Beato Allegra: esempio per annunciare la Parola di Dio

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In questo anno, ottavo centenario del Transito di san Francesco, la Domenica della Parola ricorre domenica 25 gennaio: giorno precedente del 50^ anniversario della morte del beato Gabriele Maria Allegra (1907-1976), frate minore e missionario in Cina; per l’occasione il ministro generale dell’Ordine dei frati minori, fra Massimo Fusarelli, ha scritto una lettera per ricordare l’apostolo della Parola di Dio in una cultura millenaria, intitolata ‘Spegnere per ascoltare. Dal silenzio alla Parola nell’era digitale’:

“Questa felice coincidenza mi dà l’occasione di ricordarne con gratitudine la persona e l’opera. La sua vita è una testimonianza profetica che illumina la sfida dell’ascolto biblico nell’era digitale. Non solo ricordiamo ciò che ha fatto (la traduzione integrale della Bibbia in cinese dopo 26 anni di lavoro intenso), ma vogliamo metterci in ascolto del suo metodo e del suo spirito, che continuano a parlare con forza particolare”.

Primogenito di 8 figli, a 11 anni entrò tra i frati minori nel convento di san Biagio di Acireale. Completati gli studi, si recò a Roma venendo ordinato sacerdote il 20 luglio 1930, per prepararsi alla vita missionaria in Cina, ove arrivò nel 1931 all’età di 24 anni. Qui tradusse la Bibbia in cinese con l’aiuto di mons. Raffaelangelo Palazzi. E’ stato beatificato nel 2012.

Dedicò gran parte della sua esistenza all’attività di diffusione dei principi cristiani nell’Estremo oriente. Dal 1939 al 1944 lavorò alacremente alla traduzione dell’Antico Testamento in lingua cinese. Fondò a Pechino, nel 1945, uno studio biblico, annesso alla locale Università cattolica, che poi fu costretto a chiudere nel 1948 con l’avanzata dell’esercito di Mao.

Si trasferì allora definitivamente ad Hong Kong nel 1950. Qui continuò la traduzione delle parti restanti dell’Antico Testamento e iniziò la traduzione del Nuovo Testamento. La traduzione dell’intera Bibbia fu ultimata con l’aiuto di diversi collaboratori nel 1961. Pubblicò in lingua cinese anche la traduzione dei più noti documenti pontifici di papa Leone XIII e papa san Paolo VI. Il suo amore per la Cina si espresse pure nel servizio ai lebbrosi, nella venerazione e conservazione delle reliquie dei santi martiri in Cina, come nel caso di sant’Antonino Fantosati. P. Allegra morì ad Hong Kong il 26 gennaio 1976 a causa di un aggravamento delle condizioni di salute generale.

Con anticipo sui ‘tempi conciliari’ il beato Allegra ha annunciato sempre ed in ogni luogo la Parola di Dio: “E’ questo incontro che il beato Allegra ha promosso senza mai stancarsi, per avvicinare la Parola di Dio a quel popolo con il quale aveva scelto di vivere e con i mezzi di cui disponeva.

Oggi noi abbiamo molti modi per ‘ascoltare’ la Parola (podcast biblici, app per la lettura quotidiana, intelligenza artificiale che legge e spiega le Scritture, versetti che circolano sui social). Eppure, viviamo un paradosso: l’ascolto autentico della Parola di Dio sembra sempre più raro. Il rumore digitale riempie ogni spazio, la velocità non lascia tempo alla profondità, gli algoritmi ci rinchiudono in bolle che confermano solo ciò che già pensiamo”.

Il suo amore per il popolo cinese e per la Parola di Dio lo porta a tradurre in cinese la Bibbia: “Nel 1930, appena ordinato sacerdote, Fra Gabriele Maria parte per la Cina con un sogno impossibile: tradurre l’intera Bibbia in cinese. Gli dicono che è folle; la lingua cinese non ha alfabeto ma ideogrammi, è ‘impossibile’ tradurre le Scritture. Ma lui non si arrende”.

