Il caso 60SA all’Alta Corte di Londra. Il Corriere della Sera paga una “sostanziosa somma” al finanziere Raffaele Mincione come risarcimento per diffamazione

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Ieri abbiamo appreso da un articolo di Charlotte Tobitt su Press Gazette di Londra, che «il più antico e letto quotidiano italiano, il Corriere della Sera, ha pagato una “somma notevole” a titolo di risarcimento a un finanziere britannico per le presunte accuse diffamatorie di appropriazione indebita, frode e corruzione». Si tratta di due articoli, pubblicati dal Corriere della Sera, rispettivamente del 8 novembre 2019 e del 23 giugno 2020, che erano parte a pieno titolo della premeditata strategia che doveva preparare la forca per il Cardinale Angelo Becciu. Poi, oggi ne ha dato notizia l’amico e collega Renato Farina su Libero Quotidiano. Condividiamo ambedue gli articoli, seguiti dai relativi documenti giudiziari, nella traduzione italiana. La storia è stata riportata ieri anche da Joanne Faulkner sul sito Law 360 UK: L’editore italiano si accorda con il finanziere per le storie vaticane [QUI].

Il quotidiano Press Gazette, pubblicato online, fa parte del New Statesman Media Group, di proprietà privata di Mike Danson. Si concentra sui settori delle notizie, dell’editoria e dei media. Il New Statesman è la principale rivista politica e culturale progressista del Regno Unito.

Il sito Law 360 UK , proprietà di Portfolio Media di New York, è una delle risorse primarie utilizzate dalle agenzie governative nel Regno Unito per tenersi aggiornati sulle controversie e sugli sviluppi politici che incidono sul loro lavoro, mentre i giudici e il personale dei tribunali nel Regno Unito utilizzano Law360 UK ogni giorno per assicurarsi di sapere cosa sta succedendo nel mondo legale.

Dopo aver ammesso nel procedimento a Londra di aver pubblicato fake news, nessuna parola sulla questione da parte del Corriere della Sera. Meno male c’è la giustizia di Sua Maestà, che cerca e accerta – velocemente – la verità e fa crollare un castello di sabbia dopo l’altra. E meno male che ci sono i media del Regno Unito per tenerci informati.

Raffaele Mincine.

Il Corriere ammette: Mincione non ingannò il Vaticano
Londra, il quotidiano riconosce che i suoi articoli non erano veritieri (e paga)
di Renato Farina
Libero Quotidiano, 13 ottobre 2022


Ieri mattina davanti all’Alta Corte di Londra, dopo il via libera del giudice, si è alzato Kirsten Sjøvoll, avvocato del finanziere Raffaele Mincione, e con la soddisfazione di un gatto che ha in bocca il topo, ha letto una «dichiarazione unilaterale» autorizzata dalla controparte, cioè dall’editore del Corriere della Sera. Sintesi: la coppia di articoli apparsi sul quotidiano (e sul sito Corriere.it), il primo nel 2019 e il secondo nel 2020, sono fango tirato addosso a una persona perbene. Non è vero che l’uomo d’affari italo-britannico ha lucrato disonestamente, ingannando il Vaticano, a proposito del più famoso palazzo di Londra dopo Buckingam Palace, e cioè quello definito 60-Sloane-Avenue.

Non c’è stato bisogno di un processo con conseguente sentenza che si prospettava rovinosa per le casse di Rcs e per la reputazione della testata e dei suoi giornalisti d’inchiesta, in particolare Fiorenza Sarzanini, Vicedirettrice e prima firma di cronaca giudiziaria del quotidiano. Si è preferito transare. Comprensibile dopo la sentenza intermedia, che Libero aveva raccontato in esclusiva lo scorso 17 agosto, dove si infilzava l’abitudine del giornalismo italiano, invocata come esimente dalla difesa, di pubblicare notizie di accuse senza verifica con l’interessato [articolo di Renato Farina è stato ripreso su questo Blog dell’Editore: Il Giudice e il Corriere – 17 agosto 2022].

La ritirata senza onore da Sloane Avenue a Via Solferino ha eccitato subito il giornalismo anglosassone. Presse Gazette gongola: «Il più antico e letto quotidiano italiano, il Corriere della Sera, ha pagato una “somma notevole” a titolo di risarcimento a un finanziere britannico per le presunte accuse diffamatorie di appropriazione indebita, frode e corruzione». Sarzanini e C. avevano sostenuto che Mincione avesse «triplicato rispetto a quello valutato pochi mesi prima, causando un danno alle finanze del Vaticano», legge Kirsten Sjøvoll.

