Il Primo Ministro armeno Pashinyan: non si firma un trattato tra Armenia e Azerbajgian a causa della sfiducia reciproca

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Il Primo Ministro armeno, Nikol Pashinyan, ha spiegato perché l’Armenia non firma un trattato di pace con l’Azerbajgian, anche se, come ha detto in precedenza, i principi del trattato sono concordati. «In generale il motivo è la sfiducia tra le parti, perché ogni volta vediamo nelle dichiarazioni e in alcune azioni dell’Azerbajgian, e forse loro vedono nelle nostre, l’intenzione di abbandonare gli accordi e pianificare azioni aggressive, che ha un impatto negativo sul lavoro testuale del trattato di pace», ha detto Pashinyan.

Pashinyan ha affermato che restano da chiarire diverse altre questioni cruciali, una delle quali è lo sviluppo di un meccanismo per superare le possibili interpretazioni errate del contenuto del trattato di pace. «Purtroppo, la realtà è che a volte ogni frase può essere interpretata in modo diverso, quindi dobbiamo avere interpretazioni molto chiare su come superare questo problema in caso di interpretazioni divergenti. L’altra questione è la creazione di garanzie di sicurezza, in modo che non sia possibile alcuna escalation dopo la firma del trattato di pace», ha detto Pashinyan. Il Primo Ministro armeno ha aggiunto che il suo governo intende intensificare il lavoro diplomatico e politico per superare questi problemi.

Cos’è la pace vera, in mezzo a tutte queste guerre? Cosa vogliono dire i 2500 anni di storia armena dell’Artsakh per tutti noi? “L’Artsakh fu crocifisso come Cristo. Nulla succede per caso. Artsakh risorgerà come Cristo”.

Ricordiamo le informazioni aggiornate in riferimento alla conferenza organizzata dall’associazione “Germoglio”, dedicata all’Artsakh/Nagorno-Karabakh con video-testimonianze di persone sfollate, che si svolgerà giovedì 23 novembre 2023 alle ore 20.15 presso il Liceo diocesano in via Lucino 79 a Breganzona, Lugano, Svizzera.

Interverranno:
– Padre Derenik, l’ultimo uomo a lasciare l’Artsakh
– Renato Farina, giornalista ed ex-parlamentare
– Teresa Mkhitaryan, Presidente dell’Associazione “Il germoglio”.

Modera la Dott.ssa Ilda Soldini, Istituto di studi italiani dell’Università della Svizzera italiana

I posti sono limitati. Per la partecipazione inviare un messaggio a Teresa Mkhitaryan via email [QUI] o via SMS o WhatsApp al numero +41792007110.

«Credo fermamente che al mondo ci sono persone per le quali la giustizia è un valore intangibile; credo ci siano Cristiani che credono che con la grazia di Dio, ci sarà la vittoria. Perché il nostro Dio è un Dio vittorioso. La nostra unica speranza è nell’unità, quando siamo uniti, siamo invincibili. Quelle terre sono armene e devono tornare di nuovo ad essere armene. Cristo è Dio vittorioso e ha donato Amore al mondo e quindi amiamoci l’un l’altro. L’Amore vincerà il mondo. E noi Cristiani abbiamo avuto la grazia di ricevere l’Amore in questo mondo. Amiamoci, rispettiamoci e il mondo sarà più bello. E a quel punto noi non piangeremo più di dolore, avremo lacrime di gioia» (Padre Derenik).

Non c’è libertà senza giustizia. Non c’è giustizia senza libertà (Padre Derenik – Korazym.org, 6 novembre 2023 [QUI])

Parlando di fiducia: «Oggi ricorre il secondo mese dell’aggressione azera contro il popolo del Nagorno-Karabakh e la fase finale del genocidio. La comunità internazionale mantiene l’impunità dell’Azerbajgian e talvolta parla in modo ambiguo del diritto al ritorno trascurando le cause del genocidio e le garanzie future» (Artak Beglaryan).

Parlando di fiducia: «Possiedo dati attendibili secondo cui gli Azeri hanno danneggiato molte case e rubato veicoli della popolazione del Nagorno-Karabakh sfollata con la forza alla fine di settembre. Una missione internazionale di monitoraggio dei diritti umani ampia e a lungo termine è necessaria per prevenire ulteriori violazioni dei nostri diritti in quel Paese» (Artak Beglaryan).

Parlando di fiducia: è divertente che i propagandisti Azeri affermino che in Armenia non vive nessuno tranne gli Armeni. Nel centro di Yerevan quasi la metà di coloro che camminano per strada sono espatriati o stranieri. Secondo il capo del Sindacato dei Lavoratori dell’Armenia, Gagik Makaryan, circa 60.000 cittadini dell’India vivono e lavorano attualmente in Armenia. «Ogni giorno circa 100 Indiani arrivano in Armenia», ha detto.