Ma vuole anche entrare nella mentalità cinese: “Impara il cinese in quattro mesi. Ma capisce subito: non basta conoscere la lingua. Bisogna ‘pensare come un cinese’. Così inizia un cammino di 26 anni (ventisei anni!) di immersione totale nella cultura cinese, sempre con la Bibbia in una mano e la preghiera nell’altra”.

Da questo ‘impegno’ di frà Allegra il ministro generale ha dedotto cinque ‘insegnamenti’ per ascoltare la Parola di Dio oggi: “Dalla vita di p. Allegra emergono cinque criteri per l’ascolto della Parola, ancora vivi nell’attuale mondo digitale: il beato Allegra pregava prima di tradurre. Il digitale ci bombarda di contenuti biblici da condividere, postare, diffondere. Ma: quando ascoltiamo davvero e come? L’ascolto richiede sottrazione, non aggiunta. Spegnere per ascoltare.

‘Non si può tradurre in cinese senza pensare come un cinese’, diceva. Oggi gli algoritmi ci rinchiudono in bolle dove ascoltiamo solo ciò che conferma le nostre idee. L’ascolto biblico invece ci apre all’altro, ci fa uscire da noi stessi.

Ventisei anni per una traduzione sono un richiamo serio nella cultura dell’immediatezza. Nell’era dell’instant, fra Gabriele Allegra testimonia che la Parola non si consuma rapidamente. Come una madre porta il bambino per nove mesi, così la Parola chiede tempo, ruminazione, pazienza.

Capì subito di non poter fare da solo. Creò uno ‘Studio’, un luogo fisico dove italiani e cinesi lavoravano insieme, pregavano insieme, mangiavano insieme. Il digitale ci isola davanti agli schermi. L’ascolto biblico esige comunità incarnate, corpi e volti, non solo like.

Non firmò mai con il suo nome. Quando vedeva un seminarista stanco, si metteva a lavare il pavimento con lui, cosa che fece anche durante la prigionia. Nell’epoca dei personal brand e degli influencer religiosi, il beato Allegra mostra che la Parola chiede testimoni umili che non si sovrappongono al messaggio”.

In questo senso il beato Allegra ha messo in pratica l’esempio di san Francesco di Assisi: “Il nostro ascolto della Parola si inscrive sempre nella comunità ecclesiale. Come Allegra insegnava, è la Chiesa che annuncia la salvezza mediante la predicazione del Vangelo: per questo i nostri gruppi biblici devono essere radicati nella vita liturgica e comunitaria.

Francesco d’Assisi aveva incarnato, otto secoli prima, questo stesso approccio alla Parola. Nella Regola non bollata ammoniva i frati a coltivare un cuore fertile…, ma obbediente ad essa grazie allo Spirito, che infonde vita alla Parola. Francesco meditava incessantemente la Parola ascoltata, la scolpiva indelebilmente nel cuore e la metteva in pratica con tutto il corpo, fino a farsi ‘lingua’ del Vangelo stesso. Quando, malato, non poteva partecipare alla Messa, si faceva leggere il Vangelo del giorno.Lo fece anche prima di morire, quando ascoltò la lavanda dei piedi”.

Questa ‘profezia francescana’ è stato utilizzata dal beato Allegra per annunciare la Parola di Dio ai cinesi: “La ‘Bibbia di Natale’ (così la chiamano) continua a portare a milioni di cinesi la Parola di Dio: secondo le sue parole, questa è ‘il tesoro affidatole da Cristo’…

Il suo metodo (silenzio, immersione culturale, tempo, comunità, umiltà) non è affatto superato, ma rappresenta una chiave per l’oggi digitale. Il beato Allegra ha tradotto la Parola senza tradire né la Scrittura né la cultura cinese; anche noi siamo chiamati a far risuonare la Parola di Dio anche nel mondo digitale di oggi”.

(Foto: allegraroma.it)

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