Necessitiamo di voci lucide e lungimiranti per i tempi dell’armiamoci e partiamo, in cui si perde la ragione e vale solo credere, obbedire, combattere

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In questi giorni abbiamo assistito alla distruzione scientifica e pianificata della reputazione del Professore Alessandro Orsini, reo di aver cercato di ragionare sulla guerra in Ucraina anziché adeguarsi al piagnisteo [del caso ci siamo già occupati: QUI]. I “disfattisti”, in tempo di guerra, vanno silenziati, vecchia regola delle guerre di propaganda. La questione è seria, non a livello teorico, ma nel mondo reale, perché il clima di russofobia rischia di procurare delle conseguenze gravi, anche se i Russi hanno un’enorme stima dell’Italia e degli Italiani. I Russi sanno perfettamente che gli Italiani nulla hanno a che fare con quanto deciso dal regime di Mario Draghi. Lo dimostrano i sondaggi.

(Sondaggio EMG: lei è d’accordo con l’invio all’Ucraina di armi da parte italiana? No55 % – Sì 33% – Non risponde 12%).

«Apprendo che la RAI ha deciso di rescindere il mio contratto stipulato per sei puntate con Carta Bianca. Molte altre trasmissioni di informazione mi avevano offerto compensi ben superiori a quello della RAI. Ho scelto Bianca Berlinguer perché penso che sia una garanzia di libertà. Questa libertà va difesa. Per questo motivo, annuncio che sono pronto a partecipare alla trasmissione di Bianca Berlinguer gratuitamente… Questo articolo prosegue domani sul Fatto Quotidiano» (Alessandro Orsini).

I fatti

  • Orsini firma un contratto in cui riceve un compenso per le sue comparse su Rai3. Cosa normalissima per molti opinionisti ospiti in televisione.
  • il Foglio parla di un compenso di “circa duemila euro a puntata”, per un totale di sei appuntamenti di partecipazione a Cartabianca, l’approfondimento di Rai3 condotto da Bianca Berlinguer.
  • Il PD scopre che gli opinionisti in Tv vengono pagati. Casualmente solo quando ce n’è uno che parla delle responsabilità della NATO nei rapporti con la Russia. Andrea Romano definisce “assolutamente inaccettabile che le risorse del servizio pubblico radiotelevisivo vengano utilizzate per finanziare i pifferai della propaganda di Putin” e chiede spiegazioni ai vertici dell’azienda.
  • Inizia la campagna mediatica che in nome della libertà di espressione chiede di estromettere il Professore marchiato “pro Putin” (ecco, le allucinanti dichiarazioni da aderenti al PD e affini [QUI]).
  • Bianche Berlinguer spiega che ad Orsini “erano stati offerti numerosi e più cospicui contratti dalla concorrenza” e spiegato che le posizioni di Orsini erano state messe a confronto “con idee diametralmente opposte, in nome di un dibattito ‘non univoco né omologato” (Fonte la Repubblica).
  • Il contratto viene stracciato: “La direzione di Rai 3, d’intesa con l’amministratore delegato della Rai, ha ritenuto opportuno non dar seguito al contratto originato su iniziativa del programma Cartabianca che prevedeva un compenso per la presenza del professor Alessandro Orsini nella trasmissione”.


Caccia al “putinista”
La Rai gli cancella il contratto. E spunta un’indiscrezione sull’Orsini-gate
Dopo le polemiche (del Pd), Rai3 cancella l’ospitata di Orsini a Cartabianca
di Nicola Porro, dalla Zuppa di Porro
Nicolaporro.it, 24 marzo 2022


Il Professor Orsini non ha mai beccato un euro per andare in tv, come molti di quelli che vengono a Quarta Repubblica. Poi però è stato contattato da Rai 3, per la precisione da Bianca Berlinguer che conduce Cartabianca, e la cosa incredibile è che il Parlamento si è messo a litigare per il suo contratto. Di più: la Rai ha deciso di cancellare la sua partecipazione al programma. “La Direzione di Rai 3, d’intesa con l’Amministratore Delegato della Rai – si legge in un comunicato – ha ritenuto opportuno non dar seguito al contratto originato su iniziativa del programma Cartabianca che prevedeva un compenso per la presenza del Professor Alessandro Orsini nella trasmissione”.

