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Rodolfo Papa, presidente dell’Accademia Urbana delle Arti racconta coma ha rappresentato Papa Leone XIV
Nella Basilica di San Paolo fuori le Mura è stato posato il ritratto di Papa Leone XIV nella sequenza dei ritratti musivi della cronotassi dei pontefici. Un dipinto ad olio è stato realizzato nelle stesse dimensioni del mosaico, in poche settimane nel mese di luglio, dal pittore e filosofo dell’arte, Rodolfo Papa, presidente dell’Accademia Urbana delle Arti, dopo un attento studio degli antichi ritratti custoditi dalla Fabbrica di San Pietro.
Le tessere sono state realizzate sia con l’antica tecnica romana del mosaico tagliato che con quella del filato. Le prime, della dimensione di circa 1×2 cm, sono ottenute sezionando tramite la martellina una piastra di smalto, costituita da vetro, ossidi metallici e altre sostanze chimiche che generano il colore.
I dettagli più minuti, come i capelli, sono invece ottenuti ricorrendo alla tecnica del mosaico filato: in questo caso le tessere di piccolissime dimensioni derivano da sottilissime bacchette di smalto create a temperature molto elevate nella fornace presente nello Studio Vaticano, tagliate con una lima a base di polvere di diamante. Una tipologia ancora diversa è quella delle tessere dorate dello sfondo, realizzate secondo le antiche metodologie medievali: “Sono così brillanti per la loro struttura particolare, ‘a sandwich’ una sottilissima lamina d’oro è contenuta all’interno di due strati di vetro”.
L’artista ha sottolineato come abbia studiato papa Leone XIV in numerose fotografie e soprattutto filmati, per cogliere la specificità delle sue espressioni, finendo per concentrarsi su un aspetto che lo aveva colpito fin dal giorno dell’elezione: l’affabilità del sorriso. Inoltre ha studiato il contesto in cui il tondo è stato collocato che è molto peculiare: si tratta dell’ultimo clipeo sulla parete esterna della navata destra, alla sinistra il ritratto di papa Francesco, ed alla destra la parete ortogonale con i tondi ancora vuoti per i prossimi pontefici.
Per quale motivo un mosaico dedicato a papa Leone XIV?
“A partire dal 1823, dopo il grande incendio della Basilica di San Paolo fuori le Mura, durante la lunga ricostruzione si decise di ripristinare la cronotassi dei pontefici andata perduta. In seguito, Pio IX decise che i ritratti dei pontefici fossero in mosaico e quindi furono commissionati ai più grandi pittori dell’epoca dipinti ad olio dai quali poi trarre l’intera cronotassi musiva che oggi assomma 267 ritratti.
E dunque, da quella data, ogni volta che viene eletto un nuovo Pontefice viene affidato a un artista il compito di elaborare il ritratto pittorico, che viene poi conservato nella Galleria dei Ritratti presso la Fabbrica di San Pietro, da cui gli abili mosaicisti dello Studio del Mosaico Vaticano traggono il ritratto musivo che viene appunto esposto nella Basilica di San Paolo. Il ritratto musivo di papa Leone XIV è collocato in fondo alla navata destra ed è stato inaugurato domenica 25 gennaio, nella memoria della Conversione di san Paolo, con la celebrazione dei Vespri Solenni da parte di papa Leone XIV stesso”.
Come è nata l’idea dell’immagine del Papa del bozzetto pittorico?
“Ho elaborato vari bozzetti, studiando accuratamente il volto e le espressioni del nuovo Pontefice, le diverse possibilità di paramenti e anche le possibili diverse posizioni del volto e delle spalle. In modo particolare ho valutato la posizione angolare del ritratto, che è appunto in fondo alla navata destra, dunque l’ultimo prima dell’angolo.
I numerosi bozzetti sono stati poi ridotti a quattro, in accordo con Paolo Di Buono, direttore dello Studio Vaticano del Mosaico, e infine è stato lo stesso pontefice a scegliere quello che lui preferiva e da quello ho eseguito il quadro, olio su tela, delle stesse dimensioni del mosaico, ovvero una circonferenza con diametro di 137 cm. Penso sia da sottolineare che ho rappresentato papa Leone XIV frontalmente come del resto già era stato rappresentato papa Leone XIII, ed è stata una scelta voluta per creare una relazione diretta tra i due pontefici”.
In quale modo l’arte può raccontare la fede oggi?
“Le arti possono raccontare la fede oggi come sempre, ovvero testimoniando la fede stessa. L’arte sacra è testimone di quanto crediamo. Nella ‘Difesa delle immagini sacre’ san Giovanni Damasceno ricordava che ‘il pittore con la figura insegna in misura maggiore’ In particolare la pittura ha il compito di narrare ai contemporanei le verità evangeliche e di inserirsi nella storia della iconografia, sapientemente interpretando e innovando. Credo che l’arte mediante la bellezza possa realmente contribuire in modo eccellente a quella missione per attrazione, di cui papa Francesco ha sempre sottolineato l’importanza”.
(Tratto da Aci Stampa)
Soul, il Mistero come canto del Mondo, a Milano l’arte e la spiritualità
Dal 18 al 22 marzo torna per la sua terza edizione SOUL Festival di Spiritualità Milano, l’appuntamento promosso da Università Cattolica del Sacro Cuore e Arcidiocesi di Milano, con il patrocinio del Comune di Milano, che per cinque giorni coinvolge la città con un palinsesto diffuso di lecture, dialoghi, reading, spettacoli, performance e laboratori sul tema ‘Mistero, il canto del mondo’, declinato attraverso lo sguardo di circa 100 protagonisti d’eccezione (scrittori, filosofi, teologi, artisti, giornalisti e scienziati) e molteplici prospettive d’analisi, dalla letteratura alla scienza, dalla psicoanalisi alla filosofia, dalla teologia alla musica, alla poesia e alla danza. Il programma completo è disponibile sul sito www.soulfestival.it e per partecipare agli eventi è necessario registrarsi.
Ideato dal comitato curatoriale composto da mons. Luca Bressan, Armando Buonaiuto, Valeria Cantoni Mamiani e Aurelio Mottola, il programma culturale del festival è articolato in 70 appuntamenti diffusi in città. Molte le novità di questa edizione fra cui l’incontro nel Duomo di Milano con l’arcivescovo di Algeri, card. Jean-Paul Vesco, accompagnato dagli strumenti dell’Orchestra del Mare, il progetto inedito realizzato in collaborazione con Fondazione Amplifon che trasforma ricordi e pensieri di alcuni ospiti di RSA italiane in un’esperienza teatrale, al buio, sul mistero della vita e della morte, introdotta da Vittorio Lingiardi, un incontro notturno in Santa Maria presso San Satiro ispirato alla magia prospettica dell’abside del Bramante, i cicli di incontri dedicati ai Maestri dell’oltre (Rainer Maria Rilke, Emily Dickinson, Dino Campana e Wisława Szymborska) ed ai Maestri di mistero (Meister Eckhart e Carl Gustav Jung), le proiezioni di film all’Anteo Palazzo del Cinema, il concerto del trio ‘L’Antidote’ nell’Auditorium San Fedele e una speciale collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, che intreccia la propria programmazione a quella del festival.
SOUL Festival di Spiritualità Milano è reso possibile grazie ai Main Partner Intesa Sanpaolo, Humanitas University, Edison, al Partner CFMT – Centro di Formazione Management del Terziario, al contributo di Fondazione Cariplo e Fondazione Rocca, ai Media Partner Avvenire, Rai e al Content Partner Rai Radio 3, con un ringraziamento a Comieco, Fondazione Amplifon, Aboca.
Ad inaugurare la terza edizione di SOUL Festival, mercoledì 18 marzo alle 18.00 è l’incontro ‘Senza alcun dubbio’ con Javier Cercas all’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che prendendo le mosse dalle pagine de ‘Il folle di Dio alla fine del mondo’, dialoga con Aurelio Mottola sul potere della letteratura di cogliere il mistero della vita con l’accompagnamento musicale del violoncellista Issei Watanabe.
