L’Europarlamento vuole il “diritto all’aborto” come diritto fondamentale

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A ritmo incalzante prosegue nell’ambito delle istituzioni dell’Unione Europea l’avanzata della nota lobby. Dopo la risoluzione preventiva contro la Corte Suprema USA e pro-aborto del 9 giugno scorso [QUI], il 7 luglio ne è stata approvata un’altra “sulla decisione della Corte Suprema statunitense di abolire il diritto all’aborto negli Stati Uniti e la necessità di tutelare il diritto all’aborto e la salute delle donne, anche nell’UE” (si noterà subito, già in questa definizione, la grave scorrettezza compiuta parlando di abolizione del diritto di aborto negli Stati Uniti).

La nuova risoluzione comprende contenuti sostanzialmente analoghi a quella precedente, ma con qualche novità importante. Di cui testimonia indubbiamente il titolo apposto al comunicato ufficiale: “Includere il diritto all’aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE”.

La pretesa è destinata a restare tale, almeno fino a quando nell’UE ci saranno Polonia, Ungheria e altri, considerata la richiesta dell’unanimità per decisioni del genere. E tuttavia dimostra come, passo dopo passo, la pressione abortista a livello di istituzioni europee si faccia sempre più insistente e difficilmente sostenibile.

Un altro segnale inquietante, del resto, è stato dato – il 30 giugno 2022 – da una lettera di otto deputati di Renew (centro-sinistra macroniano tecnocratico) alla Presidente del Parlamento, la maltese Metsola, perché siano negati gli spazi di Brussel e Strasburgo alle associazioni anti-abortiste. “Non ci può essere spazio per la loro agenda tossica contro le donne”, ha rilevato la prima firmataria, la democraticissima trentatreenne di nazionalità neerlandese Samira Rafaela, allarmata che “gli Stati Uniti stiano tornando indietro nel tempo” e in Europa trovino sostenitori in Ungheria, Polonia e “anche nei Paesi Bassi”.

Torniamo alla risoluzione del 7 luglio, di cui riproduciamo qualche passo significativo. Dopo 7 “visto”, troviamo 10 “considerando”, di cui uno si dilunga sulla situazione dettagliata nell’Unione Europea:

considerando che, nonostante i generali progressi nella tutela della salute sessuale e riproduttiva e dei relativi diritti in tutto il mondo, compresa l’Europa, la regressione riguardante il diritto di accesso a un aborto sicuro e legale è motivo di forte preoccupazione; che il ribaltamento della sentenza Roe v. Wade potrebbe incoraggiare il movimento antiabortista nell’Unione europea; che la Polonia è l’unico Stato membro dell’UE ad aver soppresso dalle sue leggi i motivi per l’aborto, in quanto il Tribunale costituzionale illegittimo ha deciso, il 22 ottobre 2020, di disconoscere i diritti consolidati delle donne polacche portando a un divieto de facto dell’aborto; che l’aborto è vietato a Malta; che l’aborto farmacologico nelle prime fasi della gravidanza non è legale in Slovacchia e non è praticato in Ungheria; che anche in Italia l’accesso all’aborto sta subendo erosioni (NdR: ???); che in altri Stati membri dell’UE, come di recente in Croazia, si nega l’accesso all’assistenza in caso di aborto; che è indispensabile che l’UE e i suoi Stati membri difendano la salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti, e mettano in evidenza il fatto che i diritti delle donne sono inalienabili e non possono essere aboliti o indeboliti; che è fondamentale che l’UE e i suoi Stati membri continuino a compiere progressi nel garantire l’accesso a un’assistenza sicura, legale e tempestiva in caso di aborto, conformemente alle raccomandazioni e agli elementi di prova dell’Organizzazione mondiale della sanità (…)

Poi, nella parte conclusiva, tra 14 “condanna, propone, chiede, raccomanda”, ecco tre punti rilevanti:

  • (il Parlamento europeo) 2. propone di inserire il diritto all’aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea; ritiene che occorra presentare al Consiglio una proposta intesa a modificare la Carta dei diritti fondamentali come segue: “Articolo 7 bis. Diritto all’aborto. Ogni persona ha diritto all’aborto sicuro e legale”.
  • 8. invita la Commissione e gli Stati membri a intensificare il loro sostegno politico a favore dei difensori dei diritti umani e dei prestatori di assistenza sanitaria che lavorano per far progredire la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti, nonché dei diritti delle donne e della società civile e delle organizzazioni di base per i diritti delle donne e la salute sessuale e riproduttiva e dei relativi diritti, che sono attori chiave per le società fondate sull’uguaglianza di genere e fornitori fondamentali di servizi e informazioni in materia di salute sessuale e riproduttiva e dei relativi diritti, in particolare per quanto concerne coloro che lavorano in contesti difficili in Europa; esorta la Commissione a proteggere e sostenere tali difensori dalle persecuzioni che potrebbero subire (Ndr: da notare il grottesco delle “persecuzioni”)
  • 9. esprime preoccupazione per un possibile aumento del flusso di denaro per finanziare gruppi anti-genere e anti-scelta nel mondo, anche in Europa (NdR: anche qui l’ipocrisia la fa da padrona… la facciatosta è incommensurabile).

La risoluzione, che non ha effetti legislativi, è stata approvata con 324 voti favorevoli, 155 contrari e 38 astensioni. (517 votanti su 705).

Per il Sì si sono espressi (salvo qualche eccezione) i seguenti gruppi: Socialisti e democratici, Renew (centro sinistra macroniano e tecnocratico), Verdi/alleanza libera, Sinistra.

Per il No (salvo qualche eccezione) Identità e democrazia (Lega), Conservatori riformisti (Fratelli d’Italia).

Il PPE (Popolari europei) si sono divisi: 33 i Sì, 60 i No, 22 gli astenuti.
Tra i NON ISCRITTI 11 i Sì, 12 i No, un astenuto.

Gli eurodeputati italiani eletti in Italia sono 76 (bisogna poi aggiungere Sandro Gozi eletto in Francia per la lista di Macron), così divisi: 17 Pd (Socialisti e democratici), 3 Italia viva e Calenda (Renew), 4 Verdi/Alleanza libera (ex-M5S), 11 Forza Italia e SVP (Ppe), 24 Lega (Identità e democrazia), 8 Fratelli d’Italia (Conservatori riformisti). 9 non iscritti (in gran parte ex-M5S più un’ex-deputata della Lega).

Giusto che si sappia come hanno votato e che dunque i loro elettori – specie quelli che si considerano cattolici – sappiano del loro comportamento in una materia così umanamente fondamentale e si facciano se del caso opportune riflessioni da concretizzare al momento delle prossime elezioni.

Si sono espressi per il Sì alla risoluzione che chiede tra l’altro l’inserimento del “diritto all’aborto” tra i diritto fondamentali della Costituzione europea:

  • Pd: Bartólo (Demos… chissà se qualche elettore che si definisce cattolico chiederà conto all’ammirevole medico di Lampedusa di questo suo voto di truce disumanità…), Benifei, Bonafè, Cozzolino, Gualmini, Laureti, Majorino, Moretti, Picierno, Roberti, Tinagli (11)
  • Italia Viva e Calenda: Danti (IV), Sandro Gozi (politico italiano e macroniano eletto in Francia)
  • Verdi/Alleanza libera: Corrao, Pedicini
  • Forza Italia: Martusciello [QUI] https://www.korazym.org/76941/il-parlamento-europeo-vuole-laborto-nella-carte-dei-diritti-fondamentali-dellunione-europeo-anche-pasolini-censurato-e-mistificato-dagli-abortisti/
  • Lega: Gancia
  • Non iscritti: Castaldo, Ferrara, Gemma, Giarrusso, Pignedoli, Rondinelli (tutti ex-M5S)

Si sono espressi per il No:

  • Lega: Adinolfi Matteo, Baldassarre, Basso. Bizzotto, Borchia, Campomenosi, Ceccardi, Ciocca, Da Re, Dreosto, Lancini, Lizzi, Panza, Rinaldi, Sardone, Tardino, Tovaglieri, Zanni (18)
  • Fratelli d’Italia: Berlato, Fiocchi, Fitto, Milazzo, Procaccini, Sofo, Stancanelli (7)
  • Forza Italia: Adinolfi Isabella, Caroppo, De Meo, Dorfmann (SVP), Regimenti, Salini, Tajani, Vuolo (8)
  • Non iscritti: Donato (ex-Lega)
  • Astenuti: 0

Gli elettori ne prendano nota.

Questo articolo è stato pubblicato oggi dall’autore sul suo blog Rossoporpora.org [QUI].

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