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Due appuntamenti con san Francesco d’Assisi
Un tuffo nella storia e nella spiritualità francescana. Sabato 23 maggio la Sala Consiliare di Monteprandone, in provincia di Ascoli Piceno, ospiterà un importante appuntamento culturale inserito nel ciclo ‘Incontri sull’Osservanza’. L’evento, dal titolo ‘Il San Francesco degli Osservanti’, si propone di esplorare l’eredità del Poverello d’Assisi attraverso lo sguardo e le parole dei grandi predicatori del XV secolo.
L’incontro si colloca idealmente nel solco della memoria di san Bernardino da Siena, di cui si ricorda la ricorrenza storica del 20 maggio 1444. Bernardino fu una figura chiave dell’Osservanza francescana, capace di riportare il messaggio di Francesco al centro della vita sociale e religiosa del suo tempo. Il convegno, che inizierà alle ore 10:00, vedrà la partecipazione di due autorevoli studiosi del mondo accademico:
Marco Bartoli (Libera Università Maria Santissima Assunta – LUMSA, Roma): approfondirà il tema ‘La predicazione francescana: da Francesco a Bernardino’; Lorenzo Turchi (Pontificia Università Antonianum, Roma): presenterà un contributo di grande valore documentario dal titolo ‘San Francesco in un sermone inedito di Giovanni da Capestrano’.
L’iniziativa è sostenuta dal Comune di Monteprandone, dal Centro Studi San Giacomo della Marca e dalla BCC Credito Cooperativo, in collaborazione con la Biblioteca Archivio Pinacoteca e altre realtà locali. L’appuntamento è aperto a tutta la cittadinanza e agli appassionati di storia e francescanesimo: un’occasione preziosa per riscoprire le radici di un pensiero che, partendo dal Medioevo, continua a interrogare e ispirare la società contemporanea.
Inoltre in occasione dell’VIII centenario della morte di san Francesco d’Assisi (1226–2026), la Pontificia Università Antonianum promuove il convegno internazionale ‘Francesco e la storia. Tra novitas e traditio’, in programma a Roma il 25 e 26 maggio 2026. L’iniziativa, organizzata dalla Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani insieme all’Istituto Storico Italiano per il Medioevo e al Pontificio Comitato di Scienze Storiche, intende offrire una rilettura della figura di Francesco nel contesto della storia religiosa medievale, mettendone in luce l’originalità e le relazioni con le forme della vita religiosa del tempo.
Attraverso un approccio interdisciplinare, il convegno approfondirà il rapporto tra novitas e traditio nella sequela Christi, evidenziando la portata storica e spirituale dell’esperienza francescana. I lavori si svolgeranno lunedì 25 maggio per l’intera giornata presso l’Auditorium dell’Antonianum (viale Manzoni 1) e proseguiranno martedì 26 maggio, limitatamente alla sessione mattutina, presso l’Istituto Storico Italiano per il Medioevo (piazza dell’Orologio 4). La partecipazione è libera. Agli studenti che parteciperanno a tutte le sessioni e presenteranno un breve elaborato sarà riconosciuto 1,5 ECTS. Per maggiori informazioni: convegno2026@antonianum.eu
P. Buffon rettore della Pontificia Università Antonianum
Mercoledì 11 marzo la Congregazione per l’Educazione Cattolica, nella persona del card. José Tolentino de Mendonça, ha nominato il prof. Giuseppe Buffon, O.F.M., Rettore Magnifico della Pontificia Università Antonianum per il triennio 2026-2029.
Già Decano della Facoltà di Teologia e vicerettore della Pontificia Università Antonianum, il prof. Buffon è nato a Cison di Valmarino, il 6 gennaio 1963 e ha conseguito il dottorato in Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana e in scienze storico-religiose presso la Ecole Pratique des Hautes Etudes. È professore ordinario di storia della Chiesa moderna e contemporanea presso la Pontificia Università Antonianum.