Io però posso raccontarvi un aneddoto stupendo. La Rai gli aveva offerto 2 mila euro a puntata per sei puntate, quindi 12 mila euro totali come dice ilFoglio.it. Senonché un’ora dopo aver avuto questa offerta – è un’indiscrezione che hanno fatto a me, ci metto i condizionali del caso ma è molto ben conosciuta nel mondo televisivo – quelli di Floris gli avrebbero detto: “Ti diamo 3.500 euro per venire da noi”. Il motivo? Perché fa ascolti, perché ha una posizione diversa degli altri e ha il coraggio di esternarla.

Ma il punto non è tanto il business che fa Orsini, ci sta anche: va in televisione a rompersi le balle tutta la sera a litigare e ad essere insultato. Non ci trovo nulla di scandaloso. Poi ci sono le trasmissioni che pagano e quelle che non pagano. Ma il punto, dicevo, è un altro: che qui il grande dibattito italiano ruota attorno al “difendiamo o non difendiamo la presenza di Orsini”, con la sinistra che dice “no, non ha diritto di essere pagato”, come se andasse in televisione col kalashnikov a dire che Putin è un eroe. Sia chiaro: non dice questo, ma è diventato comunque un filo putiniano agli occhi dei nostri media.

La cosa incredibile è che si pagano a Burioni 5mila euro da Fazio e nessuno dice una minchia, anche se il professore sostiene che il tampone nasale può far male al cervello. Perché Burioni sì e Orsini no? Perché il primo sta nel mainstream, mentre se Orsini si permette di alzare il ditino e dire una cosa diversa, che io parzialmente condivido, beh: allora scatta la censura.

Sistematica distruzione del prof. Orsini, ovvero la gioiosa macchina del fango
di Andrea Sartori
Visione Tv, 25 marzo 2022


Il Professor Alessandro Orsini non è filorusso o filo-Putin. Il Professor Alessandro Orsini è uno studioso che, come tale, cerca di inquadrare un fenomeno storico in tutta la sua complessità ponendosi al di sopra degli schiamazzi ideologici – che è poi il compito dello studioso, quello di mantenere uno sguardo lucido. Ma nell’Italia ideologicamente inquadrata di Mario Draghi oramai lanciata nella più becera propaganda bellicista, questo non è più permesso.

E quindi ecco che il contratto di Orsini con Cartabianca viene cancellato. “Il pifferaio di Putin” viene definito il professore della Luiss. E assistiamo persino al “calcio dell’asino” (è il caso di dirlo, visto il personaggio) dell’arrogante David Parenzo che gode platealmente per la sorte di Orsini.

Ma la questione del presunto filoputinismo di Orsini, la vera pietra dello scandalo, è stata abilmente mascherata con il presunto scandalo dei compensi. La macchina del fango è stata scatenata dal “Foglio: duemila euro a puntata per “l’idolo dei putiniani” titola il quotidiano diretto da Cerasa. Come se i compensi di Fabio Fazio fossero meno scandalosi, tenendo conto che quantomeno Orsini è un docente e quindi forse quei soldi li merita più di un Fazio o una Littizzetto. Ma qui siamo dinanzi alla stessa macchina da guerra del fango usata per far fuori Sigfrido Ranucci quando diede fastidio per i suoi servizi sul business del vaccino.

Inoltre Alessandro Orsini è stato prima sottoposto alla pratica orwelliana della “vaporizzazione”: la pagina Wikipedia del giornalista e docente è stata cancellata ovviamente con pretesti futili.

Orsini è forse quindi un “putiniano”? In realtà Orsini si è espresso contro l’operazione di Putin in Ucraina ma da uomo intelligente non si limita a vedere la situazione come uno scontro tra buoni e cattivi, ma ne osserva la complessità. Cosa che stanno facendo altri intellettuali di spessore come Franco Cardini, Luciano Canfora e Alessandro Barbero.

Ma è questo che dà fastidio. Siamo in piena propaganda di guerra e il mondo va diviso semplicisticamente tra buoni e cattivi. Una propaganda che è servita al governo per imbastire un nuovo stato di emergenza fino a dicembre (cosa che, ad esempio, non hanno fatto Stati confinanti con l’Ucraina come Polonia e Ungheria) per tenersi stretta la cadrega. E come il Covid anche il cattivissimo Putin ha lo scopo, molto meschino, di salvare vitalizi e prebende.

