28ª udienza del processo 60SA in Vaticano. Testimonianza di Stefano De Santis sulle indagini condotte dal Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 12.10.2022 – Vik van Brantegem] – Oggi, 12 ottobre 2022, si è svolta al Tribunale vaticano la ventottesima udienza del processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato. È stato interrogato il secondo testimone dell’accusa, Stefano De Santis, Dirigente del Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano, stretto collaboratore del Promotore di Giustizia Alessandro Diddi nelle attività investigative, in veste di Polizia Giudiziaria.

Sollecitato dal Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi, il Dirigente del Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano ha ricordato che tutti gli approfondimenti compiuti, prima amministrativi e poi giudiziari, hanno preso le mosse dalla denuncia presentata dal Direttore Generale dell’Istituto per le Opere Religiose-IOR, Gian Franco Mammì, che riguardava i 150 milioni di euro richiesti dalla Segretaria di Stato. Il lavoro avrebbe portato da principio a concentrarsi sulle figure di Caterina Sansone, poi rivelatasi marginale nella vicenda, e di Fabrizio Tirabassi, oltre che di Mons. Mauro Carlino. A questo primo passo, risalente all’8 luglio 2019, se ne sono aggiunti poi molti altri, compiuti su delega dell’Autorità Giudiziaria, e non di rado in collaborazione con diverse Procure, in Italia e all’estero.

Il Procedimento penale n. 45/2019 RGP vaticano, ha ricordato De Santis, prese corpo anche grazie alla segnalazione fatta dall’allora Revisore Generale ad interim, Alessandro Cassinis Righini, che l’8 agosto 2019 denunciò “anomalie nella gestione patrimoniale della Segreteria di Stato”. L’Ufficio del Revisore Generale, nato con il Motu proprio Fidelis dispensator et prudens, insieme con la Segreteria per l’Economia e il Consiglio per l’Economia, evidenziava un cambio di rotta sulla natura degli investimenti prescelti dalla Segreteria di Stato, prima preminentemente conservativi, fino al 2013, per poi divenire speculativi.

Un momento chiave delle indagini, ha riferito De Santis, è stata la perquisizione condotta nella Segretaria di Stato, oltre che nell’ufficio dell’allora Direttore dell’Autorità di Informazione Finanziaria, Tommaso di Ruzza, il 1° ottobre 2019. “È stata sequestrata un’ingente quantità di documentazione cartacea”, ha detto De Santis, perché “non vi era alcuna attività di organizzazione e di archivio”, insieme con i supporti informatici. “Da allora – ha aggiunto – sono iniziate ad arrivare le prime risposte”. E il primo a finire sotto la lente di ingrandimento, anche grazie alle rogatorie internazionali, è stato Fabrizio Tirabassi. De Santis ha riferito dei diversi conti che facevano capo allo stesso o alla società Interfinum Srl, del padre Onofrio, e di quanto ci fosse una completa discrepanza tra quanto riportato in bilancio e quanto rinvenuto nel corso delle perquisizioni fatte a Roma e a Celano, nelle abitazioni del dipendente della Segreteria di Stato. Tra slides e grafici riportati, De Santis ha anche parlato del fondo “etico e religioso”, costituito dallo stesso Tirabassi, nel quale la Segreteria di Stato ha investito 20 milioni di euro.

Nel corso dell’interrogatorio è emersa poi la vicenda di Cecilia Marogna, segnalata da principio dalla Polizia giudiziale slovena. Lubiana, ha riferito De Santis, “ci segnalò una cittadina italiana che stava portando avanti una frode ai danni della Segretaria di Stato”. Sul conto della società Logsic D.o.o., infatti, erano stati fatti nove bonifici, dal conto Credit Suisse della Segretaria di Stato, per un importo complessivo di 575 mila euro, per presunti contributi per missioni umanitarie. Gli approfondimenti condotti su Cecilia Marogna, portata in Vaticano dai vertici dei servizi segreti italiani, anche attraverso i post pubblicati sul profilo Facebook della stessa, hanno portato a delineare il profilo di una donna che poco aveva a che fare con le missioni diplomatiche e che sperperava i fondi ricevuti tra viaggi e spese personali.