Trascriviamo pedissequamente: «I convenuti [Corriere e i tregiornalisti] hanno ammesso che le imputazioni fatte contro il sig. Mindone dal primo e dal secondo articolo erano diffamatorie… I convenuti hanno presentato una difesa… sostenendo di aver agito per ragioni di interesse pubblico giornalistico». Ed ecco la frase più triste: «I convenuti non hanno cercato di difendere come vere le imputazioni fatte dal primo o dal secondo articolo». Insomma, si sono arresi. Sul sito della trasparente giustizia inglese c’è pure l’Iban dove versare un tot, moho tot la cifra, salata, è la sola cosa segretata, forse per rispetto dei poveri. «I convenuti hanno accettato di pagare una somma considerevole [“a substantial sum”] al sig. Mincione. E rimuoveranno gli articoli dal sito web».

L’avvocato Sjøvoll è noioso, ripete un sacco di volte «Vaticano». Non ha torto. Le ammissioni dei giornalisti cascano fragorosamente nell’aula del processo Becciu + 9, in pieno corso. Ieri protagonista è stato il gendarme Stefano De Santis, testimone dell’accusa [28ª udienza del processo 60SA in Vaticano. Testimonianza di Stefano De Santis sulle indagini condotte dal Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano – 12 ottobre 2022]. Erano testimonianze preventive d’accusa anche gli articoli che il Corriere ha dovuto cancellare: erano il basamento necessario per installarci sopra il monumento di infamia già pronto per il Cardinale Angelo Becciu. Sono crollati, quegli articoli, come castelli di carta. Commento di Mincione: «È significativo che RCS non abbia nemmeno provato a sostenere la veridicità degli articoli. Come è accaduto per tutta questa saga, nessuno è stato in grado di produrre alcuna prova che io o le società del mio Gruppo abbiamo fatto qualcosa di sbagliato». Nessuna comunicazione ufficiale da via Solferino.

Ps: Substantial sum, quante sterline sono? Segreto. Conoscendo le abitudini anglo-americane è troppo o troppo poco immaginare un milione di sterline?

Il più grande quotidiano d’Italia paga una “sostanziosa somma” come risarcimento per diffamazione al finanziere britannico per le accuse di appropriazione indebita al Vaticano
di Charlotte Tobitt
Press Gazette, 12 ottobre 2022

(Nostra traduzione italiana dall’inglese)

Il più antico e letto quotidiano italiano, il Corriere della Sera, ha pagato una “somma notevole” a titolo di risarcimento a un finanziere britannico per le presunte accuse diffamatorie di appropriazione indebita, frode e corruzione.

L’Alta Corte di Londra ha sentito mercoledì che l’editore del quotidiano RCS Media Group aveva accettato di risarcire Raffaele Mincione [nella foto di copertina], cittadino italiano con cittadinanza britannica acquisita, per risolvere il caso.

L’editore ha anche accettato di rimuovere due articoli online del 2019 e del 2020 sulla vendita al Vaticano di 60 Sloane Avenue a Chelsea, Londra.

I documenti del caso [di seguito la traduzione italiana dei documenti] affermavano che il Corriere della Sera ha una tiratura cartacea giornaliera di 250.000, quasi 5,5 milioni di visitatori online al giorno e un consistente numero di lettori tra i 600.000 italiani che vivono nel Regno Unito.

Gli articoli riguardavano uno scandalo di corruzione in corso attorno alle strategie di investimento del Vaticano. Mincione, che ha fondato la società di investimento di private equity WRM Group, è stato tra le dieci persone accusate di frode e appropriazione indebita dal Vaticano lo scorso anno in relazione all’affare immobiliare di Londra. Nega le accuse e sostiene di aver sempre agito correttamente.

Quest’anno ha detto al tribunale vaticano [durante la causa] in corso che i funzionari ecclesiastici conoscevano i rischi: “La parola rischio è specificata almeno 150 volte nel nostro fondo”, ha affermato, secondo il Religion News Service. “È come quando vai a comprare le sigarette e ci sono scritte le parole ‘Il fumo uccide’”.