Padre Buffon è anche membro del Comitato tecnico per gli studi storici dell’Ordine dei Frati Minori, come già del Comitato operativo della sezione ‘Storia francescana’ e del consiglio di redazione di ‘Archivum Franciscanum Historicum’.
Ha iniziato la sua attività di ricerca interessandosi allo studio del genere letterario della ‘lettera pastorale collettiva’ attraverso l’analisi della documentazione prodotta dal ‘coetus episcoporum’ dell’Umbria, dalla sua fondazione (1849) alla seconda guerra mondiale; ha approfondito in seguito le origini della ‘sinodalità’ episcopale quale risposta alla ‘modernità’ attraverso un’indagine riguardante gli Atti della prima conferenza episcopale umbra (1849), celebrata a Spoleto, presente mons. Giuseppe Pecci, futuro papa Leone XIII.
Con la scelta del tema per il dottorato di ricerca, sotto la direzione del prof. Giacomo Martina, è iniziato l’interesse per il mondo francescano: un francescanesimo moderno e contemporaneo e non quello delle origini già abbondantemente sfruttato (Aspetti della vita e del governo di p. Bernardino dal Vago da Portogruaro, O.F.M., 1822-1895). Da qui il suo tentativo di operare una revisione dei criteri della storiografia francescana troppo incentrata sul tema delle origini (Economia, devozioni e pellegrinaggi alla Verna tra XVII e XIX secolo: ragioni di una durata, 2000); da qui anche l’incentivo a studiare maggiormente non tanto la storia delle istituzioni, bensì la dimensione istituzionale delle organizzazioni religiose (I francescani si confrontano con la propria storia: ricerca storica e trasformazione istituzionale, 2002).
Con gli studi a Parigi il suo interesse per la sociologia delle istituzioni e l’antropologia ha preso nuovo slancio (Dalle soppressioni alla rinascita: il ‘sine proprio’ nella prospettiva di una ‘histoire au ras du sol’, 1997; Tra ideali utopici e strategie di modernizzazione. L’Ordine dei Frati minori nel secondo Ottocento: appunti per una storia dei processi di trasformazione della vita religiosa alle soglie delle modernità, 2000).
Ha avuto inizio così una lettura assidua della sociologia delle organizzazioni nord-americana (March, Olsen, Di Maggio, Brusson) e tedesca (Luhmann) e ha avviato uno studio sulla presenza francescana in Terrasanta, con l’obiettivo di individuare le caratteristiche organizzative e quasi antropologiche di tale francescanesimo.
L’indagine è approdata all’individuazione della categoria istituzionale di ‘anarchia razionale’, ritenuta interessante per la comprensione di diversi fenomeni organizzativi attinenti al mondo francescano mediorientale [Les Franciscaines en Terre Sainte entre Religion et politique (1869-1889): une recherche institutionnelle, 2002)]. Continuavano, intanto, gli approfondimenti intorno ad altri percorsi di sociologia religiosa [‘Speculum facti sumus mundo’: minorità/povertà come fattore di mobilitazione nei processi di riforma (XVIXIX sec.), 2002], integrati anche da apporti statistici (Socialità religiosa in numeri: i francescani in Piemonte nel secondo Ottocento, tra dispersione e tentativi di ricostruzione e/o rifondazione, 2003), alternati a nuove aperture verso la storia, ad esempio del francescanesimo femminile (Francescanesimo al femminile nel nuovo mondo (1865-1890): una via di modernizzazione della vita religiosa, 2003).
Le sue indagini sulla Terra Santa e in parte quella sugli Stati Uniti hanno consentito di approfondire anche il tema missionario, trattato secondo le categorie della spazialità: mobilitazione, mondializzazione, universalismo cosmografico e antropologico (Tra spazio e territorio: la missione francescana in epoca moderna, 2006). Tra le ricerche in corso va segnalata quella sulle congregazioni religiose femminili, che tenterà di verificare i parametri e gli esiti dell’evoluzione organizzativa di una congregazione posta tra vecchio e nuovo mondo, cioè tra modernità e tradizione.
