Caso Rugolo. Il Vescovo Gisana intercettato al telefono con l’imputato: «Ho insabbiato questa storia». La CEI fornisca i dati italiani degli abusi sessuali del clero su minori e adulti vulnerabili

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Giovedì 18 novembre 2021. Bollettino N. 758 della Sala Stampa della Sana Sede, a mezzogiorno: «Il Santo Padre Francesco ha ricevuto questa mattina in Udienza S.E. Mons. Rosario Gisana [*], Vescovo di Piazza Armerina (Italia)» [QUI]. Buona giornata Eccellenza Reverendissima. Bye. Bye.

Sei giorni prima dell’Udienza con il Papa, il 12 novembre 2021 Ragusa News [QUI] ha fatto un aggiornamento sul Caso Rugolo, il processo penale a Don Giuseppe Rugolo, il prete di Piazza Armerina accusato di abusi sessuali. Poi, il carteggio con la Santa Sede: d’accordo con la Congregazione per il Clero, nel 2019 il trasferimento del sacerdote in Emilia, perché la «condotta dell’allora seminarista è sottratta alla giurisdizione canonica». Nelle duemila e passa pagine di documenti processuali – tra cui le conversazioni telefoniche – emerge uno spaccato sociale e religioso sconfortante. Dice il Vescovo Rosario Gisana [foto in copertina] all’imputato: «Ora il problema non è solo tuo. Il problema è anche mio perché io ho insabbiato questa storia. Per cui stanno cercando in tutti i modi di accusarmi. Adesso vedremo come poterne uscire». I suoi legali replicano che ha collaborato con i pm fin dal principio, che è una spiegazione ma non una giustificazione.

Ragusa News ha pubblicato anche alcuni documenti (che riportiamo di seguito), dal faldone penale di cui sopra, che fanno da cornice al processo in corso a porte chiuse al Tribunale penale di Enna, con la terza udienza fissato per il 23 dicembre 2021 (la prima udienza si è svolta il 7 ottobre e la seconda il 21 ottobre 2021).

Trascrizione della conversazione telefonica tra il Vescovo Rosario Gisana e Don Giuseppe Rugolo del 18 gennaio 2021. “La conversazione, che si riporta integralmente, non necessita di particolari interpretazioni”.
Il Sostituto della Segreteria di Stato, l’Arcivescovo Edgar Peña Parra a Mons. Gisana, 16 marzo 2020 – RISERVATA: “(…) Vostra Eccellenza non è tenuta a dar seguito all’istanza del legale (…) la condotta dell’allora seminarista è sottratta alla giurisdizione canonica”.
CONGREGAZIONE CLERO A GISANA La Congregazione per il Clero a Mons. Gisana, 19 dicembre 2020 – RISERVATA-PERSONALE: “(…) questa Congregazione è a conoscenza che la Congregazione per la Dottrina della Fede ha dichiarato la sua non competenza, in quanto i possibili “abusi su minori” sarebbero stati commessi quando il sacerdote in parola era ancora un seminarista e l’accusatore un minorenne, dunque una fattispecie non giudicabile nel foro canonico. Tuttavia, a detto del [omissis] il comportamento non adeguato del Rev. Rugolo si sarebbe protratto dopo aver ricevuto gli Ordini Sacri, periodo in cui il denunciante era già divenuto maggiorenne. (…) Come Vostra Eccellenza certamente comprenderà, questi temi meritano attenzione, al fine di evitare nuovi scandali. (…)”.

Poi, Ragusa News fa seguire un breve riassunto del Caso Rugolo, il 40enne sacerdote di Enna, attivissimo nella parrocchia frequentata da adolescenti e bambini, che è stato arrestato il 27 aprile scorso a Ferrara, dov’era stato “spostato” da Monsignor Gisana, dopo le violenze sessuali denunciate da un ragazzo oggi maggiorenne, continuando però a entrare in contatto con i giovani nella sua attività pastorale. Prima del processo in Italia, la vittima ha tentato senza successo la strada del processo canonico. Nelle foto pubblicate c’è anche la corrispondenza e la rassicurante replica della Santa Sede. Quindi si fa coraggio e nel 2020, supportato dalla famiglia, presenta un esposto alla polizia e scrive perfino una lettera al Papa.

Il caso di Don Giuseppe Rugolo, il sacerdote ennese a processo e attualmente agli arresti domiciliari in Emilia per violenza sessuale e atti sessuali con minori

“Denunciare ti rimette in pace con te stesso”. “La mia dolorosa storia sia la testimonianza che anche dopo dodici anni dalle violenze si può denunciare”. Sette testimoni: “Ci toccava spesso le parti intime”. La Procura di Enna non esclude che possano esserci altre potenziali vittime e le invita a denunciare le violenze [Arresti domiciliari per Don Rugolo. Gip Bruno: “Agire caratteristico del pedofilo”. Vescovo Gisana: “Fatti gravi, se accertati”. Presunzione di innocenza. Difesa di minori e persone fragili – 3 maggio 2021].

Don Rugolo è stato arrestato per il “pericolo concreto di reiterazione di analoghi fatti di reato, cioè “l’inclinazione a cedere alle pulsioni sessuali in maniera incondizionata, ossia senza timore delle conseguenze delle sue azioni – che pur avevano trovato una certa stigmatizzazione nell’indagine canonica aperta a suo carico e nel trasferimento in altra diocesi- oltre che in spregio ai principi del culto del quale è ministro”.

Alla luce dell’esito di indagine della Procura di Enna, che ha condotto all’arresto di Don Giuseppe Rugolo, inevitabilmente viene analizzato anche il discutibile atteggiamento, a riguardo, di Mons. Rosario Gisana. Abbiamo posto sotto la nostra lente le azioni e le presunte omissioni del Vescovo di Piazza Armerina poiché appare che abbia trattato il Caso Rugolo con apparente leggerezza [QUI e Petizione di “Solidarietà al Vescovo Gisana”. “L’ipocrisia di una Chiesa che, ad Enna, crolla a pezzi”. Chi sta accanto alle vittime si appella a Papa Francesco di intervenire – 5 maggio 2021].