E’ inoltre confermato l’appuntamento con ‘SOUL Young’, la rassegna ideata da giovani under 30 con il coordinamento di Francesca Fimeroni e Francesca Monti, curatrici del progetto, che si svolgerà all’ADI Design Museum. Tra design, arti performative, cinema, musica e momenti di partecipazione attiva, per dare voce a chi oggi è chiamato a immaginare il mondo di domani, SOUL Young esplora l’immaginazione come forza di trasformazione e come strumento concreto per ripensare il futuro.
Per comprendere meglio questa terza edizione abbiamo chiesto al curatore di ‘Soul Festival di Spiritualità’, Armando Buonaiuto,di spiegarci il motivo per cui Soul interroga il mistero: “Abitiamo tempi che preferiscono la superficie alla profondità, la luce meridiana al fremito della penombra, come se interrogare il mistero significasse celebrare l’oscurità o rinunciare alla ragione. Ma questa edizione di Soul nasce da un’intuizione diversa: il mistero non è una lacuna nella conoscenza, non è un difetto del sapere o un residuo di tenebra da allontanare. Piuttosto, è ciò che trascende ogni ambizione di possesso e di calcolo. E che, nel far questo, restituisce alla ragione umana il senso del suo limite. Se, pur vivendo immersi in definizioni e libretti d’istruzioni, quel che davvero occupa il centro delle nostre vite (l’amore, il dolore, la nascita, la morte, il desiderio…) continua a eccedere ogni spiegazione, allora vale la pena volgerci ai nostri non so”.
In quale modo il mistero è il ‘canto del mondo’?
“Accostarsi al mistero è il miglior modo per sentire il canto della realtà. Rainer Maria Rilke, in una poesia che per noi è stata di ispirazione, scrive ‘io temo tanto la parola degli uomini’. Perché? Perché la parola umana rende le cose ‘rigide e mute’. Cioè, con la pretesa di catalogare e spiegare tutto, fa sì che il mondo non ci parli più. Invece, pensare al mondo come alla fonte di un canto, significa riconoscere che ciò che esiste non è affatto sostanza inerte.
Ogni cosa custodisce un’intensità segreta che non si lascia esaurire nella sua funzione. Proprio come fa il canto, che non si spiega ma si ascolta; non si possiede ma si accoglie. Ecco allora che il mistero diventa una vibrazione a cui accordarsi. Risuonare con ciò che ci circonda, invece di ridurlo a schema o a risorsa da sfruttare, è un esercizio di consapevolezza: accettare che il reale non si esaurisca in ciò che di lui possiamo dire, ma continui a cantare oltre le nostre definizioni.
Cosa è il mistero?
“Il mistero non è ciò che ancora non sappiamo, ma ciò che non potremo mai catturare in una formula. E’ la profondità del reale che resiste alla semplificazione perché, ogni volta che crediamo di averla colta, si ritrae un poco oltre. E da lì ci interpella con la stessa voce limpida della campanella che, a teatro, annuncia l’apertura del sipario. Un richiamo ai sensi e allo spirito”.
Mistero come trascendenza: in quale modo la fede può aiutare nella prova del dubbio?
“La fede non elimina il dubbio, non offre una visione totalizzante e rassicurante. Anzi, spesso è più scossa tellurica che ansiolitico. Anche quando si presenta come luce, la via dello spirito conserva una qualità notturna poiché, per sua stessa natura, è interrogazione, turbolenza, rimodulazione di sé. ‘Mistico è chi non può smettere di camminare’, diceva Michel De Certeau, e per camminare bisogna sfidare lo squilibrio. In questo senso, ciò che la fede può fare è aiutarci a rimodulare il nostro approccio al ‘dubbio’: non spegnere le inquietudini, ma imparare a camminare dentro il non-sapere senza che, a spegnersi, sia il nostro cuore.
In quale modo le arti raccontano il mistero?
“Da Michelangelo a Rodin, tanti grandi artisti hanno spiegato che il cuore del loro processo creativo consisteva non tanto nell’inventare, quanto nel ‘liberare’: arrivare al compimento di una forma che era già lì, ma soffocata da troppa pesantezza. Credo che la spiritualità lavori sullo stesso piano, liberando in noi la preziosità di una forma nascosta. Arte e spiritualità, insomma, si misurano entrambe con le frontiere del visibile e al contempo si sporgono, pazienti e appassionate, verso qualcosa che pulsa più in là. Sono aperture di potenza immaginativa, visioni intensive della realtà che possono assistersi reciprocamente”.
Come si rapportano con il mistero i giovani?
“La parola ‘giovani’ va usata con cautela. Chi comprende? Un diciottenne ed un trentenne, entrambi ‘giovani’, abitano traiettorie lontanissime. Però, forzando una diversità che resta decisiva, si può intravedere qualche linea comune, come il vivere in un tempo segnato dalla trasparenza lucida del digitale, dove tutto è esposto e dichiarato: la vita come qualcosa da mostrare. Ma accanto al profilo visibile, resta una zona che non si lascia tradurre in contenuto, una parte di sé che non trova linguaggio nei canali mediatici.
Credo che lì il mistero continui a operare, di volta in volta come domanda aperta, disagio senza nome, possibilità di trasformazione… Non un enigma astratto, ma una tensione viva in cui si decide chi si diventa. Tensione che il festival esplora nella sezione ‘Soul Young’, laboratorio di pensiero progettato da under 30 per esplorare, con linguaggi diversi, il doppio fondo del mondo”.
(Tratto da Aci Stampa)
Paolo Naldini: l’arte contribuisce alla pace
Nei mesi scorsi a Kharkiv, l’Università Beketov (bombardata più volte dall’inizio della guerra) aveva ospitato il ‘Terzo Paradiso’ dell’artista Michelangelo Pistoletto: un’opera ‘open source’ che chiunque, previa autorizzazione della ‘Fondazione Pistoletto’, poteva reinterpretare e riprodurre gratuitamente. Il simbolo del ‘Terzo Paradiso’ ed il marchio del Mean (Movimento Europeo Azione Nonviolenta) sono stati riprodotti su un muro interno dell’università, come un murales di pregiatissima fattura. Studenti, professori e volontari hanno potuto aggiungere la propria firma od un disegno. Il corridoio nel quale era stato riprodotto il murales, bianchissimo, riverniciato di fresco, non era stato scelto a caso: collegava la parte dell’edificio colpita dai missili con la parte illesa.
Gli studenti d’arte hanno offerto la propria visione dell’opera, riproducendola su carta o su tela e modificandola secondo la propria intenzione espressiva: dalla matita, all’acrilico, al collage, sono state impiegate tecniche pittoriche molto diverse tra loro. Nel frattempo, su un grande schermo, è stato proiettato il videomessaggio che Michelangelo Pistoletto aveva inviato all’Università ed al Mean, come ringraziamento per l’iniziativa e come spiegazione dei significati dell’opera, la quale incarna nel modo più sintetico e simbolico possibile un’idea di composizione dei conflitti, di ritrovata armonia, di produzione del nuovo e del bello da elementi che sono in rapporto di contrasto e opposizione tra loro.
Nel videomessaggio l’artista esortava a sprigionare una forza creativa capace di costruire una ‘pace preventiva’: “Dobbiamo creare un sistema dove l’uomo non è più capace di mangiare l’altro uomo, non lo vuole più fare! Per fare questo bisogna costruire un sistema di pace che non viene dopo la guerra, ma viene prima. La pace deve essere preparata prima di fare la guerra”.
Riferendosi a quell’evento, a 5 anni dall’invasione russa dell’ Ucraina, il direttore della Fondazione Pistoletto, Paolo Naldini, ha affermato: “E’ molto più facile fare la guerra che la pace; per questo la prima è amata dagli uomini di poco valore. La seconda si costruisce con enorme fatica, spesso senza riconoscimento e poche risorse, perchè la guerra fa fare affari che accrescono il denaro, mentre la pace previene immenso dolore e spese maledette: purtroppo, per molti, è difficile scegliere la strada della prevenzione, ci vuole immaginazione e visione, due cose che l’arte coltiva e produce. Anche per questo ogni società ha radicalmente bisogno degli artisti, dei curatori, delle guide e dei direttori dei musei, degli insegnanti e degli amante dell’arte”.
