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Un convegno di studio alla Facoltà Auxilium esplora la fratellanza nell’Ebraismo, nel Cristianesimo e nell’Islam

‘Le relazioni sorelle e fratelli in alcune religioni del Libro sacro’ è stato il tema indagato nel Convegno organizzato dalla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium di Roma. L’appuntamento rientra nella 39ª Giornata della Facoltà e si colloca in un momento significativo: alla vigilia dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna. L’evento completa un ciclo di riflessione tematica avviato nel marzo 2022, che ha già approfondito, con altrettanti Convegni annuali su ‘Le relazioni donna-uomo’, ‘Le relazioni madre-figlia-figlio’ e ‘Le relazioni padre-figlia-figlio’.

Tre le studiose chiamate ad animare il confronto, ciascuna portatrice di una prospettiva religiosa distinta: Elena Lea Bartolini De Angeli per l’Ebraismo, Marinella Perroni per il Cristianesimo, Meryem Akabouch, per l’Islam, oggi assente per motivi personali.

In un tempo segnato da ‘profondi mutamenti culturali, antropologici e sociali, la riflessione sulle dinamiche relazionali si configura come una priorità ineludibile per la costruzione di una convivenza autenticamente umana e orientata al bene comune’ spiega la preside dell’Auxilium, prof.ssa Piera Ruffinatto, nel saluto iniziale. Il focus di quest’anno – le relazioni tra sorelle e fratelli – rappresenta ‘un ulteriore segmento relazionale di particolare rilevanza antropologica e educativa’, considerata anche l’urgenza del contesto attuale, dove si manifesta una diffusa difficoltà a riconoscere l’altro come fratello e sorella.

‘La relazione fraterna costituisce infatti un contesto di apprendimento esperienziale fondamentale’, osserva la prof.ssa Brigida Angeloni, moderatrice della tavola rotonda. E’ proprio nell’incontro quotidiano con il fratello o la sorella ‘che si impara il rispetto dell’altro, la condivisione, la gestione del conflitto, che si acquisiscono le norme e i valori – giustizia, responsabilità, solidarietà, il prendersi cura – che sono fondamento della vita comunitaria’.

‘Chi è mia sorella? Chi è mio fratello? Si tratta solo di un rapporto di sangue? O anche di adozione o di amicizia?’

Da queste domande parte l’intervento della prof.ssa Elena Lea Bartolini De Angeli, teso a mostrare i diversi modelli di sorellanza e fratellanza nella Bibbia e nella Torah, che infine ‘insistono sull’importanza di una fratellanza autentica – sia di sangue che universale – nel rispetto delle singole identità’.

Sulla fraternità come testimonianza, si inserisce la prospettiva cristiana presentata dalla prof.ssa Marinella Perroni. Nel suo intervento, la studiosa precisa che ‘il rapporto di fratellanza è espresso e rinsaldato da un unico comandamento, la diakonía, il servizio’. Un servizio che può anche diventare una ‘testimonianza contro’, perché per chi ha aderito al messaggio della resurrezione di Gesù, le cose stanno diversamente fin da subito, dopo la sua morte: il servizio è testimonianza evangelica.

Una riflessione intensa, quella proposta nel Convegno all’Auxilium, che avrà bisogno di sedimentarsi in ulteriori tempi di incontro, studio, dialogo, proprio per cogliere la dimensione educativa e pedagogica della relazione fraterna, assegnandole un valore che non è soltanto affettivo o sociale, ma profondamente formativo: quella visione della fraternità come compito, come responsabilità che non si esaurisce nell’ambito familiare, ma interpella la scuola, la comunità e la società nel suo insieme.

SOUL Festival di Spiritualità Milano: ‘Mistero, il canto del mondo’

Dal 18 al 22 marzo torna per la sua terza edizione SOUL Festival di Spiritualità Milano, l’appuntamento promosso da Università Cattolica del Sacro Cuore e Arcidiocesi di Milano, con il patrocinio del Comune di Milano, che per cinque giorni coinvolge la città con un palinsesto diffuso di lecture, dialoghi, reading, spettacoli, performance e laboratori sul tema ‘Mistero, il canto del mondo’, declinato attraverso lo sguardo di circa 100 protagonisti d’eccezione (scrittori, filosofi, teologi, artisti, giornalisti e scienziati) e molteplici prospettive d’analisi, dalla letteratura alla scienza, dalla psicoanalisi alla filosofia, dalla teologia alla musica, alla poesia e alla danza.

