Nella giornata dell’Università Cattolica splende il genio della beata Armida Barelli

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La ‘sorella maggiore’ di un cattolicesimo ‘inclusivo, accogliente e universale’ e il ‘sandalo della Chiesa’ al servizio degli umili: sono i due modelli di santità proposti al popolo di Dio dalla beatificazione di Armida Barelli e don Mario Ciceri nel Duomo di Milano ieri: due persone che nella loro vita hanno ‘seguito la scia del profumo di Cristo’ nella vita sacerdotale e nell’apostolato laicale, come ha spiegato nell’omelia il card. Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle cause dei Santi, che, in rappresentanza di papa Francesco, ha presieduto la messa, concelebrata dall’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, dall’assistente ecclesiastico generale dell’Ateneo, mons. Claudio Giuliodori, dal segretario della Congregazione per l’educazione cattolica, mons. Vincenzo Zani, dal segretario della Cei, mons. Stefano Russo e da molti altri vescovi e presbiteri.

In tale occasione il ministro generale dell’ordine dei frati minori, p. Massimo Fusarelli, ha inviato una lettera alla famiglia francescana, in cui ha raccontato la storia di ‘un’anticipatrice dei tempi più contemporanei, una laica, a tutto tondo’, che ha conosciuto la spiritualità francescana grazie a p. Gemelli:

“E’ grazie all’incontro con fr. Agostino Gemelli che questa donna, agli inizi del secolo ventesimo, apre la sua ricerca spirituale, molto profonda, alla freschezza del carisma francescano trovando in esso ispirazione evangelica, libertà di spirito e letizia, radicalità evangelica nella sequela di Cristo vivendo in pieno nel mondo e nella condizione secolare.

Il Ministro generale dell’epoca la accolse nella nostra Famiglia, come terziaria e poi come consacrata nella piena secolarità. Il suo legame con l’Ordine è rimasto sempre profondo e libero, mai segnato da sudditanze, da compartecipazione sì”.

Il ministro generale dei frati minori ha tracciato il ‘genio femminile’ della beata: “E’ così che si apre ad una fede profonda e convinta e man mano si fa strada in lei l’intuizione molto trasparente che Dio la chiami a vivere pienamente nella condizione laicale, cercando con tutto il cuore di aderire alla presenza e all’azione di Dio nella sua vita e nel mondo…

Infatti, uno dei grandi ambiti di vita e di azione di questa donna sarà l’incontro e l’attività comune di tante bambine, ragazze e donne attraverso l’Azione Cattolica. Da qui partirà un’opera di promozione della donna che per la sua epoca fu veramente straordinaria. Anticipatrice dei tempi, ha compreso che la donna aveva una sua fisionomia non legata a ruoli sociali rigidi e neanche al legame esclusivo con la famiglia o con il convento”.

Armida Barelli è stata una ‘costruttrice formidabile’ della dignità: “Ha saputo dare corpo al desiderio e al sogno di tante ragazze e donne della sua epoca, liberandone le intense energie.

Dal campo culturale a quello politico, dalla animazione liturgica alla educazione alla fede, dal vivere in modo cristiano la tragedia della prima guerra mondiale alla vicinanza a quanti ne soffrivano le conseguenze, dalla resistenza alla dittatura che all’epoca affliggeva il suo paese l’Italia a partecipare pienamente alla rinascita civile e sociale seguita al secondo conflitto mondiale: in tutti questi campi Armida ha saputo ispirare, trascinare, motivare e lasciare esprimere tutte le capacità della donna”.

Ma la Barelli fu un’appassionata del santo assisate: “Qui la nuova Beata è stata un’autentica discepola di san Francesco, perché anticipa il futuro quel suo modo di pregare ‘laico’, che sa trasformare il lavoro in un’esperienza spirituale, che sa interpretare, nell’estenuante attività, nei faticosi viaggi e incontri affrontati per il Regno, un modo nuovo, ma non meno esigente, di vivere la penitenza e il sacrificio;

una spiritualità da laici, che non hanno orari e campanelle che li invitano alla preghiera, ma che cercano tempi di intimità con il Signore come anelito profondo dell’anima; una spiritualità che non separa dal mondo, ma che sa leggere, negli eventi della storia, i ‘segni dei tempi’, ascoltandovi la voce del Signore”.

Ma l’opera più grande fu la costituzione di un ordine secolare: “In questo cammino la beata Armida Barelli ha dato anche vita con p. Gemelli a una comunità di donne consacrate nel mondo che tuttora cammina in tanti paesi nei quali siamo presenti noi frati minori e quante volte, ne sono testimone io stesso, il cammino è comune e fraterno, sostiene gli uni e le altre nel vivere sulle strade del mondo la fedeltà al Vangelo. Parlo dell’Istituto Secolare delle Missionarie della Regalità di Cristo”.

Nella lettera in occasione della 98^ Giornata per l’Università Cattolica, che si celebra oggi,  il segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, ha messo in evidenza la sua passione educativa: “Molti aspetti della vita e dell’opera della Barelli hanno precorso i tempi e hanno intuito profeticamente le direttrici su cui la Chiesa era chiamata a muoversi.

In questa occasione dobbiamo mettere in evidenza soprattutto il suo geniale e operoso impegno educativo verso i giovani, tradotto nella fondazione e nella guida per trent’anni della Gioventù femminile di Azione Cattolica e nella stretta collaborazione con padre Agostino Gemelli al fine di garantire ai cattolici italiani, e non solo, uno spazio di libertà formativa dove fosse possibile coniugare le più alte competenze scientifiche con i valori morali e la responsabilità per la costruzione del bene comune”.

Anche la Cei ha incentrato il messaggio sul ‘genio femminile’, che ha voluto fortemente un’Università Cattolica: “Ha stretto con tutti relazioni profonde di amicizia, di cui è emblema il patto per la reciproca santificazione stabilito con P. Gemelli, dal cui sodalizio spirituale e culturale sono nate e hanno preso forma le diverse opere cui si è dedicata in modo instancabile consumandosi per esse fino agli ultimi giorni.

Ha saputo realizzare a sostegno dell’Ateneo una impressionante mobilitazione ecclesiale, con l’Associazione degli Amici: una rete capillare di persone, non sempre intellettuali e spesso neppure istruite, che si sono spese per l’Università Cattolica del Sacro Cuore seguendone, passo dopo passo, la fondazione e gli sviluppi. Dopo la grande mobilitazione del 1923, convincerà il Pontefice Pio XI, grande sostenitore dell’Ateneo come tutti i suoi successori, ad istituire ufficialmente l’annuale Giornata Universitaria in tutte le parrocchie d’Italia.

E’ innanzitutto alla Barelli che dobbiamo questa iniziativa ininterrotta, attorno a cui si è sviluppata, di anno in anno, anche un’importante riflessione culturale”.

 (Foto: Università Cattolica)

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