Per quale motivo a Kharkiv era stata esposta l’opera ‘Terzo Paradiso’?
“Nelle mie conversazioni con Angelo Moretti e Doriano Zurlo del MEAN, la funzione sociale dell’arte è sempre stata al centro della nostra attenzione. Sottolineo che la mia partecipazione come attivista non è disgiunta dalla mia attività come artista e portatore delle istanze, delle pratiche dell’arte nel sistema contemporaneo. Con Doriano avevamo valutato le condizioni che i nostri ospiti italiani ci rappresentavano e, in particolare, le possibilità di cooperare con l’Accademia e l’Università.
Per me era importante che la nostra presenza fosse non solo di testimonianza, ma anche di ascolto, o meglio di abilitazione, di invito e incoraggiamento alla produzione del pensiero e della pratica artistica. Dunque non si trattava per me di portare un nostro artefatto o manufatto che rappresentasse la nostra individuale personalità calata in quel contesto, ma al contrario che ci si ritrovasse in uno spazio comune di cura e di co-creazione in cui gli artisti e le istituzioni di Kharkiv potessero raccontare la loro storia in un contesto come quello che stanno vivendo”.
Cos’è il ‘Terzo Paradiso’?
“Il ‘Terzo Paradiso’ è una formula, un simbolo che esprime l’universale dinamica di tensione e connessione, di incontro tra gli opposti nella natura e in ogni altra situazione di fenomeno, compresi i fenomeni sociali. Una formula che rappresenta come da due elementi opposti possa prodursi e generarsi un fenomeno e una terza entità che prima non esisteva.
Questa è la formula della creazione. Il ‘Terzo Paradiso’ ha questa denominazione perché la prima applicazione era dedicata alla paradigmatica opposizione dualista natura-artificio. Ed era dunque da questa applicazione che derivava l’individuazione di un primo paradiso ordinato dalla natura, con un secondo, che vi si opponeva attraverso l’artificio operato dagli umani. Pur provenendo pienamente dalla natura, vi si contrapponeva con una dimensione di artificio, dalle prime abitazioni, ai vestiti, alle colture, alla sporta per raccogliere le bacche, fino alle città e alle più avanzate tecnologie digitali”.
In quale modo l’arte può ‘battere’ l’indifferenza?
“L’arte nasce da un sentire, da un sentimento che coglie la realtà individuandone qualcosa che non accontenta l’artista, ma, se c’è, da una forma di critica rispetto al reale; nel reale manca qualcosa, o quel che c’è non va bene. L’arte, dunque, nasce da una prima posizione di critica sul reale, ma la critica non basta. Quindi dall’immagine alla forma, all’iperforma, alla performance, c’è il percorso che collega l’estetica all’etica, nella loro pratica artistica. Portando con sé la radice di un senso e di un’emozione che ha scatenato la ricerca artistica, la pratica dell’arte estende il movimento dell’emozione al fruitore dell’arte stessa e al contesto che ospita l’arte nella sua traiettoria di distribuzione come sensibile nel mondo dell’umanità.
Questo movimento di emozione porta con sé, come un’onda di energia o elettromagnetica, un’informazione che la materia che ne viene raggiunta assume ed inizia a vibrare della stessa onda. Inoltre, si estende e si espande questa emozione alle realtà circostanti pur senza trasferimento di materia, come vediamo avvenire con la luce o le onde elettromagnetiche. L’arte e gli artisti sono dunque centrali di produzione e trasmissione di onde di emozioni e movimento che attraversano la società e che attivano la società; sono quindi quelle onde che arrivano a toccare i nervi, il cuore e lo spirito delle persone avvolte o sommerse dalla apatia che, in qualche modo, la legge di conservazione dell’energia tende a far assumere loro”.
Allora l’arte può costruire la pace?
“L’arte può contribuire a costruire la pace generando quelle onde di connessione emozionale e concettuale come un pensiero che viene trasmesso di corpo in corpo, di luogo in luogo, di Stato in Stato, di popolo in popolo, formando una piattaforma in cui la circolazione dell’emozione e del sentimento di identificazione con l’altro sia la base di un antidoto alle dinamiche distruttive della guerra.
L’arte permette di vedere il mondo con l’occhio dell’altro e di sentire le emozioni che l’altro sente attraverso le nostre stesse corde e nervi emozionali. Esistono dei circuiti neuronali che afferiscono al concetto di neuroni specchio: le emozioni che vediamo e leggiamo nelle espressioni, nelle vicende altrui, sono da vissute ed esperite come se le vivessimo noi stessi.
Questa capacità di empatia strutturale cablata nei nostri sistemi nervosi è la base per vedere l’altro, leggere le sue emozioni, ascoltando le sue canzoni, conoscendo le sue storie, entrando nei suoi territori, nella sua casa, gustando i sapori della sua cucina, della sua tradizione, i profumi e gli odori del suo mondo. Vederli attraverso l’operare dell’arte intensifica la condivisione empatica e l’interpretazione del mondo attraverso l’occhio altrui.
Ciò pone le basi di una resistenza agli attacchi delle forze della distruzione, dell’odio, della paura e dell’insicurezza che pure abitano sulla nostra interiorità emozionale e nel nostro spirito. L’arte quindi è forse il più profondo antidoto alle dinamiche distruttive e di odio, perché agisce attivando gli stessi sistemi di percezione e di sensazione che attiviamo nel nostro sentire quotidiano”.
(Foto: Fondazione Pistoletto)
Cresce la Rete Mondiale del Turismo Religioso: Messico e Perù nuovi membri
La Rete Mondiale del Turismo Religioso (RMTR) ha ulteriormente rafforzato la propria dimensione internazionale nel corso di FITUR, attraverso una serie di incontri istituzionali e professionali di alto livello che ne hanno consolidato il ruolo quale piattaforma globale di cooperazione nel settore del turismo religioso. La RMTR continua a crescere insieme a destinazioni, istituzioni pubbliche e operatori specializzati che condividono una visione del turismo fondata sulla collaborazione, sul valore culturale e spirituale dei territori e su una prospettiva di sviluppo sostenibile con impatto globale.
Durante i tre giorni di FITUR si sono svolte numerose riunioni strategiche volte alla costruzione di progettualità future: nuove adesioni che ampliano la rete, destinazioni che entrano a farne parte, alleanze istituzionali emergenti e iniziative destinate a produrre effetti concreti nella valorizzazione dei territori coinvolti.
In tale contesto, l’ingresso del Messico e del Perù come Paesi membri, insieme al Guatemala, rappresenta un significativo rafforzamento della Rete Mondiale del Turismo Religioso e contribuisce a dare maggiore visibilità al turismo religioso quale ambito privilegiato di incontro spirituale, dialogo interculturale e opportunità di sviluppo socio-economico.
Un ulteriore passo strategico è rappresentato dall’avvio del Marchio di Qualità per le destinazioni di turismo religioso, iniziativa che la WRTN sviluppa congiuntamente al CIT di Tenerife, finalizzata all’implementazione di nuovi servizi e standard condivisi all’interno della Rete. Ogni momento di confronto e ogni certificazione di adesione consegnata ai membri presenti a FITUR rafforzano una convinzione comune: il turismo religioso costituisce un potente strumento di connessione tra culture, di dialogo tra popoli e di valorizzazione dell’identità, della spiritualità e del patrimonio culturale di milioni di persone nel mondo.
Di particolare rilevanza è stato l’incontro con Josefina Rodríguez Zamora, Segretaria al Turismo (SECTUR) del Messico, durante il quale il Governo della Presidente Claudia Sheinbaum Pardo ha ricevuto ufficialmente il diploma di Paese Membro della Rete Mondiale del Turismo Religioso. Nel dialogo istituzionale sono state condivise linee strategiche e proposte di governance orientate a posizionare il Messico come attore di primo piano nel panorama turistico internazionale, valorizzando il turismo di fede quale prodotto strategico, anche in virtù della presenza del Santuario di Guadalupe, il più grande santuario cattolico del mondo per numero di pellegrini annui.