Il programma completo è disponibile sul sito www.soulfestival.it. Per partecipare agli eventi è necessario registrarsi (prenotazioni aperte da domenica 1° marzo).

Ideato dal comitato curatoriale composto da mons. Luca Bressan, Armando Buonaiuto, Valeria Cantoni Mamiani e Aurelio Mottola, il programma culturale del festival è articolato in 70 appuntamenti diffusi in città. Si riconfermano momenti consolidati come le cene monastiche al Refettorio Ambrosiano, che trasformano la tavola in luogo di relazione e nutrimento spirituale, con don Paolo Alliata e Cristina Arcidiacono, e la meditazione all’alba sulle Terrazze del Duomo, guidata da mons. Mario Delpini con letture di Lino Guanciale, per una contemplazione che abbraccia la città nel passaggio tra notte e giorno, in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa.

Molte le novità di questa edizione fra cui l’incontro nel Duomo di Milano con l’Arcivescovo di Algeri card. Jean-Paul Vesco, accompagnato dagli strumenti dell’Orchestra del Mare, il progetto inedito realizzato in collaborazione con Fondazione Amplifon che trasforma ricordi e pensieri di alcuni ospiti di RSA italiane in un’esperienza teatrale, al buio, sul mistero della vita e della morte, introdotta da Vittorio Lingiardi, un incontro notturno in Santa Maria presso San Satiro ispirato alla magia prospettica dell’abside del Bramante, i cicli di incontri dedicati ai Maestri dell’oltre – Rainer Maria Rilke, Emily Dickinson, Dino Campana e Wisława Szymborska – e ai Maestri di mistero – Meister Eckhart e Carl Gustav Jung –, le proiezioni di film all’Anteo Palazzo del Cinema, il concerto del trio L’Antidote nell’Auditorium San Fedele e una speciale collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, che intreccia la propria programmazione a quella del festival.

Presentando il festival l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, ha sottolineato la dimensione del silenzio: “Il silenzio: ecco la pratica dimenticata di cui ha bisogno la città, per non trasformarsi in una città di folli. La musica: ecco la disponibilità di cui ha bisogno la città, per non ridursi in una città del rumore. La poesia: ecco l’audacia di cui ha bisogno la città, per non presentarsi come un tabulato di numeri e statistiche. Il mistero: ecco l’inquietudine di cui ha bisogno la città, per non vivere disperata.

SOUL è il dono che alcuni testimoni del mistero vogliono fare a Milano. Sono voci che parlano da molti campi del sapere, del pregare, del cercare. Tutti però sono in cammino verso una rivelazione, perché il silenzio non è un enigma indecifrabile. E’ piuttosto un invito e una promessa”,

Anche la prof.ssa Elena Beccalli, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha evidenziato il tema del mistero: “Il patto di collaborazione tra Diocesi, Comune di Milano e Università Cattolica del Sacro Cuore offre ancora una volta un’occasione per fermarsi. La terza edizione del Festival ci invita a entrare nel mistero, un’esperienza di particolare valore in una società che tende a trattare tutto come un problema. Il mistero infatti non è un problema che attende una soluzione; è una presenza in cui siamo immersi e che ci interroga.

Una rassegna dedicata al mistero sollecita un pensiero che non sia solo consolatorio, ma che scuota la coscienza. E’ un invito all’umiltà intellettuale e, allo stesso tempo, allo stupore profondo. In tal senso, il mistero diventa un’inquietudine creativa, un’occasione per esplorare la dimensione spirituale dell’umanità, per lasciarsi sorprendere, per cercare insieme. Questo in fondo è anche lo spirito che anima un’università”.

SOUL Festival di Spiritualità Milano è reso possibile grazie ai Main Partner Intesa Sanpaolo, Humanitas University, Edison, al Partner CFMT – Centro di Formazione Management del Terziario, al contributo di Fondazione Cariplo e Fondazione Rocca, ai Media Partner Avvenire, Rai e al Content Partner Rai Radio 3. Si ringraziano Comieco, Fondazione Amplifon, Aboca.

Ad inaugurare la terza edizione di SOUL Festival, mercoledì 18 marzo alle 18.00 è l’incontro Senza alcun dubbio con Javier Cercas presso l’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Prendendo le mosse dalle pagine de Il folle di Dio alla fine del mondo, lo scrittore spagnolo dialoga con Aurelio Mottola sul potere della letteratura di cogliere il mistero della vita. Ad accompagnarli il violoncellista Issei Watanabe che eseguirà due preludi delle suite di Bach.

