorse economiche, contro il 25,9% degli adolescenti che non vivono condizioni di deprivazione.
Andando ad analizzare lo scarto tra le aspirazioni e le aspettative concrete, colpisce la consapevolezza dei ragazzi che vivono in condizioni di disagio economico circa gli ostacoli che dovranno affrontare nel loro accesso al mondo del lavoro. Il gap tra aspirazioni e aspettative concrete di avere un lavoro ben retribuito è infatti molto maggiore per questi ragazzi rispetto ai coetanei che vivono in condizioni economiche migliori. Se per questi ultimi, lo scarto è di 17,6 punti percentuali, per i più svantaggiati la forbice raggiunge i 56,4 punti percentuali, a testimoniare quanto la povertà possa generare frustrazione e gravare negativamente sui percorsi di vita.
In base alle evidenze della ricerca di Save the Children, indipendentemente dalle condizioni economiche, le più scoraggiate sono le ragazze: a prescindere dal contesto in cui crescono, le ragazze hanno aspettative più alte dei coetanei sugli studi, ma bassissime sul futuro nel mondo del lavoro. Nonostante il 69,4% pensi che frequenterà sicuramente l’università (contro il 40,7% dei maschi), ben il 46,1% delle ragazze ha paura di non trovare un lavoro dignitoso (rispetto al 30,5% dei ragazzi) e una su tre (29,4%) afferma che non riuscirà a fare ciò che desidera, a fronte del 24,3% dei ragazzi.
Guardando al proprio futuro, nonostante quasi la metà degli adolescenti intervistati provi sentimenti positivi, più del 40% ne vive di negativi come ansia (24,8%), sfiducia (5,8%) o paura (12,1%) e il 10,5% non pensa al futuro. La maggior parte è ben cosciente del peso delle disuguaglianze: quasi due terzi (64,6%) pensano che oggi in Italia una ragazza o un ragazzo che vive in famiglie con difficoltà economiche dovrà affrontare molti più ostacoli rispetto ai coetanei più abbienti, dimostrando grande consapevolezza su un ascensore sociale ormai bloccato.
Più in generale, le sfide principali che vedono all’orizzonte sono le crisi climatiche (43,2%), l’intelligenza artificiale (37,1%), le discriminazioni e la violenza (34,8%). Prevale la sfiducia nelle capacità delle istituzioni di mettere in campo politiche per ridurre le disuguaglianze (59,7%).
Per aiutare i giovani a uscire dalla condizione di deprivazione, gli adolescenti chiedono alle istituzioni pubbliche di intervenire in primo luogo con il sostegno economico per le famiglie in povertà (50,9%) e, al secondo posto, con l’introduzione di un sostegno psicologico gratuito per tutte le ragazze e i ragazzi (49,4%), confermando come il diritto al benessere psicologico sia diventato per la prima volta, grazie a loro, una vera priorità.
Commentando i dati della ricerca Raffaela Milano, direttrice del settore ‘Ricerche e Formazione’ di Save the Children, ha sottolineato l’urgenza di interventi educativi mirati: “E’ urgente intervenire per garantire alle bambine, ai bambini e agli adolescenti reali opportunità di crescita, superando le disuguaglianze legate alla condizione di origine. Occorre definire i livelli essenziali delle prestazioni per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, a partire dall’accesso alla mensa scolastica, il tempo pieno alle scuole primarie, la gratuità dei libri scolastici e il diritto allo studio universitario.
Questo intervento è prioritario, rispetto ad ogni progetto di Autonomia Differenziata che altrimenti rischierebbe di aggravare i divari già presenti. Proponiamo inoltre un Fondo nazionale per il sostegno alle aspirazioni di bambine, bambini e adolescenti in condizioni di fragilità economica con la fornitura, da parte dei Comuni, di ‘doti educative’ per allargare i loro orizzonti nel campo della cultura, della musica, dello sport. Un impegno particolare va poi dedicato alle bambine e alle ragazze, le più disilluse circa le reali opportunità di futuro, con un piano di intervento per il superamento degli stereotipi, l’avvicinamento delle bambine alle materie Stem e un sostegno concreto allo sviluppo professionale delle giovani donne nel mercato del lavoro, dal quale oggi le adolescenti si sentono escluse”.