Piazza Armerina, 12 maggio 2021
CASO RUGOLO CHIARIMENTI DA PARTE DELLA DIOCESI DI PIAZZA ARMERINA E DEI LEGALI DI MONS. ROSARIO GISANA


A seguito della restrizione agli arresti domiciliari del sacerdote Giuseppe Rugolo e delle numerose ricostruzioni giornalistiche e d’opinione diffuse in questi giorni, nella maggior parte dei casi distorte da elementi non rispondenti al vero riguardanti il ruolo e la condotta del Vescovo della Diocesi di Piazza Armerina, Mons. Rosario Gisana, è la stessa Diocesi a voler fornire elementi di chiarezza all’opinione pubblica, dopo averli già forniti alla Magistratura: elementi che, in un contesto di così profondo turbamento collettivo per una vicenda tanto dolorosa, sono necessari non solo a evitare rappresentazioni mediatiche dei fatti pericolosamente distorte, ma innanzitutto a ribadire che la ricerca della verità e della giustizia, la tutela delle vittime di ogni eventuale reato e la custodia della comunità dei credenti che ne stanno condividendo la sofferenza sono sempre state e restano le priorità di Mons. Gisana, animato dal desiderio che la Chiesa assicuri sempre la massima trasparenza sul proprio operato.Nel ricordare che Mons. Gisana ha collaborato con gli organi inquirenti sin dal primo momento in cui la giovane vittima e la sua famiglia hanno preso la decisione di sporgere all’Autorità giudiziaria la denuncia sugli abusi, decisione che – è bene precisarlo – apparteneva insindacabilmente solo al diretto interessato, i legali del Vescovo – avvocati Maria Teresa Montalbano e Gabriele Cantaro – precisano che per quanto di sua competenza il Vescovo stesso ha compiuto tempestivamente ognuno dei passi che le circostanze di volta in volta hanno reso necessario. «Sin dalla prima richiesta di colloquio da parte della famiglia, fatta pervenire al Vescovo da parte di un sacerdote della Diocesi nell’agosto 2016, Mons. Gisana si è immediatamente dichiarato disponibile ad ogni forma di ascolto e valutazione», spiegano i legali: «È bene ricordare che solo due anni dopo, nell’ottobre 2018, il giovane interessato, già maggiorenne, ha effettivamente deciso di raccontare al Vescovo la delicata vicenda che aveva vissuto, consentendo a Mons. Gisana di dare immediato avvio all’Investigatio Praevia, secondo le regole del diritto canonico. Essa è stata condotta da Giudici Rotali esterni alla Diocesi, in assoluta indipendenza e con l’audizione dei testi indicati dalle parti. Nonostante la decisione di archiviazione presa dai Giudici in quella sede, Mons. Gisana ha ritenuto comunque di operare un provvedimento di allontanamento nei confronti di Rugolo, con apposito decreto, contenente precise prescrizioni sottoposte alla vigilanza delle autorità ecclesiastiche preposte al suo caso». Gli avvocati Montalbano e Cantaro ribadiscono inoltre con fermezza che «nessuna offerta di denaro è stata effettuata dal Vescovo al giovane coinvolto, così come ancora falsamente si continua ad insinuare, mentre numerose sono state al contrario le pressioni ricevute da Mons. Gisana da parte dell’avvocato della famiglia per ottenere del denaro. Ovviamente, l’unica disponibilità ad assicurare un sostegno economico da parte della Diocesi sarebbe stata collegata all’eventuale necessità, inizialmente fatta presente dai genitori, di assicurare al giovane il proseguimento di un percorso terapeutico, non certo con carattere risarcitorio e soprattutto con modalità assolutamente trasparenti». «Mons. Gisana – concludono gli avvocati – ha operato sempre in modo chiaro e per il bene delle persone coinvolte, prima rispettando l’espressa richiesta di massima riservatezza della famiglia per la tutela del giovane e poi, una volta avviata l’indagine della magistratura ordinaria, consegnando immediatamente tutti i documenti alla Procura della Repubblica di Enna, nel cui operato il Vescovo continua a confidare, esprimendo la propria massima fiducia nei percorsi della giustizia».

Le dichiarazioni di Mons. Rosario Gisana in un’intervista esclusiva sul caso Rugolo, pubblicate il 22 maggio 2021 da EnnaOra.it: “Non c’erano i termini per sospenderlo… Non spettava a me denunciare alla giustizia ordinaria, tenuto conto che mi era stata espressamente richiesta la massima riservatezza da parte della famiglia, la quale peraltro era perfettamente in grado di conoscere i meccanismi di avvio di un’indagine da parte della magistratura” [QUI].

Il 24 maggio 2021, lo stesso sito EnnaOra.it ha pubblicato una replica dell’Avvocato Eleanna Parasiliti Molica, che assiste il giovane dalla cui denuncia è partito il cosiddetto Caso Rugolo, all’intervista del Vescovo Gisana: “Dichiarazioni gravi e infondate, la Diocesi smetta di processare la vittima” [QUI]: «A seguito dell’intervista “esclusiva” rilasciata dal vescovo Rosario Gisana il 22 Maggio al giornale on Line” Enna Ora” mi trovo costretta a ribadire con forza, spero per l’ultima volta, l’assoluta infondatezza e gravità delle dichiarazioni di Mons. Rosario Gisana».

