Che fine ha fatto il Decreto Rilancio? L’annuncio in balconazo c’è stato. Per la Gazzetta Ufficiale è ancora una chimera

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“Quella sinistra che odia gli italiani: minacce di morte a Castaldini e alle Mascherine Tricolori – La piazza fa paura. Anzi terrorizza chi ha messo agli arresti domiciliari gli italiani e sta facendo di tutto per mettere ko l’economia nazionale. Tanto che i soliti (igno)noti, da sempre al servizio di coloro ai quali non importa nulla dell’Italia, arrivano a minacciare di morte chi scende in piazza a manifestare” (Elisabetta Cardinali – Lavocedeltrentino.it, 17 maggio 2020).

Approvato in Consiglio dei ministri e annunciato nel balconazo da Conte il 13 maggio (e confermato nel balconazo di ieri sera), al momento che scriviamo, il “Decreto Aprile”, poi “Decreto Maggio”, diventato “Decreto di maggio” (ovviamente, sempre con gli stessi 55 miliardi di euro, che non ci sono), attende ancora la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale: al momento resta consultabile solo il testo in pdf dell’ultima bozza, quella finita sul tavolo del Consiglio dei ministri, ma non c’è ancora il testo definitivo. Il Presidente del Consiglio dei ministri, Avv. Giuseppe Conte, però, nel balconazo di ieri sul Decreto legge sulle riaperture a partire di domani, si è detto fiducioso di vederlo pubblicato già oggi: “Confido che già domani [oggi] il Decreto Rilancio possa andare in Gazzetta Ufficiale. L’accordo politico c’è, ora stanno lavorando i tecnici, in queste ore è alla bollinatura finale”. E solo una volta ottenuta la firma del Presidente della Repubblica, il Decreto Rilancio potrà essere pubblicato in Gazzetta ufficiale.

Intanto, l’amico e collega Renato Farina ci ha inviato il suo articolo per Libero, che segue. Per il resto, stiamo a vedere come va a finire.

Decreto fantasma
Il tanto decantato Decreto Rilancio, quello da 55 miliardi, ancora non c’è
Il Rilancio è un bluff: i 55 miliardi non ci sono
Anche quest’ultimo provvedimento si risolve in un’altra operazione di propaganda e in una fregatura: dietro ai proclami non c’è nulla
di Renato Farina
Libero, 17 maggio 2020

