In Sant’Omobono l’esempio del nuovo umanesimo

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Oltre a essere patrono di Cremona, Omobono Tucenghi è protettore di mercanti, lavoratori tessili e sarti, in quanto fu commerciante, ma il denaro che guadagnava era per i poveri. Omobono è stato un uomo che, senza privilegi di nascita o prestigio di funzioni, ha saputo diventare nella sua città una ‘forza’ solo per le doti personali e l’esempio della sua vita.

In tempi di rissa continua nelle città e fra le città (Cremona, nel conflitto tra Comuni e Impero, è schierata dalla parte imperiale) nel Medioevo si ricorre alla sua autorità per arginare la violenza: con la parola contribuisce a rendere più vivibile la città, con la parola inerme ma autorevole, perché è lo specchio di una vita grande. Dopo la sua morte cominciano i pellegrinaggi alla sua tomba, il vescovo Sicardo e una rappresentanza cittadina si rivolgono a papa Innocenzo III, che lo canonizza nel 1199, a meno di due anni dalla morte.

Omobono è l’unico santo laico medievale ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa, non proveniente da famiglia reale o principesca. La tradizione gli attribuisce una moglie, di identità ignota e che spesso è presentata come antagonista del santo nei suoi slanci caritativi, e alcuni figli fra cui uno di nome Monachus. Tuttavia né il suo essere padre di famiglia né la sua identità di laico lavoratore sono trattati dagli scritti agiografici come valori fondanti la santità di Omobono.

Attivo nel mondo ma fedele alla chiamata del Regno di Dio, non rinunciò all’impiego del denaro che, anzi, gli permise di incarnare l’ideale concezione della ricchezza ‘a favore dei poveri’, anticipando la forza che il tema della carità effuse dal Duecento in avanti.

Del corpus agiografico omoboniano sono note cinque Vitae medievali anonime (quattro in latino e una in volgare italiano), oltre ad alcuni frammenti e altre biografie di età moderna, la prima delle quali, fondamentale per le memorie successive, è la ‘Vita authentica’ del capitolo della cattedrale, edita a Cremona nel 1570.

Nei secoli XV e XVI Omobono assurse a patrono dei sarti e dei mestieri del settore tessile, diventando un modello di santo del lavoro, sebbene questo culto prese avvio quasi certamente fuori Cremona, forse a Reggio Emilia o a Venezia. La devozione per questo santo ebbe ampia diffusione, non solo in Italia ma anche in Europa, fra la metà del Quattrocento e la metà del Seicento. A Cremona divenne unico ed esclusivo patrono urbano per decisione del Consiglio generale cittadino nel 1643.

E nella sua ultima omelia del Pontificale del patrono mons. Lafranconi ha ricordato alcuni tratti fondamentali del Santo: la preghiera, la carità e la sua instancabile opera di pacificazione tra opposte fazioni e lo ha indicato come modello di quel nuovo umanesimo che la Chiesa italiana ha tracciato nel Convegno di Firenze, perché le sue azioni possono aiutare le persone e la società tutta a ritrovare il senso ultimo del vivere e del vivere bene.

Il tratto fondamentale che risalta nel patrono è la sua radicale conversione al Vangelo avvenuta già in età avanzata: “Prima non è che fosse una persona iniqua o un delinquente, ma certamente in quel momento di svolta egli ha preso coscienza della sua condizione di discepolo di Cristo”. Così pur non abbandonando il suo lavoro e la sua famiglia egli si è lasciato afferrare dai poveri ed ha continuato a vivere nel mondo ‘senza però lasciarsi catturare dalla logica mondana’.

Un secondo tratto, conseguente al primo, è la sua intensa e continua preghiera: “In questo modo Omobono ha messo in capo alla sua vita e alle sue scelte Cristo e il suo Vangelo”. Grazie alla preghiera egli ha riposto la sua totale fiducia nella Provvidenza e ha assimilato gli stessi sentimenti che furono di Cristo: umiltà, spirito di servizio, donazione di sé.

Un terzo tratto è l’ardente carità; Omobono visse un’epoca segnata da grandi carestie che hanno creato folle di poveri: “Egli ha risposta a delle vere e proprie emergenze sociali e si è piegato sui poveri perché in essi vedeva il volto di Cristo”. Infine un quarto aspetto di Omobono è la sua costante opera di pace non solo tra i nobili e la nuova classe emergente, i mercanti appunto, ma anche tra i cattolici e gli eretici che a Cremona avevano trovato terreno fertile.

E per l’occasione della festa il vescovo ha scritto anche una preghiera al Santo: “La tua vita ci aiuta a scoprire e a riconoscere la dignità della vocazione cristiana. Tu l’hai onorata con l’assiduità della tua preghiera, l’onestà del tuo lavoro, l’intraprendenza della tua carità, la mitezza nella vita familiare, la mansuetudine nelle relazioni sociali…

Mentre in città scorreva il rumore delle armi per lo scontro di fazioni rivali tu ti prodigavi per la riconciliazione e la pace. Insegnaci ad apprezzare e trasmettere il patrimonio della fede che ci hai lasciato in eredità. Aiutaci ad essere cittadini onesti e buoni per edificare la convivenza civile nella giustizia e nella concordia”.

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