De Santis ha inoltre raccontato di un incontro avuto con il Cardinale Angelo Becciu, insieme con il Comandante del Corpo della Gendarmeria, Gianluca Gauzzi Broccoletti, il 3 ottobre 2020. Andammo, “sofferenti nell’animo e nello spirito”, ha detto, e lui ci chiese di non “fare emergere” la figura di Cecilia Marogna “perché sarebbe stato un grave danno per lui e per la sua famiglia”.

Ampio spazio è stato, infine, dedicato anche alla vicenda della Diocesi di Ozieri e della Spes, la cooperativa sociale rappresentata da Antonino Becciu, fratello del Cardinal Becciu. De Santis ha parlato di versamenti non compiuti sui conti ufficiali della Diocesi e di alcuni documenti redatti da Mons. Mauro Carlino per “caldeggiare” l’elargizione dei contributi della Conferenza Episcopale Italiana in favore della Cooperativa.

Il Cardinal Becciu ha preso la parola a fine udienza per difendersi con una dichiarazione spontanea. Ha precisato che non fu lui a richiedere l’incontro con la Gendarmeria. L’incontro avvenne dopo che egli li aveva chiamati per esprimere la propria amarezza in merito alle notizie che in quei giorni venivano pubblicate su fondi partiti dal Vaticano verso l’Australia con l’ipotesi – “falsità” – di influenzare il processo a carico di George Pell. “Vennero”, ha detto Becciu, “e la prima cosa che mi dissero fu: ‘Questo incontro deve rimanere segreto, non lo deve dire a nessuno, perché sentiamo di venire meno al nostro dovere professionale’. Per cui sono sorpreso che se ne parli ora”. Quando sentì parlare di Cecilia Marogna si mise “le mani ai capelli”, ha proseguito Becciu, “perché c’era il rischio che questa notizia venisse pubblicata perché era una operazione [la liberazione della suora in Mali] di cui eravamo al corrente solo il Santo Padre ed io. Non era per i miei famigliari”. E “quando mi dissero che i soldi utilizzati dalla Signora Marogna non erano stati utilizzati per finalità proprie ho detto: ‘Sono pronto a dare quello che ho io e rifondere la Segreteria di Stato, perché se i soldi sono stati utilizzati male è colpa mia’. Mi bloccò il Comandante: ‘Lei non ha colpa, lei è stato truffato’. Io i soldi li ho procurati, sono stati dati alla Signora perché incaricata di mandare avanti un’operazione di cui erano a conoscenza il Santo Padre e il sottoscritto”.

Poi, in serata, il collegio difensivo del Cardinal Becciu ha diffuso un Comunicato stampa, che riportiamo di seguito.

Comunicato stampa nell’interesse di Sua Eminenza il Cardinale Giovanni Angelo Becciu, 12 ottobre 2022

Abbiamo prodotto al Tribunale il Rescritto pontificio del 5 dicembre 2016 che riaffermava come la gestione delle finanze della Segreteria di Stato fosse materia coperta da segreto pontificio; dunque, la naturale riservatezza del Cardinale sul punto altro non era che il ligio rispetto della legge. Ogni altro comportamento sarebbe stato illecito.

Quanto, invece, alla vicenda della signora Marogna, il Cardinale, rispondendo direttamente in aula alla deposizione della Gendarmeria, ha ribadito ancora una volta il carattere segreto dell’intera operazione di sicurezza, che ha cercato di conservare in ogni modo, nel superiore interesse della Santa Sede e del Santo Padre.

Avvocati Fabio Viglione, Maria Concetta Marzo

Foto di copertina: “Il processo nell’Aula dei Musei Vaticani per i presunti illeciti compiuti con i fondi della Santa Sede” (Vatican News – Foto di Vatican Media).

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