«Daremo agli USA una lezione come abbiamo fatto con voi!»

Parlando di fiducia: questo post di “Azeri Power” è divertente davvero, come un classico esempio di propaganda menzognera azera: L’Azerbajgian sta perdendo il buon senso. Non hanno il coltello più affilato nel cassetto 😂. Idem per quanto dichiarato dall’assistente presidenziale Hikmat Hajiyev, il capo della macchina di propaganda menzognera azera, in un incontro con i giornalisti a Brussel. Secondo la sua logica, l’Armenia che si procura armamenti di difesa è un ostacolo per la pace, mentre l’Azerbajgian continua a fornirsi in modo massiccia di armamenti offensivi per la pace.
Il Ministro della Difesa dell’Azerbajgian, il Colonello Generale Zakir Hasanov, ha deciso di valutare la preparazione dell’esercito alla guerra, come riportato dalla TV statale azera. Evidentemente, l’Azerbajgian si sta preparando per un’altra escalation con l’Armenia, e – come al solito – non nasconde le sue intenzioni aggressive.
Intanto, un militare Armeno è stato ferito ieri, mentre le forze armate dell’Azerbajgian hanno aperto il fuoco su posizioni militari lungo il confine con il Nakhicevan, vicino ai villaggi di Paruyr Sevak-Haiderabad, nella provincia di Ararat ad un’ora di macchina da Yerevan, ha informato il Ministero della Difesa dell’Armenia. Si tratta del primo incidente del genere dall’occupazione azera della Repubblica di Artsakh due mesi fa.

Parlando di fiducia: «Non abbiamo rivendicazioni territoriali contro l’Armenia» (Comunità dell’Azerbajgian occidentale).

«L’Azerbajgian occidentale fa parte della nostra patria divisa. Ora si chiama Armenia. Ciò significa anche che in questo territorio non è mai esistito uno stato chiamato Armenia».

L’assistente presidenziale Hikmat Hajiyev dice che l’Azerbajgian vuole la pace e la normalizzazione delle relazioni con l’Armenia
di Colin Stevens
Eureporter, 17 novembre 2023

Hikmat Hajiyev, Assistente del Presidente dell’Azerbajgian per gli Affari di Politica Estera, questa settimana ha incontrato i giornalisti a Brussel per discutere delle relazioni con l’Armenia dopo la liberazione del Karabakh. L’Armenia occupa la regione dal 1991, dichiarando la Repubblica del Nagorno-Karabakh uno Stato de facto autonomo. Hajiyev ha dichiarato che il regime illegale armeno è disarmato e fuori dall’Azerbajgian. Ciò elimina gli ostacoli a un accordo di pace tra Armenia e Azerbajgian.
Crediamo che questa sia un’opportunità storica per porre fine all’antagonismo e all’ostilità tra due paesi e costruire una pace duratura basata sui cinque principi dell’Azerbajgian per l’Armenia. “Quindi penso che l’Azerbajgian abbia anche stabilito un modello di risoluzione di uno dei conflitti più prolungati sulla più ampia mappa dell’Eurasia”.
Il conflitto del Karabakh costituisce uno dei problemi dell’OSCE sin dalla sua fondazione, sebbene non sia stato risolto. Poiché il suo scopo era quello di mantenere l’occupazione dell’Azerbajgian da parte dell’Armenia, l’Istituto di co-Presidenza del Gruppo di Minsk fallì. Abbiamo posto fine all’occupazione e all’oppressione militare. Pertanto, l’Azerbajgian ora dà priorità alla pace e alla normalizzazione delle relazioni con l’Armenia. “Ma qualsiasi impegno di pace richiede due parti, e l’Armenia dovrebbe mostrare positività e buona volontà. Abbiamo presentato all’Armenia il quinto trattato di pace aggiornato, ma da quasi due mesi non ha reagito. Nuove realtà si sono evolute nella nostra regione. Legalità e legittimità sono alla base di queste nuove realtà”.
Poi ha parlato delle future relazioni dell’Azerbajgian con l’Armenia. “Vogliamo costruire una nuova architettura di sicurezza regionale basata sulla giustizia, riconoscendo l’integrità territoriale e la sovranità di ciascuno e ponendo fine a tutte le rivendicazioni territoriali. Incoraggiamo anche le relazioni Armenia-Azerbajgian. Penso che dovremmo raggiungere la pace. Penso che altri partner possano sostenere tale accordo”.
Ha detto: “In primo luogo, la pace e la sicurezza regionale non sono a Brussel, Parigi, Washington, Mosca o altrove. La pace è regionale”.
Durante la cosiddetta controversia congelata, alcuni nel Parlamento Europeo hanno avvertito l’azerbajgianofobia o l’islamofobia nei confronti dell’Azerbajgian.
“Anche questo non è molto utile per le ambizioni o gli interessi dell’Unione Europea nelle risorse regionali”, ha detto Hajiyev. Il Consiglio Europeo ha recentemente rilasciato una dichiarazione in cui critica l’Azerbajgian, cosa che riteniamo superflua. Le istituzioni europee non hanno mai trattato equamente l’Azerbajgian mentre il suo territorio era occupato. La mia domanda: perché? Per anni c’è stato un approccio nei confronti delle entità separatiste in Georgia, Moldavia e Ucraina, ma un altro approccio contro l’Azerbajgian”.
Ha aggiunto: “Alcuni paesi membri dell’Unione Europea, come la Francia, hanno avviato un programma di militarizzazione in Armenia. Non supportiamo la militarizzazione. Un programma di militarizzazione non è necessario per l’Armenia. La pace armena per i suoi vicini richiede un programma pacifico. Penso che i programmi di militarizzazione siano cattivi”.
Ha osservato che la Francia sta inviando all’Armenia mezzi missilistici. L’Armenia sta inoltre acquistando tre sistemi radar francesi e missili terra-aria a corto raggio “Mistral”.
“Abbiamo costantemente avvertito gli stati membri come la Francia di non sostenere il separatismo nel territorio dell’Azerbajgian. In secondo luogo, non promuovere il revanscismo armeno o i giochi geopolitici nella nostra regione. Sfortunatamente, questo è vero”.
Ha aggiunto: “Pensiamo che questa sia un’opportunità storica e uno slancio storico e che anche istituzioni europee adeguate dovrebbero essere parte della soluzione, non del problema, per portare avanti un’agenda pacifica nella regione della crisi sociale”.