Dopo l’evento inaugurale seguirà alle ore 21.00 in Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa, illuminata dall’installazione artistica di Dan Flavin, il concerto di canto gregoriano Cantare il mistero, a cura dell’Ensemble Audi Filia della Schola Gregoriana della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado, diretto da Riccardo Zoia e accompagnato dall’organo di Matteo Galli.

La manifestazione si conclude domenica 22 marzo alle ore 21.30 al Piccolo Teatro Strehler con ‘Un niente più grande’, rito sonoro di e con Mariangela Gualtieri, con la guida di Cesare Ronconi (produzione Teatro Valdoca), concepito per SOUL Festival di Spiritualità Milano come una pausa di abbandono, per ritrovare nel ritmo sospeso delle parole l’enigma nascosto nelle cose comuni.

Tra questi due momenti un palinsesto articolato e multidisciplinare indaga il tema del mistero attraverso molteplici dimensioni: dalla forza dell’arte, della musica e del cinema come chiavi per vedere con altri occhi la realtà, alle domande sull’universo poste da fisica e astrofisica; dal mistero dell’inconscio e dell’altro, declinato sia nella coppia sia nella fratellanza, al dialogo interreligioso su ospitalità e accoglienza.

Verranno affrontate alcune delle domande più radicali dell’esperienza umana come il rapporto tra il male e il bene, la giustizia e la colpa, il tema della morte (in un confronto che riunisce voci del cristianesimo, dell’ebraismo e del buddhismo) e della malattia, con un focus su cura, coraggio e dignità della persona.

Saranno inoltre approfondite tematiche quali il silenzio, la relazione con la natura (anche attraverso la figura di san Francesco) il vino come simbolo sacro e processo alchemico, l’imponderabilità del futuro e il bisogno umano di prevederlo, dal rapporto tra visibile e invisibile del mondo ai segni della trascendenza. Ampio spazio verrà dato a scienza e medicina come pratiche umane che indagano il mistero del corpo e della psiche e un approfondimento sarà dedicato al transumanesimo e all’intelligenza artificiale, in dialogo con le grandi questioni spirituali e filosofiche e con le trasformazioni tecnologiche in atto.

E’ inoltre confermato l’appuntamento con SOUL Young, la rassegna ideata da giovani under 30 con il coordinamento di Francesca Fimeroni e Francesca Monti, curatrici del progetto, che si svolgerà all’ADI Design Museum. Tra design, arti performative, cinema, musica e momenti di partecipazione attiva, per dare voce a chi oggi è chiamato a immaginare il mondo di domani, SOUL Young esplora quest’anno l’immaginazione come forza di trasformazione e come strumento concreto per ripensare il futuro. Tra gli appuntamenti, una visita guidata fra oggetti di design che hanno cambiato le nostre abitudini; un workshop ispirato alla visione artistica di Escher, una performance di Mariangela Di Santo, l’incontro con il cantautore Vasco Brondi e la proiezione di cortometraggi di Amir Ra, seguita da un dialogo con il regista.

(Foto: Soul)

All’Università Gregoriana un corso sulla mistica nelle religioni: ne parliamo con il prof. Trianni

Nelle pieghe delle pratiche mistiche si celano luoghi d’incontro in cui le diverse fedi sembrano riconoscersi ‘in uno spirito di rispetto reciproco, lontano dai conflitti e dello scontro’. Accade nel sufismo islamico, professando amore e benevolenza tra i credenti; accade nell’ebraismo, quando l’uomo puro diventa ‘canale dell’emanazione celeste’. Ed ancora, risuona nei versi dei poeti induisti Āḷvār, in cui l’amore per Dio vibra, come riconosciuto da diversi storici, con la stessa intensità e le stesse tematiche di fondo del Cantico dei cantici e del Cantico spirituale di san Giovanni della Croce.

