Emergenze umanitarie: crescono gli aiuti ma coprono solo la metà dei bisogni

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Nelle scorse settimane è stato pubblicato il report annuale della rete di ong Agire ‘Il Valore dell’Aiuto. Risorse per la risposta alle emergenze umanitarie’, redatto in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, in cui è stato sottolineato come ‘gli sforzi della comunità internazionale non sono sufficienti a coprire l’enormità dei bisogni delle popolazioni colpite da conflitti e catastrofi naturali’.

Infatti, nonostante nel 2015 si sia raggiunta la cifra record di aiuti umanitari di 28 miliardi di dollari (+12% rispetto al 2014), gli sforzi della comunità internazionale non sono sufficienti a coprire l’enormità dei bisogni delle popolazioni colpite da conflitti e catastrofi naturali, che restano per oltre il 45% senza risposta.

L’Italia si posiziona al 17° posto nella classifica dei donatori globali, ma i 406.000.000 di dollari complessivi stanziati nel 2015, anche se in aumento del 14% rispetto al 2014, risultano ancora insufficienti. Nel 2015 l’entità dei bisogni umanitari ha subito un incremento, raggiungendo picchi allarmanti. Il numero di persone sfollate a causa di conflitti e persecuzioni è cresciuto per il quinto anno consecutivo, raggiungendo i 65.300.000, mentre arrivano a 89.400.000 le persone colpite dalle conseguenze di disastri naturali.

Per far fronte a questa drammatica situazione i Governi hanno investito in assistenza umanitaria 21.800.000.000 dollari e l’Aiuto pubblico allo sviluppo dei paesi OCSE relativo alla spesa per l’ospitalità interna dei rifugiati (in-donor refugee hosting costs) è salito dai 6.600.000.000 di dollari del 2014 a 13.900.000.000 di dollari del 2015.

Per quanto riguarda gli aiuti umanitari, gli Stati Uniti dominano la classifica tra i paesi donatori, con circa un terzo dell’assistenza umanitaria pubblica globale (quasi 6.042.000.000 di dollari), uno stanziamento imprescindibile per continuare a fornire aiuti che potrebbe essere messo in discussione dalla nuova Presidenza di Donald Trump, sostenitore di un minore impegno USA nelle crisi estere, anche quelle umanitarie.

A rendere ancora più incerto lo scenario futuro è la Brexit, con l’uscita dall’Unione europea del Regno Unito, tra i primi finanziatori in ambito UE, che potrebbe far calare sensibilmente le risorse umanitarie europee che oggi raggiungono quasi 2.000.000.000 di dollari. Inoltre colpisce l’incremento dei cosiddetti ‘nuovi donatori’ (con Turchia, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Arabia Saudita in testa) il cui contributo è più che triplicato dal 2013 al 2015, soprattutto grazie alla forte risposta dei paesi mediorientali alle recenti crisi che hanno colpito la regione.

Un ruolo centrale e in crescita è anche quello dei donatori privati (individui, fondazioni e aziende), il cui impegno economico aumenta del 12,7%, raggiungendo 6.200.000.000 dollari. Un apporto essenziale per continuare ad assicurare interventi di risposta alle emergenze anche in Italia, dove le ONG nel 2015 hanno ricavato in media il 58% dei fondi complessivi a loro disposizione dal settore privato (individui, 5×1000, aziende e fondazioni).

Il 32% deriva invece da contributi di organizzazioni internazionali (UE compresa) e solo il 6% da istituzioni pubbliche italiane. Il Rapporto ha messo in evidenza che nel 2014 l’Italia ha investito 377.900.000 dollari: “Impressionante il divario tra i fondi stanziati nel nostro paese per l’aiuto umanitario e quelli per le spese militari, che si attestano intorno agli 80 milioni giornalieri nel 2014. Ciò significa che in un anno il governo italiano spende in aiuti umanitari meno di quanto investe in 5 giorni in spese militari e meno della metà di quanto speso per stipendiare i soli calciatori della Serie A nel campionato 2014-2015 (€ 849.000.000)”.

Infatti tra il 2009 e il 2014 l’Italia ha investito il 10,5% dell’Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) in assistenza umanitaria, ovvero il 2,5 % dell’assistenza erogata in totale dai paesi Dac (Forum dei paesi donatori dell’Ocse composta da 28 Stati e dall’Ue). Rispetto agli anni 2011 e 2012, che avevano visto un calo assoluto dei fondi pubblici per la risposta alle emergenze umanitarie, nel 2013 e 2014 si è avvertita una chiara inversione di tendenza, con un incremento di circa il 20% dei fondi devoluti in assistenza umanitaria.

Ciò nonostante l’Italia resta ancora il 12% al di sotto della media spesa dai paesi Dac. Per quanto riguarda i fondi gestiti direttamente dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, si segnala il dato positivo dell’incremento della spesa umanitaria, che nel 2014 ha avuto un aumento di più del 50% rispetto all’anno precedente, raggiungendo € 64.500.000.

Il MAECI ha così superato di € 3.014.000 il contributo ai programmi umanitari fornito nello stesso anno dalle organizzazioni non governative, pari ad € 61.300.000. Infine anche in Italia si è riconosciuto l’apporto dei donatori privati, da cui le ONG hanno ricavato in media il 55% dei fondi complessivi a loro disposizione. Tra il 2009 e il 2014, le Ong hanno sostenuto una spesa umanitaria di € 403.000.000, cifra che supera del 36% € 259.013.000 impiegati dalla Cooperazione Italiana.

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