L’incarico, conferitogli nel 2006, di offrire un corso intorno alla storia dei francescani in età moderna e contemporanea (1517-1980), l’ha indotto allo studio e alla redazione di una ricerca intorno alla storia della storiografia francescana (Francescanesimo in epoca moderna: una storia omessa?, 2008).
L’Enciclopedia francescana Treccani: una summa critica sul Poverello e la sua eredità spirituale
Nel quadro delle celebrazioni del Centenario del Transito di san Francesco d’Assisi, l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani offre alla comunità scientifica, ecclesiale e culturale un’opera destinata a segnare un punto di riferimento duraturo negli studi francescani: l’Enciclopedia francescana. Francesco d’Assisi. Monumentale per concezione, ampiezza e rigore scientifico, l’opera si colloca nel solco delle grandi enciclopedie tematiche treccane dedicate alle figure fondative della tradizione culturale europea, da Dante a Virgilio, da Federico II a Machiavelli.
Articolata in due volumi organizzati in lemmi alfabetici, l’Enciclopedia francescana nasce con l’intento dichiarato di indagare la figura di Francesco d’Assisi nella sua centralità storica e religiosa, secondo una duplice prospettiva: sincronica, attenta al contesto del XIII secolo e alla vicenda personale del santo, e diacronica, volta a ricostruirne la ricezione, l’interpretazione e la diffusione fino alla contemporaneità.
Attraverso oltre seicento voci, l’opera affronta in modo sistematico il problema delle fonti francescane, gli scritti autentici di Francesco, le testimonianze dei compagni e degli agiografi, nonché le complesse questioni sorte dopo la sua morte: dalla disputa sulla povertà alla vera intentio della Regola, dai commenti medievali al Testamento fino alle diverse declinazioni spirituali e istituzionali degli Ordini francescani.
Uno degli elementi di maggiore originalità dell’Enciclopedia è l’attenzione riservata alla dimensione globale della presenza francescana. La diffusione dell’esperienza minoritica viene analizzata attraverso voci dedicate ai diversi continenti e Stati del mondo, restituendo la portata planetaria di un carisma che, partendo da Assisi, ha raggiunto ogni latitudine, fino agli estremi confini dell’Antartide. Accanto alla ricostruzione storica e teologica, l’opera indaga l’immagine di Francesco nella letteratura, nell’arte e nella cultura, seguendo le molteplici metamorfosi della sua figura: da Francesco di Dante a quello della modernità, fino alle interpretazioni contemporanee, non prive di tensioni, semplificazioni o accentuazioni ideologiche.
Fedeli al metodo enciclopedico Treccani, i curatori hanno affidato il racconto di frate Francesco innanzitutto alle parole: quelle del santo stesso, quelle dei suoi primi compagni e quelle della tradizione agiografica. Ne emerge un ritratto insieme umano e spirituale, attento ai dettagli concreti dell’esistenza (l’abito, la malattia, il rapporto con i libri), così come alle grandi questioni ecclesiali e interreligiose, incluse le missioni e l’incontro con il mondo musulmano.
A questa trama testuale si affianca un imponente apparato iconografico: 172 tavole fuori testo, organizzate in percorsi tematici, che attraversano i secoli della rappresentazione artistica francescana. Da Giotto a Benozzo Gozzoli, da Ribera a Tiepolo, le immagini non svolgono una funzione meramente illustrativa, ma costituiscono un vero e proprio commento visivo alla ricezione del messaggio francescano nella storia dell’arte europea.
