Ricordando la giornata della memoria

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Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata in commemorazione delle vittime del nazismo, dell’Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati. Il testo dell’articolo 1 della legge italiana definisce così le finalità del Giorno della Memoria: “La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, ‘Giorno della Memoria’, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.

 

La scelta della data ricorda il 27 gennaio 1945, quando le truppe sovietiche dell’Armata Rossa, nel corso dell’offensiva in direzione di Berlino, arrivarono presso la città polacca di Oświęcim (nota con il suo nome tedesco di Auschwitz), scoprendo il suo tristemente famoso campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l’orrore del genocidio nazista. Inoltre, in occasione di questa Giornata, la Fondazione Migrantes pubblica la ricerca di Carla Osella dal titolo ‘Rom e sinti. Il genocidio dimenticato’. Questo libro è nato dall’amore verso il popolo rom e sinto con il quale da oltre 40 anni l’autrice condivide la sua vita; il lavoro è iniziato nel 2005 ed ha visto la luce dopo una serie di ricerche, visite, consultazione di documenti, incontri con i direttori dei musei e, soprattutto, con le persone che erano state internate: “Questo libro nasce per far conoscere lo sterminio di un popolo, sterminio troppo spesso dimenticato. E per rendere omaggio a tutte le vittime della follia nazista: uomini, donne e bambini assassinati nelle camere a gas”.

 

Quindi la storia approfondisce il periodo storico, soprattutto per quel che riguarda il ‘comportamento’ della Chiesa nei confronti degli Ebrei: infatti è stato pubblicato recentemente il volume ‘Pius XII and the Holocaust. Current state of research’ a cura dello Yad Vashem, il memoriale della Shoah di Gerusalemme. Si tratta degli atti di un workshop con studiosi di tutto il mondo che si tenne a porte chiuse in quella città nel 2009. Oggetto della ricerca è la figura di Papa Pacelli e il suo comportamento durante la persecuzione degli ebrei. Un risultato immediato di questi studi è stata la sostituzione della didascalia dedicata a Pio XII nel memoriale dello Shoah, che adesso è molto più moderata. Infatti lo storico Dalin, concludendo il suo articolo, di cui riportiamo una sintesi, ha affermato che “contrariamente a quanto scritto da John Cornwell secondo cui Pio XII fu il papa di Hitler, io credo che papa Pacelli fu il più grande sostenitore degli ebrei”.

La nuova didascalia dello Yad Vashem recita: “Il Vaticano sotto la guida di Pio XI, Achille Ratti, e rappresentato dal segretario di stato Eugenio Pacelli, firmò un concordato con la Germania nazista al fine di preservare i diritti della Chiesa cattolica in Germania. La reazione di Pio XII, Eugenio Pacelli, all’assassinio degli ebrei durante l’Olocausto è oggetto di controversia tra gli studiosi. Dall’inizio della seconda guerra mondiale il Vaticano mantenne una politica di neutralità. Il pontefice si astenne dal firmare la dichiarazione degli Alleati del 17 dicembre 1942 che condannava lo sterminio degli ebrei. Comunque, nel suo radiomessaggio natalizio del 24 dicembre 1942 egli fece riferimento alle ‘centinaia di migliaia di persone, le quali, senza veruna colpa propria, talvolta solo per ragione di nazionalità o di stirpe, sono destinate a morte o a un progressivo deperimento’. Gli ebrei non erano esplicitamente menzionati. Quando gli ebrei furono deportati da Roma ad Auschwitz il pontefice non protestò pubblicamente. La Santa Sede si appellò separatamente ai governanti di Slovacchia e Ungheria in favore degli ebrei.

I critici del papa sostengono che la sua decisione di astenersi dal condannare l’assassinio degli ebrei da parte della Germania nazista costituisca una mancanza morale: la mancanza di una chiara guida consentì a molti di collaborare con la Germania nazista rassicurati dall’opinione che ciò non era in contraddizione con gli insegnamenti morali della Chiesa. Ciò lasciò anche l’iniziativa del salvataggio degli ebrei a singoli preti e laici. I suoi difensori ritengono che questa neutralità evitò più dure misure contro il Vaticano e contro le istituzioni della Chiesa in tutta l’Europa, consentendo così che avesse luogo un considerevole numero di attività segrete di salvataggio a differenti livelli della Chiesa. Inoltre, essi indicano casi in cui il pontefice offrì incoraggiamento ad attività in cui gli ebrei furono salvati. Finché tutto il materiale rilevante non sarà disponibile agli studiosi, questo tema resterà aperto a ulteriori indagini”.

Nell’articolo, intitolato ‘Pio XII e gli Ebrei’ ed apparso nel febbraio 2001 nella rivista ‘The Weekly Standard’ (espressione dell’élite neoconservatrice americana), lo storico David G. Dalin così scrive: “Nessun altro Papa è stato così magnanimo con gli ebrei. L’intera generazione dei sopravvissuti all’Olocausto, testimonia che Pio XII fu autenticamente e profondamente un ‘giusto’”. David Dalin è un personalità di spicco del mondo ebraico statunitense; è rabbino a New York ed ha tenuto diverse conferenze sui rapporti ebraico cristiani nelle Università americane . Lo storico così scriveva: “Pio XII fu uno dei personaggi più critici del nazismo. Su 44 discorsi che Pacelli pronunciò in Germania tra il 1917 ed il 1929, quaranta denunciano i pericoli dell’emergente ideologia nazista. Nel marzo del 1935 scrisse una lettera aperta al Vescovo di Colonia chiamando i nazisti ‘falsi profeti con la superbia di Lucifero’.

Nello stesso anno denunciò in un discorso a Lourdes le ideologie ‘possedute dalla superstizione della razza e sangue’. La sua prima enciclica ‘Summi Pontificatus’ del 1939 fu così chiaramente anti razzista che aerei alleati ne lanciarono migliaia di copie sulla Germania nel tentativo di istigare un sentimento anti nazista… Se il papa avesse parlato Hitler avrebbe massacrato molti di più dei sei milioni di ebrei e forse 10 milioni di cattolici… Nei mesi in cui Roma fu occupata dai nazisti Pio XII istruì il clero a salvare gli ebrei con tutti i mezzi. Il cardinale Boetto di Genova da solo ne salvò almeno 800. Il Vescovo di Assisi 300… L’opera di assistenza di Papa Pacelli era così nota che nel 1955 quando l’Italia celebrò il decimo anniversario della Liberazione, l’Unione delle Comunità Israelitiche proclamò il 17 aprile ‘Giorno della gratitudine’ per l’assistenza fornita dal Papa durante il periodo della guerra”.

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