Mons. Delpini prosegue alla guida dell’arcidiocesi ambrosiana
“Si avvicina il giorno del compimento del 75^ compleanno ed ho pensato di chiedere una udienza a papa Leone XIV per sottoporgli alcune mie riflessioni preliminari. In sostanza ho esposto al papa le buone ragioni che consigliano di provvedere alla mia sostituzione durante l’estate 2026. Il papa ha ascoltato con attenzione e benevolenza queste mie riflessioni e ha concluso esprimendo l’orientamento a non accettare le mie dimissioni. Devo quindi prevedere che continuerò a esercitare il mio ministero di arcivescovo di Milano per qualche tempo”: sono state queste le parole con cui mons. Mario Delpini, a conclusione della celebrazione penitenziale per il clero, ha annunciato nei giorni scorsi la decisione del papa di mantenerlo arcivescovo ambrosiano.
Ma ha aggiunto la disponibilità a lasciare l’incarico su richiesta del papa: “Sarò in ogni caso pronto a lasciare l’incarico quando sarà deciso dal Papa e dai suoi collaboratori. Devo, però, dirvi che resto volentieri, perché mi sento onorato e grato per quello che sto vivendo in questa Diocesi e tra voi, preti e diaconi, in questo clero diocesano.
Resto volentieri perché sono onorato di far parte di questo clero, sono edificato, ad esempio, da alcuni confratelli ammalati che vivono la malattia con tanta fortezza. Sono contento di essere qui con voi e con tutto il popolo cristiano… Sarò in ogni caso pronto a lasciare l’incarico quando sarà deciso dal papa e dai suoi collaboratori. Resto volentieri, perché mi sento onorato e grato per quello che sto vivendo in questa Diocesi e tra voi, preti e diaconi, esemplari nella dedizione, capaci di servire veramente le comunità”.
Mentre, nei giorni scorsi, al termine della messa per l’anniversario della morte di don Luigi Giussani ha annunciato la chiusura della fase diocesana dell’inchiesta in vista della beatificazione e della canonizzazione del fondatore di Comunione e Liberazione: “Si affacciano, sull’abisso del cuore umano uomini e donne di Dio, e hanno la libertà e l’audacia di riconoscere nel cuore umano scintille divine. Nel cuore umano, così sbagliato, così cattivo, così insignificante riconoscono tratti dell’immagine di Dio e della vocazione all’amore.
Uomini e donne di Dio sanno dire al cuore umano la parola che riaccende la compassione, la benevolenza, la sete d’infinito, la nostalgia di Dio. E molti uomini e donne si sentono chiamati da questi uomini e donne di Dio ad un’esultanza inaudita, ad una bontà eroica, ad una misura smisurata di umanità. Che cosa si può dire di don Giussani? Forse, semplicemente che è stato un uomo di Dio”.
Don Giussani è stato un ‘uomo di Dio’, perché ha tenuto viva la fraternità: “Si affacciano uomini e donne di Dio sull’abisso enigmatico delle relazioni tra persone, tra gruppi, tra fazioni e si sentono chiamati a mettersi in mezzo per intercedere, per riconciliare, per restituire lo splendore della fraternità e dell’amicizia al convivere in famiglia, nel gruppo, nel movimento…
Uomini e donne di Dio si mettono di mezzo e dicono agli uni e agli altri: come sono grandi l’amore e la grazia che vi unisce! Come sono piccoli i capricci e i puntigli che vi dividono! Praticate, dunque, la via del perdono, lasciatevi riconciliare con Dio! Che cosa si può dire di don Giussani? Forse semplicemente che è stato un uomo di Dio”.





