La direzione scientifica, affidata a studiosi di primo piano quali Attilio Bartoli Langeli, Sofia Boesch Gajano, Luciano Canfora, Isabelle Heullant-Donat, Alberto Melloni, André Vauchez e Gabriella Zarri, garantisce il rigore metodologico e l’ampiezza interdisciplinare dell’opera, che si avvale del contributo dei più autorevoli specialisti a livello nazionale e internazionale. Dal punto di vista editoriale, l’Enciclopedia francescana si presenta come un oggetto di alto valore simbolico e materiale: due volumi per un totale di 1452 pagine, in formato grande, rilegati in pelle con fregi in oro, tiratura limitata a 1.000 copie numerate, ciascuna custodita in un cofanetto rivestito in tela moiré.
Nel contesto delle celebrazioni francescane, l’Enciclopedia francescana si configura come un autentico strumento di lavoro destinato a studiosi, teologi, storici, religiosi e a quanti desiderino confrontarsi con la complessità del fenomeno francescano. In essa, la figura di Francesco d’Assisi emerge nella sua inesauribile capacità di interrogare la Chiesa e il mondo, confermando, a otto secoli di distanza, la forza profetica di una vita “secondo la forma del santo Vangelo”.
(Tratto da assisiofm)
Imminente l’apertura ad Assisi delle celebrazioni ufficiali per l’VIII Centenario del Transito di San Francesco
Dopodomani, sabato 10 gennaio 2026, nella suggestiva cornice della Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola (Perugia), saranno aperte alle ore 10 le celebrazioni ufficiali dell’VIII Centenario del Transito di San Francesco di Assisi 1226/2026.
Il rito prenderà significativamente vita presso la ‘Cappella del Transito’ del Poverello d’Assisi, custodita dietro la Porziuncola, che è memoria degli ultimi momenti terreni di san Francesco che, ormai cieco e segnato dalle stimmate, qui volle essere deposto ‘nudo sulla nuda terra’, il 3 ottobre 1226, come gesto supremo di fede nella paternità di Dio e di accettazione della «sorella morte corporale».
Per l’occasione sarà eccezionalmente esposto nella Basilica il più antico dipinto raffigurante san Francesco di Assisi conservato presso il Museo della Porziuncola, ovvero l’opera del cosiddetto ‘Maestro di San Francesco’ (metà del XIII secolo), che raffigura il Santo con le stigmate chiaramente visibili, espressione della sua piena e definitiva conformatio Christi.
Saranno presenti i rappresentanti delle Famiglie Francescane del mondo, fra u quali fra Massimo Fusarelli OFM, Ministro generale dei Frati Minori, fra Carlos Alberto Trovarelli OFM Conv, Ministro generale dei Frati Minori Conventuali, fra Roberto Genuin OFM Cap, Ministro generale dei Frati Minori Cappuccini, Tibor Kauser OFS, Ministro generale dell’Ordine Francescano Secolare, fra Amando Trujillo Cano, Ministro generale del Terzo Ordine Regolare e suor Daisy Kalamparamban, Presidente della Conferenza Francescana Internazionale dei Fratelli e delle Sorelle del Terz’Ordine Regolare. L’intero rito sarà trasmesso in diretta streaming sui canali ufficiali della Provincia Serafica di San Francesco d’Assisi, che gestisce i luoghi francescani storici come la Porziuncola, San Damiano e l’Eremo delle Carceri e coordina la vita spirituale e missionaria dei frati minori in Umbria e Sardegna: https://assisiofm.it/.
Con p. Messa alla scoperta della devozione mariana di p. Carlo Balić
“La devozione mariana del francescano padre Carlo Balić (1899-1977) si è manifestata non solo nello studio e nelle prestigiose pubblicazioni ma in molti altri modi compresa la fondazione della Pontificia Accademia Mariana. Ha avuto un ruolo non secondario in occasione della proclamazione del dogma di Maria Assunta il 1° novembre 1950 e approfondì tale dottrina soprattutto mediante i congressi mariani internazionali preceduti da quelli ‘mariologici’ con un carattere prettamente scientifico”: da questa descrizione iniziamo un dialogo con fra Pietro Messa, docente di ‘Storia del francescanesimo’ alla Pontificia Università Antonianum di Roma, per farci illustrare la figura di p. Carlo Balić in correlazione alla sua devozione alla Madonna.