Per questo motivo la Pontificia Università Gregoriana organizza i forum sulla ‘mistica nelle religioni. Ricerche comparative’, coordinati dai professori Ambrogio Bongiovanni e Paolo Trianni che iniziano lunedì 23 febbraio con una lezione introduttiva sul tema ‘Per una teologia comparata della mistica’ tenuta dal prof. Trianni, che analizzano il fenomeno mistico nelle varie religioni. Il corso è interamente dedicato all’analisi dell’esperienza mistica nelle diverse tradizioni religiose: il cristianesimo, l’induismo, il buddhismo, l’islam ed il mondo cinese. I Forum sono aperti a tutti e saranno anche trasmessi in diretta streaming al link YouTube/Unigregoriana previa registrazione al seguente link: www.unigre.it per i partecipanti esterni fino alle ore 14:00 del giorno precedente. Per eventuali domande durante la diretta inviare una e-mail a foruminterreligious@unigre.it .

Al prof. Paolo Trianni, docente incaricato all’Istituto Religioni e Culture della Pontificia Università Gregoriana di Roma e docente invitato al Pontificio Ateneo S. Anselmo, chiediamo il motivo per cui l’università propone alcuni forum sulla mistica nelle religioni: “Ogni anno facciamo alcuni  forum aperti al pubblico, che si svolgono il lunedì alle ore 17.00. Quest’anno abbiamo deciso di dedicare i forum al tema della mistica nelle religioni, anche perché abbiamo soppresso un corso che affrontava delle tematiche simili. In ogni caso la mistica nelle religioni, ed in generale la riflessione sull’esperienza religiosa non-cristiana, è un tema che interessa la teologia da decenni”.

Come si può definire la mistica?

“Non è facile dare una definizione, sopratutto in un’ottica interreligiosa. Per meglio dire, definizioni ce sono tante, ma non è possibile dare una definizione di mistica che valga per tutte le religioni. Lo si può rimanendo piuttosto generici, ed è affermando che l’esperienza mistica è un vissuto che ti mette a contatto con una dimensione assoluta che dà pienezza e libertà non sperimentabile nelle ordinarie condizioni di vita”.

Quanto è importante la mistica per le religioni?

“La mistica è il motore stesso delle religioni. Questo vale anche il cristianesimo. Ricordo un celebre frase di Karl Rahner: il cristianesimo del futuro o sarà mistico o non sarà affatto”.

Quale è il rapporto della mistica con la filosofia?

“In passato erano coincidenti, ora non credo che lo si possa dire. Nei tempi antichi la filosofia era un esercizio di distacco, proprio come la mistica, che coincide sempre con la morte dell’egoicità ed il distacco da sé e dal mondo. E’ significativo, comunque, che abbiamo riflettuto sulla mistica tanto i filosofi quanto i teologi”.

Quanto influisce la mistica nello sviluppo delle teologie?

“Questa è una bella domanda. In verità la teologia ha sempre guardato con prudenza e timore alla mistica, perché non di rado il mistico mette in discussione le dottrine teologiche. La mistica, però, è anche il cuore e l’esito finale della teologia spirituale, e senza il vissuto spirituale la teologia si svuoterebbe  di contenuto, diventerebbe uno sterile esercizio mentale”.

Quale valore ha nella nostra società la mistica?

“Non saprei dire con certezza. Al netto del fatto, però, che il termine mistica è stato abusato, quando con essa si intendesse la ricerca di  un oltre, di una pienezza.. direi che non è del tutto assente. Purtroppo nel contesto sociale si inseguono dei principi che vanno in direzione ostinata e contraria alla mistica, e tuttavia proprio quest’ultima, proprio perché porta una completezza che il mondo non può dare, potrebbe convertire la nostra società consumista e superficiale”.

Papa Leone XIV in Turchia richiama alla responsabilità della pace

“Grazie di cuore per la cortese accoglienza! Sono lieto di iniziare dal vostro Paese i viaggi apostolici del mio pontificato, dal momento che questa terra è legata inscindibilmente alle origini del cristianesimo e oggi richiama i figli di Abramo e l’umanità intera a una fraternità che riconosca e apprezzi le differenze”: nel primo discorso alle autorità della Turchia papa Leone XIV ha esortato a valorizzare le diversità, sottolineando il desiderio da parte dei cristiani di contribuire all’unità del Paese.

Nel discorso alle autorità il papa ha evidenziato la responsabilità a realizzare la pace: “E’ vero, il nostro mondo ha alle spalle secoli di conflitti e attorno a noi esso è ancora destabilizzato da ambizioni e decisioni che calpestano la giustizia e la pace. Tuttavia, davanti alle sfide che ci interpellano, essere un popolo dal grande passato rappresenta un dono e una responsabilità”.

