Gerusalemme tra cristiani, ebrei e palestinesi chiede pace

Condividi su...

Sono 212 persone che fino al 3 novembre prendono parte alla ‘Missione di pace in Israele e Palestina’, ma sono ancora di più quelli che seguono quotidianamente sul web, sulle radio e sui media di vecchia e nuova generazione, le attività, gli spostamenti, gli incontri, le notizie e le testimonianze di questa importante iniziativa. Quindi la ‘Marcia Perugia-Assisi’ si è trasferita in Medio Oriente , in Israele e nei territori palestinesi occupati, nel cuore del conflitto più lungo del nostro tempo, laddove la pace appare più lontana e urgente: “E’ vero, ha dichiarato Flavio Lotti coordinatore dell’iniziativa, abbiamo tanti problemi di cui occuparci a casa nostra. Ma quello che sta accadendo in Medio Oriente ci investe direttamente. Di fronte alla drammatica continuazione della guerra civile in Siria, la diffusione delle armi, delle tensioni, del terrorismo, della violenza e delle sofferenze nell’intera regione; di fronte alla preparazione della guerra contro l’Iran, alla fine del processo di pace tra israeliani e palestinesi e i profondi sommovimenti provocati dalla primavera araba abbiamo il dovere di agire. La pace che tante volte abbiamo invocato per Gerusalemme non è ancora arrivata. E i problemi che ieri dovevano essere risolti sono diventati ancora più complicati. Costruire la pace è difficile ma è necessario. L’alternativa è troppo inquietante per essere considerata. Per questo, mentre il mondo sembra aver ceduto alla paralisi e alla rassegnazione, continua Flavio Lotti, noi vogliamo cercare nuove strade di pace da percorrere insieme accrescendo il nostro impegno di cittadini e istituzioni responsabili.

Stringeremo le mani di tante vittime dell’ingiustizia. Attraverseremo muri visibili e invisibili. Ascolteremo le voci di tanti costruttori di pace. Visiteremo i luoghi del dolore e della speranza. Rifletteremo sui troppi conflitti aperti, sul futuro della primavera araba e del Mediterraneo, sulla diplomazia delle città e dei popoli, sulle nostre responsabilità di italiani ed europei. Riscopriremo il gusto straordinario della solidarietà e rinnoveremo i nostri progetti di cooperazione. Proveremo a ridare un ordine alle cose, il giusto significato alle parole, nuovo spazio ai valori che contano. Andremo nel punto più basso della Terra per cercare di capire come possiamo uscire dalla crisi epocale in cui siamo precipitati. Sarà un’esperienza unica e indimenticabile”.

E a metà novembre all’Assemblea Generale dell’Onu si dovrebbe svolgere il dibattito sul riconoscimento all’Onu della Palestina: nei giorni scorsi Ban Ki-moon, Segretario generale delle Nazioni Unite, ha sottolineato che la soluzione dei due Stati è l’unica opzione possibile per raggiungere una pace duratura fra israeliani e palestinesi. Per il diplomatico la politica degli insediamenti portata avanti da Israele allontana qualsiasi possibilità di un accordo diretto fra le due parti. Nel frattempo Pax Christi International ed il Consiglio Mondiale delle Chiese (WCC) con una lettera congiunta inviata al Segretario generale dell’ONU hanno chiesto la nomina di un Relatore speciale per Gerusalemme, dove, scrivono nel documento, si registrano gravi ‘violazioni dei diritti umani’. Ricordando l’importanza della Città Santa per cristiani, musulmani ed ebrei, le due organizzazioni hanno precisato che queste violazioni ‘rappresentano una minaccia per la pace’: “E’ fondamentale che sia adottato un meccanismo per monitorare le violazioni alla legge internazionale”. Pax Christi e la WCC hanno chiesto  l’adozione di una Risoluzione in favore del ‘pieno rispetto dei diritti umani e della legge internazionale umanitaria a Gerusalemme Est’.

Il documento, che ricorda lo statuto internazionale della Città Santa, critica in particolare la distruzione di abitazioni e sottolinea la rilevanza pluralista e religiosa della città e chiede maggiore attenzione dell’Onu di fronte ‘alle numerose e devastanti violazioni dei diritti umani nella città di Gerusalemme’: “Gerusalemme ha uno status speciale, data la sua importanza pluralista e religiosa. I in corso violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale nella città minacciano il suo futuro pacifico, e grazie alla sua particolare status, le violazioni in città non riguardano solo i suoi abitanti, ma la comunità globale in generale. Per raggiungere un futuro di pace, i cinque componenti della città (tre religioni e due popoli) deve essere presa in considerazione e dato soddisfazione, e il dovuto rispetto garantito alle differenze nazionali o religiosi. In generale delle Nazioni Unite Risoluzione 181 del 1947, la comunità internazionale ha deciso che Gerusalemme dovrebbe avere uno status speciale”.

Dopo aver analizzato la situazione storica le due associazioni chiudono il documento, chiedendo “la cessazione immediata di ulteriori demolizioni illegali e trasferimenti, e di un processo equo e trasparente per la registrazione e la libertà di movimento degli abitanti. Inoltre, Pax Christi International e il Consiglio Mondiale delle Chiese consigliano la nomina di un relatore speciale delle Nazioni Unite per Gerusalemme. Data l’importanza di Gerusalemme per i musulmani, ebrei e cristiani in tutto il mondo e la grave minaccia che le violazioni continue dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale nella città rappresentano per la possibilità di raggiungere una pace giusta e duratura, è importante che un meccanismo di controllo speciale per violazioni del diritto internazionale è adottato”. Infine, Pax Christi International e il Consiglio Mondiale delle Chiese promuovono l’adozione di una risoluzione che chiede a tutti i membri delle Nazioni Unite di “garantire il pieno rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario a Gerusalemme Est, ad esempio, evitando di investire in imprese coinvolte nella costruzione di insediamenti o la demolizione di case a Gerusalemme est. Pax Christi International e il Consiglio Mondiale delle Chiese fermamente riaffermano il loro sostegno per costruire una sola Gerusalemme, dove gli abitanti di tutte le fedi possono vivere, lavorare e adorare fianco a fianco in pace”.

151.11.48.50