La sospensione di fornitura di armi italiane a Israele è scattata il 7 ottobre scorso come da legge 9 luglio 1990, n. 185 (sospensione verso i Paesi in stato di conflitto armato). Perché non è scattata per l’Ucraina e per l’Azerbajgian?

Janusz Bugajski, un membro senior della Jamestown Foundation il 17 novembre 2023 ha pubblicato un articolo su Politico [QUI] dal titolo L’Azerbajgian può diventare un attore costruttivo nel Caucaso, in cui afferma che «gli Stati Uniti, l’Unione Europea e la Turchia devono guidare questo processo di mediazione, poiché trarrebbero benefici diretti da un accordo che potrebbe favorire i legami di sicurezza e l’interconnettività economica nella regione. Non tutte le guerre devono necessariamente finire con un disastro. In effetti, alcuni di essi possono creare le condizioni per una stabilità regionale più duratura. Dopo che l’Azerbajgian ha riconquistato i suoi territori occupati con un’offensiva militare lo scorso settembre, dopo tre decenni di conflitto armato con l’Armenia, il mondo si trova di fronte alla possibilità che il Paese diventi un attore costruttivo nel Caucaso meridionale. Tuttavia, per avere successo, tale trasformazione richiederebbe un coinvolgimento molto più coordinato da parte degli Stati Uniti e dell’Unione Europea».
La Jamestown Foundation è nota per i suoi collegamenti equivoci con l’Azerbajgian. Fa parte di tutta la cerchia dei “ricercatori” che abbracciano l’Azerbajgian. Non si sa di Bugajski, ma generalmente un ricercatore della Jamestown Foundation che scrive su questo argomento fa suonare un campanello d’allarme.

In una conferenza stampa congiunta con il Cancelliere tedesco Olaf Scholz, il Presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan ha detto: «Non abbiamo debiti con Israele. Chi ha debiti non può parlare liberamente! Non abbiamo vissuto la Shoah». Non avendo debiti verso Israele ha affermato: «Sparare agli ospedali o uccidere i bambini non esiste nella Torah». Per quanto i debiti verso i Cristiani (Armeni, Greci, Assiri), Musulmani e Aleviti (Curdi e Turchi), esiste nel Corano il genocidio contro questi gruppi? La Turchia, che è stata fondata sui genocidi, ha commesso crimini contro l’umanità e, prima o poi, ne pagherà i suoi debiti.