Nessuno spazio, quindi, per le sfumature, nemmeno se sei il Papa visto che Sansonetti ha chiesto di far tacere Bergoglio che si scaglia contro le armi agli ucraini. Non si deve ragionare ma credere, obbedire e combattere e prestar fiducia all’armiamoci e partite del Duce Banchiere.

«La cultura non dovrebbe mai essere usata per colpire, ferire, umiliare o denigrare, ma sempre per comprendere, aiutare, superare le paure e liberare. Non condivido l’idea che a parlare della guerra in Ucraina debbano essere soltanto gli esperti di sicurezza internazionale per due ragioni. La prima è che gli esperti di sicurezza internazionale sono talvolta legati a gruppi di potere assai potenti e non dicono la verità oppure tendono a distorcere i fatti per non dispiacere gli interessi dei potentati da cui sono pagati o con cui sono in contatto. La seconda è che spesso gli esperti di sicurezza internazionale sbagliano analisi e previsioni, come dimostra il fatto che nessuno di loro avesse previsto l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Può capitare che un panettiere dalla mente libera dica cose sulla politica internazionale più vere e profonde di un esperto con tanti titoli o presunti tali. Il fisico Carlo Rovelli, nell’ultima puntata di Piazza Pulita, ha detto cose molto più profonde e libere di tanti esperti di politica internazionale. Studiare per aiutare. Studiare per liberare» (Alessandro Orsini).

“Avevo un’ammirazione sconfinata per Zelensky, era una sorta di supereroe per me, ma la mia percezione adesso sta cambiando”. Alessandro Orsini, ospite di Corrado Formigli a PiazzaPulita su La7, ha detto la sua sul presidente ucraino, scatenando la reazione infastidita della giornalista presente in studio, Cecilia Sala. “Se Zelensky diventa un ostacolo alla pace, deve essere abbandonato. Zelensky ha delle posizioni radicali e lo capisco perché al posto suo penserei le stesse cose, lui preferisce la terza guerra mondiale piuttosto che rimanere da solo contro la Russia”. Di qui l’appello del professore, che insegna sociologia del terrorismo internazionale: “Stiamo molto attenti perché Zelensky sta assumendo una postura che a me non piace, lo vedo come un pericolo per la pace”. Parole forti, che invitano quindi a isolare il presidente. La sua teoria, però, non è piaciuta affatto all’altra ospite del talk [QUI].

“Se Putin è un mostro, sicuramente lo siamo anche noi”. Alessandro Orsini, professore di sociologia del terrorismo internazionale, ha parlato della guerra russa in Ucraina nello studio di Corrado Formigli a PiazzaPulita su La7. “La mia preoccupazione è l’Europa, perché non sa fare la guerra e non sa fare nemmeno la pace – ha spiegato l’ospite del talk -. E questo consegna l’Ucraina alla tragedia”. Poi ha elencato le condizioni necessarie per fare la pace: “In primis bisogna smettere di demonizzare l’avversario politico, cioè di rappresentarlo come un animale come ha fatto Luigi Di Maio; la seconda cosa è normalizzarlo e l’ultima mossa è l’umanizzazione del nemico politico: non è un porco, una bestia, un verme schifoso, ma un essere umano come noi”. Parlando delle colpe dell’Occidente, invece, Orsini ha detto: “Posso fornire prove documentate: quello che Putin ha fatto all’Ucraina noi lo abbiamo fatto nello stesso identico modo all’Iraq. Nel 2003 il Consiglio di sicurezza dell’Onu si componeva di 15 membri, di cui solo 4 erano favorevoli all’invasione dell’Iraq, cioè Spagna, Bulgaria, Usa e Inghilterra. Gli altri erano contrari e Chirac, che all’epoca guidava la Francia, minacciò di porre il veto. Quindi Bush scavalcò l’Onu e fece una guerra illegale in Iraq”. Ma non è tutto. Sempre riferendosi all’Iraq, il professore ha ricordato: “Il 19 novembre 2005 un gruppo di marines americani ha sfondato le case degli abitanti di Haditha in Iraq e ha massacrato 24 civili a sangue freddo, sparando in faccia a un bambino. C’è stato un processo, il governo americano ha cercato di insabbiare tutto, i marines sono stati assolti e quelli che sono stati condannati hanno avuto pene molto leggere. Se Putin è un cane schifoso, tra schifosi possiamo intenderci e fare la pace” [QUI].