Il Messico si distingue inoltre per essere il Paese con il maggior numero di città aderenti alla WRTN, tra cui: San Luis Potosí, Querétaro, Guanajuato Capitale, Zapopan e Città del Messico. Presso lo stand ufficiale del Perù a FITUR si è svolta la cerimonia di consegna del certificato di adesione alla RMTR, ricevuto dalla Ministra del Commercio Estero e del Turismo, Teresa Mera, formalizzando così l’ingresso del Paese nella Rete Mondiale del Turismo Religioso. In tale occasione, la Ministra ha sottolineato l’importanza strategica del turismo religioso per il Perù, in particolare dopo la designazione di Papa Leone XIV.
La Direttrice Generale della RMTR, Pilar Valdés, ha evidenziato come l’ingresso del Perù rappresenti «un grande impegno per la Rete Mondiale del Turismo Religioso», ringraziando María Sol Velázquez di PromPerú e la Camera Nazionale del Turismo del Perù per il lavoro di coordinamento istituzionale. Presso lo stand di Tenerife – Isole Canarie (Spagna), nell’ambito di FITUR, si è svolta la presentazione ufficiale del Marchio di Qualità per le destinazioni di turismo religioso.
Hanno partecipato il Presidente del CIT Nordeste, D. Mateo Gutiérrez, insieme ai membri del Consiglio Direttivo. Per la Rete Mondiale del Turismo Religioso erano presenti la Direttrice Generale Pilar Valdés ed Edit Székely, Direttrice per l’Europa della WRTN. Il CIT Nordeste e la WRTN hanno espresso il proprio apprezzamento nei confronti dei dirigenti delle diverse destinazioni religiose che, insieme ai rispettivi team, operano costantemente per lo sviluppo turistico e sociale di Tenerife, congratulandosi inoltre con tutti coloro che hanno ricevuto i certificati di adesione.
Nel corso di FITUR 2026, la Direttrice Generale della Rete Mondiale del Turismo Religioso, Pilar Valdés, ha ricevuto il riconoscimento come una delle 150 persone più influenti nel settore del turismo, per il quarto anno consecutivo.
Con oltre trent’anni di esperienza, Pilar Valdés ha consolidato un percorso professionale di eccellenza nel campo del turismo culturale e religioso. La sua visione strategica, la capacità di leadership e l’approccio innovativo l’hanno condotta alla Direzione Generale della Rete Mondiale del Turismo Religioso, iniziativa promossa dal Tourism and Society Think Tank.
Nell’ambito dei risultati conseguiti dalla WRTN a FITUR, Israele ha manifestato formalmente il proprio interesse a entrare a far parte della Rete Mondiale del Turismo Religioso, con l’obiettivo di rilanciare e rafforzare i pellegrinaggi in Terra Santa. A seguito di un incontro istituzionale, il Direttore Generale del Ministero del Turismo di Israele, Michael Itzhakov, e il Vicedirettore Generale per il Marketing, Yoash Ben Izhak, hanno comunicato alla Direttrice Generale Pilar Valdés la volontà di avviare un percorso di adesione alla Rete.
Durante i colloqui sono state analizzate possibili iniziative congiunte, tra cui l’organizzazione di un grande evento internazionale di turismo religioso dedicato alle tre religioni a Gerusalemme, fam trip con operatori specializzati e ulteriori azioni di promozione previste nel corso del 2026.
Nel contesto delle attività della Rete Mondiale del Turismo Religioso, è stato evidenziato anche il ruolo strategico dell’Italia. In occasione del Terzo Forum del Turismo, tenutosi a Milano, Biagio Maimone, Coordinatore per l’Italia della RMTR e Direttore della Comunicazione della Fondazione Bambino Gesù del Cairo, voluta e benedetta da Papa Francesco, il cui Presidente è Mons. Yoannis Lazhi Gaid, suo storico Segretario, ha sottolineato, nel corso di una intervista radiofonica, come l’Italia rappresenti uno dei Paesi con il maggiore potenziale di sviluppo nel settore del turismo religioso.
Grazie a un patrimonio unico al mondo, costituito da percorsi storici e devozionali, chiese, santuari e monumenti di straordinario valore, diffusi capillarmente su tutto il territorio nazionale, l’Italia dispone delle condizioni ideali per sviluppare un modello di turismo religioso integrato, capace di coniugare spiritualità, cultura ed economia locale. Secondo Maimone, il turismo religioso costituisce una leva strategica di sviluppo sostenibile, in grado di generare benefici economici, culturali e sociali per i territori.
(Foto: Rete mondiale del Turismo Religioso)
Devotio: in crescita la fiera dei prodotti religiosi con 5.000 visitatori da 60 Paesi
Risultati in crescita per ‘Devotio 2026’, l’unica fiera ‘b2b’ in Italia e la più grande al mondo dedicata ai prodotti e ai servizi per il mondo religioso, che si è svolta a BolognaFiere: nei quattro giorni della manifestazione, è stata registrata la presenza di oltre 5.000 visitatori (+20% rispetto alla precedente edizione del 2024), provenienti dall’Italia e da circa 60 Paesi di tutti i continenti, tra cui rivenditori, distributori, importatori, e-commerce, religiosi e responsabili di parrocchie e comunità, che ha visto la crescita in particolare della partecipazione di buyer esteri (circa il 35% del totale), interessati a conoscere tutte le ultime novità disponibili sul mercato, come ha confermato Valentina Zattini, amministratore delegato di Conference Service, la società che organizza la fiera:
“In questa quinta edizione, Devotio si è confermata la manifestazione di riferimento del settore religioso nel panorama mondiale, facendo registrare un notevole successo, sia per il numero degli espositori che per la crescente partecipazione di buyer e operatori da tutti i continenti. Grande interesse ha suscitato il programma culturale proposto dal nostro Comitato Scientifico, che si è articolato su diverse conferenze e mostre, e in particolare i nuovi appuntamenti dedicati al settore della musica sacra. Inizieremo presto a lavorare alla prossima edizione, prevista per il 2028, con l’obiettivo di continuare a far crescere la nostra manifestazione e di dare sempre maggiore visibilità ai prodotti made in Italy e alle produzioni d’eccellenza a livello internazionale, anche avviando nuove iniziative e stringendo relazioni con altri partner del settore religioso”.
Durante la manifestazione sono stati assegnati i trofei del premio internazionale dell’industria del religioso ‘Devotio Awards’. Quest’anno sono andati alle aziende Ape Social Wear (Lissone, MB) per la categoria Green, Progetto Arte Poli (Verona) per la categoria Arte&Artigianato, Artesanos Don Bosco (Sarezzo, BS – Perù) per la categoria Design e Mistral Service (Budoni, SA) per la categoria Novità. All’azienda Milagros Incensos (Brasile) è andato invece il premio Best Stand Experience ‘Franca Davoli’. Ulteriori informazioni su www.devotio.it.
Durante la fiera dei prodotti religiosi papa Leone XIV e san Carlo Acutis sono state le ‘nuove star’ degli articoli devozionali, secondo quanto è emerso dai dati di ‘Devotio’, come ha confermato Valentina Zattini: “L’anno del Giubileo, che ha visto anche la canonizzazione di Carlo Acutis, e l’elezione di Leone XIV hanno certamente favorito un’ulteriore crescita del mercato dei prodotti religiosi, che vede il made in Italy sempre molto apprezzato in tutto il mondo…
L’edizione di quest’anno della nostra fiera ha fatto registrare un aumento degli espositori e anche degli operatori del settore religioso che, in questi quattro giorni, arriveranno a Bologna per scoprire tutte le novità, trovare nuovi clienti o fornitori e creare collaborazioni anche a livello internazionale”.
Il programma culturale di ‘Devotio 2026’ ha visto una decina di conferenze, workshop e tavole rotonde, che hanno affrontato temi come la chiesa spazio dell’ecclesia, arte e letteratura in dialogo con il sacro, il canto e la musica nella liturgia, il restauro delle chiese e delle campane e il diritto ecclesiastico italiano. Inoltre si sono svolte anche tre mostre: ‘Oltre i percorsi’, che propone le opere realizzate da undici giovani artisti che hanno partecipato, negli anni dal 2017 al 2024, all’iniziativa ‘Percorsi di riavvicinamento: artisti contemporanei a confronto con il mistero cristiano’, curata dal Comitato scientifico di Devotio e dal Centro Studi per l’architettura sacra ‘Cardinale Giacomo Lercaro’; ‘Casule d’artista’, con l’esposizione di dieci vesti liturgiche disegnate da altrettanti artisti nell’ambito di un’iniziativa di Atelier Sirio; e ‘Via Crucis’ di Filip Moroder Doss con scene tratte dalle meditazioni di papa san Giovanni Paolo II per la Via Crucis biblica celebrata al Colosseo nel 2002.
