Con p. Messa alla scoperta della devozione mariana di p. Carlo Balić

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“La devozione mariana del francescano padre Carlo Balić (1899-1977) si è manifestata non solo nello studio e nelle prestigiose pubblicazioni ma in molti altri modi compresa la fondazione della Pontificia Accademia Mariana. Ha avuto un ruolo non secondario in occasione della proclamazione del dogma di Maria Assunta il 1° novembre 1950 e approfondì tale dottrina soprattutto mediante i congressi mariani internazionali preceduti da quelli ‘mariologici’ con un carattere prettamente scientifico”: da questa descrizione iniziamo un dialogo con fra Pietro Messa, docente di ‘Storia del francescanesimo’ alla Pontificia Università Antonianum di Roma, per farci illustrare la figura di p. Carlo Balić in correlazione alla sua devozione alla Madonna.

P. Carlo Balić è stato un religioso, teologo e francescano croato, appartenente all’Ordine dei frati minori; fu fondatore della Pontificia accademia mariana internazionale (PAMI), consultore della Congregazione del Sant’Uffizio, rettore del Pontificio ateneo Antonianum, presidente della Commissione scotista internazionale e fondatore della Pontificia accademia mariana internazionale (PAMI). Fece parte anche della Commissione pontificia incaricata alla stesura della Costituzione dogmatica ‘Munificentissimus Deus’ per la proclamazione del dogma dell’Assunta nel 1950; inoltre da quest’anno fu l’organizzatore dei congressi mariologici mariani internazionali e fu promotore dell’ecumenismo in tema mariologico:

“Fedele anche alla tradizione francescana p. Balić, apprezzato dal card. Alfredo Ottaviani, approfondì la partecipazione di Maria all’opera di redenzione del Figlio e pertanto termini che esprimevano tale realtà (quale ad esempio quello di mediatrice) gli erano molto cari”.

A p. Pietro Messa abbiamo chiesto di delinearci brevemente la figura di p. Carlo Balić: “Nato in Croazia nel 1899 divenne frate e dopo gli studi teologici fu inviato a studiare a Lovanio dove approfondì gli studi del pensiero medievale. Al termine trascorse un periodo in Croazia per trasferirsi presso l’attuale Pontifica Università Antonianum, dove rimase fino alla morte sopravvenuta nel 1977”.

Quale è stata l’opera di p. Balić nell’approfondimento del culto mariano?

“Studiò e diffuse i testi francescani medievali inerenti a Maria, soprattutto quelli di Giovanni Duns Scoto. In un clima in cui la teologia era dominata non tanto dal pensiero di san Tommaso d’Aquino ma dal tomismo questa volontà di valorizzare la teologia scotista gli procurò delle incomprensioni. L’esigenza di riferirsi a edizioni attendibili lo costrinse a fare ricerche direttamente sui manoscritti per farne le dovute trascrizioni. Proprio per questo riferimento alle fonti primarie ossia non mediate da interpretazioni spesso erronee la sua autorevolezza aumentò e divenne un riferimento sicura”. 

In quale modo approfondì la partecipazione di Maria all’opera di redenzione di Gesù?

“P. Carlo Balić ebbe sempre come principale riferimento il pensiero e la spiritualità di Giovanni Duns Scoto che sarà beatificato da papa san Giovanni Paolo II nel 1993. E la teologia scotista è fortemente cristocentrica riconoscendo a Gesù il primato; tuttavia non dimentica Maria intimamente unita al figlio”.

Per quale motivo era molto devoto alla Madonna?

“La devozione mariana fu instillata in lui soprattutto dalla tradizione francescana che lungo i secoli diffuse in modo particolare il culto all’Immacolata mediante scritti ma anche opere d’arte, santuari e quant’altro”.

Perché ‘rinunciò’ ad usare la parola corredentrice?

“Per p. Carlo Balić, come per altri quale ad esempio il p. Gabriele Allegra, il titolo corredentrice non fu secondario e nelle note di una redazione del primo schema di quello che diverrà il capitolo VIII della Costituzione dogmatica ‘Lumen Gentium’ vi appare. Ma negli schemi successivi non è più presente e anche il titolo di mediatrice da numerosi vescovi fu accolto con fatica perché vi vedevano uno sminuire che Gesù è l’unico mediatore. Significativamente il recente documento inerente al titoli mariani rimanda alla dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede, ‘Dominus Jesus’, che riafferma l’unicità e l’universalità salvifica di Gesù Cristo, firmata dall’allora card. Josep Ratzinger e pubblicamente sostenuta da papa san Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000 in occasione della canonizzazione anche dei martiri uccisi in Cina. Fa riflettere che a 25 anni di distanza, sempre in occasione di un giubileo, si percepisce l’urgenza di riaffermare la centralità di Cristo rinviando al testo al testo del futuro papa Benedetto XVI”.

Per quale motivo diede vita al PAMI?

“Un vero e proprio vulcano di idee e iniziative fu il padre Balić, tutte volte ad approfondire e far conoscere soprattutto la Vergine Maria Immacolata e tra queste non meraviglia che vi fosse pure la Pontificia Accademia Mariana Internazionale che si rese benemerita negli anni soprattutto mediante i convegni mariologici e mariani internazionali”.

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