Il 25 maggio 2021 abbiamo scritto [“Eccellenza questi sono fatti gravi”. Abusi sui minori, la CEI faccia chiarezza sui dati italiani]:

«Non abbiamo interesse a coltivare il processo alla vittima che la Diocesi ha inteso avviare sui media, secondo un modello da Santa Inquisizione. Tuttavia al fine di porre fine agli effetti di vittimizzazione secondaria che tale condotta sta producendo devo segnalare che dalla documentazione già depositata agli inquirenti emerge la piena consapevolezza del vescovo circa le condotte di Rugolo, per espressa ammissione di quest’ultimo e perché oggetto di altre dettagliate segnalazioni addirittura antecedenti a quelle che poi hanno dato origine al procedimento penale in corso.
Ebbene, dai predetti atti emerge chiaramente come l’unica interessata alla non tracciabilità dell’offerta risarcitoria era esclusivamente la Diocesi e che espressa richiesta della giovane vittima era quella di avere giustizia mediante l’attivazione di provvedimenti disciplinari a carico del Sacerdote.
Emerge ancora il tentativo della Diocesi di minimizzare e gestire la grave vicenda secondo gli schemi tipici di queste penose questioni.
Auspichiamo un più responsabile silenzio da parte della diocesi nel rispetto delle vittime, oggetto di inaccettabili attacchi anche di natura semplicemente voyeuristica provenienti proprio da ambienti ecclesiastici trasformati in centri di propaganda».

L’aggiornamento dell’11 giugno 2021: Gip di Enna ha disposto il giudizio immediato per Don Giuseppe Rugolo, accusato di violenza sessuale aggravata ai danni di minori, ai domiciliari dal 27 aprile.

Si aperto il 7 ottobre 2021 dinanzi al Tribunale di Enna presieduto da Francesco Pittaresi il processo con il rito ordinario a carico di Don Giuseppe Rugolo, accusato di violenza sessuale aggravata su minori [Caso Don Rugolo, iniziato il processo penale con l’accusa di violenza sessuale aggravata a danno di minorenni. «Eccellenza questi sono fatti gravi». «Non è scontato che ci si interessi delle vittime» – 13 ottobre 2021]. È la prima udienza di un processo che si celebra a porte chiuse, dedicata all’ammissione di testi e prove, costituzioni di parti civili, eccezioni preliminari. È iniziata con la richiesta di rinvio, avanzata dai difensori di Rugolo, Avvocati Denis Lovison e Antonino Lizio, che hanno presentato un certificato medico per il loro assistito. Il tribunale ha rigettato la richiesta. Oltre alla richiesta di rinvio dell’udienza, il tribunale ha rigettato tutte le eccezioni preliminari dei legali di Rugolo mentre sono state ammesse come parte civile, oltre alla vittima difesa dall’Avvocato Eleanna Parasiliti Molica, i genitori del giovane assistiti dall’Avvocato Giovanni Di Giovanni, l’Associazione Co. Tu. Le. VI con l’Avvocato Prima Cammarata e “Rete l’abuso” con l’Avvocato Mario Caligiuri. Non si è costituito parte civile il Vescovo di Piazza Armerina, Mons. Rosario Gisana, che figurava tra le parti lese individuate nel corso delle indagini. Il legale del giovane che per anni avrebbe subito le morbose attenzioni del sacerdote ha chiesto la chiamata come responsabile civile della diocesi di Piazza Armerina e della parrocchia dove il prete celebrava.

Nella seconda udienza del 21 ottobre 2021, il Tribunale di Enna ha autorizzato la citazione alla responsabilità civile della Diocesi di Piazza Armerina e della Parrocchia di San Giovanni Battista nel Processo a Don Giuseppe Rugolo. La richiesta era stata avanzata dagli avvocati delle parti civili, l’Avvocato Eleana Parasiliti Molica per la vittima degli abusi, minore all’epoca dei fatti; l’Avvocato Giovanni Di Giovanni per la famiglia del giovane abusato; l’Avvocato Mario Caligiuri per l’Associazione Rete l’Abuso; e l’Avvocato Irina Mendolia per l’Associazione Co.Tu.Le.Vi. La prossima udienza è stata fissata al 23 dicembre 2021.

Mentre si svolge il procedimento penale del Caso Rugolo – ormai diventato Caso Rugolo-Gisana (non dimenticando chi scrive al Vescovo Gisana dalla Congregazione per il Clero, che “questi temi meritano attenzione, al fine di evitare nuovi scandali” (una frase che sembra uscita da raccomandazioni di tempi antichi, non ancora passati, pare – andiamo subito al sodo per quanto riguarda la Conferenza Episcopale Italiana, senza tanti giri di (belle) parole, che in questi giorni abbiamo sentito nuovamente, in quantità industriali.

Dove sono i dati riguardo gli abusi sessuali sui minori e adulti vulnerabili perpetrati dal clero in Italia? La Conferenza Episcopale Italiana faccia chiarezza.

Il Vescovo Mariano Crociata con Papa Francesco.

Mons. Mariano Crociata, Vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, già Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, dal 25 settembre 2008 al 19 novembre 2013: “In Italia 100 processi canonici in 10 anni”.

Il Vescovo Lorenzo Ghizzoni con Papa Francesco.

Mons. Lorenzo Ghizzoni, Arcivescovo metropolita di Ravenna-Cervia, Vicepresidente della Conferenza Episcopale dell’Emilia-Romagna, Presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa e Referente della Conferenza Episcopale Italiana per la Pontificia Commissione per la tutela dei minori: “I dati degli abusi sono il vero problema non c’è nessun organismo che li abbia”.

Il contrasto alla pedofilia e al crimine delle violenze perpetrate sui minori e sulle persone vulnerabili intende salvaguardare “in primis” le vittime delle violenze. Siamo convinti che non può esistere un’adeguata salvaguardia per le vittime se mancano trasparenza e verità. Da cristiani e da cattolici, non possiamo cercare la salvezza della nostra anima senza ambire alla verità in modo trasparente.

Il Vescovo Ghizzoni, nell’intervista del 18 novembre 2021 a Vatican News [QUI], in occasione della Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi, affronta molti aspetti della questione. Non c’è una sola parola sui dati degli abusi sessuali, perpetrati da preti predatori, di nazionalità italiani o straniera, incardinati in diocesi sul territorio nazionale italiano. Prendiamo atto che sul delicato punto, al prelato, non viene fatta alcuna domanda da parte dell’house organ della comunicazione ufficiale della Santa Sede. Il Vescovo Ghizzoni dovrebbe riferire quello che è a sua conoscenza in merito ai dati italiani. Se esistono e soprattutto se vengono cercati e catalogati, e come. Alla luce delle affermazioni fatte dallo stesso Vescovo Ghizzoni il 23 gennaio 2020, al SIR, l’agenzia stampa della Conferenza Episcopale Italiana: “I dati degli abusi sono il vero problema, non c’è nessun organismo che li abbia” [QUI].