‘Devotio 2026’ ha ricevuto i patrocini da Dicastero per la Cultura e l’Educazione, Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’Edilizia di Culto della Conferenza Episcopale Italiana, Ufficio Liturgico Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana, Chiesa di Bologna, Federazione tra le Associazioni del Clero in Italia (FACI), Federazione Italiana tra le Unioni Diocesane Addetti al Culto/Sacristi (FIUDAC/S) e Associazione Musei Ecclesiastici Italiani (AMEI). Il comitato scientifico è coordinato da Claudia Manenti, direttrice del Centro Studi per l’architettura sacra ‘Cardinale Giacomo Lercaro’. Partner della manifestazione sono stati anche Fondazione Culturale San Fedele e Provincia Italiana Pie Discepole del Divin Maestro. Digital partner è il Marketplace Ereligio.com, mentre media partner sono Edizioni San Paolo, Emil Edizioni (D’A) e Chiesa Oggi.
(Foto: Devotio)
In Lombardia il museo diffuso del Cantico delle Creature
Nello scorso novembre la Commissione per i centenari francescani in Lombardia e la Fondazione ‘Terra Santa’, in collaborazione con l’assessorato alla Cultura di Regione Lombardia, hanno presentato il progetto ‘800 anni di san Francesco – Tutto Canta il Creato’, un’iniziativa di Museo diffuso che, per il terzo anno, coinvolge un nutrito numero di musei e gallerie d’arte della Lombardia.
Nell’anno dedicato alla celebrazione del Cantico delle Creature, cuore pulsante del cammino dei centenari francescani verso l’ottavo centenario della morte di Francesco d’Assisi, dodici istituzioni museali in Lombardia si uniscono in un progetto corale che intreccia arte e spiritualità. Il ‘Cantico di Frate Sole’, scritto da Francesco tra il 1224 e il 1226, è considerato il primo testo poetico in volgare italiano, ma la sua forza va ben oltre il dato letterario. E’ preghiera che diventa poesia. E’ poesia che si fa visione. E’ visione che si trasforma in gesto di lode.
Il Museo diffuso, attraverso sedi di diverse città della Lombardia, custodisce opere antiche e contemporanee che si lasciano ispirare dal Cantico e dalla spiritualità francescana. Dipinti, sculture, installazioni, manoscritti, opere di arte sacra e arte ambientale dialogano con i temi che san Francesco consegna alla storia: la lode al Creatore attraverso le creature, la fraternità cosmica, la bellezza come via spirituale.
Il ‘Cantico delle Creature’ è intriso di bellezza; una bellezza che è rivelazione, preghiera: “Per Francesco, la bellezza non è un fatto estetico, ma teologico. Ogni creatura è bella perché segno della bontà del Creatore. E proprio nella bellezza si annida la lode. Le opere esposte nei musei che aderiscono all’iniziativa del Museo diffuso raccolgono questa eredità: non illustrano il Cantico, ma lo prolungano.
Non raccontano la natura, ma ne condividono la voce. L’arte diventa allora una forma di spiritualità concreta, una via per abitare il mondo con occhi di stupore e cuore di gratitudine. Visitare le opere esposte nei Musei aderenti significa allora riscoprire la lode come stile di vita, la bellezza come atto spirituale, la cura come responsabilità condivisa. Significa lasciarsi toccare da un testo del XIII secolo che parla con la forza profetica di chi ha saputo vedere lontano”.
Queste le 12 istituzioni museali della Lombardia che mettono in particolare evidenza, e tra loro in rete, opere delle collezioni permanenti e di esposizioni temporanee legate al messaggio di san Francesco d’Assisi: Museo d’arte e cultura sacra di Romano di Lombardia (Bergamo); a Brescia Museo diocesano e Museo Santa Giulia; Museo Don Luigi Guanella di Como; Museo Civico di Crema; a Milano Museo della basilica di Sant’Eustorgio e della cappella Portinari, Museo dei Cappuccini, Museo diocesano Carlo Maria Martini, Museo Popoli e Culture (Pime) e Pinacoteca ambrosiana; Museo diocesano di Pavia; Museo della Collegiata di Castiglione Olona (Varese). Tale progetto di ‘Museo diffuso’ si conclude oggi.
Al giornalista Giuseppe Caffulli, coordinatore della Commissione dei Centenari francescani in Lombardia, chiediamo spiegazione di un museo diffuso su san Francesco di Assisi in Lombardia: “Si tratta prima di tutto della terza edizione di una esperienza che ha preso piede a partire dal 2023, anno dedicato al presepe di Greccio e alla Regola francescana. L’abbiamo riproposta l’anno scorso, dedicandola al tema delle Stimmate, e quest’ano, con il Cantico. Il francescanesimo innerva la cultura italiana, in ogni suo aspetto. Ci sembrava utile rimarcare che in ogni città di Lombardia, in ogni museo (ecclesiastico e non) c’è un’opera che richiama san Francesco e il suo insegnamento. Oggi sono 12 i musei aderenti all’iniziativa. Ci sono grandi istituzioni (come la Pinacoteca ambrosiana di Milano) e realtà più piccole (come il Museo di Romano di Lombardia. Bergamo)”.
Ma in Lombardia san Francesco è stato presente?
“Certamente. San Francesco d’Assisi passò in Lombardia nei primi decenni del XIII secolo, durante i suoi viaggi di predicazione che lo portarono attraverso molte regioni dell’Italia settentrionale. Le fonti non sempre permettono di ricostruire un itinerario preciso, ma la tradizione racconta che egli abbia attraversato città come Milano, Brescia, Bergamo e Como, lasciando ovunque un forte impatto spirituale”.
In quale modo è stata diffusa la presenza dei francescani in Lombardia?
“Ovunque Francesco incontrò persone comuni, predicò il Vangelo con il suo stile semplice e diretto, e incoraggiò piccoli gruppi di seguaci a vivere secondo l’ideale della povertà evangelica. Nacquero fin da subito presenze e comunità di suoi seguaci. Anche senza testimonianze dettagliate, la memoria del suo passaggio è rimasta viva nei secoli, tanto che molte comunità lombarde rivendicano ancora oggi un legame con lui. Il suo viaggio nel Nord non fu soltanto uno spostamento geografico, ma un momento fondamentale di diffusione del messaggio francescano, che proprio in quegli anni iniziò a prendere forma e a radicarsi nelle città più importanti dell’area”.
Quali sono gli ‘obiettivi’ di questa mostra diffusa?
“Attraverso mostre, percorsi tematici, laboratori e eventi, il progetto vuole coinvolgere cittadini di tutte le età, stimolando una partecipazione attiva e creando un legame tra la comunità e i luoghi della cultura. In particolare, nel contesto del Museo Diffuso legato a San Francesco e all’ottavo centenario del ‘Cantico delle Creature’, si cerca di valorizzare il patrimonio francescano, diffondere i suoi valori di fratellanza, cura del creato e spiritualità, e far dialogare opere storiche e creazioni contemporanee.
Un altro obiettivo importante è creare una rete tra musei e territori, dando visibilità anche alle istituzioni culturali minori e promuovendo collaborazioni tra città diverse. In questo modo la cultura diventa uno strumento di rigenerazione e sviluppo locale, capace di attrarre visitatori, rafforzare l’identità dei luoghi e favorire la coesione sociale. In sostanza, il Museo Diffuso non vuole essere solo una serie di mostre, ma un’esperienza complessiva che unisce arte, storia, spiritualità e partecipazione, facendo della Lombardia un territorio dove la cultura è viva, condivisa e accessibile a tutti”.
In quale modo gli artisti hanno rappresentato il Cantico di frate Sole?