P. Carlo Balić è stato un religioso, teologo e francescano croato, appartenente all’Ordine dei frati minori; fu fondatore della Pontificia accademia mariana internazionale (PAMI), consultore della Congregazione del Sant’Uffizio, rettore del Pontificio ateneo Antonianum, presidente della Commissione scotista internazionale e fondatore della Pontificia accademia mariana internazionale (PAMI). Fece parte anche della Commissione pontificia incaricata alla stesura della Costituzione dogmatica ‘Munificentissimus Deus’ per la proclamazione del dogma dell’Assunta nel 1950; inoltre da quest’anno fu l’organizzatore dei congressi mariologici mariani internazionali e fu promotore dell’ecumenismo in tema mariologico:
“Fedele anche alla tradizione francescana p. Balić, apprezzato dal card. Alfredo Ottaviani, approfondì la partecipazione di Maria all’opera di redenzione del Figlio e pertanto termini che esprimevano tale realtà (quale ad esempio quello di mediatrice) gli erano molto cari”.
A p. Pietro Messa abbiamo chiesto di delinearci brevemente la figura di p. Carlo Balić: “Nato in Croazia nel 1899 divenne frate e dopo gli studi teologici fu inviato a studiare a Lovanio dove approfondì gli studi del pensiero medievale. Al termine trascorse un periodo in Croazia per trasferirsi presso l’attuale Pontifica Università Antonianum, dove rimase fino alla morte sopravvenuta nel 1977”.
Quale è stata l’opera di p. Balić nell’approfondimento del culto mariano?
“Studiò e diffuse i testi francescani medievali inerenti a Maria, soprattutto quelli di Giovanni Duns Scoto. In un clima in cui la teologia era dominata non tanto dal pensiero di san Tommaso d’Aquino ma dal tomismo questa volontà di valorizzare la teologia scotista gli procurò delle incomprensioni. L’esigenza di riferirsi a edizioni attendibili lo costrinse a fare ricerche direttamente sui manoscritti per farne le dovute trascrizioni. Proprio per questo riferimento alle fonti primarie ossia non mediate da interpretazioni spesso erronee la sua autorevolezza aumentò e divenne un riferimento sicura”.
In quale modo approfondì la partecipazione di Maria all’opera di redenzione di Gesù?
“P. Carlo Balić ebbe sempre come principale riferimento il pensiero e la spiritualità di Giovanni Duns Scoto che sarà beatificato da papa san Giovanni Paolo II nel 1993. E la teologia scotista è fortemente cristocentrica riconoscendo a Gesù il primato; tuttavia non dimentica Maria intimamente unita al figlio”.
Per quale motivo era molto devoto alla Madonna?
“La devozione mariana fu instillata in lui soprattutto dalla tradizione francescana che lungo i secoli diffuse in modo particolare il culto all’Immacolata mediante scritti ma anche opere d’arte, santuari e quant’altro”.
Perché ‘rinunciò’ ad usare la parola corredentrice?
“Per p. Carlo Balić, come per altri quale ad esempio il p. Gabriele Allegra, il titolo corredentrice non fu secondario e nelle note di una redazione del primo schema di quello che diverrà il capitolo VIII della Costituzione dogmatica ‘Lumen Gentium’ vi appare. Ma negli schemi successivi non è più presente e anche il titolo di mediatrice da numerosi vescovi fu accolto con fatica perché vi vedevano uno sminuire che Gesù è l’unico mediatore. Significativamente il recente documento inerente al titoli mariani rimanda alla dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede, ‘Dominus Jesus’, che riafferma l’unicità e l’universalità salvifica di Gesù Cristo, firmata dall’allora card. Josep Ratzinger e pubblicamente sostenuta da papa san Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000 in occasione della canonizzazione anche dei martiri uccisi in Cina. Fa riflettere che a 25 anni di distanza, sempre in occasione di un giubileo, si percepisce l’urgenza di riaffermare la centralità di Cristo rinviando al testo al testo del futuro papa Benedetto XVI”.
