Luca Pianella: l’arte avvicina a Dio

Alla ‘Galleria San Fedele’ di Milano due giovani artisti sono stati i protagonisti della mostra ‘La bellezza del Crocifisso’, che rientra nel progetto ‘Percorsi di riavvicinamento: artisti contemporanei a confronto con il mistero cristiano’, promosso dal Comitato scientifico della fiera internazionale per il mondo religioso ‘Devotio’, allo scopo di colmare il divario comunicativo che si è creato tra arte e fede nel Novecento.

Le due opere (‘Dal legno oscuro’ del genovese Luca Pianella e ‘Dono’ dell’iraniana Saba Masoumian) sono state premiate ed esposte a Bologna nel febbraio dello scorso anno in occasione di ‘Devotio 2019’. Ora, dopo l’esposizione milanese, inizieranno un tour espositivo che le porterà anche al Museo diocesano di Reggio Calabria (28 febbraio-15 aprile), al Museo diocesano di Faenza (18 aprile-16 maggio) e infine al Santuario francescano de La Verna (28 giugno-17 settembre). Dopo queste mostre, le due opere saranno donate ed esposte in chiese o luoghi di culto.

L’opera ‘Dal legno oscuro’ di Luca Pianella è una riflessione sul ‘Christus Patiens’, che, realizzata su carta, muta a seconda dell’orientamento della luce e della posizione dell’osservatore, grazie ad una differenziata modalità di tracciare la grafite. Un’alternanza di campiture luminose e oscure, che creano un incisivo effetto simbolico che va oltre la semplice rappresentazione della figura.

A Luca Pianella, nato a Genova nel 1985, che nel 2012 ha conseguito il diploma accademico di II livello in Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, chiedo di spiegare il motivo per cui ha dedicato un’opera d’arte al Crocifisso:

“Non è stata una scelta spontanea, ma nata da una specifica committenza proposta dal progetto di ‘Devotio: Percorsi di riavvicinamento tra artisti contemporanei a confronto con il mistero cristiano’. Una sfida ambiziosa, che vuole accompagnare i linguaggi artistici contemporanei verso una loro applicazione per scopi devozionali e liturgici. Creare cioè un’opera che possa essere inserita permanentemente all’interno di una chiesa. Il tema proposto al momento della mia partecipazione è stato, appunto, il Crocifisso”.

Come è nata l’opera ‘Dal legno oscuro’?

“Dopo un’esperienza di immersione in un contesto di particolare spiritualità come il santuario de La Verna, è iniziato un percorso che si è protratto per quasi un intero anno. Assieme ai due curatori del progetto, padre Andrea Dall’Asta e Claudia Manenti, si è deciso di incentrare l’opera sul valore simbolico di una qualità percettiva che conferisco al disegno, che può apparire opaco o riflettente un bagliore argenteo al variare del punto di vista.

La sagoma del corpo di Cristo, quindi, eseguita analogamente allo sfondo scuro e opaco della croce, si può distinguere solo perché in grado di riflettere la luce proveniente dall’alto. Solamente il sangue e l’aureola si vedono nitidamente nell’immagine, perché lasciano trasparire il bianco del foglio. Poi c’è stata tutta una ricerca sull’anatomia e la posizione del corpo, che dovevano poter suscitare nell’osservatore il giusto sentimento: per questo aspetto non mi sono discostato particolarmente dalla tradizione figurativa preesistente del Christus patiens”.

Come artista in quale modo si pone davanti al mistero della Croce?

“E’ chiara l’impossibilità di affrontare l’immagine della Croce con leggerezza, essendo il simbolo più potente e ‘pesante’ della nostra cultura occidentale. Essa è associata anche a molteplici altri simboli, posti all’interno delle immagini pittoriche che l’hanno rappresentata durante i secoli.

E’ in questo ambito che mi sento più provocato come artista: nel ricercare quelle forme simboliche che con più forza richiamano ai contenuti della teologia cristiana, ma più in generale, direi anche al profondo senso spirituale che il Crocifisso incarna. Si tratta di mettere a fuoco quegli elementi più chiari, efficaci e universali che meglio possano stimolare una comprensione su molteplici livelli intrecciati: visivo, artistico, concettuale, simbolico, teologico…”.

In quale modo l’arte contemporanea può comunicare il senso del sacro?

“Si può dire che vi sia un senso di sacralità che appartiene intrinsecamente all’arte e che riguarda anche gran parte dei linguaggi contemporanei. Intanto perché si creano opere, oggetti, immagini (ma anche gesti o esperienze) che non appartengono al mondo quotidiano, ma ne sono separate e differenti; si percepiscono come facenti parte di una realtà a sé.

Non a caso questa qualità è stata definita dalla filosofia estetica ‘aura’, e se può risultare affievolita nella contemporaneità, non si può dire del tutto scomparsa. In secondo luogo, citerei la capacità delle opere di dire sempre di più dell’immediatamente codificabile, la loro apertura a sensi e significati sempre nuovi.

Si può così trovare un senso del sacro nell’arte anche quando questa non parla esplicitamente e intenzionalmente del divino in senso religioso, o non usa i codici tradizionali figurativi dell’arte sacra. L’arte autentica manifesta sempre un anelito a dare senso al mistero che siamo e ci circonda, che nasce dall’intimità insondabile dell’uomo”.

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