“Per secoli il ‘Cantico delle Creature’ di san Francesco è rimasto in gran parte dimenticato o relegato agli ambiti strettamente religiosi e francescani, e solo in epoca moderna ha iniziato a emergere come fonte di ispirazione per artisti e creativi.
Per questo motivo, molte delle opere contemporanee legate al ‘Museo Diffuso’ non riproducono direttamente il testo o scene specifiche del ‘Cantico delle Creature’, ma ne offrono allusioni, suggestioni e interpretazioni simboliche. Gli artisti cercano di catturare lo spirito del ‘Cantico delle Creature’ (la celebrazione della natura, la fraternità tra gli esseri viventi, la lode a Dio attraverso le creature) attraverso materiali, colori, installazioni e linguaggi contemporanei.
In altre parole, il ‘Cantico delle Creature’ non viene ‘illustrato’ in senso tradizionale: è più che altro un filo invisibile che attraversa le opere, un’eco poetica che ispira, provoca riflessione e invita chi osserva a percepire il mondo con lo stesso stupore e rispetto che san Francesco provava di fronte alla creazione. Questo approccio permette di rendere l’opera antica attuale e di farla dialogare con sensibilità artistiche moderne, creando un ponte tra passato e presente”.
Per quale motivo il surrealista Joan Mirò si cimentò nell’illustrare questo Cantico?
“Riprendo le parole della direttrice del Museo dei Cappuccini, la storica dell’arte Rosa Giorgi. Joan Miró si sentiva affine e vicino allo spirito francescano poiché da tempo viveva legame con la terra, un ruralismo che non era solo nazionalismo, ma soprattutto poesia. Vedeva nell’immagine della terra una fonte di rigenerazione della vita: ‘Un’inclinazione che vedeva tutte le creature come manifestazioni di un potere generante illimitato, un attributo divino di una teologia che tendeva al panteismo.
Tale visione, manifestata apertamente da Mirò, nella sua pittura, può essere collegata senza difficoltà al francescanesimo esplicito di Gaudí e agli insegnamenti di Torra si Bages’. Di questo pensiero il ‘Cantic del Sol’, l’opera di Mirò presentata al Museo dei Cappuccini di Milano, conserva ancora tracce profonde. Miró era già in sostanza pronto a dare immagine alla poetica francescana”.
(Tratto da Aci Stampa)
Papa Leone XIV: senza difesa del debole non ci sarà pace
Oggi nei Giardini vaticani papa Leone XIV ha inaugurato un mosaico della Vergine ed una statua di santa Rosa da Lima alla presenza del card. Carlos Gustavo Mattasoglio, arcivescovo di Lima, e del presidente della Pontificia Accademia Mariana Internazionale, fra Stefano Cecchin. Tale scultura è opera dell’artista peruviano Edwin Morales ed è stata realizzata interamente con materiale peruviano: il travertino bianco di Huancayo.
Benedicendo le opere papa Leone XIV ha sottolineato la fede dei peruviani: “Siamo qui riuniti oggi per una gioiosa occasione: l’inaugurazione di un mosaico dedicato alla Beata Vergine Maria e di un’immagine di Santa Rosa da Lima nei Giardini Vaticani. Questo gesto rinnova i profondi vincoli di fede e di amicizia che uniscono il Perù, Paese a me tanto caro, alla Santa Sede…
Riuniti in questo luogo meraviglioso, dove tutto ci parla del Creatore e della bellezza del creato, desidero esprimere la mia gratitudine innanzitutto agli artisti che hanno realizzato queste opere ea tutti coloro che ci hanno permesso di godere oggi di questa lieta occasione”.
Tali opere d’arte conducono il visitatore verso la santità: “La nostra Madre Celeste e la prima santa latinoamericana, Rosa da Lima, ci conducono al tema della santità. A questo proposito, ricordiamo quanto afferma il Concilio Vaticano II: E’ dunque del tutto evidente che tutti i fedeli, di qualsiasi stato o condizione, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità…
Nel raggiungimento di questa perfezione, i fedeli esibiscono le forze ricevute secondo la misura del dono di Cristo, seguendo le sue orme e le sue opere conformi alla sua immagine, obbedendo in tutto alla volontà del Padre, si dedichino con tutto il cuore alla gloria di Dio e al servizio del prossimo”.
Ha concluso tale momento con un invito a contemplare la vocazione a cui ciascuno è chiamato: “Cari amici, queste bellissime immagini che contempliamo oggi ci ricordano la grandezza della vocazione a cui Dio ci chiama, cioè la chiamata universale alla santità. Vi incoraggiamento a essere, con la grazia di Dio, testimoni ed esempi di questa santità nel mondo di oggi. Perché questa è la volontà di Dio: la nostra santificazione. Che la Vergine Maria e tutti i santi intercedano nel nostro cammino verso la patria celeste. Con gratitudine, vi benedico di cuore”.
Infine la benedizione ai presenti: “Che abbiano una fede incrollabile e una speranza salda, così come una carità diligente e una sincera umiltà. Che abbiano forza nella sofferenza, dignità nella povertà, pazienza nelle avversità, generosità nella prosperità, che lavorino per la pace e lottino per la giustizia affinché, dopo aver percorso le vie di questo mondo nell’amore per te e per i fratelli, giungano alla città permanente, dove la Santissima Vergine intercede come madre e risplende come Regina”.
La giornata si è aperta dall’incontro con i leader giovani partecipanti al convegno ‘One Humanity, One Planet’: “Sono molto contento di incontrare giovani come voi, provenienti da ogni parte del mondo, uniti nell’impegno politico alla ricerca del bene comune. Le diverse nazioni, culture e religioni cui appartenete non sono per voi motivo di rivalità, ma di collaborazione e di crescita secondo uno stile sinodale.
Questo metodo di ascolto e discernimento non è indifferente rispetto ai temi che trattate, ma funziona come una lente, attraverso la quale osservare il mondo. In quanto forma della comunione che ci lega, la sinodalità rende attenti allo sguardo di chi abbiamo accanto, e non solo a ciò che osserviamo, esercitandoci nel comporre visioni d’insieme che rispettano la complessità senza cadere in confusione e cercano la verità senza temere il confronto”.
Il discorso del papa è stato un invito a promuovere la pace: “Sì, la pace è soprattutto un dono, perché la riceviamo da chi ci precede nella storia: è un bene del quale ringraziare. La pace è alleanza, che ci incarica di un impegno comune: quello di onorarla, quando c’è, e di realizzarla, quando manca. La pace, infine, è promessa, perché sostiene la nostra speranza in un mondo migliore, e come tale viene cercata da tutte le persone di buona volontà”.
Per tale promozione è necessaria la politica: “La politica svolge qui una funzione sociale insostituibile: vi esorto perciò a cooperare sempre più nello studio di forme partecipative che coinvolgano tutti i cittadini, uomini e donne, nella vita istituzionale degli Stati. Su queste basi sarà possibile edificare quella fraternità universale che già tra voi giovani si annuncia come segno di un tempo nuovo: il vostro lavoro, infatti, trova la sua espressione più alta quando opera per un’umanità pacificata nella giustizia”.
Infine ha ricordato loro di proteggere i più deboli seguendo l’esempio di santa Madre Teresa di Calcutta: “La sua voce rimane profetica: nessuna politica può infatti porsi a servizio dei popoli se esclude dalla vita coloro che stanno per venire al mondo, se non soccorre chi è nell’indigenza materiale e spirituale.
Davanti alle molte sfide del presente abbiate dunque coraggio, ricordando che non siete soli a cercare la fraternità universale: l’unico Dio ci dona la terra come casa comune per tutti i popoli. Il titolo del vostro convegno, ‘One Humanity, One Planet’, merita perciò di essere completato con ‘One God’: riconoscendo in Lui il creatore buono, le nostre religioni ci chiamano a contribuire al progresso sociale, ricercando sempre quel bene comune che ha per fondamenta la giustizia e la pace”.