Riprendendo l’immagine del ponte sullo stretto dei Dardanelli, scelta come logo del viaggio papale, il papa ha sottolineato il ‘posto’ che ha questo Paese: “Voi avete un posto importante nel presente e nel futuro del Mediterraneo e del mondo intero, anzitutto valorizzando le vostre interne diversità. Prima di collegare Asia ed Europa, Oriente e Occidente, infatti, quel ponte lega la Türkiye a sé stessa, ne compone le parti e così ne fa, per così dire, dall’interno un crocevia di sensibilità, che omologare rappresenterebbe un impoverimento. Una società, infatti, è viva se è plurale: sono i ponti fra le sue diverse anime a renderla una società civile. Oggi le comunità umane sono sempre più polarizzate e lacerate da posizioni estreme, che le frantumano”.

Tale ponte può essere un presidio contro la ‘globalizzazione dell’indifferenza’: “L’immagine del grande ponte è di aiuto anche in questo senso. Dio, rivelandosi, ha stabilito un ponte fra cielo e terra: lo ha fatto perché il nostro cuore cambiasse, diventando simile al suo. E’ un ponte sospeso, grandioso, che quasi sfida le leggi della fisica: così è l’amore, che, oltre alla dimensione intima e privata, ha anche quella visibile e pubblica”.

Per questo è importante la religione: “Giustizia e misericordia sfidano la legge della forza e osano chiedere che la compassione e la solidarietà siano considerate criteri di sviluppo. Per questo, in una società come quella turca, dove la religione ha un ruolo visibile, è fondamentale onorare la dignità e la libertà di tutti i figli di Dio: uomini e donne, connazionali e stranieri, poveri e ricchi. Tutti siamo figli di Dio e questo ha conseguenze personali, sociali e politiche. Chi ha un cuore docile al volere di Dio promuoverà sempre il bene comune e il rispetto per tutti”.

Ed ha sottolineato che lo sviluppo è una grande sfida: “Oggi questa è una grande sfida, che deve rimodellare le politiche locali e le relazioni internazionali, specialmente davanti a un’evoluzione tecnologica che potrebbe altrimenti accentuare le ingiustizie, invece di contribuire a dissolverle. Persino le intelligenze artificiali, infatti, riproducono le nostre preferenze e accelerano i processi che, a ben vedere, non sono le macchine, ma è l’umanità ad avere intrapreso. Lavoriamo dunque insieme, per modificare la traiettoria dello sviluppo e per riparare i danni già inferti all’unità della famiglia umana”.

Infatti contro il consumismo il papa ha ‘opposto’ la cultura dei legami: “A questo inganno delle economie consumistiche, in cui le solitudini diventano business, è bene rispondere con una cultura che apprezza gli affetti e i legami. Solo insieme diventiamo autenticamente noi stessi. Solo nell’amore diventa profonda la nostra interiorità e forte la nostra identità. Chi disprezza i legami fondamentali e non impara a sostenerne persino i limiti e le fragilità, più facilmente diventa intollerante e incapace di interagire con un mondo complesso”.

In tali legami è fondamentale il ruolo della donna: “Nella vita familiare infatti emergono in modo del tutto specifico il valore dell’amore coniugale e l’apporto femminile. Le donne, in particolare, anche attraverso lo studio e la partecipazione attiva alla vita professionale, culturale e politica, sempre più si mettono a servizio del Paese e della sua positiva influenza nel panorama internazionale. Dunque, sono molto da apprezzare le importanti iniziative in tal senso, a sostegno della famiglia e del contributo femminile alla piena fioritura della vita sociale”.

In conclusione ha ricordato l’importanza del dialogo: “Oggi più che mai c’è bisogno di personalità che favoriscano il dialogo e lo pratichino con ferma volontà e paziente tenacia. Dopo la stagione della costruzione delle grandi organizzazioni internazionali, seguita alle tragedie delle due guerre mondiali, stiamo attraversando una fase fortemente conflittuale a livello globale, in cui prevalgono strategie di potere economico e militare, alimentando quella che papa Francesco chiamava ‘terza guerra mondiale a pezzi’. Non bisogna cedere in alcun modo a questa deriva!”