Questo decreto detto Aprile, poi Maggio, infine Rilancio non esiste. E i 256 articoli sparsi in 495 pagine su cui hanno discettato pomposamente maggioranza, opposizione, editorialisti, economisti, sociologi, vescovi pro e vescovi contro, virologi (soprattutto virologi) che cosa sono? Un fantoccio buttato nell’arena per vedere l’effetto che faceva. Il decreto non c’è. Le bozze che circolano? Un’allucinazione per nascondere il nulla. L’articolo potrebbe finire qui. Questa è la notizia, che sobriamente vorremmo dare e chiudere qui, ma da gente volgare quale siamo ci si scaldano le dita. Non è che siamo indignati, non abbiamo di questi lussi da anime belle. A noi girano più modestamente le palle.
Il decreto Rilancio è, in termini tecnici, una chimera. Il vocabolario dice alla voce “chimera”: mostro della mitologia greca. Nel nostro caso è un mostro della mitologia giallo-rossa, grillino-piddina. In senso figurato la Treccani la definisce “ipotesi assurda”. Hanno provato per quattro giorni a farci ingoiare a furia di Tg l’oppio dei polli più che dei popoli. Del resto, alcuni sostengono che sia un virus-chimera anche il Covid-19. Sono entrambe chimere che fanno morti però. Il Corona sta ammazzando da noi ancora 250 persone al giorno (anche se le camere di terapia intensiva sono semivuote: mistero). In altro modo ma anche questo decreto-che-non-c’è sta facendo morti e li farà. Miete e mieterà vittime tra chi aspetta certezze per ricominciare a lavorare e sogna sussidi, prestiti, ristrutturazioni pagate dallo Stato che metterebbero in moto l’edilizia eccetera.
Non è realtà, è un fantasma con la pochette. In tanti che hanno le chiavi di aziende hanno chiesto a questo incartamento enorme da 55 miliardi di battere un colpo, se mai ci fosse: ma non può perché non esiste, e non esistendo sta soffocando l’Italia in una di totale inerzia.
I Tg e i quotidiani sfornano continuamente grafici e tabelle, dove ciascuno cerca qualcosa che lo riguardi, e l’edicolante legge “500 euro una tantum”, e la famigliola si ringalluzzisce pensando a 500 euro per le vacanze, gli infermieri non trovano nulla, poi addirittura duemila euro, e così i medici, ma è una finta.
Il fatto è che siamo tutti in questo momento vittima di una turlupinatura con i fiocchi. I soldi non ci sono. Siccome non esistono, non hanno il coraggio di metterli sulla carta. Sono una cascata di sogni di mezza primavera, che si sta trasformando in un incubo per tutti. Per il governo che sa benissimo di non poter reggere ancora a lungo la messinscena ma soprattutto per questi disgraziati di cittadini trattati come sudditi. Ecco, noi nanetti tra i giganti sapientoni dell’informazioni diciamo: il re è nudo, e fa pure schifo.
Queste carte dovrebbero firmarle Conte e con lui Gualtieri e Speranza, Franceschini e Azzolina, Patuanelli e Costa, Di Maio e De Micheli, Bonafede e Bellavite. Non importa qui spiegare a quali ministeri ciascun nome corrisponda. Non le firmano perché non ci sono i soldi. I 55 miliardi non esistono. In questo momento costoro parlano, ma sono ologrammi che si agitano come spettri cercando di prendere tempo perché la cassa è vuota, e non firmano l’assegno perché sarebbe a vuoto. Con linguaggio un pochino più aulico: non c’è il decreto perché il governo dovrebbe indicare “le coperture”, cioè spiegare dove pescare i 55 miliardi. Come possano trasmutarsi da spifferi della bocca a valuta monetaria con cui comprare il pane e le mascherine, i libri di scuola e la benzina, il governo non lo sa. Non ha deciso alcuna strategia per raccoglierli.
La conferenza stampa durante la quale Conte ha proclamato l’habemus decretus c’è stata mercoledì. Il Tg 1 prima ancora che il premier si affacciasse al balcone a reti unificate ne cantava il peana. Nei giorni seguenti nessuno ha messo in dubbio che la “sommatoria” fosse stata confezionata. Per attaccarne lo spirito assenzialista, o sudista; e per elogiarne la preoccupazione per “gli ultimi”. Si parlava di dettagli microscopici, peli nell’uovo da levarsi con il solito brio da parte del letargico Vito Crimi; poi si è gettata addosso la croce alle regioni riottose, ai governatori leghisti propensi a misure diverse a seconda dello stato del contagio nel loro territorio. Balle. La storia vera è che non ci sono soldi. L’unico modo sarebbe – stante i conti correnti semi-vuoti a disposizione del Tesoro presso Banca d’Italia – di attingere al Mes. Ma accidenti i nostri inviati a Bruxelles non sono ancora riusciti a capire se quei 36 miliardi disponibili per noi siano gratis o pongano condizioni da schiavisti, e dunque stiamo aspettando che qualcuno, non si sa chi, si arrampichi sulla pianta del fagiolo e porti dabbasso la pentola piena di monete d’oro. Una favola. Una tragedia vendutaci come film d’autore a lieto fine, tipo Il cielo sopra Berlino. Il quale cielo sarà sopra Berlino splendidamente pieno di angeli e di azzurro, ma sopra di noi è grigio e vuoto.
Ci stanno ancora beffando. In questo “noi” comprendiamo anche chi sta in altissimis. Sergio Mattarella, il presidente della Repubblica di manica di solito assai larga, è persino lui piuttosto spazientito. Qualche colpa l’ha. Troppo presto ha fatto sapere, tramite i quirinalisti di fiducia, che non intendeva mettere in mora il governo. Traduzione proclamata con gioia da Zingaretti: nessun cambio a Palazzo Chigi, niente elezioni subito, men che mai in stato di emergenza. Risultato: Conte e i suoi credono di essere garantiti dalla compiacenza notarile del Capo dello Stato, il quale si accontenterebbe dei numeri parlamentari, che sono ancora bastevoli a questo governo per tirare a campare, ma a noi per tirare le cuoia. Mattarella non è però quel pesce appeso nella stanza dei salmoni ad affumicare per Natale. E’ stanco anche lui di constatare come questo Conte-bis sia l’ipostatizzazione del nulla, che lascia morire di inedia e di ossessione poliziesca la gente comune. Per conto nostro, qualunque altra soluzione, ancor prima di esaminarla, sarebbe un’alternativa meno peggio di questa catastrofe al potere.

Foto di copertina: il coronavirus che – come il Decreto Rilancio – non si vede ma che – a differenza del Decreto Rilancio – esiste ed è letale (come ogni probabilità anche la chimera che Giuseppi ci sta promettendo da 2 mesi). Comunque, è certo che neanche come prestigiatore farebbe una figura di m…a.

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