Questo alla luce degli scandali sessuali sia livello globale che europeo, vedi i casi critici tra gli altri di Francia, Germania e Spagna, con i risultati inquietanti delle relative inchieste indipendenti. Nell’attesa dell’autorizzazione delle superiori autorità della gerarchia italiana all’avvio di un’inchiesta indipendente sul territorio nazionale italiano, dovrebbero essere fatte domande su questo delicato punto alle autorità competenti della Conferenza Episcopale Italiana.

Dispiace, ma dobbiamo purtroppo constatare – ancora una volta – una informazione incompleta riguardo alla delicata e discussa questione degli abusi sessuali compiuti dal clero incardinato nelle diocesi italiane, sul territorio di uno stato sovrano, l’Italia.

Gli unici dati che Mons. Ghizzoni finora ha fornito sono i dati dei Coordinatori regionali del Servizio CEI per la tutela dei minori. Ghizzoni ha reso noto che si tratta di 11 presbiteri e 5 donne, distribuite nelle 16 regioni ecclesiastiche italiane [QUI].

Valentina Alazraki, corrispondente a Roma dell’emittente messicana Televisia: “Noi abbiamo scelto da quale parte stare. Voi, lo avete fatto davvero, o solo a parole? Se voi non vi decidete in modo radicale di stare dalla parte dei bambini, delle mamme, delle famiglie, della società civile, avete ragione ad avere paura di noi, perché saremo i vostri peggiori nemici” [QUI].

Il 25 maggio 2010 in un’intervista al Corriere della Sera, il Vescovo Crociata sul tema della pedofilia ha comunicato le cifre in possesso della CEI: «In Italia 100 processi canonici in 10 anni» [QUI]. Sono passati ben dieci anni e il 23 gennaio 2020 il Vescovo Ghizzoni afferma: “I dati degli abusi sono il vero problema, non c’è nessun organismo che li abbia” [QUI].

Padre Hans Zollner, S.I.

Padre Hans Zollner, S.I., Professore presso la Pontificia Università Gregoriana, Preside dell’Istituto di Antropologia (Studi interdisciplinari sulla dignità umana e sulla cura delle persone vulnerabili), uno dei maggiori esperti mondiali nel campo della salvaguardia e della prevenzione degli abusi sessuali, dopo la pubblicazione del Rapporto francese, il 5 ottobre 2021 in un’intervista alla Repubblica esorta: “Ora tocca ai vescovi italiani indagare sulla pedofilia” [QUI]. “Rinforziamo la prevenzione”, ha detto Zollner il 16 settembre 2021 a Vatican News [QUI] alla vigilia della Conferenza internazionale sulla salvaguardia dei bambini e degli adulti vulnerabili per le Chiese dell’Europa centrorientale, organizzata dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei minori e dalla Conferenza Episcopale Polacca dal 19 al 22 settembre a Varsavia, che ha visto la partecipazione di rappresentanti degli episcopati, ordini religiosi e professionisti laici da 20 Paesi. Zollner ha spiegato: “Abbiamo in mente di chiedere a tutte le Chiese locali, romano-cattoliche, ma anche le greco-cattoliche e le cosiddette uniate, di produrre ogni anno un rapporto sullo stato del lavoro di prevenzione, sul numero di accuse ed anche, per quanto possibile, sulle condanne eventualmente pronunciate. Quindi – aggiunge – vogliamo chiedere una collaborazione anche a medio-lungo termine affinché sappiamo come si presenta la situazione e così accompagnare attivamente questo lavoro”.

In occasione della Giornata europea per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, istituita dal Consiglio d’Europa – sul tema dell’edizione di quest’anno: “Making the circle of trust truly safe for children” (Rendere il cerchio della fiducia veramente sicuro per i bambini) – del 18 novembre 2021, esperti nazionali ed internazionali sono stati chiamati a confrontarsi, nell’ambito di incontri finalizzati ad elaborare azioni concrete, linee guida e protocolli, per la tutela di bambini e adolescenti vulnerabili. A Roma in particolare il Convegno internazionale organizzato da Telefono Azzurro sul tema “Il diritto di fidarsi” [QUI].

Il Cardinale Seán Patrick O’Malley.

Il Cardinale Seán Patrick O’Malley, Presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, si è rivolto con un messaggio a quanti hanno preso parte alla Giornata europea, incoraggiando la Chiesa Cattolica Romana a conoscere a fondo il sistema degli abusi sessuali, attraverso un esame indipendente e un’azione informata, aperta ad imparare dai progressi della società e del mondo accademico. Solo con delle indagini oneste, la protezione dei minori sarà prioritaria e potrà essere ripristinata la fiducia infranta [QUI].

Rispondendo alla sollecitazione di Papa Francesco – che già nel 2016 aveva rivolto alle Conferenze Episcopali di tutto il mondo – la Conferenza Episcopale Italiana, in corrispondenza della Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, ha indetto la sua prima Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi. I vescovi italiani, in occasione di questa Giornata diffusa su tutto il territorio nazionale e diocesano per sostenere le vittime di abusi, per sollecitare un cammino di cambiamento profondo nelle comunità dove il tema non può più essere sottaciuto e dove deve crescere la consapevolezza e l’impegno a tutti i livelli, hanno espresso il loro impegno ad ascoltare, proteggere e curare. L’obiettivo prioritario è la prevenzione degli abusi, oltre che la formazione, e molto si sta già facendo, ha spiegato il Vescovo Ghizzoni il 18 novembre 2021 in un’intervista a Vatican News: “Non contrasteremo mai la questione se non interverremo prima che l’abuso sia commesso” [QUI].