Ed è consapevole del rischio che si sta correndo, offrendo l’aiuto della Chiesa: “Ne va del futuro dell’umanità. Perché le energie e le risorse assorbite da questa dinamica distruttiva sono sottratte alle vere sfide che la famiglia umana oggi dovrebbe affrontare invece unita, cioè la pace, la lotta contro la fame e la miseria, per la salute e l’educazione e per la salvaguardia del creato.

La Santa Sede, con la sua sola forza, che è quella spirituale e morale, desidera cooperare con tutte le Nazioni che hanno a cuore lo sviluppo integrale di ogni uomo e di tutti gli uomini e le donne. Camminiamo insieme, allora, nella verità e nell’amicizia, confidando umilmente nell’aiuto di Dio”.

(Foto: Santa Sede)

Mons. Paolo Bizzeti: la pace è convivenza accogliente e rispettosa dei diritti e della dignità di ogni persona

E’ stato annunciato in questi giorni che il primo viaggio apostolico di papa Leone XIV sarà in Turchia e Libano (27 novembre-2 dicembre) con pellegrinaggio all’antica Nicea a 1700 anni dal Concilio.Abbiamo chiesto quale valore assume questo gesto alvescovo Paolo Bizzeti, dal 2015 al 2024 vicario apostolico dell’Anatolia, che ha commentato: “Visitare il gregge di persona e portare la vicinanza del Buon Pastore è il senso di questi viaggi papali. La Turchia e il Libano sono paesi importantissimi non solo per il passato cristiano ma anche per l’oggi della vita cristiana: sono un laboratorio in cui dobbiamo essere presenti attivamente e umilmente. L’anniversario di Nicea è un’occasione per ravvivare lo spirito che animò i padri conciliari: esprimere in termini e categorie nuove la propria fede, cercando ciò che unisce”.

Mons. Paolo Bizzeti, che per alcuni anni è stato anche docente della Facoltà teologica del Triveneto, ha presieduto lo scorso 8 ottobre la celebrazione eucaristica di apertura dell’anno accademico 2025/2026. Nell’occasione ha rilasciato un’ampia intervista (pubblicata nel sito della Facoltà www.fttr.it) sulla sua esperienza in Turchia, sul tema della pace e della condivisione possibile fra le religioni.

In questa terra dalle molte anime, etniche, culturali, religiose, il cristianesimo ha una tradizione vivissima, insediata fin dai primordi, sebbene oggi ridotta a numeri modesti: “Oggi i cattolici sono una minoranza insignificante e tuttavia viva, accettando di essere marginali ma consapevoli del dono di credere in Gesù salvatore. Ci sono poi i rifugiati cristiani che provengono dai paesi vicini e i neofiti che saranno probabilmente la chiesa del prossimo futuro. Ed essendo tutte le confessioni cristiane costituite da numeri assai piccoli, la collaborazione ecumenica è vivace e serena, accettando le differenze, costitutive da secoli”.

I rapporti con il mondo islamico, aggiunge, “sono molto variegati a seconda degli interlocutori e del taglio di ogni corrente dello stesso mondo islamico. L’Islam politico è molto preoccupato della propria leadership anche a causa di una dissennata politica occidentale che ha danneggiato molto il cristianesimo, ad esempio con le due sciagurate guerre del Golfo”.

La Turchia (o meglio) come afferma mons. Bizzeti, le molte Turchie “è un grande laboratorio di diversità che devono imparare a vivere insieme: non c’è alternativa. Il governo attuale è al potere da moltissimi anni e tanta gente desidera un cambiamento, non mi sembra sia scandaloso. Però i grandi detentori del potere mondiale non devono condizionare la ricerca del popolo turco di un proprio assetto. Tra Europa e Turchia credo si debbano trovare forme reali di collaborazione, uscendo dal vicolo cieco di un sì o un no totalizzanti”.

Il vescovo ha parlato della pace definendola come “il frutto di una convivenza dove l’altro è accolto nella sua diversità, rispettando i diritti umani e la dignità di ogni persona”. Anzitutto, “tutti gli uomini religiosi devono essere risoluti nel vietare l’uso del nome di Dio per giustificare la violenza o la conquista della terra. Sulla terra siamo tutti ospiti di Dio”. Ed ha aggiunto: “Non è giustificabile l’invasione di terre altrui o bombardamenti che negano il diritto internazionale, le risoluzioni dell’ONU, così come misure di ritorsione economica che di fatto rafforzano i gruppi al potere e affamano il popolo”.