Il coinvolgimento di Mincione è iniziato nel 2014 quando la Segreteria di Stato ha investito con lui 350 milioni di euro per l’affare immobiliare. È stato escluso dall’accordo nel 2018 dopo che il Vaticano ha ritenuto che fosse stato derubato, secondo un rapporto di Reuters sul documento d’accusa.

Il primo articolo del Corriere della Sera, nel novembre 2019, riportava che vi erano ragionevoli motivi per sospettare che Mincione fosse colpevole di associazione a delinquere e frode in relazione alla vendita al Vaticano della proprietà di Chelsea per tre volte più di quanto valesse mesi prima.

Il secondo articolo, pubblicato nel giugno 2020, riportava che vi erano ragionevoli motivi per sospettare che fosse colpevole di appropriazione indebita, sostenendo che ciò era in parte dovuto al fatto che si era appropriato ingiustamente parte del denaro investito dal Vaticano e lo aveva utilizzato per guadagno personale.

Secondo un comunicato stampa sull’accordo, un giornalista del Corriere della Sera interrogato dagli avvocati di Mincione presso l’Alta Corte ha affermato di non ricordare le fonti di alcune loro informazioni, mentre un altro giornalista ha ammesso di non aver autenticato prove documentali, alcune delle quali erano distrutto prima che il caso arrivasse in tribunale.

Dopo che Mincione ha avviato un procedimento per diffamazione, l’editore ha ammesso che le accuse mosse contro di lui in questi articoli erano diffamatorie.

Aveva previsto di difendere il caso presso l’Alta Corte utilizzando la difesa di interesse pubblico in un processo che dovrebbe iniziare a novembre, ma a settembre ha invece offerto una transazione che prevedeva una “sostanziale somma” per il risarcimento. Mercoledì è stata letta una dichiarazione alla corte che segna la fine del caso.

Mincione, che aveva affermato che gli articoli danneggiavano gravemente la sua reputazione personale e professionale in Inghilterra, ha dichiarato: “Questi articoli erano falsi, fuorvianti e altamente diffamatori. Mi hanno causato notevoli danni. Anche dopo che sono stati pubblicati e che il danno è stato fatto, abbiamo cercato più volte di risolvere la controversia con RCS. È significativo che RCS non abbia nemmeno provato a sostenere la veridicità degli articoli, e si sia invece basata su una difesa dell’interesse pubblico. Come è accaduto per tutta questa saga, nessuno è stato in grado di produrre alcuna prova che io o le società del mio Gruppo WRM abbiamo fatto qualcosa di sbagliato”.