Per quale motivo diede vita al PAMI?
“Un vero e proprio vulcano di idee e iniziative fu il padre Balić, tutte volte ad approfondire e far conoscere soprattutto la Vergine Maria Immacolata e tra queste non meraviglia che vi fosse pure la Pontificia Accademia Mariana Internazionale che si rese benemerita negli anni soprattutto mediante i convegni mariologici e mariani internazionali”.
Padre Pietro Messa racconta le ‘profezie’ di san Francesco d’Assisi
Nell’attesa dell’elezione del nuovo pontefice è stato fisiologico il riapparire e circolare di una serie di predizioni e ipotetiche. Così quando papa Benedetto XVI terminò il suo pontificato venerdì 28 febbraio 2013 e vi era la sede vacante fino all’elezione di papa Francesco il 13 marzo successivo fu scontato il richiamo a Celestino V (1215-1296) che pochi mesi dopo essere stato eletto diede le dimissioni; meno immediato il rimando al beato Raimondo Lullo (1232-1316) che narra di un pontefice che si ritira a vita eremitica nel Romanzo di ‘Evast e Blaqueran’ (in traduzione italiana a cura di Simone Sari).
Meno conosciute sono alcune profezie attribuite a san Francesco d’Assisi inerenti i successori di san Pietro apostolo: vaticini diffusi soprattutto nel periodo dello scisma d’Occidente (1378-1417), ossia quando il papa fece ritorno a Roma e alcuni cardinali ad Avignone elessero un altro pontefice: “Fu un periodo molto tribolato nella storia della Chiesa tanto che l’esigenza di una riforma ecclesiale era desiderata e proclamata da tutti.
In questi anni turbolenti le profezie attribuite al Santo d’Assisi furono l’annuncio di una speranza, ossia che quel tempo di confusione e corruzione non sarebbe durato per sempre ma avrebbe avuto un termine”, ha sottolineato padre Pietro Messa, docente di Storia del francescanesimo presso la Pontificia Università Antonianum di Roma, nell’introduzione al libro ‘Francesco profeta. La costruzione di un carisma’ del prof. André Vauchez.
San Francesco ha mai parlato o si è mai rivolto espressamente, in scritti che lo riguardano, ai Papi?
“Nel Testamento composto nel 1226 pochi mesi prima di morire Francesco afferma che dopo la rivelazione avuta di vivere al modo del Vangelo fece scrivere tale forma di vita ‘con poche parole e con semplicità’ e il papa gliela confermò. Nella Regola poi dice che ‘promette obbedienza e riverenza al signor papa Onorio e ai suoi successori canonicamente eletti ed alla Chiesa romana’. Tra i suoi scritti vi è uno ai reggitori dei popoli ma nessuno rivolto ai papi e questo perché volle sempre avere l’atteggiamento evangelico di minorità ed ecclesiale di obbedienza non solo verso il papa o i vescovi ma anche nei confronti dei semplici sacerdoti”.
In cosa consistono ‘Le profezie papali di san Francesco d’Assisi’?
“La vita santa di Francesco d’Assisi è stata scritta da vari biografi o più precisamente agiografi i quali hanno evidenziato anche il carisma profetico dell’Assisiate. Con il passare degli anni e dei secoli gli furono attribuite varie profezie nel significato di previsioni tra cui alcune inerenti anche elezioni di pontefici. Tutto ciò che ai nostri occhi appare strano ed esoterico in realtà era un modo per affermare che nonostante le grandi problematiche ecclesiali (soprattutto durante lo Scisma d’Occidente in cui vi era un papa a Roma e uno in Francia a Avignone) la storia non era in balia del caso ma vi fosse la presenza provvidente del Signore che alla fine avrà la meglio. Era un modo per affermare la speranza”.
Cosa significava per san Francesco il termine ‘profezia’?