La libertà di scelta religiosa poi è considerata un pilastro irrinunciabile della pace e non va relegata all’interiorità: “Ma le religioni devono accettare che l’unico Dio ha molte strade diverse per condurre gli uomini alla salvezza, purché rispettino la dignità e uguaglianza di ogni membro della famiglia umana, particolarmente quella delle persone più vulnerabili”.

Infine, per molti anni presidente di Caritas Anatolia, che in questi anni è stata chiamata a un grande impegno per la popolazione provata dalla guerra, dal dramma dei profughi provenienti da Siria, Afghanistan, Iraq e Iran, e dal terribile terremoto del 6 febbraio 2023, il vescovo ha sottolineato come “anzitutto i poveri ci aiutano a fare verità, a guardare con altri occhi il mondo che abbiamo costruito.

Allora si comprende che abbiamo bisogno di cambiare la nostra civiltà, disumana e poco progredita in umanità. Inoltre, i rifugiati cristiani che io seguo in Turchia e in Italia sono una grande risorsa e non ha senso chiudere le porte per paura, quando invece essi ci portano una ventata di novità e di fede viva, insieme ai loro molti problemi che però sono l’occasione per uscire da noi stessi e dare un senso alla nostra vita e alle nostre risorse. In concreto noi adesso aiutiamo nel cercare lavoro e casa in modo da dare dignità e possibilità di un buon inserimento a questi fratelli e sorelle: è un vantaggio per tutti”.

L’intervista integrale: https://www.fttr.it/la-pace-e-convivenza-accogliente-e-rispettosa-dei-diritti-e-della-dignita-di-ogni-persona/

Maimone, Coordinatore Italia RMTR: Mi ispiro alla Chiesa del dialogo di Papa Francesco e alla Chiesa missionaria di Papa Leone XIV

La Rete Mondiale del Turismo Religioso – World Religious Tourism Network www.tourismandsocietytt.com/red-mundial-turismo-religioso (RMTR) ha nominato il giornalista e comunicatore Biagio Maimone, Coordinatore Nazionale per l’Italia della Rete. Maimone è Direttore dell’Ufficio stampa dell’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’, il cui presidente è mons. Yoannis Lahzi Gaid, già Segretario personale di Sua Santità Papa Francesco. Attraverso le iniziative dell’Associazione Maimone ha richiamato, mediante il giornalismo, alla necessità di far vivere il dialogo interreligioso e il dialogo interculturale, la pace e la solidarietà.

La sua attività a favore dell’Associazione si qualifica nei termini di attività di comunicazione a favore dei bambini poveri ed ammalati dell’Egitto. L’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’ è stata fondata in seguito alla sottoscrizione del Documento sulla ‘Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune’ da parte di Sua Santità Papa Francesco e da parte del Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb, in data 4 febbraio 2019.

Il suddetto Documento ha dato vita a numerosi frutti, tra i quali la  realizzazione della Casa della Famiglia Abramitica, edificata nella città di Abu Dhabi, che è uno tra i progetti più rilevanti in quanto pone le basi del dialogo interreligioso creando uno spazio fisico, un territorio comune su cui sono stati edificati tre luoghi di culto diversi (una Chiesa, una Sinagoga e una Moschea), posti l’uno accanto all’altro, in ciascuno dei quali si praticano religioni diverse, le quali si interfacciano reciprocamente per dialogare su ogni tema della vita religiosa ed umana.

Biagio Maimone ha frequentato il corso triennale di spiritualità francescana nel Convento Sant’Angelo di Milano ed è soprannominato ‘il giornalista dei poveri’ per aver offerto, nel corso degli anni, servizi di comunicazione a persone che vivevano in situazioni di disagio economico, segnalandole all’opinione pubblica.

“Per la Rete Mondiale del Turismo Religioso la nomina di Biagio Maimone costituisce un passo decisivo finalizzato al rafforzamento della propria presenza istituzionale e operativa in Europa. La nomina segna una pietra miliare significativa per la crescita dell’organizzazione” hanno dichiarato all’unisono la General Manager Pilar Valdés Arroyo e la Direttrice territoriale per Europa Edit Székely della Rete Mondiale del Turismo Religioso, che è presente in 18 Paesi ed è nata con lo scopo di promuovere il turismo e la cultura religiosa in diverse Regioni e Paesi  come mezzo di dialogo interreligioso e interculturale, sviluppo territoriale e rafforzamento del patrimonio spirituale.