La traduzione italiana dei documenti del caso

PRESSO L’ALTA CORTE DI GIUSTIZIA
DIVISIONE “KING’S BENCH”
ELENCO DEI MEDIA E DELLE COMUNICAZIONI
TRA: RAFFAELE MINCIONE e
(1) RIZZOLI CORRIERE DELLA SERA MEDIAGROUP SPA (2) FIORENZA SARZANINI
(3) MARIO GEREVINI
(4) FABRIZIO MASSARO
DICHIARAZIONE UNILATERALE IN TRIBUNALE
AVVOCATO DEL RICORRENTE:
1. Signore, compaio per conto dell’attore in questa causa, Raffaele Mincione (“Sig. Mincione”).
2. Il signor Mincione è un cittadino italiano con cittadinanza britannica acquisita e residente in Svizzera. È il fondatore di WRM Group, società specializzata in private equity, situazioni speciali e activist lending.
3. Il primo convenuto, RCS Media Group, è l’editore del Corriere della Sera e del suo sito web associato www.corriere.it. Il Secondo, il Terzo e il Quarto Convenuto erano, all’epoca dei fatti, impiegati o assunti come giornalisti per il Primo Convenuto.
4. In un articolo dell’8 novembre 2019 pubblicato in forma cartacea e online dal titolo “Roma, la truffa del palazzo venduto al Vaticano con i soldi di Enasarco”, il Primo Convenuto ha riferito che vi erano ragionevoli motivi per sospettare che l’attore fosse colpevole di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla frode in relazione all’investimento di fondi del Vaticano in un palazzo di lusso in Sloane Avenue, Londra, e la successiva vendita di tale immobile al Vaticano per un prezzo triplicato rispetto a quello a cui era stato valutato pochi mesi prima, causando un danno alle finanze del Vaticano. Questo articolo è stato indicato nel presente procedimento come il “Primo Articolo”.
5. In un articolo del 23 giugno 2020 pubblicato online dal titolo “Vaticano, il finanziere Raffaele Mincione fa causa alla Segreteria di Stato per il palazzo di Londra” (tradotto: “Vaticano, il finanziere Raffaele Mincione fa causa alla Segreteria di Stato per il palazzo di Londra”).
Il primo convenuto ha riferito che nelle transazioni in cui la Segreteria vaticana aveva investito oltre 200 milioni di dollari nel fondo del ricorrente, che ne aveva investito gran parte in 60 Sloane Avenue, a Londra, vi erano ragionevoli motivi per sospettare che il ricorrente avesse agito in palese conflitto di interessi nella sua posizione di gestore del fondo, si fosse appropriato indebitamente di parte del denaro investito dal Vaticano e lo avesse utilizzato a suo vantaggio personale. L’articolo riportava che, nelle circostanze di cui sopra, vi erano ragionevoli motivi per sospettare che l’attore fosse colpevole di appropriazione indebita e che, in circostanze in cui la società dell’attore aveva acquistato 60 Sloane Avenue per 129 milioni di sterline, ma le somme complessivamente pagate dalla Segreteria vaticana per ottenere la piena proprietà dell’immobile erano molto più alte, vi erano ragionevoli motivi per sospettare che l’attore fosse colpevole di appropriazione indebita. Questo articolo è stato indicato nel presente procedimento come il “Secondo Articolo”.
6. A seguito di un procedimento per diffamazione intentato dal sig. Mincione, i convenuti hanno convenuto che il primo e il secondo articolo sarebbero stati intesi dai lettori con tali significati. I Convenuti hanno ammesso che le imputazioni fatte contro il sig. Mincione dal primo e dal secondo articolo erano diffamatorie nei confronti del sig. Mincione secondo il diritto comune.
7. Il sig. Mincione ha sostenuto che il primo e il secondo articolo hanno entrambi causato un grave danno alla sua reputazione in Inghilterra e un disagio alla sua famiglia. I Convenuti non hanno ammesso che gli articoli fossero diffamatori ai sensi dell’articolo 1 del Defamation Act 2013 e hanno negato che fosse stato causato un grave danno in questa giurisdizione. I Convenuti hanno presentato una difesa ai sensi dell’articolo 4 del Defamation Act 2013 di interesse pubblico giornalistico. I Convenuti non hanno cercato di difendere le imputazioni fatte dal primo o dal secondo articolo come vere.
8. La richiesta di risarcimento doveva andare in giudizio nel novembre 2022. Il 3 settembre 2022 i Convenuti hanno presentato un’offerta di transazione al sig. Mincione, che ha accettato. I convenuti hanno accettato di pagare una somma considerevole al sig. Mincione. Inoltre, rimuoveranno sia il primo articolo che il secondo articolo dal sito web del primo convenuto e hanno accettato di non ripubblicare né il primo articolo né il secondo articolo.
9. Alla luce dell’ordinanza emessa e della presente dichiarazione, il sig. Mincione ritiene che la questione sia ora conclusa.
Kirsten Sjøvoll
Avvocato dell’attore
12 ottobre 2022

PRESSO L’ALTA CORTE DI GIUSTIZIA
DIVISIONE QUEEN’S BENCH
LISTA MEDIA E COMUNICAZIONI
Il Maestro Brown per conto del Maestro Davison
TRA: RAFFAELE MINCIONE e
(1) RIZZOLI CORRIERE DELLA SERA MEDIAGROUP SPA
(2) FIORENZA SARZANINI
(3) MARIO GEREVINI
(4) FABRIZIO MASSARO
ORDINE DI TOMLIN
VISTA la/e lettera/e degli avvocati delle parti
E SULLA BASE che l’attore e i convenuti hanno concordato i termini della transazione di cui (i) al prospetto allegato (“il prospetto”) e (ii) all’allegato riservato al prospetto, una copia del quale è in possesso dei legali delle parti (“l’allegato riservato”).
E SULLA BASE DEL PRESENTE ORDINAMENTO, avendo le parti concordato i termini del presente ordine, SI ORDINA PER CONSENSO CHE:
1. Tutti gli ulteriori procedimenti in questa azione siano sospesi nei termini indicati nell’Allegato.
2. Ciascuna delle parti avrà il permesso di rivolgersi alla Corte per far rispettare i termini in base ai quali la presente causa è stata sospesa senza la necessità di presentare una nuova domanda e si registra inoltre che le parti hanno concordato che qualsiasi domanda di violazione del contratto derivante da una presunta violazione dei termini concordati può, a meno che la Corte non disponga diversamente, essere trattata tramite una domanda alla Corte senza la necessità di avviare una nuova domanda.
3. La presente ordinanza sarà notificata dall’attore ai convenuti.
Datato il 12 settembre 2022