“In quel tempo la profezia era innanzitutto la capacità di vedere in profondità la storia ma anche la creazione e soprattutto la Bibbia. In quest’ultimo caso profeta è nientemeno l’esegeta che studia i diversi significati della Scrittura e poi li annuncia mediante la predicazione; si tratta di colui che come Balaam, figlio di Beor è un ‘uomo dall’occhio penetrante’ (Numeri 24,15)”.
Come reagì l’Ordine francescano davanti a tali presunte profezie?
“Quando tali enunciati potevano essere collocati in una teologia della storia confacente all’Ordine minoritico erano accolti e persino ostentati mentre nel caso risultassero dirompenti oppure persino pericolosi venivano banditi”.
Nel libro c’è anche un capitolo dedicato a Cristoforo Colombo: quale è stato il rapporto tra Cristoforo Colombo e il santo di Assisi?
“Francesco d’Assisi dopo aver cambiato vita facendo misericordia con i lebbrosi si incamminò assieme ai primi fratelli esortando ad abbandonare i vizi e vivere secondo le virtù del Vangelo. Tale predicazione si estese anche tra i non cristiani e così i francescani dopo alcuni decenni si trovarono nel cammino verso la terra di Cina. Quella parte del mondo frequentata da mercanti era vista anche come un luogo teologicamente importante per la predicazione del Vangelo e nel tentativo di raggiungerla navigando verso Ovest ecco Cristoforo Colombo si ritrovò in quella terra che sarà denominata America”.
Inoltre non è stato tralasciato l’esame del pensiero di Gioacchino da Fiore: quanto influì tale pensiero nell’ordine francescano?
“Soprattutto a motivo delle stimmate Francesco d’Assisi era presentato come un santo nuovo che diede inizio a un ordine nuovo. Con tale consapevolezza quando a metà del secolo XIII entrarono in contatto con gli scritti di Gioacchino da Fiore i frati Minori accentuarono una lettura escatologica della loro storia”.
Quindi i frati Minori furono gli osservanti della profezie di san Francesco?
“Certamente erano attenti a tali profezie e da esse traevano incentivo per le loro scelte essendo una carica carismatica considerevole. L’utilizzo che ne fecero non fu univoco: infatti alcuni le utilizzò per evidenziare il proprio ruolo anche ecclesiale sfociando a volte nella prepotenza. Altri invece per radicarsi ancora di più in uno stile evangelico in cui l’uso povero dei beni era considerato un aspetto importante. Questo mostra tutta l’ambivalenza delle profezie che facendo spesso uso del linguaggio simbolico si prestano non a un’interpretazione univoca ma equivoca ossia a più significati a volte persino contraddittori”.
Il Cantico delle creature può essere visto come una ‘profezia’?
“La profezia nella Bibbia è la parola detta da un uomo che parla a nome del Signore. In tal senso si può affermare che il Cantico composto ottocento anni fa da frate Francesco è veramente una visione penetrante della realtà. Infatti l’Assisiate lo compose dopo che l’Altissimo gli dette di riconoscere che l’ultima parola non erano le grandi tribolazioni e sofferenze che stava vivendo ma il paradiso il quale è nient’altro che essere con il Signore. Proprio come Gesù disse a colui che gli era accanto nelle crocifissione: Oggi sarai con me, in Paradiso”.
(Tratto da Aci Stampa)
Statio Peregrinorum: molti turisti ‘lenti’ hanno visitato la basilica di san Francesco ad Assisi
Continua a crescere ancora il turismo lento dei pellegrini che giungono ad Assisi per visitare la basilica di San Francesco e fare un’esperienza spirituale di fronte alle reliquie del Santo, come testimoniano le statistiche elaborate dalla ‘Statio Peregrinorum’, presentate nei giorni scorsi da Roberta Gallina e Samantha Cesaretti, componenti dell’associazione ‘Sentieri di felicità’, da fra Jorge Fernánde e da fra Rafael Normando, coordinatori della ‘Statio Peregrinorum’.