L’annuncio della Conferenza Episcopale Italiana di adesione alla Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, con la Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi di domani, domenica 21 novembre, non è stato accolto con favore dall’Associazione Rete L’Abuso, che ha diffidato la Diocesi di Savona dal farlo con un Pec: “Con la presente comunicazione, l’Associazione, a nome degli allora minori, rimasti vittima dei sacerdoti savonesi Giorgio Barbacini, Nello Giraudo, Pietro Pinetto nonché del coadiutore parrocchiale Franco Briano, respingono sollecitamente le preghiere di un vescovo e di una comunità cattolica che non ha mai neppure accennato al pentimento, offerto riparazione o qualunque sorta di aiuto o sostegno, mostrandosi ogni volta invece irritata dalle richieste di giustizia delle vittime che con coraggio si sono mostrate». Le vittime savonese citano un passo del Vangelo, osservando che “dimenticano però che la fede senza le opere è morta” e ripetono la richiesta a Papa Francesco e alla Santa Sede di fare pressioni affinché anche in Italia i vescovi scelgano di aprire una indagine a livello nazionale sul fenomeno degli abusi e affidarlo ad una commissione indipendente, come ha fatto la Francia e come si appresta a fare il Portogallo.

Poi, è seguito anche una lettera aperta alla CEI che riportiamo, insieme alla diffida alla Diocesi di Savona.

Non pregate per noi!
Atto di diffida a diocesi e parrocchie savonesi dell’Associazione Rete L’Abuso
18 novembre 2021


Mentre la chiesa di Francia ammette in soli 70 anni lo stupro di 330.000 bambini e si appresta per unanime decisione dei vescovi ad indennizzare le vittime, seguita dal Portogallo, che pochi giorni fa ha annunciato la creazione di una commissione di inchiesta, in Italia tutto tace e papa Francesco, anziché invitare la Conferenza Episcopale italiana ad accelerare la realizzazione di una commissione di inchiesta che riconosca e indennizzi umanamente le vittime, invita i vescovi italiani, per l’ennesima volta a pregare per le vittime, alle quali si continua a negare verità e giustizia.

Tra le varie diocesi italiane, tra vanti e sviolinate di pura auto acclamazione, risponde all’appello anche quella di Savona, che conta nel suo organico ben tre sacerdoti ritenuti responsabili di abusi dalla giustizia civile, un laico e lo stesso vescovo di Savona Dante Lafranconi, riconosciuto responsabile di insabbiamenti a danno di minori, e se pur salvato dalla prescrizione, non lo è stato dalle pesantissime parole del gip di Savona Fiorenza Giorgi.

Monsignor Caloggero Marino, per il prossimo 21, in occasione della Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale istituita dal Consiglio d’Europa (di cui il Vaticano non fa parte e nemmeno riconosce la Convenzione di Istanbul sulle violenze femminili), invita i suoi sacerdoti ad introdurre la messa con le parole “In questa domenica, celebriamo, assieme a tutta la Chiesa italiana, una Giornata di preghiera per i minori vittime di sfruttamento e di abuso sessuale. Chiediamo la grazia della conversione, ricordando le parole di Gesù: Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite; a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio”.

Il vescovo dimentica però non solo che “la fede, senza le opere è morta” (Gc 2,26), ma che “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare“ (Matteo 18,6).

Con la presente l’Associazione, a nome degli allora minori rimasti vittima dei sacerdoti savonesi Giorgio Barbacini, Nello Giraudo, Pietro Pinetto non ché del coadiutore parrocchiale Franco Briano, respingono sollecitamente le preghiere di un vescovo e di una comunità cattolica che non ha mai neppure accennato al pentimento, offerto riparazione o qualunque sorta di aiuto o sostegno, mostrandosi ogni volta invece irritata dalle richieste di giustizia delle vittime che con coraggio si sono mostrate.

Vittime che con umiltà e intento riappacificativo si sono presentate a Lei appena insediato a Savona nell’intento di un accordo che come nelle Sue parole, chiudesse finalmente questo triste e deplorevole capitolo savonese e desse la possibilità di voltare pagina e nuova vita ai sopravvissuti.

Umiliante ed indecente la Sua risposta che proponeva a titolo di indennizzo per i sopravvissuti, uno sfottò, consistente l’istituzione di un numero verde gestito dalla stessa diocesi e al quale gli indennizzati non avrebbero neppure potuto trarre un posto di lavoro.

Neppure la commissione diocesana ancora a solo “uso mediatico” sembra non fare grandi progressi, non risulta almeno, che nessuno dei nominativi delle vittime in possesso alla diocesi, sia mai stato avvicinato o contattato per dare seguito alle funzioni in soccorso e assistenza per le vittime tanto sbandierate ai media.

Una situazione sinceramente in cui la chiesa savonese ha davvero poco da vantarsi a nostro avviso, molto di più per provare la dovuta vergogna dato l’indiscutibile fallimento morale e umano della stessa e dei suoi vescovi.

P.Q.S.
DIFFIDA


rigettando nuovamente qualunque iniziativa folcloristica o di preghiera così chiaramente disonesta nel pentimento, come quella in oggetto per il giorno 21 p.v. e teniamo a sottolineare che non tollereremo l’insistenza di essere citati pretendendo, ad ogni modo di essere espressamente esclusi da qualsivoglia coinvolgimento, anche di preghiera legata all’iniziativa, che non possiamo che recepire unicamente come falsa, strumentale ed a uso improprio non concesso della nostra immagine.
Sarebbe pertanto preferibile che la diocesi, umilmente ed unitamente alle altre sue realtà, istituisse una commissione di inchiesta indipendente che dia un reale e concreto senso di verità e giustizia.
Il presente atto di diffida ha anche il valore di messa in mora.
Il Presidente
Francesco Zanardi

Pregare costa meno e cinque minuti ti lavi il crimine di dosso
Lettera aperta dell’Associazione Rete L’Abuso al Presidente della Conferenza Episcopale Italiana
20 novembre 2021


Eccellenza Reverendissima,

3000 sacerdoti cattolici in Francia hanno stuprato 216.000 bambini, se poi aggiungiamo l’indotto intorno alle parrocchie, arriviamo a circa 330.000.

