Conclave, prima rinuncia: “Problemi alla vista”. Ma gli “infermi” possono votare

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La prima rinuncia è per “motivi di salute”: un progressivo e forte deterioramento della vista, che ha spinto il 78enne arcivescovo emerito di Jakarta, Julius Riyadi Darmaatmadja, ad annunciare la sua rinuncia ad essere presente al Conclave che eleggerà il successore di Benedetto XVI. Una scelta che lui definisce “libera e personale”. I cardinali elettori che entreranno nella Cappella Sistina dunque non saranno 117, ma solo 116, e sempre che, nei prossimi giorni, non arrivino ulteriori defezioni. A riportare la notizia della rinuncia del porporato indonesiano è stata l’agenzia Asianews, che lo ha raggiunto telefonicamente alla Jesuit Emmaus House, una casa di riposo per sacerdoti e prelati anziani a Ungaran, città dello Java centrale. Con fare “pacato ma fermo” – racconta l’agenzia stampa del Pime (Pontificio istituto missioni estere) – il cardinale parla di “progressivo deterioramento” delle sue condizioni fisiche negli ultimi due anni, con particolare riferimento alla vista, e argomenta che per lui l’impossibilità di leggere testi e documenti sarebbe un impedimento troppo grande per lavorare in modo autonomo e sereno, oltre che un “serio ostacolo” ai lavori in seno al Conclave. “Sono convinto – ha detto – di non essere in grado di sedermi con gli altri cardinali e votare per il nuovo Papa e per questo ho deciso di non andare a Roma, per un evento importantissimo e storico per la Chiesa”.

Secondo AsiaNews il cardinale ritiene giusta la propria decisione anche per non “infrangere il protocollo” e ostacolare i lavori dell’assemblea cardinalizia, visto il divieto di usufruire della presenza di assistenti durante le giornate dell’elezione del papa. In verità, però, le norme non sono così rigide, dal momento che è ammessa la presenza di assistenti personali (“infermieri”, secondo il dettato delle norme che regolano la questione) per quei cardinali che per comprovati motivi di salute ne avessero bisogno. E se è vero che la Sistina rimarrebbe comunque “off limits” per l’eventuale assistente, è anche vero che in tutti gli altri momenti un aiuto sarebbe permesso. Addirittura è previsto anche che, per giustificati motivi, un cardinale possa non recarsi affatto in Cappella Sistina, e che il suo voto possa essere raccolto, da tre cardinali sorteggiati a tale scopo, direttamente nella stanza a lui assegnata nella casa di Santa Marta in Vaticano, la residenza nella quale vivono tutti i partecipanti al Conclave: una fattispecie evidentemente prevista per coloro che a causa del proprio precario stato di salute fossero impossibilitati a muoversi dal proprio letto ma volessero ugualmente partecipare all’elezione del papa. Tutte queste disposizioni sono contenute nella costituzione apostolica “Universi Dominici Gregis” promulgata da Giovanni Paolo II nel febbraio 1996, il testo di riferimento che regola il periodo di sede vacante fra la morte (o la rinuncia) di un papa e l’elezione del successore.

Nel testo viene non solo prevista la presenza di due medici per le emergenze, ma si dispone che qualora vi siano “ragioni di salute, comprovate previamente dall’apposita Congregazione Cardinalizia”, che “esigono che qualche cardinale elettore abbia presso di sé, anche nel periodo dell’elezione, un infermiere”, si deve provvedere ad assicurare anche a quest’ultimo una sistemazione opportuna in Vaticano. Evidentemente, questo “infermiere” (o, interpretando in maniera estensiva, questo assistente alla persona), prendendosi cura del porporato in condizioni di non autosufficienza o di disabilità, entrerebbe a far parte della ristretta cerchia di persone che frequentano i cardinali elettori durante i giorni del Conclave, e infatti dovrebbe essere tenuto anch’egli a prestare il giuramento sull’osservanza del segreto assoluto e perpetuo di tutto ciò che potrebbe venire a conoscere relativamente alle votazioni e agli scrutini per l’elezione del papa. Sullo specifico momento della votazione, poi, è previsto che fra i cardinali elettori ne vengano sorteggiati nove: tre per il ruolo di scrutatori (è uno di questi che raccoglie la scheda dal cardinale presente in cappella Sistina ma impossibilitato a camminare per depositarla nell’urna), tre per il ruolo di revisori e tre incaricati “a raccogliere i voti degli infermi”.

Questi ultimi sono i cosiddetti “Infirmarii” ed entrano in gioco quando vi sono “elettori infermi” che abbiano chiesto di rimanere nelle proprie stanze: gli Infirmarii, dopo aver espresso il proprio voto, escono dalla Sistina portandosi dietro una cassetta per depositare le schede dei cardinali malati e si recano, “debitamente accompagnati”, “presso ciascun infermo” a Santa Marta. Ciascuno di questi, “presa una scheda, vota segretamente, la piega e la introduce nella cassetta”. “Se qualche infermo non è in grado di scrivere – prescrive la costituzione apostolica – uno dei tre Infirmarii o un altro cardinale elettore, scelto dall’infermo, dopo aver prestato giuramento nelle mani degli stessi Infirmarii circa il mantenimento del segreto, esegue le operazioni” prescritte. Dopo di ciò, gli Infirmarii riportano in Cappella Sistina la cassetta, che sarà aperta dagli scrutatori: verificato che il numero delle schede corrisponde a quello degli elettori infermi, esse saranno unite a quelle di tutti gli altri cardinali e si procederà allo scrutinio. In tal modo, dunque, con l’aiuto e l’assistenza di un numero ben identificato di persone, anche un cardinale gravemente infermo può esprimere il proprio voto.

A patto, naturalmente, che si sia comunque trasferito in Vaticano e abbia preso alloggio a Santa Marta. Per chi resta a casa, non c’è voto a distanza o per procura che regga: non c’è altro da fare che rassegnarsi alla rinuncia.

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