La ricerca dimostra ancora una volta come la povertà materiale si intrecci in modo indissolubile con quella educativa: il 15% dei minori intervistati non ha in casa un posto tranquillo per studiare, l’8,8% una scrivania e l’8,4% uno smartphone che può utilizzare per studiare. Il 15,5% non possiede un tablet/computer e l’11,7% non ha un collegamento a internet veloce; il 23,2% non ha abbonamenti a servizi multimediali e app a pagamento in famiglia. Quasi 2 su 5 vivono in case con pochi libri: il 18,8% ne ha al massimo 10 (esclusi quelli scolastici), il 20% tra 11 e 25.
Fuori di casa per molti di loro la situazione non è migliore. Le aree verdi sono assenti (per il 24,2% degli intervistati) o impraticabili perché non curate (49,4%). Il 36,6% non si sente sicuro a uscire da solo nel suo quartiere. Per il 70,5% degli intervistati strade e marciapiedi non sono puliti. Mancano luoghi accessibili in cui fare sport (lo dichiara il 26,3%), spazi di aggregazione (43,3%), ma anche biblioteche facilmente accessibili (33,2%) o cinema (42%). Infine, il 34,4% afferma che dove vive i negozi stanno chiudendo a causa della crisi e quasi due terzi (65,2%) che non ci sono opportunità di lavoro. Per quasi un terzo (30,2%) è difficile spostarsi con i mezzi pubblici in altri comuni o zone della città.
Inoltre, pensando al proprio futuro, più del 40% dei giovani intervistati prova sentimenti negativi quali ansia (24,8%), sfiducia (5,8%) o addirittura paura (12,1%). Quasi due terzi (64,6%) pensano che un ragazzo/una ragazza in difficoltà economica dovrà affrontare molti ostacoli per riuscire a stare al passo con gli altri. Per gli adolescenti, la sfida più importante che la loro generazione dovrà affrontare è rappresentata dalle crisi climatiche (43,2%).
Al secondo posto l’Intelligenza Artificiale (37,1%), seguita da discriminazioni e violenza (34,8%) e dalla crisi economica (32%) e le disuguaglianze che ne derivano (30,9%). Anche la solitudine e il disagio psicologico (30,6%) vengono vissute come problematiche di rilievo, mentre migrazioni (23,2%) e calo delle nascite (12,1%) sono percepite come temi minori.
Alle istituzioni pubbliche più della metà degli adolescenti (50,9%) chiede misure di sostegno economico per le famiglie in condizioni di povertà, seguite dall’introduzione di un sostegno psicologico gratuito per tutti i ragazzi e le ragazze (49,4%), dal supporto economico per proseguire gli studi (48,7%) e dalla gratuità dei libri scolastici, dispositivi digitali o materiale per la scuola o per corsi di formazione (48,6%). Particolare importanza rivestono anche le misure a sostegno della copertura delle spese universitarie e degli alloggi per i fuori sede che non possono permetterseli (43%); un posto di lavoro una volta finita la scuola (42,8%); una retribuzione adeguata e un contratto stabile per i lavoratori (42,8%).
Infine un’indagine simile, realizzata dall’Ufficio studi Caritas Italiana in collaborazione con Save the Children sui nuclei familiari in condizione di povertà con bambini tra 0 e 3 anni assistiti dalla rete Caritas, ha evidenziato come le privazioni economiche possano influire in modo significativo sullo sviluppo delle bambine e dei bambini già dai primi mille giorni di vita.
L’acquisto di prodotti di uso quotidiano, come pannolini (58,5% degli assistiti), abiti per bambini (52,3%) o alimenti per neonati come il latte in polvere (40,8%), le visite specialistiche pediatriche private (40,3%), l’acquisto di medicinali o ausili medici per neonati, specie se in presenza di disabilità o disturbi del linguaggio (38,3%): queste le principali difficoltà che pesano sui bilanci delle famiglie in condizioni di grave disagio economico, oltre all’acquisto di giocattoli per i propri figli (37,2%), al pagamento delle rette per gli asili nido o degli spazi baby (38,6% dei nuclei) e anche, in casi di necessità, il compenso di eventuali servizi di baby-sitting (32,4%).
‘Il posto degli oratori’ una ricerca sugli oratori milanesi
Nei giorni scorsi all’Ambrosianeum di Milano è stato presentato ‘Il posto degli oratori – Una mappa delle proposte educative e ricreative per gli adolescenti di Milano’, uno studio qualitativo e quantitativo che offre una panoramica sulle proposte educative e ricreative offerte dai 146 oratori presenti nei 12 decanati in cui è suddivisa la città, realizzato tra maggio 2022 e gennaio 2023, anche attraverso la somministrazione di questionari online, da docenti e ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e del Politecnico.






