Restiamo pure ai soli 3000 sacerdoti ritenuti colpevoli di 216.000 stupri ai danni di bambini, se facciamo una media la matematica dice che ogni sacerdote ha stuprato 72 bambini. Ignoriamo per quante volte.

Tutto ciò in Francia, su una base media di soli 22.000 sacerdoti, 3000 sono risultati stupratori di minori.

Come Lei ben sa, in Italia la media dei sacerdoti è di circa 50.000 e, se la situazione è come in tutte le altre nazioni, troviamo sulla base dei religiosi, dati in linea come riconferma la commissione CIASE, Le chiedo: Lei crede di poter affermare che in Italia non serve una commissione di inchiesta perché il fenomeno è irrisorio?

Rispettosi per la giornata di preghiera dedicata alle vittime, le rammento che “la fede, senza le opere è morta” (Gc 2,26) e che “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare“ (Matteo 18/6).

Qui non serve pregare Eccellenza, si deve indagare e si deve pagare, non solo economicamente con  l’indennizzo a chi ha subito, ma anche la pena per chi ha commesso. Non può bastare qualche minuto in una banale preghiera di scuse, e neppure una confessione, almeno che questa non sia davanti ad un Magistrato.

Pertanto, se pur apprezziamo l’ennesima preghiera, rispettosamente, a nome dell’intera organizzazione italiana delle vittime sopravvissute agli abusi sessuali del clero Rete L’ABUSO, vittime dei più di 160 sacerdoti ritenuti responsabili in via definitiva in Italia, e degli altri più di 150 attualmente denunciati (naturalmente tra i soli noti in Italia, oltre ai Vescovi insabbiatori) non Le nascondiamo che avremmo preferito la proposta  di un atto concreto e responsabile, che risarcisse umanamente i sopravvissuti ed anche la Chiesa nel suo concreto pentimento, come accade negli altri paesi. Non ci sentiamo in coscienza di poter accettare il vostro omaggio, proprio mentre all’estero, anziché piantare la testa sotto la sabbia come sta facendo la Conferenza Episcopale Italiana, le conferenze episcopali indagano e vendono i loro immobili per indennizzare le vittime.

Per cui Monsignor Gualtiero Bassetti, Ci comprenda del perché non possiamo accettare da Voi un simile, ennesimo atto di vigliaccheria, come qualcosa di positivo e non ipocrita, totalmente inutile sia per la prevenzione che la causa, sia per una possibile rivalutazione della Chiesa italiana.

Con ossequio
Il Portavoce
Francesco Zanardi


A margine della Giornata europea per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale del Consiglio d’Europa e della Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi della Conferenza Episcopale Italiana, ribadiamo che gli abusi sessuali sono reati, con rilevanza penale, per i quali i responsabili dovrebbero essere denunciati all’autorità civile e se imputati, processati. Quindi, se giudicati colpevoli dal tribunale di competenza, condannati ad una pena adeguata al reato commesso. Purtroppo, appare che la linea della responsabilità del clero debba transitare per una corsia preferenziale “più morbida”, rispetto a dove transitano tutti i responsabili di tali crimini efferati che vengono assicurati alla giustizia.

Ricordiamo che il rispetto e la cura per la guarigione delle vittime passa soprattutto per la giustizia. Affiché le vittime siano realmente rispettate nella verità e nella trasparenza, i preti abusatori, responsabili di tali crimini, devono essere assicurati alla giustizia, scontando la pena detentiva nei luoghi opportuni. I preti abusatori riconosciuti tali dalle competenti autorità, devono essere considerati criminali e come tali devono essere assicurati alla giustizia. Senza corsie preferenziali, scudi penali o scappatoie clericali d’altri tempi.

Ci sorprende a riguardo quanto suggerito da Padre Hans Zollner, S.I. in tema di detenzione dei religiosi responsabili penalmente di reati sessuali perpetrati sui minori e su adulti vulnerabili. Nelle dichiarazioni rilasciate a The Tablet del 10 agosto 2021, Zollner sottolinea la necessità di assistere i preti pedofili, fino a recluderli a vita, ma sottolinea anche “volontariamente e in case gestite dalla chiesa” 2021 [QUI]: “Secondo Padre Hans Zollner, S.I., Presidente del Centro per la protezione dell’infanzia (PCC) presso l’Università Gregoriana, la detenzione volontaria a vita nelle case gestite dalla chiesa potrebbe essere il modo migliore per trattare con i preti abusatori”.

A nostro modo di vedere, tutto ciò è in contraddizione con un comportamento dell’istituzione ecclesiastica che tiene alla tutela delle vittime.

Il 20 settembre 2021, in conclusione della sua premessa a braccio alla Conferenza che si è svolta con i rappresentanti delle Chiese dell’Europa centrorientale a Varsavia – in spiritu humilitatis et in animo contrito (suonano molto bene in latino, queste parole da Daniel 3, 39-40 dell’Antifona dal Messale Vetus Ordo, che non si può più usare per celebrare, ma citare in latino sembra ancora permesso [“Potessimo esser accolti con il cuore contrito e con lo spirito umiliato, come olocausti di montoni e di tori, come migliaia di grassi agnelli. Tale sia oggi il nostro sacrificio davanti a te e ti sia gradito, perché non c’è confusione per coloro che confidano in te”]) – per riflettere e studiare linee d’azione contro “una delle ferite più dolorose della Chiesa” (di riflessione e di studio si è fatto tanto negli ultimi anni ed è ora che dalle parole si arrivi ai fatti: res non verba) – il Cardinal O’Malley ha detto: “Tutto il dolore che abbiamo sofferto è una grande fonte di guarigione. Ci sta portando ad affrontare il problema degli abusi sessuali, e a mettere i bambini e gli adulti vulnerabili come priorità nella nostra Chiesa. Così come dovrebbe essere” [QUI]. Se dalle parole, vogliamo passare ai fatti, dobbiamo necessariamente concretizzare le parole del Cardinal O’Malley. Se davvero i bambini e gli adulti vulnerabili devono essere priorità nella nostra Chiesa, il modo migliore di considerare le responsabilità dei preti abusatori è assicurare la detenzione degli stessi in istituti di pena adeguati.

