Coronavirus: perse 500.000 giornate di lavoro nei campi

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500.000 giornate di lavoro sono andate perse in agricoltura a marzo con la chiusura delle frontiere ai lavoratori stranieri per far fronte all’emergenza coronavirus, secondo la Coldiretti, che ha sottolineato che per non far marcire i raccolti nelle campagne e garantire le forniture alimentari alla popolazione è necessario che vengano varati al più presto strumenti più flessibili come i voucher per pensionati, studenti e cassaintegrati.

Infatti, secondo la Coldiretti, in piena pandemia si è verificato un calo del 10% delle giornate di lavoro nel mese di marzo nonostante il fatto che il secondo inverno più caldo dal 1800 abbia anticipato la maturazione delle primizie con l’avvio delle raccolte, dagli asparagi alle fragole:

“Un segnale drammatico con il calendario delle raccolte che si intensifica con l’avanzare della primavera. Dopo fragole, asparagi, carciofi, ortaggi in serra (come meloni, pomodori, peperoni e melanzane in Sicilia) con l’aprirsi della stagione i prodotti di serra lasceranno il posto a quelli all’aperto, partendo dal sud per arrivare al nord.

Le raccolte di frutta delle prossime settimane stanno partendo con la raccolta delle ciliegie in Puglia, a seguire partirà la raccolta delle albicocche, poi prugne e pesche, sempre iniziando dal meridione, per poi risalire lo stivale ed arrivare, con la scalarità delle diverse varietà fino a settembre. A maggio inizia la raccolta dell’uva da tavola in Sicilia, a giugno le prime pere, ad agosto le prime mele e l’inizio della vendemmia mentre a ottobre inizia la raccolta delle olive e a novembre quella del kiwi”.

Secondo l’analisi della Coldiretti quasi 1/3 dei lavoratori stagionali agricoli che veniva in Italia temporaneamente lavorava in sole 6 province e quelle che registrano i valori assoluti più elevati sono Bolzano (6%), Verona (5%), Foggia (5%), Latina (4%), Trento (4%) e Cuneo (4%) dove i voucher rappresentano l’unico realistico strumento per intervenire concretamente.

Per combattere le difficoltà occupazionali, garantire le forniture alimentari e stabilizzare i prezzi con lo svolgimento regolare delle campagne di raccolta in agricoltura la Coldiretti ha varato la banca dati ‘Jobincountry’ autorizzata dal Ministero del Lavoro, che secondo il presidente Prandini si tratta “di piattaforma di intermediazione della manodopera autorizzata che offre a imprese e lavoratori un luogo di incontro, prima virtuale online e poi sul campo.

In pochi giorni sono giunte migliaia di richieste di cittadini italiani in difficoltà e tra questi per le difficoltà dell’industria, del turismo e di altri settori del commercio molti beneficiano di un ammortizzatore sociale che perderebbero se fossero assunti nei campi. E per questo che servono in voucher limitatamente a certe categorie e solo strettamente per il periodo di emergenza del coronavirus al termine del quale è auspicabile la ripresa del mercato del lavoro”.

Inoltre, secondo la Coldiretti, se non si fa qualcosa per sopperire alla carenza di lavoratori stagionali, il 40% di frutta e verdura non raccolta marcirà nei campi, mettendo fortemente in ginocchio l’agricoltura italiana.

Questo settore rischia di registrare un raccolto complessivo inferiore del 25%, andando così a danneggiare le forniture di generi alimentari nei negozi e nei supermercati. In Italia i lavoratori regolari che ogni anno giungono (circa 370.000) sono una risorsa indispensabile per il settore agroalimentare. Ed è per questo che sono al vaglio altre ipotesi per scampare un crollo che avrebbe conseguenze molto gravi.

Inoltre la Coldiretti afferma che questa tendenza può avere effetti devastanti nel settore, perché ha ricordato come più di un quarto del Made in Italy che arriva sulle nostre tavole viene prodotto da lavoratori stranieri. In Italia la comunità più attiva nel settore agricolo è quella rumena: 107.591 occupati, secondo quanto riportato anche dal Corriere della Sera; a seguire marocchini (35.013) e indiani (34.043), che precedono albanesi (32.264), senegalesi (14.165) e polacchi (13.134).

Perciò il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, ha chiesto un nuovo intervento ‘sul piano nazionale e comunitario’.

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