Infatti dalle statistiche è emerso che il numero totale dei pellegrini segna un nuovo record: 4483 (4227 nel 2023), che narra un equilibrio tra uomini e donne (rispettivamente 49,4% e 50,06%) ed un’ulteriore crescita degli arrivi in gruppo (38,5%, 34,2% nel 2023) rispetto a quelli in solitaria (61,5%, 65,8% nel 2023). Rimangono quasi invariate le modalità di percorrenza dei cammini: 96,9% a piedi, 2,9% in bicicletta.
Gli italiani passano dal 51% del 2023 al 49,85% del 2024. Per quanto riguarda la provenienza dei pellegrini stranieri, l’11,95% arriva dalla Germania, il 5,62% dagli Stati Uniti e il 5,18% dalla Francia. Anche se gli ultrasessantenni rimangono la maggioranza (52,9% rispetto al 59% del 2023), tornano a crescere le fasce più giovani: 35,3% per la fascia 30-60 anni (32,1% nel 2023), 8,9% per la fascia 18-30 (6,3% nel 2023), 3% per la fascia under 18. Riguardo all’occupazione, il 21,12% dei pellegrini è in pensione (21,29% nel 2023), l’11,99% sono studenti (8,52% nel 2023) e l’8,48% insegnanti (8,62% nel 2023).
La motivazione principale che spinge ad intraprendere un cammino rimane quella religiosa (41,41% rispetto al 46,73% del 2023), quella culturale riguarda l’1,89% dei casi, e nel 22,8% dei casi troviamo altre motivazioni. In questo modo la ‘Via di Francesco’ si conferma il cammino francescano maggiormente percorso dai pellegrini con l’80,93% (81,4% nel 2023), a cui seguono il ‘Cammino di Assisi’ con il 5,34%, la ‘Via Lauretana’ con il 2,79%, Di qui passò Francesco con il 2,33%, ‘Cammino Francescano della Marca’ con il 2,28%, ‘Vézelay-Assisi’ 2,21%, Altri 1,89%.
A tal proposito fra Marco Moroni, custode del Sacro Convento, ha detto che tale crescita turistica è molto importante: “Nella nostra epoca e nel nostro contesto culturale segnati dall’impatto della tecnologia e dallo stile di vita che da essa scaturisce, è molto significativo il trend in crescita del turismo lento e del pellegrinaggio a piedi, come opportunità di tornare all’essenziale. E la ricerca dell’essenziale, da che mondo è mondo, è il primo passo di ogni cammino spirituale autentico”.
Tali cammini sono l’essenza del francescanesimo: “San Francesco, l’uomo che è stato pellegrino nei campi, nei borghi e nei castelli del suo tempo per invitare gli uomini e le donne a focalizzare la loro vita intorno a Colui e a ciò che non passa e non ‘arrugginisce’, continua a invitare tante persone (anche attraverso il turismo lento) a compiere questo itinerario, che mentre è fisico, è allo stesso tempo interiore. E noi suoi figli e discepoli siamo felici e onorati di poter accogliere, sostenere e valorizzare coloro che hanno questo coraggio e si mettono in cammino”.
A tal proposito il vescovo delle diocesi di Gubbio e di Città di Castello, mons. Luciano Paolucci Bedini, ha sottolineato che è necessario coinvolgere maggiormente i giovani in queste esperienze: “Non possiamo dimenticare che dietro i numeri delle statistiche ci sono anzitutto i volti delle persone, che sono ciò che davvero conta. in secondo luogo, prendendo atto di un turismo lento che riguarda soprattutto degli ultrasessantenni, dovremmo interrogarci e impegnarci maggiormente, come società e agenzie educative, per un maggior coinvolgimento dei giovani in questo tipo di esperienze, che sono sempre e comunque anche un viaggio interiore in profondità”.
(Foto: Statio Peregrinorum)


