Non condividiamo la linea della “detenzione morbida” suggerita da Padre Hans Zollner, S.I.. Questa linea è una “linea vecchia” e che la gerarchia (clericale) della nostra Santa Romana Chiesa ha già adottato in passato. Se dobbiamo imparare dagli sbagli del passato, non possiamo prendere in seria considerazione questa linea.

In merito a questo tema, abbiamo già affrontato l’argomento dei preti abusatori (riconosciuti tali anche dalla gerarchia della nostra Chiesa Cattolica Romana), che vivono tranquillamente la loro “detenzione morbida” in posizioni di privilegio anche con vista Colosseo [QUI]. Se nel frattempo non è cambiato niente – non ne abbiamo contezza – Padre John Baptist Ormechea, C.P. sfugge alla giustizia nella Curia generalizia della Congregazione dei passionisti a Roma. Padre Joseph Moons, C.P., superiore della Provincia dei passionisti di Park Ridge, Chicago, ha detto che Ormechea è a Roma per un “piano di sicurezza”. Secondo quanto affermato dal reporter investigativo Robert Herguth sul Chicago Sun Times del 26 marzo 2021 (“Si ritiene che abbia molestato bambini nella parrocchia di NW Side, quindi perché non è nelle liste ecclesiastiche dei preti predatori?”) [QUI] il sacerdote pedofilo John Baptist Ormechea, C.P., detto Padre B.J., non è mai stato dimesso dallo stato clericale. Da sempre rimasto impunito, per i crimini commessi, si gode la grande bellezza della città eterna, all’interno della curia generalizia dei padri passionisti. Il “quartier generale” della Congregatio Passionis Iesu Christi.

Il Vescovo Ghizzoni non risponde a nessuna domanda sui dati italiani. Anche perché tale quesito non viene fatto da nessuno. Tutto ciò è davvero singolare. Come andare al mare senza domandarsi se l’acqua dove ci facciamo il bagno è pulita o no e se ci sono dati sullo stato delle acque.

Ci soffermiamo sui termini utilizzati, perché i termini utilizzati sono importanti (pensando alla “newspeak”, la neolingua descritta da George Orwell, per indicare il linguaggio eufemistico ambiguo usato principalmente nella propaganda politica, ma non solo, come osserviamo). Stranamente la parola “sessuali” non viene quasi mai affiancata alla parola “abusi”, che riguardano il clero et simili. A noi la questione è chiarissima: un “abuso” può anche non essere di rilevanza penale, ma un “abuso sessuale” è un reato. Punto.

Sulla Gazzetta del Sud del 18 novembre 2021 Francesco Viviano ha scritto [QUI]: « La Cei è l’unica a ignorare la pedofilia. Commissione d’inchiesta inesistente. La piaga degli abusi sessuali sui minori: solo i vescovi italiani non indagano – Il Presidente dell’associazione italiana delle vittime di abusi in chiesa, Francesco Zanardi che da giovane ha subito abusi sessuali, che presiede la “Rete L’Abuso” fondata nel 2010, riferendosi alle dichiarazioni del sacerdote e teologo tedesco Zollner dice: “Penso che le parole di Zollner non avranno effetto. Perché nel 2019, come rappresentante delle vittime di abusi, sono andato dal Papa a Roma e gli ho chiesto chiarezza e chiarimenti. Dopo tutto, bisogna conoscere e capire un problema prima di poterlo risolvere. Ne avevo parlato anche con altri alti funzionari del Vaticano. Tutti hanno detto: ‘Hai ragione, dobbiamo fare qualcosa’. Ma ciò che conta è l’azione. E non ce ne sono”. Ed ancora: “Lo scandalo degli abusi all’interno della Chiesa cattolica va avanti da più di 20 anni; in un paese dopo l’altro la scioccante verità sta venendo a galla. Ma non in Italia. Non ci sono statistiche. Il fenomeno non viene indagato. Non esiste un fondo per risarcire le vittime. Il governo, la chiesa, il parlamento… non hanno mai fatto nulla in questa direzione”.
Le uniche cifre che ci sono sugli abusi all’interno della chiesa italiana le ha raccolte Rete l’Abuso. Sul sito web c’è una mappa interattiva piena di puntine rosse con informazioni sui preti condannati. Se si clicca sul sud Italia, si può leggere ad esempio: ‘Don N. R., a Foggia condannato a due anni e due mesi di carcere nel 2007 per abusi su bambine nel confessionale. “Rete l’Abuso “ha raccolto anche i dati degli ecclesiastici che sono in attesa di giudizio o che sono stati denunciati: anche questi sono circa 160”. Ed ancora: “La matematica non è un’opinione “In Francia, ci sono 22.000 preti, di cui 3.000 perpetratori.
Ognuno di questi ha fatto in media 72 vittime. In Italia ci sono 57.000 sacerdoti, quasi il triplo. E cosa accade quando un sacerdote viene arrestato o indagato in Italia? La Chiesa ed i suoi organismi adottano sempre un solo metodo, quello di trasferire il colpevole da una chiesa ad un’altra, da un paese all’altro, da una città all’altra, ma nulla di più».

Su questo Blog dell’Editore abbiamo spesso affrontato questo argomento delicato, e negli ultimi anni abbiamo costatato l’inspiegabile contraddizione dei dati che riguardano il clero italiano in merito agli abusi sessuali perpetrati sui minori e su adulti vulnerabili. Il Vescovo Ghizzoni affronta molti argomenti nell’intervista a Vatican News, ma all’appello manca una risposta sui data mancanti degli abusi sessuali commessi in Italia da parte del clero.

