Papa Francesco denuncia il rischio del pensiero unico

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Nel 2020 si tenne la ‘Rome Call For AI Ethics’, un evento che mise in evidenza l’intenzione della Chiesa di assumere un ruolo di primo piano nel dibattito sull’etica dell’intelligenza artificiale; dopo un anno la Santa Sede ha istituito la Fondazione ‘renAIssance’, con sede alla Pontificia Accademia per la Vita, che aveva promosso l’incontro.

L’incontro del 2020 aveva visto la partecipazione di Microsoft, di IBM, della FAO, del Governo italiano e ovviamente dell’Accademia per la Vita, che avevano firmato per primi la ‘Call for an AI Ethics’, un documento sviluppato per sostenere un approccio etico all’intelligenza artificiale e promuovere un senso di responsabilità tra organizzazioni, governi, istituzioni e settore privato, con l’obiettivo di creare un futuro in cui l’innovazione digitale e il progresso tecnologico servano il genio e la creatività umana e non la loro graduale sostituzione.

Ed il documento presentato a papa Francesco è stato firmato da tre rappresentanti delle tre religioni abramitiche durante l’evento ospitato nella Casina Pio IV in Vaticano ed intitolato ‘Al Ethics: An Abramic committent to the Rome Call’: mons Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, il rabbino capo Eliezer Simha Weisz, membro del Consiglio del Rabbinato Capo d’Israele e Sheikh Abdallah bin Bayyah, capo del Forum per la pace di Abu Dhabi e presidente del Consiglio Fatwa degli Emirati Arabi Uniti.

Inoltre mons. Paglia ha ricordato la genesi di questo documento “quando, poco prima che scoppiasse la pandemia, fu firmato a Roma un manifesto etico sull’intelligenza artificiale. Come sappiamo, queste nuove tecnologie emergenti e convergenti posseggono una loro logica interna che cresce in maniera molto veloce e che rischia di essere al di fuori di una prospettiva umanistica a tal punto da strumentalizzare l’uomo a proprio vantaggio”.

Nel discorso papa Francesco ha evidenziato che la fraternità è veicolo di sviluppo: “La vostra concordia nel promuovere una cultura che ponga questa tecnologia al servizio del bene comune di tutti e della custodia della casa comune è esemplare per tanti altri. La fraternità tra tutti è la condizione perché anche lo sviluppo tecnologico sia al servizio della giustizia e della pace ovunque nel mondo”.

Per questo è necessaria una riflessione sugli algoritmi: “Siamo tutti consapevoli di quanto l’intelligenza artificiale sia sempre più presente in ogni aspetto della vita quotidiana, sia personale che sociale. Essa incide sul nostro modo di comprendere il mondo e noi stessi.

Le innovazioni in questo campo fanno sì che tali strumenti siano sempre più decisivi nell’attività e perfino nelle decisioni umane. Vi incoraggio pertanto a proseguire in questo vostro impegno.

Sono lieto di sapere che volete coinvolgere anche le altre grandi religioni mondiali e gli uomini e le donne di buona volontà affinché l’algoretica, ossia la riflessione etica sull’uso degli algoritmi, sia sempre più presente, oltre che nel dibattito pubblico, anche nello sviluppo delle soluzioni tecniche”.

Inoltre il papa ha ribadito la necessità di non escludere nessuno dallo sviluppo umano: “Ogni persona, infatti, deve poter godere di uno sviluppo umano e solidale, senza che nessuno sia escluso. Si tratta pertanto di vigilare e di operare affinché non attecchisca l’uso discriminatorio di questi strumenti a spese dei più fragili e degli esclusi.

Ricordiamoci sempre che il modo con cui trattiamo l’ultimo e il meno considerato tra i nostri fratelli e sorelle dice il valore che riconosciamo all’essere umano. Si può fare l’esempio delle domande dei richiedenti asilo: non è accettabile che la decisione sulla vita e il destino di un essere umano vanga affidata ad un algoritmo”.

Ed ha espresso sostegno a tale iniziativa attraverso le parole formulate nel precedente incontro del 2020: “La Rome Call può essere un utile strumento per un dialogo comune tra tutti, al fine di favorire uno sviluppo umano delle nuove tecnologie…

Le adesioni alla Rome Call, cresciute nel tempo, sono un passo significativo per promuovere un’antropologia digitale, con tre coordinate fondamentali: l’etica, l’educazione e il diritto”.

(Foto: Santa Sede)

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