Papa Leone XIV ai seminaristi: il soprannaturale non è fuga dalla realtà
“Il seminario è sempre un segno di speranza per la Chiesa; perciò riunirmi con voi (sia con quanti state percorrendo questa tappa sia con quanti avete la responsabilità di accompagnarla) è per me motivo di vera gioia. Potrei parlare di molti aspetti importanti per la vostra formazione, sui quali ho già avuto modo di scrivere nella lettera che ho inviato al Seminario di San Carlos e San Marcelo a Trujillo, in Perù (istituzione di cui ho fatto parte per diversi anni) e che vi incoraggio a leggere quando ne avrete l’occasione”: oggi, dopo gli esercizi spirituali, papa Leone XIV ha incontrato le comunità di quattro seminari spagnoli, esortando ad ‘avere una prospettiva soprannaturale sulla realtà’.
Però nell’incontro di questa mattina il papa si è concentrato sullo ‘sguardo soprannaturale’, riprendendo una frase dello scrittore Chesterton: “Ma oggi vorrei concentrarmi su una cosa che sostiene silenziosamente tutto il resto e che, proprio per questo, corre il rischio di essere data per scontata senza essere coltivata: l’avere uno sguardo soprannaturale della realtà.
C’è una frase dell’autore Chesterton che può servire da chiave di lettura di tutto quello che vorrei condividere con voi: ‘Togliete il soprannaturale e non troverete il naturale, ma l’innaturale’. L’uomo non è fatto per vivere rinchiuso in sé stesso, ma in rapporto vivo con Dio”.
Quindi se si esclude questo rapporto con Dio inizia il disordine: “Quando questo rapporto si oscura o si indebolisce, la vita inizia a disordinarsi dal di dentro. L’innaturale non è solo ciò che è scandaloso, basta vivere prescindendo da Dio nel quotidiano, lasciandolo al margine dei criteri e delle decisioni con cui si affronta l’esistenza”.
Questo rapporto con Dio deve essere evidente soprattutto nel cammino sacerdotale: “E, se questo è vero per ogni cristiano, lo è in modo particolarmente serio nel cammino di formazione verso il sacerdozio. Che cosa ci potrebbe essere di più innaturale di un seminarista o di un sacerdote che parla di Dio con familiarità, ma vive interiormente come se la sua presenza esistesse solo sul piano delle parole, e non nello spessore della vita? Nulla sarebbe più pericoloso di abituarsi alle cose di Dio senza vivere di Dio. Perciò, in definitiva, tutto inizia (e torna sempre) al rapporto vivo e concreto con Colui che ci ha scelti senza alcun merito nostro”.
Però il soprannaturale non è fuga dalla realtà: “Avere una visione soprannaturale non significa sfuggire dalla realtà, ma imparare a riconoscere l’azione di Dio negli eventi concreti di ogni giorno; uno sguardo che non si improvvisa né si delega, ma che si apprende e si esercita nelle circostanze ordinarie della vita. Proprio per questo, se la visione soprannaturale è così decisiva per la vita cristiana, a maggior ragione lo è per chi agirà in persona Christi , e merita di essere custodita con particolare attenzione già dalla fase formativa, perché è il principio che dà unità a tutto il resto”.
Uno sguardo sulla realtà da credente: “Questo sguardo credente della realtà deve tradursi ogni giorno in opzioni concrete di vita; altrimenti, anche le pratiche intrinsecamente buone (come lo studio, la preghiera, la vita comunitaria) possono svuotarsi interiormente e snaturarsi, diventando mero compimento. Un modo semplice e comprovato per custodire questo sguardo è esercitarsi nella pratica della presenza di Dio, che mantiene il cuore sveglio e la vita costantemente riferita a Lui”.
Quindi la formazione del seminarista consiste nel rimanere con Gesù: “In definitiva, lo sguardo soprannaturale nasce dall’aspetto più semplice e decisivo della vocazione: stare con il Maestro. Gesù ha chiamato coloro che ha scelto affinché ‘stessero con Lui’. E’ questo il fondamento di ogni formazione sacerdotale, rimanere con Lui e lasciarsi formare dal di dentro; vedere Dio agire e riconoscere come Lui opera nella propria vita e in quella del suo popolo”.
Però il papa ha sottolineato che le ‘tecniche’ non possono sostituire lo Spirito Santo: “Perciò, sebbene i mezzi umani, la psicologia e gli strumenti formativi siano preziosi e necessari, non possono sostituire tale rapporto. Il vero protagonista di questo cammino è lo Spirito Santo, che configura il cuore, insegna a corrispondere alla grazia e prepara una vita feconda al servizio della Chiesa. Tutto inizia ora, nelle cose ordinarie di ogni giorno, dove ognuno decide se rimanere con il Signore o cerca di sostenersi da solo con le proprie forze”.
(Foto: Santa Sede)





