(Foto: Santa Sede)
Ad Ascoli Piceno l’arte sacra contemporanea diventa speranza
Nello scorso dicembre ad Ascoli Piceno è stata inaugurata la XVI biennale d’arte sacra e contemporanea, di cui curatore è il critico d’arte Giuseppe Bacci con la cooperazione di Arnaldo Colasanti ed Andrea Viozzi, con una mostra intitolata ‘Profeti di speranza, creatori di bellezza’, visitabile fino a sabato 31 gennaio nelle chiese di San Vittore e Sant’Agostino per Ascoli Piceno ed ad Isola del Gran Sasso nel Museo Staurós, mentre tra qualche mese sarà esposta anche a San Benedetto del Tronto, seguendo cinque tematiche prefissate per gli artisti: ‘Nel segno della Luce – Segni di luce, segni di speranza’; ‘La Pace nel cuore dell’arte’; ‘Profeti di Speranza per un nuovo domani’; ‘Creati per creare – creatori di bellezza’; ‘Dialogo tra le culture’.
La mostra è stata possibile grazie alla volontà del vescovo di Ascoli Piceno –San Benedetto del Tronto – Ripatransone, mons. Gianpiero Palmieri, che aveva avuto un incontro con Giuseppe Bacci, grazie a Giuliano Giuliani, e dalla conoscenza dell’esperienza della Biennale d’arte Sacra di San Gabriele. Da qui l’idea di proporre una riflessione sull’arte e l’arte sacra contemporanea. Le opere, più che rappresentare soggetti religiosi, intendono stimolare una ricerca spirituale attraverso gli elementi naturali dell’esistenza, tra cui la ricerca della speranza e della bellezza. Sono esperienze che aprono a un cammino capace di intercettare il mistero di Dio.
La mostra si inserisce in un dialogo tra arte contemporanea e spazi segnati dall’arte dei secoli passati. La scelta di collocare le opere in una chiesa tanto ricca di storia permette un confronto tra ciò che è stato e l’anelito verso qualcosa di più grande. La scelta delle chiese romaniche ad Ascoli Piceno non è casuale: questi spazi presentano caratteristiche architettoniche precise: volumi ampi, luce naturale filtrata, pareti che possono accogliere interventi. L’arte contemporanea entra in dialogo con la struttura storica. Il contrasto temporale diventa elemento espositivo. Invece il Museo Staurós ha una vocazione specifica verso l’arte sacra recente con la collezione permanente che include lavori di artisti del ‘900.
La poetica di questa Biennale si fonda sull’idea che l’arte possa essere profetica. Gli artisti non si limitano a illustrare contenuti religiosi. Attraverso la loro sensibilità anticipano domande e tensioni del nostro tempo. Il tema della speranza attraversa tutte le sezioni della mostra. In un’epoca segnata da crisi e incertezze, l’arte offre uno spazio di resistenza. La bellezza non è consolazione facile ma invito a guardare oltre l’apparenza.
‘Profeti di speranza, creatori di bellezza’ è un’occasione per riflettere sul ruolo dell’arte oggi e per . ricordare che la bellezza può essere strumento di trasformazione con l’invito è a lasciarsi sorprendere dalle opere, a sostare davanti a immagini che parlano un linguaggio universale in un dialogo tra fede e creatività, che rimane fecondo.
Al parroco di san Pietro martire, don Francesco Guglietta, membro dell’Ufficio di Pastorale Universitaria, abbiamo chiesto in quale modo essere ‘Profeti di speranza, creatori di bellezza’: “Direi che gli artisti coinvolti nella mostra, ognuno con la propria sensibilità e linguaggio, abbiano espresso che la bellezza e la speranza hanno tanti modi di essere concepite, vissute e raccontate. Anche l’idea di collegare la ricerca della bellezza (che poi è la ricerca di Dio) con la profezia della speranza mi sembra particolarmente importante per l’attuale momento storico e culturale che viviamo”.
Per quale motivo la speranza può creare la bellezza?
“La speranza è, oltre che una virtù teologale cristiana, una ricerca costante di quel che è importante nella nostra vita. Mai è un raggiungimento. Sempre una tensione costante verso il meglio del bello, del vero, del giusto. La bellezza è proprio l’espressione di questa tensione. Se non c’è la speranza non può esserci autentica bellezza, ma solo paccottaglia kitsch, ripetizione in serie depotenziate, retorica estetica. Cose di cui, ahimè, siamo tanto pieni”.
Quale rapporto intercorre tra arte e spiritualità?
“L’arte è espressione di un desiderio di bellezza (ma anche di verità, di autenticità) che tende però ad un oltre. Tende a dire il non detto. Talvolta dicendo senza neanche saper bene che cosa dire, ma esprimendo anche soltanto un anelito impossibile. Tutto questo coincide con la ricerca spirituale che parte proprio dall’impossibilità di accogliere l’assoluto, Dio, così come lo hai già conosciuto. La spiritualità è, proprio come l’arte, un cammino che cerca quel che intuisci che ci sia, ma che non sai bene che cosa sia. Questo è vero anche per l’arte cristiana che, se abbandona questa tensione spirituale, diventa idolatrica. L’arte cristiana è spirituale quando va alla ricerca del volto del Signore Gesù che non è mai donato una volta per sempre, ma che chiede sempre una conversione, una esplorazione”.
In quale modo l’arte contemporanea si ‘interfaccia’ con la spiritualità?
“L’arte contemporanea è piena di spiritualità. Talvolta esprime un desiderio di rottura con ciò che è stato e può sembrare violenta, dissacrante. Ma la vera spiritualità è sempre così: è dissacrazione di Dio così come lo hai conosciuto ed è ricerca della sua vera essenza. Una conversione continua. Poi anche l’arte contemporanea rischia di essere retorica, quando diventa solo espressione dei disagi personali, quando è riproposizione sterile di quel che è stato, quando cerca solo di compiacere un certo mercato”.
In quale modo gli artisti hanno risposto al tema della biennale?
“In modo splendido! Le opere sono straordinarie nella loro bellezza. Alcuni artisti si sono anche coinvolti personalmente nell’allestimento, altri hanno creato delle opere ad hoc, altri hanno offerto opere già realizzate, ma che avevano un profondo legame con la biennale. Sono da poco all’interno di questo mondo ma ho trovato molto desiderio di essere coinvolti in un cammino di ricerca estetica che racconti le cose più autentiche dell’umanità e che, per chi è cristiano, rivela sempre più il volto di Gesù e, in Lui, della Trinità”,
Per quale motivo i giovani possono essere attratti da tale biennale?
“Ribalterei la domanda: se uno è attratto dall’arte non può che essere giovane. Solo chi avverte se stesso come una persona in ricerca, che non si accontenta della sua esperienza, può lasciarsi coinvolgere dalle opere presenti alla biennale nell’entusiasmo o anche nella contestazione. Per un giovane (ma vale per tutti) è una specie di test: sono davvero giovane o sono un vecchio nel corpo di un giovane?”
(Tratto da Aci Stampa)
Forum Internazionale del Turismo: il turismo religioso è leva di sviluppo spirituale, culturale, sostenibile ed economico
Milano, sempre più al centro della scena mondiale e pronta ad accogliere le imminenti Olimpiadi Invernali, ospiterà il Terzo Forum Internazionale del Turismo per due giornate consecutive fino a domani. L’evento, promosso dal Ministero del Turismo, si inserisce in un più ampio percorso di riflessione nazionale e internazionale sul futuro del turismo, concepito come leva di sviluppo equilibrato, coesione territoriale e valorizzazione delle identità locali.
Il Forum dedicherà particolare attenzione al tema dell’undertourism, ponendo al centro il ruolo dei piccoli comuni a vocazione turistica e delle aree meno esposte ai grandi flussi. Come sottolineato dal Ministro del Turismo, Daniela Santanchè: “Quest’edizione si focalizzerà sull’undertourism, con l’obiettivo di coinvolgere i sindaci dei piccoli comuni a vocazione turistica. Si discuteranno analisi e strategie per promuovere le destinazioni meno conosciute e favorire lo scambio di buone pratiche”.
Realizzato in collaborazione con ENIT S.p.A., il Forum offrirà un contesto qualificato di dialogo sui temi della destagionalizzazione, della governance dei flussi turistici e delle politiche di promozione integrata tra territori maturi e aree in fase di sviluppo. Il confronto coinvolgerà sindaci, istituzioni, associazioni di categoria e operatori del comparto, con uno sguardo rivolto alle sfide più complesse che interessano la gestione sostenibile delle destinazioni.
