Situazione allarmante nelle carceri e necessità di perdono

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La scorsa settimana papa Benedetto XVI ha rivolto, in occasione della Settimana Santa, un messaggio ai detenuti delle carceri, durante la Via Crucis tenutasi nella Casa circondariale di Rebibbia, incentrata sulla figura del ‘buon ladrone’: ‘Oggi sarai con me in paradiso’. Rivolgendosi ai 300 detenuti, il Papa ha ricordato la visita nel carcere romano, compiuta lo scorso 18 dicembre:  “Ricordo i volti che ho incontrato e le parole che ho ascoltato, e che hanno lasciato in me un segno profondo. Perciò, mi unisco spiritualmente alla vostra preghiera, e così posso dare continuità alla mia presenza in mezzo a voi, e di questo ringrazio in particolare i vostri Cappellani”. Il Papa ha osservato che la Via Crucis vuole essere ‘un segno di riconciliazione per i carcerati’: così come Gesù si rialza, dopo la caduta sotto il peso della croce, anche il carcere “serve per rialzarsi dopo essere caduti, per riconciliarsi con se stessi, con gli altri e con Dio, e poter poi rientrare di nuovo nella società”.

Partendo dalle parole del Papa è necessario oggi aprire seriamente in Italia un discorso giuridico sull’ergastolo ed, in senso lato, sul sistema carcerario, come metodo riabilitativo, in cui coinvolgere anche chi ha subito l’offesa, perché chi ha commesso il ‘delitto’ deve chiedere ed ottenere il perdono. Comunque la situazione nelle carceri italiane è veramente drammatica, come ha denunciato il sito www.distretti.it: nel 2011 186 morti in carcere, di cui 66 per suicidio, 96 per cause naturali, per 23 morti le cause sono ancora da accertare e 1 per omicidio; l’età media dei detenuti morti è di 39 anni, mentre l’età media dei detenuti suicidi è di quasi 38 anni.  Il tasso medio di sovraffollamento a livello nazionale è pari al 150% (circa 68.000 detenuti in 45.000 posti). In tutti gli Istituti nei quali si è registrato più di un suicidio nel  2011 il tasso di sovraffollamento risulta essere superiore alla media nazionale. In questo panorama gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari rappresentano un’eccezione, facendo rilevare un elevato numero di suicidi pur in presenza di tassi di occupazione dei posti disponibili inferiori al 100%, ma questo è spiegabile anche con la particolare tipologia della popolazione che vi è ristretta.

In questo senso, sollecitati dal messaggio papale e dai dati allarmanti, il responsabile dell’Associazione Papa Giovanni XXIII, Giovanni Paolo Ramonda, e gli animatori del Servizio Generale Carcere della stessa associazione, Mauro Cavicchioli e Giuseppe Angelini, hanno sottoscritto un appello degli ergastolani al Papa Benedetto XVI, in cui si ricorda che nel 2007 un migliaio di ergastolani, sostenuti da 10.000 persone fra amici e parenti, hanno fatto lo sciopero della fame ad oltranza per l’abolizione dell’ergastolo; nel 2008 quasi ottocento ergastolani hanno inoltrato un ricorso alla Corte europea per chiedere l’abolizione dell’ergastolo perché in Europa solo in Italia esiste l’ergastolo ostativo; sempre nello stesso anno un migliaio di ergastolani hanno fatto uno sciopero della fame a staffetta per l’abolizione dell’ergastolo:

“Santo Padre, noi e la Comunità Papa Giovanni XXIII, Le vogliamo dire che la pena dell’ergastolo è una pena che si sconta senza vita; che avere l’ergastolo è come essere morti, ma sentirsi vivi; che la pena dell’ergastolo è una pena del diavolo perché ti ammazza lasciandoti vivo; che la pena dell’ergastolo tradisce la vita; che subire la condanna dell’ergastolo è come perdere la vita prima ancora di morire; che la pena dell’ergastolo ti mangia l’amore, il cuore, e a volte anche l’anima; che la vita senza promessa di libertà non potrà mai essere una vita. Santo Padre a cosa serve e a chi serve il carcere a vita? Si diventa non viventi. A che serve vendicarsi in questo modo? Non vediamo giustizia nella pena dell’ergastolo, ma solo una grande ingiustizia perché si reagisce al male con altro male aumentando il male complessivo. Una società giusta non dovrebbe avere né la pena di morte, né la pena dell’ergastolo.

Non è giustizia far soffrire e togliere la speranza per sempre per riparare al male che ha fatto una persona. Il male dovrebbe essere sconfitto con il bene e non con altro male. Il riscatto umano non è possibile con una pena che non potrà mai finire… Vogliamo scontare la nostra pena, ma chiediamo una speranza, una sola, chiediamo un fine pena certo… Santo Padre, non abbiamo voce: ci dia la Sua per fare sapere che in Italia esiste l’ergastolo ostativo, una pena disumana che non avrà mai termine”.

E dal carcere di Spoleto l’ergastolano Carmelo Musumeci, ha scritto: “E’ da tanti anni, prima di molti altri, persino degli stessi giudici, avvocati e addetti ai lavori,  che ho scoperto che in Italia esiste ‘La Pena di Morte Viva’. E’ da tanti anni che parlo e  scrivo che la pena dell’ergastolo ostativo è peggio, più dolorosa è più lunga della pena di morte; che è una pena di morte al rallentatore; che ti ammazza, lasciandoti vivo, tutti i giorni sempre un po’ di più; che in Italia ci sono giovani ergastolani ostativi che al momento del loro arresto erano adolescenti, che invecchieranno e moriranno in carcere; che solo in Italia, in nessun altro Paese in Europa, esiste la pena dell’ergastolo ostativo, una pena che non finirà mai se non collabori con la giustizia o se al tuo posto non ci metti qualche altro; che la pena dell’ergastolo ostativo va contro la legge di Dio e digli uomini, contro l’art. 27 della Costituzione, che dice ‘le pene devo tendere alla rieducazione’, e alla Convenzione della Corte europea”.

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