PRESSO L’ALTA CORTE DI GIUSTIZIA
DIVISIONE QUEEN’S BENCH
ELENCO DEI MEDIA E DELLE COMUNICAZIONI
TRA: RAFFAELE MINCIONE e
(1) RIZZOLI CORRIERE DELLA SERA MEDIAGROUP SPA
(2) FIORENZA SARZANINI
(3) MARIO GEREVINI
(4) FABRIZIO MASSARO
CALENDARIO DELL’ORDINE DI TOMLIN
Il presente documento è l’allegato all’ordinanza consensuale (“l’ordinanza consensuale”) che sospende il procedimento tra l’attore e il primo, il secondo, il terzo e il quarto convenuto.
Le parti hanno concordato i seguenti termini:
1. I Convenuti pagheranno all’attore la somma indicata nell’allegato riservato al presente schema (“la somma di risarcimento”) entro le ore 16.00 di mercoledì 21 settembre a saldo e stralcio delle richieste di risarcimento sotto riportate (“le richieste di risarcimento”):
a. L’intera richiesta dell’attore nel presente procedimento;
b. Tutte le richieste di risarcimento, in qualsiasi modo sorte prima della data della transazione, che l’attore ha o potrebbe avere nei confronti del Primo, Secondo, Terzo o Quarto Convenuto in Inghilterra e Galles; e
c. Tutte le pretese che l’attore ha o può avere nei confronti del primo, secondo, terzo o quarto convenuto in Italia in relazione a (uno dei due) articoli (ossia il primo articolo e il secondo articolo come definiti nelle Re-Amended Particulars of Claim del 15 marzo 2021 nel presente procedimento) (“gli articoli”).
2. La Somma di risarcimento è comprensiva di interessi e spese legali.
3. I termini della transazione sono concordati senza alcuna ammissione di responsabilità da parte dei Convenuti.
4. L’attore eserciterà il suo diritto di presentare una richiesta di lettura di una dichiarazione unilaterale in pubblica udienza ai sensi del CPR PD53B nel modulo allegato al presente Allegato. I Convenuti accettano, come parte di questa transazione, di non opporsi alla domanda dell’attore.
5. Il Primo Convenuto, entro 14 giorni, dovrà
a. rimuovere definitivamente gli Articoli dal suo sito web e da qualsiasi altro luogo in cui pubblica contenuti.
b. istruirà qualsiasi terza parte autorizzata o licenziata a ripubblicare gli Articoli a rimuoverli laddove abbia il diritto contrattuale di farlo.
6. Il Primo, il Secondo, il Terzo e il Quarto Convenuto non dovranno ripubblicare gli Articoli.
7. Il pagamento della Somma transattiva deve essere effettuato tramite bonifico bancario sul conto del cliente degli Avvocati del Ricorrente al conto indicato di seguito: (…)
8. Le parti confermano e concordano di mantenere riservato l’importo della Somma transattiva versata dai Convenuti all’attore, salvo nel caso in cui la divulgazione avvenga a favore dei loro consulenti professionali che devono alle rispettive parti un obbligo di riservatezza in relazione alle informazioni loro comunicate o sia altrimenti richiesta dalla legge (laddove tale divulgazione sia strettamente necessaria).
9. Le parti confermano e concordano che non vi è alcun altro tipo di riservatezza per quanto riguarda i restanti termini della transazione oltre a quanto indicato al paragrafo 8 di cui sopra.
Firmato in nome e per conto di Withers LLP
Avvocati del ricorrente
Firmato in nome e per conto di Crowell & Moring
Avvocati per i convenuti

151.11.48.50