L’iniziativa si inserisce inoltre in una prospettiva di lungo periodo, attenta alle opportunità legate ai grandi eventi internazionali, tra cui le Olimpiadi Milano-Cortina, considerate non solo come appuntamento sportivo, ma come leva strategica per promuovere un turismo diffuso, responsabile e capace di generare valore duraturo per i territori.
Biagio Maimone, neo coordinatore della Rete Mondiale del Turismo Religioso e direttore dell’ufficio stampa della Fondazione Bambino Gesù del Cairo, il cui presidente è mons. Yoannis Lazhi Gaid, suo storico segretario, sarà presente al Forum, traendo spunti per approfondire e contribuire alla riflessione sul valore culturale, umano e spirituale del turismo come esperienza di incontro e di senso:
“In un tempo storico segnato da conflitti, violenze e da una crescente fragilità del dialogo tra i popoli, questa forma di turismo può aprire una nuova frontiera dell’esperienza umana, dando vita a una nuova umanità in cammino, capace di riscoprire il valore dell’incontro, dell’ascolto e della pace”.
Secondo Maimone, “l’Italia possiede una vocazione unica allo sviluppo del Turismo Religioso e spirituale. Il nostro Paese è straordinariamente ricco di chiese, santuari, monumenti, opere d’arte, cammini e percorsi di fede. Valorizzare questa forma di Turismo dell’Anima significa promuovere una cultura fondata sulla creatività, sulla spiritualità, sulla sostenibilità e sulla bellezza, elementi che costituiscono l’identità più autentica dei nostri territori. L’Italia si configura come una cattedrale a cielo aperto, un luogo diffuso nel quale la storia, l’arte e la fede si intrecciano e nel quale è possibile percepire una presenza spirituale che attraversa i secoli e parla all’uomo contemporaneo”.
“In questo contesto, ha aggiunto Maimone, “iniziative come il Tour dei Miracoli Eucaristici e i percorsi di riscoperta dei siti religiosi dormienti, luoghi spesso marginali ma ricchi di significato spirituale, storico e culturale, favoriscono una conoscenza più profonda dei territori, contribuendo alla loro crescita culturale, sociale ed economica, nel rispetto delle comunità locali.
Il Turismo Religioso si afferma inoltre come strumento privilegiato di dialogo interreligioso e interculturale, in sintonia con la visione della Chiesa del dialogo di papa Francesco e della Chiesa missionaria di papa Leone XIV, entrambe orientate a una testimonianza aperta, capace di incontrare i popoli e di costruire ponti tra le diverse culture”.
Ed ha concluso con l’affermazione, secondo la quale il turismo religioso è un’esperienza educativa: “In piena sintonia con il magistero di mons. Rino Fisichella questo turismo promuove la sostenibilità, educa alla preghiera, al silenzio, alla contemplazione, alla cura dei territori e delle comunità, alla cultura e all’arte. Permette di aprirsi alla profondità del messaggio cristiano e ai valori della fratellanza e della solidarietà.
Non è solo viaggio: è scoperta interiore, arricchimento attraverso i cammini, le visite, i percorsi e l’incontro con opere straordinarie di artisti italiani come Giotto, Beato Angelico, Michelangelo, Bernini, Donatello, Caravaggio e molti altri, che hanno tradotto il messaggio cristiano in forme capaci di parlare al cuore dell’uomo di ogni tempo.
E’ un turismo che unisce cultura, spiritualità, sostenibilità e umanesimo, che educa al dialogo, alla pace e alla fraternità, e che fa della preghiera e dell’incontro con la bellezza uno strumento per la crescita interiore e collettiva”.
L’Enciclopedia francescana Treccani: una summa critica sul Poverello e la sua eredità spirituale
Nel quadro delle celebrazioni del Centenario del Transito di san Francesco d’Assisi, l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani offre alla comunità scientifica, ecclesiale e culturale un’opera destinata a segnare un punto di riferimento duraturo negli studi francescani: l’Enciclopedia francescana. Francesco d’Assisi. Monumentale per concezione, ampiezza e rigore scientifico, l’opera si colloca nel solco delle grandi enciclopedie tematiche treccane dedicate alle figure fondative della tradizione culturale europea, da Dante a Virgilio, da Federico II a Machiavelli.
Articolata in due volumi organizzati in lemmi alfabetici, l’Enciclopedia francescana nasce con l’intento dichiarato di indagare la figura di Francesco d’Assisi nella sua centralità storica e religiosa, secondo una duplice prospettiva: sincronica, attenta al contesto del XIII secolo e alla vicenda personale del santo, e diacronica, volta a ricostruirne la ricezione, l’interpretazione e la diffusione fino alla contemporaneità.
Attraverso oltre seicento voci, l’opera affronta in modo sistematico il problema delle fonti francescane, gli scritti autentici di Francesco, le testimonianze dei compagni e degli agiografi, nonché le complesse questioni sorte dopo la sua morte: dalla disputa sulla povertà alla vera intentio della Regola, dai commenti medievali al Testamento fino alle diverse declinazioni spirituali e istituzionali degli Ordini francescani.
Uno degli elementi di maggiore originalità dell’Enciclopedia è l’attenzione riservata alla dimensione globale della presenza francescana. La diffusione dell’esperienza minoritica viene analizzata attraverso voci dedicate ai diversi continenti e Stati del mondo, restituendo la portata planetaria di un carisma che, partendo da Assisi, ha raggiunto ogni latitudine, fino agli estremi confini dell’Antartide. Accanto alla ricostruzione storica e teologica, l’opera indaga l’immagine di Francesco nella letteratura, nell’arte e nella cultura, seguendo le molteplici metamorfosi della sua figura: da Francesco di Dante a quello della modernità, fino alle interpretazioni contemporanee, non prive di tensioni, semplificazioni o accentuazioni ideologiche.
Fedeli al metodo enciclopedico Treccani, i curatori hanno affidato il racconto di frate Francesco innanzitutto alle parole: quelle del santo stesso, quelle dei suoi primi compagni e quelle della tradizione agiografica. Ne emerge un ritratto insieme umano e spirituale, attento ai dettagli concreti dell’esistenza (l’abito, la malattia, il rapporto con i libri), così come alle grandi questioni ecclesiali e interreligiose, incluse le missioni e l’incontro con il mondo musulmano.
A questa trama testuale si affianca un imponente apparato iconografico: 172 tavole fuori testo, organizzate in percorsi tematici, che attraversano i secoli della rappresentazione artistica francescana. Da Giotto a Benozzo Gozzoli, da Ribera a Tiepolo, le immagini non svolgono una funzione meramente illustrativa, ma costituiscono un vero e proprio commento visivo alla ricezione del messaggio francescano nella storia dell’arte europea.
La direzione scientifica, affidata a studiosi di primo piano quali Attilio Bartoli Langeli, Sofia Boesch Gajano, Luciano Canfora, Isabelle Heullant-Donat, Alberto Melloni, André Vauchez e Gabriella Zarri, garantisce il rigore metodologico e l’ampiezza interdisciplinare dell’opera, che si avvale del contributo dei più autorevoli specialisti a livello nazionale e internazionale. Dal punto di vista editoriale, l’Enciclopedia francescana si presenta come un oggetto di alto valore simbolico e materiale: due volumi per un totale di 1452 pagine, in formato grande, rilegati in pelle con fregi in oro, tiratura limitata a 1.000 copie numerate, ciascuna custodita in un cofanetto rivestito in tela moiré.
Nel contesto delle celebrazioni francescane, l’Enciclopedia francescana si configura come un autentico strumento di lavoro destinato a studiosi, teologi, storici, religiosi e a quanti desiderino confrontarsi con la complessità del fenomeno francescano. In essa, la figura di Francesco d’Assisi emerge nella sua inesauribile capacità di interrogare la Chiesa e il mondo, confermando, a otto secoli di distanza, la forza profetica di una vita “secondo la forma del santo Vangelo”.
(Tratto da assisiofm)




