Alessandro Orsini: “Vi dico cosa c’è nella testa di Putin”
Lo studioso controcorrente: “Putin non sta ancora facendo sul serio”. E torna a criticare la Nato
Nicolaporro.it, 21 marzo 2022


Una cosa è speculare sulla presunta pazzia di Vladimir Putin. Un’altra e provare a capire cosa abbia in testa, geo-politicamente parlando, il Presidente della Federazione Russa. Alessandro Orsini, studioso “censurato” dalla Luiss e critico nei confronti della NATO, ha provato a delineare obiettivi e possibili vie d’uscita da questa invasione.

Secondo Orsini la vera forza militare russa deve ancora venire. “La narrativa occidentale dice che Mosca è in difficoltà nella sua offensiva”, spiega in una intervista a Libero, ma “per me non sta ancora facendo sul serio”. “Poi sui giornali vedi solo foto e reportage di Ucraini morti e città assediate – aggiunge – Io credo che Putin stia ancora combattendo con le mani dietro la schiena. Siccome vuole occupare tutta l’Ucraina, tende a inimicarsi il meno possibile la popolazione civile, altrimenti avrebbe iniziato a bombardare a tappeto le città. Sottovalutiamo la capacità militare e l’orgoglio nazionale russo”. Certo ci sono le proteste a Mosca, l’economia in difficoltà a causa delle sanzioni, i “traditori” – così li ha chiamati lo Zar – che hanno preferito le ville di Miami alla “madre Russia”. Ma Putin secondo Orsini cercherà di concludere questa “operazione speciale”. In un modo o nell’altro. “È plausibile che voglia tenere per sé il Donbass e la parte meridionale dell’Ucraina, quella che dà sul mare. Salvo imprevisti, cercherà di liberarsi di Zelensky per insediare a Kiev un governo amico”.

Ma cosa c’è nella testa dello Zar? “C’era l’idea che l’Ucraina fosse già nella NATO – dice Orsini – Kiev ha offerto il proprio territorio alla NATO per condurre decine di esercitazioni militari. Non faceva parte della NATO, ma aveva un piede nell’Alleanza e l’Alleanza aveva un piede in Ucraina”. Non solo. L’Occidente avrebbe “snobbato i segnali” di Mosca e che se guardassimo “a quanto si è espansa la Nato negli ultimi venti anni”, allora la prospettiva cambierebbe. “Non bisogna commettere l’errore di applicare le categorie della politica interna alla politica internazionale – insiste – Tutte le grandi potenze proibiscono ai Paesi confinanti, laddove possibile, di avere politiche estere pericolose per la loro sicurezza nazionale. Se lo facciamo noi occidentali, ci piace, se lo fanno gli altri no”.

Cosa dovrebbe fare l’Europa oggi? “Elaborare una strategia per la pace – dice Orsini – Finora Bruxelles ha operato soltanto per la guerra: rifornisce di armi l’Ucraina, diffonde propaganda occidentale e applica le sanzioni. Non fa niente per la pace”. La soluzione potrebbe essere quella di “riconoscere la Crimea e il Donbass”, “cercare di salvare Zelensky e lasciare in vita un pezzo di Ucraina democratica”. Non una resa incondizionata, sia chiaro. “Propongo realisticamente di dare a Putin una parte di Ucraina, quella che si è già presa, e tenere per l’Europa l’altra parte”. Non ci si può affidare solo alle sanzioni nella speranza che crolli il regime o l’economia moscovita. “Mettiamo pure che le sanzioni provochino la disfatta di Mosca o un golpe in Russia – dice lo studioso – Crede che d’improvviso il mondo sarebbe pacificato? Chi paragona Putin a Hitler dovrebbe sapere che una grande potenza revanscista nel cuore dell’Europa non consente di creare un ordine internazionale stabile. La guerra nasce perché la Russia si sente una nazione ferita; umiliarla aggraverebbe la situazione”. E porterebbe, magari, al temuto conflitto mondiale.
* * *
Orsini esprime qui quanto detto anche dal Presidente Joe Biden nella Conferenza Stampa a Brussel: “Ukraine must decide for itself whether it needs to make any territorial concessions in negotiations with the Russian Federation”. “Biden ha detto ieri che spetta all’Ucraina fare delle concessioni territoriali alla Russia. Questo è esattamente ciò che non vogliono né la NATO né l’UE. Il blocco Euro-Atlantico vuole preservare l’integrità territoriale dell’Ucraina perché un giorno spera di riconquistarla per utilizzarla come una base per lanciare attacchi e provocazioni nei confronti della Russia. Dicendo che non ha obiezioni ad acquisizioni di territorio ucraino da parte della Russia, Biden si colloca di fatto nella direzione opposta voluta dall’euro-atlantismo. Biden continua quindi a seguire le linee di politica estera di Trump che ha allontanato gli Stati Uniti dalla sfera della NATO e dell’UE” (Cesare Sacchetti).