La missione della Rete è, inoltre, promuovere il rispetto delle diversità religiose e contribuire allo sviluppo sostenibile di luoghi in cui si svolgono  esperienze spirituali e religiose. Il turismo religioso e spirituale è un ponte che favorisce il dialogo tra culture e credenze diverse al fine di promuovere l’unità tra le persone e la valorizzazione delle differenze. La Rete si impegna per diffondere i principi della sostenibilità, dell’etica e  del rispetto, affermandosi come strumento essenziale per un turismo più inclusivo, arricchente e responsabile.

“Biagio Maimone, il quale ha una vasta esperienza nell’ambito della  comunicazione, della cultura e dell’impegno sociale, è ampiamente riconosciuto per il suo lavoro nei media, per i suoi progetti umanitari e per i suoi eventi di ispirazione religiosa e sociale. La sua nomina reca con sé non solo una conoscenza del settore, ma anche una sensibilità profondamente allineata ai valori della Rete Mondiale del Turismo Religioso.

Biagio Maimone ha ricoperto incarichi in diverse organizzazioni che promuovono la solidarietà, la cultura e la spiritualità” ha asserito, inoltre, Edit Székely. Nei prossimi mesi Biagio Maimone darà vita all’Associazione ‘Progetto di Vita e Umanità’, che pone la comunicazione al servizio degli ultimi e degli indifesi. Ha scritto il testo “La comunicazione creativa per lo sviluppo socio-umanitario”, con cui ha posto in luce l’importanza vitale della parola, capace di creare relazioni vitali, se usata facendo appello alle corde del cuore umano, e di sanare quelle  lacerazioni che arrestano lo sviluppo umano.

Egli esorta, pertanto, a prediligere e a trasmettere la parola amabile, creativa di quel dialogo che fa vivere le differenze in uno spazio senza confini in cui domina la bellezza spirituale, che a tutti riconosce lo splendore della propria dignità umana.

La Rete Mondiale del Turismo Religioso ha particolarmente apprezzato il suo impegno volto a diffondere il messaggio spirituale, nonché la sua capacità di tradurlo in proposte concrete che abbiano un  impatto sulla realtà.

La sua visione del turismo religioso come strumento di dialogo interculturale è pienamente in linea con gli obiettivi della Rete, che tendono a rivitalizzare le mete del  pellegrinaggio e a promuovere un turismo consapevole, sostenibile e profondamente spirituale.

 Biagio Maimone  ha affermato : “Accetto questa nuova sfida con onore, con il profondo desiderio di contribuire a creare una Rete che guardi all’anima dei popoli, alle loro radici spirituali e alla possibilità di costruire ponti di fratellanza. Solidarietà, Sostenibilità e Spiritualità: è questa la trilogia del futuro dell’umanità.

L’Italia è una nazione che pone in evidenza la sua religiosità mediante  innumerevoli chiese, monumenti, cattedrali, percorsi spirituali, processioni e ricorrenze, presenti in ogni regione e in ogni paese, anche di piccole dimensioni. L’Italia è una nazione che richiama milioni di turisti per le sue bellezze,  per la sua storia, per la sua religiosità espressa ovunque. Le nostre Chiese, gli affreschi, le sculture ed ogni altra opera, a cui i nostri artisti hanno dato vita, da sempre, sono espressione di un vigoroso sentimento di fede diffuso nella popolazione.

Anche le opere letterarie di eminenti  scrittori, come Manzoni, sono testimonianza di profonda fede cristiana. Le nostre città irradiano una cultura religiosa forte e vigorosa e, per tale motivazione, l’Italia costituisce un baluardo prezioso per la diffusione del turismo religioso che può accedere ai preziosi tesori che la fede cristiana ha disseminato nei suoi territori. Possiamo definire il turismo religioso con il termine ‘Turismo dell’Anima’, in quanto veicola la cultura della bellezza, dello spirito e dei valori profondamente morali ed estetici nel contempo.

Pertanto l’Italia è il Paese che più di tutti gli altri può sviluppare il turismo religioso per essere espressione della cultura della bellezza artistica che esprime i valori depositati nell’animo umano, che si collegano ai valori espressamente spirituali della fede cristiana. Favorire questa forma di turismo significa avvicinarsi alla bellezza che Dio ci ha regalato, che manifesta la sua presenza e la sua impronta sulla terra, in quanto essa consente l’incontro con la spiritualità di coloro che a tale forma di turismo partecipano”.

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