Riportiamo nella nostra traduzione italiana dall’inglese, i punti principali dall’articolo L’Armenia rivelata: una gemma nascosta che emerge come il prossimo hub tecnologico globale a firma di Brett Hershman pubblicato su Benzinga il 16 novembre 2023 [QUI]:

  • L’Armenia, un piccolo paese senza sbocco sul mare nel Caucaso meridionale, sta sfidando le aspettative diventando il più nuovo hub tecnologico del mondo.
  • Di fronte alle minacce alla sicurezza e alle risorse naturali limitate, l’Armenia sta sviluppando un ecosistema tecnologico per formare un nuovo paradigma per una cultura che è sopravvissuta a molte difficoltà.
  • Gli imprenditori armeni sono impegnati a risolvere i problemi tecnologici globali per un futuro più prospero e stabile.
  • La forte reputazione dell’Armenia nel campo della scienza e della matematica, un tempo riconosciuta come la Silicon Valley dell’Unione Sovietica, le dà l’opportunità di riconquistare il suo status di centro tecnologico regionale o potenzialmente internazionale.
  • In mezzo alle avversità, l’Armenia vanta una delle economie in più rapida crescita al mondo, con un’impressionante crescita del PIL del 12,6% nel 2022, la più alta dell’Europa orientale e dell’Asia centrale.
  • La diaspora armena, soprattutto negli Stati Uniti, gioca un ruolo chiave nel collegare il settore tecnologico armeno ai mercati globali. ServiceTitan, una società da 10 miliardi di dollari fondata da armeni americani e con sede a Glendale, è un ottimo esempio di come sfruttare queste connessioni della diaspora.
  • La presenza di giganti della tecnologia in Armenia come Adobe, Nvidia, Synopsys, VMWare, Siemens, Advanced Micro Devices (AMD) conferma ancora una volta che l’Armenia è nelle prime fasi di una rivoluzione tecnologica.

L’attacco alla Sinagoga di Yerevan

Il Comitato Investigativo della Repubblica di Armenia ha pubblicato un rapporto preliminare sull’attacco incendiario avvenuto nell’unica sinagoga armena, di cui abbiamo riferito [QUI]: «Il 15 novembre 2023 la polizia ha ricevuto una telefonata secondo cui verso le ore 06.00 un individuo sconosciuto ha causato danni materiali dando fuoco a le porte d’ingresso dell’edificio situato in via Nar-Dos 23 a Yerevan. Dagli elementi fattuali risulta che l’individuo responsabile dei suddetti atti non vive in Armenia e non è cittadino della Repubblica di Armenia. Secondo i dati ottenuti, l’individuo avrebbe lasciato il territorio della Repubblica di Armenia immediatamente dopo aver commesso il reato sopra menzionato. È stata ricevuta l’informazione che l’autore del reato ha registrato questi atti criminali su una videocamera. Dopo aver esaminato le riprese video e considerando altre circostanze di fatto, è stato accertato che l’individuo ha commesso un reato apparente consistente nella distruzione o nel danneggiamento di beni culturali con l’intento di incitare all’odio razziale, nazionale, etnico e religioso. Il filmato specificato è stato diffuso sui canali Telegram azeri, e lo stesso video è stato pubblicato anche sulla piattaforma di social media X. I materiali ricevuti sono stati inviati al dipartimento investigativo del Servizio di Sicurezza Nazionale dell’Armenia per ulteriori indagini».

Dei canali Telegram armeni riferiscono – non confermato ufficialmente – che il cittadino straniero, subito dopo il suo arrivo a Yerevan da Mosca, si è recato dall’aeroporto di Zvartnots alla sinagoga di Yerevan, dove ha tentato di bruciare le porte d’ingresso della sinagoga dopo di che è fuggìto immediatamente a Mosca. Il video è apparso per la prima volta sui canali dei social media azeri, lasciando intendere che l’attacco era stato pianificato.

Rispondendo alla domanda dei media, Ani Badalyan, Portavoce del Ministero degli Esteri dell’Armenia ha dichiarato: «Come abbiamo già sottolineato in precedenza, la Repubblica di Armenia ritiene inammissibile qualsiasi attacco contro qualsiasi istituzione religiosa e in particolare qualsiasi manifestazione di vandalismo, qualsiasi atto irrispettoso nei confronti della sinagoga di Yerevan. Tali casi di intolleranza o di incitamento alla stessa sono inaccettabili e le autorità competenti della Repubblica di Armenia hanno già avviato procedimenti penali. Rifiutiamo categoricamente qualsiasi manipolazione dell’incidente, dell’argomento, sia per scopi politici, propagandistici o di altro tipo. L’antisemitismo e l’intolleranza per motivi nazionali o religiosi non trovano posto in Armenia».

Foto di copertina: il progetto “Crocevie di Pace” della Repubblica di Armenia. Per i dettagli sul progetto [QUI].

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