Il caso Orsini ci insegna che siamo ormai alla berlina dei professionisti della disinformazione, che autonominatosi “fact checker” e “cacciatori di bufale”, definiscono tutto quello che non gli piace fake news e propaganda russa. Questi guerrafondai hanno studiato dai migliori, per primo da Hermann Göring, che era uno che di propaganda di guerra se ne intendeva:

La Germania degli anni ’30 si sta rivelando una passeggiata di salute in confronto allo schifo che riesce a fare questo periodo storico. I campioni dei tanto osannati “valori occidentali” oramai non necessitano neppure di mentire a se stessi. Odiare, uccidere, osteggiare chi si frappone ai propri obiettivi di dominio liberale e non temere di dirlo, in nome di una presunta superiorità morale e culturale in cui può identificarsi soltanto l’individuo disumanizzato di sistema del pensiero unico di turno.

«Verrebbe da dire che è incredibile, ma prova ad immaginare se nell’Europa illuminata del XXI secolo, i blogger indipendenti potessero essere arrestati per la loro opinione, in totale sfregio alla libertà di espressione. Eppure è accaduto veramente. Un blogger ha creato i propri canali di informazione indipendenti ed è stato arrestato perché si è rifiutato di adeguarsi della propaganda di Stato. Il 24 febbraio 2022 è stata lanciata l’operazione speciale della Federazione Russa in Ucraina. Kirill Fyodorov, il proprietario del canale YouTube “War: History and Weapon” e di un canale Telegram con un nome simile, ha costantemente coperto tutti gli eventi sui suoi canali, aggiornandoli più volte al giorno e lasciandosi solo 3-4 ore per dormire. Milioni di persone lo hanno seguito fidandosi di lui, perché in tutti i 9 anni precedenti non ha mai pubblicato una fake o mentito al suo pubblico.  Il 17 marzo, gli agenti della sicurezza nazionale hanno fatto irruzione nell’appartamento di Kirill a Riga, lo hanno fermato violentemente e hanno perquisito l’appartamento. Successivamente Kirill è stato mandato in cella di detenzione presso l’ufficio di sicurezza dello Stato. La vernice dell’Unione Europea si sta scrostando velocemente e quello che emerge con sempre maggiore evidenza, è il complesso militare-industriale della Nato. Sembrano eventi lontani, ma soltanto perché ad Est si sono portati avanti con la diffusione della russofobia. Se hanno impiegato meno di un anno per discriminare e privare di diritti fondamentali un sesto della popolazione con la scusa della pandemia, credo che in pochi mesi si potrà arrivare a qualcosa di analogo anche da noi. I militari sono oramai dietro l’angolo» (Giorgio Bianchi Photojournalist).

«La UE ha già stanziato un miliardo di euro per l’acquisto di armi all’Ucraina dal Fondo europeo per la pace» (Charles Michel, Presidente del Consiglio europeo). No comment.

Nel Regno Unito e in Lituania appaiono cartelli del genere:

“Russo buono = Russo morto”.
“Non serviamo ai russi. Andate a farvi fottere”.
«Le “bombe buone” colpiscono le città del dittatore di turno, non la popolazione civile. È il magico potere della propaganda: gli esseri umani spariscono, resta soltanto la bestia da abbattere, ad ogni costo.
«I valori dell’occidente giustamente esaltati dalla stampa» (Alberto Scotti). Ne abbiamo parlato QUI.

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