“Creare un ambiente nuovo, capace di denunciare”, afferma il Vescovo Ghizzoni nell’intervista all’agenzia SIR del 18 novembre 2021 [QUI]. Come si possa creare questo “ambiente” se alla base non vengono poste le statistiche del crimine atroce? Dove sono i dati italiani sugli abusi sessuali del clero perpetrati sui bambini e gli adulti vulnerabili? Eccellenza Reverendissima, dove sono i dati? Per favore, non prova di insultare la nostra intelligenza, continuando a dire che non esistono. Non è possibile che non esistono. Quindi, i dati devono emergere e devono essere di pubblico dominio, come lo sono da molti anni in molti altri Nazioni. Australia e Usa su tutti, ma non solo.

Nella nostra esperienza investigativa-comunicativa a livello globale, quando un Paese non comunica i dati su reati specifici come i crimini sessuali sui bambini (che non sono commessi dalla “Chiesa” o dal “Popolo di Dio” per cui chiedere collettivamente perdono e fare penitenza, ma sono e continuano ad essere commessi da persone concrete, per essere chiaro), non significa che il reato in quel Paese non viene perpetrato e quindi non esiste. Significa che “per qualche strano motivo” non viene considerato, ma soprattutto non viene fatto emergere e comunicato. Sembra di vedere lo specchio della comunicazione sui reati mafiosi: non è che la Verità non si può conoscere, ma non va resa nota).

In Europa stanno emergendo dati inquietanti in riferimenti agli abusi sessuali in ambiente ecclesiastico (non è che non vengono commessi in altri ambienti, in primo luogo in ambiento domestico, ma stiamo guardano a casa nostra, la Santa Romana Chiesa). Però, l’Italia pare essere esclusa da questa vergogna ai livelli europei e occidentali. Di certo questo è un fatto. E di certo è un fatto che va analizzato e approfondito.

Ovvero, la Conferenza Episcopale Italiana chiarisca e comunica. Visto che il tempo è scaduto, pure in tempi abbastanza brevi e non ad kalendas græcas.

Lo dico con l’espressione attribuita all’Imperatore Augusto, quindi in latino, una lingua che ai vescovi della Chiesa latina non piace, ma che certamente comprendono meglio dell’italiano.

[*] Rosario Gisana (Modica, 14 aprile 1959), Vescovo di Piazza Armerina dal 27 febbraio 2014.
Dopo aver ricevuto l’istruzione primaria, nell’ottobre 1970 è entrato nel seminario minore di Noto per frequentare la scuola media ed in seguito il liceo classico. Ottenuto il diploma è entrato nel seminario maggiore di Acireale ed ha seguito il biennio di studi in filosofia allo Studio teologico “San Paolo” di Catania. Nel 1980, su invito del suo vescovo, si è trasferito a Roma come studente dell’Almo collegio Capranica, per proseguire gli studi in teologia alla Pontificia Università Gregoriana, dove ha conseguito il baccellierato nel 1983. In seguito ha cominciato a frequentare il Pontificio Istituto Biblico e l’Istituto Patristico Augustinianum. Il 20 febbraio 1986 ha conseguito la licenza in scienze bibliche all’Istituto Biblico
Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 4 ottobre 1986, incardinato ventisettenne, come presbitero della Diocesi di Noto. Il giorno seguente è stato nominato canonico del Capitolo della cattedrale.
Nel giugno 1987 ha conseguito anche la licenza in teologia e scienze patristiche all’Augustinianum. Durante il periodo di studi la domenica si recava nella comunità delle Missionarie della carità per il servizio alla mensa dei poveri e per animare la liturgia. Il 13 giugno 1988 è stato nominato Vice assistente dell’Azione Cattolica diocesana nel settore giovani e responsabile del servizio per la pastorale giovanile, mentre il 1º ottobre successivo ha ricevuto anche l’incarico di animatore degli alunni del seminario maggiore residenti a Catania e docente invitato di scienze patristiche presso lo Studio teologico “San Paolo” di Catania e di scienze bibliche all’Istituto di scienze religiose “G. Blandini” di Noto. Nel maggio 1990 è divenuto assistente ecclesiastico dell’Istituto secolare delle Missionarie della regalità di Cristo, incarico mantenuto fino al 2008, mentre il 1º ottobre seguente è stato nominato Rettore del seminario vescovile di Noto, svolgendo tale ufficio fino al giugno 2009, e membro del Consiglio presbiterale. Nel febbraio 1999 è stato nominato anche membro del Collegio dei consultori e della Commissione per il clero. In dicembre 2010 ha conseguito il dottorato in teologia e scienze patristiche all’Augustinianum. Poco prima, in ottobre 2010 era stato nominato Vicario episcopale per la pastorale e Direttore dell’Ufficio catechistico della Diocesi di Noto, nonché Vicerettore della cattedrale. Lo stesso anno è divenuto anche docente incaricato di esegesi biblica e patristica allo Studio teologico “San Paolo” di Catania, di cui nel 2012 è divenuto poi Vicepreside, e docente di Sacra scrittura alla Scuola teologica di base della Diocesi di Noto.
Il 27 febbraio 2014 Papa Francesco lo ha nominato Vescovo di Piazza Armerina. Ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 5 aprile seguente, nella basilica cattedrale di Maria Santissima delle Vittorie di Piazza Armerina, per imposizione delle mani di Mons. Antonio Staglianò, Vescovo di Noto, assistito dai co-consacranti Mons. Michele Pennisi, suo predecessore e Mons. Paolo De Nicolò, Vescovo titolare di Mariana e Reggente emerito della Prefettura della Casa Pontificia. Ha preso possesso della Diocesi durante la stessa cerimonia. Come suo motto episcopale ha scelto Mitis humilis corde (Mite e umile di cuore).
Nel 2017 ha riformato la Caritas diocesana assumendone la direzione e dedicando esclusivamente ad essa i diaconi di ogni vicariato della diocesi.

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